Cultura e Spettacoli

Cultura e Spettacoli 16 Gennaio 2019

Lo «Straniero» Pierfrancesco Favino ne «La notte poco prima delle foreste» a teatro a Imola

«Nella notte poco prima delle foreste, poco prima del punto di non ritorno della nostra umanità, poco prima della fine del mondo, un uomo, uno straniero, un estraneo, un diverso che ha tentato in tutti i modi di diventare un eguale, ferma nella pioggia un ragazzo, che sembra un bambino immacolato: è uno straniero che parla in queste pagine. Il suo racconto ci porta in strade e in luoghi misteriosi. Come un prestigiatore, l’uomo fa comparire storie di donne, di angeli incontrati per caso, di violenze e di paura di ciò che non conosciamo».
Viene presentato così La notte poco prima delle foreste, spettacolo di Bernard-Marie Koltès che Pierfrancesco Favino porta in scena al teatro Stignani di Imola da stasera, mercoledì 16 (ore 21), al 20 gennaio. Tradotto da Giandonato Crico insieme allo stesso Favino, che ne ha anche curato l’adattamento teatrale, è diretto da Lorenzo Gioielli. Il lavoro del drammaturgo francese Koltès, scritto nel 1977, ha raggiunto notevole popolarità in Italia lo scorso anno quando Favino ne propose al Festival di Sanremo un emozionante estratto che iniziava dicendo: «Bisognerebbe stare dall’altra parte senza nessuno intorno, amico mio, quando mi viene di dirti quello che ti devo dire, stare bene tipo sdraiati sull’erba, una cosa così che uno non si deve più muovere con l’ombra degli alberi. Allora ti direi: ‘qua ci sto bene, qua è casa mia, mi sdraio e ti saluto’. Ma qua, amico mio, è impossibile, mai visto un posto dove ti lasciano in pace e ti salutano. Ti dobbiamo mandare via, ti dicono, vai là, tu vai là vai laggiù, leva il culo da là e tu ti fai la valigia, il lavoro sta da un’altra parte, sempre da un’altra parte che te lo devi andare a cercare, non c’è il tempo per sdraiarsi e per lasciarsi andare, non c’è il tempo per spiegarsi e dirsi ‘ti saluto’».
Pierfrancesco Favino racconta al pubblico di un corpo estraneo che non riesce a trovare il suo posto nella società, e che urla il proprio bisogno di amore, tolleranza, accettazione.
«Mi sono imbattuto in questo testo un giorno lontano, mi sono fermato ad ascoltarlo senza poter andar via e da quel momento vive con me ed io con lui – scrive Favino nelle sue note -. Mi appartiene, anche se ancora non so bene il perché. È uno straniero che parla in queste pagine. Non sono io, la sua vita non è la mia eppure mi perdo nelle sue parole e mi ci ritrovo come se lo fosse. Il suo racconto mi porta in strade che non ho camminato, in luoghi che non ho visitato. Come un prestigiatore fa comparire storie di donne, di angeli incontrati per caso, di violenze e di paura di ciò che non conosciamo. Forse è anche a questo che serve il Teatro e mi auguro di riuscire a portarvi dove lui porta me. Questo spettacolo nasce da una promessa che non avrei in nessun modo tradito fatta a una donna che di Teatro si è nutrita e che ha nutrito il Teatro. La produttrice di “Servo per due“, la mia amica testarda e coraggiosa, quella che aveva sempre l’ultima parola, quella che si è fidata di me. La mia amica si chiama Melina Balsamo e questo spettacolo è per lei». Lo spettacolo in scena a Imola è, infatti, una produzione della Compagnia Gli Ipocriti Melina Balsamo.

Biglietto da 30 a 15 euro, ridotto da 25 a 12, fino a 20 anni 11 euro. Info: 0542/602600.

Nella foto (di Fabio Lovino) Pierfrancesco Favino

Lo «Straniero» Pierfrancesco Favino ne «La notte poco prima delle foreste» a teatro a Imola
Cultura e Spettacoli 15 Gennaio 2019

Le case popolari di via Manfredi nascondevano un raffinato mosaico romano del II secolo dopo Cristo

Nel settembre 1958 i lavori all’Istituto autonomo case popolari (Iacp) hanno permesso di scoprire in via Manfredi un mosaico di 417,5×186,5 centimetri, risalente alla seconda metà del II secolo dopo Cristo. «Lo schema decorativo del campo – riporta la scheda conservata ai Musei civici di Imola -, che fonde esagoni e motivi stellari, e conosce varianti numerose sia nella composizione che nel colore, è largamente diffuso in Italia. L’inizio di questo sistema decorativo si ha nella Casa di Livia sul Palatino», dimora romana attribuita con qualche incertezza alla moglie di Augusto, oggi meravigliosamente restaurata e visitabile.

Tornando a Imola, gli scavi condotti tra gli anni ’50 e ’60 nello stesso isolato hanno permesso di scoprire anche altri mosaici a sfondo bianco.

Un servizio completo su tante meraviglie ritrovate a Imola è su «sabato sera» del 10 gennaio

Nella foto un particolare del mosaico ritrovato in via Manfredi

Le case popolari di via Manfredi nascondevano un raffinato mosaico romano del II secolo dopo Cristo
Cultura e Spettacoli 15 Gennaio 2019

A Castello i bimbi partecipano già al concorso per la locandina del Carnevale 2019

Gli alunni delle scuole castellane si sono già messi al lavoro durante le vacanze natalizie per partecipare al concorso di disegni, locandine e manifesti per la 15a edizione del Carnevale nel centro storico di Castel San Pietro, che quest’anno si terrà sabato 2 marzo. Il tema scelto per questa edizione sarà il «Carnevale nel mondo di Joe»: il soggetto ideato dal comitato organizzatore come principale protagonista del Carnevale castellano del 2019 è un bambino di nome Joe, dotato di fantasia straordinaria, che dà vita a personaggi e cose fantastiche come pesci con le gambe, uomini con le ali, macchine che vanno ad acqua e mandano fuori dalla marmitta bolle di sapone. «Il tema del Carnevale è dunque quello della fantasia creativa – spiega l’assessore alla Cultura, Fabrizio Dondi -, perché le più significative invenzioni dell’essere umano sono nate dalla fantasia di alcuni grandi inventori. Il Carnevale diventa così l’occasione per rappresentare in maschera, in corteo, col disegno o con le animazioni, oggetti che non esistono ma che potrebbero essere inventati; personaggi o animali che non sono in natura ma che potrebbero essere; oppure i due personaggi della storia, il bambino Joe e il nonno Arturo, magari alle prese con i loro attrezzi e le loro creazioni; o ancora inventori realmente esistiti, come Leonardo Da Vinci (di cui ricorre il cinquecentesimo anniversario della morte nel 2019), Archimede, Edison o altri; o infine inventori fantastici come il personaggio dei fumetti Disney Archimede Pitagorico, lo scienziato Emmett Brown di Ritorno al Futuro, Buddy Pine alias Sindrome, l’avversario di Mr. Incredible e tanti altri».

Il tema del Carnevale lascia dunque ampia libertà alla fantasia, alla creatività e alla sperimentazione. I disegni possono avere misure a scelta, mentre le locandine devono avere una dimensione massima di 33×48 cm e i manifesti di 70×100 cm, e in ogni caso l’orientamento dell’immagine deve essere verticale. Per una buona resa grafica, si consiglia di utilizzare colori vivaci e tratti ben definiti. Ogni classe può presentare al massimo 3 disegni, a scelta dell’insegnante, realizzati sia da un singolo alunno, sia da un gruppo di lavoro, e gli elaborati dovranno essere consegnati entro le ore 12 di lunedì 11 febbraio al Comune di Castel San Pietro (tel. 051/6954159). Le opere verranno giudicate e selezionate da un’apposita giuria, composta anche da artisti castellani. Le premiazioni avverranno sabato 2 marzo e dalla stessa data tutti gli elaborati saranno esposti nella Sede Municipale. Bambini e ragazzi di tutte le scuole (dall’asilo nido fino alle scuole secondarie di 2° grado) potranno concorrere anche al premio delle maschere che, dopo essersi iscritte gratuitamente al punto di raccolta, sfileranno liberamente per le vie del centro storico. Una giuria itinerante premierà le prime tre classificate. (re.cul.)

L”articolo completo su «sabato sera» del 10 gennaio.

Nella foto (dal sito del Comune di Castel San Pietro): un momento del Carnevale 2018

A Castello i bimbi partecipano già al concorso per la locandina del Carnevale 2019
Cultura e Spettacoli 13 Gennaio 2019

Alberto De Bernardi a Imola per parlare del suo libro “Fascismo e antifascismo. Storia, memoria e culture politiche'

Terzo appuntamento con le iniziative organizzate da Anpi e Cidra, dopo Paolo Pezzino e Giovanni De Luna, sarà la volta di Alberto De Bernardi per parlare di “Fascismo e antifascismo. Storia, memoria e culture politiche”, titolo della serata, ma anche di un suo libro, da poco pubblicato da Donzelli editore.

Lo scopo di queste iniziative viene spiegato dal presidente dell’Anpi, Bruno Solaroli: «Come Anpi di Imola, in collaborazione con il Cidra, stiamo proponendo alla nostra comunità una serie di incontri al fine di analizzare lo “stato di salute” della società italiana dal punto di vista del suo patrimonio intangibile. Un obiettivo, detto così, certamente utopistico, ma che, compreso nell’ottica dei valori nati dalla Resistenza e confluiti nella nostra Carta Costituzionale, ci sembra attuabile. Tentare di capire i processi che stanno portando molti italiani ad abbracciare o, nella migliore delle ipotesi, ad assistere passivamente al proliferare di idee e azioni illiberali, antidemocrat-che, autoritarie e razziste rientra nella nostra missione e riempie di senso la nostra stessa esistenza. Un dibattito urgente perché pensiamo che il degrado culturale, valoriale, emotivo del cittadino italiano medio sia sotto gli occhi di tutti. Ma in che modo tentare una faticosa risalita? Quali processi dialogici dovremo attivare per invertire la rotta? Il termine antifascismo, a noi tanto caro, a forza di enfatizzazioni e strumentalizzazioni, provoca oggi, ogni volta che viene pronunciato, una certa insofferenza e repulsione. Come fare per riabilitarlo e perché è necessario farlo?».

In questo ragionamento si inserisce bene l’incontro con De Bernardi, in programma lunedì 14 gennaio, alle ore 20.30, presso la sala delle Stagioni in via Emilia 25. Alberto De Bernardi ha molti titoli per trattare questo argomento: è professore di Storia contemporanea all’Università di Bologna, è presidente di Refat, Rete internazionale per lo studio dei fascismi, autoritarismi, totalitarismi e transizioni democratiche. Altre sue pubblicazioni recenti sono “Da mondiale a globale. Storia del XX secolo” (B. Mondadori, 2008); “Storia dell’Italia unita” (con L . Ganapini, Garzanti, 2010); “Un paese in bilico. L’Italia degli ultimi trent’anni” (Laterza, 2014).

Quest’ultimo suo libro, “Fascismo e antifascismo. Storia, memoria e culture politiche”, affronta il pr-blema in chiave attuale, come afferma l’autore stesso: «Vi è oggi un uso semplificato e banalizzato, ma fortemente evocativo della storia, come chiave per capire i processi politici in corso, facendo perno sulla categoria di fascismo/antifascismo, dotata di una sua prepotente ricorsività e di una forza simbolica ineguagliabile; anzi di una costante attualità, perché in quella coppia di opposti si riassume tutta la lotta politica dell’Italia novecentesca fino ad oggi. Dietro questa forza però si nascondono molte debolezze: se ogni avversario di oggi non è altro che la reincarnazione di quello del passato, quale strategia si mette in campo per sconfiggerlo?».

La vittoria elettorale della destra populista il 4 marzo 2018 ha sortito, tra gli altri, l’effetto di reintrodurre prepotentemente nel dibattito pubblico la parola «fascismo», attribuendole una nuova attualità come esito possibile della crisi politica italiana e facendo riemergere, soprattutto nella sinistra, la chiamata alle armi sotto la bandiera dell’antifascismo. La contrapposizione fascismo/antifascismo, come non accadeva dagli anni di Tangentopoli, ha riassunto i caratteri di una chiave di lettura per il tempo presente, capace di proiettarsi anche in una dimensione europea. La forza di questo paradigma si traduce in una sovraesposizione dell’uso pubblico della storia, con costanti riferimenti alla Resistenza, alla crisi del 1920-1922, al duce, al razzismo, al neofascismo. La storia torna a essere – come in altre fasi critiche della vicenda repubblicana – uno strumento di lotta politica, con tutto il carico che questo comporta in termini di semplificazioni, strumentalizzazioni, rimozioni e a volte mistificazioni, che rischiano di inficiare la comprensione della realtà. (r.cu.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 10 gennaio

Alberto De Bernardi a Imola per parlare del suo libro “Fascismo e antifascismo. Storia, memoria e culture politiche'
Cultura e Spettacoli 13 Gennaio 2019

«CC» è il nuovo disco di Cristian Bagnoli, in cui suona anche Claudio «Gallo» Golinelli

Si chiama CC il quarto album di Cristian «Cicci» Bagnoli, chitarrista originario di Castel Bolognese ma imolese di adozione e formazione musicale. La sua storia, infatti, è strettamente legata a quella di un altro e ben noto musicista imolese, il bassista di Vasco Claudio «Gallo» Golinelli. «Se sono un musicista professionista lo devo al Gallo – ammette raccontando quella che sembra la trama di un film -. L’ho conosciuto nel 1999 a Cesenatico, allora ero un ventenne all’inizio di quella che pensavo sarebbe stata la mia carriera da chef, strada che avevo intrapreso seguendo la passione per la cucina che ancora oggi mi accompagna. Una sera, durante un concerto in un locale con una band di amici, i Dilagando, mi avvicina lui, il Gallo: mi ha fatto i complimenti e mi ha dato il suo numero di telefono. Aveva visto qualcosa di interessante in me e, nonostante quasi non ci credessi, ho iniziato a frequentarlo a casa sua e studiare musica insieme». Così all’inizio del nuovo millennio Bagnoli lascia il lavoro «manuale ed artistico» dello chef, come lo definisce lui stesso, e intraprende l’altrettanto manuale ed artistica carriera da chitarrista che lo avrebbe poi portato ad entrare nella Steve Rogers Band, a pubblicare quattro dischi e a collezionare diverse collaborazioni con grandi musicisti della scena nazionale ed internazionale.

L’album CC, come le iniziali e contemporaneamente come il soprannome dell’autore, segue le pubblicazioni precedenti Trenta (2008), Imprevedibile (2011) e Rockambolo (2016) ed è uscito lo scorso 30 novembre con l’etichetta Videoradio. Si tratta di un cd non solo rock, genere con cui inevitabilmente è nato e cresciuto il chitarrista sia per merito del percorso con il Gallo sia per le influenze del padre che quando Bagnoli era piccolo ascoltava Queen, Dire Straits, Pink Floyd. «Questo album è quello della mia maturità da musicista, perché sono ormai diciotto anni che mi posso definire un professionista, anche se ho imbracciato la prima chitarra a undici anni – spiega -. E’ il mio primo disco con sonorità blues, genere per il quale nutro grande rispetto e che solo oggi ho sentito che potevo affrontare nelle mie composizioni. In questo disco la vera voce è la chitarra, è lei che racconta ed emoziona attraverso le note». Solo tre delle undici tracce sono infatti cantate dal chitarrista stesso, in italiano. Complessivamente si tratta di un viaggio fra rock e blues, prog e fusion, al quale hanno partecipato ospiti del calibro di Adriano Molinari (musicista di Zucchero), Fabrizio Foschini (Stadio), Max Gelsi (Elisa), Nicola Peruch (Zucchero, Pausini) e ovviamente Claudio «Gallo» Golinelli. (mi.mo.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 10 gennaio 2019

Nelle foto, da sinistra, Cristian «Cicci» Bagnoli con Claudio Golinelli, e la copertina del suo disco

«CC» è il nuovo disco di Cristian Bagnoli, in cui suona anche Claudio «Gallo» Golinelli
Cultura e Spettacoli 12 Gennaio 2019

Il cuoco e scrittore Marco Bianchi presenta il suo libro «La mia cucina delle emozioni». IL VIDEO

Giovedì pomeriggio alla Sala delle Stagioni di Imola tanta gente ha colto al volo l”occasione di vedere da vicino lo scrittore Marco Bianchi che, all”interno del ciclo di eventi organizzati da CooperAttivaMente in collaborazione con Sabato Sera, ha presentato il suo nuovo libro «La mia cucina della emozioni», un viaggio culinario fatto di piatti sani e in grado di stimolare, attraverso un’attenta e rigorosa scelta degli ingredienti, le emozioni umane e gli stati d’animo. (d.b.)

Nella foto (Isolapress): Marco Bianchi durante la presentazione del suo libro a Imola

Il cuoco e scrittore Marco Bianchi presenta il suo libro «La mia cucina delle emozioni». IL VIDEO
Cultura e Spettacoli 12 Gennaio 2019

Prorogata la mostra «Nobili custodie» al Museo diocesano di Imola

Visto il successo di pubblico e critica ottenuto, la mostra «Nobili custodie. Scrigni e cofanetti tra sacro e profano» allestita al Museo diocesano di Imola allunga la sua possibilità di essere vista. Inaugurata il 28 ottobre e con un’apertura prevista fino al dopo le feste, viene invece prorogata al 3 febbraio. Curata da Paolo Roversi e Marco Violi, propone trentatré pezzi inediti – tra cofanetti dotali, cassettine, forzieri e monetieri – provenienti da collezioni private, realizzati realizzati in materiali vari (legni, fra i quali molte essenze preziose quali mogano e palissandro, ma anche avorio, seta, vetro, carta, pietre dure, pastiglia, madreperla, osso e corno).

I pezzi esposti sono databili tra XI e XX secolo e sono opera di botteghe fiorentine, emiliane e romagnole, genovesi, napoletane e sorrentine, marchigiane, lombarde, siciliane, francesi e provenzali, olandesi. In occasione del prolungamento dell’apertura, giungeranno in mostra altri cinque pregevoli esemplari cinque/ seicenteschi.

La mostra è visitabile martedì e giovedì ore 9-12 e 14-17, mercoledì ore 9-12, sabato e domenica ore 15.30-18.30. (re.cul.)

Nella foto: uno dei pezzi in mostra

Prorogata la mostra «Nobili custodie» al Museo diocesano di Imola
Cultura e Spettacoli 12 Gennaio 2019

«La notte poco prima della foreste», da oggi la prevendita per lo spettacolo di Pierfrancesco Favino allo Stignani

Il celebre attore Pierfrancesco Favino è pronto a sbarcare allo Stignani di Imola, dal 16 al 20 gennaio con lo spettacolo «La notte prima della foreste» di Bernard-Marie Koltès. 

I biglietti per lo spettacolo saranno venduti al botteghino in prevendita nella giornata di sabato 12 gennaio dalle  ore 16 alle ore 19. Dalle ore 20, invece, partirà la vendita online dei biglietti ancora disponibili sul sito del Teatro Stignani, oppure sul circuito Vivaticket.

Come si legge nella nota della spettacolo «poco prima del punto di non ritorno della nostra umanità, poco prima della fine del mondo, un uomo, uno straniero, un estraneo, un diverso che ha tentato in tutti i modi di diventare un eguale, ferma nella pioggia un ragazzo, che sembra un bambino immacolato: è uno straniero che parla in queste pagine. Il suo racconto ci porta in strade e in luoghi misteriosi. Come un prestigiatore, l’uomo fa comparire storie di donne, di angeli incontrati per caso, di violenze e di paura di ciò che non conosciamo». (d.b.)

Foto tratta dalla pagina facebook personale di Pierfrancesco Favino

«La notte poco prima della foreste», da oggi la prevendita per lo spettacolo di Pierfrancesco Favino allo Stignani
Cultura e Spettacoli 11 Gennaio 2019

Il liceo classico apre le sue porte per una notte di cultura e spettacoli

Una notte per illuminare la cultura umanistica e avvicinare i cittadini al mondo classico. Venerdì 11 gennaio in tutta Italia si terrà la quinta edizione della Notte nazionale del liceo classico, durante la quale i licei classici aprono le loro porte alla cittadinanza e gli studenti si esibiscono in svariate performance: una Notte a cui partecipa anche il liceo classico «Benvenuto Rambaldi» di Imola. Dalle 18 a mezzanotte, i locali dell’istituto di via Garibaldi 57 ospiteranno i visitatori con gli studenti che si occuperanno dell’accoglienza e intratterranno gli ospiti con letture, canti, spettacoli. Si comincia alle 18.05 sulla scalinata con un momento di danza realizzato da Danza & Danza asd di Castel Bolognese seguito dal saluto del dirigente Gian Maria Ghetti nell’aula ovale, e poi via con i tanti eventi fino a mezzanotte: si possono segnalare, ad esempio, l’esibizione del coro del liceo Latini Cantores alle 18.30 nell’aula ovale, la lettura di poesia contemporanea curata da Anna Franceschelli e dalla III A nell’aula 5CSU al primo piano alle 20.50, o ancora la lettura in greco e italiano del Lamento dell’esclusa  nell’aula 2EL a piano terra alle 23.45. In mezzo tante altre iniziative musicali, spettacoli di danza, visite guidate, letture e laboratori. Dalle 19.30 alle 22.30, inoltre, funzionerà un punto di ristoro nell’aula 5AC al primo piano.

Nella foto il liceo classico Rambaldi di Imola

Il liceo classico apre le sue porte per una notte di cultura e spettacoli
Cultura e Spettacoli 9 Gennaio 2019

Il 10 gennaio torna CooperAttivaMente con Marco Bianchi e il suo libro «La mia cucina delle emozioni»

Primo appuntamento del 2019 con la rassegna CooperAttivaMente. Alla Sala delle Stagioni della Casa della Cooperazione (via Emilia 25) giovedì 10 gennaio (inizio alle ore 17.30) il cuoco e volto televisivo Marco Bianchi presenterà il suo libro “La mia cucina delle emozioni” (ed. HarperCollins), un viaggio culinario fatto di piatti sani e in grado di stimolare, attraverso un’attenta e rigorosa scelta degli ingredienti, le emozioni umane e gli stati d’animo.

All’incontro, moderato dalla giornalista di sabato sera Lara Alpi, parteciperà il direttore dell’Oncologia di Imola, Antonio Maestri, a conferma dell’ormai diffusa consapevolezza dello stretto collegamento esistente tra alimentazione e salute.

CooperAttivaMente è un progetto ideato e promosso dal Consiglio di zona soci del Circondario imolese di Coop Alleanza 3.0 e Coop. Bacchilega in collaborazione con varie realtà associative del circondario imolese. La rassegna si propone di promuovere e sviluppare la cultura e la crescita civile, civica e cooperativa del territorio, ma anche corretti stili di vita e di consumo. Tali obiettivi sono di volta in volta declinati attraverso un ricco cartellone di eventi per tutti i gusti e tutte le esigenze, per grandi e bambini, che potranno partecipare a presentazioni di libri, laboratori ed altri appuntamenti.

Nella foto Marco Bianchi e Antonio Maestri in una precedente iniziativa

Il 10 gennaio torna CooperAttivaMente con Marco Bianchi e il suo libro «La mia cucina delle emozioni»

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