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Cronaca 27 Luglio 2019

Torna la campagna #Seisicuro, anche la Cri di Imola in campo nell'area di servizio Sillaro per assistere gli automobilisti

Il Comitato di Imola della Croce rossa italiana partecipa alla campagna sulla sicurezza stradale #Seisicuro, promossa dalla Polizia di stato in collaborazione con Autostrade per l”Italia. Quest”anno la campagna approda nelle aree di servizio delle autostrade, dove gli automobilisti possono trovare il pullman azzurro della polizia stradale, il camper di Autostrade per l”Italia, il presidio sanitario della Cri e un punto informativo dove saranno forniti aggiornamenti sul traffico in tempo reale. 

Il Comitato imolese della Cri sarà presente nell”area di servizio Sillaro in dieci occasioni con turni variabili compresi tra le 9 e le 19: quattro nella Sillaro ovest in occasione delle giornate di esodo verso le località di villeggiatura (la prima è stata il 22 luglio, la seconda sarà domani, domenica 28 luglio, poi ce ne saranno altre due, il 3 e il  9 agosto), sei nell”area Sillaro ovest durante le giornate di rientro dalle vacanze (18, 22, 26, 30 agosto, 3 e 7 settembre).

«Abbiamo messo in campo personale infermieristico e le infermiere volontarie laureate», spiega Fabrizia Fiumi, presidente della Cri di Imola, sottolineando che il loro compito è quello di sottoporre gli automobilisti a prestazioni di assistenza sanitaria di primo livello, come la misurazione della pressione sanguigna, l”elettrocardiogramma e così via.

La funzione della polizia stradale e del personale di Autostrade per l”Italia è invece quella di dare informazioni sulle condizioni del traffico, notizie e consigli utili per una guida sicura e per viaggiare senza rischi. Inoltre, al presidio tutti i viaggiatori, adulti e bambini, possono compilare un quiz digitale sulla guida sicura, ricevendo in dono un etilometro e una borraccia termica. Si potrà, infine, partecipare a un quiz sulla sicurezza stradale che mette in palio simpatici regali brandizzati. (r.cr.)

Nella foto un operatore della Croce rossa di Imola

Torna la campagna #Seisicuro, anche la Cri di Imola in campo nell'area di servizio Sillaro per assistere gli automobilisti
Cronaca 30 Giugno 2019

Le regole d'oro della Polizia postale per scegliere la propria casa vacanze su internet in sicurezza

Scegliere online la casa in cui trascorrere le vacanze è un’operazione che può comportare rischi. Proprio per prevenire le truffe online, pertanto, la Polizia postale e delle Comunicazioni, l’Unione nazionale consumatori e la piattaforma Subito (numero uno in Italia in fatto di annunci di compravendita, con oltre 11 milioni di utenti unici mensili) hanno messo a punto un’azione di “sicurezza partecipata” al fine di informare e mettere in guardia i cittadini che, sempre più di frequente, ricorrono proprio a internet per programmare le loro ferie. Basti dare un’occhiata ai dati forniti dal Politecnico di Milano, infatti, per scoprire che solo il 2% degli italiani tra i 18 e i 75 anni, nel 2018, non ha usato la rete per organizzare l’ultima vacanza.

Ecco allora le otto regole d’oro suggerite da Polizia postale Subito e Unione nazionale consumatori per programmare un soggiorno in tutta sicurezza. Innanzitutto, è importante verificare che le immagini a corredo di un annuncio corrispondano effettivamente alla realtà, che siano realistiche, complete e non troppo “patinate”. Si può dunque usare un motore di ricerca web per immagini sul quale caricare le foto dell’annuncio per escludere che si tratti di una foto di repertorio, ma corrisponda a una casa reale. Seconda regola: verificare tramite le mappe satellitari se l’immobile scelto e la zona indicata dall’annuncio corrispondono alla descrizione fornita. Inoltre è buona norma, questo è il terzo consiglio, contattare via chat l’inserzionista, al fine di chiedere informazioni e foto aggiuntive sull’alloggio.

Andando avanti nella lista dei consigli utili, al quarto posto troviamo la voce “prezzo”: per capire se è troppo alto, basso o se è giusto, meglio fare una ricerca nella zona per capire se è in linea con la località in cui si trova e con le altre case della stessa tipologia. Ed ecco la quinta regola: se possibile, incontrare l’inserzionista per visitare la casa e consegnare di persona la cifra pattuita. Restando in tema di soldi, al sesto posto troviamo un’indicazione sul valore della caparra eventualmente richiesta, che è legittima, ma non deve superare il 20% del totale. Le ultime due regole, infine, riguardano documenti e modalità di pagamento: mai inviare documenti personali (patente, passaporto, carta d’identità) che possono essere usati per fini illeciti ed effettuare i pagamenti sempre su Iban (verificando tramite strumenti tipo Iban calculator se il conto corrente è italiano) o in ogni caso con metodi tracciati.

A questi consigli sarà data massima diffusione mediante pubblicazione sulle piattaforme di Polizia postale, Subito e Unc, sui social network e attraverso un video che le sintetizza ed è disponibile sul canale Youtube della Polizia di Stato. (r.cr.)

Le regole d'oro della Polizia postale per scegliere la propria casa vacanze su internet in sicurezza
Cronaca 26 Aprile 2019

C'è anche Castel San Pietro nel travel book “Wellness” presentato nei giorni scorsi da Trenitalia

Nel travel book “Wellness” presentato nei giorni scorsi da Trenitalia c’è anche Castel San Pietro. Si tratta di un progetto editoriale dedicato alle località termali raggiungibili comodamente con i treni regionali di Trenitalia (Gruppo Ferrovie dello Stato) considerato ulteriore volano per il turismo.  

Il travel book “Wellness” è disponibile in versione cartacea e digitale in formato sfogliabile su trenitalia.com e riporta informazioni e curiosità su un totale di 21 località termali distribuite sul territorio nazionale e sul modo per raggiungerle direttamente in treno, lasciando a casa l’automobile. Castel San Pietro è nelle pagine dedicate all’Emilia Romagna insieme a PorrettaTerme, Salsomaggiore e Cervia. Come curiosità viene indicato che ha quasi 100 metri quadrati di verde per abitante quindi «è una città davvero green» dove si possono fare ogni tipo di sport. 

Il pacchetto di maggioranza della società Terme di Castel San Pietro è posseduto da agosto 2017 da Anusca, l’Associazione nazionale ufficiali di stato civile e anagrafe che ha sede (oltre ad un hotel 4 stelle con tanto di spa) sull’altro lato del viale (il rimanente è del Comune). Dall’anno scorso sono stati avviati importanti interventi di riqualificazione, prima è stato rifatto completamente il settore dedicato alle cure inalatorie, quest’anno l’ala delle vasche termali, un’area di 600 metri quadri dove trovano posto una piscina per la riabilitazione in acqua calda (a 34,5 gradi centigradi) e due percorsi vascolari a 27 e 31 gradi. Le terme, che hanno aperto per la stagione a fine febbraio, si presentano quindi rinnovate. 

I travel book di Trenitalia strizzano l’occhio a chi preferisce il viaggio sostenibile e si sposta in treno anche nel tempo libero. Dai soli mercati esteri si registra un incremento costante, con quasi 8 milioni di turisti che hanno viaggiato con Trenitalia nel corso del 2018, in crescita del 19% rispetto al 2017, mentre nel primo trimestre del 2019 si registra già un incremento del 22%. Oltre al “Wellness” vi sono altri travel book dedicati a Siti Unesco, Grandi Giardini Italiani, Borghi, Mare, Neve&Parchi. Tutti sono disponibili nella sezione dedicata di trenitalia.com. (l.a.)

Nella foto il reparto inalazioni delle Terme di Castel San Pietro

C'è anche Castel San Pietro nel travel book “Wellness” presentato nei giorni scorsi da Trenitalia
Cronaca 20 Novembre 2018

L'astronauta Roberto Vittori il 1° dicembre alla Sacmi in una conferenza promossa dall'Agenzia viaggi Santerno

Comoda navicella, vista stellare, possibilità di avventurose passeggiate spaziali. Chissà se in futuro tra gli annunci turistici se ne troveranno di simili, quando viaggiare nello spazio, magari, non sarà più solo alla portata di magnati come l’imprenditore americano Dennis Tito, il primo turista dello spazio che nel 2001 ha speso ben 20 milioni di euro per trascorrere in orbita 7 giorni 22 minuti e 4 secondi.

Oggi il turismo spaziale è ancora in fase pionieristica, ma a Imola c’è già qualcuno che guarda avanti e soprattutto in alto. E’ l’Agenzia viaggi Santerno che, dopo il giro di boa dei suoi primi 50 anni di attività festeggiati nel 2017, ha scelto di invitare a Imola l’astronauta Roberto Vittori per una conferenza in programma sabato 1° dicembre (ore 10) all’Auditorium 1919 della Sacmi, in via Selice 17/a. A spiegare come è nata questa idea è Raffaele Benni, presidente della Cooperativa assistenza ricreazione sociale Cars e dell’Agenzia viaggi Santerno.

«Operando nel settore dei viaggi guardiamo al futuro – motiva scherzando -. Per le nuove generazioni volare nello spazio sarà normale. E’ da un anno che lavoriamo a questo evento e non è stato facile trovare la data giusta, dato che Vittori vive tra l’Italia e gli Stati Uniti». L’evento sarà ospitato all’interno della Sacmi, che metterà a disposizione i 500 posti del proprio auditorium (ingresso libero, prenotazioni consigliate al numero 0542/33200).

«Sacmi, ombelico industriale del nostro territorio e del mondo, è un orgoglio della nostra città – sottolinea Benni -: qui si vola alto, come gli astronauti. Porre l’attenzione sull’esperienza di un personaggio come Vittori vuol dire alzare lo sguardo anche della nostra comunità». C’è poi un altro dettaglio, non secondario, che lega Sacmi agli organizzatori dell’evento. Da quasi una decina d’anni, infatti, la cooperativa di via Selice ha al proprio interno un ufficio distaccato dell’Agenzia viaggi Santerno con quattro operatrici che organizzano gli spostamenti d’affari di tutti i manager e tecnici del gruppo, che conta 80 sedi in tutto il mondo.

A Imola Vittori parlerà delle sue esperienze in orbita, tre per la precisione: nel 2002 ha partecipato alla missione Marco Polo, diventando il primo astronauta italiano a partire dalla base di lancio di Baikonur, in Kazakistan, alla volta della Stazione spaziale internazionale (Iss), grazie a un accordo tra le agenzie spaziali europea, italiana e russa. Tre anni dopo, nell’aprile 2005, è tornato sulla Iss con la missione Eneide; in qualità di ingegnere ha svolto un ruolo attivo nella guida e nelle fasi di attracco della navicella Soyuz; a bordo della Iss, ha anche portato a termine un intenso programma di esperimenti.

Infine nel 2011, in virtù di un accordo bilaterale tra l’Agenzia spaziale italiana e la Nasa, Vittori ha partecipato a un’importante missione di assemblaggio con l’obiettivo di installare sulla Stazione spaziale internazionale lo spettrometro alfa magnetico per la rilevazione dei raggi cosmici e per esaminare le fondamenta della «materia oscura» e l’origine dell’universo. (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 15 novembre

Nella foto l”astronauta Roberto Vittori

L'astronauta Roberto Vittori il 1° dicembre alla Sacmi in una conferenza promossa dall'Agenzia viaggi Santerno
Cultura e Spettacoli 14 Novembre 2018

Gianluca Afflitti e la passione per i viaggi che l'ha portato in tutti i continenti: «Sono curioso del mondo»

In un”intervista Jovanotti, parlando dei suoi giri per il mondo, disse che per viaggiare non sono tanto indispensabili i soldi quanto avere il tempo per farlo. Gianluca Afflitti, classe 1967, viaggiatore da sempre, è la dimostrazione che si può partire pur dovendo fare i conti con un lavoro impegnativo come quello del lattoniere.

Afflitti, titolare dell’azienda omonima con il fratello Massimiliano, riesce ad organizzare almeno quattro viaggi all’anno, scegliendo sempre mete particolari, alla ricerca di emozioni e sensazioni nuove, che immortala in fotografie, che gli hanno valso numerosi riconoscimenti. «Sono curioso del mondo, cerco colori, situazioni strane», ci racconta seduto davanti al computer con il quale studia gli itinerari e dove ha già preparato il programma dei viaggi fino al 2021. Noi l’abbiamo incontrato alla vigilia della partenza per l’Australia, l’obiettivo è vedere la migrazione dei granchi rossi a Christmas Island.

Quando hai capito che il viaggio sarebbe stata una costante della tua vita?
«A 16 anni. Nel 1983 in sella ad una Honda Xl 125 sono partito alla volta della Spagna con un gruppo di amici, ho girato tutta la penisola fino ad Alicante. Dormivamo negli allora parador, cercando di vedere gli angoli più particolari del Paese. Fino ai 26 anni la moto è stato il mezzo privilegiato per i miei viaggi, anche se chiaramente la cilindrata è andata aumentando, passando al 250 fino al 750. Dopo gli amici dei primi viaggi, la presenza fissa è sempre stata Elena, la mia compagna, che ha condiviso con me questa passione. Oggi ho una Kawasaki 1500 custom. Ma oggi le mete che mi attirano ora necessitano di un volo aereo…».

Quali mete ricordi più volentieri dei viaggi in sella alla moto?
«Ho girato tanto, tutta Europa tranne la Russia, poi sono andato fino in Kurdistan e sono arrivato a Capo Nord. In Scandinavia ci sono tornato un’altra volta in inverno, senza moto, appositamente per dormire nell’hotel di ghiaccio, una struttura che viene costruita ogni anno, con stanze, sculture, spazi ricavati completamente nel ghiaccio, a Kiruna, la città più settentrionale e fredda della Svezia. Anche il Messico l’ho girato in moto; era il 1999, allora era ancora possibile noleggiare una moto e attraversare tutto il Paese, oggi non sarebbe possibile perché ad ogni passaggio di regione viene chiesto di cambiare il mezzo. In Messico abbiamo anche avuto una piccola avventura mentre eravamo su una strada in mezzo al nulla: la moto mi è andata in riserva e poi si è fermata. Dopo una lunga attesa è passata un’auto, però non erano in grado di aiutarci, così sono salito con loro lasciando Elena da sola a badare alla moto. Arrivati al primo paese, dopo un viaggio di un’ora, non c’era nessun meccanico. Però noto un camioncino scassato e tre uomini seduti attorno al tavolo del bar pieno di birre. A quel punto decido di offrirgli dei soldi per farmi accompagnare con il camion a recuperare la moto. Devo aver dato loro molto di più di quanto fossero abituati, perché ci hanno accompagnato per un bel pezzo, sistemata la moto, per vedere che tutto andasse bene. Più che altro, sono stato fortunato perché Elena c’era ancora… e non mi ha mandato a quel paese. Ripensandoci, forse siamo stati un po’ incoscienti» (r ide).

L’impressione è che in questa passione per il viaggio sia più importante il «muoversi», «l’andare» della destinazione.
«Sicuramente ogni viaggio deve essere itinerante. In passato non prenotavo nulla, l’unica cosa che non cambiava era la meta, poi il percorso poteva variare, se c’erano stimoli interessanti. In Turchia, verso metà degli anni ’90, due romani incontrati per caso mi segnalarono una località che mi incuriosì. Così mi ritrovai con la moto in mezzo agli ovili finché arrivammo ad una caletta sulla Costa Turchese. Un paesino di una decina di case. Quando ho chiesto di cosa vivessero mi spiegarono che ormai erano per lo più allevatori: il pescatore più anziano non usciva ormai più in mare, ma gli sarebbe piaciuto usare ancora la barca. Così mi sono offerto di accompagnarlo e siamo partiti su una specie di chiatta. Al rientro i paesani avevano allestito una tavola in piazza, io ed Elena siamo stati messi ai posti d’onore di quella che è diventata una festa. Questo è il bello del viaggiare, incontrare persone e situazioni insolite, un modo di estraniarsi dalla vita normale».

Quando hai deciso che era ora di cambiare mezzo per viaggiare?
«Quando ho scoperto la subacquea e la fotografia. A quel punto le mete da raggiungere sono diventate tali che era necessario salire su un aereo».

Pensi anche tu che per viaggiare non sia necessario investire una fortuna?
«Se ci si organizza per tempo oggi con Internet si trovano voli a costi accettabili, anche per mete lontane. Ad esempio ad agosto sono stato nella Papua indonesiana passando da Bali. I biglietti li ho acquistati a gennaio per 530 euro. Devo dire che negli ultimi dieci anni, fra viaggi vinti grazie a concorsi fotografici ed altri ai quali partecipo come fotografo esperto, il costo del viaggio è ammortizzato… Certo nei periodi in cui rimango a casa risparmio perché non amo molto andare al cinema e ancora meno al bar. Poi, come dicevo, anche progettare i viaggi per me è un divertimento».

Puoi dire di aver viaggiato in tutto il mondo?
«Sicuramente in tutti i continenti più di una volta, anche se non ancora in tutti i Paesi». (fa.vi.)

L”intervista completa è su «sabato sera» dell”8 novembre

Nelle foto momenti di viaggio di Gianluca Afflitti e della compagna Elena

Gianluca Afflitti e la passione per i viaggi che l'ha portato in tutti i continenti: «Sono curioso del mondo»
Cronaca 8 Ottobre 2018

Il viaggio della vita di Alessandro Balducci, dipendente Cefla che ha percorso 6.000 chilometri in moto sulle Ande

Il viaggio della vita con la moto di sempre. Alessandro Balducci, 51enne di Massa Lombarda e impiegato alla Cefla di Imola, è solito fare vacanze diverse dall’idea comune di relax o viaggio. Lui la strada preferisce percorrerla metro dopo metro e sulle due ruote. E dopo mete come Marocco, Tanzania, Sudafrica e Australia, questa estate ha optato per i 6.000 chilometri della Transandina, lungo le cordigliere dall’Ecuador al Cile, attraverso Perù e Bolivia. Un’avventura di 26 giorni che ha intrapreso in gruppo con altri 10 motociclisti grazie al tour operator «Viaggi avventure nel mondo»: per la maggior parte estranei, più un milanese ed uno svizzero conosciuti in avventure precedenti.

«E’ stato davvero il viaggio della vita, una natura incredibile dai colori mai visti e rovine a testimonianza delle antiche culture andine – racconta -. Certo, quando si viaggia gli imprevisti sono sempre dietro l’angolo, per questo è necessario partire con un grande spirito di adattamento in valigia e lasciare a casa le paure».

Partiamo proprio dagli aspetti negativi del viaggio.
«Abbiamo dovuto fronteggiare cambi di percorso e cadute, cose normali quando si viaggia on the road, ma ci sono due aspetti che l’organizzazione poteva affrontare meglio per facilitare il viaggio: la burocrazia per lo sdoganamento dei veicoli da un Paese all’altro che ha richiesto tempo e denaro extra, e i veicoli di supporto al seguito della spedizione che si sono dimostrati inadeguati al trasporto delle due moto che nel corso del viaggio si sono rotte, tra le quali proprio la mia. Ma con spirito di adattamento e rimboccandoci le maniche abbiamo risolto ogni difficoltà e il bilancio del viaggio è straordinario».

Con che mezzo sei partito?
«Ho lasciato in garage la moto da strada e ovviamente ho scelto l’altra, una Ktm 690. L’ho spedita in nave due settimane prima di prendere il volo per Guayaquil, in Ecuador, e l’ho imbarcata nuovamente prima di lasciare il Sudamerica. Arriverà a fine ottobre e dovrò risolvere il problema elettronico che l’ha messa ko e quindi immatricolarla di nuovo, perché in uno dei tanti off-road ho perso la targa».

Come hai proseguito il viaggio senza moto?
«Il coordinatore del viaggio è caduto e si è fatto male, non poteva più guidare e quindi ha proseguito sul furgoncino di servizio che seguiva la spedizione, caricando anche la propria moto. Quando, in seguito, ho dovuto caricare la mia, mi ha fatto usare la sua. Una sfortuna per lui, una fortuna per me: le carrettiere sterrate sud-americane sono fantastiche, non percorrerle su due ruote sarebbe stato il peccato più grande».

Che tipo di «off-road» avete fatto?
«Abbiamo guidato su qualunque tipo di fondo, dalla sabbia, al ghiaino, alle pietrine. Il deserto in Bolivia, chiamato Salar de Uyuni, è stato uno dei tratti più divertenti: una distesa immensa di sale solido, come asfalto grezzo e irregolare, dove si può fare davvero qualunque cosa con la moto. Un’esperienza impagabile». (mi.mo.)

L”intervista completa è su «sabato sera» del 4 ottobre

Nella foto Alessandro Balducci

Il viaggio della vita di Alessandro Balducci, dipendente Cefla che ha percorso 6.000 chilometri in moto sulle Ande
Cronaca 11 Settembre 2018

São Bernardo: cosa è cambiato, cosa è rimasto com'era nel racconto di Nadia Bassi

Da pochi giorni sono tornata dal Brasile. Erano diversi anni che non visitavo São Bernardo. L’accoglienza di suor Daniela, suor Erlenir e suor Marlene è stata stra-ordinaria, mi sono sentita a casa!

La città di São Bernardo è molto cambiata, si è arricchita di strade, raccordi ma soprattutto sono state modificate le favelas. Anche il nome «favela» è stato sostituito con «comunità». Nella parte bassa della antica favela dell’Oleoduto, vicino alla rua (strada) Padre Leo Commissari, le baracche sono state ruspate via, il luogo è stato urbanizzato e ora presenta moltissime case popolari: palazzi enormi tutti uguali, un asilo comunale molto grande e strade quasi asfaltate. Arrampicate invece sul fianco della collina restano le piccole case, i bar, i mercatini… che da baracche di legno sono diventati case in muratura che conservano un’idea del vecchio insediamento, con i soliti viottoli stretti e molto ripidi e scale sconnesse che portano sulla cima della collina.

Molti cani si aggirano lungo le strade e rovistano fra i rifiuti insieme ad anziani e donne, che frugano anch’essi alla ricerca di oggetti da recuperare: lattine, plastica… a volte cibi. Da quello che si vede, confermato dalle suore e dalle persone con cui ho parlato, la condizione sociale ed economica degli abitanti del territorio è poco modificata: alcool, droga, violenza, miseria, disoccupazione, commerci informali sono ancora molto diffusi.

Un documento pubblico degli organismi e pastorali della Cnbb sul momento politico attuale afferma che il Brasile sta vivendo tempi difficili: «I mali che avremmo sperato di esserci lasciati alle spalle tornano a tormentarci e a far soffrire la nostra gente. Povertà, miseria e fame, disoccupazione e sottoccupazione, mortalità infantile, restrizione e peggioramento dei servizi pubblici di salute e educazione, aumento della violenza urbana e rurale sono alcune delle piaghe che abbiamo sognato stessero finendo».

Solo i bambini, come una volta, alzano nel vento le loro piccole pipe (aquiloni), che volano altissime sopra i palazzi. Ed è rimasto al suo posto, salvato dai cambiamenti, il pilastrino che ricorda il luogo dell’uccisione di don Leo. Sof-fermarsi e formulare un pensiero, ricordare i tempi trascorsi con lui, suscita sempre emozione.

La scuola di formazione professionale Don Leo Commissari, che si ergeva imponente e visibilissima all’inizio della favela, ora circondata di palazzoni altissimi appare piccola e non balza più all’occhio benché si componga di due enormi edifici affiancati e di una collinetta verde e ben curata, su cui fa bella mostra di sé un asilo con un bello spazio esterno, una cappella, un edificio adibito a gelateria, un ampio parcheggio e la casa della custode Mariella. (Nadia Bassi -Comitato São Bernardo Onlus)

L’articolo completo è su «sabato sera» del 6 settembre

Nella foto Nadia Bassi davanti alla scuola Don Leo Commissari

São Bernardo: cosa è cambiato, cosa è rimasto com'era nel racconto di Nadia Bassi

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