#GeografiaDelleRelazioni – Non siamo programmati per essere l’intero mondo dei nostri figli
Quando pensiamo alla parola relazione il primo contesto che ci viene in mente è quello affettivo: relazione con un partner, con i genitori, con i figli.
È proprio su questi ultimi che volevo puntare l’attenzione, dopo che per l’ennesima volta mi è capitato di ascoltare madri esauste che, se si permettono di farlo notare, ricevono risposte che iniziano con: «Ai nostri tempi si facevano più figli, anche lavorando, e ce l’abbiamo fatta benissimo». Senza entrare nel merito del fatto che l’esperienza personale è, appunto, personale e non fa statistica, spesso ci si dimentica di un punto fondamentale: siamo una generazione, forse l’unica nella storia, che prova a crescere i figli senza una tribù, senza familiari e amici che collaborano al difficile compito di crescere cuccioli d’uomo. La presenza di un villaggio attorno al bambino non è solo un supporto funzionale ma è, ancora una volta, un reticolo di relazioni basate su valori condivisi e fiducia reciproca. Crescere un figlio da soli obbliga il cervello ad uno stato costante di tensione e iper-vigilanza che verrebbe allentato se esistesse un contesto all’interno del quale sentirsi al sicuro.
Ricreare questo villaggio come ai tempi dei nostri nonni è, oggigiorno, difficile e forse anacronistico. Possiamo però inventare un nuovo tipo di villaggio, un ecosistema di supporto che sia da deterrente alla solitudine vissuta da molti genitori.
Anche perché non siamo stati progettati per essere l’intero mondo dei nostri figli, ma per essere la loro guida verso il mondo, e quante opportunità in più potremmo offrire loro se non siamo soli in questo percorso?
Sono tante le associazioni in città che offrono tempo, ascolto e supporto: chiedere aiuto è un’azione coraggiosa che esprime umiltà e intelligenza. Poi ci sono le reti che possiamo allestire con le persone che vivono vicino a noi, nello stesso palazzo o nello stesso quartiere; con quelli che hanno i bambini che frequentano la stessa scuola o praticano lo stesso sport. Dare e ricevere aiuto è un altro aspetto di una comunità che vuole crescere sana e proiettata al futuro.
Sabrina Grementieri
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