Cronaca

A piedi per un mese sulle Ande: l'esperienza di Enrico Dolla che ha sfidato in Perù i disagi dell'altitudine

A piedi per un mese sulle Ande: l'esperienza di Enrico Dolla che ha sfidato in Perù i disagi dell'altitudine

Un mese di escursione in Perù, tra le montagne e i piccoli paesini che profumano di tradizione antica. Questo è quello che ha vissuto Enrico Dolla, 46enne imolese che lavora come responsabile della sicurezza presso il Consorzio Solco, ma nel cui sangue scorre la passione per l’avventura, i viaggi e la natura. «Faccio arrampicate da quando avevo 15 anni e trekking sia in solitaria che in gruppo da quando ne avevo 20. La prima meta è stata la Lapponia, da cui sono rimasto affascinato – racconta Dolla -. Sono di origini piemontesi, dunque ho una passione per la montagna. Mi piace viaggiare in qualsiasi parte del mondo, perché in questo modo ci si mette in discussione e si può riflettere sulle diversità tra le culture, traendone insegnamenti che aiutano a crescere».

L’imolese ha trascorso una vacanza alternativa, partendo con l’organizzazione «Avventure nel Mondo», la quale propone viaggi legati all’escursionismo, ma anche comode vacanze per famiglie alle Maldive, ad esempio. L’avventura è iniziata il 4 agosto all’aeroporto di Milano, dove un gruppo di 10 persone che non si conoscevano è partito alla volta della Cordigliera delle Ande, per tornare a fine mese con un pieno di esperienza e ricchezza culturale. «La cordigliera è denominata nera dal lato del Pacifico e bianca dal lato dell’entroterra – spiega Dolla -. Da una parte cime bianchissime, dall’altra massicci neri come la pece. Siamo atterrati a Lima, facendo prima scalo a Houston e New York, arrivando infine in bus a Huaraz, dal lato della cordigliera Nera. Il paese è situato a 3.000 metri di altitudine e ci siamo fermati lì un giorno per l’acclimatamento, ovvero abituarsi all’aria rarefatta, prima di procedere con il trekking sulla cordigliera».

Durante la notte il fisico subisce di più l’influenza dell’altitudine, la quale può causare anche insonnia. In Perù inoltre in quel periodo è inverno, dunque nelle ore buie la temperatura può scendere anche sotto lo zero. Mercoledì 8 agosto è iniziata poi l’avventura vera e propria, che prevedeva un percorso ad anello della durata di 14 giorni intorno alle montagne peruviane più importanti, trascorrendo le notti in tenda, dal momento che in quella zona non ci sono paesi. «Ci siamo attrezzati con uno zaino da 15 kg ciascuno che conteneva vestiti e un sacco a pelo. Poi le guide con i loro muli hanno portato quotidianamente per noi le tende e il cibo, visto che anche solo camminare a 4.000 metri d’altezza causa le stesse sensazioni della febbre, in quanto c’è poco ossigeno disponibile. Questa è la difficoltà più grande da affrontare durante il trekking – spiega Dolla -. I primi tre giorni sono i più faticosi e un altro grande problema è che ad alta quota non si percepisce la sete, ma è fondamentale bere almeno 3 litri di acqua al giorno».

Il gruppo ha percorso un totale di 120 km a piedi ad un’altitudine compresa tra i 4.000 e i 5.000 metri. Gli escursionisti hanno camminato sull’Alpamayo, considerata la montagna più bella del mondo, e sul Huascarán, quella più alta del Perù, che si eleva per 6.768 metri. Il terzultimo giorno di trekking un membro ha preso una forte distorsione e in quest’occasione si è visto lo spirito di gruppo. «Ci siamo fermati e l’abbiamo portato a turno in spalla – racconta Dolla -. In seguito, mentre scendevamo verso valle, abbiamo intercettato un peruviano in automobile e il nostro sfortunato collega è stato portato all’ospedale». (se.zu.)

L”intervista completa è su «sabato sera» dell”11 ottobre

Nella foto Enrico Dolla durante il viaggio in Perù

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