#MOTORI&DINTORNI
Sport
11 Febbraio 2026

#MOTORI&DINTORNI – Sagis indimenticato fallimento, ma l’Autodromo guardi avanti

Il tema della Formula Uno sembra essersi un po’ raffreddato a Imola, almeno quando scriviamo. Certo, e parliamo squisitamente di tecnica, qualcuno come al solito ha interpretato al meglio le nuove norme e quindi a livello globale sta succedendo di tutto, ma non sembra che questo interessi dalle nostre parti.
Diciamo che quell’aria frizzantina pre-gp a suon di proclami un po’ ci manca: qualche accusa di accesso agli atti non velocissimo e rimpalli di chi sia colpa, e di cosa. Ma almeno una volta, con un veloce ritorno in questi ultimi fugaci anni, si sognava il presente e un futuro ancora più splendente, senza perdersi qualche incubo che ci portiamo dietro ancora oggi.

È la primavera del 2006, pronto a consumarsi l’ultimo atto della lunga cavalcata della massima formula sul Santerno, iniziata senza soluzione di continuità dal 1980. Anche se sarebbe meglio dire 1979, considerando la gara non titolata.
Imola, nonostante le tragedie e i cali del pubblico, sembrava infrangibile, ma la lunga quanto invisibile crepa partita di fatto con l’incidente di Senna e il conseguente lungo processo penale che ne conseguì, non certo tenero con la reputazione del circus, fecero il resto. Le richieste dell’ex padre-padrone Bernie Ecclestone erano sempre più esose (ma sia chiaro che tutti nel paddock gli andavano dietro, italiani compresi…) e la situazione della Sagis fece il resto.

Se ne videro di tutti i colori e anche sentirono, come l’ipotesi dello stesso Ecclestone che poteva entrare nel pacchetto della Sagis stessa.
E cosa voleva dire Sagis? La «Società per Azioni per l’allestimento e la Gestione di Impianti e Servizi» fu costituita nella primavera del 1971 come costola operativa dell’Automobile Club Bologna, guidata da quel Luciano Conti padrone, tra le altre, di Autosprint.
Il percorso fallimentare iniziò formalmente e definitivamente il 12 dicembre del 2006, l’ultimo Gp di quella serie fu il 23 di aprile. La situazione precipitò in un nanosecondo con una crepa divenuta un cedimento netto, che porterà ad una procedura di fallimento dodici anni dopo, nella primavera del 2018.

I conti di quel processo ci potrebbero dire tante cose, dare tanti avvertimenti. La Sagis era un potenza, non tanto nei vertici (che spesso per ambizione personale persero la via della ragione), ma quanto nel capitale umano che creò. Del resto, la guerra non la decidono mai i soldati. Se la liquidazione dell’Esti, l’ente creato nel dopoguerra sempre per guidare il nostro autodromo, poteva in qualche modo essere accettata per tempi e condizioni, il fallimento della Sagis non doveva avvenire. Perché quello stop ci è rimasto dentro e a Imola non riusciamo proprio a liberarcene. Si percepisce da chi adesso deve decidere e da chi ha il compito di vegliare: oggettivamente non lo si può biasimare. Ma sono passati vent’anni, guardiamo avanti senza paura, ma per favore non andiamo tanto oltre con i discorsi e l’immaginazione.

(nelle cuffie «Brava Giulia», Vasco Rossi, 1987).

Massimiliano Regazzi

Nella foto Enzo Ferrari e Luciano Conti

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