Posts by tag: montagna

Economia 4 Maggio 2021

Regione, al via il bando per sostenere i negozi di vicinato nelle aree rurali e di montagna

Negozi di vicinato in aree montane e rurali «soggette a rarefazione». A loro è rivolto il bando regionale che mette a disposizione contributi a fondo perduto per progetti di insediamento e sviluppo di esercizi commerciali polifunzionali nelle zone montane e rurali ad alto rischio di spopolamento.

Nel circondario imolese rientrano tra le aree «soggette a rarefazione» Tossignano e Codrignano, e, nel medicinese, le zone di Sant’Antonio, Buda e via Nuova. Il bando mette a disposizione 800 mila euro per due annualità, per un massimo di 40 mila euro per impresa, a copertura del 60% delle spese. Le domande devono essere trasmesse, entro il 15 giugno, solo mediante posta elettronica certificata (Pec) all’indirizzo comtur@postacert.regione.emilia-romagna.it. Tutte le informazioni sulla pagina dedicata nel portale Imprese della Regione Emilia Romagna.

Regione, al via il bando per sostenere i negozi di vicinato nelle aree rurali e di montagna
Cronaca 10 Febbraio 2021

#VALLATA, le interviste di Sabato Sera – Beatrice Poli, sindaca di Casalfiumanese e vicepresidente del Circondario

Beatrice Poli, sindaca di Casalfiumanese e vicepresidente del Circondario racconta le potenzialità della nuova delega alla Montagna per “ragionare di vallata a tutto tondo”, una “sfida” che dovrà comprendere anche altri settori come Turismo e Attività produttive, poi ci sono le novità per la Cultura con un occhio all’estate (sperando che il virus allenti la morsa).

Il presidente del Circondario è il sindaco di Imola, Marco Panieri, vicepresidenti sono due, oltre alla Poli c”è il sindaco di Medicina, Matteo Montanari.

L’intervista completa e ulteriori approfondimenti sul «sabato sera» dell’11 febbraio.

La Poli affronta anche il tema dello sviluppo turistico della vallata del Santerno, le cui prospettive passano anche dal completamento della pista ciclabile del Santerno e dalla necessità di un lavoro di promozione che arricchisca il percorso di opportunità per i visitatori. (r.cr.)

Nella foto Beatrice Poli durante l’intervista nella redazione di «sabato sera»

#VALLATA, le interviste di Sabato Sera – Beatrice Poli, sindaca di Casalfiumanese e vicepresidente del Circondario
Cronaca 7 Gennaio 2021

Ritorniamo a vivere in montagna, la scelta di Luca e Caterina

Chi, specialmente ora, in questi tempi complicati dalla pandemia, non ha mai sognato di mollare tutto e trasferirsi in campagna o meglio ancora in montagna? Luca Lelli e Caterina Gurioli avevano semplicemente il sogno di abitare sulle colline della vallata del Santerno, a mezz’oretta di auto da Imola e dalla pianura ma in odore di bosco ed Appenini, tranquillità e anche di ritorno alle origini, che non guasta. In loro aiuto è arrivata la Regione Emilia Romagna con il Bando Montagna 2020, un contributo a fondo perduto per giovani coppie o famiglie per comprare o ristrutturare un alloggio da adibire a prima casa. In tutto 10 milioni di euro per incentivare il ripopolamento e rivitalizzazione delle aree montane. Su un totale di 341 interventi finanziati, 25 riguardano comuni del bolognese per un totale di 738 mila euro, compreso quello della coppia Lelli-Gurioli.

Per loro ci sono 30 mila euro, il massimo erogabile. Ovviamente felici i due ragazzi, di 33 e 28 anni. Caterina, la più giovane, si racconta: «Luca cercava da tempo una casa in mezzo al verde e, proprio mentre trovava a Castel del Rio quella giusta per noi, è arrivata l’opportunità del bando regionale». Un’imprevista fortunata coincidenza. «La nostra casina è da ristrutturare – continua Caterina -, prima dobbiamo fare i lavori ma speriamo di poterci trasferire stabilmente già dall’estate prossima, il posto è meraviglioso, proprio in mezzo ad un castagneto e quest’anno gli alberi hanno dato tantissimo frutto». Ancora un segno di buon auspicio per la coppia che ha fatto un scelta, che molti possono giudicare difficile e coraggiosa. «A noi piace molto la natura – prosegue Caterina -. Abbiamo il castagneto, vedremo in futuro come sviluppare altre idee. In passato abbiamo abitato per un po’ a Castel del Rio, poi ci siamo trasferiti a Imola ma in realtà non vedevamo l’ora di ritornare su in vallata». (a.g.)

Ulteriori approfondimenti su «sabato sera» del 24 dicembre.

Nella foto: Luca Lelli e Caterina Gurioli durante un trekking in montagna, una delle loro passioni

Ritorniamo a vivere in montagna, la scelta di Luca e Caterina
Economia 17 Dicembre 2020

Da Governo e Regione Emilia Romagna fondi per le attività produttive nei comuni montani

Ci sono anche Borgo Tossignano, Casalfiumanese, Fontanelice, Castel del Rio e il Circondario imolese tra gli enti destinatari dei fondi messi a disposizione da Governo e Regione Emilia Romagna, uno stanziamento di 7 milioni di euro nel triennio 2020-2022 a beneficio di 79 piccoli Comuni in tutte le province, con cui finanziare interventi di ristrutturazione, ammodernamento, acquisto di macchinari e attrezzature, spese di gestione da parte di negozi, imprese, attività produttive e artigianali.

Altri 14 milioni saranno erogati dalla Regione stessa, per «sostenere azioni in grado di produrre investimenti pubblici diffusi, capaci di offrire servizi per i cittadini, dalle connessioni digitali, all’innovazione e di favorire progetti condivisi tra Comuni, Unioni e Regione». (r.e.)

Nella foto (dalla pagina Facebook del Comune di Castel del Rio): scorcio del ponte Alidosi

Da Governo e Regione Emilia Romagna fondi per le attività produttive nei comuni montani
Cronaca 19 Settembre 2019

Riaperto a Valmaggiore un antico sentiero retto da muri a secco grazie all'opera di Enduro Motor Valley

Parlando con un cacciatore nato più di ottanta anni fa in una casa ora crollata, nella parrocchia di Valmaggiore, è emerso che un bel sentiero, anticamente percorribile anche coi carri, collegava la chiesa di Valmaggiore ad una delle case più grandi della zona, denominata Ca’ Bigoncio. E’ così scattata la ricerca di tale tracciato che nessuno conosceva. E dopo diverse perlustrazioni, sia in moto che a piedi, i volontari di Enduro Motor Valley sono riusciti ad individuare l’antico percorso, che risultava franato in più punti e sbarrato da alberi crollati.

«Da subito abbiamo capito che sarebbe stato un lavoro molto impegnativo – racconta Luigi Donati di Barbiano -, ma ci siamo anche resi conto del pregio di tale percorso che in più punti è sostenuto da robusti muri a secco fatti dagli abitanti della zona non meno di cento anni fa». Fra sabato e domenica, i volontari sono riusciti a rendere di nuovo percorribile il sentiero. «Cisiamo divisi in tre gruppi – spiega Alex Minoccari di Fontanelice -. Nel primo gruppo gli addetti al taglio degli alberi crollati, il secondo ha sgombrato tronchi e rami tagliati, il terzo gruppo, armato di picconi, zappe e vanghe ha risistemato il fondo del sentiero malridotto dalle frane».

Uno dei più soddisfatti è Maurizio Ceroni, che ogni anno organizza in vallata numerose gare ed eventi in mountain bike: «Tracciato prezioso dal punto di vista storico, ma anche molto bello per gli appassionati di mountain bike, che possono così usufruire di un bell’anello attorno a Valmaggiore». La giornata di lavori si è conclusa con una super grigliata presso l’agriturismo «L’ululato» dove Donati ha allietato la compagnia con i più celebri aneddoti romagnoli. (r.cr.)

Nella foto il gruppo di volontari che ha svolto l”intervento

Riaperto a Valmaggiore un antico sentiero retto da muri a secco grazie all'opera di Enduro Motor Valley
Cronaca 14 Giugno 2019

Morte sotto la valanga ad Aosta, udienza di rinvio a giudizio per gli istruttori Cai, tra cui tre imolesi

 Il pubblico ministero di Aosta, Eugenia Menichetti, ha chiesto il rinvio a giudizio per i sei istruttori del Club alpino italiano accusati di disastro e omicidio colposi per la valanga che il 7 aprile dell’anno scorso, sul Colle di Chamolé, vicino a Pila, provocò due vittime,l’imolese Carlo Dall’Osso, a sua volta istruttore Cai, e il faentino Roberto Bucci. L’udienza preliminare per quella sfortunata escursione di scialpinismo è fissata per ottobre. Davanti al gip dovranno presentarsi tre imolesi, il coordinatore del corso, Vittorio Lega, 48 anni, il suo vice Leopoldo Grilli, 44 anni, e Matteo Manuelli, 43 anni,  poi Alberto Assirelli, 50 anni di Ravenna, Paola Marabini, 57 anni, di Faenza, e Giacomo Lippera 46 anni marchigiano. 

L”escursione faceva parte del corso avanzato di scialpinismo della scuola Cai Pietramora formata dalle Sezioni di Cesena, Faenza, Forlì, Imola, Ravenna e Rimini. Il presidente del Cai, Vincenzo Torti, ha affidato il suo commento ad una nota nella quale auspica che, «nel perdurante rispetto per le incolpevoli vittime, già dall”imminente udienza preliminare, questa drammatica vicenda possa essere correttamente inquadrata sia nella peculiarità del contesto ambientale venutosi a creare, sia con riferimento all”effettivo ruolo dei singoli partecipanti, in una mai preconcetta ricerca della verità».  

Salvo sorprese, è pressoché certo che si arriverà al processo. Fabio Azzaroli, avvocato fiorentino che sta seguendo il caso insieme ad un collega di Cuneo, non ha dubbi: «Siamo convinti che in dibattimento chiariremo tutto quanto di quella che riteniamo una fatalità e non una responsabilità degli istruttori del club alpino». (l.a.) 

Nella foto un”escursione del Cai Pietramora (foto d”archivio)

Morte sotto la valanga ad Aosta, udienza di rinvio a giudizio per gli istruttori Cai, tra cui tre imolesi
Cultura e Spettacoli 6 Febbraio 2019

La Badia di Moscheta, storia e leggende di un antico insediamento monastico nella val d'Inferno

Moscheta è una località storica e leggendaria in comune di Firenzuola, nella valle del torrente Veccione, dove il rio per millenni ha scavato la montagna dando origine a quella caratteristica e suggestiva gola chiamata val d’Inferno. Moscheta è raggiungibile scendendo dal Passo del Giogo, sulla strada Flaminia Militare dei romani, che è stata anche la Via Postale Bolognese, oppure da Firenzuola seguendo il torrente Violla.

La storia di Moscheta si identifica con la storia della sua abbazia vallombrosana fondata nel 1034 per ordine di San Giovanni Gualberto che, convertitosi nel 1003, abbandonò Firenze in odio alle grandi simonie che vi si commettevano e salì verso la montagna in cerca di qualche luogo deserto dove poter fondare un nuovo monastero improntato alla più severa disciplina. A quei tempi i monti erano praticamente senza vie, coperti di selve e boschi impenetrabili dove risuonavano le grida selvagge dei lupi e per i fossati strisciavano grosse serpi e i pochi varchi dell’Appennino erano infestati dai banditi che assaltavo i viandanti.

Valicato il passo del Giogo, San Giovanni Gualberto visitò molti romitaggi, fino a giungere a Camaldoli e poi a Vallombrosa, dove rimase per qualche tempo in grande solitudine. Tutta la zona era dominio degli Ubaldini, potente famiglia toscana, e quei luoghi erano residenza estiva del conte Gotizio. Il luogo scelto fu Moscheta, dove forse esisteva già un primitivo romitaggio, un piccolo monastero con pochi monaci, ma San Giovanni Gualberto, trovando che il luogo poteva consentire la presenza di una più grande famiglia, fece pervenire molto denaro e autorizzò le spese per l’ampliamento della prima costruzione.

A questo punto comincia la storia della Badia di Moscheta, ma cominciarono anche i primi guai, perché l’abate Rodolfo dei Galigai, cavaliere fiorentino, giovane di talento a cui furono affidati incarichi importanti, si mise all’opera senza badare a spese per realizzare un’opera enorme. La cosa però non piacque a San Giovanni Gualberto quando ritornò in visita. Non piacque la grandiosità, ma soprattutto non piacque il lusso e lo sfarzo con cui erano stati spesi i soldi dei poveri. Ne fu talmente addolorato che nemmeno volle entrare e, ripartendo sdegnato, si rivolse a quel rio che scorreva sotto quel fabbricato, il fosso Vacchile, e disse: «Se mi vendicherai, o rivolo, dell’ingiuria fattaci da questo abate con cotanto lusso di case, accrescerò le tue acque d’un otre del fiume di Sieve». Questa preghiera, la leggenda dice, fu purtroppo ascoltata e in breve il rio si gonfiò di acqua e pietre a tal punto che distrusse quasi tutta quella grandiosa costruzione.

Come poté verificarsi in realtà tale fenomeno? Mistero. Il monastero comunque dovette essere ricostruito. Alcuni anni dopo accadde che a Moscheta un uomo morente fece testamento a favore dell’abate Rodolfo. Gli eredi si lamentarono e San Giovanni Gualberto, saputo della cosa, si recò a Moscheta e, presa dalle mani dell’abate la carta di quella donazione, la strappò. Poi pregò San Pietro di liberare quei monaci da ogni pensiero dei beni terreni e di ricondurli a quella povertà per cui avevano scelto la loro missione e se ne partì. Ma mentre saliva il monte vide levarsi improvvisamente del fumo dal convento, che bruciò in gran parte e nessuno ne seppe mai le misteriose cause.Vi fu poi la riappacificazione tra il Santo e i suoi monaci, che furono esortati nuovamente alla fedeltà delle loro regole.

Furono stanziati altri soldi e fu rifatto il monastero. Questa terza riedificazione della Badia fu certamente quella che nelle linee generali è arrivata fino ai nostri giorni. La Badia di Moscheta, come tutte le badie Vallombrosane, si era fatta ricchissima, soprattutto in quanto ogni buon uomo, morendo, lasciava molti suoi averi al monastero per la salvezza dell’anima. E’ vero che la carità ricevuta veniva poi elargita ai poveri, che venivano aperti ospizi e ospedali lungo le strade, ma si sa, dove girano molti soldi, può succedere che anche la fede vacilli. Moscheta seguitò ad essere la provvidenza dei poveri, ma i tempi di fede andavano illanguidendo e le ricche badie vennero sempre più sfruttate dai laici; anche Mo-scheta passò in commenda e ciò decretò la sua fine.

Nel 1600 il nome di Moscheta fu estinto nella Congregazione Vallombrosana e il granduca Pietro Leopoldo ne decretò la soppressione nel suo intento di riformare la Chiesa in Toscana. I beni della badia furono messi all’asta e a Moscheta rimase solamente un parroco. Coi soldi ricavati, alla fine del 1700, furono ricostruite due chiese a Firenzuola e Rifredo, furono fondate le Scuole ecclesiastiche di Firenzuola e furono costruiti i due ponti, che rimangono ancora oggi a Camaggiore presso Coniale, sul Santerno e sul Diaterna. (ve.mo.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 31 gennaio

La Badia di Moscheta, storia e leggende di un antico insediamento monastico nella val d'Inferno
Economia 23 Novembre 2018

Grazie all'impegno di Ima e Marchesini group dal fallimento Stampi a Monghidoro è nata la Caima

Un’azienda spolpata da una serie di gestioni fallimentari ora riparte grazie all’impegno dell’ozzanese Ima Spa e di Marchesini group. Perdere posti di lavoro rappresenta un dramma per tutti i territori, soprattutto per quelli di montagna. Così la vicenda che ha portato alla nascita qualche settimana fa della Caima Srl di Monghidoro è diventata un simbolo di quello che si può fare per cercare di dare una mano alla ripresa economica.

A finanziare la Caima c’è una newco partecipata al 20% dai due big del packaging, come detto l’ozzanese Ima e Marchesini, che ha sede principale a Pianoro. Per il restante 60%, in quote paritetiche, i sub-fornitori Cat Progetti e Iema. Al timone della Caima c’è Daniele Ferrari, titolare di Epsol, anch’essa azienda consociata del gruppo Ima, con sede a Ozzano in via Tolara di Sotto.

In passato la Caima si chiamava Arcotronics, azienda leader nei circuiti a transistor con tre sedi nella montagna bolognese e ben 150 milioni di euro di fatturato. Numeri che attirarono gli appetiti della multinazionale americana Kemet, che nel 2011 decise però di chiudere la fabbrica di Monghidoro lasciando a casa un centinaio di lavoratori. Poi arrivò l’imprenditore lodigiano Elvio Turchetto, salutato come un salvatore, che diede vita a Stampi group, ma dopo pochi anni cominciò a non pagare gli stipendi: mesi ininterrotti di scioperi e infiniti tavoli di crisi con sindacati e istituzioni, fino al definitivo fallimento a marzo 2017 con un’ottantina di lavoratori a spasso. Oggi si riparte, seppur in piccolo, con soli 10 dipendenti. (ti.fu.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 22 novembre

Nella foto l’inaugurazione di Caima Srl lo scorso 28 ottobre

Grazie all'impegno di Ima e Marchesini group dal fallimento Stampi a Monghidoro è nata la Caima
Cultura e Spettacoli 13 Maggio 2018

Il film sulla vita di Auer, leggenda della montagna, vince il Premio Città di Imola

Nel 2007 Hansjörg Auer ha fatto la salita in solitaria (e completamente slegato) della via «Attraverso il pesce» in Marmolada e negli ultimi dieci anni ha portato a termine un numero impressionante di prime salite e free solo su alcune delle pareti più difficili del mondo, dalle Dolomiti al Karakorum e alla Siberia. La sua storia ha dato vita ad un film che ha vinto il Premio Città di Imola al TrentoFilmFestival.

Sabato 5 maggio, infatti, nel Castello del Buonconsiglio di Trento è stato premiato Hansjörg Auer – No turning back del regista Damiano Levati, dove il talentuoso e abilissimo scalatore si racconta fin nell’aspetto più intimo delle sue imprese: nel film, intervallate dalle parole di Auer, si snodano una dopo l’altra immagini di straordinaria bellezza che danno sostanza e spessore alle parole e alla filosofia di Auer quali «Essere soli significa mettersi a nudo, capire chi siamo, percepire il proprio valore e stabilire che cosa realmente conti nella vita».

Il Premio Città di Imola è promosso dalla sezione Cai di Imola, dalla Fondazione Cassa di risparmio di Imola e dal Comune di Imola. La giuria era presieduta da Reinhold Messner, e composta da Roberto De Martin (past presidente generale Cai), Valter Galavotti, Roberto Paoletti, Giuseppe Savini e Mauro Bartoli.

Nella foto un”immagine del film

Il film sulla vita di Auer, leggenda della montagna, vince il Premio Città di Imola

Cerca

Seguici su Facebook

ABBONATI AL SABATO SERA

Font Resize
Contrast