Cronaca

Imola 23 Aprile 2018

#ElezioniImola2018, Vediamoci chiaro chiede ai candidati l'impegno scritto: no alla discarica, sì al porta a porta

La campagna elettorale per le amministrative del 10 giugno entra nel vivo. Dopo volti e nomi dei candidati sindaco (sette, ad oggi) spuntano solo dichiarazioni sui programmi.

Il comitato Vediamoci chiaro prova a far scoprire le carte chiedendo apertamente ai «candidati sindaco di sottoscrivere, e alle forze politiche di mettere integralmente nel programma elettorale» una serie di impegni sul tema a loro caro, ovvero la chiusura della Tre Monti e una diversa gestione dei rifiuti. «Poi informeremo i cittadini e li inviteremo a votare esclusivamente le forze politiche che avranno preso questi impegni» hanno detto all’unisono.

Quali sono gli impegni? Primo la chiusura, messa in sicurezza e bonifica della discarica Tre Monti di Imola; poi l’affidamento ad una propria società pubblica la gestione dei rifiuti togliendola ad Hera; l’adozione tramite delibera della strategia rifiuti zero in accordo con l’associazione Zero Waste Italy e la Rete Rifiuti Zero Emilia Romagna (che prevede la raccolta differenziata porta a porta), infine «far valere le proprie quote in Hera per modificare le politiche di questa società verso la strategia rifiuti zero e mettere ai vertici dell’azienda esperti che condividono tale strategia».

In teoria non vi sono preclusioni politiche ma «è chiaro che non ci fidiamo nel modo più assoluto delle forze che fino ad oggi hanno governato la città, viste le forti azioni in direzione opposta a quanto da noi auspicato» dicono. «La Tre Monti è stata vista come la cassaforte del Comune. Ora basta». (l.a.) 

Nella foto i rappresentati del comitato Vediamoci chiaro Alfredo Sambinello di Legambiente, Natale Belosi dell’Ecoistituto Faenza e Zero Waste Italy, Cinzia Morsiani di Panda Imola e Marco Stevanin, ingegnere ambientale tra i sostenitori della lista Focus per Imola che appoggia il candidato sindaco del centrodestra Giuseppe Palazzolo

#ElezioniImola2018, Vediamoci chiaro chiede ai candidati l'impegno scritto: no alla discarica, sì al porta a porta
Cronaca 22 Aprile 2018

La storia degli aerei ricognitori «Pippo» e «Cicogna», terrore della popolazione durante la guerra

Nell’aprile del 1945 atterrarono ad Imola i primi aeroplani; i primi e gli ultimi, probabilmente. Si trattava di quegli aerei da ricognizione con l’ala sopra, detti anche «Cicogne», dotati di macchine per riprese fotografiche, che facevano anche il servizio postale, trasportavano feriti, ecc. Volavano alti nel cielo, sia di giorno che di notte, solitari, sorvolando le zone di combattimento e soprattutto le retrovie tedesche per individuare la presenza di truppe, di automezzi in movimento, di basi e depositi di rifornimenti e poi, ogni tanto, lasciavano cadere una bomba, seminando il panico tra i soldati tedeschi e naturalmente anche tra la popolazione civile.

Nel libro di Guglielmo Cenni dal titolo Imola sotto il terrore della guerra, l’autore annota puntualmente i fatti di cronaca cittadina tra il luglio del 1943 e l’aprile 1945. Quei velivoli, dagli imolesi erano chiamati «Pippo» perché il nome tecnico era Piper, che in inglese si pronuncia «paiper», ma in tedesco si pronuncia «piper». Per cui, ogni volta che si sentiva il caratteristico e inconfondibile rombo, i soldati tedeschi dicevano: «Piper! Piper!», per intendere l’aereo che stava spiando dall’alto. La parola «piper» per gli imolesi divenne allora simpaticamente e affettuosamente «Pippo». La presenza di quell’aereo divenne famigliare, anche se le sue azioni portavano spesso danni e morti. Dopotutto si era in guerra, in quel terribile inverno 1944-45 che passammo chiusi tra le mura della città, coi campi minati tutt’attorno, il razionamento dei viveri, il mercato nero e migliaia di sfollati venuti dalla campagna. Benvenuti quindi i voli dei Pippo sulle nostre teste; almeno davano speranza. C’era anche il coprifuoco, l’obbligo di mantenere l’oscurità, con degli addetti che giravano per controllare anche le case private.

Erano azioni di tutti i giorni, quelle compiute dai Pippo, che nell’inverno 1944-45 partivano da Castel del Rio, da una pista spianata alla meglio su di un ampio terrazzo naturale circa un chilometro a nord del paese. Decollavano e atterravano in poco spazio. Quello di Castel del Rio non fu l’unico campo del genere allestito nella vallata del Santerno, poiché mano a mano che il fronte avanzava anche i servizi delle retrovie si spostavano. Ad Imola liberata, i campi di atterraggio furono addirittura due: uno a fianco della strada Montanara, dove oggi si trovano i campi da rugby, l’altro verso Faenza, in via Gratusa. Sul campo della Montanara atterrarono soltanto i Piper, in quello di via Gratusa invece hanno atterrato anche alcuni bimotori.

Il 15 aprile nel podere Santo Spirito, dove era situata la base dei rifornimenti, arrivarono le ruspe la mattina presto. Cominciarono ad abbattere le piante, a colmare i fossi e a livellare il terreno e nel pomeriggio atterrarono i primi aerei. C’era sempre un notevole traffico di aerei, che arrivavano e partivano. Quando c’era troppo fango, per asciugare il terreno i militari usavano cospargerlo di benzina e darvi fuoco. Anche da quelle parti un aereo fu abbattuto dalla contraerea piazzata sulla strada di Zello e andò a cadere proprio dove ora c’è l’albergo Olimpia. Quei campi di atterraggio rimasero in funzione forse una ventina di giorni, poi tutto si spostò verso nord. La vita molto lentamente ricominciò, i contadini ripresero a lavorare, i fossi furono riaperti e degli «aeroporti» del Santerno non rimase più nulla.

ve.mo.

L”articolo completo su «sabato sera» del 19 aprile.

Nella foto: un aereo da osservazione decolla da un campo di atterraggio di pianura

La storia degli aerei ricognitori «Pippo» e «Cicogna», terrore della popolazione durante la guerra
Elezioni 22 Aprile 2018

#ElezioniImola2018, sette candidati sindaco. Campagna elettorale, stasera arriva Gianluigi Paragone

Entra nel vivo la campagna elettorale imolese. Alle amministrative fissate per domenica 10 giugno mancano meno di cinquanta giorni. 

I candidati alla carica di sindaco di Imola sono sette. Questi i loro nomi in rigoroso ordine alfabetico: Francesco Armiento, sostenuto dalla lista civica «Azione imolese»; Giambattista Boninsegna, sostenuto dal movimento politico Popolo della famiglia; Franco Benedetti, sostenuto dalle liste civiche «Per l’autodromo di Imola» e «Agricoltura e Cultura»; Carmela Cappello, sostenuta dal nuovo centrosinistra, coalizione costituita da Partito democratico, Articolo1-Mdp e dalle liste civiche «Imola Futuro», «Imola Più» e da una terza lista in via di costituzione; Giuseppe Palazzolo, sostenuto dalla coalizione di centrodestra comprendente Lega Nord, Forza Italia, Fratelli d’Italia e dalla lista civica «Focus per Imola»; Filippo Samachini, sostenuto da «Sinistra Unita», coalizione costituita da Sinistra italiana, Possibile e Partito comunista italiano; Manuela Sangiorgi, sostenuta dal Movimento5Stelle. 

Due degli schieramenti più accreditati, centrosinistra e M5S, presentano una candidata sindaco donna, se una delle due risultasse vincente sarebbe la prima volta per Imola in tutta la storia repubblicana. Anche un’eventuale sconfitta del centrosinistra sarebbe la prima volta dal secondo dopoguerra ad oggi. 

La campagna elettorale si prospetta accesa e a Imola cominciano a calare i grossi calibri. Per stasera, con inizio alle ore 18, il M5S organizza un incontro all”hotel Molino Rosso con Salvatore Lantino per la presentazione del suo libro Le 1000 tasse degli italiani. Tutto quello che avreste voluto sapere sulle tasse e che non vi hanno mai detto (Minerva Edizioni), una panoramica tra i meandri della fiscalità italiana. Ospite dell”evento sarà il giornalista Gianluigi Paragone, ex conduttore della trasmissione televisiva La Gabbia, ora senatore pentastellato. Al termine della serata i 5Stelle hanno annunciato che presenteranno il nome che hanno individuato come assessore al Bilancio di un’eventuale Giunta Sangiorgi.

Nel frattempo le varie liste sono alle prese con la raccolta delle firme degli elettori da allegare: per potersi presentare alle urne devono presentarne minimo 200 e massimo 400 e devono consegnarle tra l”11 e il 12 maggio. Una ricerca non facile considerando anche il fatto che ogni firma deve essere autenticata da un notaio o giudice di pace, cancelliere oppure consigliere o assessore comunale o provinciale, oppure funzionari (dipendenti) comunali investiti dell”incarico. Il Comune ha già deciso di mettere a disposizione orari più ampi e aperture straordinarie degli uffici per venire incontro alle necessità delle varie liste ma a qualcuno non basta e il tempo stringe. Il Popolo della Famiglia con una nota sostiene che “la democrazia verrà messa in serio pericolo se non verranno presi adeguati provvedimenti amministrativi” (r.c.)

Foto d”archivio

#ElezioniImola2018, sette candidati sindaco. Campagna elettorale, stasera arriva Gianluigi Paragone
Cronaca 21 Aprile 2018

Neurochirugia su una donna incinta nel medioevo, la scoperta su uno scheletro trovato sotto la via Emilia a Imola

Spesso si viene a conoscenza delle scoperte archeologiche nel momento dello scavo. Si fanno le prime ipotesi, poi dei reperti per lungo tempo non si sa più nulla. Molti scheletri rinvenuti nel nostro territorio e ritenuti particolarmente interessanti, ad esempio, vengono inviati al laboratorio di archeo-antropologia e antropologia forense dell’Università di Ferrara. E’ successo anche per i resti di una donna e del bimbo che aveva in grembo, rinvenuti nel 2010 in via Emilia a Imola durante la posa dei tubi del teleriscaldamento, nel tratto che da piazza Ferri arriva fino a via Fratelli Bandiera. In particolare, nei pressi della chiesa di San Giacomo, furono ritrovate delle tombe a cassa laterizia con copertura alla cappuccina, ossia con tegole spioventi. Una scoperta risalente all’epoca longobarda (VII-VIII secolo dopo Cristo).

Nell’estate del 2017, e per i successivi sei mesi, il suo scheletro è stato studiato e nel febbraio di quest’anno i risultati dell’indagine sono stati messi nero su bianco in un articolo all’interno della rivista World Neurosurgery della Federazione mondiale di neurochirurgia. Gli autori sono le antropologhe Alba Pasini e Vanessa Samantha Manzon, la viceditettrice del Dipartimento di Sicenze biomediche e chirurgo specialistiche dell’Università di Ferrara, Emanuela Gualdi, e l’archeologo Xabier Gonzales Muro, che si è occupato dello scavo.«Dalle analisi è emerso che le ossa sono di una donna di età compresa tra i 25 e i 35 anni e alta circa un metro e 60 – spiega l’antropologa Alba Pasini -. Le ossa più piccole, invece, sono di un feto arrivato alla trentottesima settimana di gestazione, quindi quasi al termine della gravidanza».

Perché questa scoperta è considerata così importante?
«Quella tomba – risponde la Pasini – mostra due eventi piuttosto rari nella letteratura archeo-antropologica relativa all’epoca altomedioevale, ossia la trapanazione del cranio e l’espulsione del feto (ovviamente già morto, ndr) in seguito al decesso della madre. Per quanto riguarda il primo, in tutta Europa sono stati scoperti altri 4 o 5 casi, mentre per il “parto in bara” si contano una decina di casi in tutto il mondo e questo è il primo in Italia. Queste due evidenze ci hanno portato a riflettere sulla loro correlazione».

A cosa serviva la trapanazione?
«Si tratta di una pratica che avveniva già nell’Età del bronzo, durante la preistoria, ed è proseguita fino al Novecento. Era un metodo usato in caso di sintomi quali ipertensione a livello del cranio, febbre alta e convulsioni. Tutti e tre, tra l’altro, si possono manifestare in caso di eclampsia, la sindrome ipertensiva più comune in gravidanza. Sono sintomi che a livello osseo non si vedono, la nostra è solo un’ipotesi, tuttavia il fatto che lei fosse incinta ci fa credere che la trapanazione possa essere avvenuta per questo motivo, visto che serviva per alleggerire la pressione sanguigna. Il fatto che questa operazione neurochirurgica sia stata effettuata in questo particolare periodo storico così “buio” per la scienza, ossia l’alto medioevo, è la dimostrazione che certe tecniche venivano applicate ugualmente, anche nei piccoli centri».

La trapanazione potrebbe aver provocato la morte della donna?
«L’analisi ossea ci ha confermato che è morta 5-7 giorni dopo questa pratica perché abbiamo riscontrato dei segni che testimoniano l’inizio di un processo di guarigione nell’osso. La trapanazione potrebbe aver provocato un’infenzione, così come la donna potrebbe essere morta per l’aggravarsi dell’eclampsia, oppure per un problema insorto durante il travaglio. Dall’analisi ossea non possiamo saperlo con certezza».

La seconda particolarità di questo ritrovamento è appunto il feto, espulso dal corpo della donna dopo che lei era morta, già nella tomba.
«Il feto era a testa in giù, con le gambe ancora all’interno del bacino della madre, mentre testa e scapole erano già all’esterno. E’ raro vederlo perché le ossa di un neonato sono molto fragili, ma si tratta di un processo del tutto naturale durante la decomposizione del corpo. In particolare, nella fase cosiddetta enfisematosa, vengono prodotti dei gas da cui dipendono alcuni fenomeni quali lo svuotamento della vescica, la fuoriuscita delle feci e, come in questo caso, lo svuotamento dell’utero».

Ora cosa succederà ai due scheletri? Verranno esposti, magari a Imola?
«Per il momento sono ancora nel nostro laboratorio a Ferrara. Il nostro lavoro è ultimato, ma spetterà alla Soprintendenza decidere cosa farne». (gi.gi.)

L”articolo completo sul “sabato sera” del 19 aprile 2018.

L’antropologa Alba Pasini

Neurochirugia su una donna incinta nel medioevo, la scoperta su uno scheletro trovato sotto la via Emilia a Imola
Cronaca 20 Aprile 2018

Inseguimento nella notte sulla Montanara. Due ladri tentano di sfondare un posto di blocco. Arrestati

Inseguimento da film sulla Montanara. Due ladri alla fine carambolano sul posto di blocco della polizia e vengono arrestati. Nottata movimentata tra Castel del Rio e Borgo Tossignano. Intorno alle 2.45 due uomini si sono introdotti in un’azienda di Castel del Rio, hanno rotto i vetri di alcune vetture presenti nel cortile per cercare di rubare qualcosa ma facendo più danni che altro. Nel frattempo il titolare, che abita poco lontano, ha sentito dei rumori, è uscito di casa e si è recato dove sono parcheggiati i mezzi. A quel punto i due ladri sono saliti su un furgone e si sono dati alla fuga lungo la Montanara con direzione Fontanelice.

I carabinieri, allertati, hanno iniziato ad inseguirli chiamando in aiuto anche i colleghi della polizia che ha organizzato un posto di blocco con due auto a Borgo all’intersezione tra la Montanara e la via Codrignano. I due sono arrivati a tutta velocità cercando di sfondare il posto di blocco ma il furgone si è rovesciato. A quel punto gli agenti, rimasti per fortuna illesi, li hanno bloccati e arrestati.

Anche i due ladri non hanno riportato ferite. Ora dovranno rispondere di furto aggravato e violenza. Si tratta di due marocchini residenti a Imola già ben noti alle forze dell’ordine e pure alla giustizia per reati analoghi.

Il magistrato ha convalidato l”arresto e stabilito la custodia cautelare in carcere a Bologna fino al processo fissato per il 3 maggio. (l.a.)

Foto d”archivio

Inseguimento nella notte sulla Montanara. Due ladri tentano di sfondare un posto di blocco. Arrestati
Cronaca 20 Aprile 2018

Restyling per la frazione di Varignana, al via i lavori per il nuovo parcheggio

L”Amministrazione comunale castellana ha deciso di mettere mano alla frazione di Varignana. Prossimo a partire, infatti, è il cantiere per la realizzazione del nuovo parcheggio da 38 posti auto adiacente il cimitero della frazione, un progetto strategico nelle corde della Giunta fin dal 2013. Dopo l’assegnazione dell’opera, da 211 mila euro (Iva esclusa), alla ditta salernitana Inverso costruzioni di Orria, la settimana scorsa è stata formalizzata la consegna del cantiere e i lavori per realizzare il parcheggio dovrebbero partire già nei prossimi giorni.

Il suo completamento è previsto entro il prossimo 8 agosto, in tempo quindi per la festa del patrono di Varignana del 10 agosto e sicuramente utile per le manifestazioni di settembre che, con centinaia di visitatori, danno avvio al Settembre castellano. Assieme ai lavori del parcheggio, verrà realizzato anche il collegamento pedonale con il cimitero stesso, mentre per il più atteso percorso che dovrebbe condurre fino al cuore del centro storico, all’altezza della chiesa di San Lorenzo, bisognerà aspettare. «Il terreno nel quale dovrà passare il collegamento pedonale è di proprietà della parrocchia, con la quale prenderemo contatto per la realizzazione dell’opera – spiega Stefano Trazzi, presidente del Consiglio comunale con delega alle Opere pubbliche e ai Progetti strategici, che aggiunge – il nuovo parcheggio è fondamentale per il più corposo progetto di riqualificazione complessiva del centro di Varignana».

Un altro tassello della riqualificazione della frazione è ad esempio quello delle ex scuole. Come anticipava la scorsa estate il sindaco castellano Fausto Tinti riguardo il vecchio immobile di piazza Nazario Sauro, in parte tuttora adibito a spazi pubblici tra cui sale per riunioni, mostre e seggio elettorale, «recuperare l’edificio avrebbe costi elevati». Da qui la scelta di vendere le ex scuole (il bando d’asta per l’alienazione è scaduto mercoledì 18 aprile) e l’idea di «acquistare la canonica di proprietà dell’Opera pia di padre Marella e trasferire lì le attività» diceva Tinti. E ancora, oltre ai lavori di Hera (leggi qui la news) già iniziati è in programma il rifacimento stradale di via Sant’Agostino, oggi bianca, con i lavori che dovrebbero svolgersi a cavallo dell’estate, prima o dopo la famosa corsa delle carriole di inizio settembre.  L’idea del Comune è quella di realizzare una pavimentazione «adatta ad un centro storico – spiega Stefano Trazzi –. Stiamo valutando un asfalto di tipo cromatico, realizzato con l’aggiunta di elementi di diverso colore per ottenere una soluzione che rimandi all’antico. Inoltre inizieremo, come già fatto nel centro del capoluogo, a regolamentare la sosta anche a Varignana, disegnando sei posteggi nella piazzetta San Lorenzo oggi formalmente priva di parcheggi, ma comunque già utilizzata per la sosta». 

In ogni caso, per la riqualificazione della frazione sui colli l’ente locale può beneficiare anche degli accordi siglati nell’ambito dell’approvazione del Psc–Rue avvenuta a dicembre 2015 con Palazzo di Varignana, gestito dalla Srl omonima che fa capo alla bolognese Crif Spa, leader nel settore dei software e dei sistemi informativi bancari e creditizi. I lavori di ampliamento dell’imponente e lussuoso centro congressi con spa e albergo quattro stelle, tra oneri e opere accessorie portano in dote anche 2 milioni di euro per il Comune, dei quali 500 mila euro di perequazione destinati proprio alla valorizzazione del borgo di Varignana.

mi.mo.

Nella foto: l”area accanto al cimitero dove sorgerà il nuovo parcheggio

Restyling per la frazione di Varignana, al via i lavori per il nuovo parcheggio
Cronaca 20 Aprile 2018

Un parcheggio o una targa per ricordare l'artista ozzanese Gina Negrini

Il parcheggio cosiddetto «ex Coop» di via Aldo Moro, nei pressi della rotonda di via Allende, potrebbe essere intitolato alla partigiana combattente, scrittrice e artista ozzanese Gina Negrini. A poche decine di metri dal monumento per la Resistenza, inserito nell’omonimo parco pubblico, c’è infatti un parcheggio per il quale è previsto il rifacimento del manto d’asfalto nel corso del mese di maggio, un intervento da 14 mila euro. «L’amministrazione sta prendendo in considerazione l’idea di intitolare quel largo a Gina Negrini una volta terminati i lavori di rifacimento – conferma il sindaco Luca Lelli -. Pur non essendo trascorsi dieci anni dalla sua morte, confidiamo che la Prefettura di Bologna possa accogliere comunque la nostra richiesta».

La legge numero 1.188 del 1927, infatti, prevede che l’intitolazione di nuove strade e piazze pubbliche, così come la realizzazione di monumenti commemorativi, possa essere fatta soltanto per persone decedute da almeno dieci anni e, comunque, dopo aver ottenuto l’autorizzazione del prefetto. Gina Negrini è venuta a mancare nel 2014, «appena» quattro anni fa. «Esistono però casi, nel bolognese, dove tale requisito non è stato inderogabile» dice speranzoso il sindaco. Ma se questo non fosse possibile per via dei pochi anni trascorsi dalla morte, l’Amministrazione comunale ha anche un piano B. La Giunta, infatti, ha pensato ad un’iscrizione commemorativa da inserire nel parco di via Don Minzoni, non lontano dalla casa di Gina. Una soluzione che potrebbe essere «consona allo spirito artistico di Gina» afferma la figlia Flavia Valentini. L’ex-partigiana infatti, oltre che alla scrittura, si è dedicata a lungo alla pittura e «non ha mai nascosto l’amore per le colline ozzanesi» prosegue la figlia. Una delle due opzioni sarà scelta nei prossimi giorni. «Accetteremo di buon grado l’una o l’altra soluzione» chiosa la Valentini.

ti.fu.

L”articolo completo e i due libri di Gina Negrini pubblicati da Bacchilega Editore  su «sabato sera» del 19 aprile.

Nella foto: l”artista ozzanese ed ex partigiana Gina Negrini

Un parcheggio o una targa per ricordare l'artista ozzanese Gina Negrini
Cronaca 20 Aprile 2018

Banchetti e sale pubbliche vietati a Medicina per chi esprime ideali fascisti

Vincolare la concessione di suolo pubblico o di sale di proprietà comunale al rispetto della Costituzione italiana, in particolare della XII disposizione finale che vieta la ricostituzione del partito fascista, e delle leggi vigenti, specialmente Scelba (che stabilisce il reato di apologia del fascismo e relativa pena) e Mancino (che sanziona e condanna gesti, azioni e slogan legati all’ideologia nazifascista, aventi per scopo l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali, nonché l’utilizzo di simbologie legate a questi movimenti politici). E’ questo lo spirito con il quale lo scorso 26 marzo è stata approvata la delibera della Giunta medicinese.

L’idea era stata lanciata in novembre, quando il Consiglio comunale aveva approvato all’unanimità un ordine del giorno per la modifica del regolamento di concessione di suolo pubblico presentato dalla capogruppo del Pd, Susanna Campesato, scritto dalla sezione Anpi di Medicina. In sostanza, si proponeva che, sul territorio medicinese, non trovassero cittadinanza tutti quei movimenti o partiti che si collocano al di fuori del mandato costituzionale, il rifiuto di qualsiasi forma di fascismo e il rispetto della costituzione. Poi, a rafforzare, è arrivata la delibera di Giunta. «Nel nostro territorio non abbiamo avuto problemi particolari, ma è un segnale politico forte che vogliamo dare. Tra l’altro, Medicina è Medaglia d’argento al merito civile e ha una Medaglia d’oro al valor militare alla memoria di Licurgo Angelo Fava il quale, catturato e torturato per giorni, non svelò mai i nomi dei suoi compagni partigiani» motiva l’assessore Dilva Fava, nipote di Licurgo.

La delibera di Giunta, in pratica, stabilisce che chi vuole fare un banchetto in piazza oppure prendere a noleggio una sala comunale d’ora in poi dovrà allegare alla domanda di concessione una dichiarazione esplicita nella quale dichiara di non aver subito condanne in relazione alle leggi Scelba e Mancino, di riconoscersi nei principi e nelle norme della Costituzione italiana e di ripudiare il fascismo e il nazismo, di non professare e non fare propaganda di ideologie neofasciste e neonaziste, di non perseguire finalità antidemocratiche, esaltando, propagandando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la Costituzione e i suoi valori democratici fondanti e, infine, di non compiere manifestazioni esteriori inneggianti le ideologie fascista e/o nazista.

Nel circondario imolese, finora soltanto Imola nel 2016 aveva approvato un ordine del giorno che proponeva una modifica del regolamento comunale per l’occupazione di aree e spazi pubblici. «Il vento neofascista e neonazista che spira sempre più forte su tanti Paesi europei, i recenti e ripetuti episodi di intolleranza e violenza, i tentativi di riabilitazione di pagine nere della nostra storia ci dicono che non possiamo abbassare la guardia – commenta il presidente Anpi Medicina, Vanes Tamburini -. Confidiamo che, proseguendo il questo percorso, il parlamento si esprima normando in maniera chiara ed univoca le facoltà dei sindaci in queste situazioni».

gi.gi.

Nella foto: la città di Medicina

Banchetti e sale pubbliche vietati a Medicina per chi esprime ideali fascisti
Cronaca 19 Aprile 2018

Nell'Archivio Carducci trovato un filmino del 1950 con Giuseppe Ianuario, uno dei “bimbi di Napoli'. IL VIDEO

«Rivedersi bambino, dopo 68 anni, è stata un’emozione incredibile». Giuseppe Ianuario torna a far parlare di sé. La sua storia di bambino nato a Napoli e accolto da una famiglia imolese nel 1947, dove poi è cresciuto pur mantenendo i rapporti con i genitori e i sette fratelli napoletani, è stata raccontata sul “sabato sera” del 5 aprile scorso (leggi). A quella storia, però, si è aggiunto un nuovo capitolo. Nell’articolo Ianuario faceva riferimento ad un episodio particolare della sua infanzia, risalente all’anno scolastico 1949-50, quando frequentava la terza elementare alla Scuola all’aperto. «Ricordo che fu fatto un filmino – ci ha raccontato -. Mentre correvo sono caduto e mi fecero ripetere la scena proprio per filmarla. Qualche anno fa ho provato a cercarlo, ma mi è stato risposto che era stato buttato via tutto».

All’Archivio Carducci le ricercatrici Franca Montanari e Maria Amadore, che dai documenti hanno ricostruito la storia scolastica dei «bimbi di Napoli» come Ianuario, ascoltata la richiesta dello stesso, hanno recuperato da uno scatolone una pellicola girata proprio nel 1949-50 alla Scuola all’aperto.

«Era materiale destinato a essere buttato via» ci hanno detto le ricercatrici. Per riuscire a vedere il contenuto di quella pellicola, girata con un proiettore portatile a manovella Pathé-Baby degli anni ’20, è stato necessario rivolgersi, per il tramite del fotografo imolese Gasparri, all’ottico di Castel Bolognese Francesco Minarini, ancora in possesso di un apparecchio di quel tipo. Trasposto su dvd, il filmato è stato reso «leggibile» dai supporti odierni.

Ebbene, all’interno c’era anche la scena che Ianuario ricordava di aver vissuto in prima persona. «All’inizio – spiega – c’erano altre immagini della Scuola all’aperto e ho pensato che non fosse quello che stavo cercando. Poi, però, verso la fine, mi sono rivisto. E’ stata una emozione grande, mi sono commosso…». Il salto nel tempo in effetti è emozionante. Si torna a un 1950 in bianco e nero, dove le immagini si susseguono un po’ a scatti, a tratti sfuocate, sulle note struggenti dei violini del Canone di Johann Pachelbel. Come un racconto, il filmato è suddiviso in capitoli che descrivono la Scuola all’aperto, tutti introdotti da un titolo scritto a gessetto su una lavagna.

Il filmato mostra gli scolari, in grembiule e cappellino chiari, che percorrono a piedi il tragitto verso la scuola. La rotonda di viale Dante si riconosce per il monumento ai Caduti, ma gli alberi sono ancora giovani, poche le case sullo sfondo e su un lato si nota anche un vespasiano. Sul ponte sul Santerno, niente auto, solo qualche bicicletta. Il giardino della scuola è lussureggiante e i bimbi si spostano con le loro seggioline per fare lezione fra gli alberi. L’obiettivo della cinepresa riprende le varie attività che si svolgevano fuori dalle aule, le visite al ruscello e al parco delle Acque Minerali, la caccia agli insetti e, dopo la caccia, «lo studio interessato e proficuo», la coltivazione dell’orto, il disegno dal vero, la mietitura, i momenti di gioco e di danza, le corse sfrenate nella natura.

La sequenza che vede protagonista Ianuario dura poco meno di un minuto. E’ preceduta dal titolo «Le cadute alla Scuola all’aperto non fanno mai male! (Pelloni)», evidentemente una citazione dell’ispettrice scolastica Velia Pelloni. Ianuario, che all’epoca aveva 10 anni, recita quasi da attore consumato, tenendo stretto il labbro inferiore per simulare il dolore. «Ricordo che per la ferita usarono dell’inchiostro rosso – dice svelando gli effetti speciali usati all’epoca e aggiunge ridendo -. Mio figlio Sante, vedendomi nel filmino, mi ha detto: “Sei un attore, babbo!”».

lo.mi.

L”articolo completo su «sabato sera» del 19 aprile.

Nella foto: primo piano di un giovane Giuseppe Ianuario

Nell'Archivio Carducci trovato un filmino del 1950 con Giuseppe Ianuario, uno dei “bimbi di Napoli'. IL VIDEO
Cronaca 19 Aprile 2018

Donazioni organi e tessuti, il punto nel circondario imolese e Ozzano. Sopra quota mille solo a Castello e Medicina

Sono passati ormai quattro anni da quando il ministero della Salute ha lanciato la campagna «Una scelta in Comune» con l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini ad esprimere la propria volontà a donare organi e tessuti in caso di morte. Nel nostro territorio, tuttavia, hanno aderito appena cinque enti locali, ossia, in ordine di adesione, Dozza, Castel San Pietro, Ozzano Emilia, Imola e Medicina, nei quali è possibile manifestare questa volontà dal 2015.

Si tratta di una pratica davvero semplice. Al momento del rinnovo della carta d’identità, è possibile richiedere il modulo all’ufficio Anagrafe del proprio Comune ed esprimere la propria intenzione, che verrà indicata sul documento in fase di rilascio e, parallelamente, trasmessa al Sistema informativo trapianti (Sit), la banca dati del ministero della Salute che raccoglie tutte le dichiarazioni rese dai cittadini maggiorenni. E’ possibile sia indicare il proprio consenso alla donazione di organi e tessuti (in questo caso i familiari non possono opporsi), sia la propria opposizione alla donazione. Se la persona non si è espressa, il prelievo sarà consentito solo se i familiari aventi diritto non si opporranno.

Detto questo, la buona notizia è che nei giorni scorsi il Comune di Medicina ha superato quota mille adesioni. «Questa possibilità nasce da un ordine del giorno che presentai nel 2015 in Consiglio comunale quando ero ancora presidente del Consiglio e che impegnava la giunta e l’Amministrazione comunale ad avviare questo iter affinchè questa importante possibilità venisse garantita anche nel nostro Comune – commenta l’assessore Valentina Baricordi -. I dipendenti dell’Anagrafe spiegano con sensibilità, precisione e discrezione il progetto “Una scelta in Comune” ad ogni cittadino interessato». In questo modo, la Città del Barbarossa si piazza al secondo posto nel nostro territorio per numero di dichiarazioni registrate (1.010). In cima alla classifica, infatti, c’è Castel San Pietro (1.196), mentre al terzo posto è presente Ozzano Emilia (584). Al quarto c’è Imola (512) e, infine, Dozza (109).

I cittadini residenti nei Comuni nei quali non è possibile rivolgersi all’Anagrafe, possono comunque manifestare la propria intenzione in altri modi. Primo, richiedendo il modulo alla Ausl di appartenenza. Secondo, firmando l’atto olografo dell’Aido (Associazione italiana donatori di organi, tessuti e cellule). Terzo, compilando e firmando il Tesserino Blu consegnato dal ministero della Salute nel 2000 oppure le tessere distribuite dalle associazioni di settore, che vanno sempre portate dietro. Quarto, scrivere su un foglio libero la propria volontà, inserendo i dati anagrafici, la data e la firma e custodendo questo foglio tra i documenti personali. In tutta la Provincia di Bologna, sono 37 gli enti locali in cui questa possibilità è stata attivata e sono 71.915 le dichiarazioni raccolte, a cui si aggiungono altri 39.596 cittadini che si sono rivolti all’Aido per esprimere la propria volontà.

gi.gi.

Approfondimenti e la tabella con le volontà espresse nel nostro territorio su «sabato sera» del 19 aprile.

Nella foto: il manifesto della campagna «Una scelta in comune»

Donazioni organi e tessuti, il punto nel circondario imolese e Ozzano. Sopra quota mille solo a Castello e Medicina

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