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Cronaca 6 Febbraio 2021

Coronavirus, la richiesta di Confartigianato Bologna: «Riaprire ristoranti e bar anche la sera»

Ad una settimana dalla zona «gialla» e dalla riapertura ai clienti, fino alle 18, di tutte le attività di ristorazione e somministrazione bevande, Confartigianato Bologna Metropolitana chiede alle istituzioni che venga concessa l’apertura serale di ristoranti, bar, pub, birrerie ed enoteche. «Fermo restando il necessario presidio sanitario per controllare gli sviluppi della pandemia noi riteniamo che debba essere autorizzata nel più breve tempo possibile l’apertura serale delle imprese del comparto della ristorazione e bar, almeno fino alle 22, includendo in questo provvedimento anche i pub, le birrerie e le enoteche – afferma Amilcare Renzi, Segretario di Confartigianato Bologna Metropolitana -. Riguardo a eventuali assembramenti o comportamenti inopportuni e irregolari in prossimità delle attività noi chiediamo alle Istituzioni e alle Forze dell’Ordine una sana gestione del controllo del territorio, attraverso controlli puntuali e scrupolosi nei confronti di tutti, perché ogni cittadino deve essere responsabile del proprio agire sociale». (da.be.)

Nella foto (Isolapress): il bar Minimo a Imola

Coronavirus, la richiesta di Confartigianato Bologna: «Riaprire ristoranti e bar anche la sera»
Cronaca 19 Gennaio 2021

Coronavirus, nel circondario pochi ristoratori hanno aderito alla protesta «Io Apro» contro le nuove restrizioni

Molti locali hanno scelto di non aderire alla manifestazione «Io apro», in programma il 15 gennaio come forma di protesta contro il nuovo Dpcm del Governo. Tra questi anche il ristorante San Domenico di Imola. «Noi non abbiamo aderito perché le leggi ci sono e quindi si rispettano – commenta lo chef Massimiliano Mascia -. Questo però non significa che stiamo fermi e subiamo regole che non danno i risultati che dovrebbero dare dal punto di vista sanitario e che stanno mandando a picco la realtà del nostro settore». Rispetto a chi ha scelto di partecipare alla manifestazione, aprendo nonostante le restrizioni, Mascia è comprensivo: «Ognuno ha la sua situazione, più o meno delicata. Non condanno nessuno. Però queste decisioni possono spingere chi deve prendere le decisioni a penalizzare ancora di più il sistema della ristorazione. Un’apertura così non serve: la gente non viene e si rischiano multe».

Lo chef racconta comunque l’intenzione di non stare con le mani in mano. «Insieme a Confartigianato la scorsa settimana abbiamo incontrato il sindaco Panieri – sottolinea -. Lui ci ascolta, c’è un dialogo e un confronto. Gli abbiamo parlato di Tari, occupazione di suolo pubblico, ma gli abbiamo detto anche che servono maggiori controlli, anche se sappiamo che non sono di sua competenza. Si guardi cosa succede nei supermercati e nelle mense. Noi abbiamo chiuso, ma ad altri che danno lo stesso servizio si permette di lavorare senza controlli. Siamo convinti che non siano i ristoranti il male della sanità».

L’appello di Mascia rivolto al Governo è ad un giusto equilibrio. «Non lavoriamo dal 23 dicembre e abbiamo riaperto solo il 7 e l’8 gennaio – denuncia -. Continuiamo a fare il servizio di consegna a domicilio, ma più che altro per tenere i rapporti con i clienti. Andiamo anche molto lontano, fino a Modena, Pianoro, Reggio Emilia. Non ci guadagniamo di certo, ma abbiamo persone che vengono spesso da noi, non possiamo dire di no.  Se proprio dobbiamo stare chiusi, almeno ci diano ristori che si possano chiamare così. Quella di oggi non è nemmeno carità, non ce ne facciamo nulla». (mi.ta.)

Coronavirus, nel circondario pochi ristoratori hanno aderito alla protesta «Io Apro» contro le nuove restrizioni
Cronaca 11 Gennaio 2021

Coronavirus, via ai ristori regionali: dal 20 gennaio i bandi per ristoranti e bar

Tutto pronto per l’operazione ristori regionali a sostegno delle attività e imprese dell’Emilia-Romagna che in tutti i comparti sono alle prese con sospensioni o chiusure dovute alle restrizioni anti-Covid. Aiuti per un totale di circa 40 milioni di euro, fra fondi della Regione e fondi statali messi a disposizione dal Governo e destinati alle categorie soggette a restrizioni aggiuntive disposte con ordinanze regionali. Ristori che si aggiungono a quello nazionali.

I primi a partire sono ristoranti e bar: il 20 gennaio in tutto il territorio regionale, da Piacenza a Rimini, verranno emanati i bandi per gli esercizi che potranno così richiedere i ristori regionali. La Regione ha stanziato 21,3 i milioni di euro, affidandone la gestione alle Camera di Commercio, che faranno i singoli bandi in ogni provincia, attraverso una convenzione già approvata con Unioncamere Emilia-Romagna. La Regione gestirà invece direttamente due bandi. Uno, in preparazione, da 1,5 milioni di euro rivolto ai gestori delle piscine pubbliche date appunto in gestione tramite convenzione, per l’erogazione di un contributo diretto una tantum in un’unica soluzione. Il secondo, a febbraio, da 2 milioni di euro, a beneficio invece di Taxi e Noleggio con conducente (Ncc), bonus erogati anche in questo caso direttamente dall’Amministrazione regionale sulla base delle licenze in essere: sono circa 3mila i soggetti interessati in tutta l’Emilia-Romagna.

A fine gennaio, probabilmente attraverso una nuova convenzione con le Camere di Commercio, che faranno i relativi bandi, verranno messi a disposizione fondi per i ristori alle seguenti attività: imprese culturali e cinema (circa 2,5 milioni di euro); palestre (2 milioni di euro); spettacolo viaggiante (1 milione di euro); discoteche e locali da ballo assimilati (3 milioni di euro). Cifre che verranno definite con esattezza in questi giorni, così come sono in corso di definizione le modalità di gestione dei ristori decisi per maestri di sci, di snowboard e addetti degli impianti sciistici (1 milione di euro) e per le guide turistiche (1 milione di euro). Rimangono poi circa 4 milioni di euro da destinare ai ristori per altre categorie, fra cui venditori ambulanti in fiere e sagre paesane. (da.be.)

ULTERIORI DETTAGLI

Coronavirus, via ai ristori regionali: dal 20 gennaio i bandi per ristoranti e bar
Cronaca 27 Maggio 2020

Le scelte dei ristoratori, tra chi riapre e chi aspetta

Qualcuno è già ripartito, qualcun altro sta alla finestra o attende la bella stagione per puntare tutto sugli spazi esterni. Il via libera del 18 maggio alla riapertura di bar e ristoranti non è stata uguale per tutti. Quattro ristoratori di altrettanti comuni del circondario imolese ci raccontano come si sono attrezzati per la «fase 2».

Da martedì 19 maggio ha riaperto i battenti, servendo pranzo e cena ai tavoli, il ristorante La Tavernetta, che si trova in centro storico a Imola e che nelle settimane di lockdown aveva continuato a lavorare sulle consegne a domicilio e poi anche sull’asporto. «Pensavo peggio – commenta il titolare, Mauro Paolini –, perdiamo soltanto un paio di tavoli fuori e due o tre dentro». E poi ci si è attrezzati con i presìdi, la colonnetta per il disinfettante all’ingresso, la barriera in plexiglass alla cassa, la cartellonistica, i dispositivi di protezione individuale. «I conti precisi non li abbiamo fatti, ma duemila euro ci vorranno».

Giovedì 21 maggio è stata invece la volta del ristorante dozzese Le Bistrot. Gli spazi nel ristorante sono ampi e consentono di rispettare agevolmente le distanze richieste. «Tra dentro e fuori riusciamo a far sedere 50-60 persone – spiega Daniele Sangiorgi, titolare con Angelo Costa –, non faremo i pienoni soliti del sabato, ma assicuriamo ai clienti più relax. Se abbiamo una prenotazione da quattro persone utilizziamo tavoli grandi e tondi, che permettono le distanze. Inoltre, quattro bagni, due al piano terra e due al primo, tolgono ogni problema anche nei momenti di grande affluenza».

Tra chi preferisce attendere ancora un po’ prima di riaprire c’è il ristorante Ca’ Borghetto di Ville Panazza a Mordano, che ha chiuso completamente l’attività con l’inizio della quarantena e ha messo tutto il personale in cassa integrazione.

Un altro che, per ora, procederà soltanto con le consegne a domicilio e il take away è l’Osteria di Medicina, che ha chiuso immediatamente i battenti all’epoca del primo decreto, quando ancora la città del Barbarossa non era «zona rossa», salvo poi riaprire il 4 aprile perché, ricorda uno dei titolari, Alessio Battaglioli, «la gente aveva bisogno di questo servizio». (mi.ta.)

Le interviste complete nel numero del Sabato sera del 21 maggio

Le scelte dei ristoratori, tra chi riapre e chi aspetta
Cronaca 26 Maggio 2020

Fase 2 a Imola, Confartigianato: «Bene la riapertura per i saloni, ristorazione più lenta»

Sono soddisfatti gli acconciatori associati a Confartigianato Bologna metropolitana, a una settimana dalla riapertura dopo la quarantena provocata dalla pandemia di Coronavirus, sebbene rimanga forte l’incognita sul futuro.

«Estetisti e acconciatori hanno le agende piene di appuntamenti e i clienti rispettano con attenzione le misure di prevenzione, messe in atto all’interno e nelle prossimità dei saloni – spiega l’associazione di categoria –. Sono rimasti invariati i prezzi dei servizi ma si evidenzia il problema legato all’aumento dei costi per le imprese, sia dei Dpi (dispositivi di protezione individuale) sia delle mantelline monouso, fra l’altro difficili da trovare sul mercato».
Stessa scelta di non aumentare i prezzi «anche per i ristoratori – aggiunge Confartigianato Bologna metropolitana –, che notano una maggiore affluenza all’apertura di mezzogiorno, quando si presentano nei locali le persone in giro per lavoro, mentre alla sera gli avventori sono pochi. Meglio è andato nel weekend del 23 e 24 maggio, soprattutto per i ristoranti che hanno potuto allargare i tavoli posizionandoli anche all’esterno. In generale si registra una sensazione di paura, che non invita a rilassarsi e a godersi il pranzo».

«La scelta di non aumentare i prezzi dei servizi è una grande dimostrazione di impegno verso la comunità – commenta Amilcare Renzi, segretario di Confartigianato Bologna metropolitana –. Siamo davvero orgogliosi di rappresentare il mondo dell’artigianato e del commercio, capace di dare un segnale così forte in un momento tanto difficile per tutti». (r.cr.)

Fase 2 a Imola, Confartigianato: «Bene la riapertura per i saloni, ristorazione più lenta»
Cronaca 14 Maggio 2020

Coronavirus, le linee guida della Regione per l’apertura di alberghi, bar, ristoranti e negozi

Il 18 maggio si avvicina e con esso anche la riapertura in Emilia-Romagna di molti esercizi pubblici ed attività commerciali. Per questo la Regione ha già diramato alcune linee guida (che troverete facilmente in questo articolo cliccando sui vari link) insieme a associazioni di categoria, sindacati e rappresentanti degli enti locali, per far sì che tutto ciò avvenga in completa sicurezza.

Per quanto riguarda ristoranti, bar, pizzerie e altri esercizi di alimenti e bevande (clicca qui per saperne di più) no all’assembramento dei clienti all’ingresso dei locali, promuovendo l’utilizzo di sistemi di prenotazione telefonica e digitale. Installazione di dispenser con gel igienizzanti per la pulizia delle mani e di apposita cartellonistica sulle regole di comportamento da seguire, anche in lingua inglese. Distribuzione dei tavoli in modo da garantire la distanza di almeno un metro tra le persone sedute, fatte salve le eccezioni alle regole sui distanziamenti previste dalle norme vigenti (stesso nucleo familiare, ecc.), dando la preferenza, se possibile, alla sistemazione all’aperto (dehors). E stop ai buffet a self-service. Il personale dovrà esser dotato di specifici dispositivi di protezione individuale, mascherine in primis. È poi necessaria una costante igiene delle mani mediante appositi prodotti, mentre mascherine, guanti monouso e disinfettanti per superfici dovrebbero essere messi a disposizione, anche a pagamento, agli ospiti che ne facciano richiesta. Nei ristoranti assolutamente sconsigliato l’uso di appendiabiti in comune. L’accesso ai servizi igienici dovrà avvenire evitando assembramenti e per saldare il conto è preferibile usare sistemi di pagamento digitali (carte di credito, bancomat, ecc.). In ogni caso davanti alla cassa potranno essere collocate barriere di protezione in plexiglass. Nei bar tassativamente escluso il fai-da-te, i prodotti in vendita dovranno essere serviti dal personale, possibilmente con servizio ai tavoli che vanno puliti e disinfettati ad ogni cambio di cliente.

Per quanto riguarda, invece, i negozi al dettaglio, mercati e i centri commerciali (tutte le informazioni qui) si è pensato ad un numero di clienti limitato in base alle dimensioni del negozio per garantire la distanza di almeno un metro; percorsi differenziati di entrata e uscita dai locali; ingressi scaglionati per evitare assembramenti garantiti eventualmente anche dall’estensione dell’orario di apertura; ampia disponibilità di dispenser per disinfettare le mani soprattutto vicino a tastiere, touch screen e casse; obbligo di guanti e mascherine per addetti e clienti, ove non sia possibile mantenere il distanziamento interpersonale; pulizia e igienizzazione quotidiana degli ambienti e dei banchi di vendita; organizzazione degli spazi in negozi, centri commerciali e aree all’aperto per assicurare  il distanziamento tra le persone. E per la vendita di vestiti e calzature, per toccare gli articoli sono obbligatori i guanti “usa e getta” per i clienti. 

Infine, per gli alberghi e le strutture ricettive (per scoprire di più), a partire dall’arrivo, gli ospiti dovranno trovare depliants informativi o cartelloni con le indicazioni in italiano e in inglese. Il distanziamento interpersonale di almeno un metro va sempre garantito in tutte le fasi, dal check-in al check-out prevedendo anche modalità di prenotazione e pagamento online l’invio telematico delle informazioni necessarie per la registrazione prima dell’arrivo. Il tutto sempre per evitare code e assembramenti di ogni tipo. Distanziamento che vale, ovviamente, anche per il personale della reception e per tutti i lavoratori della struttura. La capienza degli ascensori negli alberghi deve essere tale da consentire il rispetto della distanza interpersonale che può essere derogata in caso di persone che facciano parte dello stesso nucleo familiare o che condividano la camera.  Vietati happy hours, degustazioni, buffet e le consumazioni vanno fatte ai tavoli con menu preferibilmente digitali e su dispositivo del cliente o, in caso di menu cartacei, disinfettati dopo ogni uso. Vietati anche gli intrattenimenti danzanti e gli eventi musicali di qualsiasi genere, con la sola eccezione di quelli esclusivamente di “ascolto” con postazioni sedute che garantiscano il distanziamento interpersonale. (da.be.)

 

 

Coronavirus, le linee guida della Regione per l’apertura di alberghi, bar, ristoranti e negozi
Cronaca 12 Maggio 2020

A Imola esenzione dalla Cosap (suolo pubblico) per bar, ristoranti e mercati ambulanti

Comune di Imola in campo per sostenere la ripresa delle attività economiche. In attesa dei provvedimenti nazionali che definiranno le modalità di riapertura, il Commissario straordinario Nicola Izzo delibera nuove agevolazioni in fatto di occupazione suolo pubblico, con l’obiettivo di favorire le attività del commercio e della ristorazione.

Per quanto riguarda i mercati ambulanti, l’atto stabilisce, «non è dovuto il canone di occupazione suolo pubblico (Cosap) per il periodo di sospensione dei mercati derivante dalle disposizioni di contenimento del contagio da Covid 19 e il periodo di sospensione non è da conteggiare come assenza delle singole imprese concessionarie».

Per bar e ristoranti, «l’esenzione prevista per le attività di somministrazione alimenti e bevande per superfici fino a 30 mq e di durata inferiore a 180 giorni situate in centro storico è estesa a tutte le attività (di somministrazione) del territorio comunale – aggiunge il documento – ed è, inoltre, prevista la possibilità di ampliamento ulteriore pari al 50 % della superficie in esenzione predetta, per attuare il distanziamento sociale prescritto dalle normative nazionali, fino al 31 ottobre 2020 e comunque fino a quando sarà cogente l’obbligo del distanziamento sociale».Inoltre, la delibera stabilisce che «non è dovuto il canone di occupazione suolo pubblico per l’installazione di sistemi di gestione della fila e fornitura alla clientela di dispositivi per la prevenzione del contagio (es. gel mani e guanti monouso) fino al 31 ottobre 2020 – si legge ancora – e comunque fino a quando saranno necessarie misure di prevenzione del contagio». (r.cr.)

A Imola esenzione dalla Cosap (suolo pubblico) per bar, ristoranti e mercati ambulanti
Cronaca 26 Dicembre 2018

Massimiliano Mascia e il libro in cui racconta se stesso, il San Domenico, la sua idea di cucina

«Il San Domenico è la mia casa, mi ha coccolato e fatto innamorare fin da quando ero bambino, quando ancor prima di entrare, già dai giardini sentivo il profumo del pane che stava per essere sfornato»: così Massimiliano Mascia scrive nelle prime righe del libro «Massimiliano Mascia, il San Domenico di Imola. Piatti e sogni di un cuoco tra le stelle», edito da Minerva per la collana Ritratti di Gusto.  Un libro in cui lo chef del ristorante stellato imolese (due stelle Michelin) vuole raccontare, attraverso le sue ricette, la sua «idea di cucina che cerca di rispettare la materia prima, il territorio, le stagioni, i sapori e i colori senza alterarli ma, al contrario, esaltandoli grazie alla semplicità».

Presentato recentemente con un evento a palazzo Sersanti, il libro è diviso in quattro menù rigorosamente stagionali in cui si trovano le ricette cult del San Domenico, eredità dello zio Valentino Marcattilii, ma anche piatti nuovi e freschi che testimoniano il recupero della tradizione e la necessità di innovare. Ad intervallare le ricette ci sono souvenir e suggestioni per scoprire la cucina del San Domenico, come l’importanza della materia prima, attorno cui tutto ruota, fino alla ricerca della perfezione per garantire qualità a 360 gradi.

Lo chef condivide con i lettori i suoi consigli su come sfruttare al meglio ogni stagione e i suoi prodotti: l’inverno ad esempio è caratterizzato da ortaggi e frutti che sfidano il gelo, la primavera è invece definita «stagione perfetta» perché regala non solo il meglio della terra, ma testimonia anche la rinascita entusiasta della natura.

Tra le ricette, Massimiliano Mascia racconta il suo percorso, dalla scuola alberghiera alle diverse esperienze all’estero, con aneddoti di vita ed esperienza, ricordi, sogni e visioni: le prime volte al ristorante e la precisione ereditata dagli zii, la voglia di dialogare con il suo pubblico attraverso il meglio della tradizione regionale. Non solo l’abilità per una buona cucina, ma anche lo «sbuzzo», sintesi tutta romagnola di fantasia, estro, tecnica, intuito e manualità.

Il servizio completo è su «sabato sera» del 20 dicembre

Nella foto di Nikoboi: da sinistra Valentino Marcattilii, il giornalista Mauro Bassini, Max Mascia ed Elisa Azzimondi, direttrice della collana Ritratti di Gusto delle Edizioni Minerva

Massimiliano Mascia e il libro in cui racconta se stesso, il San Domenico, la sua idea di cucina
Cronaca 29 Novembre 2018

La trattoria imolese Ca' del Pozzo il 29 novembre nella trasmissione Camionisti in trattoria su Dmax con Chef Rubio

Per conquistarlo hanno puntato su un super classico: la pasta e fagioli. Se ci saranno o meno riusciti lo vedremo stasera, 29 novembre, dalle 21.15, quando su Dmax, canale numero 52 del digitale terrestre e 140 della piattaforma satellitare Sky, andrà in onda la puntata di «Camionisti in trattoria» tutta dedicata all”Emilia Romagna.

Loro sono lo staff della trattoria imolese Ca” del Pozzo, uno dei tre ristoranti in gara nella trasmissione di stasera e la persona da conquistare è Chef Rubio, al secolo Gabriele Rubini, cuoco e conduttore televisivo che gira l”Italia a caccia di locali caratteristici in cui fermarsi a mangiare.

Come spiega bene il titolo del format (quest”anno alla seconda edizione dopo il successo avuto dalla prima serie), ad accompagnarlo sono sempre rappresentanti di quella categoria che, per diffusa convinzione, è infallibile nella scelta dei ristoranti in cui si mangia bene, possibilmente senza svenarsi. Al centro dell”attenzione, per intenderci, non ci sono locali stellati o ricercati, bensì le trattorie nelle quali si servono i piatti tipici del territorio in porzioni abbondanti e dove si può pranzare o cenare senza badare troppo alla forma.

In ogni puntata Chef Rubio passa in rassegna tre locali, vi pasteggia in ognuno insieme al camionista che glielo ha segnalato, poi commenta il cibo assaggiato e alla fine sceglie il ristorante vincitore. Non resta dunque che sintonizzarsi stasera su Dmax per vedere come andrà a finire. (m.t.)

Nella foto il volantino che pubblicizza la trasmissione

La trattoria imolese Ca' del Pozzo il 29 novembre nella trasmissione Camionisti in trattoria su Dmax con Chef Rubio

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