Economia

La Coldiretti propone un Consorzio per tutelare l'albicocca in vallata, la Cia pronta a collaborare

La Coldiretti propone un Consorzio per tutelare l'albicocca in vallata, la Cia pronta a collaborare

E’ un’annata difficile per l’albicocca, il frutto più tipico della vallata del Santerno. L’allarme è lanciato dalla Coldiretti di Bologna, che ricorda gli inconvenienti legati al clima (la grandinata del 2017, la gelata del 2018 e il maltempo di maggio 2019) e segnala il rischio che la stagione in arrivo sia l’ennesima con prezzi non all’altezza. «Il trend degli ettari coltivati ad albicocco nella vallata è preoccupante – dicono dall’associazione -. Dai 1052 ettari del 2015 si è scesi a 967 nel 2018, con un calo dell’8%». La presidente, Valentina Borghi, aggiunge: «Per gli agricoltori del nostro territorio non è facile pensare a produzioni diverse per sostituire l’albicocco. La scelta di spiantare per riconvertire il terreno a seminativi costituisce per molti versi un passo indietro: perderemmo una tradizione importante, valore aggiunto e soprattutto posti di lavoro. Il volume di lavoro perso corrisponderebbe a più di 6000 giornate lavorative». 

La Coldiretti Bologna una soluzione ce l’avrebbe e la propone: creare un consorzio che valorizzi e tuteli un prodotto non solo caratteristico del territorio, ma vera e propria eccellenza agroalimentare. Una proposta subito raccolta dalla Cia di Imola, che attraverso il presidente Giordano Zambrini si dice pronta a collaborare per la costituzione di un Consorzio di valorizzazione dell’albicocca. «Serve un patto tra le associazioni agricole per tutelare al meglio gli associati del nostro settore frutticolo e vitivinicolo sempre più in difficoltà – sottolineano alla Cia -. Nei giorni scorsi anche Cia Imola aveva sollecitato i suoi vertici, a livello regionale e nazionale, per l’apertura di un tavolo di confronto sulla differenza insostenibile tra i prezzi della frutta pagati alla produzione e quelli al consumo, superiori di 5-6 volte, sottolineando l’enorme difficoltà dei produttori che si trovano nelle condizioni di estirpare i frutteti e trovare colture alternative». Ecco allora che «collaborare per la creazione di un consorzio dell’albicocca della valle del Santerno sarebbe un primo e importante passo avanti verso una cooperazione più ampia tra associazioni, con l’obiettivo di tutelare le nostre produzioni di qualità e i produttori», dichiara Zambrini.

Ma il presidente della Cia allarga il discorso a tutto il comparto frutticolo, perché «non è solo la produzione di albicocche a essere in crisi, ma un intero sistema produttivo. Stiamo soffrendo per i mutamenti del clima, capaci di alterare pesantemente le produzioni e ancor di più per la concorrenza su mercati internazionali dove arriviamo in maniera non aggregata». L’associazione ricorda inoltre l’invio, nei mesi scorsi, di una serie di proposte e idee finalizzate a superare una fase di continua concorrenza fra i sindacati agricoli. «Non importa se un produttore ha scelto di essere socio di Cia, Coldiretti o Confagricoltura – conclude Zambrini – se è in crisi, se non riesce a fare reddito con i suoi prodotti, se è costretto ad abbandonare una coltura sulla quale aveva investito le sue risorse, va tutelato. Gli interessi delle aziende agricole devono venire prima di tutto, anche delle “rivalità” che hanno sempre contraddistinto il rapporto con Coldiretti. Si tratta di una questione di primaria importanza perché la crisi, che sta diventando strutturale, è un pericoloso nemico comune che rischia di modificare il nostro sistema agricolo e provocare l’abbandono della terra. Un nemico così potente che non si può affrontarlo divisi». (r.cr.)

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