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Cronaca 11 Marzo 2021

Il revenge porn è reato, dalla battaglia dell’universitaria imolese fino al parere della psicologa

Si chiama Eleonora Cesari, la ventunenne imolese vincitrice della challenge «Rilancia un social network», pensata da Jebo (Junior Enterprise dell’Università di Bologna), associazione studentesca esperta in consulenze di web marketing, e dalla piattaforma Tutored che connette i neolaureati con il mondo del lavoro. Obiettivo sviluppare una strategia di rilancio di un social ormai caduto in disuso in Italia. Eleonora, al secondo anno della facoltà di Scienze diplomatiche internazionali a Forlì, ha così deciso di utilizzare Snapchat, strumento molto in voga tra i giovani fino al 2017, attraverso il quale è possibile inviare foto e video ai propri contatti.

Il progetto vincente della giovane imolese, punta a contrastare il fenomeno del revenge porn (vendetta porno, cioè condivisione pubblica di immagini o video intimi senza il consenso dei protagonisti) e, allo stesso tempo, sdoganare il sexting, ovvero il fare sesso scritto in chat. «Ho scelto Snapchat perché, tra il 2017 e 2018, ho studiato un anno negli Stati Uniti ed ho notato che i miei coetanei usavano spesso questo social invece che Whatsapp come noi – ha commentato Eleonora Cesari -. Snapchat possiede dei piccoli tools di protezione ed è dieci volte più sicuro degli altri». Nel dettaglio, «contenuti multimediali e messaggi sono visibili al massimo per 24 ore, nell’arco della giornata si possono vedere solo due volte e, infine, se chi li riceve fa uno screenshot arriva immediatamente la notifica a chi lo ha inviato – ha spiegato -. In più c’è una sezione dedicata alle foto che possono essere criptate e protette da una password». (da.be.)

Approfondimenti su «sabato sera» dell’11 marzo con anche il parere della psicologa dell’Ausl di Imola e cosa prevede la legge per il reato di revenge porn.

Nella foto: Eleonora Cesari

Il revenge porn è reato, dalla battaglia dell’universitaria imolese fino al parere della psicologa
Cronaca 1 Marzo 2021

Web e social pericolosi per i giovani? Le risposte della psicologa dell’Ausl di Imola Anna Strazzari

Dal Blu Whale al Choking Game, passando per il Fire Challenge e, per ultimo, il Planking Challenge che consiste nel buttarsi contro le auto in corsa. Queste sono solo alcune delle folli sfide che oggi, causa anche l’isolamento forzato, dilagano sui social network e trovano terreno fertile tra i giovanissimi, sempre in competizione con se stessi e con gli altri fino a oltrepassare i propri limiti psico-fisici. A volte purtroppo sfociando in tragedia, come accaduto a gennaio, quando a Palermo una ragazzina di dieci anni è morta mentre su TikTok, uno dei social più seguiti dagli adolescenti, partecipava ad una prova di soffocamento estremo. Dal 9 febbraio in Italia lo stesso TikTok, su imposizione del Garante della Privacy, ne ha vietato l’utilizzo agli under 13.

A finire però nella bufera anche altri social network e app che danno ampio spazio a sfide virtuali rivolte proprio ai giovani. Per inquadrare meglio il problema abbiamo contattato la psicologa e psicoterapeuta Anna Strazzari, responsabile del consultorio familiare dell’Ausl di Imola. «E’un fenomeno silente, serpeggiante, che colpisce soprattutto tra i 15 ed i 17 anni. Difficile però conoscerne il numero, perché spesso utilizzano i social in segreto nelle loro stanze. Anche per questo genitori e adulti faticano a controllarli».

A volte però i social sono considerati un pericolo a prescindere. Come mai?

«La preoccupazione nasce dal fatto che gli adulti non li conoscono troppo bene. Gli strumenti, però, non contengono solo rischi, ma anche una parte di opportunità e potenzialità (informazioni, creatività ecc.). Per definizione gli adolescenti cercano di valicare questo confine molto sottile, a volte senza nemmeno rendersi conto di ciò e degli effetti». (da.be.)

Approfondimenti su «sabato sera» del 18 febbraio.

Web e social pericolosi per i giovani? Le risposte della psicologa dell’Ausl di Imola Anna Strazzari

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