Cultura e Spettacoli

Cultura e Spettacoli 9 Febbraio 2018

CooperAttivaMente, tre sabati coi laboratori gratuiti per bambini “Leggere è Fico'

Sbarcano sabato 10 febbraio alla Librerie.coop del Centro Leonardo di Imola i laboratori gratuiti “Leggere è Fico”, una rassegna di letture e attività svolte dagli atelieristi dell”AgriBottega dei Bambini, lo spazio che la cooperativa sociale Cadiai gestisce a Fico Eataly World.
Tre laboratori ogni sabato per tre settimane saranno un”occasione per sperimentare ciò che avviene in AgriBottega attraverso la lettura, l’esplorazione dei materiali naturali, la contaminazione creativa e molto altro.
Oltre a Cadiai l”iniziativa è promossa dal cartellone CoooperAttivaMente con Bacchilega Junior, il consiglio di zona soci Coop Alleanza 3.0 e Librerie.coop.

Iscrizioni: agribottega@cadiai.it.

IL PROGRAMMA

SABATO 10 FEBBRAIO

15.30-16.30
Il lupo sonato 
Lettura del libro “Con le orecchie di Lupo” di Eva Rasano e laboratorio per realizzare il Lupo Sonato
3/5 anni

16.30-17.30
Emozioni
Lettura del libro “Emozioni” di Mies Van Hout e laboratorio manuale
5/8 anni

17.30-18.30
I micro-mondi
Lettura del libro “Il leone e l’uccellino” di Marianne Dubuc e realizzazione di piccoli ecosistemi d’asporto in creta e materiali naturali
8/11 anni

SABATO 17 FEBBRAIO

15.30-16.30
La casa sull’albero
Lettura del libro “L’estate delle cicale” e laboratorio per realizzare un piccolo bosco con una casa sull’albero
8/11 anni

16.30-17.30
Il libro dei tondi
Lettura del libro “Mangia i piselli” di Nick Sharratt, Kes Gray e laboratorio per realizzare un libro a forma di piselli con stampini tondi di vario materiale
3/6 anni

17.30-18.30
Il bestiario immaginario
Lettura del libro “Il bestiario universale del Professor Rivillod” di Miguel Murugarren e laboratorio per realizzare un animale immaginario
6/8 anni

SABATO 24 FEBBRAIO

15.30-16.30
È tutto macchiato
Lettura del libro “Macchia” di Sandra Dema e laboratorio di sperimentazioni con l’acquarello
3/5 anni

16.30-17.30
Fiori e carote
Lettura del libro “Perché non fiorisci” di Katarina Macurova e laboratorio per realizzare di carote “impanate” con argilla e semi
6/8 anni

17.30-18.30
Lettere e parole, segni e tracce
Lettura del libro “La grande fabbrica delle parole” di Agnès de Lestrade e Valeria Docampo e laboratorio per realizzare un libro di sperimentazioni grafiche e di poesia visiva
8/11 anni

Tutti i laboratori sono gratuiti e si svolgeranno presso le librerie.coop del Centro Leonardo, via Amendola 129, Imola.

                  Imola

CooperAttivaMente, tre sabati coi laboratori gratuiti per bambini “Leggere è Fico'
Cultura e Spettacoli 9 Febbraio 2018

Carnevale, a Castello è Popolare (e si festeggia di sabato)

Sarà un «Carnevale Popolare» quello che animerà Castel San Pietro domani sabato 10 febbraio. È questo, infatti, il tema della 14a edizione del Carnevale sul Sillaro che ha così invitato a rivisitare le maschere tradizionali in chiave moderna o gli eroi “pop” della nostra epoca, siano essi personaggi reali o fittizi. Il primo passo è stato il concorso per la realizzazione della locandina della festa, vinto dalla classe prima della scuola primaria «Don Luciano Sarti» con un elegante Balanzone dotato di i-phone e un simpatico Pulcinella che tiene con una mano una chitarra elettrica e con l’altra una pizza. Ora tocca alla sfilata e al concorso delle maschere, per il quale ci si potrà anche ispirare alle due maschere castellane Sgambillo e Pigidoro, o a personaggi della tradizione carnevalesca, utilizzando preferibilmente materiale riciclato per la realizzazione dei costumi (iscrizione gratuita al concorso).

La partenza del Carnevale è alle 14.30 all”ex stazione delle corriere da dove, alle 15, partirà la sfilata per le vie del centro storico che arriverà in piazza XX Settembre: qui, alle 16.45, ci sarà la premiazione delle maschere valutate da una giuria itinerante e alle 17, al primo piano del municipio, sarà inaugurata la mostra con i disegni di tutte le classi che hanno partecipato al concorso dei disegni e le relative premiazioni.

Il programma. Per tutto il pomeriggio non mancheranno giostre per bambini, animazioni, intrattenimenti e dolcezze. In più alle 16, nell’area del teatro Cassero, si terrà lo spettacolo di burattini «Farse della tradizione» a cura della Compagnia I Burattini della Commedia.

E’ il secondo anno che il Carnevale castellano si tiene di sabato, con i negozi aperti. Per consentire lo svolgimento della manifestazione in sicurezza, ci sarà il divieto di circolazione con rimozione forzata dei veicoli dalle 13 alle 17 in via Matteotti e piazza Galileo Galilei, e dalle 13 alle 20 in piazza Martiri Partigiani (zona ex taxi), piazza Galvani e nel tratto di via San Martino compreso fra via Pietro Inviti e piazza Acquaderni.

r.c.

Nella foto: un momento del Carnevale castellano 2017

Carnevale, a Castello è Popolare (e si festeggia di sabato)
Cultura e Spettacoli 6 Febbraio 2018

Erf, questa sera il pianista Francesco Nicolosi sul palco del teatro Stignani

Il magistrale pianista Francesco Nicolosi nell’interpretazione di un’antica sfida tra due grandi pianisti: Sigismund Thalberg e Franz Liszt. I virtuosismi andranno in scena stasera alle 21 al teatro Stignani di Imola, nell”ambito della rassegna invernale curata da Emilia Romagna Festival.

«Thalberg e Liszt nacquero a due mesi di distanza – spiegano le note al concerto -. Furono virtuosi del pianoforte. Dalla carriera pirotecnica, dalla tecnica perfetta e dall’interpretazione personalissima, si incrociarono a Parigi nel palazzo della principessa Belgiojoso. In un’epoca in cui i virtuosi girovagavano come cavalieri erranti per le corti d’Europa, fu organizzata una sfida: chi, tra Thalberg e Liszt, sarebbe risultato eccezionale? Il duello, raccontano i cronisti, fu un duello sorprendente. Thalberg prendeva le melodie di Rossini e le mescolava al pianoforte in un turbine di dita. Liszt, il grande Liszt, sentiva la musica fin nelle ossa, nell’aspetto del volto, nel fiato e nel colore della pelle. La principessa Belgiojoso il giorno dopo deliberò: “Thalberg è il migliore del mondo; Liszt è unico”. Il duello non lasciò, quindi, né morti né feriti: solo vincitori, musica, ed epica bellezza».

Il programma che Nicolosi proporrà vede, tra l”altro, Casta Diva dalla Norma di Bellini, Souvenir di Un Ballo in Maschera di Verdi op. 81, Rigoletto. Paraphrase de concert ancora di Verdi. Francesco Nicolosi è uno dei massimi esponenti della scuola pianistica partenopea. Si è esibito nelle più importanti sale da concerto del mondo, dalla Queen Elizabeth Hall alla Wigmore Hall di Londra, dalla Victoria Hall di Ginevra alla Radio Nacional di Madrid, fino al Teatro alla Scala o all’Accademia di Santa Cecilia di Roma. Oltre che in tutta Europa ha effettuato tournée in Islanda, Russia, Stati Uniti, Canada, Messico, Argentina, Singapore, Giappone e Cina ed è stato ospite dei più esclusivi festival. L’autorevole critico e musicologo Paolo Isotta ha scritto di lui: «Bisogna riconoscere che nessuno oggi gli può essere accostato per la luminosità del suono, la capacità di cantare e legare (…) egli va considerato uno dei migliori pianisti viventi». Ricopre attualmente la carica di direttore artistico del Premio Pianistico Internazionale Sigismund Thalberg e fino al 2014 è stato direttore artistico della rassegna concertistica «I concerti d’Estate di Villa Guariglia», del Festival «Jeux d’art» a Villa d’Este, del Festival Roccaraso in Musica e dei Corsi Internazionali di Alto Perfezionamento e Formazione Musicale con sede a Napoli e Roma. È stato insignito di numerosi e prestigiosi premi alla carriera. Da gennaio 2015 è direttore artistico dell’Ear Teatro Massimo Bellini di Catania.

Biglietto da 20 a 12 euro, ridotto da 17 a 10. i ragazzi delle scuole imolesi fino a 19 anni 1 euro, gratuito sotto i 10 anni. Info: 0542/25747, www.erfestival.org

Nella foto (tratta dalla sua pagina facebook): il pianista Francesco Nicolosi

Erf, questa sera il pianista Francesco Nicolosi sul palco del teatro Stignani
Cultura e Spettacoli 6 Febbraio 2018

Matteo Romagnoli, un medicinese al Festival di Sanremo

Hanno fatto il sold out al PalaDozza e riempito il Forum di Assago con quasi diecimila spettatori. Numeri impensabili, fino a qualche anno fa, per un gruppo indie-rock-pop. Invece, a quanto pare, i tempi sono per fortuna cambiati e se n”è accorta anche l”istituzione tradizional-musicale per eccellenza, il Festival di Sanremo che così, per la sua 68a edizione, vede in gara un gruppo bravissimo ed amatissimo, anche se non ancora noto al grande pubblico: Lo Stato Sociale. I cinque musicisti bolognesi approderanno nella città dei fiori tra i venti Big da stasera fino al 10 febbraio (ovviamente in diretta su Rai 1 in prima serata) e, con loro, ci sarà il sesto uomo della band, l”autore, manager e produttore medicinese Matteo Romagnoli.

Matteo, con la sua Garrincha dischi, ha prodotto una quarantina di artisti (tra cui Magellano, Punkreas, I Camillas): l”etichetta è una delle più importanti tra le indipendenti ed è nota per seguire con estrema professionalità il percorso artistico-musicale dei cantanti e gruppi con cui lavora (tra l”altro, ha anche uno studio di registrazione, il Donkey Studio, che si trova a Villa Fontana). Matteo Romagnoli, che è anche musicista e cantante (sia in gruppo, ad esempio con 4 fiori per Zoe e Le-Li, che come solista con il nome di Matteo Costa, omaggio al cognome della madre), ha con Lo Stato Sociale un lungo sodalizio. «Per i primi  dischi del gruppo sono stato produttore artistico – conferma -. Ora seguo ancora il management e sono autore insieme a loro. Mentre l”album nuovo, che arriva durante la settimana sanremese, esce con Universal, a cui Garrincha lo ha dato in licenza».

Sei autore anche del brano che parteciperà al Festival di Sanremo, Una vita in vacanza?

«Sì, è un brano che abbiamo scritto insieme e che affronta il tema del mondo del lavoro e del non lavoro. Gioca coi mestieri più disparati e curiosi facendone un lungo elenco, com”è nello stile de Lo Stato Sociale (che racconta, appunto, la società, ma senza far mai mancare l”ironia, Nda). E affronta il tema dell”altrove: quante volte si prova ad andare altrove? Sia in vacanza che professionalmente…».

Un brano scritto appositamente per Sanremo?

«Non proprio, anche se è perfetto per Sanremo. La scorsa estate abbiamo pensato di scrivere cose nuove, che fossero più immediatamente comprensibili anche al grande pubblico, senza abbandonare lo stile che ci è proprio, ma facendo sì che il messaggio fosse più fruibile. Quando Alberto ha scritto il ritornello di Una vita in vacanza abbiamo capito che era perfetto per Sanremo e così l”abbiamo vestito per l”occasione, con un gran lavoro di arrangiamento: è un brano orchestrale, per il quale usiamo davvero tutta l”orchestra, tutti i sessantacinque elementi, anche i timpani! È un brano d”orchestra ma è anche un pezzo dance».

Andrai anche tu a Sanremo?

«Certo, sarò con loro».

Ma non sul palco?

«No. Qualche volta, nei grandi eventi, sono salito sul palco per fare qualche pezzo insieme. Per cui tutto è possibile, anche entrare in formazione… ma per ora no».

Intanto, però, durante la settimana sanremese uscirà il nuovo album de Lo Stato Sociale che, come dicevamo, ti vede tra gli autori.

«Si intitolerà Primati ed è quello che noi definiamo una raccolta differenziata. Ci sono tredici brani del passato che riproponiamo per presentarci, per far capire chi è Lo Stato Sociale: riempie il PalaDozza ma c”è ancora un pubblico nuovo che non lo conosce, così il festival di Sanremo e il nuovo album sono l”occasione per raggiungerlo. In Primati abbiamo fatto una nuova versione di Sono così indie, che era del 2010, riarrangiandolo e coinvolgendo alcuni artisti amici a cui abbiamo chiesto dei messaggi vocali via Whatsapp: ci sono Jovanotti, J-Ax, Mara Maionchi, Nina Zilli, Giorgio Mastrota… Oltre al brano sanremese ci sono poi altri due inediti, una ballata e Facile, che vede la partecipazione di Luca Carboni».

Per te, il Festival di Sanremo 2018 non è, però, solo Lo Stato Sociale.

«In effetti no. The Bluebeaters, storica band con più di vent”anni di rocksteady alle spalle, sarà la band del Dopofestival: io sono loro manager e produttore, e attualmente stiamo registrando il loro primo disco di brani inediti in italiano a Medicina».

ste.f.

Nella foto (di Melania Pavan): Matteo Romagnoli, con il computer in mano, con tre membri de «Lo Stato Sociale»
Matteo Romagnoli, un medicinese al Festival di Sanremo
Cultura e Spettacoli 3 Febbraio 2018

Settimana della Memoria, incontro con gli autori del libro «La Brigata Ebraica 1944-46»

Incontro con gli autori del libro La Brigata Ebraica 1944-1946 (Bacchilega editore), Luciano Caro, rabbino capo di Ferrara, della Romagna e della Repubblica di San Marino, e Romano Rossi, presidente dell’Associazione nazionale reduci della Friuli e tra i fondatori dell’associazione Amici della Brigata Ebraica. La seconda edizione del libro è stata notevolmente ampliata e, oltre a trattare della creazione della Brigata Ebraica, del suo ciclo operativo nella primavera del 1945, prende in esame anche gli aspetti meno noti, relativi al periodo successivo alla fine del conflitto, che portarono alla nascita dello Stato di Israele in Palestina. Incontro a cura di Cooperattivamente, Coop. Bacchilega e Comitato di Zona soci Coop Alleanza 3.0. Domenica 4 febbraio, alle ore 10.30, presso la sala delle Stagioni, in via Emilia 25.

Nella foto: la Brigata Ebraica

Settimana della Memoria, incontro con gli autori del libro «La Brigata Ebraica 1944-46»
Cultura e Spettacoli 2 Febbraio 2018

L'artista castellana Anna Boschi festeggia i 50 anni di carriera con una mostra sulla Poesia Visiva

Artista più che pittrice, per via delle numerose e diverse sperimentazioni che hanno naturalmente segnato il proprio percorso artistico che lanno scorso ha tagliato il traguardo dei cinquantanni di carriera, Anna Boschi si definisce emiliana per non dover dividere la propria provenienza bolognese con la scelta, fatta ormai ventiquattro anni fa, di vivere e lavorare a Castel San Pietro. Dallo scorso anno, ad ennesimo compimento di una lunga carriera, si occupa insieme al marito Gianni Cermasi, centocinquantotto anni in due, dello studio darte FC inaugurato negli spazi sotto labitazione, in via Tanari 1445/b, una vera e propria galleria artistica dove organizzare ed ospitare mostre e performance teatrali. Qui, con vista sugli antichi pini marittimi di via Tanari sulle colline castellane, lartista ospita fino al 4 marzo la mostra di poesia visiva con opere di artisti internazionali che fanno parte della propria collezione personale di libri dartista, poesia visiva e mail art denominata Mailartmeeting archives.

Come nasce la sua passione per larte?

«Ho sempre portato larte dentro di me e con me. Fin da bambina, quando viaggiavo con la famiglia o partivo per le vacanze, nella mia valigia non sono mai mancati fogli e colori per dipingere. Da ventenne, poi, ho frequentato il Centro darte Mascarella, dove mi sono formata con Alcide Fontanesi fino alla mia prima mostra personale ad Imola, nel 1974. Da lì ho capito che avrei dovuto e potuto fare dellarte la mia vita, per questo ho deciso di frequentare il Dams per farmi una cultura artistica personale. Lincontro con la poesia visiva, linguaggio artistico della Neoavanguardia che fonde parola e disegno, è stato per me decisivo: ho trovato libertà di forme espressive, materiali, temi, scopi che non mi ha più fatta fermare, sempre esplorando nuove vie. Le mie opere in un certo senso erano già poesia visiva anche prima di conoscere la corrente, che poi ho abbracciato con tutta me stessa. O meglio, io sono sempre stata unartista verbo-pittorica, perché ho sempre affiancato la parola al disegno, mentre tecnicamente la poesia visiva è nata dalla parola affiancata dallimmagine. Per i primi anni, inevitabilmente, ho fatto vari lavoretti per sostenere la mia carriera artistica. Allora anche mio marito, che si è sempre occupato di progettazione tecnica, dipingeva. Gli anni sono passati sempre caratterizzati da un buon apprezzamento di critica e pubblico che sono il vero compenso dellartista, e dal 1982 in poi mi sono occupata solo di arte».

Dopo cinquantanni di carriera ancora che cosapuòdire di avere raggiunto?

«La ricerca artistica è unevoluzione continua che porta sempre a nuove opportunità ma mai ad un traguardo. Con questo spirito mi sono approcciata anche alla mail art, network ideato da Rat Johnson sulla base della già esistente forma artistica che viaggiava a mezzo posta. In pratica un artista indice e pubblica un progetto cui tutti gli altri artisti possono prendere parte inviando il proprio lavoro sul tema e secondo le misure o regole decise da chi ha ideato il progetto. Costui, poi, raccoglie ed espone i lavori, dando agli artisti partecipanti traccia dellevento cui hanno liberamente scelto di partecipare con la propria arte (la mail art diventa tale, cioè arte, solo dopo essere stata spedita, e spesso coinvolge francobolli, cartoline, carta, tecniche di collage, ma anche oggetti di uso comune, Ndr). La mail art è una vera scuola darte che insegna a uscire dai propri schemi artistici, conoscere ed apprezzare laltro e farsi ispirare. A Castello ho fatto diversi progetti di mail art, ad esempio nel 1999 uno sullottocentesimo compleanno della città che ha raccolto quasi trecento lavori da ventisei diversi Paesi. Io oggi non posso più occuparmi di indire nuovi progetti, non posso fare solo mail art. Ma è stato un bellissimo percorso che purtroppo nessuno, artista castellano o gruppo darte, ha mantenuto vivo».

Quali sono altri periodi o lavori della sua carriera che ricorda con particolare soddisfazione?

«Anche se ho avuto una vita personale sfortunata per via di alcuni momenti difficili, non posso certo lamentarmi della mia carriera. Più volte mi ha regalato momenti memorabili, esperienze incredibili, opportunità grandiose. Tra gli eventi di grande prestigio cui ho partecipato ci sono la Triennale di Bologna del 2000, la cinquantesima Biennale di Venezia, la London Biennale 2004. Ho ricevuto il premio alla carriera nel corso della rassegna Arte in Arte e Mestieri di Suzzara. Ho esposto e sono presente in numerose collezioni pubbliche e private in Italia e allestero. Il viaggio a New York per il Dada Meeting invitata dalla galleria di Ray Johnson è stata unesperienza indimenticabile e arricchente. Del resto la mia ispirazione è quotidiana e perenne, giunge da tutto quello che accade intorno a me vicino o lontano, mi occupo di sociale, di umanità, di qualunque cosa ragiono nella mia mente. Così sono nate alcune delle mie proposte artistiche più belle, come i Progetti In-consci realizzati in risposta alla crisi della poesia visiva sollevata al convegno di un museo che poi ha esposto le mie opere, con cui sono tornata alla forma geometrica pura contaminata di poesia. O come My Moticos, progetto con le buste di mail art ricevute negli anni, pure artistiche, esposto perfino a Tel Aviv. Attualmente, invece, sto lavorando ad un progetto di lettere virtuali, una sorta di mail art personale arricchita di elementi tecnologici. E per la stagione 2018 dello Studio darte FC, appena iniziata, ho numerosi progetti, al fine di divertirmi giocando con larte ma anche divulgarla».

Fino al 4 marzo, infine, dieci artisti internazionali da quattro continenti partecipano alla mostra PoesiaVisiva/Visual Poetry a cura di Anna Boschi allestita nello spazio espositivo Studio d’Arte FC in via Tanari 1445/b a Castel San Pietro, con il patrocinio di Comune e Pro Loco di Castel San Pietro Terme. Gli artisti sono Fernando Aguiar (Portogallo), Dmitry Babenko (Russia), John M. Bennett (Usa), Bartolomè Ferrando (Spagna), Michael Fox (Germania), Kimmo Framelius (Finlandia), Ma Desheng (Francia), Shigeru Tamaru (Giappone), Cornelis Vleeskens (Australia), Reid Wood (Usa). «Ho scelto questi artisti le cui opere sono presenti nel mio archivio “MailArtmeeting Archives”, perché particolarmente rappresentativi nella visual poetry – afferma Anna Boschi -. Quasi tutti praticano poesia sperimentale, poesia visiva, performance e anche il digitale. In mostra una ventina di opere di varie tecniche. Fra le opere più curiose, quella dell’artista cinese contemporaneo Ma Desheng che vive in Francia da oltre 20 anni, che presenta un libro-installazione che si dipana sul pavimento a fisarmonica per oltre sei metri».

La mostra è visitabile fino al 4 marzo dal martedì alla domenica ore 17-19.30. Info: 051/948177.

mi.mo.

Nella foto: l”artista Anna Boschi nel suo nuovo studio

L'artista castellana Anna Boschi festeggia i 50 anni di carriera con una mostra sulla Poesia Visiva
Cultura e Spettacoli 2 Febbraio 2018

Burattini di fine '900 e dipinti in mostra alla sala Auditorium di Medicina

Negli anni ”30 il burattinaio bolognese Agostino Serra era solito andare a Medicina per fare divertire i bambini delle scuole elementari Vannini con i suoi burattini.  Burattini particolari, perché creati agli inizi del ‘900 dai fratelli Frabboni (Filippo, Emilio e Augusta), una delle più importanti famiglie di burattinai bolognesi. Ora quelle piccole opere d”arte, che Serra donò alla scuola al momento del suo ritiro e che nel 2001 furono portati al Museo civico (grazie alla donazione dell’allora direttore didattico Gattei e alla dedizione di Anna Maria Brini e Giuliana Sarti occupatesi di una prima fase di riordino e ripulitura), vengono messi in mostra in un”esposizione che inaugura sabato 3 febbraio alle ore 11 nella sala Auditorium in via Pillio 1 e che si intitola Baracca e Burattini. Catalogati da Paolo Parmiggiani dell”Ibc dell”Emilia Romagna, sono 155 pezzi tra burattini,  bellissime scenografie, abiti ed attrezzerie varie.

Le teste dei burattini sono state scolpite da Emilio Frabboni. «I tratti del volto sono inconfondibili per le espressioni sobrie e contenute – si legge nella brochure dell”evento -. Le pupille degli occhi sono borchie metalliche dipinte, mentre il contorno è colorato ad imitazione degli ombretti degli attori. I capelli spesso sono veri ed applicati alla testa come parrucche mentre il collo è conico per garantire un saldo fissaggio degli abiti». Gli abiti indossati dai burattini furono probabilmente realizzati dalla sorella Augusta. «Su alcuni compare il timbro “Filippo Frabboni-Burattinaio-Bologna” – si legge ancora -. Il camiciotto (o buratto) è realizzato secondo la tradizione bolognese: un tessuto di canapa interno è cucito al vestito su cui è applicato un gilet con bottoni completato da un abito supplementare. I personaggi femminili della raccolta sono costruiti diversamente da quelli maschili in quanto mossi da un bastone inserito in un busto di legno che conferiva il portamento femminile. Moltissimi gli accessori di scena: dalle corone ai diademi, dai cestini alle borse, dalle spade ai fucili. I fondali, di grandi dimensioni, sono ventisei. La maggior parte di essi è dipinta a tempera e rappresenta paesaggi, scorci di città, interni di abitazioni di vario genere, l’autore si firma G. Rubbiani. Alcuni fondali sono doppi, formati, cioè, da fondale e principale per meglio rendere la prospettiva dello scenario».

Ad occuparsi di spolverare, pulire, stirare i vestiti e rietichettare i burattini sono stati i volontari del Gruppo Acrasma, insieme a Marta Tugnoli, tirocinante universitaria. In contemporanea (l’inaugurazione è alle ore 10.30) si potrà ammirare la mostra pittorica Il teatro della vita di Vittoriana Benini, con soggetti legati al mondo del teatro e delle maschere.

La mostra sarà visitabile fino al 18 febbraio (sabato e domenica dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18, giovedì dalle 10 alle 12).

Nella foto: un burattino

Burattini di fine '900 e dipinti in mostra alla sala Auditorium di Medicina
Cultura e Spettacoli 31 Gennaio 2018

Milena Vukotic e Lucia Poli in scena al teatro Stignani con le «Sorelle Materassi»

Lucia Poli, Milena Vukotic e Marilù Prati sono le protagoniste di Sorelle Materassi, adattamento teatrale di Ugo Chiti  dal romanzo di Aldo Palazzeschi che sarà al teatro Stignani di Imola dal 31 gennaio al 4 febbraio per la regia di Geppy Gleijeses. Ambientato nei primi anni del XX secolo nel sobborgo di Firenze Coverciano, narra la vicenda di quattro donne che vivono una vita tranquilla e isolata. «Tre di esse (Teresa, Carolina e Giselda), sono sorelle: le prime due sono nubili, la terza è stata da loro accolta essendo stata respinta dal marito  – spiegano le note allo spettacolo -. Teresa e Carolina sono abilissime sarte e ricamatrici e vivono cucendo corredi da sposa e biancheria di lusso per la benestante borghesia fiorentina. Giselda, delusa dalla vita, tende all’isolamento e si lascia tormentare da un rabbioso risentimento. Una dose di popolaresco ottimismo e di serena saggezza è introdotta nella vita familiare dalla fedele domestica Niobe che tranquillamente invecchia insieme alle padrone. Tutto sembra scorrere su tranquilli binari quando nella casa giunge Remo, il giovane figlio di una quarta sorella morta ad Ancona. Bello, pieno di vita, spiritoso, il giovane attira subito le attenzioni e le cure delle donne i cui sentimenti parevano addormentati in un susseguirsi di scadenze sempre uguali. Istintivamente Remo si rende conto di essere l’oggetto di una predilezione venata di inconsapevole sensualità e approfitta della situazione ottenendo immediata soddisfazione a tutti i suoi desideri e a tutti i suoi capricci. Il sereno benessere della vita familiare comincia ad incrinarsi: Remo spende più di quanto le zie guadagnino con il loro lavoro e le sue pretese non hanno mai fine. Giselda è l’unica a rendersi conto della situazione ma i suoi avvertimenti rimangono inascoltati. A poco a poco Teresa e Carolina spendono tutti i loro risparmi per soddisfare le crescenti esigenze del nipote, poi iniziano a indebitarsi e infine sono costrette a mettere in vendita la casa e i terreni che avevano ereditato dal padre».

Il romanzo pubblicato da Palazzeschi nel 1934 vive sul palcoscenico  come «un gioco estenuato che si scioglie in una “impossibilità del dramma”», scrive il regista nelle sue note, e continua: «Lucia Poli, attrice immensa e mia prediletta compagna d’arte, gioca con toni duri e abbandoni a cui né lei né noi possiamo resistere, Milena Vukotic distilla deliqui, smancerie e piccole ribellioni con il raro dono della grazia, Marilù Prati porta da par suo una ventata rivoluzionaria da povera pasionaria violata covercianese e tutti gli attori perfetti, lo scenografo, le costumiste e il maestro delle luci di questa “commedia” (sì, definiamola così) mi hanno più o meno consciamente indicato la strada che spero avrebbe gradito quel burlone di Palazzeschi, la piccola tragicommedia minimale».

Nella foto: Milena Vukotic e Lucia Poli sul palco nello spettacolo le «Sorelle Materassi»

Milena Vukotic e Lucia Poli in scena al teatro Stignani con le «Sorelle Materassi»
Cultura e Spettacoli 30 Gennaio 2018

«I racconti del Fungo», questa sera la presentazione del libro dell'imolese Andrea Pelliconi

Lo abbiamo conosciuto come brillante disegnatore. Ora lo riscopriamo come scrittore di talento. Andrea Pelliconi, imolese, realizza murales e dipinge su tutto. Ma questa volta è andato oltre. «L’ha fatta grossa» direbbe uno dei suoi personaggi. Ha scritto un libro, un bel libro. Il titolo I racconti del Fungo (Albatros, 2017) la dice lunga. Intanto perché Andrea Pelliconi è noto con il nome d’arte di «Fungo». Poi perché questo libro è come lui: generoso. Sono 226 pagine fitte di vicende, cinque racconti scritti in periodi anche lontani fra loro, che avrebbero potuto dar vita anche a più di un libro. Ma l’autore è fatto così: in ogni cosa che fa, da un murales al libro, ci mette dentro tutto se stesso; il cuore oltre l’ostacolo. Il volume sarà presentato questa sera, alle ore 20.30 in biblioteca comunale a Imola (via Emilia 80), ad ingresso libero. Ci sarà anche chi scrive, più che per intervistarlo, per aprire il libro e accendere il flusso dei racconti. Il resto lo faranno l’autore e il compagno di mille «battaglie», Pietro Grandi, in arte Piotr, bagnino-illustratore. Proprio a Piotr «che prestandomi un bel libro mi fece scoprire il piacere della lettura» va il primo ringraziamento dell’autore, seguito da quello «ad Alice che, regalandomi un semplice corso di scrittura, mi ha aperto un mondo».

Basta sfogliare le pagine per trovarci dentro una verve creativa travolgente, in una scrittura che scorre fluida, immediata e diretta come una lingua parlata. Tra fitti dialoghi e dettagliate descrizioni. Una scrittura che quasi placa l’evolversi frenetico dell’intreccio delle vicende, fra personaggi che sembrano impossibili e che a ben vedere sono lo specchio della vita reale. Intreccio reso bene dall’immagine di copertina, disegnata naturalmente dal Fungo. «Quel che a me stimola scrivere sono principalmente le ingiustizie, gli abusi di potere, la mancanza di rispetto per il prossimo e per l’ambiente, lo spreco dell’acqua, l’avvelenamento dell’aria e della terra sia per menefreghismo che per interessi personali – spiega Andrea Pelliconi -. Mi indigna l’indifferenza dei ricchi nei confronti di chi è meno fortunato, mentre ammiro moltissimo chi si prodiga per il prossimo e per il pianeta. I personaggi che sono nei miei racconti nascono da queste situazioni, da controsensi, persone comuni che si ritrovano in situazioni assurde che potrebbero capitare a tutti».

Dal disperato che con gli ultimi soldi si compra una pistola al carabiniere geloso, dalla «punkabbestia» schizzata al bagnino romagnolo, i suoi personaggi ci dicono come sia sottile il confine fra una vita cosiddetta «normale» e l’essere immischiati in vicende inimmaginabili. Oggi tocca a loro, domani potrebbe toccare a noi. «Siamo tutti vulnerabili – dice l’autore -. Non avevo mai pensato nella mia vita di scrivere un libro, ma mi sono ritrovato spesso a prendere appunti, mettere nero su bianco pensieri e idee, che poi nel tempo sono diventati racconti». Per lui «la scrittura è uno sfogo e non è necessario avere tutta la storia in testa. Io parto da una scintilla, da un seme, scrivere è come annaffiarlo, e la storia quasi per magia cresce e si ramifica come un albero, e in quel momento bisogna fare attenzione a tutto quel che succede intorno per raccogliere informazioni, gli ingredienti che comporranno il racconto».  E anche quando la vena creativa sembra esaurirsi, nessuna paura. «In momenti in cui la storia sembra impantanarsi, capita di incontrare una persona che, chiacchierando, ti dà la chiave per proseguire. Una volta, addirittura, il vento mi portò ai piedi una pagina di giornale sulla quale trovai uno spunto importante per un racconto: a me è sembrata una cosa magica» aggiunge il Fungo.

Il ritmo e l’incalzare quasi adrenalinico del susseguirsi degli intrecci, dei personaggi che appaiono sulla scena per poi scomparire e ritornare per il gran finale, dopo un inabissarsi carsico, è molto cinematografico. Con la realtà, sottesa alla parola scritta, che è lì pronta a dilagarti fra le mani. I racconti trasudano realtà. «I miei amici mi chiedono se il tal personaggio è proprio quel tizio piuttosto che quell’altro. Io rispondo di no» dice ridendo l’autore. Che indaga gli aspetti psicologici dei suoi personaggi con un occhio attento ai dettagli, che spesso fanno la differenza. «La storia è un supporto ai dettagli, ai particolari» spiega. Racconti che ci strappano a volte un sorriso, ma che spesso ci fanno riflettere sul senso della vita. Non rimane allora che immergersi nel flusso narrativo e lasciarsi trasportare come se fosse la corrente del Golfo. Perché I racconti del Fungo ci portano lontano. Talmente lontano da ritrovarci, dopo avere fatto il giro del mondo, proprio dentro casa di ciascuno di noi. E adesso, avanti con il prossimo racconto, che è già abbozzato. «Ma non sai mai dove va a parare». Parola del Fungo.

vin.dal.

Nella foto: la copertina del libro

«I racconti del Fungo», questa sera la presentazione del libro dell'imolese Andrea Pelliconi
Cultura e Spettacoli 29 Gennaio 2018

Stupid Now, il nuovo album dei Five to Ten di Silvia De Santis

È uscito lo scorso 15 gennaio il nuovo album dei Five to Ten, formazione di cui fa parte la cantante imolese Silvia De Santis che dopo il singolo Right Thing, ha così dato alle stampe Stupid Now, dieci brani di “candy pop rock” in lingua inglese.

Fa” la cosa giusta. Si intitola Right thing il recente nuovo singolo di Silvia De Santis che, per l”occasione, si è presentata sulle scene con la nuova formazione dei Five to Ten, nata dal nucleo dei New Classics, gruppo in cui ha militato per anni. Right thing è il titolo del singolo uscito ad ottobre ad opera, originale gruppo composto da tre soli musicisti: Silvia, appunto, alla voce, Fabio Biffi in arte “Farian” al piano, Fabio Fenati in arte “Fax” alla batteria. Prodotto artisticamente da Pietro Foresti, ed editato dall”etichetta Vrec, il singolo annuncia una svolta nella carriera della talentuosa cantante che ha calcato anche i palcoscenici televisivi con l”avventura a The voice of Italy 2015.

“Siamo molto contenti del lavoro che abbiamo fatto e che ci rappresenta tanto, essendo anche un”evoluzione del nostro modo di fare musica – spiega Silvia De Santis -. Il genere musicale è più marcatamente pop rock rispetto a prima (i New Classics, come il nome lascia supporre, univano sfumature classiche ad altre rock, Nda) e, per il tipo di musica che proponiamo, abbiamo anche inventato un termine, candy pop rock, che si richiama anche alla copertina del singolo (dove si vede, appunto una caramella, candy, Nda)”.

Se Right thing, il primo brano, è in vendita in tutti gli store musicali digitali, l”album avrà anche una versione “fisica” e si intitolerà Stupid now.

“In tutto l”album vogliamo trasmettere positività – continua Silvia -. Con Right thing cantiamo l”importanza di agire con coraggio e spensieratezza per fare la cosa giusta, perché spesso la cosa giusta siamo noi: è un concetto che va applicato nella coppia, nel lavoro, nello studio, e che spinge a mettere davanti noi stessi, davanti alle paure, in modo sano. Nell”album tocchiamo tanti argomenti, ma sempre con ottimismo”.

Registrato al Frequenze Studio di Monza, l”album vede i brani scritti da Silvia e Farian, mentre per gli arrangiamenti c”è un coinvolgimento dei tre membri dei Five to Ten. Nome che, a proposito, cosa significa?

“Se pensiamo al dieci come al numero perfetto, come al massimo da raggiungere, i Five to Ten sono quei cinque minuti che mancano alla perfezione, alla realizzazione del sogno, e sono uno stimolo, la voglia di fare sempre qualcosa di nuovo”.

Tutto in inglese, l”album si muoverà anche nel mercato internazionale: “Il nostro produttore artistico, Pietro Foresti, ha lavorato per anni in America, con membri dei Guns N” Roses, coi Korn o con Asian Dub Foundation, tanto per citarne alcuni, ed è un produttore multiplatino”. Intanto è visibile anche il video del primo singolo: “È stato girato da Carlo Tombola, docente e regista che ha lavorato anche con Subsonica e Afterhours”, conclude Silvia. Mentre la copertina del brano è di Paolo Zauli, fotografo di Castel Bolognese.

r.c.

Stupid Now, il nuovo album dei Five to Ten di Silvia De Santis

Cerca

Seguici su Facebook

ABBONATI AL SABATO SERA

Font Resize
Contrast