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Cultura e Spettacoli 12 Gennaio 2020

Torna dopo le feste al teatro Lolli lo spettacolo «Una mano» di e con Paolo Facchini

Terminate le feste natalizie, si riapre il sipario del teatro Lolli di Imola: domenica 12 gennaio alle ore 18 andrà in scena «Una mano», spettacolo di e con Paolo Facchini che qui «racconta la riconquista della vita grazie all’incontro con storie simili alla sua al sostegno della famiglia e degli amici che lo hanno aiutato, dopo trentacinque giorni di coma, ad uscire dal limbo che l’ha inghiottito dopo un terribile incidente d’auto – come si legge nel comunicato stampa-. Lo spettacolo tratta di questo percorso che con l’aiuto dell’associazione bolognese “Gli amici di Luca Onlus” lo ha portato al teatro, come spettatore e come protagonista. Il teatro quindi come luogo di rinascita, inizio di un nuovo corso di elaborazione, di sublimazione, di lavoro su se stesso, fino alla messa in scena della sua storia.

Un atto di consapevolezza che prende la parola per condividere la fatica di recuperare le abilità necessarie a rituffarsi nella vita. Un’altra vita, che va reinventata e lascia dietro di sé per sempre quella precedente. È stato un lavoro duro e faticoso dimostrare prima a se stesso e poi agli altri “che – come lui stesso dice – non ero finito e che potevo essere e fare qualcosa per la società”. Una mano è un senso ritrovato che, solo nella condivisione con gli spettatori attraverso il linguaggio teatrale,trova fondamento e conferma».

Lo spettacolo include video nei quali alcuni amici, intervistati, portano la loro testimonianza, e arriva al teatro Lolli dopo alcune repliche in altri teatri.L’ingresso agli spettacoli è riservato ai soci dell’associazione Tilt (quota associativa 5 euro) ed è a offerta libera. Si può fare richiesta per diventare socio Tilt su www.tiltonline.org/diventasocio. Informazioni e prenotazioni: 340 5790974 ore serali o www.tiltonline.org. (r.c.)

Nella foto di Marco Caselli Nirmal: Paolo Facchini

Torna dopo le feste al teatro Lolli lo spettacolo «Una mano» di e con Paolo Facchini
Cronaca 6 Gennaio 2020

Mostra “Pietro Zuffi-Uno scenografo tra la Scala e Cinecittà' – IL VIDEO

Grande successo di pubblico per l”esposizione Pietro Zuffi-Uno scenografo tra la Scala e Cinecittà allestita al centro polivalente “Gianni Isola” e nel ridotto del teatro “Ebe Stignani” fino al 2 febbaio.
Sono previste visite guidate effettuate dai curatori il sabato alle 16.30 con partenza dal Centro Polivalente Gianni Isola (eccetto sabato 4 gennaio e 1 febbraio 2020) o telefonando al numero 0542/32573. (r.cr.)

Fotografie di Marco Isola/Isolapress

Mostra “Pietro Zuffi-Uno scenografo tra la Scala e Cinecittà' – IL VIDEO
Cultura e Spettacoli 2 Gennaio 2020

Da domani allo Stignani in scena il musical School of Rock

Il nuovo anno allo Stignani parte forte con il musical School of Rock che da domani, giovedì 3, fino al 7 gennaio vedrà sul palco Lillo, Vera Dragone, Matteo Guma e Selene Demaria. Lo spettacolo, curato dal regista Massimo Romeo Piparo e tratto dal film Paramount scritto da Mike White, dura due ore e trenta minuti. «Seguendo il solco tracciato con Billy Elliot e Tutti Insieme Appassionatamente, ho fortemente voluto School of Rock come spettacolo dedicato a quella fascia di età che io amo moltissimo e che rappresenta ormai il nostro unico futuro, se non già l’inconfutabile presente. È una storia raccontata da bambini e rivolta agli adulti. In School of Rock è il bambino che insegna ai grandi cosa sia il rispetto, l’amore, la comprensione. Ed è per questo che mi auguro di vedere i teatri riempirsi di famiglie sedute insieme a divertirsi davanti alla pirotecnia musicale di questo Musical» commenta il regista. 

Il testo racconta la storia di Dewey Finn, un chitarrista rock di grande talento ma troppo scalmanato, al punto che la sua band decide di cacciarlo. Perennemente senza soldi, si spaccia per il supplente di una prestigiosa scuola, ma invece di insegnare materie di cui non sa nulla, il chitarrista inizia a tenere lezioni particolari ai suoi studenti, interamente incentrate sulla musica. Con grande sorpresa, scoprirà in loro un innato talento rock. I giovani allievi sotto la sua guida formeranno una band esplosiva, pronta a battersi in un famoso concorso di musica. Accanto a Lillo, nei panni del protagonista Dewey, troviamo uno strabiliante cast di 30 performer, con 14 giovani talenti protagonisti tra gli 11 e i 14 anni (tra loro baby musicisti di incredibile talento) cresciuti tra i 90 allievi dell’Accademia Sistina. Lo show, attraverso il linguaggio universale e dirompente della musica rock, racconta una storia di talento e passione, che diverte e invita a credere in se stessi, celebrando il coraggio di trasgredire pur di inseguire e realizzare un sogno. La musica come ragione di vita, il rock che diventa strumento per liberarsi e conquistare insieme il proprio ruolo. 

Per informazioni, orari e bigletti consultare il sito del Teatro Stignani. (d.b.)

Nella foto (di Antonio Agostini): una scena del musical

Da domani allo Stignani in scena il musical School of Rock
Cronaca 9 Dicembre 2019

Battiston è Churchill. L’attore al teatro Stignani dal 10 al 15 dicembre

Sarà il famoso ed apprezzato interprete del film Perfetti sconosciuti o della serie tv attualmente in onda Volevo fare la rockstar – solo per citare due tra i suoi tanti lavori – il protagonista del prossimo spettacolo in scena al teatro Stignani di Imola: Giuseppe Battiston interpreterà lo statista che ha guidato l’Inghilterra durante la seconda guerra mondiale in Winston VS Churchill, in scena dal 10 al 15 dicembre.

«È possibile che un uomo da solo riesca a cambiare il mondo – si chiedono le note del comunicato stampa –? Un uomo fatto come gli altri, con un corpo uguale agli altri, le cui giornate sono costituite da un numero di ore che è lo stesso di quelle degli altri. Cosa lo rende capace di cambiare il corso della storia, di intervenire sul fluire degli eventi  modificandoli? Cosa gli permette di non impantanarsi nella poderosa macchina del potere e della politica, di non soccombere agli ingranaggi? La capacità di leggere la realtà? Il contesto? Il coraggio? La forza intellettuale? Queste domande ci guidano nell’interesse per un uomo sicuramente non qualunque, un uomo, un politico che è un’icona, quasi una maschera: Winston Churchill per certi versi è il Novecento, è l’Europa, forse è colui che, grazie alle sue scelte politiche, ha salvato l’umanità dall’autodistruzione durante il bellicoso trentennio che va dal 1915 al 1945. Churchill incarna il primato della politica e umanamente è un eccesso in tutto: tracanna whisky, urla, sbraita, si lamenta, ma senza mai arrendersi, fuma sigari senza sosta, tossisce, detta ad alta voce bevendo champagne, si ammala, comanda ma ascolta, è risoluto ma ammira chi è in grado di cambiare idea, spesso lavora sdraiato nel letto, conosce il mondo ma anche i problemi dei singoli, ha atteggiamenti e espressioni tranchant, e battute che sembrano tweets: “Gli italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre”, “Meglio fare le notizie che riceverle, meglio essere un attore che un critico”».

A portare in scena Churchill, in un lavoro diretto da Paola Rota e tratto da Churchill, il vizio della democrazia di Carlo G. Gabardini, è, appunto Battiston, che dice: «L’obiettivo non è somigliare a Churchill ma raccontarlo e scoprire che ha molte cose da dirci, soprattutto in questi tempi».
Il testo di Gabardini, infatti, mostra Churchill in un presente onirico in cui l’intera sua esistenza è compresente. (r.cr.)

Imola

Battiston è Churchill. L’attore al teatro Stignani dal 10 al 15 dicembre
Cultura e Spettacoli 4 Dicembre 2019

Al via con l'anteprima del 7 dicembre l'edizione numero 44 della rassegna Filodrammatiche Cars

Con l’anteprima prevista per sabato 7 dicembre al teatro Ebe Stignani di Imola, parte la 44ª edizione della rassegna Filodrammatiche Cars. Teatro dialettale, e non solo, nella nuova edizione, che dal 25 gennaio 2020 proporrà cinque appuntamenti in programma al teatro Osservanza ed uno, quello previsto per il 28 marzo, dal titolo «La staso’ dal steli», che sarà messo in scena all’Ebe Stignani dalla compagnia «Casola Canina» che nel 2020 festeggia i 100 anni di attività. «Ripartiamo come sempre pieni di entusiasmo – spiega il presidente della Cars Raffaele Benni -, 44 anni possono anche non sembrare tanti, ma in realtà lo sono, e noi siamo molto felici di aver raggiunto un’età così importante. Quella del teatro dialettale sta diventando una realtà sempre più complicata, per mancanza di un ricambio generazionale e perché il dialetto, purtroppo, sta diventando una lingua morta, sempre meno utilizzata. Una volta gli anziani ci rimproveravano se lo utilizzavamo a sproposito, ad esempio a scuola, oggi invece è il contrario: per preservarlo c’è bisogno di qualcuno che lo insegni, come capita ad esempio all’Università Aperta. Comunque grazie alla grande passione e all’impegno delle varie compagnie filodrammatiche della zona siamo orgogliosi di presentare nuovamente un cartellone davvero importante, che siamo certi farà divertire moltissimo il nostro affezionato pubblico».

La prima serata, quella del 7 dicembre, rappresenta invece un appuntamento particolare. «Sarà una serata con l’incasso che andrà in beneficenza – spiega il tenore imolese Cesare Gollini, che ne sarà uno dei protagonisti-: offriremo uno spettacolo musicale, teatrale e di lettura di poesie. Per quanto riguarda la parte musicale, quella in particolare di mia competenza, avremo diversi cantanti di grande spessore, talenti che si esibiscono abitualmente nei più importanti teatri italiani, e un direttore d’orchestra, Lorenzo Bizzarri, che ha già lavorato all’arena di Verona. Un giovane di grande futuro che risponde sempre presente alla nostra chiamata, anche senza compensi in ballo, perché ne comprende appieno il valore. Sono certo che sarà una gran bella serata». 

Per la serata del 7 dicembre ingresso a offerta libera con prenotazione obbligatoria presso l’agenzia viaggi Santerno in via Galeati 5 (tel.0542/33200) o presso la cooperativa Nuova Terra (tel. 0542/41870). Per le altre serate ingresso 8 euro, prevendita all’agenzia Santerno. (r.c.)

Il programma della rassegna è su «sabato sera» del 28 novembre

Nella foto un momento della presentazione della rassegna

Al via con l'anteprima del 7 dicembre l'edizione numero 44 della rassegna Filodrammatiche Cars
Cronaca 2 Dicembre 2019

Che cos'è musica oggi? Il Circolo Arca dedica una serata al compositore Erik Satie

E’ dedicata al compositore francese Erik Satie la prima di tre serate culturali che il Circolo Arca Eugenio Monti organizza nel teatro della parrocchia di San Giovanni evangelista venerdì 6 dicembre, alle ore 21.
Lo spettacolo Erik Satie-La vita come opera d’arte, scritto da Enrico Vagnini, alternerà la recitazione di testi (a cura di Patrizia Bartolini, dello stesso Vagnini e di Allegra Zarelli) alla musica (Giovanni Valgimigli al contrabbasso e Letizia Magnani alla voce), alla danza (Allegra Zarelli), alle suggestioni visive (Roberto Casadio). Ingresso ad offerta libera.

«Dopo l’ascolto di alcuni brani e la lettura di un volume di John Cage, il nome di Erik Satie è venuto fuori durante una chiacchierata con Letizia Magnani – racconta Vagnini –. Siamo ben consapevoli del fatto che si tratti di un compositore poco conosciuto e un po’ ostico, anche se la sua Gnossienne n. 1 è stata talmente utilizzata nel cinema e nella pubblicità che la si sente dappertutto. Attraverso questo spettacolo, però, vorremo anche riflettere e far riflettere su che cosa si possa intendere come “musica” al giorno d’oggi».

E la figura di Erik Satie offre moltissimi spunti di riflessione in questo ambito: «Non ha mai compiuto studi musicali “ufficiali” e si è fatto strada nel mondo del cabaret, dei musical e dei locali di dubbia moralità, avvicinandosi solamente in un secondo tempo alle regole della composizione – spiega Vagnini –. E’ stato probabilmente il primo a concepire la musica d’ambiente e di accompagnamento, aprendo la strada allo sviluppo che questo genere ha avuto negli Anni Cinquanta e successivamente con musicisti come Brian Eno, e a lavorare con il pianoforte preparato, con ogni sorta di materiali fra le corde per la ricerca di nuove sonorità».
Ancora, «le sue composizioni contenevano rumori (colpi di pistola, macchine da scrivere, treni), un aspetto che interesserà molto il Futurismo – aggiunge Vagnini –. Ha lavorato sulle composizioni ripetute, con la celebre Vexations da 35 battute ripetute 840 volte per una durata complessiva di più di venti ore». Come dimostra la prima esecuzione pubblica organizzata da John Cage a New York il 9 settembre del 1963.

Il titolo scelto per la serata, però, suggerisce un’ulteriore chiave di lettura possibile: «Erik Satie è stato anche un anticipatore dell’idea di fare della propria vita un’opera d’arte – continua Vagnini –. Per lui la vita e l’arte erano un’unica cosa». (r.cr.)

Nella fotografia, la locandina della serata

Che cos'è musica oggi? Il Circolo Arca dedica una serata al compositore Erik Satie
Cultura e Spettacoli 1 Dicembre 2019

Intervista a Leo Gullotta: “L'Emilia Romagna è differente, per la vostra storia di lotte per il lavoro e rispetto degli altri, e si mangia benissimo'

Tre domande a Leo Gullotta, sul palco del Teatro Ebe Stignani di Imola con “Pensaci, Giacomino” di Luigi Pirandello fino a domani. Un”intervista nella quale per prima cosa gli abbiamo chiesto come mai ha deciso di scegliere questo testo. “Il fatto che cento anni fa aveva intuito il disfacimento di questa società. C”è la situazione femminile, la scuola, l”ipocrisia, gli anziani…”.

Poi qual è il segreto della longevità e dell”attualità di molti autori del passato. “Hanno saputo raccontare l”animo umano nelle sue controversie e in maniera straordinaria. Sapevano scrivere”.

Ma soprattutto come si è trovato a Imola? “In Emilia Romagna è sempre un piacere, questa regione è differente, per la storia vostra, il concetto di lotte per il lavoro, il rispetto degli altri, la dignità, il piacere di dialogare con le persone, e poi si mangia benissimo …”.

DI SEGUITO L”INTERVISTA A LEO GULLOTTA – IMMAGINI E SERVIZIO A CURA DI LUCA BALDUZZI

Intervista a Leo Gullotta: “L'Emilia Romagna è differente, per la vostra storia di lotte per il lavoro e rispetto degli altri, e si mangia benissimo'
Cultura e Spettacoli 30 Novembre 2019

Al Cassero per l'Erf l'attrice Vanessa Gravina e il pianista Stefano Giavazzi in «Enoch Arden»

Il melologo «Enoch Arden», su testo di Lord Alfred Tennyson e musiche di Richard Strauss, sarà al centro del secondo appuntamento di Erf@CasseroMusica che stasera, sabato 30 novembre alle 21, vedrà sul palco del teatro Cassero di Castel San Pietro l’attrice Vanessa Gravina quale voce recitante e Stefano Giavazzi al pianoforte. Pubblicato nel 1864, «Enoch Arden» è un poema narrativo scritto da Lord Alfred Tennyson, impressionato dalla legge per cui una persona, se scomparsa per un certo numero di anni, può essere dichiarata defunta.

La storia si apre con tre fanciulli, Enoch, Philipp ed Annie, che giocano insieme sulla spiaggia tra i relitti portati dal mare. Divenuti adolescenti, sia Enoch che Philipp s’innamorano di Annie, ma Annie preferisce Enoch a Philipp e ne accetta la proposta di matrimonio. Un giorno, però, Enoch s’imbarca per un lungo viaggio per mare, senza sapere quale sarà il suo destino. «Da questa incertezza, da questo mare e da questa attesa, nacque una bellissima storia che acquisì da subito uno schietto sapore di leggenda – si legge nelle note stampa allo spettacolo -. Sullo sfondo rimane sempre il mare, dal muggito inquietante e ossessivo, lo stesso mare dei relitti e del viaggio, che incarna la natura insondabile e ineluttabile del destino. Il poema di Lord Alfred Tennyson impressionò a sua volta la fantasia di Richard Strauss, che ne fece un melologo sofisticatissimo, in cui la musica accompagna e comment al’intera vicenda.

«Enoch Arden», consegnato ora alla storia sottoforma di musica e non soltanto di poesia, trovò forse proprio nel melologo il maggior merito della propria fama; venne interpretato da artisti quali Glenn Gould e Claude Rains e ora, da un’impressione all’altra, rivivrà nell’interpretazione di Vanessa Gravina e di Stefano Giavazzi». Vanessa Gravina ha lavorato sia al cinema che in televisione, partecipando a serie tv quali «La Piovra», «Incantesimo» e «CentoVetrine». Può vantare anche una vasta esperienza di alto livello nel teatro, dove ha recitato con registi come Giorgio Strehler e Liliana Cavani, interpretando celebri pièces di Ibsen e Pirandello. Negli ultimi anni ha partecipato a «La signorina Giulia» di August Strindberg sotto la regia di Armando Pugliese, «Vestire gli ignudi» di Luigi Pirandello per la regia di Walter Manfrè e «La bisbetica domata» di William Shakespeare.

A occuparsi della parte musicale sarà invece l’illustre pianista Stefano Giavazzi, professionista di chiara fama, che può vantare collaborazioni con alcune delle migliori orchestre. Ha ottenuto numerosi premi in concorsi pianistici. Tra i tanti spiccano il primo premio al Concorso Porrino di Cagliari, il 1° premio al Concorso Internazionale Dasinamov, il secondo premio al Concorso Rendano di Roma, il terzo premioa l Concorso Internazionale AMA Calabria e il terzo premio al Concorso Martha del Vecchio di Genova. (r.c.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 28 novembre

Al Cassero per l'Erf l'attrice Vanessa Gravina e il pianista Stefano Giavazzi in «Enoch Arden»
Cultura e Spettacoli 28 Novembre 2019

La vita in «Una mano», lo spettacolo scritto e interpretato da Paolo Facchini raccontato da lui stesso

Paolo Facchini dice spesso che la sua vita è come un film. Una vita, in effetti, segnata da una rinascita. Prima c’erano solo il lavoro e i tanti viaggi su e giù per l’Italia come manager di un’azienda farmaceutica veterinaria. Poi, nel 1999, l’episodio che gli ha cambiato l’esistenza: un incidente in auto seguito da un coma lungo trentacinque giorni, «che dal 2 novembre si arriva a dicembre» dice. Da quel punto nulla è stato più come prima. Ecco perché ha deciso di mettere in scena la propria vita con uno spettacolo teatrale scritto da lui stesso, dal titolo «Una mano». Uno spettacolo di vita vera con un messaggio di positività nei confronti della stessa.

All’inizio, infatti, Paolo è solo sulla scena. Parla, racconta, a tratti spaventa il pubblico con la durezza delle sue parole, a tratti ci scherza. «Mi sono liberamente ispirato al dramma Sei personaggi in cerca di autore di Pirandello per la pluralità delle voci che pur sembrando diverse fanno parte di una storia unica – racconta Facchini -. Mi è sembrata la storia dell’associazione “Gli Amici di Luca”, che si occupa di risvegli dal coma e con cui ho iniziato le prime esperienze teatrali che mi hanno portato fino all’ambitissimo Leone d’argento per l’innovazione teatrale vinto a Venezia con il Pinocchio della compagnia Babilonia Teatri. Mosso da queste ispirazioni mi sono deciso a scrivere il mio spettacolo, per raccontare come ci si può costruire una vita nuova, sempre».

Lo spettacolo di Facchini è essenzialmente un monologo, ma grazie ai contributi video dei tanti personaggi intervistati diventa anche un album di storie positive di vita vera; protagoniste della scena non sono le disabilità dei personaggi ma la loro capacità di vivere una vita piena. «Mi piacerebbe metterlo in scena a Imola, la mia città, al teatro Ebe Stignani», auspica il regista-attore. (mi.mo.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 21 novembre

Nella foto da sinistra: Ambra Lenini, don Massimo Martelli e Paolo Facchini

La vita in «Una mano», lo spettacolo scritto e interpretato da Paolo Facchini raccontato da lui stesso
Cultura e Spettacoli 23 Novembre 2019

Lo spettacolo per bambini «Il piccolo clown» in scena al Magazzino Verde di Medicina

Un piccolo clown si ritrova un giorno lontano dalla propria casa, e si affida così alle cure improvvisate di un contadino, poco incline alle relazioni, soprattutto a quelle con i bambini. I due devono imparare a conoscersi, e a comprendere le esigenze l’uno dell’altro, in un divertente gioco teatrale che unisce la comicità fisica alla delicatezza di immagini poetiche e lunari. È «Il piccolo clown», spettacolo in scena domenica 24 novembre alle ore 16.30 al Magazzino Verde di Medicina.

Prodotto da Compagnia dei Somari, è consigliato dai 4 agli 8 anni, e vede in scena un padre, attore professionista, con suo figlio, un bambino di otto anni. In un lavoro senza parole, indagano sulle relazioni di scambio fra due generazioni, verso un ascolto reciproco capace di creare un legame profondo. «Le figure del clown e del contadino rappresentano due mondi diametralmente opposti – si legge nelle note stampa -: il mondo adulto, concreto, fatto di terra e di ritmi che si ripetono da un lato, e l’universo bambino di gioco e di scoperta in cui tutto è possibile dall’altro. Un lavoro teatrale curato e poetico, giocato sulla delicatezza e la forza delle relazioni. Una visione che rimanda alla tenerezza e al divertimento de Il Monello, alle impertinenze di Pinocchio e Geppetto e alle scoperte di Little Nemo, in forma di antologia e di sana dedica all’immaginario collettivo». (r.c.)

Lo spettacolo per bambini «Il piccolo clown» in scena al Magazzino Verde di Medicina

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