Posts by tag: Scuola

Ciucci (ri)belli 16 Aprile 2021

Gordie e Mina, un premio letterario per i ragazzi delle scuole medie di Imola

Sono aperte le iscrizioni alla prima edizione del premio letterario Gordie & Mina, organizzato dalla libreria Il Mosaico, in collaborazione con Comune di Imola, Rete Sapere, Casa Piani e Bacchilega Junior. Il premio si avvale inoltre del contributo di Assicoop, Hibou e La Bcc ravennate forlivese e imolese.

Si tratta di un concorso per ragazzi e ragazze delle scuole secondarie di primo grado del comune di Imola, con partecipazione individuale e gratuita. Lo scopo è sostenere e stimolare il talento letterario e la creatività dei ragazzi.

Chi sono Gordie & Mina?

A dare il nome al premio letterario sono Gordie come Gordon Lachance, il dodicenne del racconto Il corpo di Stephen King che si affaccia al mondo adulto come scrittore; e Mina, come la protagonista del libro La storia di Mina di David Almond, una ragazza coraggiosa che cerca il proprio posto nel mondo senza compromessi.

Come si partecipa?

Si partecipa scrivendo un racconto. Il tema scelto per questa prima edizione è la bugia.

Le iscrizioni sono in capo agli insegnanti, che devono scrivere il numero di partecipanti per classe, specificando scuola e sezione, alla mail premioletterariogordiemina@gmail.com. C’è tempo fino al 5 maggio 2021.

Tutti gli iscritti al concorso potranno partecipare a tre incontri gratuiti con altrettanti esperti di racconti: la libraia Arianna Di Pietro, la scrittrice Alice Keller e lo scrittore Fabio Geda.

Il termine per la consegna del racconto è il 30 settembre 2021.

Cosa si vince?

In palio ci sono premi in buoni libro per gli autori dei racconti, mentre la scuola con il maggior numero di adesioni vincerà un corso di formazione per docenti, a cura di Alfonso Cuccurullo.

La premiazione si terrà a Imola sabato 6 novembre 2021, alla biblioteca per ragazzi Casa Piani.

Per informazioni: premioletterariogordiemina@gmail.com. Facebook: Premio Gordie&Mina.

Nella foto: il logo del premio (illustrazione di Vito Baroncini)

Gordie e Mina, un premio letterario per i ragazzi delle scuole medie di Imola
Cronaca 15 Aprile 2021

Edilizia scolastica, dalla Città metropolitana 3,5 milioni di euro per la nuova palestra al liceo Rambaldi-Valeriani

L’edilizia scolastica è un tema molto sentito dalla Città metropolitana. Nei giorni scorsi, infatti, palazzo Malvezzi ha definito gli interventi da finanziare con i 15,5 milioni di euro previsti nel Decreto ministeriale di inizio marzo, che vanno ad aggiungersi alle risorse che la stessa Città metropolitana ha destinato all’edilizia scolastica negli ultimi anni.

In particolare, 3,5 milioni di euro è l’importo destinato alla nuova palestra che completa il progetto di riqualificazione a Imola del liceo Rambaldi Valeriani di Imola. (r.cr.)

Approfondimenti su «sabato sera» del 22 aprile.

Nella foto: palazzo Malvezzi, sede della Città metropolitana di Bologna

 

Edilizia scolastica, dalla Città metropolitana 3,5 milioni di euro per la nuova palestra al liceo Rambaldi-Valeriani
Cronaca 7 Aprile 2021

Mense scolastiche biologiche, all’Emilia-Romagna quasi 1,5 milioni di euro. Tra i destinatari anche Medicina e Ozzano

Biologico è la parola d’ordine nelle mense delle scuole della Regione. Per il terzo anno consecutivo, infatti, l’Emilia-Romagna si è aggiudicata aggiudica la quota più alta prevista dal Fondo per le mense scolastiche biologiche: 1 milione e 471mila euro di risorse su 5 milioni di euro complessivi. Tra le amministrazioni locali e le imprese destinatarie anche il Comune di Medicina (oltre 32mila euro) e la Solaris srl (69mila euro), stazione appaltante tra le altre del Comune di Ozzano

La Giunta regionale ha così approvato, con un provvedimento, la ripartizione dei fondi,  relativi al 2020, trasferiti dal ministero delle Politiche agricole, alimentari, forestali alle amministrazioni locali che offrono il servizio di refezione scolastica biologica. Si tratta di risorse che servono a coprire le maggiori spese sostenute per l’erogazione dei pasti bio senza aumentare il costo della refezione scolastica a carico delle famiglie.  Gli importi, che ammontano a 1 milione e 471mila euro corrispondenti a circa 8 milioni di pasti erogati nel 2020, sono calcolati in base al numero di beneficiari del servizio di ristorazione scolastica in ciascun ambito territoriale e relativi alle stazioni appaltanti che gestiscono le mense scolastiche biologiche, in possesso dei requisiti previsti dal decreto ministeriale. (da.be.)

Foto dal sito della Regione Emilia-Romagna

Mense scolastiche biologiche, all’Emilia-Romagna quasi 1,5 milioni di euro. Tra i destinatari anche Medicina e Ozzano
Cronaca 6 Aprile 2021

Domani riaprono le scuole dai nidi alla prima media, a Imola più di 6mila bambini e bambine di nuovo sui banchi

Da domani, mercoledì 7 aprile, come da decreto Draghi, anche in zona rossa gli studenti torneranno in classe. Dall’asilo alla prima media, con il ritorno dell’attività didattica in presenza, saranno oltre 6 mila fra bambine e bambini nuovamente sui banchi. Metà circa della popolazione scolastica imolese, composta da oltre 12 mila studenti. «Il rientro in classe  rappresenta una buona notizia per questi alunni, che potranno tornare anche ad una vita di relazioni scolastiche complete e un fatto molto positivo anche per le loro  famiglie, che vedono chiudersi il periodo della didattica a distanza, ripreso circa un mese fa con i provvedimenti varati dalla regione, e che ha coinvolto per molte settimane migliaia di studenti e di famiglie anche ad Imola» sottolinea Fabrizio Castellari, vice sindaco con delega anche alla Scuola. 

Il ritorno in presenza coinvolge circa 600 bimbi ai nidi, 1.637 alla scuola d’infanzia, 3.133 alla primaria e circa 670 nelle classi prime della scuola secondaria di primo grado. «La scuola ed i servizi educativi della città sono pronti a questa ripresa dell’attività didattica in presenza, che era attesa da tempo, con l’auspicio che possa riprendere quanto prima anche per gli altri ordini di scuola, naturalmente non appena le disposizioni governative e regionali lo consentiranno» aggiunge Castellari, che puntualizza come «il periodo di sospensione dell’attività in presenza ha consentito di azzerare il numero delle classi in quarantena, per cui negli ordini di scuole dove si ritorna in classe, la ripresa dell’attività in presenza avviene a pieno regime. Speriamo davvero che questo sia l’ultimo sacrificio per poi rivedere pienamente la luce». (da.be.)

Nella foto: Fabrizio Castellari vice sindaco con delega anche alla Scuola. 

Domani riaprono le scuole dai nidi alla prima media, a Imola più di 6mila bambini e bambine di nuovo sui banchi
Cronaca 5 Aprile 2021

Disabilità, nell’era Covid la scuola va anche a casa

Continua con forza l’impegno del servizio Diritto allo studio del Comune di Imola per assicurare l’inclusione scolastica di alunni e studenti a fronte del prolungamento dell’emergenza sanitaria e dell’apertura non continuativa delle scuole di tutti gli ordini e gradi. «L’ambito più rilevante è quello relativo agli interventi a supporto dell’inclusione scolastica di alunni con disabilità – spiega Licia Martini, responsabile del servizio –. Al momento, sono in carico al servizio 293 bambini e ragazzi: 1 al nido, 42 nelle scuole dell’infanzia comunali, statali e private paritarie, 109 nelle scuole primarie, 86 nelle secondarie di primo grado e 55 nelle secondarie di secondo grado e nella formazione professionale».

Inoltre, «dei 293 studenti seguiti, 273 usufruiscono di interventi individualizzati, definiti nell’ambito di una progettazione condivisa tra scuola, referenti dell’unità operativa di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza dell’Asl e famiglia – aggiunge –. Sono stati attivati 169 interventi in presenza nel contesto scolastico, 136 interventi a distanza e 14 interventi domiciliari. In quest’ambito, 46 studenti usufruiscono di un doppio intervento: 38 in presenza+didattica a distanza (Dad), 7 in presenza+domiciliare a completamento orario, 1 Dad+domiciliare». (lu.ba.)

Approfondimenti su «sabato sera» dell’1 aprile.

Nella foto: Licia Martini, responsabile del servizio Diritto allo studio del Comune di Imola

Disabilità, nell’era Covid la scuola va anche a casa
Cronaca 2 Aprile 2021

Lavori alla scuola primaria «Rubri» per il ripristino di spazi al servizio della mensa

E’ avvenuto nei giorni scorsi il sopralluogo, alla scuola primaria «Rubri» di Zolino, per verificare lo stato di avanzamento dei lavori di sistemazione della cucina e del deposito a servizio dello spazio mensa e di parte del cortile esterno adiacente. Presenti il sindaco Marco Panieri, il vice sindaco Fabrizio Castellari, l’assessore ai Lavori Pubblici, Pierangelo Raffini, la dirigente scolastica Teresa Cuciniello, il collaboratore vicario Gisella Rivola, i tecnici comunali e di Area Blu, che hanno redatto il progetto di intervento.

I lavori da eseguire con urgenza, per un importo di circa 57 mila euro finanziati dal Comune, sono riconducibili a due interventi distinti tra loro, uno esterno all’edificio e l’altro all’interno, quest’ultimo nella zona mensa, entrambi derivanti da danneggiamenti e perdite nelle tubazioni degli scarichi. All’esterno, nel cortile della scuola adiacente alla zona mensa, i lavori consistono nello scavo del terreno, nell’eliminazione delle tubazioni danneggiate, nella sostituzione del tratto completo di fognatura (70 metri) e nell’allaccio ai nuovi pozzetti esterni. Per la futura ispezione delle tubazioni verrà posizionato un pozzetto completo di valvola di chiusura di erogazione dell’acqua. Sarà sostituito il degrassatore, realizzato l’allaccio della nuova condotta alla fognatura esistente, oltre ad un nuovo sistema di drenaggio per lo smaltimento nel cortile delle acque meteoriche. All’interno dell’edifico, sono stati demoliti il sottofondo e la pavimentazione interna di cucina e deposito, per procedere poi a realizzare un nuovo impianto idrico e un nuovo collegamento con la fognatura esterna ed a rifare l”impianto di riscaldamento a pavimento, con il collegamento al collettore principale, un nuovo sottofondo ed un nuovo pavimento e rivestimento. Il termine dei lavori è previsto per il 16 aprile. Questo non inciderà sul servizio di mensa scolastica, che sarà regolarmente garantito per tutti gli alunni, fin dal primo giorno di ripresa dell’attività didattica in presenza, mercoledì 7 aprile. 

«L’impegno economico verso le scuole e più in generale verso i servizi educativi resta una priorità assoluta di questa Amministrazione comunale e questo vale nella spesa corrente e vale nelle somme dedicate per gli investimenti» ha commentato il vicesindaco con delega alla Scuola, Fabrizio Castellari. Da parte sua l’assessore ai Lavori pubblici, Pierangelo Raffini ha affermato come si tratti di «un intervento tempestivo, per un’urgenza che si è venuta a creare, per risolvere la quale abbiamo recuperato prontamente le risorse necessarie, perché il nostro impegno è di non ignorare nessuna segnalazione. Stiamo lavorando per intervenire su situazioni non affrontate da tempo e lo facciamo con grande sintonia tra gli Assessorati e in questo caso con il collega vice sindaco Castellari c”è un continuo confronto e scambio di informazioni per ottenere maggiore efficacia ed efficienza negli interventi sulle scuole» (da.be.)

Nella foto (Isolapress): il sopralluogo alla scuola primaria «Rubri» di Zolino 

Lavori alla scuola primaria «Rubri» per il ripristino di spazi al servizio della mensa
Ciucci (ri)belli 27 Marzo 2021

Dad sì o no? Il parere dell’insegnante e illustratrice Giorgia Atzeni

Giorgia Atzeni è storica dell’arte, illustratrice, grafica editoriale e soprattutto insegnante di materie letterarie e storia dell’arte nella scuola secondaria di primo e secondo grado. Vive e lavora a Cagliari. Per Bacchilega Junior ha pubblicato Prima e poi, albo di poesie firmate da Teresa Porcella; per lo stesso editore illustra la serie Storie del nido della collana I Libricini (che a oggi conta cinque titoli di piccola narrativa per piccolissimi lettori). Questa sua testimonianza è stata pubblicata sul settimanale Sabato sera del 18 marzo 2021.

Noi prof coraggiosi, molto motivati e amanti delle assurde novità che la vita ci riserva soprattutto in ambito professionale, in quest’ultimo anno ci siamo buttati a capofitto in un’impresa mica facile: far funzionare alla bell’e meglio, in tempi di pandemia, l’insegnamento da remoto. Giovani e meno giovani, adolescenti, bambini e docenti di vecchia e nuova guardia hanno provato gioie e dolori dello smart working. Ma qui non si tratta semplicemente di spedire mail, di mantenere i contatti coi clienti, di partecipare a estenuanti call conference coi colleghi e capi d’azienda. Tutte attività tanto nobili quanto stressanti. No! Qui si tratta di portare avanti l’azione educativa attraverso i «potenti» mezzi del web. Educare a distanza, ormai l’abbiamo capito, è certamente un ossimoro. Un ossimoro, a tratti indispensabile, da somministrare in emergenza con moto alternato.

Il senso dell’«e-ducare» sarebbe quello del «condurre fuori». Attività improbabile da realizzare nei mesi di clausura, quando tutti sono stati «dentro» per il lockdown del primo Dpcm dell’era Covid. Incarico inverosimile per gli insegnanti soprattutto nella primissima fase in cui la dad è approdata sul pianeta scuola e di nuovo oggi che la terza ondata sembra travolgere la penisola contrassegnata da colori più o meno accesi.

Trattandosi di espressione astratta figurata quanto il famoso «Imbuto di Norimberga» (Nürenberg tricther o Nürenberg Funnel), l’ossimoro dell’educazione a distanza dovrebbe funzionare, suonare bene, come tutte le figure retoriche. Tuttavia l’esperimento, viepiù necessario, inizia a produrre suoni dissonanti e poco armonici. Quella dell’imbuto è una descrizione ironica che pretenderebbe di visualizzare l’azione dell’educare o dell’insegnare, ovvero la pratica di travasare contenuti nozionistici, o conoscenze, da un «contenitore A», pieno, a un «contenitore B», vuoto o semivuoto, con caduta verticale, soprattutto se il docente sta più in alto del discente, meglio se su una predella. Questo sembra incontrovertibile nella tradizione figurativa e letteraria barocca sino a oggi, anche se la «caduta dall’alto» delle informazioni poi ha avuto in classe, non dimentichiamolo, una metamorfosi «frontalizzata» secondo la linea «cattedra-banco» con distribuzione ramificata «a pioggia» come nel proverbiale droplet.

Detto così sembra molto semplice e lineare. Io parlo. Tu ascolti (se ascolti). Tu impari (forse).

Per illustrare oggi l’atto di e-ducare e insegnare io preferisco usare la metafora della siringa nell’atto di aspirare, di un cavatappi, di un aspirapolvere «che porta fuori», estrae quel che c’è di buono, con un processo metacognitivo, in cui talvolta si assumono le conoscenze e talvolta le si estraggono, magari dopo una buona rimescolata in un frullatore-estrattore di succhi di frutta e verdura. L’educare, con o senza imbuto, tuttavia non implica sempre e solo il condurre fuori – all’aperto, oggi più che mai – i discenti per permettere loro di conoscere il mondo con l’esperienza diretta delle cose, ma anche (e soprattutto) di condurre loro «fuori dagli schemi», dai «peccati originali», per combattere (come cita il dizionario) dalle inclinazioni non buone, anche se a questo punto ci si immette in un campo che non vorrei invadere mai, ovvero quello della morale. Quindi è chiaro che il condurre fuori è essenziale nell’apprendimento esperienziale, sebbene quasi mai gli studenti escano dalla classe (questo comporta ogni volta stressanti responsabilità burocratiche e penali che fanno desistere anche i maestri e i prof più motivati!). Prassi vuole che per un intero anno scolastico i ragazzi abbandonino una stanza per entrare in un altro luogo chiuso, la classe.

Ma veniamo al dunque: non recandosi più nemmeno a scuola gli scolari devono imparare qualcosa pur stando fermi in cameretta. Devono ascoltare o visualizzare attraverso lo schermo del tablet o del cellulare un’opera d’arte o un testo ma non possono fare esperienza diretta delle cose. Argomento che non porterei necessariamente in favore della lezione in presenza perché anche in classe il tour al museo si faceva virtualmente, attraverso lo schermo della lim.

Tecnologi e tecnofobi si affrontano e dibattono: dad sì o dad no?

Oggi sono in tanti a criticare e demolire l’esperimento didattico che c’è capitato a tiro! Altri lo preferiscono, perché su Meet finalmente c’è il tasto per silenziare la classe che rumoreggia. Lo capisco! Nessuno se lo aspettava. Nessuno era pronto. Chi poteva immaginare un mondo in lockdown, tutti a casa, ma tutti tutti tutti! E cosa facciamo allora, ce ne freghiamo? Non se ne fa niente? Tergiversiamo? Vacanza per tutti? Chiudiamo la baracca? Viva le ferie a casa! Si dorme, si mangia, si guarda la tivù? Niente matematica, niente storia, niente scrivere, niente leggere? Niente grammatica, niente inglese, per tre mesi? E così pure ad libitum per i tre-sei mesi successivi? L’abbiamo desiderato tante volte un mondo così. Tutti in pantofole. Quanto è durato questo entusiasmo iniziale? Si è rivelato un passo lento e spento dal letto allo schermo e ritorno. Gli studenti hanno visto all’orizzonte il colore della noia. Perché insomma, toglietemi tutto ma non il piacere di andare a scuola in autobus, la chiacchiera davanti all’istituto, gli sguardi e le risatine in classe; il contatto oculare con il docente, i bigliettini sotto il banco, la matita che cade, i «Portami il diario», i «Prof posso andare al bagno?», i «Non dondolarti sulla sedia!»; «Zitti e buoni!».

La scuola è «incontro». A tal proposito mi sento una privilegiata, perché a tutt’oggi posso dire con fatica ma tanto orgoglio che le mie lezioni nella scuola media di via Piceno a Cagliari si sono svolte, a parte brevissime parentesi di quarantena, corpore praesenti. Non si dimentica la sensazione di appartenere a una di quelle prof mascherate, igienizzate e ben distanziate di fronte a poveri alunni smarriti e increduli dopo la prolungata e forzata pausa sociale. Il primo giorno di scuola è stato uno spettacolo incrociare gli sguardi sgomenti degli studenti in presenza. Ogni loro occhiata ha nascosto un «Oh no, dov’è lo schermo? Qui ci sono i prof dal vivo. Come la mettiamo?».

Alle norme di base si aggiunge oggi il protocollo Covid. Si tratta di tanti «nonsipuò» messi in fila. Tanti «no» che non ci piacciono. Chiaramente tutti vorrebbero eliminare le limitazioni portate a scuola dal Coronavirus. I ragazzini vogliono fare tutto ciò che prima non era «vietato» ma «normale vita insieme»: abbracciarsi, giocare, condividere i materiali. Anche i più piccolini imparano il mantra della mascherina e dell’igienizzazione e con grande fatica lo applicano.

É necessario essere molto ligi per non cadere dalla padella nella brace. Siamo blindati, io e loro. La mattina ci prepariamo: coi nostri bei dispositivi e ben pettinati usciamo dalla nostra vita domestica per incontrarci e lavorare alacremente per riprenderci le abilità intrapersonali e interpersonali, per conoscere meglio noi stessi e chi ci sta a fianco. Per affrontare «insieme», tra una verifica di grammatica e un capitolo di storia, la paura e il disagio di questi tempi difficili.

Giorgia Atzeni

Dad sì o no? Il parere dell’insegnante e illustratrice Giorgia Atzeni
Cronaca 23 Marzo 2021

Edilizia scolastica, la Regione annuncia interventi in tre istituti imolesi per più di due milioni di euro

Ci sono anche tre istituti scolastici di Imola nell’elenco dei 172 interventi in programma per la ristrutturazione, l’ampliamento ed il miglioramento degli plessi di tutta l’Emilia Romagna, per un costo superiore a 100 milioni di euro.

Il piano della Regione, infatti, prevede l’apertura di cinque cantieri nelle scuole della Città metropolitana per 13,28 milioni di euro. Uno di questi riguarda appunto Imola ed il miglioramento sismico della succursale di viale Dante dell’Istituto Alberghetti (375 mila euro). Il programma della Città metropolitana, invece, prevede 31 interventi per 11,8 milioni di euro. A Imola, nello specifico, l’adeguamento dei servizi igienici dell’Istituto Paolini (497mila euro); il completamento antincendio del Liceo Rambaldi-Valeriani e dell’Istituto Cassiano (213mila euro) e l’adeguamento dei servizi igienici, la sostituzione degli infissi e il rifacimento della copertura delle varie sedi dell’Istituto Alberghetti (1,31 milioni di euro). Il costo totale degli interventi a Imola quindi è pari a 2,39 milioni di euro. (da.be.)

Nella foto (Isolapress): la succursale di viale Dante dell’Istituto Alberghetti

Edilizia scolastica, la Regione annuncia interventi in tre istituti imolesi per più di due milioni di euro
Ciucci (ri)belli 20 Marzo 2021

Insegnante al tempo del Covid, la testimonianza di Maria Beatrice Masella

Maria Beatrice Masella è insegnante, pedagogista e scrittrice di libri per bambini. Per la collana Bacchilega Junior della nostra casa editrice ha pubblicato volumi per diverse fasce d’età. In questo post presentiamo la sua testimonianza di insegnante al tempo del Covid, pubblicata sul settimanale Sabato Sera dell’11 marzo 2021.

Se qualcuno ci avesse raccontato poco più di un anno fa – sembra passato un secolo da quell’altra vita -, che a causa di un virus a forma di corona avremmo insegnato in Dad (didattica a distanza), poi ritoccata in Ddi (didattica digitale integrata), in altre parole online attraverso lo schermo di un computer, nessuno di noi ci avrebbe creduto. Avremmo pensato a una brutta distopia di scarso successo editoriale e l’avremmo liquidata con un sorrisetto di sufficienza. Invece, eccoci qui. Di nuovo in Dad, anzi in Ddi. E non c’è niente da ridere.

Il rosso è un colore che improvvisamente ci fa piangere perché significa ospedali pieni di malati, aumento dei positivi e dei deceduti, e scuole chiuse. Ma a ben vedere la scuola quest’anno è sempre rimasta aperta, anche se molti non lo sanno: la campanella suona ancora, le aule sono abitate, i corridoi non vanno deserti. È aperta agli alunni e alle alunne con bisogni speciali, così come a coloro che necessitano di accoglienza per vari motivi, insieme ai/alle loro insegnanti, educatori ed educatrici, e al personale non docente. Questo, vale la pena ricordarlo ai più giovani, grazie alle avanzatissime leggi sull’inclusione delle persone disabili, conquistate in Italia negli anni ’70. Gli altri, invece, sono in una specie di sede distaccata virtuale, a distanza, in modalità griglia, dentro piccole caselle tutte uguali, con l’unico dato positivo di poter stare senza mascherine e di potersi guardare in faccia. Improvvisamente noi insegnanti ci siamo ritrovati dentro alle stanze degli adolescenti, letti singoli, poster, finestre su paesaggi vari. Molte camerette e qualche cucina, ogni tanto un terrazzo e persino un giardino.

A volte mi sembra di essere caduta in un bizzarro gioco di società, come nel film «Jumanji», dove le caselle siamo noi o la nostra immagine parlante, e a seconda di dove va a finire il dado dobbiamo fare qualcosa: tornare al punto di partenza perché la connessione è caduta, stare fermi un turno con le parole che vanno a scatti, correre per non essere catturati dai mostri mentre i minuti volano via. Sappiamo che l’obiettivo di questo gioco è arrivare al traguardo senza perdere nessuno per strada, superando le difficoltà di telecamere e microfoni e sperdimenti vari. Non uno di meno anche qui. Si vince insieme o si perde tutti.

Alcuni ritengono che la modalità digitale a distanza non sia scuola, ma solo un lontano surrogato, altri che possa essere un valido sostituto se utilizzato, però, in modo innovativo, per esempio evitando le lezioni frontali (ma non dovevamo già averle superate, dopo più di mezzo secolo dalle rivoluzioni pedagogiche e culturali di don Milani, Maria Montessori, Bruno Ciari, Loris Malaguzzi e Gianni Rodari? Anche di questo dovremmo discutere prima o poi). Non mi sento di innalzare steccati, in questo momento ritengo ci sia un bisogno assoluto di costruire ponti, così vorrei allargare lo sguardo comprendendo la scuola da due punti di vista diversi ma complementari: il corpo e la presenza, le parole e la rete. Tutti noi che abitiamo la scuola sappiamo che è fatta da bambini e bambine, ragazzi e ragazze, con corpi che crescono, si scoprono, imparano a conoscersi, si relazionano e creano dinamiche trasformative. E altrettanto bene sappiamo che anche per noi insegnanti il corpo è importantissimo. Come ci muoviamo nello spazio dell’aula, quanto accogliamo o respingiamo con gesti e postura, la nostra presenza è sempre parte fondante di ciò che comunichiamo. Forse non è un caso che si usi ancora l’espressione «il corpo docente», indicando qualcosa di solido, un argine alla dispersione.

Infine, la scuola è comunità. Non solo di una singola classe, ma di gruppi che si formano su passioni comuni (teatro, musica, sport, laboratori espressivi e creativi, ecc.), comunità che prende corpo in luoghi variegati: giardini, cortili, corridoi, aule, palestre, persino scale e gradini. Ebbene, come si può davvero pensare di piegare questa complessa e vasta realtà al modo virtuale? Detto ciò, bisogna riconoscere che la scuola è anche il luogo per eccellenza della parola. Senza la parola non avrebbe ragion d’essere. Se, per assurdo, arrivasse un virus con la caratteristica di propagarsi attraverso le parole orali e scritte (distopia atroce alla quale speriamo di non assistere), potrebbe mai la scuola continuare ad esistere, se pur in presenza e abbracciati?

È per questo che quando la crisi mondiale sanitaria ci ha imposto di tenere la distanza affinché il contagio non si propagasse, ogni modalità è stata vista come una possibilità, se pur limitata, per salvare la scuola in uno dei suoi aspetti fondanti. Almeno io l’ho inteso così: un estremo tentativo di resistere attraverso la parola. Non certo l’intento di profilare un modello fluido e smaterializzato di scuola da far prevalere per il futuro. Tuttavia, si afferma da più parti e a giusta ragione, si potevano e dovevano intraprendere azioni più incisive per cercare di rimanere dentro la scuola: attivare trasporti dedicati agli alunni, aumentare il numero dei docenti e diminuire quello degli studenti per classe, ipotizzare nuovi luoghi dove ritrovarci in attesa di edifici moderni e accoglienti. I singoli istituti scolastici hanno fatto molto, ma certo non potevano agire in questi settori. Non va dimenticato, inoltre, che la scuola pubblica da troppi anni è stata colpevolmente depauperata ed è arrivata all’appuntamento con la pandemia già in affanno.

Oggi, noi insegnanti siamo chiamati ad affrontare due sfide ineludibili: tenere vivo il senso della scuola in qualsiasi condizione, custodendo la relazione con i nostri alunni e alunne; chiedere con forza che si investano subito le migliori risorse economiche e culturali del paese per la scuola pubblica del futuro, perché sia ricca di umanità e bellezza, intreccio indissolubile di corpi e di menti. Inclusa la natura. Abbiamo l’occasione per invertire la rotta: dalla distopia verso una necessaria e concreta utopia.

Maria Beatrice Masella

Nella foto: Maria Beatrice Masella durante una presentazione del suo libro Davanti a quel muro, che racconta ai ragazzi la strage di Bologna del 2 agosto 1980

Insegnante al tempo del Covid, la testimonianza di Maria Beatrice Masella
Cronaca 18 Marzo 2021

Ora è ufficiale: a Ozzano le scuole medie Panzacchi traslocano in biblioteca

Il trasferimento temporaneo delle scuole medie Panzacchi nel palazzo della Cultura è ormai prossimo. Lo ha confermato ufficialmente nei giorni scorsi il sindaco di Ozzano, Luca Lelli, pubblicando un video sulla pagina Facebook istituzionale (visibile qui sotto) e sul sito del Comune di Ozzano (sezione Ambiente e territorio, Qualità urbana, Lavori in corso) dove spiega tutto il percorso per arrivare a questa soluzione provvisoria nonché sul progetto della nuova scuola.

Nel frattempo slitta a giugno (inizialmente si era parlato di marzo) l’allestimento della biblioteca per ospitare 15 classi al suo interno. Era previsto per marzo. «Giugno, luglio e agosto saranno dedicati alla trasformazione della biblioteca in modo da iniziare l’anno scolastico a settembre nella sede provvisoria» conferma Lelli. Per costruire le nuove Panzacchi, più palestra e auditorium, ci vorranno due o tre anni. Da cronoprogramma 491 giorni, ai quali si aggiungono i tempi di demolizione e di pulizia dell’area; inoltre sarà da preventivare il tempo necessario all’allacciamento reti e impianti dei nuovi fabbricati. Sulle ripercussioni che il trasferimento avrà sulle associazioni che orbitano attorno al palazzo della Cultura c’è attesa. (ti.fu.)

Approfondimenti su «sabato sera» del 18 marzo.

Nella foto: il palazzo della Cultura di Ozzano 

Ora è ufficiale: a Ozzano le scuole medie Panzacchi traslocano in biblioteca

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