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Cronaca 14 Febbraio 2019

Il centrosinistra di Castel Guelfo ha scelto: il candidato sindaco sarà l'attuale vice Claudio Franceschi

L’attuale vicesindaco Claudio Franceschi sarà il candidato sindaco della lista civica Insieme per Castel Guelfo alle prossime elezioni amministrative di fine maggio. La sua candidatura è stata espressa al termine di una serie di incontri, svoltisi tra dicembre e febbraio, con i sostenitori della stessa lista civica del sindaco uscente Cristina Carpeggiani, espressione di un centrosinistra allargato che vede al suo fianco anche il Pd.

Guelfese doc, 59 anni compiuti a gennaio, Franceschi è un coltivatore diretto ed imprenditore agricolo, già conosciuto a Castel Guelfo per le sue esperienze prima da consigliere comunale con l’ex sindaco Dino Landi e, nelle ultime due legislature, come assessore e vice della Carpeggiani.

Durante quest’ultimo mandato Franceschi ha gestito le deleghe all’Agricoltura, Lavori pubblici, Protezione civile e Viabilità.Nei mesi di dicembre, gennaio e febbraio si sono svolti alcuni incontri che si è reso disponibile ad iniziare un percorso che porterà alle elezioni 2019. Al termine delle serate, con consenso unanime, si è optato per la candidatura di Franceschi. (r.cro.)

Nella foto il vicesindaco Claudio Franceschi, candidato primo cittadino alle prossime elezioni amministrative per il centrosinistra a Castel Guelfo

Il centrosinistra di Castel Guelfo ha scelto: il candidato sindaco sarà l'attuale vice Claudio Franceschi
Cronaca 13 Febbraio 2019

Il bilancio del sindaco Rambaldi a fine mandato: «Abbiamo fatto molto per rendere lo sviluppo sostenibile per i cittadini»

Quando, dieci anni fa, Onelio Rambaldi iniziò il suo primo mandato disse che avrebbe solo preparato il terreno per qualcun altro, per i giovani, poi cinque anni fa le condizioni per il suo passo indietro non ci furono e ritornò ad indossare la fascia tricolore da sindaco. Ora è tempo di bilanci e di appendere quella fascia al chiodo.

Qualche esempio delle cose più importanti fatte in questi anni?
«Medicina nel 2009 veniva da un periodo di sviluppo intenso e rapido, fu un bene ma alle volte quando vai di fretta dimentichi qualcosa, in più c’erano già le prime avvisaglie della crisi. L’obiettivo fu rendere più vivibile e meno impattante per i cittadini quello sviluppo. Ad esempio, la rotonda su via Fava dedicata a Luciano Landi ha risolto un problema del traffico, altri piccoli interventi hanno teso a ricucire comparti scollegati con ciclabili, marciapiedi, parcheggi. Poi è stato fatto un grande e complesso lavoro per mettere in regola con fogne, luce, acquedotto la zona produttiva di Fossatone, coinvolgendo aziende, ConAmi ed Hera (che sta completando una nuova condotta per allacciare tutta l’area al depuratore). Questo permetterà di ottenere le certificazioni necessarie oggigiorno, l’area sarà appetibile e si potrà sviluppare. Poi, abbiamo lavorato sugli impianti sportivi, riqualificando le strutture o sostituendole, come il palazzetto per la ginnastica, responsabilizzando le società sportive: noi abbiamo allungato le convenzioni ma loro hanno collaborato investendo. Poi, ovviamente c’è la piscina coperta. Infine la messa in sicurezza delle scuole: abbiamo speso almeno 1 milione per miglioramenti antincendio, sismici e manutenzioni straordinarie».

In cosa sono stati diversi primo e secondo mandato?
«Sono stati diversissimi, il primo è stato caratterizzato dal patto di stabilità. Non potevamo spendere neppure l’avanzo, l’assessore Balestrazzi sintetizzava così: “Rischiamo di morire di fame col frigo pieno”. Abbiamo gestito una situazione immobile. Negli ultimi cinque anni invece abbiamo cominciato a mettere mano a temi che attendevano da anni con progettualità di medio e lungo periodo, vedi la riqualificazione del Canale di Medicina. Per fortuna nei primi cinque anni abbiamo anche messo a posto in modo maniacale il bilancio e siamo tra i pochi Comuni che l’hanno approvato a dicembre, quindi ogni onere che entra ora possiamo spenderlo e sappiamo bene come: la tariffe non vengono aumentate per il settimo anno consecutivo, anzi abbiamo previsto nuove agevolazioni per le persone fragili e le famiglie. Abbiamo una Casa della salute che offre servizi di qualità e grande umanità senza bisogno che le persone si spostino. E l’Asp è la dimostrazione di una gestione associata che funziona».

A proposito di gestioni associate, attualmente è presidente del Circondario, dove Imola pentastellata a giorni alterni parla di uscirne. Cosa pensa debba fare Medicina?
«Il Circondario ha senso se il comune più grande, cioè Imola, ci crede. Medicina ha i numeri per fare da sola ma oggi non vai molto lontano. Con Castel San Pietro si è ragionato di lavorare con altri, come Ozzano, che intendono fare le cose insieme».

Cosa si augura per Medicina e cosa attende il pensionato Rambaldi?
«Ricordo che io sono già un pensionato (ha 69 anni, ndr), ho accettato a suo tempo di fare il sindaco per dare una mano alla mia comunità, visto che me l’avevano chiesto. Per Medicina mi auguro che il Carmine venga recuperato e che la chiesa di Bologna ci metta lo stesso impegno che all’epoca ebbe il mondo cooperativo per la Sala del Suffragio (per vent’anni Rambaldi è stato presidente della Cooperativa lavoratori della terra di Medicina, ndr). Poi vorrei esserci per consegnare alla comunità il Centro feste Ca’ Nova, anch’esso un lascito del passato del mondo cooperativo, sarà nel 2027 quando avremo finito di pagare il mutuo, per cederlo senza debiti al Comune. In generale, noi quattro che siamo in Giunta dall’inizio, io, Matteo Montanari, Dilva Fava e Mauro Balestrazzi, abbiamo lavorato a progetti che andassero oltre il nostro mandato, io mi auguro che si continui, con metodi nuovi».

E sul fronte politico?
«Sono iscritto al Pd e ho ricoperto tanti incarichi politici, ma dopo il 26 maggio vorrei solo andare a lavare dei piatti nel Centro feste Ca’ Nova. Non sono stanco, ho la licenza da revisore legale, e continuo a fare il corso di aggiornamento perché la cooperativa autonoma di volontari che lo gestisce ha bisogno di un revisore, ovviamente gratis». (l.a.)

Il sindaco di Medicina, Onelio Rambaldi, in versione volontario alla Festa de l”Unità

Medicina

Il bilancio del sindaco Rambaldi a fine mandato: «Abbiamo fatto molto per rendere lo sviluppo sostenibile per i cittadini»
Cronaca 7 Febbraio 2019

Matteo Montanari rompe gli indugi: «Disponibile a candidarmi per un progetto che vada oltre il Pd»

«Oggi non è il momento di stare in ritirata ma di avere un po’ di incoscienza, coraggio e senso di servizio verso la propria comunità». E’ con questo spirito che Matteo Montanari rompe gli indugi e dice: «Sono disponibile a candidarmi». L’orizzonte è quello delle amministrative di maggio, quando anche Medicina dovrà votare per scegliere sindaco e Consiglio comunale. «Un certo mondo democratico, del centrosinistra e più ampio, si sta orientando sulla mia figura». L’attuale vicesindaco non rinnega la tessera del Pd che ha in tasca, ma non ha dubbi: «Oggi il Partito democratico non può pensare di essere autosufficiente, ma di mettersi a disposizione diventando per primo accogliente, far partecipare le persone, perché in tanti non l’hanno abbandonato solo perché sono impazziti…».

Sostegno e squadra per il suo progetto che dovrà «per forza andare oltre il Pd» li sta cercando «tra le persone che in questi anni si sono impegnate nell’associazionismo, nei mondi dello sport, dell’agricoltura, delle parrocchie. La vera forza del nostro territorio è la collaborazione, ciascuno per il suo pezzo. Pensiamo a nidi e asili paritari, sono stati fondamentali per dare una risposta quando nel pubblico non c’era posto. Io vengo da Sant’Antonio, Medicina ha un territorio ampissimo e le frazioni hanno storicamente una forte autonomia ma oggi vedono erodersi i servizi, banca, posta… Non si può pensare di fermare la marea o risolvere trend mondiali da Portonovo, ma possiamo dare il nostro contributo in area metropolitana affinché la specificità della pianura sia considerata accanto a città e montagna, così le vecchie testimonianze agrarie possono essere importanti per riqualificare il territorio».

Montanari negli ultimi dieci anni è stato assessore, nelle due Giunte Rambaldi si è occupato dai Lavori pubblici alla Viabilità, passando per Piano strategico, Cultura, Volontariato. Il «modo nuovo» di affrontare i problemi ha una base fondamentale: «Oggi la vera differenza la fa la competenza, i soldi li trovi. Noi l’abbiamo dimostrato finanziando negli ultimi cinque anni le opere pubbliche con una media del 50 per cento di fondi non nostri. Per la riqualificazione del Canale di Medicina 1 milione verrà dalla Regione su un progetto da 1,4 milioni, su 121 progetti siamo arrivati noni perché avevamo fatto il Piano strategico, cioè la partecipazione dei cittadini e preparando un progetto, ragionando sul medio-lungo periodo non solo nell’immediato. Il Carmine è un bene privato, della Curia di Bologna, tra qualche anno potremo rimetterlo a posto, è un rischio ma consideriamo le esternalità positive: daremo un valore aggiunto al centro storico e alle attività presenti, a quelle culturali. Oggi occorre avere prima di tutto una visione sul futuro e poi trovare gli strumenti nuovi per riuscirci, senza timore di fare. Altrimenti rischiamo di “essere bolliti”, anno dopo anno gestisci il declino, solo le buche delle strade, e io non sono disponibile a fare il sindaco per questo». (l.a.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 7 febbraio

Matteo Montanari rompe gli indugi: «Disponibile a candidarmi per un progetto che vada oltre il Pd»
Cronaca 4 Febbraio 2019

Marcello Flores D'Arcais il 5 febbraio alla Sala delle Stagioni per parlare della nuova destra europea

Anpi e Cidra, con la collaborazione dell’associazione culturale “Imprese e professioni”, organizzano la conferenza «La nuova destra europea: come capirla e come combatterla», che si terrà martedì 5 febbraio, alle ore 20.30, presso la sala delle Stagioni in via Emilia 25, a cura del professor Marcello Flores D’Arcais, docente di Storia comparata e Storia dei diritti umani nell’Università di Siena, dove dirige anche il Master europeo in Human Rights and Genocide Studies; fa parte del Comitato scientifico e del Comitato editoriale di «Storia della Shoah. La crisi dell’Europa, lo sterminio degli ebrei e la memoria del XX secolo» (Utet) di cui sono usciti sei volumi.

Marcello Flores D’Arcais affronta dunque questo tema di grande attualità e lo inquadra con queste parole: «La situazione politica internazionale si è caratterizzata, negli ultimi anni, dalla comparsa e poi dalla crescita di movimenti nazionalisti di tipo nuovo, caratterizzati principalmente dall’ossessiva difesa di una presunta identità nazionale coerente e da reiterate campagne contro gli immigrati (prima dai Paesi dell’Europa orientale, poi dell’Asia e dell’Africa) e particolarmente contro quelli di religione islamica, rivitalizzando fermenti razzisti che hanno anche riproposto un accentuato antisemitismo. Per quanto questi fenomeni – soprattutto il razzismo dichiarato – siano estremamente limitati, essi sono presenti all’interno o accanto i diversi movimenti di destra radicale che l’Europa ha visto crescere in questi anni.

Da questo punto di vista il percorso più significativo può essere considerato forse quello del Rassemblement National in Francia guidato da Marine Le Pen, che è stata capace di trasformare un movimento – quello guidato da suo padre – con forti e sicuri connotati razzisti, che si richiamavano al fascismo e al collaborazionismo di Vichy, in un movimento che ha ripudiato formalmente il razzismo ma ha fatto della battaglia per un’identità francese forte e unica e per il rifiuto della presenza di immigrati che indebolirebbero quella identità la propria ragione di esistere, ottenendo un lusinghiero successo.

Interrogarsi oggi sulle destre in Europa credo debba voler dire sostanzialmente due o tre cose tra loro diverse. La più importante è cercare di capire le ragioni di un successo che si può caratterizzare attorno al 20-35% in quasi tutti i paesi, dal momento che queste formazioni hanno attratto elettori e consensi che negli ultimi decenni erano invece andati a partiti della destra conservatrice ma ancora di orientamento liberale. La seconda è individuare il nuovo tipo di linguaggio, di propaganda, di politica «irrazionale» che viene sollecitata e portata avanti, che ha spesso contatti con alcune tipolo-gie propagandistiche e autoritarie di passati regimi totalitari.La terza è comprendere quanto le trasformazioni in atto nel mondo -quella che si chiama in modo sintetico la «globalizzazione» – hanno reso obsolete le risposte tradizionali, di tipo liberale, socialdemocratico, cristiano-sociale, che erano state date dal dopoguerra all’inizio di questo secolo e che non sembrano più capaci di offrire una prospettiva politica chiara; facilitando così le promesse illusorie e contraddittorie – oltre che spesso generiche e prive di reale senso – che le destre radicali propongono».

Nella foto a sinistra la manifestazione di Forza Nuova a Imola del dicembre 2016 e a destra la contromanifestazioni di partiti, movimenti e associazioni antifascisti

Marcello Flores D'Arcais il 5 febbraio alla Sala delle Stagioni per parlare della nuova destra europea
Cronaca 24 Gennaio 2019

Vicenda ConAmi, bloccati 25 milioni per fogne e acquedotti. E la busta del Museo Autodromo è ancora chiusa

I colpi di scena politici non hanno portato altrettanta vivacità sul fronte dell’operatività del ConAmi, dove continuano ad attendere una decisione 52 milioni di investimenti, almeno secondo il piano triennale approvato a suo tempo e tuttora vigente. Ogni fine anno il piano viene rivisto dal Cda e validato dall’assemblea per priorità e stanziamenti, ma questa volta nulla è stato fatto quindi direttore e struttura non vanno oltre l’ordinaria amministrazione.

Tanto per capirci, la busta arrivata con l’offerta per la gestione del Museo Checco Costa dell’autodromo, per il quale sono già stati spesi oltre 70 mila euro per i video dedicati a Senna per l’evento dell’1 maggio, è ancora sigillata in attesa che un Cda o l’assemblea nomini una commissione in grado di valutarla. Venerdì 18 è stato pubblicato il bando per realizzare il nuovo centro medico, sempre dell’autodromo, ma occorrerà poi sempre una commissione per assegnare i lavori. E si tratta di piccolezze, chieste da Imola nei mesi scorsi e accolte dall’assemblea dei soci, cioè dai sindaci, nonostante l’impasse politico.

Bloccato invece tutto il resto, interventi che riguardano i cittadini dei 23 comuni dal momento che fanno capo al Consorzio Ami le reti pubbliche di acqua, gas ed elettricità. Per prima cosa interventi da 8 milioni su acquedotti e impianti di depurazione che interessano Imola, Medicina, Conselice, Massa Lombarda, Brisighella, Riolo Terme; un pacchetto in cui rientra un depuratore e la fogna per Sant’Antonio a Medicina, nonché potenziamenti e nuove estensioni per Imola. Un progetto da 12 milioni per il potenziamento del potabilizzatore di Bubano e nuove condotte per portare l’acqua ai rubinetti delle case di Castel Bolognese, Solarolo e Riolo Terme e nel passaggio alle frazioni di Imola come Chiusura, per ridurre gli emungimenti da falda. Poi c’è l’implementazione dell’acquedotto industriale imolese verso la Bassa romagna, un progetto da 4 milioni e mezzo per proseguire nella logica di non sprecare acqua potabile per usi industriali utilizzando sempre le ex cave di Bubano per lo stoccaggio, l’idea è collegarsi con le aziende che ne hanno fatto richiesta verso il ravennate, oltre Mordano e Massa che sono già allacciati, tra l’altro serve per limitare gli emungimenti dove la subsidenza è un grosso problema. (l.a.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 24 gennaio

Nella foto la sindaca di Imola, Manuela Sangiorgi, durante l”assemblea dei soci semi-deserta nella quale ha nominato in solitaria il Cda di ConAmi

Vicenda ConAmi, bloccati 25 milioni per fogne e acquedotti. E la busta del Museo Autodromo è ancora chiusa
Cronaca 18 Gennaio 2019

Caso ConAmi, parla la presidente incaricata Stefania Forte: “Accetto la nomina, sono un tecnico fuori da giochi politici'

«Ho appreso ieri sera della nomina, non ho ancora visto il sindaco, ma ritengo di accettare. Fare la presidente del Cda del ConAmi è una sfida che mi entusiasma, mi piace  e mi gratifica». Questa la dichiarazione di Stefania Forte, raggiunta telefonicamente oggi dopo la nomina da parte della sindaca di Imola, Manuela Sangiorgi, durante un’assemblea dei soci che definire una forzatura è dir poco. Forte attualmente è la responsabile dell’Area giurido-amministrativa, appalti, contratti  ed economato della Sassuolo Gestioni Patrimoniali Srl, in house che si occupa della manutenzione ordinaria e straordinaria del Comune di Sassuolo, una sorta di Benicomuni più service per tributi e patrimonio.

Salvo sorprese, si tratta di un Cda che durerà appena pochi mesi, dato che la scadenza è fissata a giugno (scadenza naturale di quello dimissionario precedente), come affermato dalla stessa Sangiorgi. Non ci sarà molto tempo…
«Si farà quello che si può fino a quel momento, si darà continuità al lavoro, il Consorzio è già ben inquadrato ma un Cda ci vuole».

Non è preoccupata per una procedura di nomina irrituale e contestata dove la politica c’entra tanto?
«Quando ci sono contestazioni non è mai piacevole ma il Cda deve espletare il suo ruolo in nome della trasparenza e legalità e non può che essere fedele e leale al suo ruolo e lo dimostrerò a tutti i soci. Ritengo di poter essere una garanzia anche per loro. Mi ritengo un tecnico fuori da giochi politici, ho risposto ad un avviso pubblico e il sindaco ha ritenuto di proporre la mia candidatura. Io sono a disposizione, si deve essere fedeli alla carica e non ad un colore politico».

Da un punto di vista giuridico quanto fatto dalla sindaca Sangiorgi ieri è un po’ una scommessa…
«Beh c’è il parere di un illustre avvocato…».

L’ha letto?
«Sì l’ho letto». (l.a.)

Caso ConAmi, parla la presidente incaricata Stefania Forte: “Accetto la nomina, sono un tecnico fuori da giochi politici'
Cronaca 18 Gennaio 2019

Caso ConAmi, la sindaca Sangiorgi nomina da sola il Cda. Gli altri sindaci: “Non c'è il numero legale. Voto non valido'

Martedì è arrivata nuovamente una lettera di «prima convocazione» per mercoledì di una riunione «d’urgenza» dei 23 sindaci soci del ConAmi, da parte della presidente Sangiorgi, alla quale non si è presentata (ed è mancato anche il numero legale). E ieri sera in «seconda convocazione» il blitz, come è stato definito dagli altri sindaci, per la nomina del Cda. La prassi ad avvalorare la teoria del ConAmi uguale ad una partecipata, ovvero a legittimare Imola a far da sé forte del suo 66% ignorando le regole dello statuto che tra pesi e contrappesi obbliga Imola a non decidere da sola e agli altri di non decidere senza Imola.

Ma cos’è successo ieri sera? Questa la sintesi. La sindaca di Imola Manuela Sangiorgi ad un capo del tavolo, accanto a lei il direttore Stefano Mosconi in veste di segretario verbalizzante, poi un’infilata di sedie vuote e all’altro capo del tavolo il sindaco di Castel del Rio Alberto Baldazzi, in audioconferenza quello di Sant’Agata Enea Emiliani. Imbarazzo e incredulità palpabile.

Sangiorgi legge la comunicazione da presidente: «In assenza di norma statutaria specifica che disciplini e risolva lo stallo attuale si procede come da parere acquisito ai sensi dell’art. 2369 del codice civile». E poi procede a nominare presidente del Cda, «proposta da Imola» Stefania Forte. Emiliani che dall’altro capo del telefono dice «per me l’assemblea non ha il numero legale, non è valida e quindi non partecipo al voto». Stessi toni per Baldazzi. Lo stesso Mosconi che dice: «Da statuto non è legalmente costituita la seduta ma il presidente è il sindaco di Imola e io mi limito a verbalizzare….».

Sangiorgi va avanti a leggere passando alla nomina del Cda: La «proposta di Imola è di sostituzione di 3 membri del Cda con Sara Cirone, Luciano Pirazzoli e Giulio Cristofori, che avrà naturale scadenza come da statuto per un Cda già in carica. Dichiaro quindi la sostituzione di 3 membri del Cda votata favorevolmente».Si ripetono le dichiarazioni di Castel del Rio e Sant’Agata che aggiunge «la invito a rispettare lo statuto del ConAmi anche per rispetto dei sindaci rappresentanti le tante comunità del Consorzio». Allibito anche Fausto Tinti di Castel San Pietro arrivato alle 18.22 (l’assemblea era fissata per le 18) «Non partecipo al voto ma non c’è numero legale…». Fine.  

Tutto verbalizzato e soprattutto ripreso dalle telecamere di un blogger-giornalista locale, unico «invitato» dalla sindaca stessa per fare le riprese e rilanciarle in streaming sulla Pagina Facebook del blog stesso, dove è tuttora visibile (non su quella del Comune né sulla pagina ufficiale della sindaca). Forse Sangiorgi era stata punta sul vivo in uno dei temi cari del Movimento (lo streaming) dal sindaco di Dozza Luca Albertazzi durante l’assemblea di lunedì scorso. 

Lunedì 14, infatti, l’assemblea dei 23 soci ConAmi si era vista bocciare per il niet di Imola (voto a favore di tutti gli altri), la seconda cinquina di nomi presentata invece secondo le regole statutarie. Un gioco a somma zero che aveva avuto il risultato di irritare irrimediabilmente tutti gli altri colleghi sindaci, a prescindere dal colore politico. E il civico Albertazzi, che si era fatto promotore della cinquina precedente che aveva al vertice proprio Sara Cirone (inserita poi nella quartina finale del Cda di Imola) aveva concluso deciso: «Dispiace quanto sta accadendo. E auspico che d’ora in avanti si facciano le riprese e lo streaming delle sedute del ConAmi in cui si parla del Cda perché è ora che i cittadini si rendano conto di cosa sta accadendo. Questo è un Consorzio non il Cda di una Spa né un Consiglio comunale, non c’entra la politica, ma occorre avere la capacità di tessere delle relazioni».

Con buona pace di chi sostiene che stia andando in onda l’estremo tentativo dei sindaci del Pd di costringere Imola (a guida 5Stelle) a scelte che non condivide. «Questo timore di guidare le cose e lo dico da civico – aveva aggiunto anche Baldazzi di Castel del Rio – con un risvolto politico di segno totalitario non so se per conto proprio o per conto terzi che porterà questo territorio a sbattere».

Un gioco a somma zero che aveva avuto il solo risultato di irritare irrimediabilmente gli altri colleghi sindaci. La cinquina bocciata lunedì vedeva come presidente l’ex vertice di Sacmi e l’attuale presidente di Alleanza delle coop. italiane Imola Domenico Olivieri. Secondo Sangiorgi «non ha le competenze tecniche necessarie in quanto ha un diploma di perito elettrotecnico» (gli altri nomi erano quelli di Stefania Corrado, Giulio Cristofori, Carlo Baseggio e Mirco Minghini). Non solo, come contraltare Imola aveva proposto, per l’ennesima volta, di votare una quartina di nomi con presidente Luciano Pirazzoli, considerando come quinto il consigliere Stefano Cassani, il solo a non essersi dimesso il 24 agosto dello scorso anno del Cda precedente.

Da notare che, come aveva ricordato per tutti Davide Missiroli, sindaco civico di Brisighella, Cassani in realtà era considerato decaduto e la stessa Sangiorgi l’aveva informato in ottobre con una lettera.

E adesso? Per il momento gli altri sindaci hanno informato il prefetto di Bologna Patrizia Impresa dell”accaduto che dovrà decidere se è nelle sue competenze intervenire e in che modo. Poi stanno valutando come procedere. «Il tempo della mediazione è finito – ragiona Onelio Rambaldi sindaco Pd di Medicina – Sulla testa di Sangiorgi pende una mozione di sfiducia firmata da 17 sindaci su 23 che non ha voluto discutere, era legittimata ieri a fare la presidente dell”assemblea?».(l.a.) 

Nella foto grande due immagini tratte dal video dell”assemblea ConAmi di ieri sera, nell”altra la panoramica dell”assemblea di lunedì 14

Caso ConAmi, la sindaca Sangiorgi nomina da sola il Cda. Gli altri sindaci: “Non c'è il numero legale. Voto non valido'
Cronaca 18 Gennaio 2019

Via le traduzioni in arabo dall'ospedale, il M5S vota la mozione della Lega. La precisazione dell'Ausl

Nel consiglio comunale di martedì sera, con i voti di Lega e 5Stelle e l’astensione del Pd, è stata approvata la mozione presentata dal consigliere del Carroccio, Daniele Marchetti affinché la cartellonistica delle strutture sanitarie sia solo in italiano e in inglese. Politicamente parlando la maggioranza, compatta, ha votato una mozione presentata da un partito, formalmente, all’opposizione, la Lega.

Tema del contendere, anch’esso di forma (o propaganda politica) più che sostanza, ovvero l’eliminazione dai cartelloni dell’ospedale delle indicazioni tradotte anche in arabo.  “Non si tratta di razzismo, anzi – ha detto Marchetti -: così non verranno discriminate tutte le etnie non arabofone presenti sul nostro territorio. Perché l”arabo e non il francese (molto diffuso, tra l”altro, nei Paesi francofoni dell”Africa) piuttosto che il cinese o il filippino?”. “Sia chiaro sin da ora che l”approvazione di questa mozione non comporterà alcun aumento di spesa pubblica – ha aggiunto Marchetti -: l”operazione riguarderà le installazioni per reparti di nuova apertura, le segnaletiche logorate o quelle oggetto di traslochi. E’ in questo modo, graduale, che arriveremo alla sostituzione completa della cartellonistica”. Insomma approvata la mozione del Comune di Imola ora secondo Marchetti l’Ausl di adeguerà. 

Ma su questo punto, l’Azienda sanitaria imolese ci ha tenuto a precisare con una nota che non è proprio così. La scelta di tradurre in arabo, francese ed inglese venne presa nel 2004, poi, “come chiarito in una nota informativa inviata al Comune di Imola il 12 dicembre, già da molti anni, dal 2010 circa, ogni qualvolta la segnaletica esige di essere sostituita la sola traduzione presente è quella in lingua inglese, pur restando presenti, residualmente e per la segnaletica dei punti di maggior afflusso, alcuni cartelli multilingue”.  

Il motivo? Troppe scritte e poco spazio complicavano la lettura invece di facilitarla. Per non parlare del fatto che le traduzioni in arabo possono essere diverse a seconda del paese. Da qui la scelta, più o meno contestuale, di affidarsi ai “codici colore”, comprensibili a prescindere dalla lingua e dall”età (tanto per capirci i famosi pallini a terra che disegnano i percorsi all’interno dell’ospedale). Una decisione che discende dal lavoro costante di aggiornamento che si fa sulla cartellonistica “attraverso il gruppo di lavoro con tecnici, comunicatori e cittadini del Comitato consultivo misto (Ccm) degli utenti definito “gruppo accesso ed equità” che sceglie, per l’appunto, le modifiche da fare nella cartellonistica (ad esempio per nuovi reparti o modalità di accesso)”.

Detto ciò, l’Ausl ci ha tenuto anche a ribadire che “si impegna costantemente a favorire l’orientamento di tutte le persone che a vario titolo accedono alle proprie strutture, garantendo a coloro che hanno maggiori difficoltà per qualsivoglia motivo, una attenzione ed un supporto particolari, per raggiungere obiettivi di massima equità e comprensibilità dei messaggi, senza alcuna velleità discriminatoria”. (l.a.)

Via le traduzioni in arabo dall'ospedale, il M5S vota la mozione della Lega. La precisazione dell'Ausl
Cronaca 17 Gennaio 2019

Beppe Grillo avvistato a Imola dopo le dimissioni dell'assessora Dhimgjini

Nessuna novità ufficiale sul fronte delle ipotesi di rimpasto in Giunta dopo le dimissioni dell”assessora Ina Dhimgjini. Nel frattempo oggi è stato avvistato a Imola, Beppe Grillo. Il comico che si è fatto leader politico del Movimento è stato notato chiacchierare all”hotel Molino Rosso con Gabriele Betti, noto attivista 5Stelle imolese, sempre presente e vicinissimo ai vertici, ma sempre in ruoli di retroguardia mai di frontman, grande amico di Massimo Bugani (capogruppo in consiglio comunale a Bologna e vicecapo della segreteria del vicepremier Di Maio).

Forse il momento di difficoltà di Imola (Dhimgjini è il secondo pezzo della squadra Sangiorgi che lascia in appena sei mesi, per non parlare dell”impasse sul Cda del ConAmi che blocca investimenti e attività) ha richiesto una visita sul Santerno? Dal Comune dicono che non è previsto alcun incontro tra Grillo e Sangiorgi. «C”è un legame di amicizia personale con Betti, probabilmente Grillo è venuto per questo, magari per mangiare un piatto di tagliatelle…».

E il nuovo assessore o assessora? Sangiorgi ribadisce solo che «è avviato il percorso per trovare chi sostituirà Ina». Da riassegnare ci sono deleghe fondamentali, non solo da un punto di vista dei servizi comunali come le politiche sanitarie o sociali o quelle abitative, ma anche altre che facevano parte esplicitamente del mandato della Giunta Sangiorgi, come la disabilità o la famiglia. Poi ci sono pari opportunità, partecipazione, volontariato. (l.a.)

Nelle foto Beppe Grillo (a destra) a Imola a colloquio con Gabriele Betti (al centro) – Foto Isolapress

Beppe Grillo avvistato a Imola dopo le dimissioni dell'assessora Dhimgjini
Cronaca 17 Gennaio 2019

Buona Settimana di Marco Raccagna: “Mediterraneo, il mare che Salvini pensa sia suo'

Fabrizio De Andrè, genovese di nascita e sardo di adozione, due luoghi in cui il mare «conta», è morto 20 anni fa: l’11 gennaio del 1999. E’ stato a mio avviso uno dei grandi poeti del novecento italiano, anche se lui preferiva «precauzionalmente» definirsi cantautore. Ha scritto canzoni bellissime e ha cantato gli ultimi, gli emarginati, l’impegno civile, la solitudine che si fa serenità per trovare l’amore e la libertà. Ci ha lasciato un album testamento, Anime salve, del 1996. Ci tornerò su.

Il 4 marzo 2018 le elezioni politiche hanno premiato Movimento5Stelle e Lega ed oggi il consenso dei due partiti sommati oscilla tra il 55% e il 58%. Un consenso ampio, che essi alimentano in un crescendo continuo di sfide e che stanno usando per «fare» poche e maldestre cose. Qui mi interessa il cosiddetto «decreto sicurezza», che ha introdotto nuove disposizioni in materia della concessione dell’asilo, abolendo di fatto la protezione per motivi umanitari, mentre i permessi di soggiorno dei richiedenti asilo non basteranno più per iscriversi all’anagrafe o avere una residenza, cosicché molti si troveranno per strada una volta usciti dai centri di prima accoglienza.

E mi interessa la chiusura «politica» dei porti italiani agli extracomunitari (non c’è decreto e le dichiarazioni via twitter ancora non contano giuridicamente…), donne incinta e bambini inclusi. Il luogo geografico in cui tutto ciò avviene è il mar Mediterraneo, il «mare Nostrum» degli antichi romani. Un luogo raccontato in modo differente e fantastico da Fernand Braudel (Il mediterraneo. Lo spazio e la storia, gli uomini e la tradizione) e da Predrag Matvejevic (Breviario Mediterraneo).Un mare che, nonostante il vicepremier Salvini probabilmente pensi sia proprio nostro, al contrario ha molte geografie e molte culture, e coltivazioni e fisionomie, e padroni, che a volte si aiutano e a volte si fronteggiano, oggi e nella storia.

Un mare che molti secoli fa conteneva il mondo, fino alle colonne d’Ercole, e che oggi è da esso contenuto. Un mare che dà acqua ad altri mari, che poi prendono altri nomi e appartenenze e parlano lingue diverse. Greci, arabi, romani, fenici, veneziani, pisani, genovesi, amalfitani e finanche celti, vichinghi e quanti altri lo hanno navigato, per scoperta e conquista, e ci hanno portato le proprie divinità, molte e spesso arrabbiate.Il Mediterraneo è da sempre un crocevia di genti, di commerci, di contatti e relazioni, di coste, di isole, di boe e approdi, di battaglie, di rotte. E’ un mare di arance e limoni, ulivi e cipressi, di sabbia portata dal vento e di immobili rocce, di trasparenze e burrasche. E’ il mare su cui si affacciano tre continenti e attraverso il quale, ben dopo l’anno 1000, la civiltà islamica spinse l’Europa a uscire dal Medioevo.Cosa è accaduto allora perché si arrivasse a urlare porti chiusi (!) e prima gli italiani (!)? Come si è giunti a rifiutare il soccorso a chi soccombe, prima a casa sua e poi nel mare Nostrum? Perché moli e banchine e spiagge e scogli si sono trasformati in luoghi impossibili da raggiungere o sui quali stendersi e morire, invece che trampolini per un tuffo nel mare? Perché il Mediterraneo da crocevia di storie e culture è diventato un mare immobile, pieno di scialuppe e gommoni e barche rotte, di solitudini e disperazioni che affondano e muoiono con lui e con tutta la civiltà, l’etica e la morale delle genti che lo abitano?

La sovrapposizione della paura del diverso, del migrante, di coloro che arrivano dall’altra sponda del mare Nostrum, alle crescenti disuguaglianze divenute insopportabili; il sommarsi dell’impoverimento di vastissimi strati della popolazione ad un’insicurezza totalizzante e a frustrazioni non più traducibili dalla politica tradizionale in proposte e azioni di governo sentite come condivise e rispondenti ai bisogni, tutto ciò ha travolto tutto e tutti. E l’odio, l’ignoranza che si erge a cultura dominante e forma un nuovo dizionario delle menti, il rancore verso gli altri, la ricerca di un nemico e un colpevole da accusare ogni volta che qualcosa non va, nella nostra vita quotidiana e personale o in quella di un intero Stato e del suo Governo, ha coperto tutto.La vergogna e quindi l’indignazione faticano a trovare espressione, in un’Italia già vista e in un’Europa colpevolmente indifferente.

Non abbiamo imparato nulla o quasi. E pensare che la storia qualcosa ci ha detto in un ultimo secolo con due guerre mondiali e molti disastri locali, tra cui quello di 25 anni fa stretto tra i Balcani e il mare dell’Intimità, il mar Adriatico. No, i muri tornano ad alzarsi, negli Stati Uniti, in Europa, nei porti, tra le genti che sono morte per abbatterli decenni orsono.

Le leggi se sono sbagliate si bocciano (se si hanno i numeri per farlo, naturalmente) o si cerca di modificarle. Quello che sta accadendo è purtroppo più in profondità. E’ nelle menti e nei cuori di ciascuno di noi e della moltitudine.Per questo credo non si possa restare a guardare. E non importa se non si è tutti uguali e la si pensa un po’ diversamente. Nei parlamenti, nelle piazze, sui social, nei congressi: ora sarebbe il caso di darsi la mano e gridare che c’è un Mediterraneo che affonda e che bisogna salvare.

E si potrebbe cantare con De Andrè «ricorda Signore questi servi disobbedienti alle leggi del branco, non dimenticare il loro volto, che dopo tanto sbandare è appena giusto che la fortuna li aiuti, come una svista, come un”anomalia, come una distrazione, come un dovere» (Smisurata preghiera da Anime salve, 1996).Buona settimana. (Marco Raccagna)

Buona Settimana di Marco Raccagna: “Mediterraneo, il mare che Salvini pensa sia suo'

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