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Cronaca 29 ottobre 2018

Nomine ConAmi, prosegue lo stallo sulla formazione del nuovo Cda tra Imola e gli altri Comuni del consorzio

Le avvisaglie estive del confronto tra il Comune di Imola della nuova giunta pentastellata a guida Sangiorgi e gli altri Comuni sta prendendo la forma del conflitto costante a suon di sgarbi o presunti tali (mancata presentazione agli incontri programmati). A cui seguono prese di posizione vicendevoli, comunicati, lettere fino ai messaggini sui social e sit-in dei vari sostenitori. C’è grande con-fusione sotto il cielo per le nomine nelle partecipate ed enti vari.

Uno stallo politico che rischia di avere serie ripercussioni pratiche. In particolare per quanto riguarda il ConAmi. Venerdì 19 ottobre c’è stata l’ennesima puntata. La sindaca Manuela Sangiorgi, impegnata in conferenza stampa sul Baccanale (ha tenuto per sé la delega alla Cultura), ha delegato l’assessore alla Legalità e Sicurezza Ezio Roi a rappresentarla nell’assemblea nella quale si doveva decidere il nuovo Consiglio di amministrazione del Consorzio. La conclusione è stata un nulla di fatto.

Gli altri sindaci hanno esplicitato tutto il loro disagio con due duri comunicati che vedono Imola isolata rispetto agli altri (perlomeno tra i 20 su 23 presenti il 19 ottobre). L’assessore Roi «ha ritrattato l’accordo unanimemente condiviso con la sindaca Sangiorgi» scrivono nero su bianco quindici sindaci, (per quanto riguarda il nostro circondario da Castel San Pietro, Medicina, Borgo Tossignano, Fontanelice, Casalfiumanese, Mordano, Castel Guelfo).

L’accordo prevedeva due candidati scelti da tutti «per rappresentare anche i numerosi piccoli comuni, oltre ai tre candidati indicati da Imola, Romagna Faentina-Toscana e Circondario Imolese-Bassa Romagna. La proposta condivisa prevedeva anche che il Comune di Imola esprimesse la presidenza. Questa giravolta del Comune di Imola smentisce quanto concordato con la sindaca mettendola quindi in minoranza nella sua stessa Giunta e rendendola non più credibile. Questo tentativo del Comune di Imola di impossessarsi del Cda del ConAmi – aggiungono -, sono imbarazzanti ed impresentabili a livello istituzionale in quanto pretende di esprimere maggioranze politiche “del Movimento 5 Stelle” in un organo gestionale di un ente pubblico economico».

A stretto giro sono arrivate analoghe dichiarazioni dagli altri quattro sindaci presenti, i «civici» (per quanto ci riguarda Dozza e Castel del Rio): «Siamo delusi nell’assistere ad uno squallido teatrino». In questi due mesi «di riunioni e di inutili perdite di tempo non siamo ancora riusciti ad analizzare i profili e le competenze dei candidati in campo. Che senso ha pubblicare un bando aperto a tutti i cittadini se poi la nomina deve essere fatta in maniera uni-laterale dall’Amministrazione comunale di Imola? Anziché parlare di rappresentanze territoriali, competenze specifiche e strategie industriali si sta alimentando un dibattito che sembra mirato esclusivamente alla spartizione delle poltrone».

Imola detiene il 66,13% delle quote del ConAmi. Lo Statuto (articolo 26) richiede che Cda e presidente siano eletti «a scrutinio palese, sulla base di una proposta sottoscritta da almeno un quinto degli enti consorziati, con il voto favorevole di tanti soci che rappresentino almeno il 70% delle quote di partecipazione ed almeno la metà degli enti consorziati». In sintesi, Imola da sola non basta, tutti gli altri non possono far nulla senza Imola.

Qualcuno sostiene che sia pensato per mettere in difficoltà la Giunta imolese «non allineata» secondo la retorica dell’accerchiamento dei pentastellati da parte dei Comuni a guida centrosinistra, altri semplicemente che non è giusto permettere ad uno solo di decidere su attività essenziali per i servizi di 22 Comuni. Tanto per capirci, l’accordo prevedeva che Imola scegliesse il presiden-te, ma sui nomi doveva mediare. Pescando dal mazzo dei 34 che si erano proposti con l’avviso di selezione pubblica, i nomi cari a Sangiorgi erano quelli dell’avvocato bolognese già candidato 5Stelle Giulio Cristofori, dell’attivista del movimento antidiscarica Cinzia Morsiani, ricercatrice e docente di biologia, e di Luciano Pirazzoli, dipendente della sede di Molinella dell’azienda svedese Ovako, che negli anni ’80 fu consigliere comunale dei socialdemocratici a Imola.

Gli altri sindaci avevano rilanciato con una richiesta di attenzione da un lato per i piccoli Comuni, dall’altro per competenze e continuità (qualcuno proponeva nomi del Cda dimissionario come l’avvocato specializzata in imprese, Francesca Cardelli Nanni, o Mirko Minghini, vice e direttore di filiale della Banca di Imola). Nell’assemblea del 19 non sono stati fatti nomi ma Imola ha sostenuto la possibilità di sceglierne tre su cinque.

Per chi non lo sapesse, al Consorzio Ami fanno capo reti e impianti, di proprietà di 23 Comuni tra imolese e ravennate, di gas, acqua, elettricità e la discarica di Imola, affidati per la gestione ad Hera Spa (nonché 108 milioni di azioni sempre di Hera Spa che producono da soli oltre 10 milioni di entrate ogni anno). Lo scorso 5 giugno il «forziere» ConAmi ha distribuito 8 milioni e 100 mila euro di utili in quota parte ai Comuni soci, in crescita rispetto all’anno precedente. Le note vicende legate alla discarica Tre Monti hanno fatto scendere in parte i ricavi, nello specifico quanto paga Hera per l’utilizzo dell’impianto, da 2,5 milioni del 2015 a 1,4 milioni nel 2017 per effetto della diminuzione dei conferimenti. (l.a.) 

L”articolo completo è su «sabato sera» del 25 ottobre

Nella foto l”ingresso del ConAmi in via Mentana a Imola

Nomine ConAmi, prosegue lo stallo sulla formazione del nuovo Cda tra Imola e gli altri Comuni del consorzio
Cronaca 18 ottobre 2018

ConAmi, Acer, Area Blu… i giorni caldi delle nomine tra discussioni e perdite di tempo. Le posizioni di Imola e degli altri Comuni

C’è grande confusione sotto il cielo delle nomine nelle partecipate ed enti vari. Le avvisaglie estive del confronto tra il Comune di Imola della nuova giunta pentastellata a guida Sangiorgi e gli altri Comuni sta prendendo la forma del conflitto costante a suon di sgarbi o presunti tali (mancata presentazione agli incontri programmati). A cui seguono prese di posizione vicendevoli, comunicati, messaggini sui social dei vari sostenitori o lettere. Venerdì scorso non sono bastate cinque ore di riunione informale ai 23 sindaci soci del Consorzio Ami per uscire con una decisione più o meno concordata sui nomi dei cinque del Cda. Il prossimo round, con la convocazione dell’Assemblea dei soci vera e propria, è previsto per domani, venerdì 19, e le previsioni non sono confortanti, considerando che la seconda puntata della riunione, fissata per martedì 16 ottobre, è saltata su richiesta all’ultimo minuto del Comune di Imola, cosa, inutile dirlo, che ha fatto arrabbiare più di un sindaco.  

Al Comune di Imola di solito spetta indicare il presidente, agli altri almeno due nomi del Cda. Di fatto, una trattativa dove la sindaca di Imola pesca i preferiti dal mazzo dei 34 che si sono proposti dopo l”avviso di selezione pubblica di un mese fa (i nomi fatti sono quelli dell’avvocato bolognese già candidato 5Stelle Giulio Cristofori ma anche dell’attivista del movimento antidiscarica Cinzia Morsiani o di Luciano Pirazzoli, dipendente della sede di Molinella dell’azienda svedese Ovako, che negli anni ’80 fu consigliere comunale dei socialdemocratici). Gli altri sindaci hanno rilanciato con una richiesta di attenzione al territorio, piccoli Comuni compresi (l’idea è che ci sia almeno un nome indicato dall’area ravennate e uno dalla zona Castello-Medicina), senza dimenticare competenza e magari continuità (partendo da qualcuno del Cda dimissionario come Francesca Cardelli Nanni o Mirko Minghini). Richieste che in un clima meno teso parrebbero di cautela per un ente che maneggia la «cassaforte» dalla quale lo stesso Comune di Imola vuole attingere (vedi la richiesta di dividere le riserve per chiudere il bilancio 2018). Si vedrà. Per una proposta di Cda occorre il sostegno di almeno 5 Comuni soci.  

Non è facile mantenere la barra dritta e ragionare davvero nel merito di curriculum, quote rosa, incompatibilità e competenze. Il clima deteriorato delle ultime settimane ha trasformato tutto in una querelle politica 5 Stelle (Imola) contro «vecchia politica» (gli altri Comuni), secondo la retorica che vede Sangiorgi l’unica non «conforme» (cioè non Pd). Dimenticando, ad esempio, che Dozza ha una giunta eletta a suo tempo in contrapposizione esplicita ai dem. Proprio il sindaco di Dozza, Luca Albertazzi, oggi ha inviato una lettera in cui stigmatizza «il teatrino sfociato in inutili perdite di tempo», poi da un lato apre a Sangiorgi ricordando che «l’innovativa iniziativa del Comune di Imola sfociata nella pubblicazione di un bando pubblico per l’individuazione di tre membri del CdA deve essere sfruttata a pieno, con l’individuazione di profili competenti, adeguati, portatori di idee e capacità. Se non sarà così si tratterà di un’occasione persa». Ma dall’altro sottolinea che «ha proposto, fin dai primissimi confronti, che almeno un membro del Cda si dedichi a curare i rapporti con i Comuni medio-piccoli» perché «l’interesse primario è quello dei cittadini e dei territori». In sintesi, cerca di trovare un punto di equilibrio nella mediazione politica. 

Ma nel frattempo è esploso il caso Acer. Nel Cda della società regionale che gestisce le case di edilizia pubblica sedeva in «quota circondario di Imola» Carmela Cappello, già candidata sindaco del centrosinistra. In luglio ha dato le dimissioni per evitare incompatibilità col nuovo ruolo di consigliera comunale. Per Acer a Bologna aspettano un’ulteriore proposta di un nominativo che deve essere una donna per rispettare le quote rosa in Cda (da ricordare che questa attenzione per l”imolese deve comunque sottostare all”approvazione di Bologna).

Martedì scorso alla riunione prevista in Circondario la sindaca Sangiorgi non si è presentata («si è limitata ad inviare una mail con il nome indicato da Imola», ovvero Sabrina Ujcic, già dipendente Acer). Gli altri, invece, hanno scelto, sempre dalla rosa del bando di interesse promosso in estate dal Comune di Imola, l’avvocato Fabiola Salucci, forlivese con studio anche a Castel San Pietro. In verità i sindaci presenti erano solo sei su dieci e Dozza ha precisato che ci sono state due astensioni, tra cui la loro. Comunque sia, arrabbiatura immediata di Imola, o meglio del M5S che ha tuonato: «Nessuna considerazione della volontà del Comune capofila» che «ha proposto una figura con un profilo tecnico e di formazione di assoluta valenza». «Il nome indicato da Imola è quello di una ex dipendente di Acer uscita dall’Ente sbattendo la porta – ha ribattuto senza mezzi termini Onelio Rambaldi, sindaco di Medicina e ad oggi presidente del Circondario -. Non è sembrato per nulla opportuno ai sindaci avallare un’indicazione tanto scellerata». 

E la prossima settimana, il 23 ottobre tocca ad Area Blu, c’è il presidente e amministratore delegato da nominare e anche qui il percorso si presenta in salita. Il nome gradito a Imola sarebbe quello di Alessandro Ambrosini, varie esperienze in alcune ditte della zona. (l.a.)

Nella foto la sede del ConAmi in via Mentana

ConAmi, Acer, Area Blu… i giorni caldi delle nomine tra discussioni e perdite di tempo. Le posizioni di Imola e degli altri Comuni
Cronaca 16 ottobre 2018

Tutti i Consiglieri comunali di Ozzano (o quasi) devolvono il gettone di presenza alla scuola

I Consiglieri comunali di Ozzano hanno donato il compenso dei loro gettoni di presenza all”Istituto comprensivo della cittadina. Lo comunica il Comune in occasione della tradizionale cerimonia di premiazione degli alunni meritevoli avvenuta venerdì scorso.

“E” stato uno dei primi temi a cui mi sono dedicato subito dopo la mia nomina – ricorda il sindaco Luca Lelli -. In uno dei primi Consigli comunali approvammo un ordine del  giorno proposto congiuntamente da tutti i gruppi consiliari, con la sola eccezione del Movimento 5 Stelle, dove si proponeva di devolvere l”importo dei gettoni di presenza alle sedute consiliari a favore di una giusta causa strettamente legata al nostro territorio”. La delibera consiliare risale al settembre del 2014. A Ozzano l”importo del gettone di presenza è di 21,98 euro a seduta che, moltiplicato per tutti i consiglieri che hanno aderito e per le sedute annue del Consiglio, mediamente una al mese, porta “ad una cifra che supera i 3500 euro l”anno” precisano dal Comune.

“Decidemmo di devolvere il  compenso all”Istituto comprensivo di Ozzano che lo avrebbe utilizzato per premiare giovani studenti meritevoli, residenti nel nostro comune, che avevano ottenuto risultati scolastici di rilievo (10 e 10 e lode all”esame di Stato della terza media) ed anche per altre attività di corredo alla didattica come l”abbattimento dei costi per il sostenimento dell”esame in lingua inglese Ket e la partecipazione ai costi dei viaggi di istruzione a favore di famiglie disagiate” precisa Lelli.  

“Sono orgoglioso che la maggior parte dei consiglieri di questo mandato continuino ad aderire a questa iniziativa rinunciando al compenso derivante dai gettoni di presenza – conclude Lelli – ai nostri ragazzi. Per noi consiglieri si tratta di una piccola ma significativa rinuncia ma per i nostri ragazzi rappresenta uno stimolo importante a fare bene, studiare con profitto e migliorarsi.”

Nella foto la premiazione degli alunni meritevoli con gli insegnanti e i consiglieri Riccardo Beatrice e Claudio Garagnani

Tutti i Consiglieri comunali di Ozzano (o quasi) devolvono il gettone di presenza alla scuola
Cronaca 16 ottobre 2018

La storia di Sara Rouibi, giovane consigliera comunale di origini algerine che studia diritto delle migrazioni

Sara Rouibi, classe 1991, laureata in Giurisprudenza (attualmente frequenta un master sul diritto delle migrazioni), è la più giovane consigliera comunale di Castel San Pietro. E’ stata eletta con il Partito democratico quando ancora non aveva compiuto 23 anni, facendosi portavoce delle istanze delle fasce più giovani.

La storia della sua famiglia affonda le radici nella travagliata situazione sociale e politica dell’Algeria, paese di origine dei genitori, dei primi anni Novanta: il padre si trasferì a Castel San Pietro a fine anni Ottanta, raggiungendo il fratello che svolgeva gli studi nel bolognese. Poi, nel 1990, arrivò anche la moglie, esattamente un anno prima dello scoppio della guerra civile in Algeria, un terribile conflitto fratricida che si sarebbe prolungato fino al 2002.

Sara è nata a Castello, vivendo i primi anni della sua vita tra la realtà pacifica dell’Italia e quella violenta e precaria che i suoi parenti tratteggiavano nelle lunghe telefonate dall’Algeria. La passione per la politica deriva sicuramente dall’avere sperimentato le insicurezze e le difficoltà con cui gli immigrati di seconda generazione convivono ogni giorno. Da giugno cura una rubrica sul blog www.strisciarossa.it, nato dalla volontà di alcuni giornalisti appartenenti alla sinistra italiana. Si chiama «Diario di un’italiana» e raccoglie le storie di giovani figli di immigrati, una prospettiva differente per guardare al fenomeno delle migrazioni.

Quanto hanno influito le origini della sua famiglia e la sua formazione sulla scelta dell’area politica di appartenenza?
«Ho imparato molto presto a conoscere il valore della democrazia, soprattutto perché avevo la possibilità di raffrontare la situazione di uno stato libero e democratico come l’Italia a quella dell’Algeria, devastata dalla guerra. Questa consapevolezza, unita all’interesse per i diritti dell’uomo, mi ha indirizzato sia verso gli studi di Giurisprudenza che verso l’area politica di centrosinistra».

Come ha vissuto la sua condizione di italiana figlia di stranieri?
«Ho acquisito la cittadinanza italiana solo a sedici anni, ma non mi sono mai considerata differente dagli altri ragazzi. Ho lottato molto con le mie radici algerine, le vedevo come qualcosa di negativo che mi impediva di essere accettata. E’ stato solo maturando e studiando, in particolare la storia italiana e quella algerina, che ho imparato a conoscermi veramente e a considerare le due identità che convivono in me come una ricchezza».

Ha mai vissuto situazioni discriminatorie o episodi di razzismo?
«Episodi razzisti non ne ho mai vissuti e da questo punto di vista Castello è un luogo in cui i valori dell’accoglienza e della solidarietà sono tuttora centrali. Di certo ho sempre avvertito una certa differenza, come se dovessi colmare un gap tra me e gli altri, ma non ho mai riscontrato atteggiamenti ostili verso di me. Forse negli anni dell’adolescenza in cui ho portato il velo sono stata guardata con un po’ più di sospetto. Poi, diventando maggiorenne, ho scelto di toglierlo». (ri.ra.)

L”intervista completa è su «sabato sera» dell”11 ottobre

La storia di Sara Rouibi, giovane consigliera comunale di origini algerine che studia diritto delle migrazioni
Cronaca 15 ottobre 2018

La Festa itinerante del Pd chiude stasera a Zolino con l'ex ministro dell'Interno Marco Minniti

Il congresso nazionale del Partito Democratico si incrocia con l”ultimo appuntamento della Festa democratica itinerante organizzata dalla Federazione del Pd di Imola. Per il gran finale è atteso stasera, con inizio alle 21, al centro sociale di Zolino in via Tinti a Imola, l”ex ministro dell”Interno del Governo Gentiloni, Marco Minniti, oggi deputato e fortemente tentato di rispondere sì alla richiesta di correre per la segreteria del partito che gli è stata rivolta in questi giorni da diversi sindaci democratici.

Nella serata di chiusura, Minniti affronterà il tema «Insieme per superare le paure dell’Italia». Da ministro, lo ricordiamo, aveva lavorato per una gestione dell’immigrazione che andasse oltre l’emergenza, coniugando l’accoglienza con diritti e doveri, legalità e sicurezza e l’avvio di una collaborazione con gli stati africani che aveva portato ad una diminuzione del 20% dei migranti sbarcati già nei primi nove mesi del 2017.

«Questa Festa è stato un modo per recuperare la dimensione di un partito popolare che vuole stare in mezzo alla gente – ha commentato qualche giorno fa il segretario reggente del Pd imolese Roberto Visani -. Dobbiamo reimparare a cogliere le preoccupazioni, la rabbia e le paure senza esasperarle ma indicando un’idea nuova di comunità mettendo al centro il lavoro, l’educazione, la legalità e le fragilità sociali».

L”allora ministro Marco Minniti un anno fa a Imola in occasione della Festa nazionale de l”Unità

La Festa itinerante del Pd chiude stasera a Zolino con l'ex ministro dell'Interno Marco Minniti
Cronaca 12 ottobre 2018

Il senatore Daniele Manca (Pd) sulla manovra del Governo: «Assistenzialismo e debiti, film già visto»

«Tanta assistenza e poca crescita». Questa è la sintesi critica di Daniele Manca sulla nota di aggiornamento al documento di programmazione economica approvata dal Governo il 27 settembre e presentata nei giorni scorsi alle Camere. Per due mandati sindaco di Imola e da marzo eletto al Senato per il Pd, Manca fa parte della Commissione Bilancio del Senato e siede all’opposizione rispetto alla maggioranza giallo-verde. Mancano ancora i dettagli, cioè come si declineranno davvero e quali aggiustamenti saranno necessari per realizzarli, ma il nocciolo c’è tutto. Secondo Manca il «governo del cambiamento sta mandando in onda un film molto simile a quelli in voga negli anni Ottanta del secolo scorso che ci ha portato vicini alla bancarotta nel 1992».

C’è stato un bel balletto di numeri soprattutto sulle coperture, quali sono i dati, ad oggi, e quali gli elementi critici o da salvare?
«La manovra di bilancio vale più o meno 40 miliardi nel 2019 e un ammontare simile negli anni successivi. Come si pensa di coprirli? Con un condono (chiamato poeticamente «pace fiscale»), una spruzzata di tagli ai ministeri, l”abolizione di alcune agevolazioni fiscali, 10 miliardi da ipotesi di privatizzazioni e tanto deficit, che in percentuale sul Pil si stima passerà da 1,2 a 2,4 nel 2019; da 0,7 a 2,1 nel 2020; da 0,5 a 1,8 nel 2021. In tre anni sono almeno 80 miliardi di debito pubblico in più. Per cosa verranno usati? In gran parte per assistenza e previdenza, cioè 16 miliardi tra reddito di cittadinanza e quota 100 per le pensioni, e 12,5 miliardi per bloccare l”aumento di Iva e accise nel 2019. Per la crescita solo le briciole: 3,5 miliardi di risorse aggiuntive per gli investimenti pubblici nel 2019 e poco altro per gli investimenti privati. Tutto tace su scuola, università, ricerca e sviluppo. Il futuro, insomma, è assente. Si finanziano processi che spingono verso un costosissimo assistenzialismo per favorire il consenso in vista delle elezioni europee del 2019. Di Maio ha detto che sconfiggerà la povertà, ma io credo che per farlo davvero occorrano formazione e presa in carico, lavoro e crescita». (l.a.) 

L’intervista completa sul “sabato sera” dell’11 ottobre. 

Nella foto Daniele Manca

Il senatore Daniele Manca (Pd) sulla manovra del Governo: «Assistenzialismo e debiti, film già visto»
Cronaca 11 ottobre 2018

Imola vuole le riserve del ConAmi per il bilancio, gli altri sindaci dicono: prima Cda e piano industriale. L'analisi della situazione

Il Comune ha battuto cassa al ConAmi chiedendo anche il riparto delle riserve per chiudere il bilancio 2018 in equilibrio. Gli altri 22 sindaci vorrebbero prima avere un nuovo Consiglio di amministrazione, dopo che quello in carica si è dimesso (quattro su cinque) all’inizio di agosto. La prossima puntata della telenovela, cioè l”assemblea dei Comuni soci, è fissata per domani, venerdì 12 ottobre. Nei giorni scorsi Imola ha inviato agli altri sindaci nomi, curriculum e lettere motivazionali dei 34 che hanno presentato la loro candidatura per il Cda in base all’avviso generico di selezione. Si tratta di 24 uomini e 10 donne, da Bologna a Imola fino a Castel Bolognese, tra i laureati prevalgono quelli in Economia, Giurisprudenza o Scienze politiche, qualcuno in discipline tecniche. Qualche nome noto dalle file dei comitati antidiscarica. Nel frattempo, il M5s, partito di maggioranza a Imola, ha annunciato che organizzerà un sit-in davanti alla sede di via Mentana durante la riunione perché «la democrazia è a rischio» e «serve una mobilitazione generale». Cosa che stride un po” con la richiesta di «assoluta collaborazione istituzionale» auspicata da Manuela Sangiorgi, sindaca di Imola.

Tradotto dal politichese, classica manovra di sostegno per forzare la mano agli altri sindaci e magari guadagnare margini di manovra sui nomi da proporre. I sindaci, però, hanno risposto compatti (compresi quelli di area diversa dal centrosinistra o dal Pd, come Dozza, per rimanere nel circondario). Qualcuno, per la precisione Stefano Golini di Mordano, ne ha approfittato per scrivere una lettera ai giornali nei quali si toglie anche qualche sassolino dalla scarpa sul filo dell’ironia: «La decisione unilaterale di tenerci fuori da Area Blu si trasforma in un clamoroso boomerang per Imola e in una inaspettata opportunità per Mordano, in quanto ci conferisce il diritto di veto proprio sulla nomina del presidente e del CdA» (in effetti, in base all’articolo 26 dello Statuto occorre «il voto favorevole dei Comuni consorziati che hanno in essere contratti di servizio con società partecipate da ConAmi e nelle quali non sono direttamente soci»). 

Secondo Sangiorgi posporre la decisione è stata «un’azione che mette in evidente difficoltà il Comune». Per gli altri sindaci una «riflessione di responsabilità», per usare le parole del castellano Fausto Tinti, sull’opportunità di andare alla ridistribuzione delle riserve alla luce della diminuzione delle stesse come contraltare a quella sugli utili per i prossimi anni alla luce dei mancati introiti alla voce discarica. Ad avvalorare questa lettura la delibera approvata all’unanimità a maggio (per Imola c’era il commissario straordinario Cogode), su proposta dell’allora Cda e inserita nel piano triennale ConAmi, che prevede per l’appunto di non andare a riparto delle riserve per quest’anno. 

«La precedente amministrazione comunale di Imola aveva redatto un bilancio preventivo considerando un riparto di riserve di circa tre milioni di euro nonostante le indicazioni del nuovo statuto non lo consentissero – sostiene il Comune di Imola -. In seguito, la commissaria straordinaria Cogode aveva poi ridotto tale cifra a circa due milioni di euro in quanto la copertura derivante dai fondi del ConAmi non era sufficiente». In cassa al momento ci sono circa 4 milioni di riserve. Tinti ricorda: «Così facendo si lascerebbero le casse vuote ai sindaci che verranno eletti il prossimo anno» riferendosi alle amministrative 2019 dietro l”angolo per otto dei dieci comuni del Circondario (esclusi Imola e Castel del Rio).

Per chi non lo sapesse, il 5 giugno il «forziere» ConAmi ha già distribuito ben 8 milioni e 100 mila euro di utili in quota parte ai 23 Comuni (Imola ha il 66,13%), in crescita rispetto all’anno precedente. Al Consorzio fanno capo reti e impianti gas, acqua, elettricità e la discarica di Imola, affidati per la gestione ad Hera Spa (nonché 108 milioni di azioni sempre di Hera Spa che producono da sole oltre 10 milioni di entrate).

Le note vicende legate alla discarica Tre Monti hanno fatto scendere in parte i ricavi del ConAmi, cioè quanto paga Hera per l’utilizzo dell”impianto è calato da 2,5 milioni del 2015 a 1,4 milioni nel 2017 per effetto della diminuzione dei conferimenti. Per i prossimi anni vanno fatti velocemente aggiustamenti al piano industriale, se si ritiene che la chiusura della discarica sia davvero definitiva.

Questo, ovviamente, se si crede che il ConAmi debba continuare la sua attività e distribuire utili alle casse dei Comuni anche per i prossimi anni. «Il Consorzio Ami è patrimonio comune e non può essere depredato a colpi di maggioranza» conclude senza mezzi termini Golini. (l.a.)

Nella foto la sede del ConAmi

Imola vuole le riserve del ConAmi per il bilancio, gli altri sindaci dicono: prima Cda e piano industriale. L'analisi della situazione
Cronaca 22 settembre 2018

Festa Pd, si parla del futuro della sanità con Barigazzi e di vaccini con l'assessore Venturi

Doppio appuntamento con protagonisti decisamente interessanti per il secondo fine settimana della Festa del Pd nel centro sociale Orti di via Belpoggio (dietro l’ospedale). Tema al centro degli incontri saranno la sanità e la salute. Questa sera a partire dalle ore 18.30 l”appuntamento è per parlare de “La sanità imolese: quali scenari” con Giuliano Barigazzi, il presidente della Conferenza sociosanitaria metropolitana, che presenterà ai cittadini le ipotesi di riorganizzazione e integrazione per il futuro della sanità bolognese che comprende anche il territorio dei dieci comuni del circondario imolese e la nostra Ausl. Obiettivi e scenari che proprio in queste settimane lo stesso Barigazzi è impegnato a presentare nei territori, al personale delle Aziende sanitarie e alle istituzioni. Con Barigazzi anche Onelio Rambaldi, presidente del Circondario imolese, e Stefano Golini, sindaco delegato alle Politiche sociali del Circondario.

Domani, invece, domenica 23 settembre, sempre alle ore 18.30, l’incontro è con l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Sergio Venturi, e con la consigliera regionale castellana Pd Francesca Marchetti. Il titolo “VaccinarSì” lascia pochi dubbi sull’argomento e soprattutto sulle scelte fatte in merito dall’Emilia Romagna, che hanno visto sin dall’inizio proprio l’assessore Venturi come forte sostenitore del valore delle vaccinazioni per la tutela della salute di tutti. (r.c.)

Nelle foto Giuliano Barigazzi e Sergio Venturi

Festa Pd, si parla del futuro della sanità con Barigazzi e di vaccini con l'assessore Venturi
Cronaca 14 settembre 2018

Il Circondario, tentazioni di smantellamento di un'unione dei Comuni complicata ma con tanti vantaggi

Tutti contro il Circondario. Lunga vita al Circondario. Certo è difficile districarsi e capire cosa racchiuda la bufera politica iniziata la scorsa settimana con l’approvazione, da parte del Consiglio comunale di Imola, della mozione che impegna la Giunta ad attivarsi per promuovere la modifica dell’articolo 2 dello Statuto del Circondario, quello che disciplina le modalità di recesso. Per la cronaca, la mozione è stata presentata dalla Lega Nord, che siede all’opposizione; hanno votato a favore in 18, oltre ai leghisti anche Patto per Imola e tutti i consiglieri di maggioranza 5 Stelle, contrari i consiglieri di opposizione del Pd e Imola guarda avanti. La soddisfazione dei leghisti ha evidenziato subito che oltre la valenza concreta (maggiore libertà per gli enti locali) l’intenzione è politica con un occhio alle prossime amministrative: «Vogliamo iniziare a smantellare pezzo dopo pezzo quelle istituzioni che per anni sono servite al Pd per mantenere il controllo su tutto il territorio».

Detto ciò, tutti sanno che un dissolvimento dell’ente di secondo livello, nato nel 2004, sarebbe complesso e non troppo auspicabile: oggi sono le unioni dei Comuni (come il Circondario) a beneficare delle maggiori erogazioni e fondi, in quanto indice di economie di scala ed efficienza. Imola, e forse Castello e Medicina potrebbero avere la forza per reggersi da soli, ma le realtà più piccole, della vallata e non solo, si troverebbero a mal partito. Non a caso i sindacati, Cgil e Cisl, hanno stigmatizzato come «grave e ingiustificata» la mozione. 

La stessa sindaca pentastellata, Manuela Sangiorgi, ha sottolineato come vi siano alcune gestioni associate del Circondario da promuovere per efficienza e qualità come la polizia municipale e altre da migliorare a causa della carenza di personale, come la centrale unica di committenza, riconoscendo che «vi sono fondi che oggi giungono solo alle unioni dei Comuni». Claudio Frati, assessore imolese al Bilancio e Personale, ha chiarito che: «La mozione non vuol dire che Imola uscirà dal Circondario. L’approvazione è stato anche un segnale politico perchè in questi primi mesi di questa nostra amministrazione riteniamo di essere stati attaccati in maniera pretestuosa e abbiamo voluto dare un messaggio ai nostri colleghi all’interno del Circondario».

Il sindaco di Castel San Pietro e vicesindaco della Città metropolitana, Fausto Tinti, e il collega sindaco di Medicina e presidente del Circondario, Onelio Rambaldi, si sono sentiti tirati ruvidamente per il bavero istituzionale e politico. Tinti ha rilanciato così: «Per me il Circondario è fuori discussione e si rimane. Massima disponibilità, ma se la sindaca non viene alle riunioni come sta facendo, non esercita il suo ruolo e blocca l’attività dell”ente o Imola vuole uscire, allora noi, con Medicina Dozza e Castel Guelfo, se vogliono, faremo un’altra unione. Non avere il Circondario sarà un danno per tutti: ricordo che i Comuni singoli non hanno possibilità di accedere ai fondi strutturali stanziati dall’Europa tramite la Regione e la Città metropolitana come i 10 milioni arrivati per le scuole superiori dell’imolese (per ristrutturare convitto Scarabelli e nuovo polo licei, ndr)». Rambaldi ha rincarato la dose: «E’ grazie anche al Circondario se abbiamo ancora un’Ausl autonoma. Se cambiamo il perimetro rischiamo di essere tutti più deboli. Medicina potrebbe anche stare da sola o andare con Bologna o con Castello. E gli altri?». 

L’idea di arrivare ad uno «spacchettamento» dei Comuni non è una novità. Partendo dalla modifica dello statuto. Brigida Miranda, consigliera della lista civica di centrodestra a Castel Guelfo, lo chiede da tempo e ha presentato una mozione in tal senso all’assemblea del Circondario (di cui fa parte). Vedremo come finirà quel voto. (l.a.) 

L”articolo completo sul “sabato sera” del 13 settembre.

Sabato 8 si e’ parlato della possibile uscita di Imola dal Circondario davanti ai cittadini durante un incontro della Festa della Cgil, nella foto da sinistra Onelio Rambaldi, Mirella Collina segretaria Cgil Imola, Lara Alpi (giornalista di «sabato sera» che moderava), Claudio Frati e Fausto Tinti

Il Circondario, tentazioni di smantellamento di un'unione dei Comuni complicata ma con tanti vantaggi
Cronaca 14 settembre 2018

La Festa de l'Unità si fa in quattro: si parte il 14 settembre a Sesto Imolese, poi Orti, Fabbrica e Zolino

Dalla grande Festa nazionale sul lungofiume ad una formula su quattro fine settimana in altrettanti centri sociali. C’è una bella differenza rispetto ad un anno fa, per non parlare del passato più o meno recente, per il tradizionale appuntamento organizzato dalla Federazione del Pd imolese.

E’ indubbio che la batosta delle elezioni, politiche prima e amministrative poi, ha lasciato il segno. «Sicuramente è una festa più modesta per la quale abbiamo considerato anche il tema della sostenibilità economica» ammette il reggente del Partito democratico imolese Roberto Visani. Ma la scelta rappresenta anche un segnale politico ben preciso: «Abbiamo voluto una festa più vicina alle persone mettendo in primo piano i temi da cui vogliamo ripartire, che crediamo centrali sia per l’agenda politica nazionale che locale, e sono legalità, salute, lavoro e territorio. Lo slogan è “il Pd si fa in quattro” non solo per indicare come è strutturata la festa ma per dare la suggestione del fatto che il Partito democratico intende rimettersi in movimento perchè il 2019 è alle porte e si voterà in otto comuni su dieci del nostro circondario, è necessario avere consapevolezza di questa prospettiva per la tenuta del nostro sistema territoriale. Ripartiamo dopo la sconfitta di Imola, siamo in una situazione inedita, cioè all’opposizione (Visani è consigliere comunale eletto nella lista Pd), e dobbiamo ritornare in sintonia su bisogni e attese dei cittadini che ci hanno lanciato un segnale forte…».

In effetti se le dimensioni non sono quelle del passato (in sostanza solo la cucina del ristorante Chiocciola e i vari volontari, spettacoli o stand dei giovani si sposteranno nei vari centri sociali), i nomi attesi per gli incontri politici sono decisamente interessanti e di tutto rispetto: venerdì 14 settembre è attesa a Sesto Imolese l’avvocato dell’ufficio legale di Libera Vincenza Rando, la settimana dopo, sabato 22 settembre, agli Orti di via Belpoggio (guarda caso proprio dietro l’ospedale…) la sanità sarà al centro della scena con Giuliano Barigazzi il presidente della Conferenza sociosanitaria metropolitana che proprio in queste settimane sta presentando le ipotesi di riorganizzazione e integrazione per il futuro della sanità bolognese, mentre domenica 23 ci sarà l’assessore regionale alla Sanità Sergio Venturi per parlare di vaccinazioni e delle scelte fatte dall’Emilia Romagna, il 28 settembre a Fabbrica toccherà all’incontro con l’europarlamentare Paolo De Castro per parlare di agricoltura e il giorno dopo una riflessione su donne e lavoro, parità salariale e armonizzazione dei tempi di cura e lavoro con la senatrice Teresa Bellanova, infine lunedì 15 ottobre a Zolino arriverà l’ex ministro dell’Interno Marco Minniti. (l.a.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 13 settembre

Nella foto: l”avvocato di Libera, Vincenza Rando, ospite a Sesto venerdì 14 settembre e l”ex ministro Marco Minniti, che chiuderà il 15 ottobre a Zolino

La Festa de l'Unità si fa in quattro: si parte il 14 settembre a Sesto Imolese, poi Orti, Fabbrica e Zolino

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