Posts by tag: regole

Cronaca 9 Luglio 2019

Modifiche al regolamento per gli animali a Imola, tra le novità l'adozione a distanza anche per i gatti

Lo scorso 18 giugno è stato approvato dal Consiglio comunale il nuovo regolamento per la gestione del canile, del gattile e delle colonie feline. Il nuovo testo, su cui hanno lavorato per alcuni mesi l’assessore all’Ambiente, Andrea Longhi, la Commissione ambiente e il servizio veterinario dell’Ausl, riassume e modifica i regolamenti esistenti, contenuti in due documenti distinti. «Erano datati, avevano almeno 15 anni – motiva Longhi -. Non rispettavano gli animali a partire dalla terminologia utilizzata, ad esempio parlavano di “carico” e “scarico” come fossero merci (parole sostituite con “accettazione” ed “uscita”, ndr). Erano da aggiornare, condividendo le modalità con gli addetti ai lavori, sia il servizio veterinario dell’Ausl che gli attuali gestori delle strutture».

Le novità non sono solo nella terminologia o negli adeguamenti normativi, ma di sostanza, soprattutto per quanto riguarda il gattile, a partire dell’obbligo del microchip anche per tutti i gatti che vengono presi in carico dalla struttura. Per entrambe le strutture, di proprietà comunale, l’acquisto dei microchip sarà a carico del Comune stesso. Inoltre è stata introdotta la possibilità dell’adozione a distanza anche dei felini, opportunità di cui, finora, potevano usufruire solo gli amanti dei cani. «Abbiamo voluto condividere il nuovo testo con chi si occupa delle strutture oggetto del regolamento per fare il miglior lavoro possibile – continua Longhi -. Abbiamo raccolto le osservazioni dei due gestori (la coop. Coala del canile e la coop. Gatto Nero per il gattile, ndr) e per lo più le abbiamo accettate. Per altre abbiamo mediato, come per la richiesta da parte del gattile di considerare colonie feline già i raggruppamenti di due o più gatti, mentre inizialmente prevedevamo i cinque o più, alla fine abbiamo considerato i gruppi di tre o più gatti. Sono molto orgoglioso del lavoro fatto – conclude – e prevedo che questo nuovo regolamento avrò lunga vita». (mi.mo.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 4 luglio

Nella foto l”assessore all”Ambiente del Comune di Imola Andrea Longhi

Modifiche al regolamento per gli animali a Imola, tra le novità l'adozione a distanza anche per i gatti
Cronaca 15 Settembre 2018

Domani al via la stagione ufficiale della caccia, ecco i tipi di attività ammessi e le regole da seguire

Apre ufficialmente domenica 16 settembre la stagione venatoria, dopo la pre apertura del 1° settembre limitata alla caccia da appostamento di alcune specie migratorie. Dalle 7.05 del 16 sarà dunque possibile praticare l’attività nelle forme tradizionali, con l’uso dei cani.

Per la precisione saranno consentite la caccia alla fauna stanziale (tra cui coniglio selvatico, fagiano e lepre) e quella alle specie migratorie permesse (beccaccino, anatidi, colombaccio, folaga e altri). Due le giornate di apertura fino al 30 settembre: la domenica e il giovedì, entrambe dalle 7.05 alle 13, mentre fino alle 19.10 sarà permessa soltanto la caccia d’appostamento. Dal 1° ottobre partirà anche la caccia all’allodola e alla beccaccia e le giornate saranno tre, a scelta, escludendo però il martedì e il venerdì. Altre due giornate potranno essere dedicate all’attività che riguarda le specie migratorie, purché d’appostamento (fino al 29 novembre).

Periodi e regole diversificate in base alle caratteristiche degli animali (specie, sesso, età) sono invece in vigore per la caccia di selezione agli ungulati (capriolo, cervo, cinghiale, daino, muflone), partita il 15 aprile scorso e in calendario fino al 14 marzo, secondo specifici piani di prelievo predisposti dalla Regione. La caccia in squadra al cinghiale, invece, è limitata ai tre mesi che vanno dal 1° ottobre al 31 dicembre nei siti di collina e montagna di Rete Natura 2000, mentre nel resto del territorio si svolge dal 14 ottobre al 13 gennaio 2019.

Tra le regole che i cacciatori devono rispettare, ricordano dalla Città metropolitana di Bologna, c”è anche quella di indossare almeno un capo d’abbigliamento di colore giallo o arancione, che permetta una migliore visibilità e dunque di prevenire incidenti. A vigilare sul rispetto delle norme saranno gli agenti della Polizia provinciale in divisa e i volontari autorizzati a svolgere funzioni di guardia giurata venatoria.

Intanto, in vista dell’apertura di domenica, Coldiretti Emilia Romagna interviene per sollecitare la Regione ad approvare il Piano faunistico-venatorio «atteso da tre anni». «Senza le nuove norme manca la possibilità di un più serrato controllo dei cinghiali che metta un freno al proliferare incontrastato di questi animali – denuncia l’associazione regionale -. Dal 2000 ad oggi, nella nostra regione sono più che raddoppiati, raggiungendo i 150 mila esemplari, che scorrazzano liberi per campi e strade, devastando i raccolti e mettendo a rischio la sicurezza dei cittadini. Il nuovo Piano rafforza l’azione di controllo degli animali anche con l’intervento degli agricoltori provvisti di regolare licenza di caccia, che possono abbattere gli animali su autorizzazione della polizia provinciale. Si tratta di un provvedimento già adottato in altre regioni e che già due anni fa Coldiretti Emilia Romagna aveva chiesto con una grande manifestazione davanti alla Regione, dove erano arrivati più di diecimila agricoltori esasperati dalla continua devastazione dei loro raccolti».

«I danni da animali selvatici nell’ultimo anno nelle aziende agricole dell’Emilia Romagna – prosegue la Coldiretti regionale – sono superiori a 2 milioni di euro, 700 mila dei quali dovuti ai cinghiali, che nei campi danneggiano soprattutto cereali e prati pascolo, rendendo impossibile il raccolto di grano e mais e inutilizzabile i foraggio per gli allevamenti, con la conseguenza che negli ultimi dieci anni nelle zone di collina e montagna dell’Emilia Romagna sono scomparsi 300 mila animali, tra pecore, mucche e maiali, con la chiusura di 5.000 allevamenti, con tutto ciò che ne consegue in termini di occupazione». (r.c.)

Domani al via la stagione ufficiale della caccia, ecco i tipi di attività ammessi e le regole da seguire
Cronaca 9 Maggio 2018

Dall'Archivio storico «Carducci» le rigide regole della scuola negli anni del fascismo

Essere maestro negli anni del regime non è cosa semplice! È quello che viene spontaneo pensare leggendo alcune delle carte dell’Ispettorato scolastico di quegli anni; molte affermazioni generano un sorriso, ma è sufficiente cercare di mettersi nei loro panni per avvertire come lo stato d’animo difficilmente potesse essere sereno e rilassato: infatti sono sempre sotto controllo da parte dei superiori che vigilano affinchè non si discostino dal modello che il regime ha fissato, controllo che lascia trapelare spesso un poco di malafede in quanto sembra che direttori, ispettore e provveditore si aspettino di trovare sempre delle pecche o delle scorrettezze.

La loro vita non è semplice: se sono assegnati in sedi scomode devono dimorare sul posto, in locali, spesso annessi alla scuola e messi a disposizione dal Comune, che non sono sempre lindi e accoglienti; ad esempio un direttore fa notare all’ispettore che le rimostranze della maestra, riguardo la casa dove si è appena trasferita, sono fondate, non assurde pretese, in quanto il «lavandino e la latrina» sono davvero indecenti; questi trasferimenti si rivelano spesso transitori per cui è difficile organizzarsi e creano problemi se le signore hanno un marito, figli magari piccoli o genitori anziani; anche raggiungere la sede è in molti casi scomodo, in quanto i collegamenti con treno o corriera sono disagevoli e talvolta incerti. Ad esempio il direttore Guerrini in persona si accerta del fatto che, sospeso il servizio di treno e corriera tra Imola e Borgo Tossignano, le maestre possono raggiungere la scuola solo con «un passaggio» fortuito e dopo aver camminato nei campi col fango a mezza gamba: a quel punto concede che la scuola resti chiusa.

I superiori si preoccupano molto dell’atteggiamento e dell’aspetto delle maestre, del fatto che magari non hanno la divisa in ordine, che non presenziano alle cerimonie del regime (assenza che viene anche punita con decurtazione dello stipendio), che si assentino senza giustificazione dal lavoro e temono sempre che giungano in ritardo o lascino in anticipo la classe. Il 12 aprile 1939 il Regio Provveditore Sgroi scrive all’Ispettore Capo Balbarini: «Questa mattina, essendo in giro d’ispezione, è salita sull’autobus per Imola, alle 9.30, una insegnante, che è scesa a Ozzano Emilia ed ha raggiunto la scuola dopo le 10. Non conosco il nome della maestra, dalla apparente età di circa anni 40. Potrebbe essere la Mª Fiorani Nanni Paolina, che è nata nel 1897. Le maestre Schipa Molinari Mercedes e Cassarini Pagani Lucia sono anziane, mentre la Mª Morandi Maria Teresa, nata nel 1906, non ha l’età sopra considerata. In ogni modo accertate subito e identificate l’insegnante e riferitemi d’urgenza sull’ingiustificato ritardo».

ma.ama. fra.mon.

L”articolo completo su «sabato sera» del 3 maggio.

Nella foto: scolaresca delle scuole elementari di Imola 

Dall'Archivio storico «Carducci» le rigide regole della scuola negli anni del fascismo

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