Cronaca

Cronaca 26 Marzo 2018

Una Dozza più «splendente», in corso i lavori sull'illuminazione pubblica

Una Dozza più «splendente». E” questo l”obiettivo dei lavori sull”illuminazione pubblica che stanno interessando il borgo e tutto il territorio comunale e che consisterà nella sostituzione di una parte di lampioni e di corpi illuminati risultati più obsoleti e dispendiosi. L”opera è stata finanziata dal Comune, mentre Hera Luce ha curato la progettazione, con i lavori che sono svolti dalla ditta Cims. «Questi interventi – commenta il sindaco di Dozza Luca Albertazzi – hanno anche comportato una riqualificazione urbana della quale siamo orgogliosi. I lavori sono relativamente veloci e dovrebbero concludersi rapidamente. Finora non si sono verificati problemi alla circolazione del traffico e non dovrebbe accadere nulla neanche fino al termine dei lavori».

Nello specifico si tratterà di sostituire completamente tutti i lampioni di viale Marconi e, oltre a questi, si è già provveduto (o si provvederà) a cambiare i corpi illuminanti più datati come quelli in via Dalla Chiesa, via Allende, piazza Gramsci (lato via Emilia), piazza Togliatti e parcheggio vicino la gelateria. Ovviamente vengono montati impianti a Led, considerati più efficaci e dal consumo minore. «Essendo previsto un calo dei consumi elettrici, a carico del gestore – commenta l’Assessore ai Lavori Pubblici Roberto Conti –  l”intervento produrrà un calo del canone che il Comune di Dozza versa annualmente al gestore stesso. In fase di progetto si era calcolato un risparmio di circa 4.000 euro all”anno, che andranno verificati al termine dei lavori. Oltre al risparmio economico da non sottovalutare, è molto importante anche il risparmio in termini ambientali. Sono infatti rilevanti la minor quantità di energia consumata e la riduzione dell”inquinamento luminoso che, sopratutto in viale Marconi, risultava eccessivo, anche secondo i termini di legge». 

r.c.

Nella foto: viale Marconi a Dozza

Una Dozza più «splendente», in corso i lavori sull'illuminazione pubblica
Cronaca 26 Marzo 2018

Il Bernacca imolese, Fausto Ravaldi della stazione meteo dello Scarabelli, si racconta

L’Agraria è sempre stata il suo chiodo fisso, fin da ragazzino. Nel destino di Fausto Ravaldi c’era lo Scarabelli. Qualche mese passato all’Istituto tecnico Alberghetti, al chiuso tra i banchi e l’officina dal soffitto basso dove aleggiava l’odore di olio emulsionato, è bastato per convincerlo che la strada scelta per lui dai genitori non era quella giusta. Gli piaceva invece stare all’aria aperta, a contatto con la natura, svolgere attività non di routine. L’anno scolastico successivo, nel 1967, si è iscritto a quella che sarebbe diventata la sua scuola. Prima da studente, poi da supplente, quindi da insegnante tecnico-pratico di Esercitazioni agrarie e, in seguito, di Tecnica di produzione vegetale. Infine, anche da vicepreside.

Allo Scarabelli ha anche incontrato la sua compagna, prima di classe e poi di vita, Cinzia Astorri. Poco prima dell’esame di maturità si sono resi conto che le loro vite avrebbero potuto prendere strade diverse e all’amicizia si è aggiunto qualcosa in più. Anche lei poi è diventata docente nello stesso istituto, dove tuttora è insegnante tecnico-pratico di laboratorio di Chimica.

Ravaldi, invece, è in pensione dal 2014, ma da quattro anni a questa parte continua a collaborare con lo Scarabelli, seguendo con disponibilità e dedizione la stazione meteorologica interna alla scuola (oggi il responsabile è il docente Roberto Rinaldi Ceroni), attività portata avanti da Ravaldi fin dal lontano 1976, in parallelo alle mansioni didattiche. Un ruolo che negli anni lo ha fatto conoscere anche al di fuori della scuola e fatto diventare un po’ il «Bernacca imolese», spesso interpellato dalla stampa, e non solo, quando dalle nostre parti il tempo fa le bizze. Di questo gli è stato anche pubblicamente reso merito lo scorso dicembre, con la consegna del Grifo di cristallo, il riconoscimento che il Comune assegna agli imolesi che si sono distinti nel loro impegno verso la comunità.

Lo incontriamo proprio allo Scarabelli, dove ci mostra la stazione meteo in campo aperto e la postazione informatizzata all’interno della scuola.

La passione per la meteorologia è nata dopo il diploma. «Il clic – racconta – è scattato durante il servizio di leva. Ho fatto il militare in aeronautica, alla base Nato di Maniago del Friuli, poligono di riferimento per tutto il nord Italia fino a Cervia. Da solo, sulla torre di controllo, dovevo gestire la comunicazione con le altre basi. La prima cosa che dovevo fare tutti i giorni era il bollettino meteo. Lanciavo il pallone sonda e con attrezzi manuali dovevo calcolare la direzione e velocità del vento, a terra e in quota. Con la telescrivente, poi, trasmettevo il bollettino alle basi Nato del nord Italia. In base alle condizioni del tempo, facevo partire le squadriglie di caccia che dovevano venire a esercitarsi nel poligono».

Dopo il congedo, nel 1975, l’allora preside Manlio Vivarelli ha scelto il suo nome dalla graduatoria per un posto di supplente. L’anno dopo è diventato referente della stazione meteo. «All’inizio i dati venivano tutti scritti a mano – dice mostrando un registro delle “osservazioni termo-udometriche”, vergato a inchiostro di china -. Poi l’avvento dei computer ha facilitato le cose. La svolta c’è stata nel 1994. Adesso il computer scarica i dati via radio ogni ora in punto e li archivia sull’hard disk». 

L’importanza di questo servizio diventa evidente nelle situazioni di intenso maltempo, come avvenuto a inizio marzo. «Già da diversi anni – spiega – siamo consulenti di Area Blu per la gestione della viabilità. Mi contattano, anche più volte al giorno, per sapere in anticipo l’andamento delle temperature sul nostro territorio e se sono previste gelate. In questo modo possono predisporre la distribuzione del sale nei punti nevralgici». 

I dati della stazione sono importanti anche in caso di controversie giudiziarie. «Varie volte – aggiunge – siamo stati interpellati dal tribunale. In caso di incidenti, ad esempio, possiamo provare quali condizioni meteo c’erano quel giorno e se sulla strada poteva essere presente ghiaccio». 

L”articolo completo sul “sabato sera” del 22 marzo 2018.

lo.mi.  

Fausto ravaldi mostra la stazione meteo in campo aperto allo scarabelli

Il Bernacca imolese, Fausto Ravaldi della stazione meteo dello Scarabelli, si racconta
Cronaca 24 Marzo 2018

Omicidio in villa a Palesio, Desmond Newthing condannato a 16 anni

Il processo con rito abbreviato si è concluso con la condanna a 16 anni di carcere per Desmond Newthing, il nigeriano 26enne che nel gennaio di un anno fa ha ucciso l”imprenditore 76enne Lanfranco Chiarini. Un omicidio avvenuto nella casa di Chiarini sulle colline di Palesio, a Castel San Pietro. Il rito abbreviato prevede il giudizio allo stato degli atti e lo sconto di un terzo dell”eventuale pena. Alla fine della sua requisitoria la pm Antonella Scandellari aveva chiesto una condanna a 20 anni.

Newthing durante la prima udienza del procedimento ha ammesso l”omicidio davanti al giudice, precisando, però, che era avvenuto al culmine di una lite durante la quale i due avevano discusso, anche delle prospettive di lavoro del ventiseienne. Ad un certo punto, Chiarini avrebbe intimato a Newthing di lasciare la casa minacciandolo con un coltello, il giovane per disarmarlo si sarebbe ferito ad una mano. Poi il delitto e a seguire la fuga.

Chiarini venne trovato in camera da letto, in mutande (i due quella sera avevano avuto un rapporto sessuale). Newthing invece fu fermato dieci giorni più tardi dai carabinieri in stazione a Bologna e fino al processo si era chiuso nel silenzio. Fondamentali per risalire alla sua identità furono il dna trovato in alcune tracce di sangue, i tabulati telefonici e le immagini delle telecamere lungo la via Emilia. 

Desmond Newthing si trova in Italia dal 2015 con un permesso di soggiorno per motivi umanitari perché nel suo paese era stato perseguitato in quanto omosessuale. All”epoca del delitto era ospite da circa un anno di un centro di seconda accoglienza a Castenaso, non distante dal colorificio Colba, di cui Chiarini era uno dei titolari. 

r.c. 

 Nella foto la casa di Palesio dove è avvenuto il delitto

Omicidio in villa a Palesio, Desmond Newthing condannato a 16 anni
Elezioni 24 Marzo 2018

Elezioni comunali, Manuela Sangiorgi candidata sindaca del M5s, Patrik Cavina vice

Dalla busta è uscito il nome di Manuela Sangiorgi. Sarà lei la candidata sindaca del Movimento 5 stelle per le ormai prossime elezioni amministrative imolesi. Sempre nella busta c”era anche il nome dell”aspirante vice sindaco, Patrik Cavina.

Poco più di centinaio le persone questa mattina alla presentazione pubblica dei due candidati. Cavina e Sangiorgi hanno condiviso negli ultimi cinque anni gli scranni di consiglieri comunali di opposizione, ovviamente per i 5 Stelle. Sangiorgi ha 46 anni, due figli, è la referente del patronato cittadino della Uil. “Il nostro movimento predilige il canale internet ma anche il rapporto con le persone. La nostra intenzione è ascoltare e proporre soluzioni concrete e non slogan per sicurezza, sanità, una città sostenibile”. Per ora un programma vero e proprio ancora non c”è “ma lo avrete presto” assicura.  

A questo punto cresce l”attesa per i candidati degli altri partiti e schieramenti, Pd o centrosinistra e centrodestra. Il segretario imolese della Lega Nord ha detto che il nome sarà “reso noto dopo le festività pasquali”. In casa Pd e centrosinistra potrebbero esserci sorprese già prima. Si vedrà. 

Tra tante incertezze c”è anche quella sulla data delle elezioni. L”ipotesi ventilata da tempo è il 27 maggio, ora si ipotizza uno slittamento, con l”ultima domenica utile il 10 giugno. Periodo solitamente denso di eventi per la città, a partire dall”appuntamento più atteso dell”anno, Imola in Musica.

l.a.

Nella foto Massimo Bugani, capogruppo a Bologna a referente regionale dei 5Stelle, con Manuela Sangiorgi e Patrik Cavina

Elezioni comunali, Manuela Sangiorgi candidata sindaca del M5s, Patrik Cavina vice
Cronaca 24 Marzo 2018

“Salviamo la montagna' piantando le tamerici, i volontari cominciano con le talee

Le associazioni venatorie delle vallate del Sillaro e dell’Idice ed Ekoclub International organizzano la 16ª edizione di Salviamo la montagna, la lodevole iniziativa di contrasto al disboscamento e per la tutela delle colline castellane, lungo la vallata del Sillaro e il torrente Quaderna, che vede la collaborazione di Comune, scuole e bocciofila di Osteria Grande.

Mercoledì 28 marzo decine di volontari si ritroveranno per mettere a dimora 15 mila piantine di tamerici che, oltre ad aumentare la superficie boscosa, sono particolarmente adatte a prevenire frane e smottamenti grazie allo sviluppo delle loro radici.

L”appuntamento. All’appuntamento sono invitati tutti i cittadini che desiderano contribuire alla difesa dell’ambiente. Il 28 marzo, volontari e studenti della scuola media Fratelli Pizzigotti di Castel San Pietro si incontreranno alle ore 8 nel piazzale della scuola in viale XVII Aprile e, dalle ore 8.30, opereranno nella vallata del Sillaro; in contemporanea un altro gruppo con volontari e alunni della scuola primaria Serotti partirà dalla bocciofila di Osteria Grande, in viale Broccoli 60, e metterà a dimora le tamerici lungo il torrente Quaderna. Alle ore 11 i due gruppi si ritroveranno alla bocciofila di Osteria Grande, dove saranno presenti il sindaco Fausto Tinti e l’assessore all’Ambiente, Tomas Cenni.Negli anni scorsi l’iniziativa ha registrato la partecipazione di oltre 200 volontari e simpatizzanti.

Per preparare la piantumazione, i volontari si incontreranno già domani (domenica 25 marzo) alle ore 7, presso il campo di addestramento cani Valquaderna, sopra Palesio in via San Giorgio, per la potatura delle tamerici e la preparazione delle talee. Chi desidera, può partecipare anche a questa iniziativa, che si concluderà alle ore 12 con una «sbraciolata» per i volontari.

La manifestazione è sostenuta anche dall’associazione Squadra cinghialai di Osteria Grande e dalla ditta Fratelli Farnè di Castel San Pietro.

Per informazioni e adesioni: tel. 051/943132 oppure 334/3377224 (Aldo Brusa); tel. 051/946216 oppure 338/3124336 (Giulio Dall’Olio); 338/8522410 (Claudio Nanetti).

r.c.

Nella foto: un momento dalla passata edizione della manifestazione

“Salviamo la montagna' piantando le tamerici, i volontari cominciano con le talee
Cronaca 24 Marzo 2018

A Spazzate Sassatelli una lapide in ricordo dei combattenti per la libertà dal nazifascimo

Una lapide in ricordo dei combattenti per la libertà e dei partigiani del luogo caduti durante la lotta di liberazione dal nazifascismo verrà inaugurata domani, domenica 25 marzo, alle ore 10.30 a Spazzate Sassatelli, nell’area ex scuole comunali, su iniziativa delle sezioni Anpi di Imola e Sesto Imolese.

Un forte movimento di lotta si sviluppò nella campagna della«bassa», attorno agli abitati di Sasso Morelli, Sesto Imolese, Balia, Osteriola e, appunto, Spazzate Sassatelli, dove erano organizzati più di un migliaio di braccianti tra uomini e donne, affiancati dalla quasi totalità dei contadini.Godevano dell’appoggio del Clned erano protetti da nuclei armati di partigiani suddivisi nei Gape nelle Sap, soprattutto queste ultime operavano nella zona.Tra i braccianti e i contadini non spiccavano nomi prestigiosi di capi, eppure coloro che guidavano il movimento erano riusciti a convincere la gente, facendola partecipe in prima persona nelle vicende della lotta armata contro i fascisti e gli occupanti tedeschi:evidentemente erano ancora vivi i ricordi delle lotte politiche e sindacali dei tempi del socialismo di Andrea Costa ed era attiva e operante una certa organizzazione clandestina comunista, che godeva dell’appoggio e della protezione di gran parte della popolazione.Questa pressoché compatta appoggiava la Resistenza e vi erano anche alcune giovani e giovanissime ragazze che, in qualità di staffette, tenevano legate le file dell’organizzazione clandestina e,con un coraggio e un’abnegazione incredibili, pedalavano lungo la via San Vitale, il Correcchio,la Gambellara, la Rondanina o scarpinavano in mezzo alle cavedagne per portare messaggi,stampa clandestina e armi.

Si compivano opere di sabotaggio,ad esempio cercando di impedire che il raccolto del grano finisse alle armate tedesche, come avvenne nell’estate del 1944, oppure i sabotaggi alle linee di comunicazione,o si affrontavano in rapide e cruenti sparatorie i militi fascisti ed i soldati tedeschi, e così via.

Tra le cose da ricordare c’è la lunga trafila messa in atto per nascondere una macchina tipografica con la quale si stampavano volantini e copie del giornale l’Unità clandestinamente. Era chiamata «pedalina» per la sua forma e i nazifascisti, che ben ne conoscevano l’esistenza,la cercarono assiduamente, tanto che parecchi patrioti persero la vita per nasconderla, torturati e fucilati, ma la stampatrice non fumai trovata: fu spesso spostata e fu nascosta anche nel territorio di Spazzate Sassatelli, dove anche due partigiani del luogo (che l”avevano nascosta) furono uccisi.

La lapide che viene inaugurata ricorda proprio in particolare tre caduti partigiani del territorio di Spazzate Sassatelli. Amedeo Marchi, bracciante, militava nelle Sap, ma purtroppo il 14 luglio 1944 i fascisti della Brigata Nera lo prelevarono dalla sua abitazione e lo uccisero a colpi di mitra. Gli altri due, sempre delle Sap, avevano contribuito a salvare la «pedalina» scavando una buca sotto un pagliaio e lì fu salva, ma i due purtroppo persero la vita. Leonida Passerini venne catturato il 14 aprile 1945 da tedeschi in fuga e in seguito fucilato: era stato soccorso dal partigiano sappista Giuseppe Tinarelli, fucilato anch’egli assieme al primo.

r.c.

Nella foto un”immagine della “pedalina”, oggi a Conselice un monumento la celebra come simbolo della lotta per la libertà di stampa contro ogni censura e dittatura

A Spazzate Sassatelli una lapide in ricordo dei combattenti per la libertà dal nazifascimo
Cronaca 24 Marzo 2018

Alla scoperta de «Il Cammino degli Sterpi» nel basso appennino bolognese

Ritorna il bel tempo e anche la voglia di camminare. Domani, domenica 25 marzo, la sezione imolese del Cai propone un”escursione nel «Basso Appennino Bolognese», più precisamente nel «Cammino degli Sterpi» del Parco di Montovolo.

Si toccheranno le località Riola di Vergato, La Scola, Ca Dorè, Poggiolino, Predolo, Gli Sterpi, Santuario di Montovolo. La partenza è fissata alle ore 8 dal parcheggio della Bocciofila in viale Saffi, con ritrovo alle ore 7.50. La camminata offre interessanti spunti, sia di tipo ambientale che storico. Durata 5 ore, dislivello 700 metri. L’accompagnatore è Maurizio (tel. 338-6552686).

r.c.

Nella foto un”escursione del Cai di Imola (dalla Pagina Facebook)

Alla scoperta de «Il Cammino degli Sterpi» nel basso appennino bolognese
Cronaca 23 Marzo 2018

Buche sulle strade dopo il maltempo, un milione di euro per ripararle

La neve e la pioggia di marzo si sono portate dietro uno strascico di disagi. Tanto per dare qualche numero, per far fronte a neve e ghiaccio sono state stese circa 150 tonnellate di sale che, sommate all’attività degli spazzaneve, hanno fatto lievitare il conto per il solo Comune di Imola a 171 mila euro.

Sciolta la neve, è iniziata la conta dei danni, a partire dalle buche stradali. «La combinazione di acqua, sale, neve e ghiaccio ha avuto effetti negativi soprattutto nelle strade che hanno una pavimentazione non più nuova e al confine tra i rappezzi e il vecchio manto, dove la “cucitura” è più fragile» spiega Armando Marchi dell’area Infrastrutture di Area Blu, che si occupa della manutenzione stradale di Imola. La società, tra l’altro, aveva chiesto ai cittadini tramite il proprio sito internet di avvisare della presenza di buche e sono arrivate un centinaio di segnalazioni.

Per il momento, considerato anche il maltempo persistente, gli interventi si sono limitati alla «chiusura delle buche con asfalto a freddo – dettaglia Marchi -. In alcuni punti abbiamo usato del materiale che dovrebbe garantire una durata di circa due anni, in altri è stato fatto solo un intervento tampone. Complessivamente, abbiamo già chiuso l’80% delle buche per una spesa di circa 30 mila euro».

Detto questo, Area Blu si è attivata per inviare alla Protezione civile una prima stima dei danni che servirà alla Regione per chiedere il riconoscimento dello stato di emergenza nazionale. Tra buche, avvallamenti, fessurazioni, scubettature e ragnatele, gli interventi da fare sono stati divisi in tre filoni, via via più profondi e costosi. Complessivamente, «abbiamo stimato una spesa complessiva di 1 milione e 100 mila euro» dice Marchi.

I dettagli di strade e interventi sono su “sabato sera” del 22 marzo.

gi.gi.

Nella foto: buca evidente su via Emilia

Buche sulle strade dopo il maltempo, un milione di euro per ripararle
Cronaca 23 Marzo 2018

Vite da discarica, chi sono e cosa succederà agli addetti che lavorano nella Tre Monti

Nella vicenda della discarica Tre Monti gli unici finora a non aver avuto voce in capitolo sono stati coloro che ci lavorano. Anzi, ci lavoravano fino a qualche settimana fa, quando la sentenza del Tar del 10 gennaio scorso ha di fatto bloccato le attività di conferimento. Flavio Zoso, Avram Sirca e Dragutin Lekic sono tra i 12 addetti della modenese Discariche società consortile, aggiudicataria dell’appalto, con scadenza alla fine del 2019, per le attività di messa a dimora dei rifiuti e di controllo del percolato e biogas, attività quest’ultima che sta proseguendo e che fino a inizio aprile impegnerà solo due dei 12 addetti. Poi subentrerà personale di Herambiente.

Flavio e i suoi colleghi, invece, erano coloro che, sulle ruspe, avevano il compito di sistemare i rifiuti in arrivo, secondo le direttive del Piano di gestione operativa, formando strati sovrapposti e compattati. «Dovevamo sistemare i mucchi di rifiuti, metterli in sicurezza e sagomare le sponde come da progetto – racconta Zoso -. Inoltre, a mano, mettevamo i pozzetti, di rete, con al centro le tubazioni per il recupero del biogas. Ogni sera dovevamo poi coprire i rifiuti arrivati quel giorno con teli a carbone attivo per abbattere gli odori e con terreno sulle fasce laterali e sulle sponde».

Un lavoro di certo non per nasi fini, letteralmente in mezzo a tonnellate di spazzatura maleodorante, su due turni, dalle 6 alle 17, sei giorni alla settimana, per anni. Circa venti, per l’esattezza, quelli che Flavio ha passato in discarica, 16 quelli che invece ha all’attivo Avram, 12 Dragutin. E se, nel tempo lo scenario e le mansioni sono rimasti gli stessi, a cambiare in modo vorticoso sono state le società per cui hanno lavorato. Ben sette nell’arco degli ultimi 15 anni: «Eco veneta – elencano – Eco veneta assieme a Cmi Imola, Cmi Imola da sola, Sogliano Rubicone, Lombardi ecologica (fallita nel 2012), Ram (fallita del 2014) e infine la Discariche di Modena». I lavoratori sono passati da una all’altra, come pacchi. Prendere o lasciare. Ogni passaggio, però, azzerava gli scatti di anzianità, spezzava la continuità contributiva, senza contare gli effetti collaterali imprevisti, come, da ultimo, una contesa non ancora conclusa sul Tfr, che la Lombardi ecologica sostiene di aver regolarmente versato e che invece i lavoratori dicono di non aver mai ricevuto.

Un lavoro, insomma, poco invidiabile, per un salario di circa 1.300 euro al mese. In quanti sarebbero disposti a farlo? Per loro, invece, quel lavoro era tutto e il periodo di incertezza che si è aperto dopo il 10 gennaio, in attesa che il Consiglio di Stato si pronunci sul ricorso presentato il 5 marzo dalla Regione Emilia Romagna, rischia di diventare l’anticamera della disperazione: il licenziamento collettivo, niente lavoro e zero prospettive, a parte quella di diventare, ironia della sorte, rifiuti sociali, manodopera che nessuno vuole più.

«Ho 62 anni – dice Zoso nessuno è disposto ad assumere una persona della mia età, anche se ho esperienza. Sono solo, ma devo comunque pagare l’affitto e le rate della macchina, che mi serve, perché abito in vallata, in una zona fuori mano. Visto che mi mancano cinque anni alla pensione, ho provato anche a vedere se potevo richiedere l’Ape sociale, ma posso fare domanda solo fra due anni, allo scadere dell’indennità di disoccupazione e non è detto che fra due anni questa possibilità, per ora provvisoria, venga confermata anche dai prossimi Governi. Capisco far chiudere la discarica se ci fossero stati pericoli per la salute. Noi che lavoriamo lì da anni non abbiamo problemi. Ma chiuderla perché altrimenti si rovina il paesaggio… Devo dire un bel grazie alle persone e ai comitati che hanno fatto chiudere la discarica – aggiunge ironico -. Lo scriva che adesso lo stipendio dovrebbero essere loro a darcelo».

Su “sabato sera” del 22 marzo le storie di Avram Sirca e Dragutin Lekic, arrivati in Italia in cerca di un futuro migliore.

lo.mi.

Nella foto: un mezzo operativo alla discarica Tre Monti prima della chiusura

Vite da discarica, chi sono e cosa succederà agli addetti che lavorano nella Tre Monti
Cronaca 22 Marzo 2018

Gelo primaverile, nella notte delle campagne il rumore delle ventole anti-brina

Contro il gelo primaverile di questi giorni, quando soprattutto alla sera e al mattino presto le temperature sono tanto basse da mettere a rischio le piante da frutto che avevano già iniziato a fiorire, e di conseguenza la produzione agricola, in campagna sono diverse le misure anti-gelo ed anti-brina che i coltivatori adottano per salvaguardare le proprie piante.

Un metodo che sta diffondendosi sempre più è quello delle ventole, vere e proprie torri alte fino a 11 metri che, grazie a ventole a due o tre pale, mitigano la temperatura al suolo mischiando l”aria fredda bassa a quella più calda che si trova più in alto.

“La differenza di temperatura tra il suolo e i 14 metri di altezza (la misura raggiunta dalla torre più le pale della ventola che arrivano a 3 metri) può essere anche di 3 o 4 gradi” racconta Samuele Zanotti dell”omonima azienda agricola di Casola Canina, nell”imolese, e ha scelto questa soluzione da un paio di anni. “Si tratta di un investimento costoso, perché serve una torre ogni tre ettari di frutteto – precisa Zanotti -, e costano 14 mila euro l”una se usate, anche il doppio se nuove, ma è una soluzione fondamentale contro le gelate primaverili”. Oltre alla ventola in sè, che funziona con un motore diesel alquanto potente e rumoroso, come hanno potuto constatare in queste notti di gelate coloro che abitano nelle zone di campagna, è necessario costruire anche un basamento fisso in calcestruzzo per fissarle.

Altre soluzioni sono i fuochi controllati ma vengono utilizzate per riscaldare le piante non troppo alte, come le viti – racconta Marco Poggi dell”azienda agricola Poggi di Imola – oppure su usa l”irrigazione a ghiaccio, che permette di congelare il fiore al fine di controllare la temperatura a zero gradi anziché farla bruciare da un freddo più intenso, come meno tre, quattro gradi. Quest”ultima modalità non l”ho mai sperimentata però l”ho vista utilizzare”.

Detto ciò, non mancano poi anche le assicurazioni contro i danni da gelo, che tutelano gli agricoltori contro le perdite economiche causate dal maltempo primaverile particolarmente pazzerello come quello di quest”anno.

mi.mo.

Nella foto un esempio di ventola anti-brina (AgriExpo)

Gelo primaverile, nella notte delle campagne il rumore delle ventole anti-brina

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