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Cronaca 12 Giugno 2019

Il 13 luglio in San Cassiano l'ordinazione episcopale di don Giovanni Mosciatti, nuovo vescovo di Imola

Tempi brevi per l’ordinazione episcopale del vescovo eletto di Imola don Giovanni Mosciatti. La cerimonia avverrà infatti sabato 13 luglio 2019 alle 17 nella cattedrale di San Cassiano, quindi (come già anticipato) direttamente a Imola e non nella diocesi d”origine del sacerdote.

Tre i vescovi consacranti: l”arcivescovo metropolita di Bologna monsignor Matteo Zuppi, il vescovo uscente monsignor Tommaso Ghirelli, che attualmente ricopre la carica di amministratore apostolico della Diocesi di Imola e monsignor Stefano Russo, amministratore apostolico della Diocesi di Fabriano-Matelica (dalla quale don Mosciatti proviene) e segretario generale della Conferenza episcopale italiana.

Dopo il rito religioso ci sarà un momento di festa e di musica. Il giorno successivo poi, domenica 14 luglio, alle 19, il nuovo vescovo presiederà una concelebrazione eucaristica nella chiesa della Collegiata a Lugo, seconda città per dimensioni della diocesi. (r.cr.)

Il 13 luglio in San Cassiano l'ordinazione episcopale di don Giovanni Mosciatti, nuovo vescovo di Imola
Cronaca 31 Maggio 2019

Don Giovanni Mosciatti nuovo vescovo di Imola, Ghirelli amministratore apostolico fino all'arrivo del successore

Si chiama Giovanni Mosciatti e proviene dalla diocesi marchigiana di Fabriano-Matelica il nuovo vescovo di Imola. L”annuncio del nome del successore l”ha dato oggi, come da prassi nella Chiesa cattolica, lo stesso vescovo dimissionario, monsignor Tommaso Ghirelli.

Don Mosciatti è nato a Matelica, in provincia di Macerata, il 23 gennaio 1958 e attualmente (dal 2012) è parroco di San Facondino in Sassoferrato. E” stato ordinato sacerdote il 6 dicembre 1986. Don Mosciatti ricopre diversi incarichi diocesani, tra cui quello di direttore dell”ufficio per la pastorale degli oratori e dell”ufficio per la pastorale vocazionale e di vice direttore dell”Ufficio per la scuola di religione. E” inoltre canonico della cattedrale di Fabriano, membro del Consiglio presbiterale e della Commissione diocesana per il diaconato permanente, assistente spirituale della Fraternità di Comunione e Liberazione delle regioni di Marche e Umbria, insegnante di religione in alcune scuole superiori. 

Nel suo primo saluto, di cui riportiamo alcuni passaggi per gentile concessione di Radio Gold Fabriano, il neo nominato, raccontando le circostanze della convocazione a Roma e della comunicazione della decisione di papa Francesco di affidargli la cura pastorale della Chiesa che è in Imola, ha confessato di essere stato «letteralmente sommerso dallo stupore, dalla commozione, da una grande preoccupazione e da timore». «La sproporzione del compito e della responsabilità mi sono evidentissime – ha proseguito – ma pian piano si è fatta strada in me l”evidenza che nella mia storia il Signore non mi ha mai abbandonato. Ed ogni volta che ho detto il mio Sì e mi sono affidato ho sperimentato la potenza della grazie del Signore che attraverso la mia povertà ha fatto grandi cose».

Don Mosciatti poi, rivolgendosi a monsignor Ghirelli e citando le parole da lui pronunciate in un”intervista, ha detto: «La ringrazio sin da ora per l”affetto con il quale mi accoglie, per i suggerimenti che sicuramente potrà e vorrà darmi e per la paternità a cui potrà guardare». E insieme ai saluti al clero, alle associazioni e ai movimenti ecclesiali, ai malati e a tutte le famiglie, ha rivolto un pensiero anche ai non cattolici, religiosi e non religiosi: «Con loro mi sento compagno di viaggio e a tutti vorrei poter offrire la ricchezza di ciò che mi è stato donato»,  per poi chiudere affidando il proprio ministero alla Madonna e ai santi patroni di Imola, Cassiano e Pietro Crisologo.

L”ordinazione episcopale del nuovo vescovo dovrebbe avvenire entro luglio proprio a Imola. Intanto monsignor Ghirelli resterà in qualità di amministratore apostolico fino all”ingresso in diocesi del suo successore. (r.cr.)

Nella foto don Giovanni Mosciatti (credit Radio Gold Fabriano)

Don Giovanni Mosciatti nuovo vescovo di Imola, Ghirelli amministratore apostolico fino all'arrivo del successore
Cultura e Spettacoli 11 Novembre 2018

Le antiche tradizioni del mese di novembre, tra festività religiose, credenze popolari e piatti tipici

Il primo giorno di novembre, Ognissanti, è una grande festività religiosa dedicata a tutti i santi, ma nella tradizione pagana (Romagna, terra celtica) si festeggiava il Capodanno, col ritorno sulla terra dei defunti. I Celti erano un popolo dedito all’agricoltura e alla pastorizia per cui la fine dell’estate, con la fine dei raccolti, diventava anche la fine dell’anno: la fine di una stagione per iniziarne una nuova: l’inizio dell’anno nel calendario contadino.

Quando la Chiesa impose le proprie regole e il proprio calendario liturgico, dedicò il giorno 1 ai Santi e il 2 alla commemorazione dei defunti. E’ rimasta però l’usanza pagana di fare opere di bene in memoria dei defunti e cioè la «fava dei morti». Un tempo si cuocevano fave, ceci, fagioli e lupini da mangiare in famiglia e da offrire ai poveri che quel giorno chiedevano l’elemosina, la carité di mort, e che in cambio dicevano preghiere per i defunti della famiglia.

La mattina del giorno dei morti i bambini dovevano alzarsi presto per andare al cimitero, perché dopo i genitori dovevano lavorare. Partivano da casa che era ancora buio, con tanta voglia di dormire ancora, ma li consolava l’idea che tra le bancarelle dei fiori c’era spesso qualcuno che vendeva castagne, brustulline e lupini. Nelle campagne c’era poi un’usanza molto antica, quella di rifare i letti con lenzuola pulite perché i defunti, così voleva la tradizione, per un giorno sarebbero ritornati sulla terra fra i loro cari, sarebbero ritornati a riposare nei loro letti.

Sarebbero ritornati a visitare le loro case e allora occorreva lasciare anche la tavola apparecchiata e il fuoco acceso, perché potessero mangiare e riscaldarsi. I Celti credevano infatti che alla vigilia di ogni nuovo anno il Signore della Morte, il Principe delle Tenebre, chiamasse a sé tutti gli spiriti dei morti e che tutte le leggi dello spazio e del tempo fossero sospese e quindi fosse permesso al mondo degli spiriti di unirsi al mondo dei viventi. Un’antica usanza di questo periodo dell’anno è dunque quella delle «fave dei morti», che si riallaccia probabilmente alla cultura dei Celti. Ma perché proprio il nome «fava»? Che cosa ha a che fare questa pianta erbacea leguminosa, coi dolci e con quei biscotti che troviamo in questi giorni nelle botteghe dei fornai, nelle bancarelle dei mercati e naturalmente nelle case dove ancora vi è l’usanza di fare i dolci?

La fava è una specie erbacea, originaria dell’Asia occidentale, coltivata per i semi, utilizzati a scopo alimentare e consumati soprattutto freschi, crudi o cotti. E’ una pianta annuale diffusa anche nella pianura Padana, seminata generalmente in marzo e raccolta in estate. Secondo gli antichi, le fave, quelle vere, i semi commestibili di color verdastro, contenevano le anime dei morti, quindi erano cibo di rito nella ricorrenza. Presso i Romani le fave erano sempre presenti nei conviti funebri, cotte nell’acqua con l’osso di prosciutto. La fava si offriva alle Parche, a Plutone e a Proserpina ed era celebre per le cerimonie superstiziose. I fiori della fava erano considerati un segno lugubre e le fave, i semi, soprattutto quelli neri, erano considerati un’offerta funebre. Gli Egizi invece consideravano questo legume cosa immonda, quindi non la mangiavano e nemmeno osavano toccarla. (ve.mo.)

L”articolo completo è su «sabato sera» dell”8 novembre

Le antiche tradizioni del mese di novembre, tra festività religiose, credenze popolari e piatti tipici
Cronaca 3 Ottobre 2018

Festa di San Francesco, nella chiesa di Valverde a Imola il parroco impartisce la benedizione a tutti gli animali

Uno dei più conosciuti «Fioretti di San Francesco» racconta di quando il Santo ammansì un feroce lupo che terrorizzava la città di Gubbio, toccandogli il cuore e riuscendo a “convincerlo” a diventare amico degli abitanti della città.

Questo amore che il patrono d”Italia manifestava per tutte le creature, comprese quelle a quattro zampe, ha fatto sì che proprio nel giorno della sua festa, il 4 ottobre, nascesse il World Animal Day, la «Giornata mondiale degli animali».

A Imola, da quasi 25 anni, c”è una benedizione speciale tutta dedicata a cani, gatti, criceti, tartarughe nel giorno della festa di san Francesco. Il parroco di Santa Maria in Valverde, don Antonio Cavina, accoglierà infatti anche quest”anno gli animali e i loro padroni nella sua chiesa in piazza Savonarola, il 4 ottobre alle 18.25, pronto ad impartire la benedizione che riprende un”antica usanza legata alla vita domestica e contadina. 

Saranno benedette tutte le specie, senza esclusioni, ma a chi desidera partecipare al rito con il proprio animale il parroco raccomanda la massima puntualità. Per saperne di più basta telefonare a don Cavina al numero 0542 23443.

Nella foto don Antonio Cavina benedice gli animali a Santa Maria in Valverde

Festa di San Francesco, nella chiesa di Valverde a Imola il parroco impartisce la benedizione a tutti gli animali

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