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Cronaca 27 Febbraio 2020

Coronavirus, la Diocesi detta nuove direttive. Intanto i parroci sperimentano riti all'aperto e in diretta Facebook

Messe sospese a causa dell”emergenza coronavirus? E io ti invento la distribuzione delle «sacre ceneri» sul sagrato della chiesa. Mentre la Diocesi di Imola detta nuove direttive per le celebrazioni che sostituiscono quelle emanate lunedì 24 febbraio in ottemperanza all”ordinanza della Regione Emilia-Romagna d”intesa con il Ministero della Salute (leggi l”articolo), alcuni sacerdoti imolesi si sono ingegnati a trovare soluzioni per non privare i fedeli di un rito molto sentito come quello del Mercoledì delle Ceneri. Se la parrocchia di San Francesco ha trasmesso la messa serale in diretta Facebook, il parroco di Santo Spirito, don Marco Renzi, ha deciso invece di piazzarsi dalle 8.30 di ieri mattina davanti al portone della sua chiesa, in via Pisacane, per distribuire le ceneri a chiunque lo desiderasse.

«Ho mandato un messaggio al vescovo e al vicario della Diocesi per sapere che ne pensavano – precisa don Marco -. Il vescovo mi ha detto che era una bella idea, raccomandandosi di non creare assembramenti. A parte un”affluenza maggiore tra le 18 e le 18.20, all”uscita dal lavoro, i fedeli sono arrivati a due, tre, quattro per volta». Il parroco di Santo Spirito confessa che non si aspettava di vedere tante persone. «Alle 8.30 c”era già gente – prosegue don Renzi -. Nell”arco della giornata si sono presentati in 350-400, non solo da Imola, ma anche da Castel Bolognese e Massa Lombarda. A tutti ho distribuito il discorso del vescovo e la parola di Dio». Don Marco in settimana ha applicato scrupolosamente le norme dettate dalla Diocesi: «Abbiamo sospeso gli incontri e le benedizioni pasquali, chiuso l”asilo, il doposcuola e la palestra – conferma -. La messa feriale l”ho celebrata nella chiesa grande e non nella cappella, facendo entrare solo 15-16 persone. Niente scambio della pace e ho tolto l”acqua dalle acquasantiere come da prescrizioni».

Intanto, come detto, la Diocesi annuncia in un comunicato le nuove norme in vigore da oggi, che ripristinano le celebrazioni religiose, ma con l”indicazione di evitare l”eccessivo affollamento. Da piazza Duomo si precisa che le chiese restano aperte per la preghiera individuale, ma è «sospeso il precetto festivo (vale a dire l”obbligo di assistere alla messa domenicale, Ndr)», pur essendo consentita «la celebrazione delle sante messe festive e prefestive, evitando processioni e assembramenti». Concesse anche le «celebrazioni liturgiche feriali che non comportano un afflusso significativo di fedeli». Restano sospese invece le benedizioni pasquali, le sagre e le feste parrocchiali, gli incontri di catechismo e doposcuola che «riprenderanno alla riapertura delle attività scolastiche» e tutte le manifestazioni che prevedono presenza di pubblico. Confermate le indicazioni sullo svuotamento delle acquasantiere, sulla distribuzione della Comunione soltanto sulla mano e sulla sospensione del segno di pace durante la messa, mentre si precisa che funerali dovranno essere celebrati alla presenza dei soli familiari. Consentite, infine, le visite ai malati e l”Unzione degli infermi. (mi.ta.)

Nella foto Isolapress: il parroco di Santo Spirito, don Marco Renzi, distribuisce le ceneri sul sagrato della chiesa

Imola

Coronavirus, la Diocesi detta nuove direttive. Intanto i parroci sperimentano riti all'aperto e in diretta Facebook
Cronaca 24 Febbraio 2020

Il coronavirus ferma anche le attività della Chiesa: messe e benedizioni pasquali sospese fino al 1° marzo

Anche la Diocesi di Imola si adegua all”ordinanza emessa dal Ministero della Salute, d”intesa con il presidente della Regione, sull”emergenza coronavirus. Fino a domenica 1° marzo sono infatti sospese tutte le celebrazioni e le benedizioni pasquali. In un comunicato firmato dal vescovo Giovanni Mosciatti si chiede ai sacerdoti di celebrare la messa quotidiana a porte chiuse e, in caso di funerali, optare per il rito nella forma più breve in caso di presenza di molti partecipanti, omettere il segno della pace e distribuire la Comunione soltanto sulla mano. Nelle chiese, inoltre, si raccomanda di togliere l”acqua benedetta dalle acquasantiere. 

La direttiva non prevede eccezioni e tocca dunque anche un giorno molto significativo del calendario liturgico cattolico, il Mercoledì delle Ceneri, che cade quest”anno il 26 febbraio ed è il giorno di inizio della Quaresima. Anche per quella giornata sono sospese le celebrazioni, come sono sospesi – sempre fino a domenica prossima – incontri di catechismo e gruppi parrocchiali, doposcuola, attività di oratorio, sportive, teatrali, cinematografiche ed ogni genere di aggregazione. 

Altre particolari disposizioni riguardano i Centri d”ascolto della Caritas diocesana e parrocchiale, che continueranno il loro servizio ma facendo entrare una persona alla volta, facendo igienizzare le mani di chi si presenta, mentre gli operatori dell’accoglienza dovranno indossare guanti monouso e, in caso di difese immunitarie fragili comprovate, anche la mascherina. Sono sospese le distribuzioni di vestiti e quelle alimentari devono avvenire per appuntamento singolo. Quanto alle mense parrocchiali, devono predisporre la fornitura di pasti in porzioni singole e da asporto.

«Siamo tutti interessati ad affrontare con determinazione, senza panico né leggerezza, una situazione che chiede vigilanza e senso del bene comune – sottolinea il documento a firma del vescovo Mosciatti -. Sperimentiamo tutti la nostra debolezza e fragilità. Proviamo paura e come sempre questa chiede risposte serie e unitarie, per trovare le soluzioni più efficaci per tutti, con la massima attenzione ma senza allarmismi. Molte riunioni sono state cancellate. Questo ci aiuterà a comprenderne il valore con maggiore profondità e ad avere più tempo per la riflessione e la preghiera personale». (r.cr.)

Il coronavirus ferma anche le attività della Chiesa: messe e benedizioni pasquali sospese fino al 1° marzo
Cronaca 12 Giugno 2019

Il 13 luglio in San Cassiano l'ordinazione episcopale di don Giovanni Mosciatti, nuovo vescovo di Imola

Tempi brevi per l’ordinazione episcopale del vescovo eletto di Imola don Giovanni Mosciatti. La cerimonia avverrà infatti sabato 13 luglio 2019 alle 17 nella cattedrale di San Cassiano, quindi (come già anticipato) direttamente a Imola e non nella diocesi d”origine del sacerdote.

Tre i vescovi consacranti: l”arcivescovo metropolita di Bologna monsignor Matteo Zuppi, il vescovo uscente monsignor Tommaso Ghirelli, che attualmente ricopre la carica di amministratore apostolico della Diocesi di Imola e monsignor Stefano Russo, amministratore apostolico della Diocesi di Fabriano-Matelica (dalla quale don Mosciatti proviene) e segretario generale della Conferenza episcopale italiana.

Dopo il rito religioso ci sarà un momento di festa e di musica. Il giorno successivo poi, domenica 14 luglio, alle 19, il nuovo vescovo presiederà una concelebrazione eucaristica nella chiesa della Collegiata a Lugo, seconda città per dimensioni della diocesi. (r.cr.)

Il 13 luglio in San Cassiano l'ordinazione episcopale di don Giovanni Mosciatti, nuovo vescovo di Imola
Cronaca 31 Maggio 2019

Don Giovanni Mosciatti nuovo vescovo di Imola, Ghirelli amministratore apostolico fino all'arrivo del successore

Si chiama Giovanni Mosciatti e proviene dalla diocesi marchigiana di Fabriano-Matelica il nuovo vescovo di Imola. L”annuncio del nome del successore l”ha dato oggi, come da prassi nella Chiesa cattolica, lo stesso vescovo dimissionario, monsignor Tommaso Ghirelli.

Don Mosciatti è nato a Matelica, in provincia di Macerata, il 23 gennaio 1958 e attualmente (dal 2012) è parroco di San Facondino in Sassoferrato. E” stato ordinato sacerdote il 6 dicembre 1986. Don Mosciatti ricopre diversi incarichi diocesani, tra cui quello di direttore dell”ufficio per la pastorale degli oratori e dell”ufficio per la pastorale vocazionale e di vice direttore dell”Ufficio per la scuola di religione. E” inoltre canonico della cattedrale di Fabriano, membro del Consiglio presbiterale e della Commissione diocesana per il diaconato permanente, assistente spirituale della Fraternità di Comunione e Liberazione delle regioni di Marche e Umbria, insegnante di religione in alcune scuole superiori. 

Nel suo primo saluto, di cui riportiamo alcuni passaggi per gentile concessione di Radio Gold Fabriano, il neo nominato, raccontando le circostanze della convocazione a Roma e della comunicazione della decisione di papa Francesco di affidargli la cura pastorale della Chiesa che è in Imola, ha confessato di essere stato «letteralmente sommerso dallo stupore, dalla commozione, da una grande preoccupazione e da timore». «La sproporzione del compito e della responsabilità mi sono evidentissime – ha proseguito – ma pian piano si è fatta strada in me l”evidenza che nella mia storia il Signore non mi ha mai abbandonato. Ed ogni volta che ho detto il mio Sì e mi sono affidato ho sperimentato la potenza della grazie del Signore che attraverso la mia povertà ha fatto grandi cose».

Don Mosciatti poi, rivolgendosi a monsignor Ghirelli e citando le parole da lui pronunciate in un”intervista, ha detto: «La ringrazio sin da ora per l”affetto con il quale mi accoglie, per i suggerimenti che sicuramente potrà e vorrà darmi e per la paternità a cui potrà guardare». E insieme ai saluti al clero, alle associazioni e ai movimenti ecclesiali, ai malati e a tutte le famiglie, ha rivolto un pensiero anche ai non cattolici, religiosi e non religiosi: «Con loro mi sento compagno di viaggio e a tutti vorrei poter offrire la ricchezza di ciò che mi è stato donato»,  per poi chiudere affidando il proprio ministero alla Madonna e ai santi patroni di Imola, Cassiano e Pietro Crisologo.

L”ordinazione episcopale del nuovo vescovo dovrebbe avvenire entro luglio proprio a Imola. Intanto monsignor Ghirelli resterà in qualità di amministratore apostolico fino all”ingresso in diocesi del suo successore. (r.cr.)

Nella foto don Giovanni Mosciatti (credit Radio Gold Fabriano)

Don Giovanni Mosciatti nuovo vescovo di Imola, Ghirelli amministratore apostolico fino all'arrivo del successore
Cultura e Spettacoli 11 Novembre 2018

Le antiche tradizioni del mese di novembre, tra festività religiose, credenze popolari e piatti tipici

Il primo giorno di novembre, Ognissanti, è una grande festività religiosa dedicata a tutti i santi, ma nella tradizione pagana (Romagna, terra celtica) si festeggiava il Capodanno, col ritorno sulla terra dei defunti. I Celti erano un popolo dedito all’agricoltura e alla pastorizia per cui la fine dell’estate, con la fine dei raccolti, diventava anche la fine dell’anno: la fine di una stagione per iniziarne una nuova: l’inizio dell’anno nel calendario contadino.

Quando la Chiesa impose le proprie regole e il proprio calendario liturgico, dedicò il giorno 1 ai Santi e il 2 alla commemorazione dei defunti. E’ rimasta però l’usanza pagana di fare opere di bene in memoria dei defunti e cioè la «fava dei morti». Un tempo si cuocevano fave, ceci, fagioli e lupini da mangiare in famiglia e da offrire ai poveri che quel giorno chiedevano l’elemosina, la carité di mort, e che in cambio dicevano preghiere per i defunti della famiglia.

La mattina del giorno dei morti i bambini dovevano alzarsi presto per andare al cimitero, perché dopo i genitori dovevano lavorare. Partivano da casa che era ancora buio, con tanta voglia di dormire ancora, ma li consolava l’idea che tra le bancarelle dei fiori c’era spesso qualcuno che vendeva castagne, brustulline e lupini. Nelle campagne c’era poi un’usanza molto antica, quella di rifare i letti con lenzuola pulite perché i defunti, così voleva la tradizione, per un giorno sarebbero ritornati sulla terra fra i loro cari, sarebbero ritornati a riposare nei loro letti.

Sarebbero ritornati a visitare le loro case e allora occorreva lasciare anche la tavola apparecchiata e il fuoco acceso, perché potessero mangiare e riscaldarsi. I Celti credevano infatti che alla vigilia di ogni nuovo anno il Signore della Morte, il Principe delle Tenebre, chiamasse a sé tutti gli spiriti dei morti e che tutte le leggi dello spazio e del tempo fossero sospese e quindi fosse permesso al mondo degli spiriti di unirsi al mondo dei viventi. Un’antica usanza di questo periodo dell’anno è dunque quella delle «fave dei morti», che si riallaccia probabilmente alla cultura dei Celti. Ma perché proprio il nome «fava»? Che cosa ha a che fare questa pianta erbacea leguminosa, coi dolci e con quei biscotti che troviamo in questi giorni nelle botteghe dei fornai, nelle bancarelle dei mercati e naturalmente nelle case dove ancora vi è l’usanza di fare i dolci?

La fava è una specie erbacea, originaria dell’Asia occidentale, coltivata per i semi, utilizzati a scopo alimentare e consumati soprattutto freschi, crudi o cotti. E’ una pianta annuale diffusa anche nella pianura Padana, seminata generalmente in marzo e raccolta in estate. Secondo gli antichi, le fave, quelle vere, i semi commestibili di color verdastro, contenevano le anime dei morti, quindi erano cibo di rito nella ricorrenza. Presso i Romani le fave erano sempre presenti nei conviti funebri, cotte nell’acqua con l’osso di prosciutto. La fava si offriva alle Parche, a Plutone e a Proserpina ed era celebre per le cerimonie superstiziose. I fiori della fava erano considerati un segno lugubre e le fave, i semi, soprattutto quelli neri, erano considerati un’offerta funebre. Gli Egizi invece consideravano questo legume cosa immonda, quindi non la mangiavano e nemmeno osavano toccarla. (ve.mo.)

L”articolo completo è su «sabato sera» dell”8 novembre

Le antiche tradizioni del mese di novembre, tra festività religiose, credenze popolari e piatti tipici
Cronaca 3 Ottobre 2018

Festa di San Francesco, nella chiesa di Valverde a Imola il parroco impartisce la benedizione a tutti gli animali

Uno dei più conosciuti «Fioretti di San Francesco» racconta di quando il Santo ammansì un feroce lupo che terrorizzava la città di Gubbio, toccandogli il cuore e riuscendo a “convincerlo” a diventare amico degli abitanti della città.

Questo amore che il patrono d”Italia manifestava per tutte le creature, comprese quelle a quattro zampe, ha fatto sì che proprio nel giorno della sua festa, il 4 ottobre, nascesse il World Animal Day, la «Giornata mondiale degli animali».

A Imola, da quasi 25 anni, c”è una benedizione speciale tutta dedicata a cani, gatti, criceti, tartarughe nel giorno della festa di san Francesco. Il parroco di Santa Maria in Valverde, don Antonio Cavina, accoglierà infatti anche quest”anno gli animali e i loro padroni nella sua chiesa in piazza Savonarola, il 4 ottobre alle 18.25, pronto ad impartire la benedizione che riprende un”antica usanza legata alla vita domestica e contadina. 

Saranno benedette tutte le specie, senza esclusioni, ma a chi desidera partecipare al rito con il proprio animale il parroco raccomanda la massima puntualità. Per saperne di più basta telefonare a don Cavina al numero 0542 23443.

Nella foto don Antonio Cavina benedice gli animali a Santa Maria in Valverde

Festa di San Francesco, nella chiesa di Valverde a Imola il parroco impartisce la benedizione a tutti gli animali

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