Motori&Dintorni – Perché Monza è così «Reale» e Imola cerca il sole a dicembre
Come la si veda, nella storia dell’ACI non c’è mai stata la fila dei presidenti provenienti dall’Emilia-Romagna. In poche parole, noi potremmo essere la Motor Valley, ma il destino dell’automobilismo, per esempio, è stato deciso negli anni, in ordine sparso, a Roma, Firenze, Torino, Lecce e adesso Milano.
Geronimo e la gestione fino al 2044
Premetto, per quanto riguarda chi scrive, che Antonino Geronimo La Russa potrebbe anche essere un incrocio con Fausto Bertinotti o avere il cognome Diliberto, ma la conquista del massimo scranno dell’ACI da parte, appunto, dell’ex-presidente dell’Automobil Club Milano ha dato una accelerazione a Monza non indiff erente. Sarà anche una banale azione nelle italiche amarezze, ma i documenti parlano chiaro: la gestione del tracciato lombardo, affidata all’ACI, è stata confermata e soprattutto prolungata fino al 2044 dal Consorzio Villa Reale e Parco di Monza, a cui le istituzioni hanno affidato la zona dell’autodromo e le aree adiacenti.
12 milioni e le barricate contro di noi
La cosa davvero sconvolgente è il testo del comunicato stampa (facilmente reperibile sul sito www.aci.gov.it) che, al di là dell’enfasi, alza davvero le barricate contro le altre piste che vogliono fare attività ad altissimo livello. Lo dimostrano, per esempio, i soldi che l’ACI metterà in campo: 12 milioni di euro da spendere entro il 2029, ovvero dopodomani, che verranno gestiti dalla SIAS, società «in house» (come dicono quelli che hanno studiato economia) della stessa ACI, con una partecipazione anche, e guarda un po’, di ACI Milano.
Ma ancor di più, l’«io sono io, ma voi non siete un c…» (cit. da «Il marchese del Grillo») contenuto nello stesso comunicato è qualcosa di vergognoso dal punto di vista istituzionale. Cercando di non decontestualizzare il testo, leggiamo che il «Consiglio di Gestione aveva già confermato la destinazione dell’Autodromo Nazionale di Monza e la concessione del suo compendio all’ACI, in quanto riconosciuto dal CONI e dalla FIA quale unico soggetto in grado di assicurare all’impianto, anche in futuro, il rilievo nazionale e internazionale che ha sempre avuto, anche in virtù del titolo sportivo detenuto».
La 6 Ore la teniamo o la rivolete?
Ma cosa vuol dire? Che gli altri non sono capaci? E la volontà di Monza di arginare gli altri, al di là dei sorrisi o della carità che potrà concedere, la si vede anche nella decisione di recuperare già quest’anno una Sei Ore mondiale di endurance che, comunque la si guardi, ha ripreso vigore proprio ad Imola. Non dimentichiamo che, ufficialmente, Imola era tornata alle gare di durata Top nel 2025 anche perché Monza aveva problemi con la ristrutturazione, e poi quest’anno recuperano una gara. Ma adesso cosa facciamo? Che anche con il GT World Europe torniamo sul Santerno nel 2027 a causa dei lavori di Monza (lunghi quasi fosse la Sagrada Familia) e poi la riprendono i lumbard?
Solaroli e i nemici che non sono a Londra
Tantissimi anni fa (sarebbe bello ritrovarla) il disegnatore satirico del motorsport per antonomasia, Giorgio Serra, durante la querelle tra Imola e Monza per chi doveva avere la Formula Uno, disegnò una vignetta bellissima dove capeggiava un testo all’incirca così: «A Monza permane un bel Serena, ad Imola persiste un buon Solaroli», coinvolgendo simpaticamente Fabrizio Serena di Lapigio e Bruno Solaroli, allora, rispettivamente, grande capo della CSAI, braccio sportivo dell’ACI, e sindaco di Imola. Pur con le varie sfumature della satira, il disegno e la battuta mostravano un certo equilibrio, che adesso non c’è più e che porta Imola solo ad inseguire, sperando che la «Casa degli Eventi» non cambi nulla nelle risorse destinate all’ingegneria della pista.
Ok per la Formula 1 può andare bene anche dicembre, abbiamo in memoria qualche Motor Show con la giacca leggera grazie al famoso «Sole di Cazzola», ma che non diventi un’abitudine. Comunque vada l’Enzo e Dino Ferrari i nemici tosti se li trova in Italia, non a Londra, capitale del business della Formula 1, che pure lì ci sono poco amici…
(Nelle cuffie «Milano Baby» – Fabri Fibra con Joan Thiele e voce di sottofondo dei messaggi vocali di Pilar Fogliati – 2025)
Massimiliano Regazzi
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