Cronaca

Dall'Archivio storico «Carducci» le rigide regole della scuola negli anni del fascismo

Dall'Archivio storico «Carducci» le rigide regole della scuola negli anni del fascismo

Essere maestro negli anni del regime non è cosa semplice! È quello che viene spontaneo pensare leggendo alcune delle carte dell’Ispettorato scolastico di quegli anni; molte affermazioni generano un sorriso, ma è sufficiente cercare di mettersi nei loro panni per avvertire come lo stato d’animo difficilmente potesse essere sereno e rilassato: infatti sono sempre sotto controllo da parte dei superiori che vigilano affinchè non si discostino dal modello che il regime ha fissato, controllo che lascia trapelare spesso un poco di malafede in quanto sembra che direttori, ispettore e provveditore si aspettino di trovare sempre delle pecche o delle scorrettezze.

La loro vita non è semplice: se sono assegnati in sedi scomode devono dimorare sul posto, in locali, spesso annessi alla scuola e messi a disposizione dal Comune, che non sono sempre lindi e accoglienti; ad esempio un direttore fa notare all’ispettore che le rimostranze della maestra, riguardo la casa dove si è appena trasferita, sono fondate, non assurde pretese, in quanto il «lavandino e la latrina» sono davvero indecenti; questi trasferimenti si rivelano spesso transitori per cui è difficile organizzarsi e creano problemi se le signore hanno un marito, figli magari piccoli o genitori anziani; anche raggiungere la sede è in molti casi scomodo, in quanto i collegamenti con treno o corriera sono disagevoli e talvolta incerti. Ad esempio il direttore Guerrini in persona si accerta del fatto che, sospeso il servizio di treno e corriera tra Imola e Borgo Tossignano, le maestre possono raggiungere la scuola solo con «un passaggio» fortuito e dopo aver camminato nei campi col fango a mezza gamba: a quel punto concede che la scuola resti chiusa.

I superiori si preoccupano molto dell’atteggiamento e dell’aspetto delle maestre, del fatto che magari non hanno la divisa in ordine, che non presenziano alle cerimonie del regime (assenza che viene anche punita con decurtazione dello stipendio), che si assentino senza giustificazione dal lavoro e temono sempre che giungano in ritardo o lascino in anticipo la classe. Il 12 aprile 1939 il Regio Provveditore Sgroi scrive all’Ispettore Capo Balbarini: «Questa mattina, essendo in giro d’ispezione, è salita sull’autobus per Imola, alle 9.30, una insegnante, che è scesa a Ozzano Emilia ed ha raggiunto la scuola dopo le 10. Non conosco il nome della maestra, dalla apparente età di circa anni 40. Potrebbe essere la Mª Fiorani Nanni Paolina, che è nata nel 1897. Le maestre Schipa Molinari Mercedes e Cassarini Pagani Lucia sono anziane, mentre la Mª Morandi Maria Teresa, nata nel 1906, non ha l’età sopra considerata. In ogni modo accertate subito e identificate l’insegnante e riferitemi d’urgenza sull’ingiustificato ritardo».

ma.ama. fra.mon.

L”articolo completo su «sabato sera» del 3 maggio.

Nella foto: scolaresca delle scuole elementari di Imola 

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