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Economia 17 Ottobre 2019

Agricoltura Emilia Romagna, anche la coltivazione del grano duro penalizzata dall'andamento climatico

L’influenza del cambiamento climatico, la ricerca e l’innovazione al servizio della produzione, le strategie d’impresa, l’andamento dei mercati agricoli e la copertura dei rischi. Tutti temi di cui si è parlato il 24 settembre al convegno dedicato alla coltivazione del grano duro. Un incontro con scienziati, produttori e rappresentanti delle organizzazioni di categoria organizzato dalla Regione Emilia Romagna proprio alla vigilia della stagione di semina, come opportunità di confronto e di approfondimento tecnico-scientifico e di orientamento degli agricoltori nelle scelte.

«Ricerca e innovazione, sia in campo tecnico che nelle strategie commerciali – ha affermato l’assessore regionale all’Agricoltura, Simona Caselli-, sono le strade da seguire per affrontare i cambiamenti climatici e le fitopatologi e che sempre più incidono sulle produzioni agricole. Le scelte per un’agricoltura sempre più evoluta e resiliente passano dall’agricoltura di precisione, allo studio delle innovazioni varietali, oltre ad adottare avvicendamenti e tecniche colturali che favoriscano la sostenibilità e la qualità dei suoli. Va sottolineata l’importanza della programmazione produttiva e degli accordi di filiera, con l’obiettivo di massimizzare e stabilizzare le rese produttive, contenere i costi senza incidere sulla produttività e sulla qualità del prodotto e ridurre i rischi di mercato».

Bastano pochi elementi per comprendere l’importanza del comparto cerealicolo emiliano-romagnolo: la nostra regione è tra le prime in Italia per la produzione con una quantità annuale (dati Istat 2014-2018) che si attesta a 2,1 milioni di tonnellate. Di queste, 773 mila tonnellate sono di frumento tenero, 373 mila di frumento duro, 647 mila di mais. Coltivano cereali oltre 31 mila aziende, più della metà del panorama agricolo regionale, per una superficie complessiva di circa 311 mila ettari, di cui 127 mila a frumento tenero, 62 mila a frumento duro, 69 mila a mais. Ed il convegno è stata l’occasione per fare il punto sulla stagione 2019. (r.cr.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 10 ottobre

Agricoltura Emilia Romagna, anche la coltivazione del grano duro penalizzata dall'andamento climatico
Cronaca 24 Settembre 2019

Contributi dalla Regione per i progetti di Solco Prossimo ed Ernesto che puntano a contrastare il disagio giovanile

Ci sono anche due progetti imolesi tra i beneficiari dei contributi riconosciuti dalla Regione Emilia-Romagna a iniziative di contrasto al disagio giovanile, all’isolamento, alla dipendenza da social network, all’abbandono scolastico ed esclusione sociale. Lo comunica la consigliera regionale del Partito Democratico Francesca Marchetti, che sottolinea l’importanza dei 19 progetti in totale messi a punto nell’area metropolitana bolognese, cui se ne aggiungono altri 12 a valenza regionale, legati ad iniziative di educazione alla legalità, alla cittadinanza attiva e di partecipazione alla vita democratica. In tutto, nel territorio di Bologna arriveranno 98.198 euro.

«Si tratta di un sostegno rivolto ad associazioni di promozione sociale, organizzazioni di volontariato e parrocchie – precisa Marchetti – per progetti che riguardano l’aiuto nello svolgimento dei compiti, percorsi individualizzati per migliorare il rendimento scolastico, attività sportive e laboratori artistici e musicali, ma anche incontri con gli esperti per utilizzare consapevolmente i social network e la rete». A Imola i contributi sono stati assegnati come detto a due progetti:  «“EduSport 2.0: rimettiamoci in gioco», organizzato dalla cooperativa sociale Solco Prossimo, che ha ottenuto 8.120 euro e «Il non laboratorio» realizzato dall’Associazione di volontariato Ernesto, cui andrà il contributo di 4.900 euro.

«Abbiamo ripresentato un progetto che avevamo già sviluppato l’anno scorso e che coinvolge le società di calcio – spiega Francesca Berattino, referente per Solco Prossimo del progetto EduSport 2.0 – . Nella prima fase collaboriamo con gli allenatori, affiancando loro un educatore per supportarlo nella lettura delle dinamiche del gruppo di bambini e aiutarlo a incentivare quelle positive e a scardinare quelle meno collaborative. Nella seconda parte dell’anno, poi, promuoviamo due incontri con le famiglie di informazione e scambio su tutto ciò che ruota intorno alla realtà sportiva non agonistica: il fair play, come reagire alle delusioni, come supportare il ragazzo nella competizione e così via. Le società quest’anno sono l’Ac Tozzona, l’Imolese femminile Acfd, la Stella Azzurra e la Valsanterno 2009 di Borgo Tossignano». Il contributo regionale copre per il 70% circa i costi del progetto che ammontano a circa 11.500 euro, con la compartecipazione delle società sportive che, attraverso l’iscrizione agevolata dei bambini provenienti da famiglie a basso reddito, riescono a coinvolgere nelle attività anche i più svantaggiati.

Per quanto riguarda invece il progetto dell’associazione Ernesto, si articola in una serie di laboratori esperienziali per ragazze e ragazzi dai 13 ai 18 anni, in particolare adottati e in affido, ma non solo. «Tra i ragazzi adolescenti, quelli adottati e in affido risultano essere a volte più fragili dei loro coetanei – si legge nel progetto presentato alla Regione -. Le famiglie, gli insegnanti e gli altri adulti di riferimento li descrivono come demotivati, apatici e con poca fiducia in se stessi. Questa condizione li rende più vulnerabili nelle relazioni sociali e rispetto all’uso di videogiochi, droghe leggere, alcol. La riflessione fatta insieme a genitori e insegnanti nel corso degli anni nei quali l’associazione Ernesto ha promosso attività finalizzate all’inclusione sociale, sia nelle scuole che nel territorio, è stata incentrata sulla necessità di un progetto duraturo che coinvolga e impegni ragazze e ragazzi adottati, ma non solo loro, in modo continuativo. L’esigenza è di socializzare e relazionarsi con persone nuove e al di fuori degli ambiti frequentati abitualmente; divertirsi in modo attivo e costruttivo; scoprire e coltivare interessi; lavorare e impegnarsi per un obiettivo; educare al rispetto degli impegni presi ed alla responsabilità individuale nel far parte di un collettivo». Da qui la scelta della modalità di lavoro del progetto, con laboratori di teatro, counseling di gruppo, outrole e action learning, per un costo di 7.000 euro, di cui 4.900 di contributo regionale. (mi.ta.)

La foto è tratta dal sito internet di Solco Prossimo

Contributi dalla Regione per i progetti di Solco Prossimo ed Ernesto che puntano a contrastare il disagio giovanile
Cronaca 28 Agosto 2019

Rinnovata l'iniziativa “Mi muovo in città': autobus urbani gratis per gli abbonati ai treni regionali

La Regione Emilia-Romagna ha rinnovato per l”anno 2019-2020 l”iniziativa “Mi muovo in città”, che consente ai pendolari (lavoratori e studenti) titolari di un abbonamento ferroviario annuale e mensile sopra i 10 chilometri, con partenza e/o destinazione da una delle 13 città della regione sopra i 50 mila abitanti (i capoluoghi di provincia più Imola, Faenza e Carpi), di viaggiare gratis sugli autobus urbani delle stesse città. Anche quest”anno dunque per chi acquisterà i nuovi abbonamenti ferroviari, mensili o annuali, che sono in vendita dal 26 agosto con validità dal 1° settembre, potrà usufruire dell”integrazione bus-treno, con un risparmio fino a 180 euro.

Per la Regione, l”operazione, che nel primo anno ha coinvolto circa 60 mila pendolari, comporta un investimento superiore ai 6 milioni di euro annui.Quanto alle modalità di funzionamento di “Mi muovo in città”, occorrerà caricare gli abbonamenti annuali e mensili sulla tessera “Mi muovo” emessa dalle aziende di trasporto pubblico locale oppure sulla tessera “Unica” di Trenitalia. Potranno godere dell’integrazione tariffaria anche gli abbonati alle tratte con destinazione o partenza da una delle 13 città indicate e arrivo o partenza da fuori regione, purché siano residenti in Emilia Romagna.

«Con l’integrazione tariffaria “Mi muovo anche in città”, i cittadini potranno per il secondo anno consecutivo viaggiare gratis sui bus urbani delle città di partenza e di destinazione – sottolineano il presidente della Regione, Stefano Bonaccini e il vicepresidente e assessore ai Trasporti, Raffaele Donini -. Offriamo una alternativa possibile al mezzo privato, premiando chi sceglie il trasporto pubblico locale per i propri spostamenti con un concreto aiuto economico a vantaggio dei cittadini e delle famiglie dell’Emilia-Romagna e una misura che fa bene all’ambiente». (r.cr.)

Foto tratta dal sito della Regione Emilia-Romagna

Rinnovata l'iniziativa “Mi muovo in città': autobus urbani gratis per gli abbonati ai treni regionali
Cronaca 7 Agosto 2019

Dalla Regione 105 mila euro per eventi e progetti sportivi nel territorio imolese

In questi giorni sono state rese note le graduatorie dei bandi regionali per eventi e progetti in ambito sportivo, uno dedicato agli eventi di rilevanza regionale o sovraregionale, l’altro ai progetti di promozione della pratica sportiva. L’Emilia-Romagna, quest”anno, aveva messo a disposizione più di 2,7 milioni di euro. «Per la Città Metropolitana di Bologna, i fondi complessivi sono poco meno di 700 mila euro, di questi 105 mila arrivano nell’Imolese – spiega la consigliera  La somma è quasi interamente destinata alla realizzazione di eventi sportivi di rilevanza regionale e sovraregionale».

Nello specifico, ricevono un contributo gli eventi «Dal Parcheggio: una strada verso il mondo» organizzato dal Csi e «Sport al Centro» del Comune di Imola. Finanziamenti anche a «Impazzendo per lo sport» della onlus Lo sport è vita, «Scherma Estate 2019» del circolo della scherma di Imola, che è stata premiata anche per un progetto di promozione sportiva, il «Babyvolley 2019» di Diffusione sport e il «Replay volley» della polisportiva Csi Clai. (d.b.)

Nella foto (dalla pagina facebokk di Diffusione Sport): il «Babyvolley 2019»

Dalla Regione 105 mila euro per eventi e progetti sportivi nel territorio imolese
Cronaca 28 Marzo 2019

Grandi opere in Emilia Romagna, il ministro Toninelli non ha sciolto tutti i dubbi. Cauti i commenti dei sindaci

«Siamo ancora in attesa, la valutazione è positiva ma, per quanto mi riguarda, e quindi per la complanare, aspetto a cantare di gioia». Il sindaco di Ozzano, Luca Lelli, fatica ad entusiasmarsi per il risultato ottenuto la scorsa settimana dall’incontro del presidente della Regione, Stefano Bonaccini, insieme al sindaco di Bologna e della Città Metropolitana, Virginio Merola, con il ministro alle Infrastrutture e Trasporti, Danilo Toninelli. Sul tavolo c’era la richiesta di via libera per una serie opere di viabilità prioritarie per l’Emilia Romagna, a partire dal passante di Bologna, sulle quali proprio Regione e Città metropolitana hanno organizzato un paio di settimane fa una grande manifestazione, con il sostegno delle associazioni imprenditoriali e non solo.

Fausto Tinti, «collega» di Castel San Pietro di Lelli, è altrettanto cauto: «Siamo contenti però, di fatto, è ancora tutto nelle mani del ministro, non c’è stato un vero e proprio sblocco delle opere e soprattutto non capiamo di quali esattamente, a noi, come Castel San Pietro e circondario, interessa principalmente l’ampliamento dell’A14 e su questo non abbiamo visto la firma sul progetto della convenzione con Autostrade per l’Italia». In effetti, l’incontro al Mit con Toninelli ha permesso di fare un importante passo in avanti verso la realizzazione del passante di Bologna e della bretella Campogalliano-Sassuolo ma, come ha sottolineato Marco Monesi, consigliere metropolitano con delega a Pianificazione, Mobilità sostenibile, Viabilità, che era a Roma, «occorre continuare a mantenere alta l’attenzione sul complesso di opere che interessano il territorio».

In soldoni sono state ricevute rassicurazioni anche su alcune opere di adduzione al passante, cioè nodo di Funo, intermedia di Pianura, terzo lotto Lungosavena ma tutto tace sul fronte della quarta corsia dell’A14. Monesi l’ha fatto presente alla riunione ricordando che «abbiamo bisogno di accelerare anche sull’allargamento dell’A14, con la quarta corsia da San Lazzaro all’allacciamento con Ravenna, e dell’A13, con la terza corsia da Bologna a Ferrara» perché «con la realizzazione del passante e l’allargamento di queste due direttrici finalmente avremo risolto la congestione del nodo di Bologna. Poi basta nuove strade, come abbiamo scritto nel Piano urbano della mobilità sostenibile, tutte le risorse sul trasporto pubblico e la mobilità sostenibile» assicura a chi alza gli scudi contro l’invasione di asfalto. (l.a.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 28 marzo

Nella foto l”autostrada A14

Grandi opere in Emilia Romagna, il ministro Toninelli non ha sciolto tutti i dubbi. Cauti i commenti dei sindaci
Cronaca 26 Febbraio 2019

In calo costante il consumo di antibiotici in Emilia Romagna, funzionano le buone pratiche contro l'antibioticoresistenza

Fare rete con i medici per una prescrizione sempre più mirata, sensibilizzare i cittadini ad un consumo corretto, agire in modo incisivo per contrastare le infezioni ospedaliere. Parliamo di antibiotici, di misure di controllo delle infezioni e di tutte le azioni che la Regione Emilia Romagna ha messo in campo per prevenire e combattere il problema dell’antibioticoresistenza. I dati degli ultimi anni parlano chiaro: i consumi calano, soprattutto in età pediatrica. In nessun’altra regione italiana si osserva, infatti, un trend in costante diminuzione come quello dell’Emilia Romagna, dove dal 2010 al 2017 si è registrata una riduzione delle prescrizioni antibiotiche per i bambini del 35%. E il calo è ancor più consistente (- 37%) nei più piccoli, fino ai 6 anni.

Complessivamente nel 2017 sono state 16,8 le dosi medie giornaliere di antibiotico ogni 1.000 abitanti: – 5% rispetto al 2016, – 16% se confrontato al 2010. Numeri accompagnati dalla riduzione di questi farmaci anche in ambito ospedaliero (-2,8% dal 2010 al 2017). Non solo, perché un’altra buona pratica diffusa in tutte le strutture ospedaliere del territorio ha portato risultati confortanti: il consumo di prodotti idroalcolici per l’igiene delle mani in ospedale (quelli che si trovano solitamente all’ingresso di un reparto o fuori dalle camere), sempre dal 2010 al 2017, è aumentato del 275%. Un importante risultato scientifico è poi il calo rilevante (-26%) della frequenza delle cosiddette «batteriemie» sostenute da enterobatteri resistenti ai carbapenemi, cioè la proporzione di infezioni nel sangue dovute ad alcuni batteri resistenti agli antibiotici, che nel 2017 in Emilia Romagna è stata inferiore del 26% rispetto alla media nazionale. E la regione ha anche un’altra specificità, che riguarda la rete delle microbiologie: grazie ai criteri di accreditamento, può contare su emocolture (esami di analisi del sangue di fondamentale importanza per le diagnosi microbiologiche) realizzate 24 ore su 24, con laboratori attivi 7 giorni su 7. Risultati ottenuti anche grazie all’aumentata consapevolezza dei rischi associati a un uso eccessivo di antibiotici e a tutti gli strumenti messi in campo dal Programma regionale di contrasto alle infezioni correlate all’assistenza e all’antibioticoresistenza.

«In questi anni – spiega l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Sergio Venturi – in Emilia Romagna abbiamo costruito un sistema di monitoraggio estremamente dettagliato, che ci permette di avere indicatori specifici sulla prescrizione e il consumo di antibiotici. E un sistema di sorveglianza sull’antibioticoresistenza e sulle infezioni ospedaliere. Abbiamo agito, con specifiche campagne di comunicazione, anche sul fronte della sensibilizzazione ai cittadini e della formazione ai professionisti. Possiamo dire che, grazie a un’esperienza consolidata nel tempo, iniziamo a toccare con mano i risultati».

Il servizio completo è su «sabato sera» del 21 febbraio   

Nella foto l”assessore regionale Sergio Venturi

In calo costante il consumo di antibiotici in Emilia Romagna, funzionano le buone pratiche contro l'antibioticoresistenza
Economia 29 Gennaio 2019

Cimice asiatica, due bandi in Regione da 2,7 milioni di euro a favore delle aziende agricole per azioni a difesa dei frutteti

L’Emilia Romagna intensifica la lotta alla Halyomorpha halys, meglio conosciuta come cimice asiatica (proviene dalla Cina), insetto in grado di provocare gravi danni agli alberi da frutto (in particolare pero, kiwi, melo e pesco), tanto da costituire una grave minaccia per l’intero settore produttivo frutticolo. Attraverso un bando che resterà aperto dal 10 gennaio al 15 marzo, la Regione investe oltre 2,7 milioni di euro per azioni di prevenzione.

«Questo nuovo bando del Programma di sviluppo rurale 2014-2020 è stato predisposto raccogliendo anche i suggerimenti e le esigenze espresse dagli agricoltori e dalle associazioni di categoria, legati alle caratteristiche delle aziende emiliano-romagnole anche per consentire l’accesso a realtà di dimensioni ridotte», spiega l’assessore regionale all’Agricoltura, Simona Caselli. In particolare si punta ad estendere la protezione degli impianti frutticoli tramite la chiusura laterale, con reti antinsetto, delle coperture antigrandine già esistenti. Modalità che ad oggi risulta essere il mezzo di prevenzione più indicato. «E’ un altro importante tassello che mettiamo in campo per limitare i danni provocati dalla cimice asiatica, cercando di salvaguardare gli equilibri biologici dei diversi agroecosistemi del nostro territorio», aggiunge l’assessore regionale.

I fondi sono destinati alle imprese agricole, che dovranno attuare un piano d’investimenti della durata massima di 12 mesi dalla data dell’atto di concessione del sostegno. Le spese ammesse, da un minimo di 2.500 euro a un massimo di 250 mila euro e finanziate al 50% dai fondi Psr, sono per l’acquisto e messa in opera di reti antinsetto (compresi i dispositivi di apertura/chiusura meccanizzata/automatizzata per l’accesso) esclusivamente a completamento di impianti di copertura esistenti e per l’acquisto e messa in opera di reti antinsetto monofila. Sono inoltre accettate le spese tecniche generali, come onorari di professionisti o consulenti, nel limite del 3% dell’importo ammissibile.

I criteri di priorità delle domande riguardano: il rapporto tra la superficie a frutteto oggetto di investimento e la superficie aziendale totale a frutteto; il grado di rischio di diffusione dell’infestazione, con maggiore punteggio alle aree ad alto rischio (pianura del reggiano, modenese, bolognese, ferrarese, ravennate e di Forlì-Cesena) e alla diversa suscettibilità delle specie frutticole. Ulteriori incrementi di punteggio sono destinati alle domande di superfici frutticole a produzione integrata (incremento del 30%) oppure già a coltivazione biologica o in regime di conversione (incremento del 100%). Le domande – come detto – potranno essere presentate dal 10 gennaio e fino alle ore 13 del 15 marzo, sulla piattaforma Siag di Agrea, l’Agenzia regionale per le erogazioni in agricoltura (https://agreagestione.regione.emilia-romagna.it/siag/). Entro il 14 giugno i servizi territoriali competenti invieranno le domande al Servizio competitività delle imprese agricole ed agroalimentari, per la graduatoria generale che verrà emanata entro il 20 giugno 2019. (r.eco.)

L”immagine è tratta dal sito della Regione Emilia-Romagna

Cimice asiatica, due bandi in Regione da 2,7 milioni di euro a favore delle aziende agricole per azioni a difesa dei frutteti
Economia 21 Gennaio 2019

Dieci milioni dalla Regione su cinque bandi per l’agricoltura a salvaguardia del territorio e dell’ambiente

Poco meno di 10 milioni di euro per la salvaguardia del paesaggio agrario, la gestione di zone umide, boschetti, corridoi ecologici, il sequestro di carbonio nei suoli, la tutela di razze animali autoctone e di varietà vegetali antiche. Sono le risorse che la Regione Emilia Romagna mette a disposizione attraverso 5 diversi bandi del Piano di sviluppo rurale 2014-2020.

«Tutelare le razze autoctone e la biodiversità è una priorità non solo culturale, ma anche am-bientale ed economica – tiene a sottolineare l’assessore regionale all’Agricoltura, Simona Caselli -. Con questi bandi valorizziamo e sosteniamo il lavoro degli agri-coltori e di tutti coloro che, operando in un settore importante per la nostra economia, hanno anche un ruolo strategico nella salvaguardia del nostro territorio e dell’ambiente».

Gli interventi dovranno essere realizzati a partire dall’1 gennaio 2019 e saranno finanziati attraverso la misura “10 Pagamenti agro-climatico-ambientali”. Le domande potranno essere presentate online fino al 31 gennaio 2019 attraverso i sistemi Agrea, l’Agenzia regionale per le eroga-zioni in agricoltura. Di seguito, in sintesi, i contenuti dei bandi.

Biodiversità animale e vegetale. Due bandi sono destinati a recuperare le razze e le varietà antiche a rischio di estinzione. La Regione ha stanziato 13,6 milioni di euro per gli agricoltori che scelgono di allevare razze autoctone, come, ad esempio, la razza romagnola e la reggiana tra i bovini, il cavallo italiano da tiro pesante tra gli equini, la pecora cornigliese tra gli ovini o la mora romagnola tra i suini.

Ritiro dei seminativi. Prati umidi e macchie arbustive. Sono alcuni degli interventi che possono essere gestiti dagli agricoltori che si impegnano a ritirare dalla produzione per venti anni le colture seminative così da promuovere la biodiversità, soprattutto in pianura. A rico-noscimento dei maggiori costi, è previsto un aiuto per ogni ettaro da un minimo di 500 fino a un massimo di 1.500 euro all’anno per vent’anni.

Corridoi ecologici e paesaggio agrario. Piantate, filari di alberi, siepi, boschetti, maceri, risorgive e laghetti. Per gli agricoltori che si impegnano per un periodo di 10 anni a salvaguardare nella propria azienda gli elementi tipici del paesaggio agrario sono disponibili 1,1 milioni di euro.

All’agricoltura che «sequestra» il carbonio. Tecnicamente si chiama agricoltura conservativa e si differenzia da quella tradizionale perché adotta modalità che riducono la lavorazione dei terreni, prevenendo l’erosione del suolo, favorendo il sequestro di carbonio e limitan-done la dispersione in atmosfera con effetti importanti nel con-trasto ai cambiamenti climatici. L’aiuto annuale va da un minimo di 250 a 280 euro per ettaro. (red.eco.)

L’articolo completo è su «sabato sera» del 17 gennaio

Nella foto una fascia tampone a margine di un campo coltivato

Dieci milioni dalla Regione su cinque bandi per l’agricoltura a salvaguardia del territorio e dell’ambiente
Cronaca 17 Gennaio 2019

Conclusi a Castel San Pietro i lavori per rettificare l'alveo del Sillaro e allontanarlo dalla strada comunale

Il corso del torrente Sillaro ha subito una lieve rettifica a ridosso della strada comunale Destra Sillaro, a 1,7 chilometri da San Clemente, nel territorio del comune di Castel San Pietro Terme. Non si è trattato di un evento spontaneo, ma dell”esito di un intervento che la Regione Emilia-Romagna ha compiuto per allontanare il torrente dalla strada.

L”erosione della sponda destra del Sillaro, infatti, aveva determinato un pericoloso avvicinamento del corso d”acqua alla sede stradale, che si trovava a meno di 10 metri. I lavori si sono dunque resi necessari per tutelare la strada comunale. A tal fine l”alveo di magra del torrente (ossia la porzione che resta bagnata anche in condizioni di magra) è stato deviato verso una posizione più centrale rispetto alla sua sede demaniale, con il risultato che il punto più vicino alla strada ora dista 95 metri.

Non è escluso, viste le caratteristiche della zona, che in futuro si rendano necessari altri interventi da parte del Comune. In quel tratto infatti, come scrive l”Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la protezione civile-Servizio Area Reno e Po di Volano nella comunicazione di conclusione dei lavori, «il torrente Sillaro scorre in un normale e ampio alveo demaniale pedecollinare a morfologia instabile, con predisposizione alla ramificazione e tendenza al deposito del materiale più grossolano e a possibili erosioni spondali, generate dai filoni di corrente dei depositi alluvionali».

Intanto il sindaco di Castel San Pietro, Fausto Tinti, sottolinea l”importanza dell”intervento realizzato dalla Regione «grazie alle puntuali azioni messe in campo dai consiglieri regionali Francesca Marchetti e Roberto Poli». «Il territorio prosegue Tinti – va monitorato e curato con attenzione e noi in questi anni l”abbiamo fatto, utilizzando tutte le risorse e le opportunità disponibili».

Soddisfatta «della positiva sinergia e collaborazione» si definisce anche la consigliera regionale castellana Francesca Marchetti, che aggiunge: «Vista la particolare natura del territorio, sarà importante anche in futuro valutare le necessità e ciò non può prescindere da azioni di prevenzione. Sono certa che si manterrà questa proficua relazione tra Comune e Regione, riducendo i disagi per la popolazione». (r.cro.)

Nella foto il Sillaro prima e dopo l”intervento

Conclusi a Castel San Pietro i lavori per rettificare l'alveo del Sillaro e allontanarlo dalla strada comunale
Cronaca 11 Gennaio 2019

Firmate misure condivise tra Regione, gestori d'impianti e associazioni d'impresa per smaltire i rifiuti speciali

L’Emilia Romagna da priorità alle esigenze di smaltimento dei rifiuti speciali prodotti dalle proprie aziende, ormai impossibilitate a farvi fronte. E per dare una risposta organica e di sistema all’emergenza la Regione ha chiamato attorno ad un tavolo le imprese e i gestori degli impianti di smaltimento e trattamento per arrivare in tempi rapidi a «misure gestionali» e «capacità di trattamento» che rispondano in primo luogo «ai fabbisogni del territorio emiliano-romagnolo». Una collaborazione fra tutti i soggetti interessati che tenga insieme «la domanda proveniente dalle imprese del territorio e l’offerta» legata a smaltimento e trattamento presente nel territorio regionale stesso, «sostenendo lo sviluppo delle filiere dell’economia circolare».

E’ quanto si legge nel verbale d’intesa sottoscritto lo scorso 19 dicembre dal presidente della Regione, Stefano Bonaccini, e dai vertici regionali di Confservizi, Agci, Cia, Cna, Coldiretti, Confagricoltura, Confartigianato, Confcommercio, Confcooperative, Confesercenti, Confindustria, Copagri, Legacoop e Unci. «Si tratta di un’intesa molto importante, decisamente innovativa nei contenuti e negli impegni, che fa squadra tra gli attori e tiene in equilibrio economia e ambiente», ha commentato soddisfatto Bonaccini.

Prima ancora di queste misure, la Giunta regionale aveva già approvato una delibera tesa a velocizzare l’iter autorizzativo per l’incremento delle quantità di rifiuti che sarà possibile stoccare negli appositi siti in Emilia Romagna, fino ad un massimo del 3%. Atto per il quale Arpae, l’Agenzia regionale per la prevenzione ambientale e l’energia, sarà chiamata a dare priorità alla valutazione delle richieste di incremento, peraltro sempre e solo con la piena garanzia delle condizioni di sicurezza e del rispetto della normativa ambientale.

«Stante l’attuale legislazione nazionale – ha aggiunto Bonaccini – i rifiuti prodotti dalle imprese sono a libero mercato e dunque non pianificabili. Le imprese ci hanno però lanciato un grido d’allarme perché il meccanismo si è inceppato: da un lato si sono chiusi alcuni mercati esteri che assorbivano i nostri rifiuti speciali, facendo schizzare i prezzi alle stelle; dall’altro lato c’è la cronica carenza di impianti del nostro Paese; infine il Governo, anziché correre ai ripari, si divide ideologicamente tra favorevoli e contrari agli impianti. Per questa ragione abbiamo dapprima autorizzato ampliamenti degli stoccaggi, mentre ora, per la prima volta, proviamo a meglio programmare la capacità dei nostri impianti e ad assicurare spazi aggiuntivi e prioritari per le imprese dell’Emilia Romagna. Contemporaneamente, lavoriamo tutti insieme per costruire o consolidare filiere che rafforzino la circolarità della nostra economia. Sono tutti passi avanti rispetto alla situazione attuale, nella speranza che prima o poi anche il Governo batta un colpo».

I firmatari dell’accordo regionale hanno poi deciso di costituire un «tavolo permanente per monitorare l’efficacia delle misure poste in essere», per verificare cioè – si legge sempre nel documento – se si soddisferanno «i fabbisogni regionali» e per intervenire, nel caso fosse necessario, con «eventuali adeguamenti o integrazioni». (r.cro.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 10 gennaio

Nella foto l”incontro tra Regione, gestori di impianti e associazioni d”impresa

Firmate misure condivise tra Regione, gestori d'impianti e associazioni d'impresa per smaltire i rifiuti speciali

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