#MOTORI&DINTORNI: L’esperimento nobile di Checco Costa che sembrava il Motorsport olimpico
Tutte le volte che si parla di Olimpiadi per i benedettini del motorsport è un tormento vero e proprio.
L’esclusione di queste competizioni dalla più importante manifestazione sportiva del pianeta è considerato un sopruso, sentimento a cui chi scrive si unisce deciso. E il primo che parla dell’inquinamento o boiate simili viene preso per le orecchie, come la nonna della famosa pubblicità di un marchio caseario, e portato immediatamente sotto gli scempi architettonici e non solo costruiti per il mito di Olimpia.
E mentre la neve di Imola rendeva davvero verosimile il passaggio della fiaccola per i Giochi Olimpici invernali di Milano-Cortina, il pensiero non poteva che andare al nobile esperimento di Checco Costa con la Nations Cup di motociclismo che impreziosì, purtroppo per soli due anni, il calendario dell’Autodromo di Imola, ispirandosi alla sfide tra nazioni di radice anglosassone o al motocross.
Stiamo parlando, per entrambe le edizioni, degli anni 1978/79 con le gare che si svolsero nel secondo fine settimana di ottobre con i piloti divisi per nazioni più una squadra mista che gareggiava sotto la bandiera dell’Onu di allora. L’edizione del 1978 venne vinta dagli Usa con Kenny Roberts, degno capitano della squadra, e un Mike Baldwin clamoroso, mentre l’anno dopo fu la squadra mista a portarsi a casa il trofeo grazie soprattutto al redivivo venezuelano Johnny Alberto Cecotto. Tra gli italiani svettò Graziano Rossi, padre di Valentino. L’esperimento finì lì per il bagno di sangue economico (oltre 160 milioni delle vecchie lire di ingaggi per ventimila spettatori), anche se qualcosa continuò negli anni fino ad affievolirsi del tutto e lasciando al solo fuoristrada la striscia affascinate delle competizioni per nazioni.
Rimane sullo sfondo il grande sogno olimpico del motorsport, accarezzato in primis da Francesco Zerbi (plenipotenziario prima della Federmoto nazionale poi di quella mondiale) e più recentemente dal presidente Viegas (molto introdotto nel comitato olimpico del Portogallo), ma la proposta di effettuare la gara di trial con moto elettriche (e-trial per gli addetti ai lavori) a Parigi non ha avuto effetti. E mentre la strada diventa sempre più bianca, torna anche in mente che in Autodromo doveva svolgersi, nel 2021, il Motocross delle Nazioni, poi strappato dal calendario per il Covid.
La pandemia è passata, ma della gara manco l’ombra, rinverdendo il sospetto che per alcuni non tutte le disgrazie vengono per nuocere e, soprattutto, ponendo un ennesimo indizio sul fatto che le due ruote non sono poi così amate sulla riva sud del Santerno.
Anche se da questa gara, attesissima fin dal suo primo annuncio, il sistema Imola non ci avrebbe certamente rimesso.
Massimiliano Regazzi
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