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Cronaca 18 Gennaio 2019

Caso ConAmi, parla la presidente incaricata Stefania Forte: “Accetto la nomina, sono un tecnico fuori da giochi politici'

«Ho appreso ieri sera della nomina, non ho ancora visto il sindaco, ma ritengo di accettare. Fare la presidente del Cda del ConAmi è una sfida che mi entusiasma, mi piace  e mi gratifica». Questa la dichiarazione di Stefania Forte, raggiunta telefonicamente oggi dopo la nomina da parte della sindaca di Imola, Manuela Sangiorgi, durante un’assemblea dei soci che definire una forzatura è dir poco. Forte attualmente è la responsabile dell’Area giurido-amministrativa, appalti, contratti  ed economato della Sassuolo Gestioni Patrimoniali Srl, in house che si occupa della manutenzione ordinaria e straordinaria del Comune di Sassuolo, una sorta di Benicomuni più service per tributi e patrimonio.

Salvo sorprese, si tratta di un Cda che durerà appena pochi mesi, dato che la scadenza è fissata a giugno (scadenza naturale di quello dimissionario precedente), come affermato dalla stessa Sangiorgi. Non ci sarà molto tempo…
«Si farà quello che si può fino a quel momento, si darà continuità al lavoro, il Consorzio è già ben inquadrato ma un Cda ci vuole».

Non è preoccupata per una procedura di nomina irrituale e contestata dove la politica c’entra tanto?
«Quando ci sono contestazioni non è mai piacevole ma il Cda deve espletare il suo ruolo in nome della trasparenza e legalità e non può che essere fedele e leale al suo ruolo e lo dimostrerò a tutti i soci. Ritengo di poter essere una garanzia anche per loro. Mi ritengo un tecnico fuori da giochi politici, ho risposto ad un avviso pubblico e il sindaco ha ritenuto di proporre la mia candidatura. Io sono a disposizione, si deve essere fedeli alla carica e non ad un colore politico».

Da un punto di vista giuridico quanto fatto dalla sindaca Sangiorgi ieri è un po’ una scommessa…
«Beh c’è il parere di un illustre avvocato…».

L’ha letto?
«Sì l’ho letto». (l.a.)

Caso ConAmi, parla la presidente incaricata Stefania Forte: “Accetto la nomina, sono un tecnico fuori da giochi politici'
Cronaca 18 Gennaio 2019

Caso ConAmi, la sindaca Sangiorgi nomina da sola il Cda. Gli altri sindaci: “Non c'è il numero legale. Voto non valido'

Martedì è arrivata nuovamente una lettera di «prima convocazione» per mercoledì di una riunione «d’urgenza» dei 23 sindaci soci del ConAmi, da parte della presidente Sangiorgi, alla quale non si è presentata (ed è mancato anche il numero legale). E ieri sera in «seconda convocazione» il blitz, come è stato definito dagli altri sindaci, per la nomina del Cda. La prassi ad avvalorare la teoria del ConAmi uguale ad una partecipata, ovvero a legittimare Imola a far da sé forte del suo 66% ignorando le regole dello statuto che tra pesi e contrappesi obbliga Imola a non decidere da sola e agli altri di non decidere senza Imola.

Ma cos’è successo ieri sera? Questa la sintesi. La sindaca di Imola Manuela Sangiorgi ad un capo del tavolo, accanto a lei il direttore Stefano Mosconi in veste di segretario verbalizzante, poi un’infilata di sedie vuote e all’altro capo del tavolo il sindaco di Castel del Rio Alberto Baldazzi, in audioconferenza quello di Sant’Agata Enea Emiliani. Imbarazzo e incredulità palpabile.

Sangiorgi legge la comunicazione da presidente: «In assenza di norma statutaria specifica che disciplini e risolva lo stallo attuale si procede come da parere acquisito ai sensi dell’art. 2369 del codice civile». E poi procede a nominare presidente del Cda, «proposta da Imola» Stefania Forte. Emiliani che dall’altro capo del telefono dice «per me l’assemblea non ha il numero legale, non è valida e quindi non partecipo al voto». Stessi toni per Baldazzi. Lo stesso Mosconi che dice: «Da statuto non è legalmente costituita la seduta ma il presidente è il sindaco di Imola e io mi limito a verbalizzare….».

Sangiorgi va avanti a leggere passando alla nomina del Cda: La «proposta di Imola è di sostituzione di 3 membri del Cda con Sara Cirone, Luciano Pirazzoli e Giulio Cristofori, che avrà naturale scadenza come da statuto per un Cda già in carica. Dichiaro quindi la sostituzione di 3 membri del Cda votata favorevolmente».Si ripetono le dichiarazioni di Castel del Rio e Sant’Agata che aggiunge «la invito a rispettare lo statuto del ConAmi anche per rispetto dei sindaci rappresentanti le tante comunità del Consorzio». Allibito anche Fausto Tinti di Castel San Pietro arrivato alle 18.22 (l’assemblea era fissata per le 18) «Non partecipo al voto ma non c’è numero legale…». Fine.  

Tutto verbalizzato e soprattutto ripreso dalle telecamere di un blogger-giornalista locale, unico «invitato» dalla sindaca stessa per fare le riprese e rilanciarle in streaming sulla Pagina Facebook del blog stesso, dove è tuttora visibile (non su quella del Comune né sulla pagina ufficiale della sindaca). Forse Sangiorgi era stata punta sul vivo in uno dei temi cari del Movimento (lo streaming) dal sindaco di Dozza Luca Albertazzi durante l’assemblea di lunedì scorso. 

Lunedì 14, infatti, l’assemblea dei 23 soci ConAmi si era vista bocciare per il niet di Imola (voto a favore di tutti gli altri), la seconda cinquina di nomi presentata invece secondo le regole statutarie. Un gioco a somma zero che aveva avuto il risultato di irritare irrimediabilmente tutti gli altri colleghi sindaci, a prescindere dal colore politico. E il civico Albertazzi, che si era fatto promotore della cinquina precedente che aveva al vertice proprio Sara Cirone (inserita poi nella quartina finale del Cda di Imola) aveva concluso deciso: «Dispiace quanto sta accadendo. E auspico che d’ora in avanti si facciano le riprese e lo streaming delle sedute del ConAmi in cui si parla del Cda perché è ora che i cittadini si rendano conto di cosa sta accadendo. Questo è un Consorzio non il Cda di una Spa né un Consiglio comunale, non c’entra la politica, ma occorre avere la capacità di tessere delle relazioni».

Con buona pace di chi sostiene che stia andando in onda l’estremo tentativo dei sindaci del Pd di costringere Imola (a guida 5Stelle) a scelte che non condivide. «Questo timore di guidare le cose e lo dico da civico – aveva aggiunto anche Baldazzi di Castel del Rio – con un risvolto politico di segno totalitario non so se per conto proprio o per conto terzi che porterà questo territorio a sbattere».

Un gioco a somma zero che aveva avuto il solo risultato di irritare irrimediabilmente gli altri colleghi sindaci. La cinquina bocciata lunedì vedeva come presidente l’ex vertice di Sacmi e l’attuale presidente di Alleanza delle coop. italiane Imola Domenico Olivieri. Secondo Sangiorgi «non ha le competenze tecniche necessarie in quanto ha un diploma di perito elettrotecnico» (gli altri nomi erano quelli di Stefania Corrado, Giulio Cristofori, Carlo Baseggio e Mirco Minghini). Non solo, come contraltare Imola aveva proposto, per l’ennesima volta, di votare una quartina di nomi con presidente Luciano Pirazzoli, considerando come quinto il consigliere Stefano Cassani, il solo a non essersi dimesso il 24 agosto dello scorso anno del Cda precedente.

Da notare che, come aveva ricordato per tutti Davide Missiroli, sindaco civico di Brisighella, Cassani in realtà era considerato decaduto e la stessa Sangiorgi l’aveva informato in ottobre con una lettera.

E adesso? Per il momento gli altri sindaci hanno informato il prefetto di Bologna Patrizia Impresa dell”accaduto che dovrà decidere se è nelle sue competenze intervenire e in che modo. Poi stanno valutando come procedere. «Il tempo della mediazione è finito – ragiona Onelio Rambaldi sindaco Pd di Medicina – Sulla testa di Sangiorgi pende una mozione di sfiducia firmata da 17 sindaci su 23 che non ha voluto discutere, era legittimata ieri a fare la presidente dell”assemblea?».(l.a.) 

Nella foto grande due immagini tratte dal video dell”assemblea ConAmi di ieri sera, nell”altra la panoramica dell”assemblea di lunedì 14

Caso ConAmi, la sindaca Sangiorgi nomina da sola il Cda. Gli altri sindaci: “Non c'è il numero legale. Voto non valido'
Cronaca 18 Gennaio 2019

Via le traduzioni in arabo dall'ospedale, il M5S vota la mozione della Lega. La precisazione dell'Ausl

Nel consiglio comunale di martedì sera, con i voti di Lega e 5Stelle e l’astensione del Pd, è stata approvata la mozione presentata dal consigliere del Carroccio, Daniele Marchetti affinché la cartellonistica delle strutture sanitarie sia solo in italiano e in inglese. Politicamente parlando la maggioranza, compatta, ha votato una mozione presentata da un partito, formalmente, all’opposizione, la Lega.

Tema del contendere, anch’esso di forma (o propaganda politica) più che sostanza, ovvero l’eliminazione dai cartelloni dell’ospedale delle indicazioni tradotte anche in arabo.  “Non si tratta di razzismo, anzi – ha detto Marchetti -: così non verranno discriminate tutte le etnie non arabofone presenti sul nostro territorio. Perché l”arabo e non il francese (molto diffuso, tra l”altro, nei Paesi francofoni dell”Africa) piuttosto che il cinese o il filippino?”. “Sia chiaro sin da ora che l”approvazione di questa mozione non comporterà alcun aumento di spesa pubblica – ha aggiunto Marchetti -: l”operazione riguarderà le installazioni per reparti di nuova apertura, le segnaletiche logorate o quelle oggetto di traslochi. E’ in questo modo, graduale, che arriveremo alla sostituzione completa della cartellonistica”. Insomma approvata la mozione del Comune di Imola ora secondo Marchetti l’Ausl di adeguerà. 

Ma su questo punto, l’Azienda sanitaria imolese ci ha tenuto a precisare con una nota che non è proprio così. La scelta di tradurre in arabo, francese ed inglese venne presa nel 2004, poi, “come chiarito in una nota informativa inviata al Comune di Imola il 12 dicembre, già da molti anni, dal 2010 circa, ogni qualvolta la segnaletica esige di essere sostituita la sola traduzione presente è quella in lingua inglese, pur restando presenti, residualmente e per la segnaletica dei punti di maggior afflusso, alcuni cartelli multilingue”.  

Il motivo? Troppe scritte e poco spazio complicavano la lettura invece di facilitarla. Per non parlare del fatto che le traduzioni in arabo possono essere diverse a seconda del paese. Da qui la scelta, più o meno contestuale, di affidarsi ai “codici colore”, comprensibili a prescindere dalla lingua e dall”età (tanto per capirci i famosi pallini a terra che disegnano i percorsi all’interno dell’ospedale). Una decisione che discende dal lavoro costante di aggiornamento che si fa sulla cartellonistica “attraverso il gruppo di lavoro con tecnici, comunicatori e cittadini del Comitato consultivo misto (Ccm) degli utenti definito “gruppo accesso ed equità” che sceglie, per l’appunto, le modifiche da fare nella cartellonistica (ad esempio per nuovi reparti o modalità di accesso)”.

Detto ciò, l’Ausl ci ha tenuto anche a ribadire che “si impegna costantemente a favorire l’orientamento di tutte le persone che a vario titolo accedono alle proprie strutture, garantendo a coloro che hanno maggiori difficoltà per qualsivoglia motivo, una attenzione ed un supporto particolari, per raggiungere obiettivi di massima equità e comprensibilità dei messaggi, senza alcuna velleità discriminatoria”. (l.a.)

Via le traduzioni in arabo dall'ospedale, il M5S vota la mozione della Lega. La precisazione dell'Ausl
Cronaca 17 Gennaio 2019

Beppe Grillo avvistato a Imola dopo le dimissioni dell'assessora Dhimgjini

Nessuna novità ufficiale sul fronte delle ipotesi di rimpasto in Giunta dopo le dimissioni dell”assessora Ina Dhimgjini. Nel frattempo oggi è stato avvistato a Imola, Beppe Grillo. Il comico che si è fatto leader politico del Movimento è stato notato chiacchierare all”hotel Molino Rosso con Gabriele Betti, noto attivista 5Stelle imolese, sempre presente e vicinissimo ai vertici, ma sempre in ruoli di retroguardia mai di frontman, grande amico di Massimo Bugani (capogruppo in consiglio comunale a Bologna e vicecapo della segreteria del vicepremier Di Maio).

Forse il momento di difficoltà di Imola (Dhimgjini è il secondo pezzo della squadra Sangiorgi che lascia in appena sei mesi, per non parlare dell”impasse sul Cda del ConAmi che blocca investimenti e attività) ha richiesto una visita sul Santerno? Dal Comune dicono che non è previsto alcun incontro tra Grillo e Sangiorgi. «C”è un legame di amicizia personale con Betti, probabilmente Grillo è venuto per questo, magari per mangiare un piatto di tagliatelle…».

E il nuovo assessore o assessora? Sangiorgi ribadisce solo che «è avviato il percorso per trovare chi sostituirà Ina». Da riassegnare ci sono deleghe fondamentali, non solo da un punto di vista dei servizi comunali come le politiche sanitarie o sociali o quelle abitative, ma anche altre che facevano parte esplicitamente del mandato della Giunta Sangiorgi, come la disabilità o la famiglia. Poi ci sono pari opportunità, partecipazione, volontariato. (l.a.)

Nelle foto Beppe Grillo (a destra) a Imola a colloquio con Gabriele Betti (al centro) – Foto Isolapress

Beppe Grillo avvistato a Imola dopo le dimissioni dell'assessora Dhimgjini
Cronaca 17 Gennaio 2019

Buona Settimana di Marco Raccagna: “Mediterraneo, il mare che Salvini pensa sia suo'

Fabrizio De Andrè, genovese di nascita e sardo di adozione, due luoghi in cui il mare «conta», è morto 20 anni fa: l’11 gennaio del 1999. E’ stato a mio avviso uno dei grandi poeti del novecento italiano, anche se lui preferiva «precauzionalmente» definirsi cantautore. Ha scritto canzoni bellissime e ha cantato gli ultimi, gli emarginati, l’impegno civile, la solitudine che si fa serenità per trovare l’amore e la libertà. Ci ha lasciato un album testamento, Anime salve, del 1996. Ci tornerò su.

Il 4 marzo 2018 le elezioni politiche hanno premiato Movimento5Stelle e Lega ed oggi il consenso dei due partiti sommati oscilla tra il 55% e il 58%. Un consenso ampio, che essi alimentano in un crescendo continuo di sfide e che stanno usando per «fare» poche e maldestre cose. Qui mi interessa il cosiddetto «decreto sicurezza», che ha introdotto nuove disposizioni in materia della concessione dell’asilo, abolendo di fatto la protezione per motivi umanitari, mentre i permessi di soggiorno dei richiedenti asilo non basteranno più per iscriversi all’anagrafe o avere una residenza, cosicché molti si troveranno per strada una volta usciti dai centri di prima accoglienza.

E mi interessa la chiusura «politica» dei porti italiani agli extracomunitari (non c’è decreto e le dichiarazioni via twitter ancora non contano giuridicamente…), donne incinta e bambini inclusi. Il luogo geografico in cui tutto ciò avviene è il mar Mediterraneo, il «mare Nostrum» degli antichi romani. Un luogo raccontato in modo differente e fantastico da Fernand Braudel (Il mediterraneo. Lo spazio e la storia, gli uomini e la tradizione) e da Predrag Matvejevic (Breviario Mediterraneo).Un mare che, nonostante il vicepremier Salvini probabilmente pensi sia proprio nostro, al contrario ha molte geografie e molte culture, e coltivazioni e fisionomie, e padroni, che a volte si aiutano e a volte si fronteggiano, oggi e nella storia.

Un mare che molti secoli fa conteneva il mondo, fino alle colonne d’Ercole, e che oggi è da esso contenuto. Un mare che dà acqua ad altri mari, che poi prendono altri nomi e appartenenze e parlano lingue diverse. Greci, arabi, romani, fenici, veneziani, pisani, genovesi, amalfitani e finanche celti, vichinghi e quanti altri lo hanno navigato, per scoperta e conquista, e ci hanno portato le proprie divinità, molte e spesso arrabbiate.Il Mediterraneo è da sempre un crocevia di genti, di commerci, di contatti e relazioni, di coste, di isole, di boe e approdi, di battaglie, di rotte. E’ un mare di arance e limoni, ulivi e cipressi, di sabbia portata dal vento e di immobili rocce, di trasparenze e burrasche. E’ il mare su cui si affacciano tre continenti e attraverso il quale, ben dopo l’anno 1000, la civiltà islamica spinse l’Europa a uscire dal Medioevo.Cosa è accaduto allora perché si arrivasse a urlare porti chiusi (!) e prima gli italiani (!)? Come si è giunti a rifiutare il soccorso a chi soccombe, prima a casa sua e poi nel mare Nostrum? Perché moli e banchine e spiagge e scogli si sono trasformati in luoghi impossibili da raggiungere o sui quali stendersi e morire, invece che trampolini per un tuffo nel mare? Perché il Mediterraneo da crocevia di storie e culture è diventato un mare immobile, pieno di scialuppe e gommoni e barche rotte, di solitudini e disperazioni che affondano e muoiono con lui e con tutta la civiltà, l’etica e la morale delle genti che lo abitano?

La sovrapposizione della paura del diverso, del migrante, di coloro che arrivano dall’altra sponda del mare Nostrum, alle crescenti disuguaglianze divenute insopportabili; il sommarsi dell’impoverimento di vastissimi strati della popolazione ad un’insicurezza totalizzante e a frustrazioni non più traducibili dalla politica tradizionale in proposte e azioni di governo sentite come condivise e rispondenti ai bisogni, tutto ciò ha travolto tutto e tutti. E l’odio, l’ignoranza che si erge a cultura dominante e forma un nuovo dizionario delle menti, il rancore verso gli altri, la ricerca di un nemico e un colpevole da accusare ogni volta che qualcosa non va, nella nostra vita quotidiana e personale o in quella di un intero Stato e del suo Governo, ha coperto tutto.La vergogna e quindi l’indignazione faticano a trovare espressione, in un’Italia già vista e in un’Europa colpevolmente indifferente.

Non abbiamo imparato nulla o quasi. E pensare che la storia qualcosa ci ha detto in un ultimo secolo con due guerre mondiali e molti disastri locali, tra cui quello di 25 anni fa stretto tra i Balcani e il mare dell’Intimità, il mar Adriatico. No, i muri tornano ad alzarsi, negli Stati Uniti, in Europa, nei porti, tra le genti che sono morte per abbatterli decenni orsono.

Le leggi se sono sbagliate si bocciano (se si hanno i numeri per farlo, naturalmente) o si cerca di modificarle. Quello che sta accadendo è purtroppo più in profondità. E’ nelle menti e nei cuori di ciascuno di noi e della moltitudine.Per questo credo non si possa restare a guardare. E non importa se non si è tutti uguali e la si pensa un po’ diversamente. Nei parlamenti, nelle piazze, sui social, nei congressi: ora sarebbe il caso di darsi la mano e gridare che c’è un Mediterraneo che affonda e che bisogna salvare.

E si potrebbe cantare con De Andrè «ricorda Signore questi servi disobbedienti alle leggi del branco, non dimenticare il loro volto, che dopo tanto sbandare è appena giusto che la fortuna li aiuti, come una svista, come un”anomalia, come una distrazione, come un dovere» (Smisurata preghiera da Anime salve, 1996).Buona settimana. (Marco Raccagna)

Buona Settimana di Marco Raccagna: “Mediterraneo, il mare che Salvini pensa sia suo'
Cronaca 16 Gennaio 2019

La Giunta di Imola perde un altro pezzo, l’assessora al Welfare Ina Dhimgjini dà le dimissioni

La Giunta di Imola perde un altro pezzo. Ina Dhimgjini, l’assessora al Welfare, oggi ha informato la sindaca Manuela Sangiorgi dell’intenzione di dare le dimissioni. Per ora non c’è ancora una lettera ufficiale ma sembra improbabile un ripensamento. «Ina mi ha informato di aver avuto un’opportunità lavorativa molto importante, è una ragazza ambiziosa e con delle grandi qualità e intende seguire il suo percorso di crescita professionale» commenta la sindaca. Spiaciuta per questa decisione? «E’ stato un fulmine a ciel sereno le qualità di Ina erano evidenti e le cose le stava portando avanti con competenze importanti».

In verità le voci che Dhimgjini fosse intenzionata a terminare l”esperienza imolese si stavano rincorrendo già da diversi giorni. In dicembre se ne è andato Ezio Roi, “sbattendo la porta” per disaccordi sulla gestione delle deleghe della sicurezza, ora questa seconda defezione fa sorgere il dubbio legittimo che qualcosa scriocchioli in Giunta da un punto di vista politico. «Non è una frattura per motivazioni politiche oppure operative – assicurano dal Comune -, con Roi c’era incompatibilità sull’operatività, con Ina completa sintonia tanto che ha dato disponibilità anche per il passaggio di consegne».

In attesa delle dimissioni ufficiali si dà comunque già per avviato il percorso per «trovare chi la sostituirà uomo o donna che sia». E per ora non si va oltre. Impossibile sapere se questa volta si «pescherà» sul territorio oppure si cercherà ancora una volta fuori casa. Dhimgjini, infatti, arrivava da Livorno, per la precisione dalla Giunta 5Stelle di Nogarin, della quale aveva fatto parte fino ai primi mesi dell’anno scorso.

Da riassegnare ci sono deleghe fondamentali, non solo da un punto di vista dei servizi comunali come le politiche sanitarie o sociali o quelle abitative, ma anche altre che facevano parte esplicitamente del mandato della Giunta Sangiorgi, come la disabilità o la famiglia. Poi ci sono pari opportunità, partecipazione, volontariato. (l.a.)

Ina Dhimgjini accanto alla sindaca Sangiorgi durante l”utlima riunione di Giunta del 2018, accanto a Dhimgjini l”assessore Patrik Cavina (foto tratta dal video postato da Sangiorgi il 24 dicembre sulla sua pagina Facebook ufficiale)

La Giunta di Imola perde un altro pezzo, l’assessora al Welfare Ina Dhimgjini dà le dimissioni
Cronaca 16 Gennaio 2019

“Orgoglioso delle piste ciclabili e di uno sviluppo che è ripartito', tempo di bilanci per il sindaco Lelli

Sviluppo alla viabilità ciclopedonale, revisione e ripresa della pianificazione urbanistica dopo il fallimento delle imprese edili. Secondo il sindaco Luca Lelli, sono due dei segni positivi di questi cinque anni. Lelli ha già annunciato l’intenzione di ricandidarsi per il secondo mandato con una lista civica. che si chiamerà Passione in Comune con la quale “andare oltre gli steccati ideologici”.

A quattro mesi dalle amministrative (fissate ad oggi per il 26 maggio) è tempo di bilanci. Di cosa è maggiormente orgoglioso di questi cinque anni da sindaco e cosa c’è ancora da fare a Ozzano?
«Tra le cose fatte metto il grande sviluppo che stiamo dando alle piste ciclopedonali, non era nel nostro programma ma siamo stati bravi ad approfittare del bando periferie, e per fortuna non siamo finiti tra quelli bloccati dal Governo, e del bando ciclovie della Regione per Ponte Rizzoli. Un’altra cosa, che spero si vedrà a breve, è la pianificazione urbanistica. Cinque anni fa nel giro di pochi mesi ci sono stati i fallimenti Di Giansante e della coop. Cesi, due degli attori dello sviluppo del ventennio precedente, che si sono portati dietro anche altri, come Sucina. Così della pianificazione approvata nel 2012 non è partito nulla, in più c’erano fallimenti e subentri, cantieri bloccati, una fase delicata che abbiamo gestito, ritengo nel migliore dei modi, e nel 2017 abbiamo potuto rifare il Poc inserendo gli interventi che servivano».  

Quali sono le differenze rispetto alla vecchia pianificazione urbanistica?
«Essenzialmente due: nel nuovo Poc le fideiussioni sono al cento per cento e la separazione tra i tempi di esecuzione delle opere pubbliche e i relativi interventi di espansione urbanistica, questi ultimi si possono anche non fare. Così, in primavera dovrebbero partire i lavori di De Toschi per il quarto braccio della rotonda di Tolara da via Nardi, per i quali abbiamo approvato l’esecutivo in Giunta a metà dicembre. Un altro progetto che sono contento di aver concluso è il Ramazzini, oggetto di svariate inaugurazioni con problemi e ritardi. Ora nell’edificio è operativo il Poliambulatorio del Ramazzini sul lato via Emilia, la sede dell’Ausl sul lato posteriore e a febbraio la Pubblica assistenza dovrebbe finalmente entrare nella sua sede, negli spazi sopra l’Ausl. Quanto era previsto nel protocollo è stato completato, inoltre, lo spostamento dell’Ausl ha portato ad affittare la vecchia sede di distretto all’Inps, che prima era a San Lazzaro, quindi un ulteriore servizio a Ozzano a disposizione dei cittadini».  

A parte i fallimenti dei colossi dell’edilizia, quando è diventato sindaco lo scenario della zona industriale era desolante quanto a capannoni sfitti, ora no. A chi deve dire grazie?
«Devo dire grazie al tessuto produttivo locale che è fautore del rilancio a partire dalla realtà più grande, l’Ima, seguita dalla seconda azienda del territorio, che è Fatro. Poi ci sono tutti gli altri imprenditori fino ai più piccoli e ai commercianti, gente che tiene vivo il territorio. Se l’economia non fosse ripartita non avremmo avuto effetti apprezzabili, ma senza l’impegno del territorio non sarebbe stato sufficiente. E a Ozzano parliamo di aziende manifatturiere, ricchezza tangibile, posti di lavoro. Non a caso la recente ricerca della Città metropolitana sulla fragilità demografica, economica e sociale hanno stabilito che Ozzano è il comune meno fragile di tutta l’area. Questo è dovuto alla presenza robusta delle aziende che portano reale ricchezza sul territorio». (l.a.)

L”intervista completa è stata pubblicata sul “sabato sera” del 10 gennaio.

Nella foto Luca Lelli

“Orgoglioso delle piste ciclabili e di uno sviluppo che è ripartito', tempo di bilanci per il sindaco Lelli
Cronaca 5 Gennaio 2019

«Buona settimana», prossimamente al via la nuova rubrica di Marco Raccagna su «sabato sera»

Dai prossimi numeri di «sabato sera», nello spazio «lettere e commenti», inizierà la pubblicazione di una nuova rubrica, dal titolo accattivante «Buona settimana», una sorta di Buon giorno tarato sui tempi di uscita del settimanale. A commentare fatti o argomenti sarà l’ex segretario dell’Unione territoriale del Partito democratico, Marco Raccagna. L’idea della collaborazione è nata a seguito di un’intervista che pubblichiamo qui di seguito, divenuta l’incipit ideale per dare il la alla nuova collaborazione.

Raccagna, dopo la sconfitta alle elezioni amministrative del giugno scorso, lei ha rassegnato le proprie dimissioni dalla carica di segretario dell’Unione territoriale del Partito democratico. Anzitutto, che significato va dato a tale gesto?
«Il significato credo sia semplice. Abbiamo perso le elezioni amministrative imolesi, nonostante un buon risultato del Pd, arrivato al 34 per cento. Non è questo il luogo per analizzare e discutere come mai questo sia accaduto. Ho ritenuto normale assumermene la responsabilità, aldilà di quello che ognuno di noi possa pensare e dei meriti e demeriti che si possano attribuire. E ho ritenuto che questo mio atto dovesse essere incontrovertibile. Non dare cioè adito a interpretazioni. Mi sono dimesso, mi sono anche licenziato e allontanato dalla vita politica locale e oggi non ho alcun ruolo. So che questa normalità ha destato qualche stupore. Ma solo in chi non mi conosce».

Ricoprire la carica di segretario dell’Unione territoriale era un lavoro vero e proprio, per tempo impiegato e per stipendio corrispostole. Ora che lavoro fa?
«Naturalmente, dopo più di vent’anni svolti nel partito e nell’amministrazione pubblica, non è stato facile cambiare totalmente vita. Fino ai primi mesi del 2019 sto collaborando con diversi soggetti e dalla primavera avrò un impiego a tempo indeterminato nel privato. Ho impiegato qualche mese, ma evidentemente a volte fare le cose con onestà, impegno e competenza, fa acquisire credibilità a prescindere. Sto scrivendo anche un libro. L’ho appena iniziato».

Di cosa tratta?
«E’ quasi autobiografico. Si intitolerà “E adesso?” Somiglia all’opera che ha permesso a Francesco Piccolo, scrittore e sceneggiatore, di vincere il premio Strega nel 2014».

Quindi qual è, ora, il suo rapporto con la politica?
«A uno come me la passione e l’interesse per la politica, per la cosa pubblica, non scemerà mai. Io “parteggio” fin da ragazzo e non sono indifferente, come ricordava il grande Antonio Gramsci. O come dice Nanni Moretti nel suo nuovo film: io non sono mai stato e non sarò mai imparziale. E continuerò a comportarmi così. Viviamo un’epoca fin troppo superficiale. Non ci prendiamo più il tempo per riflettere e comprendere. Non sono e non sarò mai un nostalgico. Credo tuttavia che si possano trovare spazi piccoli e grandi in cui, pur rispettando la modernità, la velocità, la socializzazione immediata dei concetti, si riesca ad essere meno superficiali e a svolgere un ruolo culturale e politico, pur senza avere incarichi e ruoli nei partiti».

In effetti in tempi di social network, ove la discussione è fatta perlopiù di frasi lapidarie e concetti poco o per nulla argomentati, c’è invece la necessità di riflettere, di approfondire. E in tempi di forti contrapposizioni, anche di dialogare. Come sta faticosamente cercando di fare il «sabato sera»  dando sempre più spazio alle opinioni, ai commenti, alle argomentazioni dei lettori e di chi ha qualcosa da dire. (fu.an.)

Nella foto Marco Raccagna

«Buona settimana», prossimamente al via la nuova rubrica di Marco Raccagna su «sabato sera»
Cronaca 3 Gennaio 2019

ConAmi, quindici sindaci firmano una mozione di sfiducia contro la Sangiorgi e chiedono una nuova Assemblea

Il circolo vizioso politico del ConAmi ha raggiunto i livelli di guardia. A nulla è valso l”ennesimo accorato appello dei sindaci civici alla collega di Imola, Manuela Sangiorgi, di desistere dalla chiusura totale e trovare una mediazione nominando un nuovo Consiglio di amministrazione.

Venerdì 27 si è replicato quanto già visto almeno un paio di volte nei mesi scorsi: nell”Odg dell”Assemblea, peraltro indetta da Sangiorgi stessa in quanto presidente, il punto dedicato alle nomine del Cda non c”era, inoltre la sindaca di Imola non si è presentata, delegando l”assessore Claudio Frati a rappresentarla. Assessore che, tra l”altro, ha bocciato anche la seconda cinquina di nominativi presentata da un gruppo di sindaci, come prevedono le regole statutarie. Per i sindaci-soci l”ennesimo sgarbo.

E la risposta è stata altrettanto dura: in 15 (sono 23 in tutto) hanno sottoscritto e depositato una mozione di sfiducia nei confronti di Sangiorgi come presidente dell’Assemblea. La carica, infatti, secondo lo statuto del Consorzio (art. 14, comma 3) spetta al Comune con la quota di partecipazione più elevata, quindi a Imola, ma «salvo diversa determinazione dell’Assemblea». Ergo i presenti, ovvero Giovanni Malpezzi (Faenza), Fabio Anconelli (Solarolo), Fausto Tinti (Castel San Pietro Terme), Daniele Bassi (Massa Lombarda), Onelio Rambaldi (Medicina), Paola Pula (Conselice), Daniele Meluzzi (Castel Bolognese), Alfonso Nicolardi (Riolo Terme), Davide Missiroli (Brisighella), Athos Ponti (Fontanelice), Stefano Golini (Mordano), Gisella Rivola (Casalfiumanese), Clorinda Mortero (Borgo Tossignano), Cristina Carpeggiani (Castel Guelfo), Alberto Baldazzi (Castel del Rio) hanno chiesto la rimozione di Sangiorgi dalla carica di presidente, riservandosi anche «ogni determinazione in ordine a profili di responsabilità erariale e civile configurabile nelle condotte ad essa imputabili». 

Secondo i sindaci a motivare tale decisione è lo stallo “determinato dall”indisponibilità della sindaca di Imola ad individuare nominativi condivisi”, uno stallo che hanno raccontato nel dettaglio degli incontri informali e delle ben sette assemblee susseguitasi da metà ottobre. Sangiorgi sarebbe stata inadempiente nei suoi “doveri di garante dell”espletamento da parte dell”assemblea dei compiti statutario e di convenzione, serbando un comportamento ostruzionistico e non collaborativo, in palese contrasto con il dovere di leale collaborazione e buona fede”. Non solo, l”assenza di un Cda non avrebbe permesso di adottare una serie di atti gestionali «con conseguente grave danno economico patrimoniale per il consorzio e per i singoli enti». 

I sindaci hanno anche inviato ieri una richiesta scritta, in conformità a quanto previsto dagli art. 20 e 25 dello Statuto, per la Convocazione di un”Assemblea straordinaria entro il 12 gennaio nella quale intendono presentare la mozione di sfiducia e richiedono nuovamente la nomina del Cda. A questo punto la palla è inequivocabilmente nel campo di Sangiorgi.

Il Comune di Imola a guida pentastellata sembra voler proseguire una strategia che ha come obiettivo spostare in avanti il più possibile la scelta del Consiglio di amministrazione. L”occhio è fisso sulle elezioni amministrative di primavera nelle quali la speranza è trovare nuovi sindaci “amici” nelle urne e quindi nel ConAmi, e magari nell”attesa mettere in difficoltà le amministrazioni attuali, considerate “non amiche”. Questo almeno quanto appare, sempre che si voglia continuare ad avere il ConAmi. VA ricordato che il Consorzio ha permesso finora ai Comuni che ne fanno parte, anche ai più piccoli, di avere voce in capitolo (uguale agli altri proprio in quanto si tratta di un Consorzio e non di una Spa pubblica) su scelte importanti e remunerative, nonché di trattare alla pari con territori ben più “di peso”, come Bologna (ConAmi è il secondo azionista di Hera Spa).

Per chi non lo sapesse, al Consorzio Ami fanno capo reti e impianti, di proprietà di 23 Comuni tra imolese e ravennate, di gas, acqua, elettricità e la discarica di Imola, affidati per la gestione ad Hera Spa (nonché 108 milioni di azioni sempre di Hera Spa che producono da soli oltre 10 milioni di entrate ogni anno). Lo scorso 5 giugno il «forziere» ConAmi ha distribuito 8 milioni e 100 mila euro di utili in quota parte ai Comuni soci, in crescita rispetto all’anno precedente. Le note vicende legate alla discarica Tre Monti hanno fatto scendere in parte i ricavi, nello specifico quanto paga Hera per l’utilizzo dell’impianto, da 2,5 milioni del 2015 a 1,4 milioni nel 2017 per effetto della diminuzione dei conferimenti. (l.a.)

ConAmi, quindici sindaci firmano una mozione di sfiducia contro la Sangiorgi e chiedono una nuova Assemblea
Cronaca 2 Gennaio 2019

Comunali 2019, il sindaco Luca Lelli si ricandida a guidare Ozzano con una lista civica “aperta'

Luca Lelli, attuale primo cittadino di Ozzano Emilia, ha annunciato la volontà di ricandidarsi per il secondo mandato. E’ il primo segnale concreto  ufficiale che si stanno scaldando i motori della campagna elettorale in vista delle amministrative 2019. A sciogliere ogni indugio i risultati del sondaggio fatto tra i cittadini. In particolare, gli ozzanesi avrebbero apprezzato “l’ascolto” e “l’appassionato coinvolgimento” nelle principali vicende che hanno interessato il territorio e i suoi sviluppi nelle sue più articolate espressioni sociali ed economiche. 

Lelli ha dato notizia della sua disponibilità anche con un video sulla sua Pagina Fb nel quale ha spiegato anche la scelta di sostenere il suo percorso con una lista civica denominate “Passione in Comune”, una novità rispetto agli ultimi due decenni che hanno visto i sindaci del centrosinistra candidarsi dietro il simbolo e il nome di Progetto Ozzano. “Oltre all’eredità di questi anni, credo sia fondamentale, oggi, ragionare su una lista aperta, in grado di intercettare le migliori energie che risiedono nel nostro territorio. Abbiamo tutti un obiettivo comune, fare di Ozzano un luogo dove buona amministrazione, crescita economica, sensibilità per le fragilità del tessuto sociale e sostenibilità ambientale trovino una sintesi virtuosa. L’unico elemento dal quale non si può prescindere è la passione. Ed è questa che credo possa essere il collante di un secondo mandato che, ci auguriamo, i cittadini vogliano concederci per realizzare compiutamente la nostra esperienza di governo ad Ozzano”,  ha dichiarato Lelli. 

Per Lelli, che non nasconde di non aver rinnovato la tessera del Pd nel 2018, l’obiettivo è il primo passo per creare un comitato e una lista capace di “superare steccati ideologici e richiedere il contributo di tutte le risorse e i talenti della società civile che, accomunati da una comune passione per il futuro di Ozzano, possano impegnarsi e dare il proprio supporto,  in termini di idee e disponibilità, a sostegno del bene comune”. Questo non significa però apertura totale: “Abbiamo una carta dei valori come base che ad esempio escludono fascismo e razzismo” rimarca deciso. 

Oltre a Ozzano, nel circondario imolese andranno al rinnovo dei Consigli comunali e del sindaco anche Castel San Pietro, Medicina, Dozza, Castel Guelfo, Mordano, Casalfiumanese, Borgo Tossignano e Fontanelice. Da notare che sono al secondo mandato quindi non più ricandidabili, Onelio Rambaldi (Medicina),  Stefano Golini (Mordano) e Cristina Carpeggiani (Castel Guelfo).  (l.a.)

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