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Cronaca 11 Febbraio 2019

Conca Verde, il Comune di Fontanelice ci riprova: dopo due anni di inattività è in arrivo un nuovo bando

Fontanelice ci riprova. Dopo due anni di inattività, la Conca Verde potrebbe finalmente tornare in funzione. Questo si augura l’Amministrazione comunale che ha preparato un nuovo bando alla ricerca di un gestore. La piscina pubblica è chiusa da tre anni, da quando il Comune avviò un contenzioso nei confronti di Geims, l’allora gestore, per inadempienze. Le questioni legali si sono risolte l’anno scorso con un accordo in base al quale Geims ha versato 40 mila euro e ha lasciato gli arredi, che sono divenuti così di proprietà comunale.

Sempre l’anno scorso l’Amministrazione aveva sistemato anche gli impianti di filtraggio ma non era riuscita a procedere per affidamento diretto e dunque la piscina era rimasta chiusa. Adesso Giunta e Consiglio comunale hanno approvato il nuovo bando, come spiega il sindaco Athos Ponti: «Confidiamo che in pochi giorni venga pubblicato». L’obiettivo è, dopo anni di incertezze, riuscire a stabilizzare la gestione. «Il bando prevede un’assegnazione di sei anni rinnovabili per altri sei – continua Ponti -. Un progetto sul lungo periodo, che non subisca nuovamente interruzioni, per questo il canone sarà di soli 1000 euro annui inoltre le attrezzature presenti saranno a disposizione. Il bando sarà aperto sia a società che singoli – continua Ponti – e speriamo abbia successo».

Altra nota dolente è il ristorante-pizzeria, sempre di proprietà comunale, all’interno del parco Conca Verde. «Stiamo lavorando anche qui ad un bando in modo tale che, se qualcuno fosse interessato a gestire sia piscina che ristorante possa partecipare ad entrambi. Per il momento, però, abbiamo dato priorità alla piscina». Il ristorante è chiuso dal 2015 e anche in questo caso a causa di un contenzioso, ma tra Comune ed ex-Provincia, ora Città metropolitana, di Bologna perché non sarebbero stati rispettati i vincoli previsti per il finanziamento ero-gato a suo tempo per la ristrutturazione (187 mila euro). (re.co.)

Il servizio completo è su «sabato sera» del 7 febbraio   

Nella foto la Conca Verde

Conca Verde, il Comune di Fontanelice ci riprova: dopo due anni di inattività è in arrivo un nuovo bando
Cronaca 8 Febbraio 2019

Prosegue tra le polemiche la pulizia dell'alveo del Santerno. Il sopralluogo Arpae: «Accertata la regolarità dei lavori»

Non si placano le proteste riguardanti i lavori di pulizia dell’alveo del fiume Santerno, cominciati a inizio gennaio a pochi metri dal ponte Alidosi e di cui ci siamo occupati sul sabato sera del 17 gennaio scorso. L’intervento, autorizzato da Arpae, riguarda quasi 50 ettari di terreno, per una lunghezza di 18,5 chilometri, da Castel del Rio a Codrignano. Oltre alle lettere arrivate anche alla nostra redazione (pubblicate su «sabato sera» del 7 febbraio), nei giorni scorsi le segnalazioni inviate da Giacomo Bugané di Geolab, onlus da che da vent’anni svolge attività di educazione ambientale sul Santerno, così come da numerosi privati cittadini, hanno indotto la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio a intervenire sulla vicenda, sollecitando gli enti presenti alla conferenza di servizi che ha dato il via libera ai lavori di verificare, per quanto di competenza, «l’ottemperanza alle indicazioni contenute nel verbale conclusivo della conferenza medesima». Questo quanto si legge nella lettera di risposta indirizzata il 28 gennaio scorso a Bugané, al Comune di Castel del Rio e per conoscenza ad Arpae.

Gli enti preposti ai controlli, per la verità, si erano già attivati nelle scorse settimane, dopo l’allarme lanciato dalle Guardie ambientali metropolitane, Claudio Nicolini e Luisa Cottifogli, che hanno filmato la ditta incaricata mentre procedeva all’estirpazione di un pioppo con le intere radici e all’abbattimento a tappeto della vegetazione presente nell’alveo del fiume. L’ultimo aggiornamento che ci giunge da Arpae è che «i lavori di taglio da parte della ditta stanno proseguendo – spiega la dirigente Patrizia Vitali, che ha firmato l’atto di concessione -. Contestualmente proseguono gli accertamenti, che si concluderanno solo a fine lavori. Il 22 gennaio scorso è stato effettuato un sopralluogo guidato da Arpae e dall’Autorità idraulica, con la partecipazione dei carabinieri forestali, polizia provinciale, guardie ecologiche e naturalmente della direzione lavori, in cui è stata accertata la regolarità dei lavori, sono state date indicazioni alla ditta per migliorare le modalità di intervento (tipologia di piante da tagliare e/o da preservare, modalità di ripristino dei luoghi dopo l’intervento, ecc…) e sono state condivise con gli organi di controllo i principi e le caratteristiche generali del progetto».

In prospettiva, i lavori interesseranno anche un tratto di 7 chilometri e mezzo all’interno del Parco regionale della Vena del Gesso romagnola e del sito Natura 2000, da Borgo Tossignano a Codrignano, area sottoposta a tutela. Anche in questo caso è stato rilasciato regolare nulla osta, con prescrizioni inerenti la salvaguardia delle specie protette. Qui, dettaglia la concessione rilasciata da Arpae, è consentito un taglio del 30% degli esemplari pericolanti o a rischio caduta o specie esotiche, il rispetto delle specie autoctone e il taglio a raso di tutta la vegetazione arborea compresa nell’alveo di magra del Santerno. In prima battuta Arpae aveva addirittura proposto «un taglio percentualmente più importante, tale da garantire maggiore sicurezza idraulica ai territori rivieraschi fortemente esposti al rischio di esondazione e indicati nella pianificazione di bacino come aree a rischio elevato». Anche in questo caso, abbiamo cercato di capire se e come si concilia l’esigenza di salvaguardare un territorio protetto alla necessità di messa in sicurezza dal rischio inondazioni. «Interventi di questo tipo – ci spiega Gabriele Cassani, dell’Ente di gestione parchi e biodiversità – sono regolamentati da norme specifiche. Le norme di salvaguardia del Parco regionale della Vena del Gesso sono dettate da specifica legge regionale. Il tratto in questione coincide anche con un Sito di importanza comunitaria (Sic), sottoposto anche a tutele che discendono da direttive dell’Unione europea». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 7 febbraio

Prosegue tra le polemiche la pulizia dell'alveo del Santerno. Il sopralluogo Arpae: «Accertata la regolarità dei lavori»
Cronaca 24 Gennaio 2019

Il ponte di Filetto è solido, ma va ripristinata la briglia e intanto resta il divieto per i mezzi pesanti

Chi attraversa ogni giorno il ponte di Filetto, che passa sopra il Santerno lungo la via Maddalena nei pressi di Fontanelice, può dormire sonni più tranquilli. La struttura non presenta, al momento, alcuna anomalia. Questo è quanto sta scritto nella relazione, finalmente completata e resa nota, avviata dopo la scoperta di alcuni problemi alla piccola diga che si trova alla sua base e il timore di eventuali dubbi anche sulla stabilità strutturale del ponte. Per il momento, però, l’ordinanza per le limitazioni al transito rimane in vigore.

Il ponte è sotto sorveglianza da quando, nel marzo del 2017, venne segnalato che la briglia non funzionava più a dovere. Si tratta di una piccola diga, realizzata anni fa, con l’obiettivo di rallentare la potenza del flusso in modo tale che i pilastri del ponte non fossero continuamente messi sotto sforzo dalla corrente del fiume. L’acqua, però, invece di passare sopra la briglia, come avrebbe dovuto fare, aveva iniziato a passarci sotto. Tutto faceva pensare che si fosse creato un foro, detto sifone, come in effetti è stato poi dimostrato da un controllo dei sommozzatori. A quel punto il Servizio Area Reno e Po di Volano, a cui competono le opere nell’alveo del fiume, ha ordinato di effettuare dei controlli e, nel contempo ridurre l’impatto sul ponte introducendo delle limitazioni al peso dei veicoli in transito.

L’esame a cui è stata sottoposta in questi mesi la struttura lo dettaglia il responsabile dell’Ufficio tecnico associato del Circondario, Carlo Arcangeli: «Abbiamo affidato all’ingegnere Maccaferri l’incarico di produrre una relazione attraverso una verifica strumentale della stabilità. Sono stati svolti vari tipi di analisi: alcune visive con un cestello particolare che permetteva di vedere al di sotto della struttura, inoltre sono state poste delle sonde controllate dal satellite per capire la movimentazione della struttura». L’ispezione «non ha evidenziato alcuna anomalia», il ponte è solido. «Tuttavia – aggiunge Arcangeli -, ora serve un piano da parte del Servizio Area Reno e Po di Volano perché si deve comunque intervenire nell’alveo per non rischiare che si scalzi il basamento del ponte. Occorre un tempestivo ripristino della briglia» conclude.(re.co.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 17 gennaio

Il ponte di Filetto è solido, ma va ripristinata la briglia e intanto resta il divieto per i mezzi pesanti
Cronaca 21 Gennaio 2019

Servizi sanitari e sociali insieme nella nuova Casa della Salute di Borgo Tossignano per i cittadini della Vallata

E’ stata inaugurata sabato scorso, 19 gennaio, a Borgo Tossignano, la nuova Casa della Salute della Vallata del Santerno. I lavori della struttura, iniziati a fine marzo 2018, si sono conclusi il 17 ottobre, per un costo di poco superiore ai 300.000 euro, interamente finanziati da un progetto europeo. Sull’edificio, che risale al 1997 e ha una superficie lorda di 590 metri quadri, sono state effettuate ristrutturazioni sia esterne che interne: area ambulatori infermieristici, Cup/sportello distrettuale, ambulatori medicina generale, degli specialisti ambulatoriali e del volontariato.

All’inaugurazione erano presenti, insieme ai quattro sindaci della Vallata, il direttore generale dell’Ausl di Imola, Andrea Rossi, il vescovo Tommaso Ghirelli, la presidente dell’Asp Renata Rossi Solferini, i consiglieri regionali Francesca Marchetti e Roberto Poli e, in rappresentanza del Nuovo Circondario Imolese, il presidente Onelio Rambaldi con il sindaco di Mordano Stefano Golini.

«La Casa della Salute – ha affermato la prima cittadina di Borgo Tossignano, Clorinda Mortero – racchiude sotto lo stesso tetto, nella stessa casa, per la salute di tutta la comunità della Vallata” i servizi sanitari e sociali di base. Non è solo un modello organizzativo in cui la salute di ciascuno viene presa in carico a 360 gradi, sia dal punto di vista sanitario che sociale, ma deve essere anzitutto un modello di comunità per cui la salute di ciascuno è un fatto dell’intera comunità e viene presa in carico in maniera diffusa».

Il direttore generale dell’Ausl, Andrea Rossi, ha quindi spiegato l’origine dei finanziamenti, ottenuti grazie alla Regione Emilia Romagna e attraverso un Progetto Europeo. «Credo sia giusto affermare che c’è un’Europa che ha a cuore lo sviluppo dei piccoli comuni e delle nostre comunità – ha detto Rossi – E’ stato poi il Nuovo Circondario Imolese a decidere, con unanimità dei Sindaci, di candidarsi a questo progetto regionale, superando qualsiasi campanilismo e facendo prevalere un interesse superiore che ci ha permesso di raggiungere questo risultato».

Da parte dell’Asp, la presidente ha sottolineato che «la commistione tra sanità e sociale in un unico luogo fisico è una politica vincente. Siamo quindi molto orgogliosi di essere qui con un programma settimanale e mensile, che prevede la presenza delle assistenti sociali due mattine a settimana in libero accesso ed una mattina al mese di sportello migranti», mentre la direttrice, Stefania Dazzani, ha ricordato che Asp ha in carico in Vallata circa 400 persone, per lo più anziani, che hanno un progetto assistenziale che supporta le loro fragilità sociali.

Per quanto riguarda i servizi, la Casa della Salute ospita il nuovo Punto unico di accoglienza e di accesso all’assistenza socio-sanitaria a gestione infermieristica, integrato con lo sportello sociale. La funzione è dunque quella di accogliere e orientare i cittadini.

Sono inoltre presenti l’ambulatorio infermieristico, per l’esecuzione di attività di prelievo, medicazioni ed altre prestazioni infermieristiche, eseguite in collaborazione con il medico di medicina generale oppure in autonomia e lo studio dell’assistente sociale dell’Asp, la cui presenza è programmata. Le sedi del Servizio sociale professionale territoriale e del Servizio di Assistenza Domiciliare (Sad) mantengono l’attuale collocazione in contesti esterni alla Casa della Salute, mentre è presente il Nucleo di cure primarie (Ncp) Vallata del Santerno, costituito da sei medici di assistenza primaria e un pediatra di libera scelta, tre dei quali (due medici di base e un pediatra), usano come ambulatorio principale quello individuato all’interno della Casa della Salute. I sei medici del Nucleo garantiscono una copertura dell’ambulatorio (continuità assistenziale diurna) per 10 ore al giorno cinque giorni a settimana. Inoltre, la Casa della Salute è sede del Servizio di continuità assistenziale che opera per consulti telefonici o visite domiciliari di notte, in integrazione con Imola e con l’attività ambulatoriale ad accesso diretto dei cittadini nei prefestivi e festivi diurni. La rete del soccorso extra-ospedaliero prevede a Borgo Tossignano una postazione territoriale 118.  (r.cro.)

Nella foto il taglio del nastro

Servizi sanitari e sociali insieme nella nuova Casa della Salute di Borgo Tossignano per i cittadini della Vallata
Cronaca 18 Gennaio 2019

Il 19 gennaio a Borgo Tossignano inaugurazione della Casa della Salute dopo i lavori di ristrutturazione

Completati i lavori di ristrutturazione del vecchio immobile, sabato 19 gennaio alle ore 11 in via dell’VIII Centenario verrà inaugurata ufficialmente la Casa della salute della vallata del Santerno. Quella che era la sede dell’Ausl è stata trasformata nella terza Casa della salute del circondario, a servizio dei residenti dei comuni di Casalfiumanese, Borgo Tossignano, Fontanelice e Castel del Rio.

La struttura sarà dotata di Servizio di accoglienza a gestione infermieristica e vedrà presente, periodicamente, un assistente sociale dell’Asp. I lavori si sono svolti in tre fasi per garantire la continuità delle attività; per questo motivo, da marzo dell’anno scorso, quando sono iniziati i cantieri, è stato necessario fare alcuni spostamenti e sospendere alcune attività, ma ora è tornato tutto alla normalità. L’intervento è stato reso possibile grazie al finanziamento di 326mila euro ottenuto tramite il bando del Programma di sviluppo rurale regionale.

I lavori hanno riguardato l’aspetto edile ed impiantistico dei 500 metri quadrati su cui si erge la struttura sanitaria e serviranno per migliorare le prestazioni energetiche, la sicurezza antincendio e antintrusione, l’implemento degli impianti esistenti ed alcune modifiche planimetriche.

All’inaugurazione parteciperanno Clorinda Mortero, sindaco di Borgo Tossignano, Gisella Rivola, sindaco di Casalfiumanese, Athos Ponti, sindaco di Fontanelice, Alberto Baldazzi, sindaco di Castel del Rio, Renata Rossi Solferini, presidente dell’Asp del Circondario imolese, e Andrea Rossi, direttore generale dell’Ausl di Imola.

Il 19 gennaio a Borgo Tossignano inaugurazione della Casa della Salute dopo i lavori di ristrutturazione
Cronaca 16 Gennaio 2019

Scattati i controlli dopo le segnalazioni sul taglio degli alberi lungo l'argine del Santerno a Castel del Rio

Si parla spesso dell’importanza della manutenzione delle sponde dei fiumi per prevenire le inondazioni e ridurre così il rischio idrico. Opere necessarie, ma che richiedono controlli puntuali, per evitare che un”azione fondamentale di tutela del territorio possa trasformarsi in corso d’opera in un disboscamento indiscriminato. Questa volta a finire sotto la lente di ingrandimento, su segnalazione dei coniugi Claudio Nicolini e Luisa Cottifogli, volontari delle Guardie ambientali metropolitane, sono stati i lavori di pulizia delle sponde del fiume Santerno, autorizzati dall’Arpae il 27 novembre e avviati sotto il ponte Alidosi la scorsa settimana.

L’intervento riguarda circa 49,94 ettari, da Castel del Rio a Codrignano, per un totale di 18,5 chilometri. In base all’atto firmato dall’Arpae, il primo tratto di 11 chilometri, da Castel del Rio fino al confine con il parco regionale Vena del gesso romagnola, prevede la «manutenzione straordinaria della vegetazione spondale al fine di riduzione del trasporto verso valle, contenimento robinia e ringiovanimento formazioni forestali». Qui è stato autorizzato «il taglio a scelta» lungo le sponde, pari al 40% della massa, riguardante alberi «maturi, pericolanti vetusti, inclinati o specie alloctone comela robinia».

Poi ci sono altri 7,5 chilometri, in questo caso all’interno del Parco regionale della Vena del gesso romagnola, sottoposto a misure specifiche di conservazione. Qui la concessione, che ha ottenuto anche il nulla osta del Parco, ha per scopo «l’aumento della naturalità e della sicurezza idraulica dei popolamenti arborei» ed è autorizzato«il taglio fitosanitario nei confronti di esemplari pericolanti o a rischio caduta o specie esotiche; il rispetto delle specie autoctone che fanno parte degli habitat individuati; una intensità di taglio al massimo del 30% su tutta la sponda boscata facente parte dell’area demaniale una volta l’anno dall’11 agosto al 19 febbraio; il taglio selettivo di tutta la vegetazione arborea qualora presente compresa entro l’alveo dimagra (ovvero la zona in cui scorre l’acqua durante i periodi di magra, ndr), con asportazione massima del 30% degli esemplari suscettibili di creare rischio idraulico».

La ditta esecutrice dei lavori, che ha ottenuto regolare concessione valida fino al 28 febbraio (e per la quale è previsto un canone di poco più di 5.200 euro per il 2018-19) è la Fluvial forest, con sede a Codogno, nel lodigiano, che si occupa di commercio all’ingrosso di legname, semilavorati in legno e legno artificiale. L’istanza presentata in prima battuta dalla società comprendeva anche «il taglio e prelievo della vegetazione arborea e arbustiva» lungo il Santerno fino a Mordano, per un totale di 93 ettari, ma per l’ultimo tratto, di 8 chilometri, non è stata concessa l’autorizzazione, si legge sui documenti, «perché in conflitto con il programma di manutenzione già progettato e approvato» dalla Regione Emilia Romagna.

«Venerdì 4 gennaio – riassume Luisa Cottifogli – Claudio ha scoperto per caso che nei pressi del ponte Alidosi si stava apprestando un cantiere. La ditta ha iniziato i lavori la mattina di lunedì 7 gennaio senza transennare e tabellare il cantiere e senza informare i cittadini e i frontalieri, come previsto dalla regolare concessione. L’unico frontaliero al quale è stata chiesta un’autorizzazione al transito è il contadino padrone del campo sul quale i mezzi potevano anche depositare il legname. Dal ponte Alidosi lunedì scorso ho assistito alle prime operazioni svolte dagli operai con motosega ed escavatore, senza la presenza sul luogo di un tecnico e senza una precedente selezione e segnalazione degli esemplari da abbattere, senza alcun rappresentante di Arpae o dell’amministrazione comunale. Gli operai erano privi di caschetto e protezione antitaglio, sul cantiere nessuna transennatura o indicazione. I primi due pioppi sono stati estirpati con le intere radici, come barbabietole, dalla forza dell’escavatore. Poi è stata la volta dell’abbattimento dell’intero pioppeto, anche con l’utilizzo della benna dell’escavatore, fatta salva un’unica quercia secolare che il contadino aveva chiesto di risparmiare. Chiamati i carabinieri locali, questi hanno richiesto la documentazione dei lavori e segnalato ai corpi competenti la situazione, fermando il cantiere in attesa del piano esecutivo. I lavori, dopo una breve pausa, sono comunque proseguiti finché solo mercoledì 9 gennaio finalmente sono intervenuti il sindaco con un tecnico comunale, due autorità tecniche di Arpae e il tecnico forestale della ditta».

Il 10 gennaio la sponda del fiume era una desolata distesa di tronchi accatastati, solcata dalle impronte dei cingoli. «Mi chiedo – prosegue Cottifogli – se la gestione del patrimonio pubblico una volta tanto possa essere fatta al meglio, come ad esempio è successo a Imola dopo la grande pienadel 2014. Chi è questa ditta alla quale Arpae, un ente regionale, ha affidato la pulizia di parte di Santerno, Lamone, Montone, Ronco, Sillaro? Un’azienda fondata nel 2017 con 1.000 euro di capitale sociale versato? Almeno questi sono i dati che si evincono dalla visura camerale della ditta e da una semplice ricerca online fra le concessioni rilasciate da Arpae. Il mio profondo rammarico – conclude- è constatare una così scarsa sensibilità alla tutela del patrimonio ambientale da parte dell’ente preposto a salvaguardarlo».

Dal canto loro, i sindaci dei comuni interessati dai lavori sugli argini del Santerno assicurano attenzione, ribadendo però che le aree coinvolte sono demaniali  eche la responsabilità è dunque di Arpae e della Regione.  (lo.mi. re.co.)

Il servizio completo è su «sabato sera» in edicola il 17 gennaio

Nella foto la situazione sull”argine del Santerno a giovedì 10 gennaio

Scattati i controlli dopo le segnalazioni sul taglio degli alberi lungo l'argine del Santerno a Castel del Rio
Cronaca 10 Gennaio 2019

Oltre mille firme raccolte dal comitato per la bretella, anche la vallata si mobilita per sostenere il progetto già approvato

La raccolta firme del comitato «Strade future», nato lo scorso dicembre, procede spedita. Anche durante le feste i volontari sono scesi in strada con il loro banchetto per raccogliere il consenso di chi come loro pensa che la bretella vada completata secondo il progetto originario, ovvero aggiungendo il tratto di strada che colleghi in trincea l’asse attrezzato alla rotonda di via Punta. I fondi per realizzarla, circa 13 milioni di euro, sarebbero quelli del pacchetto che il Comune riceverebbe dalla società Autostrade per le opere infrastrutturali collegate alla realizzazione della quarta corsia autostradale.

La nuova Giunta pentastellata ha però rimesso in discussione l’opera, per la quale c’era già un progetto esecutivo approvato, e sta invece valutando l’ipotesi di un completamento in superficie e a una sola corsia per senso di marcia. «Soltanto durante i nostri primi tre banchetti abbiamo raccolto più di mille firme – ci aggiorna il portavoce del comitato, Mirco Griguoli -. Siamo molto contenti, la nostra proposta ha suscitato interesse ed entusiasmo in persone di ogni età. Tante firme stanno arrivando anche dalla vallata del Santerno, dove non pensavamo che il problema fosse così sentito. Invece, in tanti ci hanno raccontato le difficoltà che vivono ogni giorno quando devono raggiungere la zona industriale di Imola, dove lavorano. Ci hanno detto che impiegano anche più di un’ora e che è pericoloso, perché la gente ha sempre fretta e, pur di riuscire a timbrare il cartellino in orario, per strada fa di tutto».

La raccolta firme proseguirà in gennaio e febbraio, anche in vallata. Domani venerdì 11 gennaio il banchetto di «Strade future» sarà a Fontanelice in corso Europa (ore 9-11), mentre sabato 12 gennaio tornerà davanti al Conad di via Baruzzi, in Pedagna (ore 9.30-12). Altre date, in corso di definizione, tra cui quella di un incontro pubblico entro fine mese, saranno comunicate in tempo reale sulla pagina Facebook «Comitato Strade Future», dove nel frattempo è stato pubblicato anche un video a riprova di quello che i fondatori del comitato vanno ripetendo. (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 10 gennaio

Nella foto il banchetto organizzato lo scorso 5 gennaio

Oltre mille firme raccolte dal comitato per la bretella, anche la vallata si mobilita per sostenere il progetto già approvato
Cronaca 26 Novembre 2018

Un nuovo look e l'arrivo del mercato settimanale: a Casale piazza Cavalli riprogettata grazie ai fondi della Regione

Piazza Cavalli, la zona centrale di Casale alto, potrebbe presto avere un nuovo aspetto e soprattutto vedere arrivare il mercato settimanale. Ma andiamo con ordine. L’estate scorsa l’Amministrazione comunale, insieme ad Ascom, Confcommercio, Cia e Coldiretti, ha partecipato ad un bando regionale per la riqualificazione e valorizzazione delle aree commerciali e mercatali. Il bando è andato a buon fine e con i fondi è stata già fatta la gara per la progettazione, vinta dallo studio I-dea Srl di Imola. Progettazione che è partita per prima cosa dall’analisi delle criticità della piazza sul fronte della sicurezza, cioè quelle legate alla raccolta e regimentazione dell’acqua piovana e al fatto che è sostanzialmente tutta carrabile, quindi percorsa da auto e altri veicoli.

La soluzione proposta prevede la divisione in tre aree separate, ben delimitate da asfalti di colori diversi, che avranno funzioni specifiche. La parte più «alta» di piazza Cavalli rimarrebbe simile a come è ora, destinata al parcheggio e all’aggregazione, mentre la parte centrale sarebbe quella messa in risalto dalla pavimentazione, infine la parte più «bassa», vicino al Comune, verrebbe dedicata all’aggregazione con l’inserimento di panchine sotto l’albero più grande (l’albero più basso verrebbe abbattuto). Inoltre si porrebbero ai due capi della strada che attraversa la piazza dei dissuasori mobili, che potranno essere chiusi in occasione del mercato o di altre manifestazioni. Per ovviare ai ristagni dell’acqua verrebbero installate nuove caditoie. Infine, si ricaverebbero quattordici piazzole per le bancarelle del mercato. Il costo totale dell’intervento è di 127.622 euro, di cui 47.513 da contributo regionale a fondo perduto, i restanti a carico del Comune.

L’intervento avrebbe dovuto essere realizzato entro il 2018, considerando che siamo a novembre è quasi impossibile, Rivola spera di ottenere dalla Regione una proroga di sei mesi per poter fare i lavori e portarli a termine. Il progetto è stato presentato ai cittadini durante un incontro pubblico lo scorso 9 novembre. Alcune perplessità sono emerse soprattutto da parte dei commercianti, in particolare sui parcheggi presenti in piazza che, al termine della riqualificazione, calerebbero da undici a sette. Il dibattito è aperto anche sulla giornata in cui tenere il mercato. (re.co.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 22 novembre

Un nuovo look e l'arrivo del mercato settimanale: a Casale piazza Cavalli riprogettata grazie ai fondi della Regione
Cronaca 5 Novembre 2018

Shopping 2.0 a Borgo Tossignano: cinque giovani donne raccontano come è nata la loro collaborazione

Il nuovo volto del commercio 2.0 ha il sorriso e la grinta di cinque giovani donne che hanno scelto di aprire le loro attività nel centro di Borgo Tossignano. Una scelta coraggiosa, ma non incosciente, perché tutte hanno ben chiaro che lavorare in una piccola realtà può avere anche dei vantaggi. Se poi, come loro, si sanno padroneggiare le nuove tecnologie e i social, ecco che diventare un punto di riferimento per gli abitanti del posto e nello stesso tempo «richiamare» in vallata anche la clientela da fuori zona diventa un’impresa del tutto possibile.

Hanno anche capito che collaborando le une con le altre possono fare molto, non solo per promuovere le rispettive attività, ma anche per animare e migliorare l’area di Borgo in cui lavorano. Le incontriamo nei loro negozi tra via Roma e viale Marconi e l’atmosfera è la stessa che si respirerebbe tra un gruppo di amiche di vecchia data, anche se in realtà alcune di loro si conoscevano solo di vista fino a poco tempo fa.

Tanti i punti in comune: sono quasi coetanee, visto che la loro età oscilla fra i 31 e i 38 anni, tutte sono mamme di bimbi ancora piccoli, tutte o quasi sognavano di avviare un giorno una attività in proprio. Diversi invece i percorsi intrapresi per realizzare il loro sogno e le personalità, che si rispecchiano anche nei loro ne-gozi, dal gusto contemporaneo e originale.

«Se lavori bene c’è margine». A rompere il ghiaccio è Elisa Turrini, borghigiana doc, che da tre anni è titolare del negozio di abbigliamento Merc-i. In passato ha avuto in gestione un bar, sempre a Borgo Tossignano, poi ha deciso di assecondare la sua passione per la moda. «Se cerchi un prodotto e un servizio di un certo tipo, oggi sei disposto anche a spostarti. Ho anche clienti che vengono da fuori zona, persino da Bologna. Mi è capitato, ad esempio, di spedire merce anche in altre regioni. E questo grazie ai social». L’impegno per gestire pagine e profili va oltre i normali orari di apertura.

«Pubblichiamo le foto dei nostri articoli, rispondiamo alle clienti che ci contattano su Facebook o Whatsapp» spiega Manuela Nulli, di Borgo, titolare di Pom pon, un po’ merceria e un po’ negozio di abbigliamento donna e bambino, l’unica fra le cinque ad aver rilevato, circa un anno e mezzo fa, una attività già avviata. «E’ sempre meglio rispondere subito, anche se il messaggio arriva di sera, perché quello è il momento in cui chi lavora o ha figli ha più tempo» aggiunge.

Insieme hanno creato l’hashtag #shoppinginpiazzetta, attraverso cui si possono trovare subito le ultime novità postate. La piazzetta in questione è quella di San Giovanni Bosco, su cui si affacciano le vetrine delle attività, fatta eccezione di quella, poco distante, di Sara Ghini, titolare da un anno e mezzo circa di Per-vinca Fiori & decori. Laureata in Progettazione della moda, dopo un’esperienza nell’ufficio stile di un famoso marchio di Carpi, la maternità e la voglia di riavvicinarsi a casa l’hanno convinta a seguire la sua passione per i fiori, nata dalle collaborazioni svolte quando ancora era studentessa.

Chiara Martelli, originaria di Castel Bolognese ma codrignanese di adozione, è la new entry del gruppo. Lo scorso aprile, infatti, ha aperto il suo Bio…Lo-gica, negozio di nicchia dedicato a cosmetici, alimenti e integratori made in Italy e in gran parte bio, dopo un diploma da perito chimico e dopo aver lavorato per anni come impiegata in una azienda meccanica. «Non stavo più bene, ho capito che per me era arrivato il momento di cambiare lavoro e il settore del biologico mi piace da sempre. Avevo già in mente di aprire un negozio a Borgo Tossignano, per l’atmosfera che c’è qui. Mi ero informata anche su Imola – racconta – ma lì i costi di un affitto in centro sono impensabili, circa il doppio rispetto a Borgo. C’è più concorrenza e poi il centro è “blindato”, con i parcheggi tutti a pagamento. Qui, invece, non lo sono».

E’ anche la rivincita dei piccoli negozi di vicinato sui grandi centri commerciali. «C’è una inversione di tendenza, i clienti finalmente stanno tornando al negozio piccolo e di qualità» conferma l’imolese Sara Bartolini, che dopo aver fatto la commessa per una catena di intimo e calze in un centro commerciale ha scelto di aprire Piccoli grandi passi, negozio di calzature per adulti e bambini. (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 1° novembre

Shopping 2.0 a Borgo Tossignano: cinque giovani donne raccontano come è nata la loro collaborazione
Economia 24 Ottobre 2018

Marroni di Castel del Rio, contro la vespa cinese no al rastrellamento del sottobosco che uccide gli insetti amici

Il 2018 verrà ricordato per la castanicoltura locale come una buona annata, a parte qualche zona a macchia di leopardo a Firenzuola, penalizzata dalle grandinate, e una piccola recrudescenza della vespa cinese con 2 o 3 focolai tra Montefune e le Selve della Massa, a est di Castel del Rio, e Sestetto, a sud del comune alidosiano.

«La situazione – spiega il presidente del Consorzio castanicoltori di Castel del Rio, Giuliano Monti – è abbastanza circoscritta e inspiegabile, dato che gli insetti antagonisti della vespa sono presenti nell’ambiente. Probabilmente in quei castagneti sono state condotte delle pratiche non corrette. O sono stati fatti trattamenti chimici, tra l’altro vietatissimi, o si brucia e si rastrella via il sottobosco, cosa che comporta però anche l’uccisione degli insetti antagonisti. Pratiche che magari andavano bene cinquant’anni fa, ma che non sono più consone oggi. Ai castanicoltori lo abbiamo detto. In collaborazione con il Comune di Castel del Rio, lo scorso dicembre, è stata anche emessa una ordinanza per il “divieto di abbruciamento della parte apicale” (ovvero la parte fruttifera e vegetativa della pianta dove si installa l’antagonista della vespa cinese) dei rami di castagno, dal 1 luglio al 15 maggio, con l’obiettivo di salvaguardare la sopravvivenza del “Torymus sinensis”, che depone le uova all’interno delle galle, sull’apice vegetativo delle piante. Alcuni coltivatori tengono il castagneto come un campo da golf, rastrellano tutto, in continuazione, e in questo modo spazzano via la sostanza organica del castagneto, ricci, rami caduti, foglie, che invece andrebbero lasciati a terra, anche perché vanno a costituire il nutrimento del castagneto stesso. Invece c’è chi fa pulizia prima della raccolta, a settembre e addirittura anche a giugno. Dal punto di vista paesaggistico quei castagneti sono come giardini, ma dal punto di vista agronomico è uno sbaglio: non solo si va ad impoverire il castagneto, ma si uccide il torymus».  ( lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 18 ottobre

Marroni di Castel del Rio, contro la vespa cinese no al rastrellamento del sottobosco che uccide gli insetti amici

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