Cronaca

Coronavirus, 4 positivi e 14 guariti in più nell'imolese. Venturi: “In Emilia Romagna più guarigioni e malattia più leggera”. Polemica sui test fai-da-te

Coronavirus, 4 positivi e 14 guariti in più nell'imolese. Venturi: “In Emilia Romagna più guarigioni e malattia più leggera”. Polemica sui test fai-da-te

Quattordici nuovi guariti, nessun decesso e quattro positivi in più. Numeri tutto sommato confortanti nella giornata odierna per il circondario di Imola. I nuovi casi sono uno a Borgo Tossignano, uno a Mordano e due a Imola.  

Salgono così a 352 i casi positivi refertati dall’Ausl di Imola dall’inizio dell’epidemia, compresi i 33 decessi (27 a Medicina, 3 a Imola, 2 a Castel San Pietro Terme e 1 a Dozza) e i 93 guariti (61 a Medicina, 21 a Imola, 9 a Castel San Pietro, 1 a Casalfiumanese, 1 a Borgo Tossignano).  Nel dettaglio si tratta di 203 maschi e 149 le femmine; 168 sono residenti a Medicina, 113 a Imola, 30 a Castel San Pietro Terme, 7 a Castel Guelfo, 6 a Dozza, 6 a Mordano, 4 a Borgo Tossignano, 3 a Casalfiumanese e 15 persone residenti fuori dal circondario.

Da notare che il dato complessivo dei positivi comprende anche i casi registrati nell’ospedale di Montecatone (ad oggi 11 operatori e 8 pazienti). Analizzando le fasce d’età, nei 352 positivi ci sono 23 hanno 85 e più anni, 69 tra i 75 e gli 84 anni, 75 tra 65 e i 74 anni, 180 tra i 14 e i 64 anni (e più precisamente, analizzando ulteriormente il dato con le linee che utilizza solitamente il Ministero della Salute: 50 nella classe d’età 14-39 e 131 tra i 40 e i 64) e 4 al di sotto dei 14 anni. 

Continuano a diminuire nettamente i ricoveri nei reparti Covid dell’ospedale di Imola, ad oggi sono solo 5 in terapia intensiva, 3 in sub intensiva, 31 in reparto e 17 nel post acuti di Castel San Pietro, 14 nell’albergo Covid (Euro Hotel di Imola in attesa della certificazione della guarigione – doppio tampone negativo – per il ritorno a casa). Da mezzogiorno di ieri a mezzogiorno di oggi ci sono stati solo 3 ricoveri con diagnosi di possibile Covid19 dagli accessi in pronto soccorso che sono stati, tra l’altro, ben 52. “Ribadiamo – ha sottolineato l’Azienda usl nella nota – l”invito ai cittadini di chiamare il proprio medico di famiglia qualora si abbiano sintomi che possono fare pensare al Covid19”. 

Tra l’altro le équipe Usca “visitano a domicilio le persone sintomatiche segnalate dai medici di medicina generale praticamente in tempo reale” continuano dall’Ausl. Oramai sono state fatte 380 visite e consegnati 230 test di terapia farmacologica (15 sono state interrotte dopo il controllo a 48 ore dell’ambulatorio infettivologico perché noCovid). 

L’andamento dell’imolese si conferma a livello regionale: in tutta l’Emilia Romagna oggi i casi di positività sono 348 in più, in totale siamo a 21.834. Ma aumentano anche le guarigioni: 366 oggi, per un totale di 5.346. Continuano anche i decessi, 60 oggi portano il totale a 2.903. “In Emilia Romagna per la seconda volta in tre giorni abbiamo più guarigioni rispetto ai nuovi casi di positività – ha commentato il commissario all’Emergenza Sergio Venturi durante la quotidiana diretta – e stiamo facendo molti tamponi  nelle case recuperando anche gli arretrati, in particolare su Bologna e Parma. E la malattia si presenta con forme più leggere rispetto all”inizio dell”epidemia”.  

Soprattutto Venturi è ritornato sul tema dei test rapidi fai-da-te in commercio sui quali ieri è intervenuta la Regione regolamentando procedure e modalità in vista della sicurezza per la riapertura delle aziende ed evitare false sicurezze che possono portare a nuovi contagi. “Dicono che abbiamo leso la libertà individuale non consentendo ai cittadini di fare questo esame? Avremmo già fatto noi 4,5 milioni di test sierologici se fossero efficaci e dessero un risultato attendibile in tutti i casi, questo non è”. Il problema oltre alla validtà dei test in commercio, è anche insito nella procedura stessa: “Il test sierologico ci dice se c”è stato un contatto con il virus nei 15 giorni precedenti, quindi va rifatto ogni 20 giorni”.

“Un sistema pubblico – rivendica il commissario – in uno stato di emergenza nazionale deve prendersi la responsabilità di dire che cosa di può fare e cosa no e che un datore di lavoro possa presentare un progetto per la sicurezza che prevede presidi, distanziamenti nelle mense e sul lavoro, cosa fare se qualcuno accusa dei sintomi, il test sierologico e il laboratorio che vuole utilizzare e possa farselo validare. Noi abbiamo bisogno di certificare che le condizioni siano di assoluta sicurezza per i cittadini. Se a qualcuno non piace il provvedimento può fare ricorso”. (l.a.)

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