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Economia 15 Agosto 2021

Estate «in bianco» per i produttori locali di latte, latticini e formaggi

Nel 2020 la domanda mondiale di prodotti lattiero-caseari è complessivamente cresciuta del 2%, nonostante le difficoltà legate al Covid. Ma il riscontro che arriva dai produttori locali non è altrettanto positivo. «La crisi è iniziata a gennaio di quest’anno – racconta Claudia Caboi, titolare dell’Azienda agricola Caboi, di Fontanelice -. La gente ha pochi soldi e preferisce spenderli in altri alimenti e in altri modi. Durante la pandemia le vendite sono andate bene grazie alla consegna a domicilio, ma poi tutto si è fermato. Noi vendiamo solo la ricotta ad una gelateria e gli altri prodotti durante i mercati dei contadini».

Nel comune di Casalfiumanese c’è l’Azienda agricola biologica Bordona, che produce formaggi dal 2003. «Nell’aprile 2020, a inizio Covid – racconta il titolare, Alvaro Prantoni -, ci siamo salvati grazie alle consegne a domicilio, poi, con la chiusura di ristoranti e pizzerie, le richieste sono drasticamente diminuite. A giugno, luglio e agosto le persone vanno in ferie, quindi poche richieste. Meno male che il settore Horeca (che comprende strutture ricettive, della ristorazione e del catering, Ndr) è stato nuovamente aperto, assieme a loro il punto di via Mazzini a Imola e i mercati».

E c’è chi, da 14 anni, si dedica a rifornire sette distributori automatici di latte e formaggi, quattro dei quali a Imola. «Andiamo discretamente – precisa Angelo Scala, titolare dell’Azienda agricola che ha sede nella frazione di San Martino in Pedriolo, nel comune di Casalfiumanese -. Nella stalla le nostre cento mucche danno 10 quintali di latte per i formaggi e i restanti 400 litri di latte li vendiamo al minuto. Arriva l’estate e saranno i mesi più difficili, la gente mangia meno questi prodotti. Vedremo». 

Approfondimenti su «sabato sera» del 29 luglio

Nella foto: Claudia Caboi

Estate «in bianco» per i produttori locali di latte, latticini e formaggi
Cultura e Spettacoli 11 Ottobre 2020

Il maestro Massimo Mercelli al Teatro alla Scala con un brano dell’indimenticato Ennio Morricone

Oggi, alle 17, il maestro Massimo Mercelli torna presso il prestigioso Teatro alla Scala di Milano, per esibirsi insieme ai Cameristi della Scala, diretti da Ernest Hoetzl, in un programma che accosta il classicismo del compositore tedesco Carl Stamitz al linguaggio contemporaneo di Ennio Morricone con l’esecuzione di Notturno passacaglia dedicato allo stesso Mercelli e al clarinettista Darko Brlek per i 60 anni della European Festival Association (EFA), e l’originale lettura della fiaba musicale Pierino e il lupo di Sergej Prokof’ev.

Eseguito anche quest’anno per l’inaugurazione della 20esima edizione di Emilia Romagna Festival (ERF), il brano dell’indimenticabile Ennio Morricone è una composizione dove barocco e atmosfera respirano assieme. Notturno Passacaglia, dedicato a Massimo Mercelli e Darko Brlek per i 60 anni della European Festival Association è un breve esercizio di stile dove la base antica, la Passacaglia, sposa la musica a programma del Genio, con un risultato “cinematografico”. Per l’occasione sul palco della Scala oltre a Mercelli e il clarinettista sloveno, anche direttore artistico del Festival Ljubljana, si uniranno nell’esecuzione del pezzo Fabien Thouan all’oboe e Paolo Spadaro al pianoforte. (da.be.)

Nella foto: Massimo Mercelli insieme ad Ennio Morricone

Il maestro Massimo Mercelli al Teatro alla Scala con un brano dell’indimenticato Ennio Morricone
Cultura e Spettacoli 19 Novembre 2019

«Uno scenografo tra la Scala e Cinecittà» è la mostra su Pietro Zuffi

«Scenografo, costumista, sceneggiatore, regista, grafico, pittore… potrebbero essere ancora tante le categorie professionali alle quali riferirsi per tracciare la figura di Pietro Zuffi, ma darebbero ugualmente l’idea di tentativi vani al fine di comprendere un personaggio che, fondamentalmente, fece della sua esuberanza, estro e inventiva una professione. Un imolese in giro per il mondo nel cui lavoro, capacità, concretezza, impegno ed entusiasmo ci piace ritrovare i segni delle sue origini locali». Così Fabio Bacchilega, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Imola, introduce la figura di Pietro Zuffi, a cui l’ente di palazzo Sersanti dedica la mostra «Uno scenografo tra la Scala e Cinecittà» che inaugura venerdì 22 novembre alle 17.30 a palazzo Sersanti. Curata dall’associazione culturale Segni del moderno, sarà allestita sia nel centro polivalente «Gianni Isola» di piazza Matteotti 4 che nel Ridotto del teatro comunale «Ebe Stignani».

La mostra arriva nel centenario della nascita di Zuffi: «L’occasione l’ha offerta il calendario, che vede in quest’anno 2019 la ricorrenza del centenario della nascita – commentano Claudio Calamelli e Fabrizio Castellari di Segni del Moderno -. Poi è intervenuta la generosa sensibilità della Fondazione Cassa di Risparmio di Imola, senza la quale la proposta dell’associazione culturale Segni del Moderno sarebbe rimasta iscritta nel libro dei buoni propositi. E lontano da Imola, se non addirittura perduti, sarebbero rimasti tutti i materiali ritrovati a Roma dopo lunghe e appassionate ricerche condotte dalla stessa Associazione e che, d’ora in avanti, chiameremo Fondo Pietro Zuffi. Oltre un migliaio di pezzi originali tra documenti, disegni, fotografie, manifesti, locandine, pitture e molto altro ancora che ora, acquisiti dalla Fondazione, sono stati assicurati per sempre al patrimonio culturale della città».

Documenti che saranno anche parzialmente in mostra insieme a tanto altro materiale per raccontare il mondo creativo di un artista che è stato pittore, scenografo (impegnato, ad esempio, al fianco di Giorgio Strehler e poi alla Scala per tredici anni dove debuttò nel 1954 con le scene e i costumi per l’Alceste di Gluck con la soprano Maria Callas), costumista, decoratore, regista…

Come detto, la mostra sarà divisa in due sedi. Al Ridotto del teatro ci sarà «Zuffi alla Scala» per raccontare i grandi allestimenti da lui realizzati nel teatro milanese tra il 1954 e il 1966, con foto di scena, locandine, bozzetti per le scenografie, disegni dei costumi e costumi veri e propri. Al centro Gianni Isola, invece, si darà spazio ancora al teatro nella prima sala al pian terreno, per poi spaziare alle altre arti al piano superiore: cinema, disegno, pittura, creazione. Oltre che dal Fondo Zuffi, il materiale in mostra proviene anche dagli archivi di enti e istituzioni qualificati e prestigiosi, tra cui il Teatro alla Scala, il Teatro Comunale e la Cineteca di Bologna, l’archivio Missoni e altri. (s.f.)

Nella foto l”immagine scelta per la locandina della mostra

«Uno scenografo tra la Scala e Cinecittà» è la mostra su Pietro Zuffi

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