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Cronaca 15 Gennaio 2020

L'architetto e urbanista Ennio Nonni: «Non ci sono regole precostituite per rendere attrattivi i centri storici»

Ennio Nonni, architetto e urbanista, con un passato da dirigente del Comune di Faenza e di sei Comuni dell’Unione della Romagna faentina, sarà uno dei due relatori dell’iniziativa dedicata ai centri storici in programma per il 16 gennaio al Circolo Sersanti.

Nonni, proviamo a dare qualche spunto all’Amministrazione comunale che verrà: come si fa a rendere un centro storico più attrattivo?
«Credo non ci siano soluzioni precostituite o regole generali per fare in modo che il centro storico di una città diventi, con un colpo magico, più attrattivo. Di sicuro il conto torna se è la città nel suo complesso a essere più attrattiva per le persone, i visitatori, gli imprenditori; non ci sono scorciatoie. Dopo alcuni decenni di filosofie di pianificazione, si vedono concretamente le differenze fra le città e si possono analizzare i fatti avvenuti. Sono le azioni quotidiane inerenti l’esame dei progetti, i lavori pubblici coerenti, la lungimiranza degli investimenti pubblici, le incentivazioni economiche e fiscali messe in campo. Non è certamente il piano regolatore con le sue norme a garantire l’attrazione delle aree centrali. Anzi, a volte si corre il rischio di limitare i privati con regole generali rigide».

Su cosa si potrebbe intervenire per ripopolare il centro?
«Innanzitutto è necessario capire se la città condivide per il proprio centro identitario alcune strategie, quali, ad esempio, mantenere la residenza e aumentare la popolazione; non decentrare i servizi; favorire il mix funzionale e le attività ai piani terra; aumentare la mobilità sostenibile; utilizzare o dismettere gli immobili pubblici; perseguire la massima semplificazione e pulizia negli spazi pubblici; favorire l’intervento privato sui volumi anomali delle coperture e cortili; attirare le attività innovative e i creativi con agevolazioni. Sono alcuni spunti di riflessione che meritano di essere indagati, specie per le città di medie dimensioni che, senza azioni di governo vedranno l’impoverimento progressivo e ineludibile delle radici stesse della “civitas”». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 9 gennaio

Nelle foto: Ennio Nonni e il centro di Imola dall”alto

L'architetto e urbanista Ennio Nonni: «Non ci sono regole precostituite per rendere attrattivi i centri storici»
Cronaca 15 Gennaio 2020

Quali soluzioni per i centri storici delle medie città? Anche un sociologo e un urbanista al convegno

Centri storici delle medie città: declino o rinascita? E’ il tema del convegno organizzato dall’associazione culturale Codronchi Argeli per domani, giovedì 16 gennaio, nella sala del Circolo Sersanti in piazza Matteotti (ore 20.30). Relatori della serata saranno Giandomenico Amendola, già professore ordinario di Sociologia urbana della facoltà di Architettura dell’Università di Firenze e al Politecnico di Bari, che ha insegnato e svolto ricerche anche al Mit (Massachusetts Institute of Technology), ed Ennio Nonni, architetto e urbanista, già dirigente del Comune di Faenza e di sei Comuni dell’Unione della Romagna faentina.

L’iniziativa è organizzata in collaborazione con il Centro studi Luigi Einaudi di Imola, la Consulta delle libere professioni della Fondazione Crimola, Università aperta e il Centro studi Alcide De Gasperi. «Per un reale cambiamento di abitudini e per una rigenerazione del centro storico – spiega Pierangelo Raffini, coordinatore dell’associazione Codronchi Argeli – serve almeno un mandato (5 anni), perché certi cambiamenti non avvengono rapidamente e sono frutto di una serie di interventi e azioni, anche sperimentali. Occorre un “patto della città” tra associazioni d’impresa, imprese e Amministrazione, perché il centro storico è di tutti». E puntualizza: «Non vogliamo dare connotazioni politiche all’iniziativa e non vogliamo giudicare da un punto di vista politico le scelte fatte finora, perché non lo riteniamo costruttivo. Portiamo un urbanista e un sociologo perché l’intento, invece, è dare chiavi di lettura differenti, non solo in merito al commercio ma anche alla riqualificazione per esempio degli immobili stessi nelle vie secondarie, dove si possono dare agevolazioni per ristrutturare favorendo l’aumento della popolazione residente. Per me il centro storico è la memoria di una città. Bisogna trovare delle occasioni che riportino le persone a frequentarlo, giovani compresi. Oggi il modo di acquistare è cambiato, si compra su Internet anche se c’è un bel centro. La soluzione la si deve trovare insieme. Parliamone, confrontiamoci».

Per il sociologo Amendola «la città in cui viviamo oggi – spiega- sta diventando una città assolutamente nuova rispetto al passato e quando si parla di“rinascimento urbano” si vuole intendere anche questo. Il primo elemento nuovo è la città, il cui futuro non è più scritto nel passato. Circola una frase in Europa: “Le città che avranno un futuro sono solo quelle che lo hanno già scelto”. E qui subentra il secondo elemento: la globalizzazione. Le città devono re-inventarsi per competere su scale molto più vaste, i capitali sono scarsi, le persone sono date, quindi si deve competere per attrarre capitali e persone, sia famiglie che imprese che visitatori e così via». (r.cr.)

Nella foto Giandomenico Amendola

Quali soluzioni per i centri storici delle medie città? Anche un sociologo e un urbanista al convegno

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