Posts by tag: restauro

Cronaca 5 Febbraio 2021

Il «Palazzo nuovo» di Imola finalmente può rifarsi il look, a breve il via ai lavori di restauro

Nelle prossime settimane potranno prendere il via i lavori di restauro conservativo e miglioramento sismico dell’intera porzione nord del palazzo comunale di Imola denominato «Palazzo nuovo», ovvero la porzione delimitata ad ovest dalla via Appia, a nord da via San Pier Grisologo, ad est dalla Piazzetta del Tempo Libero e che a sud è collegata alla restante porzione del palazzo comunale, tramite il voltone soprastante la via Emilia.  Sarà oggetto di valutazione il posizionamento di nuovi servizi igienici. Per i lavori, il cui importo è di 2 milioni e 200 mila di euro, è prevista una durata di due anni. 

Dopo anni di battaglie legali, la quinta sezione del Consiglio di Stato ha accolto l’impugnazione presentata dal Consorzio Innova, difeso dall”avvocato Giuseppe Girani, per l’annullamento della sentenza del Tar dell’Emilia Romagna che nel 2019 aveva accolto il ricorso proposto dall’impresa Gino Moletta, difesa dall’avvocato Flavio Maria Bonazza, contro Area Blu s.p.a., difesa dall’avvocato Michele Ottani, che al termine dei lavori della Commissione Giudicatrice aveva aggiudicato la gara al Consorzio Innova. Con questa pronuncia, i lavori vengono quindi definitivamente assegnati al Consorzio Innova, risultato vincitore della gara, evidenziando nel contempo il comportamento assolutamente corretto della Commissione Giudicatrice e di Area Blu.

La proposta progettuale consiste, per il piano terra, nell’operare una serie di interventi volti a restituire dignità architettonica agli spazi, valorizzando, nella parte settentrionale l’ingresso al Palazzo nuovo dalla Via Appia, mentre il resto degli spazi del piano, come pure quelli del piano rialzato, potranno essere destinati ad ospitare attività commerciali ad oggi di tipologia non ancora specificamente definita. I piani primo e secondo saranno destinati ad accogliere nuovamente uffici e spazi di rappresentanza dell’Amministrazione comunale. Per quanto riguarda infine il piano interrato il progetto prevede l’alloggiamento della centrale termica e di alcuni locali tecnici. (da.be.)

Foto dal sito del Comune di Imola

Il «Palazzo nuovo» di Imola finalmente può rifarsi il look, a breve il via ai lavori di restauro
Cronaca 1 Giugno 2020

Ripartono i progetti di restauro di ex-pretura e Cassero a Castel San Pietro

Con la ripartenza delle attività nella fase 2 dell’emergenza Covid-19, l’Amministrazione comunale di Castel San Pietro sta lavorando per far ripartire anche i progetti di restauro e risanamento conservativo di due edifici che più caratterizzano la storia e l’immagine della città: il Cassero e il palazzo dell’ex-pretura.

Per verificare i lavori già effettuati e per valutare i prossimi interventi da programmare, i consiglieri della Fondazione Cassa di risparmio di Imola Raffaele Mazzanti e Rodolfo Ortolani hanno effettuato un sopralluogo insieme al sindaco Fausto Tinti, al dirigente Angelo Premi e all’architetta Manuela Mega dell’Ufficio tecnico comunale.

«Queste opere di restauro fanno parte del progetto complessivo di riqualificazione del centro storico programmato da questa Amministrazione – sottolinea Tinti – e sono particolarmente significative per la nostra comunità, sia per il valore storico e artistico degli edifici, sia per l’entità delle risorse necessarie a realizzarle. I progetti hanno seguito un impegnativo iter autorizzativo che, insieme ad amministratori e tecnici comunali, ha coinvolto la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la Città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara. Lo scorso anno entrambi gli edifici sono stati oggetto di una prima parte di interventi, che abbiamo potuto realizzare grazie ai contributi concessi dalla Fondazione Cassa di risparmio di Imola, nell’ambito del programma Art Bonus». (r.cr.)

Ripartono i progetti di restauro di ex-pretura e Cassero a Castel San Pietro
Cultura e Spettacoli 15 Gennaio 2020

Restauro senza “sorprese' della «Loggia degli Strappi» nel cortile interno della Rocca di Dozza

Nell’antica Rocca di Dozza continua l’opera di restauro del cortile interno. Lo scorso luglio era stata inaugurata e presentata al pubblico la «Loggia dei Fogliami», così intitolata perché il restauro aveva portato alla luce un affresco raffigurante, appunto, una decorazione composta da foglie d’ulivo e quercia. Questa volta il restauro ha riguardato un altro lato del porticato del cortile interno, chiamato «Loggia degli Strappi» perché lì sono collocati due strappi ovvero due dipinti parietali, opera degli artisti Bruno Saetti e Domenico Purificato, realizzati negli anni Settanta durante le Biennali del Muro Dipinto di Dozza che aveva preso avvio pochi anni prima. Le due opere erano state «strappate» dalle loro sedi originarie un po’ per preservarle (il dipinto di Purificato, ad esempio, aveva una collocazione molto esposta agli agenti atmosferici e rischiava di rovinarsi) e un po’ per dare spazio a nuovi lavori e nuovi artisti.

I lavori alla seconda loggia, spiega Simonetta Mingazzini, presidente della Fondazione Dozza Città d’Arte, non hanno, purtroppo, riservato sorprese: «Mentre il restauro della prima loggia ci ha riconsegnato il motivo decorativo a foglie, prima invisibile, nella loggia centrale non abbiamo ritrovato alcun impianto decorativo». Lo scopo del restauro è quindi stato quello di dare omogeneità al cortile interno, come raccontano i restauratori Francesco Savoia e Marcello Pedocchi: «La parete della loggia centrale presentava una tinta giallastra e piccole lesioni non strutturali. Nella sezione più a sinistra, vicino al bagno, abbiamo riscontrato anche un attacco biologico dovuto a un’infiltrazione che abbiamo risolto. Abbiamo eliminato l’intonaco non più conservabile e quello non più compatibile. Non avendo rinvenuto apparati decorativi cinquecenteschi abbiamo steso calce bianca per dare omogeneità e una rilettura della loggia. Se c’erano affreschi, la loggia è già stata descialbata, ovvero sono già stati rimossi. Per tutta la durata dei lavori i due strappi di Bruno Saetti e Domenico Purificato sono stati ovviamente spostati per poi essere ricollocati in maniera sicura».

Per finire di dare omogeneità al cortile manca ancora una loggia ma Simonetta Mingazzini si dice fiduciosa di poter continuare i lavori. (re.co.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 9 gennaio

Nella foto la Loggia degli Strappi

Restauro senza “sorprese' della «Loggia degli Strappi» nel cortile interno della Rocca di Dozza
Cronaca 1 Gennaio 2020

Nuova veste per la Salannunziata, ricca di opere d'arte e spazio ideale per mostre e conferenze

Ha già debuttato a dicembre ospitando la mostra fotografica «Maramures. Gli ultimi custodi del tempo» e si appresta ad essere cornice di molte iniziative nell”arco del 2020. Si tratta della Salannunziata, lo spazio di via Fratelli Bandiera oggetto di una completa risistemazione curata dalla Fondazione Istituzioni Riunite di Imola, proprietaria dell”immobile, in collaborazione con i Musei civici del Comune di Imola, gestori della programmazione dello spazio. 

Con la nuova veste, la sala si conferma luogo ideale per ospitare mostre, conferenze e incontri pubblici. La storia del complesso fu ripercorsa circa un anno fa dalla mostra «Tesori dell’Annunziata», che ricostruì le vicende storiche e artistiche dell’ex complesso conventuale di cui la Salannunziata fa parte, rimettendo tre antichi dipinti nella loro collocazione originaria dopo un intervento di restauro: l’Annunciazione di Sebastiano Savorelli è tornata sull’altare maggiore, l’Immacolata Concezione di Pietro Tedeschi e la Madonna col Bambino e Santi di Bartolomeo Cesi sono invece state ricollocate sui due altari laterali.

Le tre opere, grazie alla recente risistemazione dell’ex chiesa, si trovano tuttora nella loro collocazione e sono permanentemente visibili. Ma l”intervento effettuato ha permesso anche di rinnovare le strutture espositive dopo vari anni di uso e di ampliare la dotazione per le conferenze. (r.cr.)

Nuova veste per la Salannunziata, ricca di opere d'arte e spazio ideale per mostre e conferenze
Cronaca 19 Novembre 2019

Emanuela Mosa e Alberto Ferro ai concerti dell’Accademia

Sarà il duo Mosa-Ferro a guidare il secondo appuntamento della Stagione dei concerti 2019-2020 dell’Accademia pianistica di Imola. Emanuela Mosa, giovane violoncellista siciliana diplomata anche in pianoforte, sarà accompagnata dal pianista pluripremiato Alberto Ferro nelle musiche di Boccherini, Beethoven e Schubert.

Il concerto, che si terrà domani alle ore 20.45 nella sala Mariele Ventre di Palazzo Monsignani a Imola, è stato realizzato in collaborazione con l’Accademia Musicale Chigiana di Siena per la kermesse imolese degli eventi artistici del Progetto Speciale Chigimola 2019.

L’ingresso è previo ritiro obbligatorio dell’invito presso l’Accademia (Rocca Sforzesca, entrata laterale, piazzale Giovanni dalle Bande Nere 12) dal lunedì al giovedì ore 9-19, il venerdì ore 9-17. L’intera Stagione è dedicata all’Osservanza: contestualmente al ritiro dell’invito sarà possibile donare un’offerta libera destinata al recupero del complesso conventuale. (r.cr.)

Emanuela Mosa e Alberto Ferro ai concerti dell’Accademia
Cultura e Spettacoli 24 Luglio 2019

La loggia dei fogliami della Rocca di Dozza, un tesoro d'arte nascosto che è stato riportato alla luce

Un restauro conservativo degli apparati decorativi rinascimentali che ha ridato vita a pregevoli motivi a fogliami e ad ovuli, prima invisibili sotto gli strati accumulatisi nel tempo. Ad esserne oggetto è stata la loggia dei fogliami della Rocca di Dozza: eseguiti da Francesco Savoia e Marcello Pedocchi della BioRes, i lavori sono stati inaugurati venerdì 5 luglio e sono ora ammirabili da tutti i visitatori.

«Questi interventi permettono di rivalutare il nostro ricco patrimonio, riportando alla luce tesori d’arte nascosti – ha affermato il sindaco di Dozza, Luca Albertazzi – rendendo ancora più attrattiva la nostra Rocca in questo momento di forte rilancio turistico e culturale per Dozza; si tratta di una progettualità ampia, di una perfetta sinergia tra pubblico e privato: la campagna di raccolta fondi “Adotta un metro quadro della Rocca’’, legata ai meccanismi di sgravi fiscali dell’Art Bonus, ha permesso ai mecenati privati di valorizzare uno dei monumenti simbolo della nostra comunità: rendiamo merito ai tanti che hanno contribuito, ricordati in tutte le occasioni anche sui canali istituzionali, ed in particolare alla Fondazione Cassa di Risparmio di Imola».

La loggia dei fogliami si trova nel cortile della Rocca: passato il ponte, si entra nell’atrio-biglietteria, poi si volta a destra e si prosegue appunto fino al cortile. Qui, sulla sinistra, si può ammirare la loggia ora restaurata, detta «dei fogliami» perché caratterizzata da foglie, ulivi e querce decorate. «Lasciare più di quel che si trova è importante – ha commentato Simonetta Mingazzini, presidente della Fondazione Dozza città d’arte – per questo abbiamo sempre tenuto in modo particolare ai restauri, che abbiamo seguito oltre all’organizzazione di eventi in Rocca». (ste.f.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 18 luglio

Nella foto la loggia dei fogliami della Rocca di Dozza

La loggia dei fogliami della Rocca di Dozza, un tesoro d'arte nascosto che è stato riportato alla luce
Cronaca 14 Giugno 2019

Quattro sculture restaurate nel parco di Sante Zennaro: oggi la presentazione durante la Fiera agricola

Le Paperelle, il Fungo, lo Scivolo ponte e il Teatrino dei burattini sono quattro delle nove installazioni artistiche presenti nel parco del complesso Sante Zennaro, realizzate nel 1970 dagli artisti Nello Brini e Alessandro Tagliolini. Fresche di restauro, verranno ripresentate al pubblico oggi, venerdì 14 giugno, alle ore 18.45, nell’ambito della Fiera agricola del Santerno. A riportare alla loro originale bellezza queste opere, di rimando pop art, è stato il restauratore Maurizio Rambelli, che a Imola ha svolto negli anni numerosi interventi, come quello ad esempio sulla facciata del palazzo comunale e sulle statue del viale dei Cappuccini.

«In questo caso – ci spiega – per pulire le opere non ho utilizzato solventi ma semplice acqua e brusca (spazzola a setole dure, Ndr). Le strutture, in cemento armato, erano infatti annerite dai muschi e dallo sporco. Poi ho rivestito le superfici con una miscela di cemento e legante acrilico, mantenuta piuttosto liquida, in modo da mitigare gli aloni del tempo. Infine ho utilizzato un prodotto protettivo a spruzzo, specifico per le pietre e i materiali lapidei, che impermeabilizza senza lucidare. Questo dovrebbe aiutare a proteggere le opere per un po’ di anni. Sarebbe auspicabile d’ora in poi una fruizione meramente contemplativa, che eviti il contatto a utenze non rispettose. Anche perché, se all’inizio erano state pensate con una finalità anche ludica, oggi ormai non sono più a norma».

Per le Paperelle e il Fungo il restauratore ha anche ricostruito le parti mancanti, sulla base delle foto d’epoca. «Nel primo caso – aggiunge -, l’unica forma superstite era quella della paperella centrale, anche se ciò che ne restava la faceva assomigliare di più a un vomere. Grazie alle foto d’epoca ho potuto ricostruire tutte le sagome, con un impasto di cemento e polistirolo. Per il Fungo, che era ridotto davvero male, ho seguito l’armatura di ferro ricoprendola con una struttura in poliuretano». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 13 giugno

Nella foto: le Paperelle

Quattro sculture restaurate nel parco di Sante Zennaro: oggi la presentazione durante la Fiera agricola
Cultura e Spettacoli 11 Maggio 2019

Restaurato il primo chiostro dell'ex convento dell'Osservanza di Imola

Il primo chiostro del complesso dell’Osservanza di Imola ha una nuova luce. Sono infatti terminati, e saranno inaugurati e presentati ufficialmente alla città oggi alle 19.45, i lavori di restauro che hanno interessato, appunto, il chiostro dell’ex convento, ora facente parte della parrocchia di San Cassiano. «Si è trattato di un intervento consistente, effettuato con l’obiettivo di dare l’impressione di aver cambiato poco, per non modificare la struttura originaria, ma che è andato a intervenire su situazioni molto deteriorate» spiega l’architetto Stefania Campomori, direttore dei lavori che, dal 2017, stanno interessando tutta la struttura e che hanno già visto realizzato un importante intervento di sistemazione del tetto e delle coperture.

«Tutti i lavori che in questi anni si stanno realizzando fanno parte di un rilevante recupero del complesso che contiamo di terminare nel 2020 – spiega Maurizio Barelli, presidente del Comitato RestaurOsservanza onlus – che comporterà un costo di 800mila euro. Le principali fonti di finanziamento sono la Cei che ha dato finora 290mila euro più altri 10mila per il recupero della cucina di comunità, la parrocchia stessa, il Comitato che organizza eventi per reperire donazioni e finora ha raccolto 90mila euro, e la Fondazione Cassa di Risparmio di Imola».

E proprio la Fondazione Crimola ha sostenuto il restauro del chiostro, con un importo di 50mila euro. «Già in passato la Fondazione intervenne in questo complesso – conferma il presidente Fabio Bacchilega –: ad esempio, per il restauro delle lunette affrescate con il ciclo di San Francesco che si trovano nel chiostro. Ci sentiamo vicini a questo luogo, pertanto abbiamo deciso di sostenere anche questo restauro». Non solo: la Fondazione si è fatta carico economicamente dell’installazione dell’impianto di riscaldamento nel Santuario della Beata Vergine delle Grazie, avvenuta nei mesi scorsi con un lavoro di recupero dei passaggi di un vecchio impianto che così non ha impattato sull’aspetto artistico e con l’installazione di due ventilconvettori rivestiti in legno, e sosterrà in futuro il restauro del gruppo scultoreo che si affaccia sul giardino Compianto sul Cristo morto, noto come I piagnoni.

«Quello effettuato nel chiostro è un restauro scientifico – continua l’architetto Campomori -: tutte le scelte sono state fatte in accordo con la Soprintendenza. Per quel che riguarda il rifacimento dell’intonaco, sono state temporaneamente tolte le lunette, che verranno rimesse a breve nella stessa posizione, ed è stato usato un intonaco a base di calce per risolvere i problemi dell’umidità di risalita. Per la scelta del colore, abbiamo effettuato molte indagini stratigrafiche e abbiamo deciso di riprendere la tonalità originaria. Durante i lavori, sono stati anche liberati i peducci delle foglie, che erano stati coperti da precedenti intonacature».

Altri due ambiti di intervento hanno riguardato il pavimento e l’illuminazione. «Il pavimento è stato pulito con prodotti appositi per far tornare il color rosso del cotto, e sono state sostituite le mattonelle rovinate – continua Stefania Campomori -. Per l’illuminazione, abbiamo seguito la richiesta della Soprintendenza di crearla tenue, diffusa, per dare un effetto di chiarore. Si è proceduto a eliminare gli esistenti cavi in vista e corpi illuminanti di tipo industriale e a realizzare un impianto sotto traccia che arriva ad illuminare dei faretti invisibili dall’esterno e posti su ognuna delle ventotto colonne del chiostro».

I lavori sul chiostro erano iniziati ad ottobre e fanno parte del secondo lotto di interventi nel complesso dell’Osservanza. Per il futuro, sono già previsti altri lavori, tra cui un intervento sul piano terra e sul primo piano del secondo chiostro per allestire in quell’area delle aule didattiche, lavori al piano terra e al primo piano del primo chiostro che riporteranno alla loro bellezza originaria anche gli spazi che costituivano l’antica biblioteca del convento con ripristino dell’antico soffitto a cassettoni e restauro di quanto resta delle pitture parietali, la ristrutturazione della cucina dell’ex convento e degli spazi attigui, la riqualificazione della Sala Gardi, che anticamente costituiva l’antico refettorio del convento. L’obiettivo è aprire il cantiere quest’estate per concludere i lavori nella primavera del 2020. (s.f.)

Il programma dell’inaugurazione del restauro del primo chiostro del complesso dell’Osservanza a Imola di sabato 11 maggio alle 19.45 prevede, in apertura, i saluti del parroco di San Cassiano all’Osservanza don Emilio Moretti, del vicario generale della Diocesi di Imola don Andrea Querzè e della sindaca di Imola Manuela Sangiorgi. Poi ci saranno interventi a cura di Barbara Donati, artista e autrice di «Immagine del Santo. Iconografia francescana nel chiostro dell’Osservanza di Imola», di Stefania Campomori, progettista e direttore dei lavori del restauro del convento, di Fabio Bacchilega, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Imola e di Maurizio Barelli, presidente del Comitato RestaurOsservanza. Ad accompagnare l’evento ci sarà l’animazione musicale del Coro interparrocchiale di Imola diretto da Giovanni Capelli.

Nella foto, di Isolapress, il restaurato chiostro dell”ex convento dell”Osservanza

Restaurato il primo chiostro dell'ex convento dell'Osservanza di Imola
Cultura e Spettacoli 9 Aprile 2019

Giuseppe Albanese al Museo diocesano in concerto per restaurare un dipinto

Il Gran Concerto di Primavera è l’evento inaugurale della prima stagione concertistica del Museo diocesano di Imola con la direzione artistica di Emilia Romagna Festival, ed avrà luogo mercoledì 10 aprile alle 21 nella Sala grande del museo stesso. Protagonista sarà il pianista Giuseppe Albanese, che per l’occasione presenterà in anteprima il suo terzo cd, Invito alla danza, realizzato per la prestigiosa etichetta Deutsche Grammophon.

Il concerto proporrà così un excursus tra le più significative melodie composte appositamente da grandi compositori dell’Ottocento e del Novecento per balletti diventati capolavori del genere. Alcuni brani, originariamente per orchestra, sono stati trascritti per pianoforte solo con spettacolari elaborazioni particolarmente virtuosistiche. Si comincia con Carl Maria Von Weber e il suo Invito alla danza (trascrizione di Tausig), poi si passa a Léo Delibes con Valzer da Coppelia (trascrizione di Dohnányi), quindi a Tchaykovsky con la Suite da Lo schiaccianoci (trascrizione di Pletnev), a Stravinskij con Suite da L’uccello di fuoco (trascrizione di Agosti), e a Debussy con Prélude à l’après-midi d’un faune (trascrizione di Borwick), per concludere con Maurice Ravel e La Valse.

Giuseppe Albanese, pianista trentasettenne di fama mondiale, «è in grado di trasmettere con la sua musica un’energia vigorosa e travolgente che emerge con maggior forza nelle sue performance live in cui, d’altronde, non mancano anche una grandissima competenza tecnica e un certo virtuosismo esecutivo – si legge nel comunicato stampa -. Invitato per recital e concerti con orchestra da autorevoli ribalte internazionali, ha collaborato con direttori del calibro di Christian Arming, James Conlon, Fabio Mastrangelo, Jeffrey Tate e tanti altri. In Italia ha suonato per tutte le più importanti stagioni concertistiche (incluse quelle dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e della Rai di Torino) e in tutti i più importanti teatri».

Il ricavato del concerto del 10 aprile sarà utilizzato per il restauro, affidato a Michele Pagani, della Sacra famiglia con San Giovannino, un dipinto ad olio di grande fascino della seconda metà del XVI secolo, che appartiene alle raccolte del Museo diocesano. Rezio Buscaroli e Antonio Meluzzi propongono un’attribuzione di questo dipinto a Francesco Vecellio, ma la grande tela parrebbe invece derivare da un dipinto di analogo soggetto di Polidoro Lanzani, databile al 1530 circa (Parigi, Museo del Louvre), di cui esiste anche un’altra versione databile al 1550 circa (Chambery, Musée des Beaux-Arts). (r.c.)

Ingresso con offerta minima di 15 euro a favore del restauro del dipinto. Prenotazione consigliata: Erf 0542/25747 dal lunedì al venerdì dalle ore 10 alle 13.

Nella foto Giuseppe Albanese

Giuseppe Albanese al Museo diocesano in concerto per restaurare un dipinto
Cronaca 22 Febbraio 2019

Avviato a Castel San Pietro Terme l'intervento di restauro del Cassero, chiuso il passaggio carrabile

Avviato l’intervento di restauro conservativo del voltone e delle pareti del passaggio carrabile del Cassero, il monumento simbolo della città di Castel San Pietro Terme che ne segna ufficialmente la nascita nel 1199, come baluardo militare di difesa del territorio di Bologna. Fu realizzato dapprima in legno e poi trasformato più volte a seconda delle esigenze delle milizie fino ai primi anni del 1500, quando, passando la città sotto lo Stato pontificio, perse definitivamente la sua funzione militare.

La struttura attuale, delle dimensioni di circa 18 metri in lunghezza per 4 o 6 metri circa in larghezza, è prevalemente in laterizio. Il voltone è composto da tre campate, due delle quali con volta a crociera e la restante con solaio ligneo, scandite da archi e da pilastri uscenti dal filo del paramento murario. Le superfici da restaurare presentano fessurazioni, erosioni, scagliature, depositi, patine, alterazioni cromatiche e altri elementi di degrado. La ditta incaricata dei lavori ha effettuato prelievi all’interno del passaggio e li ha fatti analizzare da un laboratorio specializzato.

Nell’intervento di risanamento saranno privilegiati metodi che, a parità di efficacia, consentiranno al restauratore di operare in modo controllato, graduale e selettivo. «Si tratta di un intervento importante, che riguarda l’edificio simbolo di Castel San Pietro Terme, e che fa parte del progetto complessivo di riqualificazione del centro storico programmato da questa Amministrazione», tiene a sottolineare il sindaco Fausto Tinti. I lavori sono iniziati quest’ultimo martedì e dureranno all’incirca un mese. «I lavori sono partiti dopo aver seguito un iter impegnativo, che ha coinvolto la Soprintendenza, e vengono eseguiti grazie ad un contributo di 25 mila euro donato dalla Fondazione Cassa di risparmio di Imola nell’ambito del programma Art bonus. Contributo che copre buona parte dell’importo complessivo previsto, pari a 30 mila euro», ragguaglia il sindaco.

L’intervento riguarderà sia le pareti che la volta del Cassero, rendendo necessaria la chiusura del passaggio carrabile di accesso a via Matteotti. Chiuso il passaggio carrabile, i veicoli vengono deviati dalla parte di piazza Galvani su una corsia, indicata con segnaletica provvisoria, che costeggia l’edificio, con sbocco in via Matteotti.

L”articolo completo è su «sabato sera» del 21 febbraio

Avviato a Castel San Pietro Terme l'intervento di restauro del Cassero, chiuso il passaggio carrabile

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