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Economia 17 Settembre 2019

Cimice asiatica, 250 milioni di euro i danni in Italia. E la Regione stanzia risorse per mutui a tasso agevolato

E’ sempre più emergenza a causa della cimice asiatica. Il caldo oltre le medie stagionali di questo settembre ha prodotto il moltiplicarsi del parassita che ha già provocato in Italia, in particolare nel settore della frutticoltura, danni ai raccolti stimati intorno ai 250 milioni di euro. A lanciare l’ennesimo allarme è la Coldiretti Bologna, che nei giorni scorsi ha incontrato il prefetto di Bologna, Patrizia Impresa, per illustrarle una serie di proposte per fronteggiare l’invasione dell’insetto: vigilanza di porti e dogane su merce in ingresso nell’Unione Europea, avvio celere della introduzione in campo dell’insetto antagonista (la vespa samurai); supporto alla ricerca sulle strategie di lotta e contenimento della cimice, rifinanziamento straordinario del fondo di solidarietà nazionale, moratoria di rate di mutui o prestiti e condizione agevolate per credito di liquidità alle imprese, anche attraverso il sistema dei consorzi fidi.

«I danni da cimice arrivano a superare il 70% della produzione delle pere con l’Abate tra le varietà più colpite, ma non sono state risparmiate ciliegie, kiwi, albicocche e piante da vivai – ha affermato la presidente di Coldiretti Bologna, Valentina Borghi, che ha guidato la delegazione dell’associazione nell’incontro con il prefetto -. Oltre a questo l’agricoltura ha dovuto subire gli effetti di un andamento climatico caratterizzato da una distribuzione anomala delle piogge e l’alternarsi di temperature non in linea con le medie stagionali, che hanno quasi azzerato la produzione delle varietà precoci di ciliegie o i fenomeni estremi di grandinate e vento fino alla diffusione del fungo dell’Alternaria che colpisce sempre le pere e le altre piante da frutto. Una situazione grave, che mette a serio rischio i redditi delle nostre imprese, per questo non è eccessivo parlare di emergenza agricoltura».

Oltre al decreto che dà il via libera all’introduzione della vespa samurai (insetto antagonista naturale della cimice asiatica), che entrerà in vigore il 20 settembre, secondo Coldiretti occorrono «interventi urgenti a diversi livelli che consentano alle aziende di affrontare l’emergenza», dall”aumento della vigilanza nell’Unione Europea per prevenire l”ingresso e la diffusione dei parassiti alla costituzione di fondi e al finanziamento di progetti di ricerca internazionali. Ad essere chiamati in causa sono quindi tutti i livelli di governo: Ue, Stato e Regione. E proprio la Regione Emilia-Romagna ha risposto nei giorni scorsi mettendo a disposizione 250 mila euro per l”attivazione di mutui a tassi agevolati per le imprese ortofrutticole colpite. Il bando, approvato dalla Giunta regionale, stanzia questa somma per la concessione, tramite gli organismi di garanzia, di un contributo in regime di de minimis a favore delle imprese agricole del settore ortofrutticolo, con priorità a quelle delle zone colpite dalla cimice asiatica e da altre avversità climatiche e fitosanitarie. Le domande possono essere presentate entro il 21 ottobre 2019.

L”assessore regionale Simona Caselli ha inoltre fatto sapere che l”Emilia-Romagna e le altre regioni del nord Italia hanno mandato al ministero delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, «una lettera congiunta con la richiesta di attivare un piano nazionale straordinario basato sostanzialmente su quello della nostra Regione. Ho sentito poi il ministro Bellanova che ha confermato la volontà di incontrarci a breve. In quella sede chiederemo anche il sostegno delle aziende agricole colpite attraverso l’istituzione di un fondo che permetta di affrontare le conseguenze di quest’anno difficilissimo e di ripartire il prossimo anno. Un altro punto importante riguarda gli ammortizzatori sociali per i lavoratori dipendenti del settore». «Attraverso l’Arefhl, l’associazione europea delle regioni e dei produttori di ortofrutta, che presiedo – ha aggiunto l”assessore regionale – ci stiamo attivando anche in Europa per chiedere un rafforzamento delle misure di prevenzione e gestione delle crisi nell’ambito dei fondi dell’Ocm e uno stanziamento dedicato, nei fondi per la ricerca, per progetti finalizzati a individuare efficaci metodi di lotta di questo insetto. Abbiamo già ottenuto un incontro con l’Unità Ortofrutta Dg Agri per il primo ottobre prossimo». (r.cr.)

Cimice asiatica, 250 milioni di euro i danni in Italia. E la Regione stanzia risorse per mutui a tasso agevolato
Economia 27 Agosto 2019

Cimice asiatica, la Regione Emilia-Romagna convoca un tavolo con associazioni agricole e consorzi dei produttori

Si svolgerà domani mercoledì 28 agosto a Bologna il vertice convocato dalla Regione Emilia Romagna per studiare le misure più efficaci per combattere la cimice asiatica, al quale sono state invitate le associazioni agricole e le organizzazioni dei produttori ortofrutticoli. L”assessore regionale all”Agricoltura, Simona Caselli, dichiara in proposito: «Siamo assolutamente consapevoli dell”impatto negativo sulle coltivazioni della cimice asiatica. Al vertice valuteremo e adotteremo le misure più efficaci per sostenere un comparto come quello agricolo, fondamentale per l”economia regionale».

Il tavolo era già stato convocato quando, nei giorni scorsi, è arrivato l”ennesimo allarme da parte di Coldiretti Emilia Romagna, che ha denunciato la situazione particolarmente difficile proprio nella nostra regione, dove i danni alle produzioni causati dal parassita, in particolare alle pere ma non solo, hanno compromesso dal 40 al 100% della produzioni. «Da un lato è necessario accelerare il più possibile i lanci degli insetti antagonisti – sostiene l”associazione -, ma dall”altro è importante che le istituzioni non facciano mancare il loro apporto con risorse economiche da mettere in campo a sostegno del mondo agricolo. Il settore frutticolo dell”Emilia Romagna è a rischio: chiediamo a tutte le istituzioni competenti di mettere subito in campo soluzioni che vadano a prevenire e risarcire i danni alle aziende agricole».

Alla Regione, Coldiretti chiede poi di attivare, come già avvenuto in passato per altre emergenze, «una serie di interventi finanziari e agevolativi per far fronte al mancato reddito delle imprese, attraverso convenzioni con le banche, l”intervento dei Consorzi Fidi, la sospensione di mutui, pagamenti, tasse, contributi per compensare e non appesantire il bilancio delle aziende gravato  dalle spese colturali sostenute per una produzione che rischia di venire azzerata e di non produrre quindi alcun reddito».

La “cimice marmorata asiatica”, nota semplicemente come cimice asiatica, arriva dalla Cina ed è particolarmente pericolosa per l’agricoltura perché depone le uova almeno due volte all”anno, con 300-400 esemplari alla volta che con le punture rovinano i frutti rendendoli inutilizzabili e compromettendo seriamente parte del raccolto. «La diffusione improvvisa di questi insetti che non hanno nemici naturali nel nostro paese – spiega ancora la Coldiretti – è favorita dalle alte temperature e dalla loro polifagia, potendosi spostare su numerosi vegetali, coltivati e spontanei. La lotta in campagna per ora può avvenire attraverso protezioni fisiche come le reti a difesa delle colture. Per contrastare la proliferazione dell’insetto alieno è dunque importante proseguire a marcia spedita con la ricerca». (r.cr.) 

Sull”argomento leggi anche gli articoli del 23 luglio e del 30 luglio.

La foto è tratta dal sito della Regione Emilia-Romagna

Cimice asiatica, la Regione Emilia-Romagna convoca un tavolo con associazioni agricole e consorzi dei produttori
Economia 30 Luglio 2019

Approvato il regolamento per combattere la cimice asiatica utilizzando il suo nemico naturale, la vespa samurai

Un passo avanti nella lotta biologica contro la cimice asiatica, che con il caldo si sta moltiplicando nelle campagne e in città, provocando gravi danni alla colture. La Coldiretti Emilia Romagna commenta positivamente l’approvazione del regolamento, ora alla firma del Presidente della Repubblica, che disciplina l’immissione,  su richiesta delle Regioni, delle province autonome o degli enti di gestione delle aree protette nazionali, di specie antagoniste di insetti alieni nel territorio italiano. Si tratta, in sostanza, di contrastare parassiti come la cimice asiatica, appunto, utilizzando altre specie che della cimice sono nemiche naturali.

L”esperienza, ricorda la Coldiretti regionale, non è nuova nel nostro territorio. «La cimice asiatica in Emilia Romagna è stata rinvenuta nel 2012 e, dopo un’intensa attività di monitoraggio e di contrasto utilizzando metodi alternativi, già a partire dal 2017 sono stati fatti i primi test sperimentali con lanci di insetti antagonisti», ricorda l”associazione, che prosegue: «Forti di questa esperienza siamo pronti a metterci a disposizione per continuare questo percorso già coordinato da tempo dal Servizio fitosanitario regionale e coadiuvato dall’impegno di numerosi partner che vanno dalle Università, ai centri di ricerca, ai centri di saggio, ai Consorzi fitosanitari provinciali e all’azienda produttrice di insetti antagonisti».

Il regolamento è dunque un primo via libera alla diffusione della vespa samurai, nemica naturale della cimice marmorata asiatica, arrivata dalla Cina e particolarmente pericolosa per l”agricoltura. L”animale, che si moltiplica grazie al caldo, sta devastando meli, peri, kiwi, ma anche peschi, ciliegi, albicocchi e piante da vivai, con danni che possono raggiungere addirittura il 70% delle produzioni. La sua pericolosità per l”agricoltura deriva dal fatto che è molto prolifica, poiché deposita uova almeno due volte all”anno, con 300-400 esemplari in grado di rovinare i frutti con le loro punture e di compromettere larga parte del raccolto. 

Ora che il provvedimento «fortemente richiesto» è stato approvato, Coldiretti Emilia Romagna si augura che si velocizzi la procedura, «in modo da consentire l’immissione in campo della vespa samurai quanto prima possibile compatibilmente con la disponibilità dell’insetto” contro la cimice asiatica già durante la campagna agricola in corso”. Il rischio è, infatti, che un allungamento dei tempi burocratici possa impedire l’avvio concreto delle sperimentazioni». (r.cr.)

Nella foto alcune pere rovinate dalla puntura della cimice asiatica

Approvato il regolamento per combattere la cimice asiatica utilizzando il suo nemico naturale, la vespa samurai
Economia 23 Luglio 2019

Il caldo fa proliferare la cimice asiatica, per proteggere i frutteti ora si punta sulla lotta biologica

Sono in aumento i danni provocati nei frutteti dalla cimice asiatica (Halyomorpha halys), l’insetto dal color grigio-bruno e dall’odore sgradevole diventato dal 2012 uno dei peggiori nemici delle produzioni frutticole dell’Emilia Romagna e di tutto il nord Italia e la cui proliferazione è favorita dal gran caldo degli ultimi giorni. Pero, melo e pesco gli alberi più colpiti, ai quali ora si affiancano anche ciliegio, albicocco, kiwi e susino. Tra le tecniche di difesa preventive sin qui dimostratesi più efficaci vi è l’isolamento «meccanico» del frutteto tramite reti antinsetto monofila o tramite la modifica delle strutture antigrandine preesistenti.

La Regione ha messo a disposizione delle aziende quasi 13 milioni di euro (con due bandi del Programma di sviluppo rurale: uno per 10 milioni nel 2017 e uno finanziato con 2,7 milioni quest’anno) per l’acquisto e l’installazione di reti antinsetto, raccogliendo anche i suggerimenti e le esigenze espresse dagli agricoltori e dalle associazioni di categoria, legati alle caratteristiche delle aziende del nostro territorio, poiché l’adozione di questi sistemi è stata inizialmente frenata da diversi fattori, non ultimo la necessità di una specifica organizzazione aziendale e di importanti investimenti.

Ma la vera soluzione al problema potrebbe venire dalla lotta biologica basata su predatori naturali. «Oltre ai bandi per installare reti proteggi frutteto – conferma l’assessore regionale all’Agricoltura, Simona Caselli – stanno proseguendo a marcia spedita le ricerche condotte in collaborazione con università e centri di ricerca, con oltre 380 mila euro di finanziamenti regionali, per interventi a basso impatto ambientale grazie all’impiego di insetti antagonisti, avendo sempre come principale obiettivo la salvaguardia degli equilibri biologici dei diversi agroecosistemi del nostro territorio». Le prospettive di lotta biologica si basano al momento sull’impiego di imenotteri che depongono le proprie uova nelle ovature della cimice asiatica, contribuendo così a regolarne la popolazione: l’Anastatus bifasciatus, specie autoctona allevata in biofabbrica; e l’introduzione di specie esotiche provenienti dalla zona di origine della cimice asiatica come la vespa samurai (Trissolcus japonicus). (r.cr.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 18 luglio

Nelle foto da sinistra: la schiusa delle uova di cimice asiatica e i due imenotteri che usano le ovature della cimice per deporre le proprie uova

Il caldo fa proliferare la cimice asiatica, per proteggere i frutteti ora si punta sulla lotta biologica
Economia 16 Luglio 2019

In Vallata si cercano colture alternative, a cominciare dall'aronia e dalle sue straordinarie proprietà nutrizionali e salutari

Non solo mirtilli, more, lamponi, ribes, fragoline, uva spina ma anche alkekengi, aronia, mora di gelso, kaskap, bacche di goji. Sono i superfood, prodotti considerati super-ricchi di nutrienti e super-benefici per la salute. Ma anche nuove opportunità per gli agricoltori che vogliono provare produzioni alternative. Un settore tutto in crescita. E ad esempio di ciò, la produzione di aronia sta crescendo anche nelle colline della vallata del Santerno. Un argomento che abbiamo trattato sulle pagine del «sabato sera» già l’anno scorso, ma, nel frattempo, l’attività è cresciuta, anzi, si è moltiplicata.

«Sono stato il primo a piantare aronia in Emilia Romagna – racconta Marco Martelli di Fontanelice -. Per decenni la coltura dell’albicocco è stata la più redditizia anche in una zona collinare come la nostra. Purtroppo, con l’ingresso di nuove varietà sempre più adatte alla pianura e coltivabili anche al sud d’Italia, le nostre produzioni sono passate in secondo piano. Oggi rendono meno, a fronte di costi più elevati e ad una produttività inferiore. Così, dopo aver vagliato tante ipotesi, mi sono deciso a mettere a dimora le prime piante di aronia». Il primo mezzo ettaro Martelli lo ha piantato nel maggio del 2017 e nell’estate dell’anno scorso ha raccolto 4 quintali di prodotto. «A marzo di quest’anno ne ho piantati altri sette ettari e i risultati li vedrò il prossimo anno. Ma prevedo una raccolta di frutti dai 20 ai 30 quintali».

Una coltura rustica, quindi meno condizionabile dai cambiamenti meteoclimatici. «L’aronia – conferma Martelli – è un arbusto che cresce in qualsiasi terreno e clima e non necessita di irrigazione. Non è intaccata da patogeni, quindi è adatta alla coltivazione biologica. Fiorisce ad aprile e ad agosto inizia a produrre il frutto, che comincia a maturare fra metà agosto e metà settembre. La raccolta è manuale». Dalle bacche, che si presentano a grappolo, simili al mirtillo, si ottiene un succo dalle ottime peculiarità nutraceutiche. Infatti è ricco di antiossidanti, polifenoli, flavonoidi, antociani e vitamina K. Quindi è utile per formare e mantenere robuste le nostre ossa, favorisce la circolazione del sangue e rinforza i vasi sanguigni, prevenendo le principali cause di problemi cardiovascolari. Previene la formazione di coaguli di sangue, riducendo così le possibilità di arteriosclerosi o indurimento delle arterie. Le bacche sono anche un’ottima fonte di fibre che aiutano la regolarità intestinale, promuovendo, allo stesso tempo, la perdita di peso naturale negli individui in sovrappeso. E molto altro. (al.gi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» dell”11 luglio

Nelle foto le bacche di aronia e la pianta in fiore

In Vallata si cercano colture alternative, a cominciare dall'aronia e dalle sue straordinarie proprietà nutrizionali e salutari
Economia 5 Luglio 2019

La Coldiretti propone un Consorzio per tutelare l'albicocca in vallata, la Cia pronta a collaborare

E’ un’annata difficile per l’albicocca, il frutto più tipico della vallata del Santerno. L’allarme è lanciato dalla Coldiretti di Bologna, che ricorda gli inconvenienti legati al clima (la grandinata del 2017, la gelata del 2018 e il maltempo di maggio 2019) e segnala il rischio che la stagione in arrivo sia l’ennesima con prezzi non all’altezza. «Il trend degli ettari coltivati ad albicocco nella vallata è preoccupante – dicono dall’associazione -. Dai 1052 ettari del 2015 si è scesi a 967 nel 2018, con un calo dell’8%». La presidente, Valentina Borghi, aggiunge: «Per gli agricoltori del nostro territorio non è facile pensare a produzioni diverse per sostituire l’albicocco. La scelta di spiantare per riconvertire il terreno a seminativi costituisce per molti versi un passo indietro: perderemmo una tradizione importante, valore aggiunto e soprattutto posti di lavoro. Il volume di lavoro perso corrisponderebbe a più di 6000 giornate lavorative». 

La Coldiretti Bologna una soluzione ce l’avrebbe e la propone: creare un consorzio che valorizzi e tuteli un prodotto non solo caratteristico del territorio, ma vera e propria eccellenza agroalimentare. Una proposta subito raccolta dalla Cia di Imola, che attraverso il presidente Giordano Zambrini si dice pronta a collaborare per la costituzione di un Consorzio di valorizzazione dell’albicocca. «Serve un patto tra le associazioni agricole per tutelare al meglio gli associati del nostro settore frutticolo e vitivinicolo sempre più in difficoltà – sottolineano alla Cia -. Nei giorni scorsi anche Cia Imola aveva sollecitato i suoi vertici, a livello regionale e nazionale, per l’apertura di un tavolo di confronto sulla differenza insostenibile tra i prezzi della frutta pagati alla produzione e quelli al consumo, superiori di 5-6 volte, sottolineando l’enorme difficoltà dei produttori che si trovano nelle condizioni di estirpare i frutteti e trovare colture alternative». Ecco allora che «collaborare per la creazione di un consorzio dell’albicocca della valle del Santerno sarebbe un primo e importante passo avanti verso una cooperazione più ampia tra associazioni, con l’obiettivo di tutelare le nostre produzioni di qualità e i produttori», dichiara Zambrini.

Ma il presidente della Cia allarga il discorso a tutto il comparto frutticolo, perché «non è solo la produzione di albicocche a essere in crisi, ma un intero sistema produttivo. Stiamo soffrendo per i mutamenti del clima, capaci di alterare pesantemente le produzioni e ancor di più per la concorrenza su mercati internazionali dove arriviamo in maniera non aggregata». L’associazione ricorda inoltre l’invio, nei mesi scorsi, di una serie di proposte e idee finalizzate a superare una fase di continua concorrenza fra i sindacati agricoli. «Non importa se un produttore ha scelto di essere socio di Cia, Coldiretti o Confagricoltura – conclude Zambrini – se è in crisi, se non riesce a fare reddito con i suoi prodotti, se è costretto ad abbandonare una coltura sulla quale aveva investito le sue risorse, va tutelato. Gli interessi delle aziende agricole devono venire prima di tutto, anche delle “rivalità” che hanno sempre contraddistinto il rapporto con Coldiretti. Si tratta di una questione di primaria importanza perché la crisi, che sta diventando strutturale, è un pericoloso nemico comune che rischia di modificare il nostro sistema agricolo e provocare l’abbandono della terra. Un nemico così potente che non si può affrontarlo divisi». (r.cr.)

La Coldiretti propone un Consorzio per tutelare l'albicocca in vallata, la Cia pronta a collaborare
Cronaca 28 Maggio 2019

Il Consorzio dei castanicoltori di Castel del Rio lancia l'allarme: è tornata la vespa cinese

La vespa cinese sta tornando a infestare i castagneti della vallata del Santerno, dopo alcuni anni di quiete dovuti all’attività del Torymus sinensis, l’insetto suo antagonista naturale, immesso nell’ambiente nel 2012 in occasione dell’infestazione massiccia che azzerò la produzione.

L’allarme ora arriva dal presidente del Consorzio castanicoltori di Castel del Rio, Giuliano Monti. «Sapevamo che la vespa non era scomparsa per sempre, ma la presenza anche dell’antagonista manteneva la situazione sotto controllo. Ora è in atto una recrudescenza – conferma -. Sono evidenti molte galle sulle piante selvatiche, già belle rosse, e anche sulla varietà domestica, meno visibili perché ancora verdi. All’interno delle galle al momento vi si trova solo la larva della vespa. Quest’anno il torymus è in ritardo, forse a causa del freddo di queste ultime settimane».

«Probabilmente nei prossimi giorni, sperando che venga più caldo, arriverà a parassitizzare la vespa. Questo nella migliore delle ipotesi. L’anno scorso, ad esempio, il torymus era presente nel 98 per cento delle galle. In questa fase – conclude Monti – stiamo quindi chiedendo ai castanicoltori di tenere monitorata la situazione e di vedere come evolverà nell’arco dei prossimi venti giorni». (r.cr.)

Nella foto sono visibili le galle, dove sono racchiuse le larve di vespa cinese

Il Consorzio dei castanicoltori di Castel del Rio lancia l'allarme: è tornata la vespa cinese
Economia 28 Maggio 2019

Albicocca Reale, Bella d'Imola, pesca Buco incavato: alla scoperta della frutta di una volta

Albicocca Tonda (Tondina) di Tossignano, albicocca Reale di Imola e la Bella d’Imola, pesca bianca Sant’Anna Balducci di Imola e la pesca Buco incavato di Massa Lombarda. Ad oggi, assieme a loro, sono iscritte al Repertorio regionale dei frutti antichi e dimenticati circa un’ottantina di varietà frutticole ma c’è ancora tanto materiale genetico da catalogare. Sempre più, infatti, negli ultimi anni è maturata la coscienza del valore della biodiversità, una parola che ha messo in discussione uno dei principi fondanti dell’agricoltura moderna: uguale è bello.

Un lavoro di recupero dell’agribiodiversità supportato dalle direttive europee, tradotte in normative nazionali, da cui sono derivati gli interventi legislativi regionali per gli imprenditori agricoli che hanno mantenuto in azienda o rimesso in coltura vecchie varietà. La nascita dei mercati contadini e la conseguente incentivazione del consumo dei prodotti agricoli locali di antica tradizione ha poi accentuato anche nei consumatori il desiderio di conoscere i sapori e i gusti del passato. «L’Emilia Romagna – precisa Claudio Buscaroli del Crpv, il Centro ricerche produzioni vegetali di Cesena – possiede un patrimonio varietale ricchissimo e unico al mondo, a parte la Cina, per quanto riguarda in particolare le piante da frutto. Peccato perderlo, anche perché questo patrimonio di biodiversità potrebbe essere veramente una risorsa».

Ma mantenere e recuperare la biodiversità è solo il primo passo. Occorre poi farne conoscere l’unicità al pubblico di consumatori e apprezzarne la bontà. «Ciò che colpisce più di tutto in questi frutti antichi – conferma Buscaroli – è il profumo e l’aroma, caratteristiche perse nelle produzioni più recenti, selezionate per un’agricoltura più produttiva ed industriale». L’albicocco caratterizza il territorio imolese dalla fine dell’Ottocento, come testimoniano i nomi di alcune varietà che ne hanno fatto la storia: la Tondina di Tossignano, la Reale di Imola, la Bella d’Imola. La Tondina, che pare abbia origine grazie alle sperimentazioni agronomiche di inizio Novecento di don Giuseppe Dal Pozzo, parroco di Fontanelice, è buonissima. Ma proprio perché tondeggiante e piccola, venne sostituita dalla Reale di Imola, già dal nome un successo degli anni Sessanta.

Nella vallata del Santerno ecco allora frutti molto grossi di forma ovale con la buccia gialla e la polpa dolce e profumata. Ma la Reale di Imola è difficile da conservare e questo rappresenta un problema ai fini della sua commercializzazione. Sempre delle colline imolesi è anche la Bella d’Imola, ottima albicocca, soprattutto se consumata fresca, impiegata nella preparazione di sciroppi e marmellate e particolarmente adatta all’agricoltura biologica. (al.gi.)

Per saperne di più l”articolo completo è su «sabato sera» del 23 maggio

Nella foto l”albicocca Reale d”Imola

Albicocca Reale, Bella d'Imola, pesca Buco incavato: alla scoperta della frutta di una volta
Economia 12 Marzo 2019

Fioritura anticipata per gli alberi da frutto a causa del febbraio mite, ma si teme il ritorno del freddo

Peschi e albicocchi sono già prossimi alla fioritura, ma un po’ tutte le coltivazioni sono in grande anticipo a causa di un febbraio insolitamente caldo e siccitoso. Nei prati hanno già fatto capolino margherite, tarassachi e ranuncoli. Una «finta primavera» che ha ingannato le coltivazioni, favorendone un «risveglio» anticipato che le rende particolarmente vulnerabili all’annunciato ritorno del freddo. «I cambiamenti climatici in atto – rileva Coldiretti Emilia Romagna – si manifestano con sfasamenti stagionali ed eventi estremi, con pesanti effetti sull’agricoltura regionale, che negli ultimi dieci anni, a causa delle bizzarrie del tempo, ha subito danni per oltre 2 miliardi di euro. La gestione del rischio è quindi un fattore sempre più strategico per la competitività delle aziende agricole, per questo è necessario che le nostre aziende assicurino i loro prodotti sia vegetali che animali».

Ma Confagricoltura Emilia Romagna indica anche un’altra strada. «L’inverno mite ha anticipato la ripresa vegetativa di alcune specie di albicocco, a fioritura precoce, molto diffuse sul territorio (Wonder Cot, Sweet Cot, Rubista e Aurora) e sarà così, a seguire, anche per tutte le altre varietà di drupacee. Il rischio è che nella fase della fioritura ritorni il freddo, o addirittura il gelo, come avvenne l’anno scorso. Occorrono quindi nuove varietà in grado di ritardare la fioritura».

In Emilia Romagna le colture frutticole coprono una superficie di 110.000 ettari circa (di cui 50.000 coltivati a vite). «Il cambiamento climatico – rimarca Confagricoltura Emilia Romagna – ci spinge ancora di più a investire in ricerca e sperimentazione, a sostegno di un comparto che eccelle per qualità se paragonato a quello degli altri paesi competitor. Abbiamo bisogno di rilanciare la ricerca pubblica italiana in ambito frutticolo, per ottenere varietà adatte alle nostre condizioni pedoclimatiche e al meteo in continuo cambiamento». (r.cr.)

Fioritura anticipata per gli alberi da frutto a causa del febbraio mite, ma si teme il ritorno del freddo
Economia 7 Novembre 2018

Grande successo per le noci dell'azienda Caci, che per il 2019 prepara un nuovo impianto a Sasso Morelli

Alla Caci la vendita delle noci è cominciata il 17 ottobre scorso e da subito al casolare di via Carpe, là dove si trova anche il noceto, la fila dei clienti è arrivata fin fuori dalla porta. «Il primo giorno in cinque ore abbiamo servito oltre 300 persone» dice soddisfatto Daniele Morini, vicepresidente e responsabile amministrativo della società agricola, controllata dalla cooperativa Cti.

I clienti se ne vanno con grandi borse rigonfie, che contengono la scorta di noci per tutto l’inverno, spesso da regalare o condividere con parenti e amici. «Il più delle volte 10 chili sono il quantitativo minimo che ci viene richiesto» aggiunge Morini, mentre l’addetta alle vendite, Antonella, impugnando una grande paletta, riempie le borse con movimenti energici e fragore di gusci.

Per la Caci quello delle noci è decisamente un ottimo business, avviato nell’ormai lontano 2006, quando in zona non c’erano altri impianti simili. Dopo la messa a dimora di circa 3 mila piante su 11 ettari, nel tempo la superficie coltivata nel podere di via Carpe è aumentata fino agli attuali 33 ettari, ma la previsione è di aggiungerne altri. «Il prossimo anno – anticipa il presidente, Sauro Calderara, che partecipa attivamente alla raccolta in tuta da lavoro – pianteremo altri 7 ettari su un’area di nostra proprietà a Sasso Morelli, oggi coltivata a peschi. Ora stiamo preparando il terreno per la messa a dimora delle prime piante, che si farà tra la fine di febbraio e gli inizi di marzo».

Affinché il nuovo noceto entri in piena produzione, però, occorrerà aspettare sei anni. In via Carpe, invece, la produttività è ormai a regime, la raccolta è meccanizzata e impegna un paio di persone, che diventano una decina considerando l’intero ciclo di raccolta, lavaggio ed essiccazione. Anche queste due ultime fasi avvengono in loco, in un capannone a poca distanza dal casolare. (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 1° novembre

Grande successo per le noci dell'azienda Caci, che per il 2019 prepara un nuovo impianto a Sasso Morelli

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