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Cronaca 17 Giugno 2019

Il Banco Alimentare compie trent'anni, anche Imola festeggia domani al magazzino di via Zello

La Fondazione Banco Alimentare Onlus compie 30 anni. La storia racconta infatti che era il 1989 quando il fondatore della Star, cavalier Danilo Fossati e monsignor Luigi Giussani, fondatore del movimento di Comunione e Liberazione, decisero insieme di portare in Italia l’esperienza della Fondacion Banco de Alimentos di Barcellona, dando il via ad una rete che oggi è presente in tutte le regioni italiane con 21 organizzazioni, la cui attività è coordinata dalla Fondazione nazionale. Negli ultimi 10 anni, il Banco Alimentare ha raddoppiato la quantità di cibo recuperato, passando dalle 18.000 tonnellate del 2008 alle 36.000 del 2018. A questi alimenti (le cosiddette eccedenze della filiera agroalimentare costituita da aziende agricole, industrie alimentari, ristorazione e distribuzione), si aggiungono quelli provenienti dai piani di intervento sociale dell’Unione Europea e dello Stato e quelli raccolti durante la Colletta Alimentare di novembre.

Alla crescita della Fondazione nazionale ha contribuito in questi anni il lavoro del Banco Emilia Romagna, che ha sede a Imola in via San Pier Grisologo e la principale sede logistica nel magazzino di via Zello. Nata 28 anni fa, l’organizzazione regionale ha chiuso il 2018 con questi numeri: 791 strutture caritative convenzionate, 128.314 persone raggiunte attraverso di esse mediante la distribuzione di 9.170 tonnellate di cibo distribuite. Un deciso aumento rispetto al 2008 quando furono distribuite poco meno di 6.000 tonnellate di alimenti a 101.386 persone, assistite da 729 strutture caritative. «Un’immensa gratitudine ci invita a festeggiare i trent’anni della Rete Banco Alimentare – commenta Stefano Dalmonte, presidente del Banco Alimentare Emilia Romagna – nel cui alveo esiste da 28 anni anche la nostra rete territoriale. In questo percorso sono stati tanti e diversi gli incontri che ci hanno permesso di crescere e diventare un’opera che oggi è speranza per molti».

A Imola si svolgerà domani, 18 giugno, a partire dalle 18.30, il secondo dei tre appuntamenti previsti i regione per celebrare i 30 anni della Fondazione nazionale. Al Centro logistico di via Zello è in programma infatti «Che serata da noi!», evento con cena, musica e spettacolo di cabaret. L”ingresso è a offerta libera su prenotazione (eventi@emiliaromagna.bancoalimentare.it – tel. 366 7217111). (mi.ta.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 13 giugno

Nella foto due volontari al lavoro

Il Banco Alimentare compie trent'anni, anche Imola festeggia domani al magazzino di via Zello
Cronaca 7 Maggio 2019

La collaborazione tra Banco Alimentare e associazione “No Sprechi' per distribuire cibo alle famiglie bisognose

C’è chi dona e chi riceve. In mezzo, a fare da “trait d’union”, c’è la “Fondazione Banco Alimentare Emilia Romagna onlus”, la cui attività quotidiana permette di recuperare a beneficio delle famiglie più bisognose una grande quantità di alimenti che, senza questa preziosa opera di intermediazione andrebbero buttati. Particolarmente significativa per capire come si sviluppa questo circolo virtuoso è l’esperienza dell’associazione “No Sprechi” onlus, costituita a Imola nel 2014 per iniziativa di sette soci fondatori: Caritas diocesana, Auser, Anteas, Croce Rossa italiana sezione di Imola, Fondazione Santa Caterina, Trama di Terre e San Vincenzo de’ Paoli.

L’associazione distribuisce gli alimenti raccolti in due sedi: l’emporio «No Sprechi» in via Lambertini e la «Bottega del cotto» in via Garibaldi. Dal Banco Alimentare, «No Sprechi» riceve il 66% dei generi che ridistribuisce alle persone che assiste. Un 66% che diventa 87% se si contano anche le eccedenze che l’associazione raccoglie dal Lidl di Imola (prima solo quello di via Pola, al quale di recente si è aggiunto il nuovo negozio di via Selice) in qualità di struttura carita-tiva delegata da Banco Alimentare. Lo schema dei diversi canali di raccolta che avvengono tramite il Banco è sintetizzato così dal presidente Sergio Suzzi: «Abbiamo una fornitura diretta attraverso il magazzino di via Zello che avviene una volta la settimana e riguarda sia i prodotti Agea (quelli confezionati direttamente su bandi dell’Unione Europea), sia di altre provenienze. Stesso canale di distribuzione per gli alimenti raccolti attraverso la Colletta alimentare di novembre. Poi ci sono le forniture mediate, nel senso che il Banco fa da tramite e stipula gli accordi, ma noi ritiriamo direttamente i generi alimentari, con il Lidl e con le mense aziendali che ci forniscono i pasti pronti. Infine, ci sono i prodotti raccolti attraverso collette promosse da singole attività. Solo per fare qualche esempio: recentemente il gruppo dei rugbisti imolesi ci ha donato circa mille chilogrammi di alimenti, la palestra qui vicina a noi 1.519 chili. Il meccanismo funziona così: chi desidera fare una colletta contatta il Banco che, in base alla localizzazione del donatore, individua la struttura più vicina e idonea a ricevere gli alimenti donati».

Per dare un’idea della quantità di cibo che «No Sprechi» riceve e redistribuisce basta guardare i dati degli ultimi 16 mesi, nei quali si è superato il limite delle cento tonnellate: 105 per la precisione quelle arrivate attraverso il Banco Alimentare, alle quali ne vanno aggiunte intorno al 20-30%, per un totale di circa 120-130 tonnellate. Attualmente l’associazione assiste, secondo i dati di fine 2018, 395 famiglie, per un totale di 1.253 persone. (mi.ta.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 2 maggio

Nella foto lo staff dell”associazione No Sprechi onlus: da sinistra Bruna Bertozzi, Giorgia Piatesi, Sergio Suzzi e Fulvia Felini

La collaborazione tra Banco Alimentare e associazione “No Sprechi' per distribuire cibo alle famiglie bisognose
Economia 21 Febbraio 2019

E' approdato a Imola “Insieme per il lavoro', il progetto metropolitano che facilita l'occupazione

Chi è senza esperienza o chi è disoccupato di lunga durata, chi si trova in situazione di fragilità sociale e non riesce a trovare una occupazione ha da ora uno strumento in più, oltre ai canali tradizionali, per cercare di accedere o riaccedere al mondo del lavoro. Si tratta del progetto “Insieme per il lavoro”, avviato nel maggio 2017 nel bolognese e che ora arriva anche nel nostro circondario, coprendo in questo modo tutto il territorio della Città metropolitana. L’iniziativa, nata per volontà del sindaco metropolitano Virginio Merola e dell’arcivescovo di Bologna Matteo Maria Zuppi, vede la collaborazione di numerose associazioni di categoria e imprese. Si avvale di 10 milioni di risorse comunali e metropolitane, provenienti da fondi europei, e di 4 milioni messi a disposizione dalla Diocesi di Bologna, derivanti dagli utili dell’azienda Faac.

Grazie a un accordo di tipo finanziario tra le Diocesi di Bologna e Imola è stato possibile estendere il progetto anche nell’imolese. Sul nostro territorio collaborano Circondario, Asp e Caritas (attraverso l’associazione Santa Maria della Carità), le associazioni di categoria, ma non i sindacati, che nei giorni scorsi hanno sottolineato con rammarico il mancato coinvolgimento. Il ruolo fondamentale di Asp, in particolare, permetterà di coordinare le attività con quelle già normalmente messe in campo dell’Asp stessa per le persone particolarmente fragili. Questo per evitare di sovrapporre gli interventi. «La collaborazione tra enti pubblici e privati è un valore» ha sottolineato il vescovo Tommaso Ghirelli.

Una rete virtuosa che ha raccolto il plauso anche della sindaca Sangiorgi. «Si dà risposta alle fragilità che emergono sempre più nel nostro territorio, al fine di portare concretezza alla politica di oggi, che è quello che si aspettano i cittadini» ha commentato. Le ha fatto eco il sindaco metropolitano Merola, forse alludendo ai burrascosi rapporti del Comune di Imola con gli altri enti del territorio: «Ci sono troppe polemiche e discussioni – ha detto -. Senza entrare nel merito, qui siamo davanti a un’esperienza concreta, che dice che se lo facciamo insieme, lo facciamo meglio». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 21 febbraio

Nella foto la presentazione in vescovado a Imola del progetto “Insieme per il lavoro”

E' approdato a Imola “Insieme per il lavoro', il progetto metropolitano che facilita l'occupazione
Cronaca 16 Febbraio 2019

La Croce Rossa di Imola ha attivato l'unità di strada per soccorrere i clochard nelle gelide notti invernali

Mentre l’Italia continua ad essere sferzata dal gelo, prosegue senza sosta il lavoro dei volontari della Croce rossa italiana in aiuto dei senzatetto costretti a vivere all’addiaccio. Migliaia le persone raggiunte ogni sera dalle unità di strada che, grazie alla capillarità della rete di assistenza, riescono a essere presenti in ogni scenario di vulnerabilità. Imola compresa. «In tutta Italia la Croce rossa è in prima linea di fronte all’emergenza freddo. Per cui quest’anno abbiamo deciso di mettere in campo le unità di strada anche nella nostra città», racconta Fabrizia Fiumi, presidente del comitato di Imola della Cri.

Del resto, gli ultimi rapporti della Caritas imolese erano stati inequivocabili: dopo anni di crisi feroce, la povertà è avanzata anche nel nostro territorio ed anche tra gli italiani stessi. E’ così cresciuto il numero di persone bisognose di aiuto, sia esso un pasto caldo, una coperta, un tetto (per la notte e non solo). Così, approssimandosi la brutta stagione e preannunciandosi un drastico calo delle temperature, Comune di Imola, Diocesi, Caritas e Croce rossa, coordinate dalla Fondazione Cassa di risparmio di Imola, hanno prima concertato e poi dato il via ad una operazione di sostegno alle persone senza fissa dimora, eseguita dalla Croce rossa stessa.

Come in altre parti d’Italia, anche ad Imola è stata attivata una unità di strada, formata da operatori appositamente formati e integrata da operatori sociali, operatori sanitari e da infermiere volontarie (a cominciare dall’ispettrice, sorella Agnese Ricci), allo scopo di fornire coperte e vivande appunto a chi si trova in strada, senza un riparo, garantendo inoltre assistenza medica e supporto psicologico.

In dicembre si sono svolte le ricognizioni per circoscrivere le zone in cui si concentrano i bisognosi di assistenza. Poi sono state calendarizzate le uscite vere e proprie, due per settimana (il lunedì e il giovedì). (r.cro.)

Maggiori particolari sul «sabato sera» del 14 febbraio

Nella foto: i volontari dell”unità di strada della Cri di Imola durante un”uscita serale (Isolapress)

La Croce Rossa di Imola ha attivato l'unità di strada per soccorrere i clochard nelle gelide notti invernali
Cronaca 13 Marzo 2018

Rapporto povertà 2017, in aumento gli italiani rispetto agli stranieri. I dati della Caritas di Imola

E” uscito in questi giorni il “Rapporto sulle povertà 2017” redatto, per l”undicesima edizione, dalla Caritas di Imola. 

Nel 2017 si sono rivolti al centro di ascolto 731 nuclei familiari (pari ad un totale di 1.849 persone) di questi, il 56% è stato preso in carico dall”Asp. Gli italiani che si sono rivolti alla Caritas sono aumentati dal 44,5% del 2016 al 49,2% del 2017. Gli ingressi sono rimasti costanti rispetto all’anno precedente, ma il numero medio di accessi quotidiani è passato dal 10,8% del 2016 al 12,7%  del 2017 (+17%). A questi dati vanno aggiunti i circa 384 nuclei seguiti direttamente dalle Caritas parrocchiali della diocesi di Imola (Castel San Pietro e Medicina appartengono alla diocesi di Bologna). Sono, quindi, ben 1.115 le famiglie che si sono presentate (in sede o nelle parrocchie) nel 2017 per chiedere qualche forma di aiuto.

Ritornando ai dati della Caritas diocesana, gli stranieri provengono da 37 Paesi, in particolare dal Marocco, anche se l”aumento maggiore si è verificato tra gli albanesi. Su un totale di 371 nuclei stranieri (-8% rispetto al 2016), 311 vengono da Paesi extra Ue e ben il 95% di essi possiede un permesso di soggiorno regolare.

Riguardo alla fascia d”età in generale di tutti i nuclei accolti dalla Caritas diocesana è preoccupante come il 22,3% delle persone che si rivolgono al Centro abbia meno di 35 anni, mentre la percentuale dei disoccupati è diminuita rispetto all’anno precedente: 46% contro il 51% (più frequente tra gli stranieri rispetto agli italiani).

Un incremento c”è stato sul numero delle persone senza fissa dimora cresciute dal 14,8% del 2007 all’attuale 23%. Sono stati complessivamente 212 i «nuovi arrivi» (197 nel ’16) dove la percentuale degli italiani è del 52% circa, contro il 45% del ’16; tra gli stranieri extra Ue soltanto il 5,3% non possedeva il permesso di soggiorno (contro il 14,8% del 2016). Ii «ritorni», ovvero coloro che si sono ripresentati in Caritas dopo oltre un anno di assenza, sono stati 183, in calo rispetto al 2016. Nel 2017 sono state ospitate 22 persone (due terzi sono italiani) che dormivano in situazione estreme come in auto, in garage o all’addiaccio.

Le problematiche maggiori emerse, sia si tratti di persone sole che nuclei familiari, sono principalmente economiche, abitative e occupazionali. “Siamo ancora di fronte ad una precarietà lavorativa diffusa che colpisce principalmente le fasce deboli, quelle cioè con bassa scolarità e senza specializzazioni” scrive la Caritas nel suo rapporto.

r.c.

Nella foto: il rapporto della Caritas di Imola

Rapporto povertà 2017, in aumento gli italiani rispetto agli stranieri. I dati della Caritas di Imola

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