Cronaca

ConAmi, la sindaca Sangiorgi ribatte: il Difensore civico conferma la «correttezza teorica» della nomina del Cda

ConAmi, la sindaca Sangiorgi ribatte: il Difensore civico conferma la «correttezza teorica» della nomina del Cda

«Confermata la correttezza teorica dell’impostazione seguita» nella nomina “in solitaria” del Cda del ConAmi appellandosi all’articolo 2369 del Codice civile. Questo, in estrema sintesi, il contenuto della lettera inviata dalla sindaca di Imola, Manuela Sangiorgi, ai colleghi soci del Consorzio in qualità di presidente dell’Assemblea. In punta di fioretto legale, Sangiorgi sostiene che il parere del Difensore civico regionale, giunto tre giorni fa, in risposta al quesito posto dai sindaci di Faenza, Castel San Pietro e Medicina, non boccerebbe il suo operato, anzi.

Tra gli elementi fondamentali sottolineati, quello relativo alla possibilità di «applicare al ConAmi in via analogica le norme in tema di Spa» per la nomina del Cda. Possibilità contestata da sempre dai sindaci, in quanto il ConAmi è un Consorzio. Al contrario invocata da Imola che potrebbe così far prevalere nelle decisioni la sua quota maggioritaria. «Il Difensore civico non esclude affatto questa possibilità, che ritiene anzi teoricamente ammissibile» scrive Sangiorgi, concludendo, di conseguenza, che l”organo di garanzia regionale riconosce «l’ammissibilità (e correttezza) in astratto del percorso sin qui seguito per la nomina dei consiglieri del Cda del ConAmi».

Non solo. Il Difensore civico riterrebbe, ancora una volta «in astratto», la possibilità «percorribile» di ricorrere al Codice civile «ove risulti dimostrata la sussistenza di un “vuoto normativo” rispetto alla gestione dei lavori assembleari”». Un vuoto che il Difensore civico «è tuttavia portato ad escludere» nello Statuto del ConAmi, come sostengono gli altri sindaci, ma questo sarebbe dovuto solo al fatto che il quesito presentato all”organo di garanzia regionale, secondo Sangiorgi, è «monco». Comunque sia, per la sindaca «questione è definitivamente chiusa» e «il percorso individuato quello corretto, fermo restando il fatto di una necessità di una modifica statutaria che colmi le lacune evidenziate».

Conclusione? Continua lo sterile botta e risposta al vetriolo. Le prove di forza politiche, tra dichiarazioni, avvocati e ricorsi, che proseguono oramai da un anno e rendono complicato capire come sia possibile poi agli stessi sindaci ragionare di temi concreti, cioè le esigenze dei 23 territori che fanno parte del ConAmi. Fa da contraltare, il tentativo del Cda impegnato, almeno secondo quanto dichiarato con una nota dal presidente Andrea Garofalo, a predisporre il Piano industriale per mettere in sicurezza il Consorzio, che gestisce un patrimonio di circa 300 milioni di reti e impianti (acqua, luce, gas) di 23 Comuni su tre province (Ravenna, Bologna, Firenze) e due regioni (Emilia-Romagna e Toscana). Fino ad ora (il ConAmi è nato nel 2001, ereditando la storia lunga un secolo dell’Ami) è riuscito in a garantire investimenti e circa 10 milioni di utili all’anno da riaprtire tra i Comuni e per i cittadini. In futuro si vedrà. (l.a.)

Nella foto Manuela Sangiorgi e il bacino dei Comuni che formano il ConAmi

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