Cronaca

Cronaca 4 Gennaio 2018

Ortopedia di Imola all’avanguardia, il 2017 è stato l'anno delle protesi mini-invasive all'anca

L”Unità Operativa di Ortopedia dell”Ospedale di Imola si sta ritagliando un ruolo sempre più di rilievo all”interno del panorama della chirurgia protesica e i risultati sono decisamente incoraggianti. Nel 2017, grazie a tecnologie all”avanguardia, è proprio sugli interventi all”anca che si sono visti i risultati migliori, grazie anche alla collaborazione con il reparto di Ortopedia dello Ior-Bentivoglio

«Nell’ultimo decennio – ha spiegato il direttore dell” Unità imolese Prof. Carlo Impallomeni – gli interventi di chirurgia protesica primaria e da revisione, sia di anca che di ginocchio, eseguiti dalla nostra équipe sono stati migliaia ed i risultati ottenuti sono statisticamente sovrapponibili a quelli dei centri di eccellenza considerati punti di riferimento nazionale in questo tipo di chirurgia. Già da tempo abbiamo iniziato ad applicare i principi della chirurgia mini-invasiva in campo traumatologico. Trasferire i concetti alla chirurgia protesica dell’anca è stato il passo successivo, ed oggi utilizziamo abitualmente una tecnica chirurgica che ci permette di impiantare la protesi d’anca attraverso una incisione cutanea ridotta (10-15 cm circa), con un minimo distacco tendineo, ottenendo una notevole riduzione dei tempi di recupero post-operatorio, di ricovero e di ripresa funzionale. Nella nostra unità operativa abbiamo professionisti di comprovata esperienza ed elevata competenza specifica e proprio per mantenere sempre livelli di eccellenza abbiamo proposto alla direzione aziendale una “partnership” con l’U.o.c. di Ortopedia dello Ior-Bentivoglio, diretta dal Dott. Mauro Girolami, che vanta un’esperienza più che ventennale nella chirurgia protesica dell’anca e negli ultimi anni si è dedicato specificatamente allo sviluppo ed alla diffusione della metodica mini invasiva Amis (Anterior Mini Invasive Surgery)».

I principali vantaggi di questa metodica, che permettono al paziente di tornare più rapidamente ad una vita normale, sono il rispetto delle strutture muscolari e tendinee, la minore perdita di sangue post-operatoria, la cicatrice più piccola, il minor dolore, la degenza e la riabilitazione più brevi e i rischi ridotti di lussazione dell’impianto. «Naturalmente – ha concluso il professore – la tecnica Amis, al pari di qualsiasi altra metodica chirurgica, ha i suoi limiti e le sue controindicazioni. ll successo dell’intervento, infatti, non è legato unicamente all’atto chirurgico, ma anche alle fasi pre e post operatorie, come il tipo di anestesia più adatto e il percorso riabilitativo più precoce ed efficace”.

Nella foto: il Prof. Carlo Impallomeni, direttore dell”Uoc di Ortopedia dell”Ospedale di Imola

Ortopedia di Imola all’avanguardia, il 2017 è stato l'anno delle protesi mini-invasive all'anca
Cronaca 2 Gennaio 2018

Natan è l’ultimo nato del 2017 a Imola, Andrea il primo del 2018

Piccole grandi gioie di fine e di inizio anno al reparto di Ostetricia e ginecologia dell’ospedale di Imola. Il piccolo Natan Mezzetti è l’ultimo nato del 2017, mentre Andrea Casadio è il primo del 2018.

Natan è nato alle 8.40 del 31 dicembre e pesa 3,30 kg  la mamma Monica Spina fa la cameriera e il papà Samuele è operaio, hanno anche un altro bimbo  di 5 anni, abitano a Castel Guelfo

Andrea, il primo nato del 2018, è arrivato alle 4.25 dell’1 gennaio e pesa ben 4 kg, la mamma è Cristina Brunori, fa la psicoterapeuta e il babbo Stefano è idraulico, la coppia ha anche un’altra bimba di 4 anni, abitano a Imola

Un po’ di numeri del reparto di Ostetricia e ginecologia imolese nel 2017

Alle ore 12 del 31 dicembre i nati nel 2017 sono stati 916 (911 parti, 5 gemellari), 493 maschi a 423 femmine. I figli con almeno un genitore extracomunitario sono stati 210, mentre quelli di stranieri comunitari 108. I parti spontanei sono stati 596 e 315 cesarei; quelli svolti in analgesia epidurale sono stati 33.

Nella prima foto (Isolapress) Andrea Casadio con la mamma, nella seconda (per chi legge da www.sabatosera.it) Natan Mezzetti con la mamma e gli zii Silvia e Andrea.

 

Natan è l’ultimo nato del 2017 a Imola, Andrea il primo del 2018
Cronaca 2 Gennaio 2018

Lavori sulle tubature a Fossatone, l’intera zona artigianale sarà collegata al depuratore

L’intera area artigianale di Fossatone, frazione di Medicina a due passi dalla San Vitale, nel giro di qualche mese verrà collegata al depuratore. Un intervento atteso da tempo che «consentirà di rendere più attrattiva e accogliente quell’area» dice con una punta di orgoglio il vicesindaco e assessore ai Lavori pubblici, Matteo Montanari. Tra l’altro, questi lavori si intersecano con la presa in carico da parte del Comune della zona più vecchia del comparto, quella di via Passo Pecore e Torricelli, rimasta in capo ai privati per quasi trent’anni.

I lavori in corso, iniziati in ottobre, sono quelli ad opera di Hera che consentiranno di collegare il sistema fognario di Fossatone alla rete che recapita al depuratore di Medicina, operazione che consentirà finalmente di non avere più deroghe per scaricare direttamente nei fossi oppure vasche ad hoc realizzate dalle singole aziende. «L’intervento è composto da due lotti – dettagliano da Hera –. Il primo prevede la posa di condotte fognarie lungo via Leonardo da Vinci, per una lunghezza di 650 metri, mentre il secondo la realizzazione di un impianto di sollevamento e la posa nei terreni di campagna delle condotte fognarie per una lunghezza complessiva di circa 850 metri, fino al collegamen-to alla rete esistente in prossimità dell’abitato di Fossatone». Si tratta di opere che dovrebbero concludersi nel giro di sei mesi, quindi entro l’inizio della primavera, tuttavia «potrebbero protrarsi a causa del recente ritrovamento di reperti archeo-logici in prossimità della via San Vitale».

Complessivamente, si tratta di un’opera da 660 mila euro (Iva esclusa). Il primo lotto da 270 mila euro è a carico di Hera che lo finanzia tramite la tariffa del ciclo idrico, mentre il secondo lotto da 390 mila euro è finanziato in parti uguali da Conami e dalla Regione Emilia Romagna, quest’ultima per mezzo delle risorse statali provenienti dai residui dell’Accordo di programma quadro per la tutela delle acque e gestione integrata delle risorse idriche. Proprio l’imminenza del collegamento delle fognature della zona artigianale di Fossatone al depuratore ha permesso di sbloccare la situazione dell’area che fa capo al Consorzio Passo Pecore (dal nome della strada che, assieme a via Torricelli, lo definisce). «Tutto è stato possibile grazie alla collaborazione delle aziende che volevano risolvere la situazione e del Comune che, grazie anche agli uffici competenti, ha supportato con forza il Consorzio nei vari passaggi» dice il vicesindaco.

In effetti, la lottizzazione artigianale delle vie Passo Pecore e Torricelli è partita all’inizio degli anni Novanta, ma finora è sempre rimasta in capo ai privati del Consorzio. «Il passaggio al Comune non era mai stata possibile perché i consorziati non avevano mai adempiuto a certi lavori – dice Alessandro Ghini, titolare dell’azienda che produce insegne luminose Gemineon e consigliere del Consorzio dal 2016 (il presidente è Raffaele Ricci) –. Negli anni ci sono stati molti cambi di proprietà e anche alcune persone decedute. In particolare dal 2006 al 2012 c’è stato molto “immobilismo” sui lavori da fare. Non è stato facile rintracciare tutti i proprietari, che oggi sono 16 o 17 società, e convincerli che era giunto il momento di completare le opere, ma ci siamo rimboccati le maniche. I lavori di Hera hanno consentito un’accelerata e a breve stipuleremo davanti a un notaio la cessione delle aree dal Consorzio al Comune, dal quale comunque abbiamo già ottenuto formalmente il via libera alla presa in carico».

Nei mesi scorsi, infatti, i consorziati hanno pagato una lunga serie di opere, dalla sistemazione del manto stradale alla segnaletica, dalla pulizia e implementazione della rete fognaria del comparto alla messa a norma dei lampioni stradali, fino ai parcheggi. Per le aziende che hanno la sede in via Passo Pecore e in via Torricelli i vantaggi non si limiteranno quindi al collegamento fognario con il depuratore. «Complessivamente abbiamo speso circa 140 mila euro – prosegue Ghini –. A breve il Consorzio chiuderà, dobbiamo soltanto finire di recuperare qualche pendenza da parte di alcune società .Finora l’unico servizio che avevamo era la raccolta dei rifiuti, ora beneficeremo ad esempio anche dell’illuminazione pubblica e della riparazione delle buche stradali. Tutto il comparto ne guadagnerà e sarà più qualificato».

Nella foto: i lavori di asfaltatura realizzati dal Consorzio «Passo Pecore».

 

Lavori sulle tubature a Fossatone, l’intera zona artigianale sarà collegata al depuratore
Cronaca 1 Gennaio 2018

L’azienda imolese Emc è tra i fornitori del colosso canadese dell’aviazione Bombardier

Alla Emc quella telefonata dal Canada proprio non se l’aspettavano. L’ufficio acquisti del colosso Bombardier, con sede a Montréal e famoso nel mondo per i suoi aerei antincendio Canadair, stava cercando macchine lucidatrici per realizzare le lussuose finiture interne del nuovo modello Global 7000, il jet privato più grande al mondo. E forse, i prodotti realizzati in via Brodolini facevano proprio al caso loro. “E’ una storia che potrebbe avere per titolo L’ape che incanta l’elefante” esordisce con soddisfazione Ivano Coveri, amministratore unico di Emc, dove oggi lavorano 29 dipendenti.

Bombardier, invece, di dipendenti ne conta circa 66 mila e nel 2016 ha realizzato un fatturato di 16,3 miliardi di dollari. Oltre agli aerei costruisce treni e con la sua divisione trasporti è presente anche in Italia, a Roma, Palermo e Vado Ligure. “Forse ci hanno visti a qualche fiera del settore – ipotizza Coveri – anche se non si sono presentati ai nostri commerciali. Di solito, i tecnici di aziende così grandi e con alle spalle un ufficio acquisti imponente, non vogliono apparire, per non essere disturbati. Comunque ci hanno contattato loro per avere un’offerta. Oltre a noi erano in ballo altre due imprese italiane e una tedesca. E alla fine hanno scelto noi. Mi piace pensare che siamo stati scelti per avere presentato la miglior tecnologia e finitura per i loro lussuosi arredi”.

Tra settembre e ottobre i tecnici Emc sono partiti per il Québec per consegnare e installare due linee automatiche con macchine Rotoplus. “Queste – dettaglia il produttore – consentono di ottenere finiture di altissima qualità su vernici e una rifrazione della luce vicina a quella degli specchi. Tra i nostri clienti abbiamo chi produce ad esempio pianoforti, pannelli per cucine e bagni. Se gli specchi riflettono il 100 per cento della luce, i prodotti trattati con le nostre macchine si avvicinano al 98 per cento”.

Il bireattore, presentato in anteprima al Las Vegas a inizio ottobre, inizierà a solcare i cieli nella seconda metà di quest”anno. Al momento sono in costruzione otto esemplari, quattro dei quali ordinati nel 2011 dalla compagnia australiana AvWest. Per l’assemblaggio e per completare gli interni, la compagnia canadese ha inaugurato in novembre un Centro d’eccellenza costato 65 milioni di dollari e annunciato l’assunzione di mille lavoratori specializzati, operai, artigiani e ingegneri, da impiegare tra Montréal e Toronto. Con un’autonomia di 13 mila chilometri, il jet potrà trasportare 8 passeggeri da Londra a Singapore e da Dubai a New York senza scalo. I mobili e i rivestimenti, in cui ci si potrà quasi specchiare, saranno installati nelle quattro lussuose suite, più spaziose del 20% rispetto alla media, che comprendono anche una camera da letto matrimoniale, una cucina super accessoriata e una zona relax per l’equipaggio. Tutti gli spazi, inoltre, sono dotati di connessione Internet ultraveloce. Oltre a essere il jet privato più grande al mondo sarà anche uno dei più costosi. Per acquistarlo serviranno infatti oltre 60 milioni di dollari.

Nella foto: l”amministratore unico di Emc Ivano Coveri (primo a destra) con lo staff dell”azienda imolese alla Fiera di Hannover

Imola

L’azienda imolese Emc è tra i fornitori del colosso canadese dell’aviazione Bombardier
Cronaca 31 Dicembre 2017

Capodanno, dieci idee per stasera per chi ancora non ha deciso cosa fare

Il conto alla rovescia, anche se non proprio quello finale, è già iniziato: fra 12 ore si saluta l”anno vecchio e si accoglie quello nuovo, che inizierà con la Bulgaria alla presidenza di turno dell”Unione Europea e l”entrata in vigore del nuovo regolamento Ue sui “Novel Food” che consentirà la vendita nel vecchio continente di prodotti per uso alimentare come insetti interi o parti di essi.

Ma come festeggiare il passaggio dall”anno vecchio al nuovo?

Nel circondario ci sono diverse possibilità. A Imola e Castello l”appuntamento è con gli spettacoli di fuochi d”artificio, a cavallo della mezzanotte, rispettivamente alla Rocca sforzesca e sotto il Cassero; ad Imola, poi, si prosegue con il festone di capodanno del Natale Zero Pare al mercato ortofrutticolo, con musica live e dj set.

A Medicina, invece, come da tradizione, si brucia il vecchione, come buon augurio per salutare le cose vecchie ed accogliere quelle nuove che porterà il nuovo anno.

Anche a Bologna a mezzanotte si da fuoco ad un vecchione, in piazza Maggiore, alto dieci metri, con l”accompagnamento musicale del cantautore latinense Calcutta.

A Ferrara, invece, a bruciare è il castello estense, ma solo metaforicamente, grazie ad uno spettacolo pirotecnico-musicale che promette grandi effetti speciali.

Nella riviera romagnola il capodanno si festeggia in musica, con proposte per tutti i gusti. A Rimini Nina Zilli e Daniele Silvestri omaggiano la grande musica italiana, in piazza a Cesena si alternano i Nomadi e Paolo Cevoli, a Cesenatico si balla sotto le stelle con Mirko Casadei.

A Parma si festeggia al Gran galà di Capodanno al Teatro Regio, dove risuoneranno arie e duetti dalle opere di Verdi, Rossini, Puccini, Bellini, Giordano, Gounod, Lehár, insieme a brani orchestrali di Strauss e Cajkovskij. Parte dell’incasso della serata sarà devoluto in beneficenza, mentre al termine sarà servita una Cena di Gala. Per chi, invece, vuole brindare al nuovo anno all”aperto, in piazza Garibaldi potrà assistere al concerto del rapper e volto noto della tv Fedez.

Infine, l”appuntamento a Forlì è in piazza Saffi, dalle 23, insieme alla band Bluebeaters per una serata all”insegna della gastronomia, musica e pattinaggio sul ghiaccio.

Capodanno, dieci idee per stasera per chi ancora non ha deciso cosa fare
Cronaca 30 Dicembre 2017

Basket A2: Andrea Costa chiude senza il botto, ko con Montegranaro

Imola non riesce a stravolgere il pronostico contro Montegranaro che vince 79-70 l”ultima partita del 2017. L”Andrea Costa, ancora priva del suo capitano Patricio Prato ha giocato un buon primo quarto tenendo in equilibrio il punteggio (24-23 alla prima sirena). Nella seconda metà del secondo quarto i marchigiani spezzano l”equilibrio e vanno ad un vantaggio in doppia cifra, trascinati da un ottimo Valerio Amoroso (28 punti e 12 rimbalzi alla fine). Dopo l”intervallo Montegranaro continua a volare fino a +16 (51-35 al 22”). Le fiammate di Wilson, un paio di recuperi di Penna e Alviti ricuciono il punteggio a cavallo del 30” e Imola si porta a un possesso di ritardo dopo una tripla di Penna (66-63 al 33”). Montegranaro però regge l”urto con il solito Amoroso e si riporta a distanza di sicurezza fino al +9 finale.

Il tabellino

Montegranaro – Andrea Costa Imola Basket 79-70
(24-23; 46-35; 61-56) 

MONTEGRANARO: Rivali, Campogrande 5, Maspero 2, Treier 4,
Zucca 2, Corbett 18, Amoroso 28, Powell 14, Gueye 6.  Angellotti ne, Scocco ne. All.: Ceccarelli.

IMOLA: Bell 11, Alviti 16, Maggioli 6, Cai ne, ne, Wiltshire Wilson 14, Gasparin 5, Toffali, Rossi, Penna 16, Simioni 2. Turrini ne. All.: Cavina.

Nella foto: Bell e Alviti (Isolapress)

Imola

Basket A2: Andrea Costa chiude senza il botto, ko con Montegranaro
Cronaca 29 Dicembre 2017

La scuola dell'infanzia di Dozza necessita lavori, dopo le vacanze di Natale le lezioni traslocano

La scuola dell”infanzia Toschi Cerchiari di Dozza necessita una corposa ristrutturazione e messa a norma e, dopo le vacanze di Natale, non riaprirà. In attesa dei lavori, gli studenti traslocano all”interno dello stabile della scuola elementare del capoluogo.

Complessivamente si tratta di opere per oltre 740 mila euro, almeno secondo l”ipotesi dell”Amministrazione dozzese che con uno degli ultimi atti del 2017, in Consiglio comunale, ha approvato all”unanimità una mozione proposta dal gruppo di maggioranza per chiedere alla Regione un finanziamento straordinario per la ristrutturazione della scuola in questione.

La necessità della corposa ristrutturazione è emersa durante l”analisi di vulnerabilità sismica della scuola, che ha portato alla decisione di chiudere la stessa e spostare le lezioni; dopo le vacanze di Natale, come detto, la scuola dell”infanzia riaprirà all”interno dello stabile della scuola elementare del capoluogo.

Il fabbricato da ristrutturare è oggi di proprietà comunale, dopo l”estinzione dell”Ipab “Casa dei bambini Toschi Cerchiari” (a seguito del decreto regionale numero 11 del 30/01/2017) che era il precedente proprietario.

“E” molto positivo che in questa situazione il Consiglio Comunale si sia dimostrato compatto per cercare di ridurre al minimo i tempi per la sistemazione di questo edificio che tanto rappresenta per la comunità dozzese”, ha commentato il sindaco Luca Albertazzi.

Dozza

La scuola dell'infanzia di Dozza necessita lavori, dopo le vacanze di Natale le lezioni traslocano
Cronaca 29 Dicembre 2017

Liceo scientifico quadriennale, al via la sperimentazione da settembre

Il liceo scientifico imolese è ufficialmente rientrato nella sperimentazione del diploma in quattro anni anzichè cinque. Il progetto presentato dal dirigente del polo liceale Lamberto Montanari è stato approvato oggi e partirà con una classe del liceo scientifico già con il prossimo anno scolastico al via a settembre.

Quella del diploma in quattro anni per licei e istituti tecnici è una delle novità della legge 107 sulla “buona scuola” che prevede l’avvio per cento classi in tutta Italia dall’anno scolastico 2018/19. “Una modifica che ci mette al pari di tanti altri Paesi europei consentendo l’uscita da scuola a 18 anni – spiega Montanari -. Naturalmente, un anno in meno di lezioni presuppone un cambiamento nel metodo di lavoro e una spinta verso l’innovazione e la tecnologia applicate alla didattica. Non si tratta solo di condensare cinque anni in quattro”.

Come detto, una sola classe partirà con la sperimentazione dal prossimo settembre, per un totale di massimo 25 studenti, come deliberato dal consiglio di istituto. In caso giungessero più richieste dei posti disponibili, la scuola si occuperà di una graduatoria sulla base della valutazione di uscita dalla secondaria di primo livello. Gli studenti che sceglieranno l”opzione quadriennale, inoltre, dovranno firmare un patto di responsabilità col quale si impegnano a stare al passo con il percorso più intenso di quello tradizionale.

“Il piano di studi prevede cinque ore settimanali in più – spiega Montanari – ma anche un calendario più lungo, anticipato di una settimana a settembre, e l”alternanza scuola-lavoro dal secondo anno. Saranno inseriti nel piano di studi tutte le componenti tradizionali dell”istruzione, come laboratori, stage e scambi con l”estero, ma saranno potenziati il peer tutoring, il cooperative learning e il blendend learning per puntare al tutoraggio fra studenti e sulle tecnologie. L”esame di stato al termine dei quattro anni sarà lo stesso del percorso di studi tradizionale, per cui scegliere questo nuovo percorso significa impegnarsi di più, ma sono certo che molti studenti apprezzeranno l”idea di affacciarsi al mondo universitario con un anno di anticipo”.

A breve l”intero progetto sperimentale sarà pubblicato sul sito della scuola. Gli studenti potranno scegliere se prendere parte alla sperimentazione quadriennale entro un mese a partire dal prossimo 16 gennaio 2018.

Imola

Liceo scientifico quadriennale, al via la sperimentazione da settembre
Cronaca 29 Dicembre 2017

Dolci per le Feste e la novità del Panettoro. Le idee del pasticcere del Dulcis Matteo Coralli

«Per le feste tradizione e innovazione possono andare a braccetto. Si può mangiare un buon panettone artigianale con sapori diversi da quelli classici. Poi per chi è indeciso tra panettone e pandoro, abbiamo inventato il Panettoro, tutto da scoprire». Matteo Coralli, 36 anni, titolare della pasticceria Dulcis di Imola, racconta così la sua idea di dolce per le ricorrenze.

La «folgorazione» per la pasticceria è arrivata nelle stagioni fatte al prestigioso hotel Mare Pineta di Milano Marittima durante le vacanze estive della scuola alberghiera a Castel San Pietro. Poi, grazie a uno stage scolastico che lo ha fatto conoscere, da neodiplomato sbarca alla corte di chef Valentino Marcattilii, al San Domenico di Imola. «Fui destinato alla brigata dei primi, che è la prima che finisce il proprio lavoro – racconta Coralli -. Ogni volta andavo a curiosare e osservare la preparazione dei dolci. Così lo chef, notando il mio interesse, mi chiese se ero interessato a provare. Gli spiegai che avevo provato e mi piaceva. Così, dopo due mesi ai primi, affiancai per un anno il pasticcere di allora poi presi il suo posto. Fu un’esperienza molto importante che durò quattro anni e mezzo. Inoltre, durante la chiusura estiva del ristorante a cui attaccavo le altre mie ferie, arricchivo il mio bagaglio di conoscenze in cucina con esperienze in importanti ristoranti francesi, in Costa Azzurra».

Nel 2004 il grande passo e l’apertura della pasticceria Dulcis.
«Ho provato, è andata bene. Puntai sulla qualità»
Su cosa ha puntato?
«Sulla qualità e sul presentare i prodotti in maniera il più innovativa e intrigante possibile. Inoltre abbiamo portato una ventata d’aria fresca anche nell’estetica. Questo è un mestiere in cui devi tenere viva la curiosità che ti dà modo di inventare, sperimentare e creare qualcosa di nuovo».
A chi si ispira?
«Per quanto riguarda l’estetica ai pasticceri francesi, uno fra tutti Pierre Hermé. Se invece parliamo di gusto e abbinamenti, a Gino Fabbri che ha un rinomato locale a Bologna ed è il presidente dell’Accademia maestri pasticceri italiana».
Insomma il gusto italiano.
«Lo preferisco a quello francese perché la loro tradizione li porta su dolci molto grassi, dolci, con tanta panna e burro. Sono belli e buoni, ma dopo il secondo cucchiaino si accusa un po’ di pesantezza. In questo i nostri dolci sono molto più piacevoli da mangiare».
Quali sono i suoi ingredienti preferiti?
«Mi piace molto la frutta secca da lavorare: mandorle, nocciole, pistacchi. Prediligo il cioccolato francese che al palato è un po’ più ricco di acidità. Il burro è una materia prima importantissima per fare una buona prima colazione, anche se non lo usiamo in purezza, ma con miscele di margarine senza grassi idrogenati e fatte con oli pregiati».
Che cosa significa per lei un dolce?
«Sicuramente chi lo mangia deve chiudere gli occhi, avere un accenno di sorriso e avere la voglia di mangiarne un altro. Deve mettere di buon umore».
Quali sono i cavalli di battaglia del suo locale?
«Il nostro tiramisù, la torta Dulcis che è una mousse di cioccolato con uno strato di panna profumato alla menta. Poi la torta Baccanale, nata qualche anno fa, che è una mousse di mascarpone, cioccolato fondente con una glassa all’amarena. L’ultima novità che sta riscoprendo un discreto successo è la rivisitazione della torta di riso che ho presentato a Sweet Bologna qualche settimana fa (dove è arrivato terzo sia nella giuria tecnica, sia in quella popolare, Nda)».
A Natale il buon umore è d’obbligo, come il dolce. Quali dolci consiglia?
«Partiamo dalla tradizione, ossia pandori e panettoni, che però può essere rivisitata. I panettoni si possono fare in tanti modi: dal classico al pera e cioccolato, all’albicocca, con le noci, col pistacchio… insomma ci si può sbizzarrire a creare gusti e abbinamenti particolari. Il pandoro fa parte della nostra tradizione, ma è più complesso trovarlo artigianale: non siamo in molti a farlo. Inoltre l’anno scorso abbiamo lanciato il Panettoro».
Che cos’è e com’è venuta l’idea?
«È nato per gioco. Una sera Valentino del San Domenico mi ha fatto una battuta “Ma questo che cos’è? Un panettone o un pandoro?” Risposi: “Un Panettoro”. Così abbiamo pensato a come farlo ed eccolo qua. È l’impasto del pandoro, cotto nello stampo del panettone, glassato con una pasta di mandorle e cotto come il panettone. Sta piacendo tanto».
E in casa cosa consiglia per Natale?
«Il mio pandoro guarnito con un mascarpone fatto in casa e un po’ di cioccolata calda».
Per il cenone di Capodanno cosa fa scoprire ai clienti per stupire gli amici?
«Propongo il croquembouche, una piramide di bignè caramellati farciti con la crema chantilly. E’ un classico dolce delle feste francese molto conviviale e divertente da mangiare in un contesto simile».
Per l’Epifania è più difficile.
«Non si scappa, è una festa per i bambini quindi caramelle e biscotti».

Nella foto: il pasticcere del Dulcis Mattia Coralli

Imola

Dolci per le Feste e la novità del Panettoro. Le idee del pasticcere del Dulcis Matteo Coralli
Cronaca 29 Dicembre 2017

Agripat fissa la soglia minima del prezzo della patata bolognese

Sulle tavole imbandite per le feste non sono certo mancate le patate, ingredienti versatili per contorni e primi piatti. Nel territorio bolognese questo tubero originario delle Ande viene coltivato dall’inizio dell’800 e proprio quest’anno sono stati celebrati i 200 anni dalla diffusione in zona di questa coltura, introdotta, pare, anche per sfamare le truppe napoleoniche che transitavano nelle campagne del bolognese.

Ma il 2017 resterà significativo anche per un altro aspetto che ha contribuito a rafforzare il peso dei tanti produttori, presenti anche nel circondario imolese soprattutto nella bassa (Medicina, Castel Guelfo, Castel San Pietro e Ozzano). A fine ottobre, infatti, è nata Agripat, organizzazione che riunisce al suo interno i produttori associati in precedenza alle due distinte realtà del settore Assopa e Appe.

Oggi Agripat, con sede a Villanova di Castenaso, rappresenta circa il 10 per cento del mercato italiano e vede tra gli associati il Consorzio patata italiana di qualità, che annovera tra i suoi prodotti le celebri patate al selenio Selenella, così come il Consorzio di tutela della patata di Bologna Dop.

In cifre. Agripat è costituita da 1.023 agricoltori, di cui 266 associati direttamente e 757 attraverso le cooperative aderenti, per un totale di 2.555 ettari coltivati: quelli in provincia di Bologna sono 1.718, i restanti nelle province di Ferrara e Ravenna. “Non si tratta di un semplice maquillage – puntualizza il medicinese Michele Filippini, presidente di Agripat -. Con la nuova denominazione vogliamo dare massimo rilievo alla rappresentatività della nostra organizzazione, per assumere ancora più peso nella filiera“.

La forza e il peso specifico del “sistema Bologna” risultano determinanti nel momento in cui la Borsa della patata, che vede riuniti attorno allo stesso tavolo i rappresentanti dei produttori e dei confezionatori, stabilisce anno per anno i prezzi delle patate emiliano romagnole. “Quest’anno, per la prima volta – prosegue il presidente di Agripat – è stata fissata una soglia minima, al di sotto della quale non si potrà andare: 18 centesimi al chilo. Per noi è una conquista”.

Se però si considera il prezzo a cui le patate vengono poi vendute al consumatore, specie dalla grande distribuzione (in media 80 centesimi al chilo, prezzo che può arrivare anche a 1 euro e 50 per le patate più blasonate) resta il tema dell’alto divario rispetto a quanto percepito dai produttori, problema che si accentua nelle annate negative come quella del 2017. “Quest’anno è partito malissimo – conferma Filippini – ma rispetto alle fasi iniziali ci aspettiamo una buona remunerazione. Lo scorso anno, ad esempio, i produttori hanno ricevuto dai 23 ai 25 centesimi al chilo. Entro il 15 gennaio si saprà con esattezza quanto percepiranno nel 2017”.

Agripat fissa la soglia minima del prezzo della patata bolognese

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