#Orizzonti – Clima e centri urbani, siamo divisi in tifoserie o facciamo qualcosa?
In questa estate che sgocciola verso l’autunno, telefonino alla mano lo sport nazionale è il tifo. Avere una posizione, quanto più netta meglio è. Prendiamo il cambiamento climatico, di quale tifoseria siete: c’è sempre stato o è accresciuto a causa dell’uomo? A scuola abbiamo imparato che l’Italia deve tanto del suo essere culla di civiltà e biodiversità, che finisce nella cucina patrimonio Unesco, al suo clima temperato.
Ora però qualcosa scricchiola. L’Europa e l’Italia si scaldano tre volte più del resto del mondo. Ed è il contraltare della pioggia, che tornerà probabilmente torrenziale. Il nocciolo è che il nuovo clima estremo esiste, quindi che fare? Oltre a condividere un selfie con la grandine? Qualche idea in giro c’è. Imola parla di città «spugne», più alberi e meno asfalto, per le piogge tropicali, e città «oasi» per resistere al caldo.
Ma non è facile: occorre resistere alla tentazione di costruire senza verde anche se c’è fame di case che costano poco. Occorre piantare più alberi ma quelli giusti per il sottosuolo cittadino ricco di fondamenta e condotte. Tutto questo costa, per i risultati ci vogliono anni. Che proposte ha l’Amministrazione si chiede una lettrice. L’europarlamentare del Pd Annalisa Corrado ci dice che sulla transizione energetica dobbiamo accelerare, che con le rinnovabili si può creare lavoro e bollette più leggere ma occorre una politica industriale dell’Italia, ora.
E vien voglia di tifare per questa soluzione. Mentre il nucleare appare più come una tifoseria politica o di una lobby. Dopo l’alluvione eravamo diventati tutti ingegneri idraulici. Ora siamo esperti climatologi e botanici. Basta chiedere all’IA. Ma tranquilli, è ricominciato il campionato di calcio, ritorneremo tutti allenatori della nazionale (o della squadra di nostro figlio) e ci accapiglieremo su quello. Purchè non piova e se fa caldo c’è il condizionatore.
Lara Alpi
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