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Cronaca 24 Aprile 2019

Elezioni, a Castel Guelfo Lega e centro divisi al voto mentre il centrosinistra punta su Franceschi

A Castel Guelfo si prepara una sfida a tre per la fascia di sindaco il 26 maggio tra il centrosinistra e un centrodestra sostanzialmente diviso. Assente il Movimento 5 stelle, che cinque anni fa riuscì a raccogliere i voti per un consigliere comunale. Ma la notizia più eclatante è  che da un lato la Lega ha «catapultato» come candidato l’imolese Gianni Tonelli, attualmente deputato del Carroccio, con l’appoggio di Fratelli d’Italia e il sostegno di FI (senza candidati in lista o simbolo), mentre l’area moderata di centro guelfese, dopo alcune settimane di tira e molla, si è compattata dietro Francesco Dalto. Se questa mancanza di unità sempli?cherà la vita al candidato del centrosinistra, Claudio Franceschi, attuale vicesindaco, lo si scoprirà dopo lo spoglio delle schede. Sicuramente l’ha complicata agli altri due, perché in un comune come Castel Guelfo, con meno di 15 mila abitanti, tutto si decide al primo turno. 

Tonelli, che di mestiere fa il poliziotto, è stato nominato segretario della Commissione parlamentare di inchiesta su mafie e associazioni criminali, inoltre è tuttora segretario nazionale aggiunto del Sap, il sindacato autonomo di polizia. Se vincerà non intende lasciare l’incarico in Parlamento per fare il sindaco dei guelfesi: «Non è incompatibile». Dalto, invece, 48 anni, geometra libero professionista, sposato, due figlie, da dieci anni è impegnato all’opposizione della maggioranza di centrosinistra che ha sostenuto le due Giunte Carpeggiani. Cinque anni fa a capo di La tua Castel Guelfo, in precedenza con il candidato sindaco Danilo Coronelli, il sostegno di Forza Italia e Udc. «Capisco che il voto sarà frammentato, pazienza, vincerà chi ha un voto in più. Io mi occupo di contenuti». Il centrosinistra, invece, si presenta compatto con Franceschi, 59 anni. In verità la sua lista è Insieme per Castel Guelfo, civica, quindi niente simboli di partito ma uno slogan che l’accompagna, «costruiamo insieme il futuro». L’obiettivo è riunire un’area allargata senza rinnegare il Partito democratico. «Sono iscritto – ricorda Franceschi – ma non ci interessano le tessere di partito. Ci rivolgiamo a coloro che si ispirano ai nostri valori in particolare sul sociale. In un paese vengono prima di tutto i bisogni della persona, scuola, anziani, ragazzi, e le politiche servono per sviluppare i servizi» ha dichiarato al momento della presentazione ufficiale. (l.a.)

L”articolo completo su «sabato sera» del 18 aprile. 

Nella foto: da sinistra Francesco Dalto, Claudio Franceschi e Gianni Tonelli.

Elezioni, a Castel Guelfo Lega e centro divisi al voto mentre il centrosinistra punta su Franceschi
Cronaca 18 Aprile 2019

Buona Settimana di Marco Raccagna: Per tre ore social media inaccessibili, che sofferenza

Il cellulare e i social media sono da tempo diventati parte integrante della nostra vita quotidiana. Ma, da evidenti strumenti di progresso, capaci di far fare in tutti i campi passi da gigante nelle comunicazioni, sono divenuti elementi così importanti delle nostre giornate datrasformarsi in veri e propri strumenti di costrizione, che ci tengonoben stretti al guinzaglio o, come ha detto papa Francesco rivolgendo sia i giovani, creando una autentica dipendenza (come avviene per la droga) dalla quale è complicato disintossicarsi. Il problema è che si tratta di una dipendenza che ha colpito non solo i teenager, ma anche e soprattutto gli adulti, che sono infatti coloro che più hanno sofferto quando domenica 14 aprile per ben tre ore WhatsApp, Facebook e Instagram hanno smesso di funzionare.

Un po’ di dati allora, pochi, giusto per aiutarci a capire la profondità del fenomeno. Gli italiani che frequentano i social media sono circa 35 milioni. Il 70% punta gli occhi sul cellulare come prima azione della giornata e il 63% fa la stessa cosa come ultimo gesto serale prima di chiudere gli occhi nel tentativo di dormire. Il 50% dei ragazzi entro i 20 anni controlla il cellulare 75 volte al giorno, ma sono certo che per gliadulti non sia poi così differente. Già, gli adulti. Più del 30% dei figli li rimprovera per l’uso smodato chefanno del loro smartphone; molti soffrono della cosiddetta sindrome da «vibrazione fantasma» e l’80% interrompe la conversazione coivicini di sedia durante pranzi e cene per dare un’occhiata al cellulareo rispondere ad un messaggio.

Ma tutto ciò non stupisce granché se è vero che iniziamo a soffrirequando ci allontaniamo per più di 30 centimetri dalla nostra «macchinetta» e che il 75% degli incidenti stradali è ormai causato dall’usodel telefonino mentre si sta guidando. D’altra parte quante volte sorridiamo o scuotiamo sconsolatamente la testa vedendo in pizzeria o altrove famiglie intere o coppie di ogni età cenare in silenzio perché ognuno con la testa china sul proprio cellulare? E a casa è lo stesso… Non oso quindi immaginare l’agitazione e l’angoscia degli over 30 domenica scorsa in quelle tre ore senza possibilità di postare il piattodi pasta mangiato a pranzo o l’ultima vetrina guardata o il selfie fresco di scatto. Oppure il loro spaesamento nel dover di nuovo guardare negli occhi i propri interlocutori e dare vita ad un dialogo. O il sentirsi perduti in una passeggiata a dover davvero osservare la bellezza della natura e non solo a fotografarla per poi postarla. Ma scherzate, che palle! I ragazzi l’avranno presa certamente meglio. Intanto perché si saranno buttati su social, che loro conoscono e noi non «nativi digitali» no. E poi perché loro hanno il passepartout che li toglie da ogni inciampo: «chissene» e si passa ad altro. Dire che i cellulari e i social media non vanno usati sarebbe dal mio punto di vista una enorme sciocchezza. Essi non sono «altro» rispetto alla realtà. Nel mondo di oggi sono parte di essa, al contrario. E una parte importante da molti punti di vista e per ogni età. E’ su un loro uso maggiormente equilibrato e sul come ottenerlo da noistessi e dagli altri che forse dovremmo concentrare i nostri sforzi. Riscoprendo, come ha detto papa Francesco, che non dobbiamo avere paura del silenzio. Riaccendendo in noi la voglia di conversare «devisu» coi nostri familiari e con gli amici. Visitando i luoghi perché belli e godendoci appieno quei momenti, senza trascorrere tutto il tempo a cercare l’inquadratura migliore per la foto da mettere su Facebook o Instagram. Riacquistando la consapevolezza che l’ansiada mail o messaggio non letti o da suoneria spenta non fanno bene, né a noi né a chi ci sta vicino. Sapendo infine, però, che non è certo con l’impedimento punitivo, la costrizione o altro che potremo ottenere qualche risultato. Non è infatti con la privazione forzata che si guarisce dalle dipendenze digitali, ma con la «trattativa», con noistessi, con gli altri, coi nostri figli.

Ed ora scusate, ma mi sono arrivate delle notifiche. Buona settimana.

Buona Settimana di Marco Raccagna: Per tre ore social media inaccessibili, che sofferenza
Cronaca 17 Aprile 2019

Bufera 5 Stelle a Imola, l'assessore Longhi si difende in Consiglio. La sindaca Sangiorgi lo sostiene. Palazzolo: “Dossieraggio'

Un assessore, Andrea Longhi, costretto a difendersi pubblicamente in Consiglio comunale, la sindaca Manuela Sangiorgi che ammette l’esistenza di una richiesta di chiarimenti dei probiviri e le fibrillazioni che sta attraversando a livello locale il suo partito, il Movimento 5 stelle, e soprattutto, la maggioranza che la sostiene. La Lega di Daniele Marchetti che ricorda “i panni sporchi si lavano in famiglia”.

Perché sia chiaro, la questione che ieri è stata portata alla conoscenza del Consiglio è tutta ed essenzialmente politica, risiede negli equilibri della maggioranza pentastellata e di un codice etico del Movimento diventato partito di Governo, nazionale e imolese. Come ieri ha precisato lo stesso Longhi, non ci sono dubbi che ha tutti i requisiti di legge per ricoprire quel ruolo. Nel suo casellario giudiziale (o con meno precisione fedina penale) compare la dicitura «Nulla». E” il «medesimo documento presentato da chi si candida alle elezioni europee» ha detto mostrandolo in aula dopo averlo condiviso, come di rito, sul web, cioè sulla sua pagina Facebook. La condanna definitiva per calunnia, falso in atto pubblico e lesioni colpose per un fatto avvenuto durante il suo servizio come poliziotto risale al 2000, successivamente, come suo diritto, ha chiesto in base alle norme di legge la riabilitazione, cioè la cancellazione dal casellario.

Diversa la faccenda per il Movimento 5 Stelle che, come ha rivendicato in aula il consigliere Valerio Giovetti, «non si basa semplicemente sul codice civile ma ha un suo codice e gli organi interni nazionali sulle segnalazioni hanno l’obbligo di svolgere delle verifiche». Ed è proprio su questo che la sindaca Sangiorgi ha relazionato leggendo il testo della mail inviata ai referenti nazionali del suo partito: “Ho già attivato le verifiche interne sia con la Giunta che con i consiglieri, nonché ho provveduto a richiedere chiarimenti al diretto interessato” sta scritto nella nota che prosegue con “sarà mia premura comunicarvene le risultanze di modo da poter avere un confronto diretto con i probiviri ed esporre le ragioni per valutare la compatibilità o meno della nomina”.

Le facce, però, erano tirate nei banchi della maggioranza. E il caloroso applauso scrosciato da un paio di consiglieri 5 Stelle durante l”intervento dall”opposizione di Giuseppe Palazzolo sul ConAmi contro i sindaci del Pd, è subito virato al gelo quando, con una mossa-show, ha attaccato parlando di “dossieraggio” contro Longhi e chiedendo “coraggio” agli altri assessori, invitandoli uno per uno ad alzarsi e dire “Io sto con Longhi”. Una sciabolata, data parafrasando lo slogan utilizzato da chi sostiene il motorismo all”autodromo e il presidente di Formula Imola nella diatriba delle scorse settimane proprio con l”Amministrazione Sangiorgi. Sciabolata che è servita a serrare i ranghi della maggioranza. Sempre il “pompiere” Giovetti (tra le fila 5 Stelle mancava l”attuale capogruppo Simone Righini) si è incaricato di dettare la linea: «Non c”è nessuna fronda o dossier». Longhi stesso ha tolto dall”imbarazzo i colleghi: “La solidarietà in Giunta mi è stata ampiamente riconosciuta”. Si potrebbe notare che non ha considerato i consiglieri di maggioranza. Ma tant”è.

Longhi è considerato un “tecnico”, ma la sua vicinanza alla Lega e al deputato Gianni Tonelli è nota. Non è iscritto al M5S, ma anche su di lui si allunga il codice etico pentastellato o meglio è la sindaca Sangiorgi che dovrebbe tenerne conto nelle nomine. Non è un caso che la sindaca nella sua mail chiami in causa esplicitamente il plenipotenziario grillino in Emilia Romagna Massimo Bugani. Così come è apparso irrituale che la difesa a spada tratta di Longhi sia apparsa sul profilo Fb personale e non sulla pagina ufficiale che riporta “sindaca M5S” accanto a nome e cognome.

Se il partito chiedesse la testa di Longhi e Sangiorgi non si adeguasse potrebbe dove rinunciare “alle stelle”, cioè al simbolo. Per il M5S significherebbe perdere un”altra città, come già accaduto con Pizzarotti a Parma. Ora la palla è in mano ai probiviri. Difficile pensare a novità prima delle elezioni europee e amministrative di fine maggio. L”imperativo è tranquillizzare e mostrare ottimismo, che seppur tra strappi e forzature si va avanti. A meno che la burrasca di questi giorni non sia il viatico per nuove sorprese o definitivi capovolgimenti di fronte. (l.a.)

Altri particolari sul “sabato sera” in edicola da giovedì 18 aprile.

Nelle foto alcuni momenti della seduta di ieri del Consiglio comunale, da notare l”assessore Longhi che mostra una copia del suo casellario giudiziale, la Giunta con la sindaca Sangiorgi, il consigliere Giovetti prende la parola 

Bufera 5 Stelle a Imola, l'assessore Longhi si difende in Consiglio. La sindaca Sangiorgi lo sostiene. Palazzolo: “Dossieraggio'
Cronaca 12 Aprile 2019

Autodromo, divisioni in Giunta su rumore e giornate extra in deroga? L'Amministrazione: «Solo confronto democratico»

Da quasi 50 anni l’autodromo di Imola deve fare i conti col rombo dei motori. Un’assurdità, a pensarci bene, perché trattandosi di un impianto per sua natura dedicato agli sport motoristici, e dunque per loro natura rumorosi, i suoni che provengono da lì dentro dovrebbero esser considerati la normalità. Basterebbe quindi una semplice presa d’atto per evitare di mettere in moto azioni finalizzate a contrastarne l’attività in nome di un silenzio impossibile da ottenere (a meno che non si intenda chiudere l’impianto) e di litigare continuamente sul numero delle giornate di utilizzo e sui decibel rilevati da un singolo fonometro, il numero 7, situato in via dei Colli, fra la variante alta e l’inizio della discesa che porta alla curva della Rivazza. «Una postazione sovrastimata, che va esclusa dalle rilevazioni se non si vuole compromettere il bilancio dell’autodromo», afferma categorico Uberto Selvatico Estense, presidente di Formula Imola, la società che gestisce la struttura.

E a questo punto viene naturale domandarsi: ma può il futuro di un autodromo (e alla lunga la sua stessa esistenza) dipendere da un solo fonometro? Che poco tempo fa pare abbia addirittura rilevato uno sforamento in occasione del passaggio di un gruppo di ciclisti amatoriali allegramente vocianti! E intanto la querelle prosegue, di volta in volta rinfocolata da decisioni, come quella assunta l’altra settimana della Giunta comunale di piazza Matteotti, di bocciare 5 deroghe extra per svolgere attività commerciali chieste da Formula Imola per il mese di aprile, e già precedentemente approvate dal Consorzio Ami. Giornate importanti, considerando che non svolgerle significa rinunciare ad introitare oltre 100 mila euro.

E stando così le cose, far quadrare il bilancio diventa oltremodo difficile. Tanto più difficile se si pensa che gli autodromi di Misano e del Mugello (il quale recentemente si è visto dare ragione dai giudici in una vertenza con alcuni proprietari di abitazioni limitrofe) arrivano a svolgere attività per 250 giornate all’anno, contro le circa 150 (quando va bene) di Imola. «E ci è stata cancellata dal calendario pure una gara, la 12 Ore che avevamo programmato per giugno», precisa Selvatico Estense, che minaccia azioni legali se non otterrà tutela nella gestione dell’Enzo e Dino Ferrari.

Ma sono le giornate in deroga il terreno dove si consuma l’ormai quotidiana battaglia fra la gestione dell’autodromo e l’Amministrazione comunale. E se i rapporti ultimamente sembrano più distesi con la sindaca Manuela Sangiorgi (i due si sono incontrati, salutati cordialmente e hanno dialogato all’autodromo sia lunedì, alla presentazione della 200 Miglia Revival, che martedì, in occasione dell’inaugurazione del Museo multimediale e della mostra dedicata ad Ayrton Senna), nel mirino di Selvatico Estense resta l’assessore allo Sport, Maurizio Lelli (peraltro pure lui incontrato martedì all’inaugurazione della mostra su Senna), accusato dal presidente di Formula Imola di essere portatore di un conflitto di interessi, avendo in passato fatto parte del Comitato autodromo e sostenuto azioni contro Formula Imola.

Secondo Selvatico Estense talune decisioni dell’assessore non sarebbero state condivise con la sindaca (la quale «intende sostenere la continuità aziendale dell’autodromo») facendo così sorgere tensioni nella Giunta. Tensioni negate dall’Amministrazione con un comunicato stampa, pur ammettendo «l’esistenza di un confronto democratico fra i componenti, finalizzato a trovare la soluzione migliore ad una situazione importante quanto delicata, considerando che si sta parlando di posti di lavoro, di sport, di cultura, oltre che si storia e prestigio». Due cose, queste ultime, che non mancano di certo all’autodromo imolese. Ed è positivo che nelle stanze del potere di tanto in tanto qualcuno lo rammenti. (a.d.p.)

Nella foto la sindaca Sangiorgi all”inaugurazione del Museo accanto alla Williams del 1994, l”ultima auto guidata da Ayrton Senna

Autodromo, divisioni in Giunta su rumore e giornate extra in deroga? L'Amministrazione: «Solo confronto democratico»
Cronaca 11 Aprile 2019

Conami, il Tar respinge la sospensiva chiesta da 21 sindaci soci. Sangiorgi: “Prevalso l'interesse pubblico'

La seconda sezione del Tar di Bologna ha respinto la richiesta di sospensiva dei 21 Comuni soci del ConAmi (Firenzuola non si è costituito in giudizio). La sindaca Manuela Sangiorgi e la presidente del Cda Stefania Forte questa mattina ne hanno dato notizia sorridenti dopo settimane di difficile attesa. “Ha prevalso l”interesse pubblico di portare avanti le attività del ConAmi pur avendo un Cda diciamo più scarso. Ora auspico vi siano le premesse per riaprire un dialogo costruttivo con tutti i sindaci”.

I 21 Comuni si sono rivolti al Tribunale amministrativo perché ritengono che la forzatura fatta dalla sindaca Sangiorgi nominando da sola il Cda sia da annullare e di conseguenza “illegittimi” gli “atti susseguenti” a partire dalla nomina della presidente Forte e degli altri consiglieri. Il collegio del Tar, presieduto da Giancarlo Mozzarelli, per il momento ha deciso che non vi siamo motivi sufficienti per concedere la sospensiva, scelta cautelare che sospende l”efficacia di un atto in attesa della sentenza nel merito. Questo soprattutto perché “non sussiste il danno grave e irreparabile”. “La nostra azione è stata giusta e corretta per superare uno stallo dettato soprattutto da una politica che non accettava il diverso seduto a quel tavolo. Adesso ci sarà un”accelerazione nel Cda con investimenti milionari per tutti i territori” ha rivendicato la sindaca.

“E” importante riaprire un dialogo con i sindaci per la programmazione – ha aggiunto Forte con l”obiettivo di ricucire gli strappi del passato – senza non si può fare niente e l”input per la programmazione è ovviamente espressione della parte politica i soci del ConAmi. E mi auguro che arrivi non presto ma immediatamente. Stiamo lavorando al piano triennale e si è già perso troppo tempo”.

Il Cda ha avuto ad oggi quattro riunioni, soprattutto dovrebbe essere di cinque persone ma ad oggi opera sostanzialmente solo con la presidente Forte e il consigliere Giulio Cristofori, avvocato bolognese. Poi ci sarebbe Stefano Cassani, l’unico del precedente Cda a guida Stefano Manara a non aver dato le dimissioni in agosto con gli altri, permettendo così a Sangiorgi di invocare la semplice surroga invece di andare alla nomina di un nuovo Consiglio. “Due su quattro non hanno dato la disponibilità” ammette Sangiorgi. Non solo. Cassani sostanzialmente non si è mai presentato, ergo non ha firmato nessuno dei famosi atti deliberati dal Cda. “Cassani ha riconosciuto il Cda in quanto ha fornito un certificato per giustificare un”assenza per malattia” ha chiarito la sindaca. Un Cda che, come noto, a prescindere da tutto scadrà a giugno “poi abbiamo intenzione di nominare un nuovo Cda a 5 per un intero mandato”.

I 21 Comuni dovranno ora pagare le spese di questa fase processuale, 4.000 euro complessivi, metà per il Comune e metà per ConAmi, come per legge. Ovvia la delusione su questo fronte per la mancata sospensiva accordata, che viene vista spesso come preludio di una sentenza favorevole nel merito. Per il momento le bocche sul fronte dei 21 sono cucite, in attesa di concordare i prossimi passi. (l.a.)

Nella foto Stefania Forte e Manuela Sangiorgi

Conami, il Tar respinge la sospensiva chiesta da 21 sindaci soci. Sangiorgi: “Prevalso l'interesse pubblico'
Cronaca 11 Aprile 2019

Buona Settimana di Marco Raccagna: “L’euforia immotivata del presidente del Consiglio'

Al lavoro c’era troppo pessimismo e uno sguardo malinconico e distante sulla vita. Poca passione, poca creatività e pochissimi sorrisi. «Avevano troppe energie negative», ha dichiarato un diciannovenne del Missouri, Stati Uniti. Ogni mattina si recava al lavoro e vi trovava colleghi allegri come i salici piangenti e così ha preso due bottiglie d’acqua e la brocca del caffè e vi ha versato un po’ di Lsd, nota sostanza stupefacente. E da quel momento tra i colleghi tutto è cambiato: allucinazioni, vertigini, risate a crepapelle e spirito d’iniziativa a mille, anche se con fare un po’ stralunato. Il giovane è stato poi gentilmente accompagnato nelle patrie galere dello Stato americano.

Invece il nostro presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, normalmente è su di giri di suo (come tutto il Governo da quando è in carica, d’altronde). Anche al Vinitaly ha ribadito che la congiuntura di grande crisi economica che l’Italia sta subendo era ampiamente prevista da lui e dai suoi ministri, tutti convinti però che da metà anno in poi ci sarà una ripresa talmente forte da riportare la crescita dell’Italia alle previsioni stimate dall’esecutivo, così «sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno», come cantava Lucio Dalla in “L’anno che verrà”. Già, l’economia. E io ci aggiungo il mondo della scuola e il lavoro. Sono oramai settimane, se non mesi, che si dibatte di politiche sociali, dell’immigrazione e della sicurezza. Sono argomenti determinanti, perché toccano valori, principi e diritti e riguardano la cultura profonda che questo Governo esprime: una cultura di destra antica e moderna allo stesso tempo.

Ma non è su ciò che potrebbe entrare in crisi il grande consenso che ha sin qui premiato il Governo giallo-verde. L’economia, il lavoro e la scuola sono tutta un’altra cosa. Su economia e lavoro siamo sul baratro del fallimento totale. Le promesse, in particolare sul contenimento del deficit, sulla riduzione del debito pubblico, sulla crescita e sulla diminuzione dei disoccupati e della povertà, si stanno rivelando ogni giorno che passa sempre più parole vuote. Solo qualche mese fa l’allora ministro Paolo Savona vaticinava una crescita del 2% di Pil nel 2019, mentre se ci andrà bene saremo tra il meno e il più 0,2% (per la cronaca, il Governo per il 2019 stima ancora l’1,5%). Cresce la povertà e a parte il reddito di cittadinanza, i cui effetti avranno brevissima durata, giusto fino alle europee di maggio, di lavoro nemmeno l’ombra, con i centri per l’impiego e i tutor-fantasma essi stessi già vittime, insieme ai lavoratori in cerca di un’occupazione, di una legge pensata male e fatta peggio.

Le politiche scolastiche, d’altra parte, sono ferme al palo, con il ministro Bussetti che passa da un convegno ad un altro e nulla più. E intanto il mondo dell’istruzione pare fermo, immobile, forse con le dita incrociate, nella speranza che non vi sia l’ennesima rivoluzione e che finalmente la scuola possa essere pensata insieme ai professionisti che ogni giorno vi lavorano e ai quali occorrerebbe innanzi tutto restituire un ruolo sociale e una remunerazione adeguati.In realtà una rivoluzione sta avvenendo nell’indifferenza generale: sta concludendosi il concorso per dirigenti scolastici che ha visto quasi 30 mila persone ai nastri di partenza e che immetterà in ruolo a settembre 2019 circa 3 mila nuovi «presidi». E in autunno partirà il concorsone docenti, che occuperà altre decina di migliaia di donne e uomini. A costoro, visto che parliamo di «civiltà della conoscenza»e di «comunità pensante» a colazione, pranzo e cena, qualcuno pensa di parlare? Ci sono argomenti per farlo? Perché non è solo gente che vota, ma sarebbero anche coloro a cui affidiamo i nostri figli e, con loro, la definizione degli apprendimenti e delle competenze utili alla costruzione del futuro di questo nostro bellissimo Paese.

Buona settimana.

Buona Settimana di Marco Raccagna: “L’euforia immotivata del presidente del Consiglio'

Elezioni, colpo di scena a Castello, il candidato del centrodestra Morini rinuncia, tocca a Claudio Franzoni

La chiacchiera che da qualche giorno girava per Castel San Pietro è divenuta realtà. Luca Morini, candidato sindaco della lista di centrodestra Prima Castello ha reso nota questa mattina la sua intenzione di lasciare il posto ad un altro, per la precisione a Claudio Franzoni, 64 anni. «Faccio un passo indietro per il bene della coalizione e del progetto messo in campo» ha dichiarato Morini. A motivare la decisione «gli attacchi ricevuti sui social e anche a livello personale. Anche sul telefono di casa, qualcosa di incommentabile, che non ha precedenti nella storia democratica di Castello».

In verità, dietro la decisione di rinunciare c’è anche la causa pendente per esercizio abusivo della professione forense che dovrebbe arrivare a processo in autunno. Morini sostiene di avere «la coscienza pulita». Ma l’accusa non è piacevole per chi si candida ad amministrare la cosa pubblica, soprattutto dall’esito incerto. «Questa montatura continua ad essere usata contro di me mentre ci piacerebbe parlare del nostro programma. Il rispetto dei partiti che hanno creduto in te, mi ha convinto a fare un passo indietro» ma «rimango comunque al servizio della coalizione».

Sul nome di Morini era confluito già a metà marzo il sostegno di Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia (indicati chiaramente nel simbolo della lista), su proposta del deputato castellano Carlo Piastra, che è commissario provinciale nella Lega di Bologna e sta seguendo le candidature oltre Sillaro. Ora toccherà a Claudio Franzoni raccogliere il testimone. «Ci ho pensato un giorno dopo che mi hanno chiesto la disponibilità poi ho accettato». Franzoni, sposato, agronomo, è titolare della Inedit, piccola casa editrice, «un’azienda familiare» che pubblica libri di narrativa, psicologia, fantasy e soprattutto «il giornale Terre e Cultura che riprende l’esperienza de ilCastellano.net».

A questo punto i giochi dovrebbero essere fatti a Castello. Se non altro questi colpi di scena stanno vivacizzando una campagna elettorale che sembra muoversi più sottotraccia che con grandi eventi pubblici. Intanto si avvicina il giorno della consegna definitiva delle candidature e relative firme (fine aprile) con le amministrative fissate il 26 maggio insieme alle elezioni europee. (l.a.) 

Nelle foto, a sinistra Luca Morini a destra Claudio Franzoni

Elezioni, colpo di scena a Castello, il candidato del centrodestra Morini rinuncia, tocca a Claudio Franzoni
Cronaca 4 Aprile 2019

Elezioni comunali, ad oggi a Castel San Pietro è lotta a tre: Elisa Maurizzi e Luca Morini sfidano Fausto Tinti

Castel San Pietro è il comune più grande del circondario che andrà al voto per il rinnovo del consiglio comunale e del sindaco. I candidati per la poltrona di primo cittadino ad oggi sono tre: Fausto Tinti sostenuto da un centrosinistra allargato al civismo di centro, Elisa Maurizzi per il Movimento 5 Stelle e Luca Morini per il centrodestra. C’è tempo fino al 26 aprile per presentare altre candidature, liste, loghi e relative firme a sostegno, ma i giochi sono ormai fatti. Alla luce del sistema elettorale in vigore per i Comuni sopra i 15 mila abitanti uno dei tre dovrà superare la soglia del 50% dei voti delle urne per evitare il ballottaggio e «passare» direttamente al primo turno il 26 maggio. Cinque anni fa i candidati erano quattro, l’attuale sindaco Fausto Tinti venne eletto col 63% dei consensi, a seguire “Il tuo comune” col 17%, poi il M5S col 15% e “Castello democratica” col 5%.

Tinti è stato il primo a rompere gli indugi un mese fa e a dichiarare la sua intenzione di presentarsi per il secondo mandato; 54 anni, sposato, sei figlie, è docente di Zoologia e presidente del corso di laurea magistrale in Biologia marina dell’Università di Bologna, abita nella frazione di Osteria Grande. Alle sue spalle ha trovato l’accordo compatto del suo partito (Tinti è iscritto al Pd) e a seguire di una coalizione che davvero supera «gli steccati e i politicismi e semplicemente guardi a cosa sia meglio fare per Castello», come annunciato sin dall’inizio. Infatti, oltre alla lista col simbolo del Partito democratico, a sostenerlo ce ne sono altre tre: la lista “Castello in Comune” guidata dall’attuale assessore alla Cultura, Fabrizio Dondi («Mi ricandido per continuare a mettere al servizio della città le competenze politiche e amministrative maturate nel corso di questi anni e portare a compimento, correggendo là dove necessario, i progetti avviati», dice), la lista “Città futura” («nel simbolo abbiamo anche le parole ambiente, partecipazione e solidarietà, senza riferimenti a partiti, noi siamo civici progressisti», spiega Loris Sermasi, uno dei promotori) e la lista “Uniti al Centro”. Quest”ultima rappresenta una sorpresa. Tra i promotori c’è infatti Mario Parenti, che cinque anni fa con la lista “Il tuo Comune”, sosteneva l’elezione del candidato sindaco Gianluigi Gallo, già portabandiera di Pdl-Lega Nord e La destra contro la Brunori. Uno dei nomi storici dell’opposizione di centrodestra castellana. «Non ho nessuna tessera, sono un libero pensatore e questa è una lista civica di centro che appoggia Tinti – esordisce deciso come sempre -. I progetti che abbiamo condiviso sono diversi dal passato e siamo convinti che con persone diverse siano attuabili».

Il candidato sindaco Luca Morini, al contrario, si presenta con la lista “Prima Castello”, che già nel simbolo rivendica il sostegno ben radicato nel politica: Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia. La proposta è nata dal deputato leghista castellano Carlo Piastra, che è anche commissario provinciale nella Lega di Bologna, conosce Morini da anni e sta seguendo le candidature oltre Sillaro. Nelle elezioni politiche Castello del marzo 2018 è uno dei pochi territorio dove il Pd è rimasto il primo partito ma la coalizione di centrodestra ha raggiunto il 28% e c’è la speranza «a trazione» Carroccio. Morini, una compagna e un figlio di 4 anni («mi sono trasferito a Toscanella da qualche mese ma casa mia rimane a Castello» racconta), è cofondatore dell’associazione Forum col padre Claudio, attualmente è il responsabile Emilia Romagna della Casa del consumatore (segue le sedi di Toscanella, Imola, Bologna e Minerbio) e come libero professionista è consulente aziendale in materia di privacy e Gdpr. E’ rimasto nel settore però Forum è un’associazione di promozione sociale legata al territorio mentre la Casa del consumatore ha valenza nazionale. Un’esperienza come giornalista, «ma sono laureato in giurisprudenza, ho fatto pratica e cinque anni di abilitazione giudiziale, non ho fatto l’esame di Stato, ho scelto un percorso diverso» spiega. Tra l’altro, ha una causa pendente per esercizio abusivo della professione forense. «Da sei anni, ed è molto pesante, è una montatura, il giudizio di primo grado dovrebbe esserci in ottobre, io ho la coscienza pulita» dice.

Il terzo candidato sindaco ed unica donna di questa tornata elettorale è Elisa Maurizzi del Movimento 5 Stelle. Residente a Castel San Pietro nel capoluogo, ha 35 anni, fa l’avvocato, principalmente civilista, e ha collaborato come assistente con la cattedra di Diritto costituzionale di Bologna; è mamma di un bambino di 4 anni. Da più di un anno è attivista del M5Stelle castellano, tra i fondatori dell’associazione culturale di servizi alle famiglie no profit Il «Castello dei pensieri» ne fanno parte una psicologa, una scrittrice musicista, un optometrista e lei pere consulenze legali. «Organizziamo serate gratuite in cui diamo informazioni, ad esempio sull’utilizzo delle nuove tecnologie». Nelle elezioni politiche del marzo 2018 a Castello il M5S ha fatto un balzo in avanti di ben dieci punti, poi si è aggiunta la vittoria alle amministrative imolesi e questo la rende agguerrita e ottimista: «Il minimo è arrivare al ballottaggio. Amo Castello, è un paese stupendo che può essere valorizzato, ho delle idee e vorrei portarle ai miei concittadini. Uno dei capisaldi della democrazia è l’alternanza e con questo gruppo coeso e forte ci metto la faccia volentieri». (l.a.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 4 aprile

Nella foto i tre candidati: Luca Morini, Elisa Maurizzi e Fausto Tinti

Elezioni comunali, ad oggi a Castel San Pietro è lotta a tre: Elisa Maurizzi e Luca Morini sfidano Fausto Tinti
Cronaca 4 Aprile 2019

Cosa c’è nel Bilancio del Comune di Imola, tra investimenti, aumento Irpef e dubbi dei revisori

Imola ha finalmente approvato il suo bilancio di previsione. Un bilancio, che la stessa sindaca Mauela Sangiorgi ha definito «difficile», che contiene anche piano triennale investimenti e Documento unico di programmazione, il Dup con il dettaglio delle azioni di governo e viene aggiornato man mano.

Quali sono i punti di forza secondo l’Amministrazione? 1.230.000 euro per la manutenzione degli edifici scolastici, «con ulteriori risorse che saranno aggiunte nel prossimo mese di maggio»; 980 mila euro per gli interventi sulla Rocca attraverso l’utilizzo dell’Art Bonus; 1.120.000 euro per il chiostro di San Domenico; 200 mila euro per il sottopasso ferroviario su via Ortignola; 172 mila euro per la messa in sicurezza di viale D’Agostino; 1.850.000 per la manutenzione delle strade comunali; 520 mila euro per la riqualificazione degli alloggi Erp; 240 mila euro per l’abbattimento delle barriere architettoniche.  

Poi c’è il famoso aumento dell’Irpef la cui aliquota salirà dal 0,65% al tetto massimo dello 0,80%. L’incremento dell’imposta sul reddito delle persone fisiche è stato definito necessario «per l’equilibrio di bilancio», porterà circa 8 milioni e 613 mila euro, quasi un milione e mezzo in più rispetto al 2018. Da notare che su questo punto i sindacati Cgil, Cisl e Uil sono riusciti, sul filo di lana, a convincere la Giunta Sangiorgi a tenere come punto di riferimento per l’esenzione il valore dell’Isee, abbandonando l’ipotesi annunciata inizialmente di esentare semplicemente dal pagamento tutti i redditi fino a 10 mila euro. Un punto sostanziale: «L’Isee – avevano motivato Cgil, Cisl e Uil – è un parametro più equo, perché serve a calcolare la situazione economica generale del cittadino. Un reddito basso, infatti, non esclude che la persona possa avere beni immobili o conti in banca per migliaia di euro». Ora, come gli anni scorsi, saranno esenti i redditi fino a 8 mila euro, mentre avranno diritto al rimborso della quota versata i redditi Isee fino a 14.500 euro (gli anni passati fino a 14.000 euro). Per questi rimborsi viene istituito un fondo di 100 mila euro e, come sempre, per ottenerlo occorrerà fare domanda tramite il bando che si aprirà a fine settembre con scadenza ai primi di novembre.  

Ma il vero colpo di scena è stata la lettera del collegio dei revisori del Comune, distribuita direttamente ai consiglieri in aula. Nel documento, si rammenta alla Giunta Sangiorgi che per far quadrare il bilancio sono stati inseriti quasi 6 milioni e 480 mila euro per ciascun anno dal 2019 al 2021 provenienti da utili attesi dal ConAmi, quando mancano ancora il piano triennale delle attività e l’approvazione del consuntivo del Consorzio. In sostanza, il bilancio risulta costruito su voci, al momento, troppo incerte. Da qui l’«invito» pressante dei revisori, organo tecnico previsto dalla legge, «a destinare l’avanzo di amministrazione non vincolato prioritariamente alla salvaguardia degli equilibri di bilancio». Una cifra che corrisponde all’incirca proprio a 7 milioni. Quindi, se non cambieranno le cose, le spese correnti del Comune si reggeranno sul “tesoretto” lasciato dalla precedente Amministrazione Manca. La stessa sindaca Manuela Sangiorgi ha ammesso che «le entrate vengono da ConAmi e sanzioni» assicurando che «i documenti richiesti (dai revisori) arriveranno». Una promessa difficile da mantenere considerando che, al momento, il Cda è quello nominato dalla sola Sangiorgi che sta operando sugli atti urgenti e inderogabili (ed è in attesa di cosa dirà il Tar il 10 aprile sul ricorso avviato dagli altri 21 Comuni soci).

Tutto questo ha ovviamente aperto il fianco ad aspre critiche delle opposizioni, soprattutto considerando anche l’altra voce, assolutamente imprevedibile e poco piacevole, delle entrate per le multe: passate da 1,5 milioni del 2018 ad un’ipotesi di 3,5 milioni per il 2019.  

Opposizioni che, seppur ognuna con i propri distinguo, alla fine hanno bocciato tutte il primo bilancio della Giunta Sangiorgi. Il leghista Simone Carapia ha detto: «Non può essere considerato un bilancio del cambiamento che ci aspettiamo già dal prossimo anno, non ci sono più scuse». Per quanto riguarda il Pd, il capogruppo Roberto Visani, commenta: «L’aumento dell’Irpef all’aliquota massima, una “scorciatoia” che saranno i cittadini a pagare. Un altro aspetto è la sovrastima delle entrate su due grandi voci: le sanzioni da Codice della strada, che passeranno dai 2,1 milioni del 2018 a 3,5 milioni, con un aumento di oltre il 65 per cento. E le entrate derivanti dagli utili delle società partecipate. Una stima basata sul loro andamento storico, anche se nel 2018 la chiusura della discarica ha portato a una perdita di introiti. Una sovrastima che ha portato anche a una tirata d’orecchi abbastanza significativa da parte dei revisori dei conti per il margine di aleatorietà racchiuso in questo bilancio. Senza contare che il Conami è ancora paralizzato, dato che sulla nomina del Cda pende il giudizio del tribunale amministrativo. Gli investimenti sono ridotti al lumicino. Di nuovo non c’è niente – ha puntualizzato -, a parte i lavori pubblici realizzati con l’avanzo di bilancio messo da parte dalle amministrazioni precedenti, un “tesoretto” di quasi 8 milioni di euro, che non è del Pd, ma degli imolesi. E a parte i lavori con risorse sovracomunali». Stessi toni o quasi da Carmela Cappello di Imola guarda avanti: «E’ un bilancio che mette le mani in tasca ai cittadini, aumentando le tasse, ma non incrementa i servizi alla comunità né prevede opere pubbliche importanti, se non quelle che devono essere finanziate dallo Stato, dalla Regione o dalla Città Metropolitana. Non un euro del Comune. Non abbiamo sentito un solo obiettivo concreto, un solo impegno per lo sviluppo della città.» (l.a. lo.mi.)

Cosa c’è nel Bilancio del Comune di Imola, tra investimenti, aumento Irpef e dubbi dei revisori
Cronaca 22 Marzo 2019

Elezioni comunali, a Casalfiumanese il centrosinistra punta sulla venticinquenne Beatrice Poli

A Casalfiumanese il centrosinistra si presenta con il volto di Beatrice Poli, 25 anni, candidata sindaco per le prossime amministrative del 26 maggio. Nonostante la giovane età vanta una certa esperienza come amministratrice, dato che siede nell’attuale Giunta guidata da Gisella Rivola e con deleghe importanti (Sanità e Sociale, Cultura, Scuola, Frazioni e Pari opportunità). Nel contempo frequenta Scienze della formazione all’università di Bologna ed è insegnante supplente di scuola materna a Imola. Da qualche anno è tra coloro che hanno dato vita al gruppo giovani della Pro loco del paese.

Il nome della sua lista è “Insieme per Casalfiumanese”, nota di continuità rispetto alle precedenti elezioni.
«Sono iscritta al Pd ma l’intenzione è andare oltre, senza nasconderci, con una lista aperta al confronto, al dialogo con tutta la comunità, cercando di coinvolgerne la parte più giovane, che di solito rimane un po’ più marginale». La sindaca Rivola poteva candidarsi per il secondo mandato, invece è emerso il suo nome. «Ci siamo confrontati come iscritti Pd e c’è stata condivisione sul mio nome, tra cittadini di Casalfiumanese, nessuna “imposizione” da fuori o da Imola. Non si tratta di uno scontro con le persone ma di portare il mio contributo, quello che ho imparato in questi cinque anni».

Cosa porterà di questi cinque anni nel suo programma e quali cose nuove?
«Per il momento stiamo costruendo la lista, per il programma vorrei ascoltare prima di tutto chi si propone. E’ naturale, comunque, che quanto fatto lo porti con me su temi che abbiamo abbozzato ma che non riusciremo probabilmente a finire, come piazza Cavalli o il parcheggio di Casale basso. Come assessore ho lavorato tanto con i gruppi e le associazioni, il Teatro è diventata una realtà importantissima che abbiamo esteso alle frazioni».

Tramontata l’idea di una fusione nei comuni lungo il Santerno?
«Giusto o sbagliato che fosse quel film è finito e occorre cominciarne un altro. Bisogna dialogare in vallata, Casalfiuma-nese è incastrato fra tanti e non si può permettere di rimanere un’isola. Il tema o la sfida che sento più mia è quella dei giova-ni, integrare il loro entusiasmo con la competenza di chi ha più anni di esperienza, perché una comunità va avanti se c’è sinergia tra queste due compo-nenti. Occorre uno scambio di generazioni: tutti dicono largo ai giovani, poi quando è il mo-mento diventa difficile “lasciare lo scettro” e nello stesso tempo occorre accompagnare i giovani nel percorso, non lasciarli soli». (l.a.) 

L”intervista completa è su «sabato sera» del 21 marzo

Nella foto la candidata sindaco di Insieme per Casalfiumanese, Beatrice Poli

Elezioni comunali, a Casalfiumanese il centrosinistra punta sulla venticinquenne Beatrice Poli

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