Cronaca

Non tutti i funghi sono commestibili, a Imola ha riaperto l'Ispettorato micologico

Non tutti i funghi sono commestibili, a Imola ha riaperto l'Ispettorato micologico

L’arrivo del periodo autunnale, stagione caratterizzata da clima umido e temperato molto favorevole allo sviluppo dei funghi, richiama gli appassionati raccoglitori nei boschi. Però non tutti i funghi sono commestibili. Ve ne sono di tossici e di velenosi. E, quel che è peggio, alcuni di questi somigliano a alle varietà commestibili, col rischio di confondere il raccoglitore poco esperto e di trasformare così una buona pietanza in un grave rischio per la salute. «Tra le cause più comuni di errore – conferma Francesco Baldinini, micologo dell’Ausl di Imola – vi è il confondere funghi mangerecci con sosia non commestibili, la cui somiglianza può trarre in inganno i raccoglitori». Come nel caso delle pericolosissime Lepiota a piccola taglia (Helveola, bruenneoincarnata, josserandii) che, invece, possono essere scambiate con l’innocuo e commestibile Marasmius oreades (gamba secca/chiodino)».

Per prevenire tali rischi, l’Ispettorato micologico dell’Ausl di Imola (tel. 0542/604944) è a disposizione per esaminare gratuitamente i funghi raccolti, sia quelli destinati al consumo diretto, sia le partite di funghi spontanei destinati alla vendita. L’Ispettorato micologico si trova presso il polo territoriale città di Imola, in viale Amendola 8, e riceverà fino all’11 novembre il lunedì, martedì, giovedì e sabato dalle ore 12.30 alle 13.30. Nei giorni di mercoledì e venerdì saranno comunque soddisfatte le domande di certificazione contattando il front office al numero telefonico 0542/604950 (dal lunedì al sabato dalle 8.30 alle 12.30). E’ indispensabile per la propria sicurezza sottoporre prima del consumo tutti gli esemplari raccolti al controllo dell’Ispettorato micologico ricordando che per una buona riconoscibilità i funghi raccolti devono essere integri (devono cioè essere presenti sia il gambo che il cappello) e devono essere riposti in contenitori adeguati (rigidi o a rete), areati ed idonei a diffondere le spore (vietatissimi quindi i sacchetti o le buste di plastica). «Nel corso degli anni abbiamo identificato diversi funghi velenosi come Amanita phalloides, Lepiota a piccola taglia, Galerina marginata, Entoloma lividum (sinuatum), Cortinarius orellanus… Funghi che possono portare alla morte o alla necessità di un rapido trapianto di organi – racconta Baldinini -. Inoltre, con costante e preoccupante regolarità sono stati presentati anche altri funghi come Clitocybe olearia, Hypholoma fascicolare, clavaria, Russula emetica e Agaricus xanthoderma (xantodermus), che possono provocare intossicazioni e avvelenamenti di varia entità. Molti di questi funghi velenosi o tossici spesso sono stati raccolti in parchi delle città o giardini domestici. Purtroppo non sono neppure mancate situazioni in cui i cittadini non si sono rivolti a noi e sono finiti in ospedale con gravi complicazioni».

Nel caso si sospetti un caso di avvelenamento o di intossicazione è necessario contattare il 118 o recarsi al Pronto soccorso, riferendo al personale sanitario quanto tempo è intercorso tra l’ingestione dei funghi e la comparsa dei sintomi e descrivendo con precisione i funghi ingeriti. Non solo. Eventuali funghi non utilizzati o scarti della pulitura devono essere portati con sé in ospedale perché possono essere di grande aiuto per l’identificazione.

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