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Economia 21 Agosto 2020

Apicoltura, la Regione investe 555 mila euro per la salute delle api e la qualità del miele

Che le api siano importanti per la salvaguardia della biodiversità e quindi per la salute del nostro pianeta è un fatto ormai risaputo. Ma c”è di più: dal punto di vista della produzione e dei posti di lavoro, il comparto dell”apicoltura è un settore di rilievo a livello regionale. E proprio la Regione, ora, decide di investire per la salute delle api e la qualità del miele regionale.

La Giunta regionale ha infatti dato via libera al bando che dà attuazione agli interventi della seconda annualità del Programma regionale triennale 2020-2022. Per gli apicoltori emiliano-romagnoli si tratta di 555 mila euro che potranno essere richiesti entro il 19 novembre attraverso la piattaforma di AgreaBologna.

Ma quali sono gli interventi ammessi al finanziamento?

Si va dall”acquisto di interi sciami di api e famiglie con regine per favorire il ripopolamento degli alveari minacciati dagli effetti negativi dei cambiamenti climatici e dall’uso scorretto dei prodotti chimici per la difesa delle colture, al sostegno alle analisi di laboratorio per il miglioramento della qualità del miele; dall’ammodernamento delle attrezzature per la conduzione degli apiari, ai laboratori di smielatura e per praticare il nomadismo (ovvero lo spostamento delle arnie sul territorio seguendo le fioriture stagionali); dall’applicazione di nuovi metodi di lotta contro le malattie delle api all potenziamento dell’assistenza tecnica e dell’aggiornamento professionale.

Le risorse danno attuazione al piano di aiuti 2020/2021 per il settore, secondo step del Programma regionale triennale 2020-2022 che ha stimato un fabbisogno complessivo che sfiora i 3 milioni di euro nel prossimo triennio. Metà delle risorse sono di provenienza comunitaria, l’altra metà è resa disponibile dal Governo italiano.

Il budget per il 2020 è stato calcolato in base al numero di alveari presenti in Emilia-Romagna a fine 2019: sono 122.590 quelli censiti dall’Anagrafe apistica nazionale.

“L’apicoltura ha una crescente importanza economica in Emilia-Romagna – sottolinea l’assessore regionale all’Agricoltura a agroalimentare Alessio Mammi -. Quest’anno gli effetti negativi della crisi Covid sul mercato e le avversità climatiche, con le gelate di fine marzo che hanno determinato una produzione a macchia di leopardo, hanno colpito anche questo settore. Soprattutto le piccole aziende, che rappresentano la maggioranza tra gli apicoltori, hanno risentito del lockdown e del conseguente blocco del mercato. Il bando a cui diamo il via è uno degli strumenti primari per sostenere il settore nel segno della qualità e della tipicità della produzione”.

Maggiori informazioni, tabelle di ripartizione degli aiuti e dettaglio delle tempistiche di iscrizione al bando sono pubblicate sul sito della Regione.

(r.cr)

Imola

Apicoltura, la Regione investe 555 mila euro per la salute delle api e la qualità del miele
Economia 29 Luglio 2020

Agricoltura in regione, nel 2019 bene l'export (+4,7%) e l'occupazione (+3%)

L’export delle eccellenze enogastronomiche regionali che continua a crescere, la qualità come chiave vincente, i dati sull’occupazione che si consolidano.
L”annata 2019 del sistema agroalimentare dell’Emilia-Romagna presenta aspetti positivi ma anche difficoltà nella formazione del valore della produzione agricola, dovute principalmente alle criticità climatiche, fitosanitarie e di mercato.

«Nonostante le guerre sui dazi e la Brexit, l’export dell’agroalimentare della Regione, come è stato bene illustrato, cresce del 4,7% (contro il 3,7% a livello nazionale) e raggiunge il valore di 6,8 miliardi di euro portando per la prima volta a un saldo positivo di oltre 200 milioni della bilancia commerciale regionale – spiega Alessimo Mammi, assessore all”Agricoltura e all”Agroalimentare della Regione Emilia-Romagna -. E” un valore che rappresenta oltre il 10% dell’export complessivo regionale ed è pari al 16% dell’intero export agro-alimentare italiano, confermando il ruolo di traino dell’Emilia-Romagna per l’intero sistema nazionale, grazie alle sue produzioni di grande qualità e a un sistema di imprese ben organizzato e consolidato».
Anche se il settore agricolo e agroalimentare è stato tra quelli che, durante l’emergenza Covid-19, non si sono fermati garantendo continuità produttiva e fornitura di cibo per tutta la comunità, «questo non significa che non abbia subito i contraccolpi della pandemia – aggiunge Mammi -. Come Regione abbiamo messo in campo in questi mesi quasi 80 milioni di euro, compresi i fondi straordinari della legge regionale che ci apprestiamo ad approvare. Abbiamo pagato 105milioni di euro di anticipi Pac agli agricoltori. Lo Stato a sua volta ha stanziato per il settore agricolo circa 1miliardo di euro coi decreti Cura Italia e Rilancio: ci aspettiamo che queste risorse vengano messe al più presto a disposizione delle imprese agricole». (r.cr.)

Agricoltura in regione, nel 2019 bene l'export (+4,7%) e l'occupazione (+3%)
Cronaca 20 Luglio 2020

Coldiretti Emilia-Romagna approva le misure per l'agricoltura nel Decreto Rilancio

Coldiretti Emilia-Romagna esprime parere positivo sul Decreto Rilancio e sulle misure messe in campo per l’agricoltura.
«Dal taglio del costo del lavoro nei settori agricoli più duramente colpiti al sostegno delle filiere, dagli aiuti alimentari ai più bisogni all’accesso al credito fino all’anticipo al 70% dei fondi comunitari alle aziende, ammontano a 1,2 miliardi i sostegni alle imprese agricole italiane autorizzati dalla Commissione europea per fronteggiare la drammatica emergenza Covid 19», spiega Ettore Prandini, suo presidente.

In particolare, «sono 426 i milioni destinati all’esonero per i primi sei mesi del 2020 dei contributi previdenziali e assistenziali dovuti dai datori di lavoro appartenenti alle filiere agrituristiche, apistiche, brassicole, cerealicole, florovivaistiche, vitivinicole – entra nei particolari l’associazione di categoria – ma anche ippicoltura, pesca e dell’acquacoltura».
Inoltre, «importanti sono anche l’istituzione di un Fondo emergenziale di 90 milioni a supporto del settore zootecnico – aggiunge la Coldiretti regionale –, il rifinanziamento con 30 milioni di euro della cambiale agraria e la destinazione di 30 milioni di euro aggiuntivi per il Fondo di solidarietà nazionale, per sostenere le imprese agricole danneggiate dagli attacchi della cimice asiatica».
Senza dimenticare «il fondo per le emergenze alimentari con 300 milioni di euro – conclude la panoramica l’associazione di categoria – e le misure a favore delle filiere agroalimentari come i 100 milioni destinati alla vendemmia verde, il fondo indennità sospensione attività pesca e acquacoltura e l’indennità per i lavoratori e l’estensione del contributi a fondo perduto anche alle aziende agricole».

«Da quando è iniziata la pandemia, in Italia il 57% delle 730mila aziende agricole nazionali ha registrato una diminuzione dell’attività – evidenzia Prandini –, ma l’allarme globale provocato dal Coronavirus ha fatto emergere una maggior consapevolezza sul valore strategico della filiera del cibo con la necessità di difendere la sovranità alimentare e non dipendere dall’estero per l’approvvigionamento alimentare in un momento di grandi tensioni internazionali sugli scambi commerciali». (r.cr.)

Coldiretti Emilia-Romagna approva le misure per l'agricoltura nel Decreto Rilancio
Cronaca 9 Luglio 2020

Cia Imola chiede un Tavolo per risolvere i problemi da fauna selvatica

l problema dei danni alle colture provocati dalla fauna selvatica, cinghiali in particolare, è ben lontano dall’essere risolto, soprattutto nelle aree collinari. A lanciare l’allarme è Cia Imola, secondo cui «si tratta di una situazione diventata ormai da diverso tempo insostenibile per le aziende agricole – denuncia l’associazione di categoria – e che continua a peggiorare, visto che le azioni sinora messe in campo non sono state risolutive».

«Gli effetti di una gestione non efficace della fauna selvatica in alcune aree del territorio non può più ricadere sulle aziende agricole – attacca Giordano Zambrini, presidente della Cia Imola (nella foto) –. Siamo stanchi di vedere le nostre produzioni spazzate via, siamo stanchi di sopportare un problema che, con più impegno da parte di tutti, potrebbe essere risolto. Servono sinergie più forti tra mondo agricolo, associazioni venatorie e gli enti che gestiscono il territorio. Interessi partitici, personali o associativi devono essere superati per il bene della nostra agricoltura e delle aziende che vedono costantemente il loro reddito venire letteralmente calpestato».
Insomma, «sono consapevole che esistono esigenze e obiettivi diversi, ma ora più che mai devono convergere per proteggere un bene primario e anche il ruolo essenziale dell’agricoltore che tutela gli equilibri del territorio – aggiunge Zambrini –. Se non si rimettono al centro gli interessi produttivi, lasciando da parte quelli particolari, allora il problema della fauna non verrà risolto». (r.cr.)

Cia Imola chiede un Tavolo per risolvere i problemi da fauna selvatica
Cronaca 1 Luglio 2020

Vespe samurai in campo, è lotta alle cimici asiatiche

La vespa samurai, antagonista naturale della cimice asiatica, è arrivata anche nel circondario imolese. Dal 16 al 23 giugno, infatti, il Servizio fitosanitario della Regione Emilia Romagna ha provveduto a effettuare i primi lanci nell’ambiente di circa 1.750 esemplari, in base al programma di lotta biologica previsto in contemporanea in tutto il nord Italia e autorizzato dal ministero dell’Ambiente.
In Emilia Romagna, Piemonte, Lombardia, Veneto, Trentino e Friuli sono previsti in tutto 712 lanci, di cui circa 300 in Emilia Romagna.

A dispetto del nome aggressivo, la vespa samurai (in latino Trissolcus japonicus) non punge e non è pericolosa per l’uomo. È minuscola e si ciba delle uova della temuta cimice asiatica o cimice bruna marmorata (in latino Halyomorpha halys), che da quando nel 2012 è comparsa nel modenese ha colonizzato vasti territori e danneggiato molte coltivazioni, dato che si nutre dei frutti di molte specie arboree.
L’obiettivo del progetto non è eliminare la cimice asiatica dall’ambiente, ma creare un equilibrio ecologico che ne limiti la crescita esponenziale e la dannosità. (lo.mi.)

Ulteriori particolari nel numero del Sabato sera del 25 giugno

Vespe samurai in campo, è lotta alle cimici asiatiche
Economia 11 Giugno 2020

Agricoltura, tutto pronto anche in Emilia-Romagna per l’utilizzo della vespa samurai contro la cimice asiatica

Ieri sera, da ministero dell’Ambiente, è arrivato il via libera per la lotta biologica alla cimice asiatica. Il Governo, infatti, ha autorizzato l’Emilia-Romagna (insieme a Veneto, Lombardia, Piemonte e Friuli Venezia Giulia) al rilascio in campo aperto della vespa samurai per contrastare il pericoloso parassita che come noto provoca danni ingentissimi a molte coltivazioni, in primis la frutta (pesche, pere e mele). 

Tutto è pronto, quindi, per il lancio in tappe successive di un piccolo esercito di oltre 65mila esemplari di vespa samurai che, in base al piano messo a punto dalla Regione, saranno complessivamente impiegati nella guerra alla cimice e liberati in circa 300 siti sparsi in tutto il territorio regionale, individuati dei tecnici del Servizio fitosanitario regionale. «Con il via libera finale del ministero dell’Ambiente al rilascio in campo aperto della vespa samurai – afferma l’assessore regionale all’Agricoltura, Alessio Mammi – si completa l’ultimo di una serie di passaggi istituzionali molto impegnativi e presto prenderà finalmente avvio un progetto nel quale crediamo fortemente e sul quale abbiamo investito molto. Il Servizio fitosanitario regionale, in collaborazione con una rete di laboratori pubblici e privati, ha lavorato nel periodo invernale per la raccolta delle ovature della cimice che servono per la riproduzione della vespa samurai. Ora siamo nelle condizioni di far decollare il piano, consapevoli che si tratta di una sfida importante, il più grande programma di lotta biologica mai tentato nel nostro Paese».  

Intanto prosegue la raccolta delle domande per il rimborso dei danni causati dalla cimice nel 2019. Le richieste vanno presentate esclusivamente attraverso un’apposita piattaforma regionale. C’è tempo fino al 18 luglio prossimo. «Se le disponibilità si rivelassero insufficienti a coprire tutti i danni accertati alle aziende agricole emiliano-romagnole- conclude Mammi- torneremo a sollecitare il governo per incrementare la dotazione finanziaria prevista affinché tutte le aziende che rientrano nei criteri per beneficiare degli indennizzi siano adeguatamente ristorate». (da.be.)

Nella foto di archivio: la cimice asiatica

Agricoltura, tutto pronto anche in Emilia-Romagna per l’utilizzo della vespa samurai contro la cimice asiatica
Cronaca 10 Giugno 2020

Siccità, nella Romagna occidentale già distribuiti oltre 21 milioni di metri cubi di acqua irrigua

La primavera 2020 è da considerarsi la più secca degli ultimi 70 anni, con un calo del 60% delle piogge che si va ad aggiungere al calo delle precipitazioni invernali che aveva già fatto registrare un -30%.
Parola del Consorzio di bonifica della Romagna Occidentale, intervenuto nell’attività di fornitura di acqua per l’irrigazione già dal mese di febbraio (di norma la stagione irrigua “regolare” inizia a metà marzo e si conclude a fine ottobre).

«In dettaglio, per quanto riguarda la porzione di pianura della Romagna occidentale, sono già stati distribuiti circa 21 milioni di mc di acqua, il triplo rispetto al volume prelevato nel medesimo periodo dello scorso anno – spiega il Consorzio –. Di questi 21 milioni, oltre 4 milioni di mc sono stati immessi nelle reti interrate in pressione dalle centrali irrigue, un quantitativo quattro volte superiore rispetto al volume immesso in rete nel medesimo periodo dello scorso anno. I rimanenti 17 milioni sono stati distribuiti attraverso i canali».
Inoltre, «per quanto riguarda la collina, si segnala che gli invasi sono tutti attualmente pieni e in esercizio già dai primi giorni del mese di marzo – aggiunge l’ente –. Se l’andamento stagionale proseguirà con queste scarse precipitazioni, da gennaio a maggio solamente 70 mm di pioggia, nei mesi di luglio e agosto potrebbero subentrare dei problemi, quando le portate dei corsi d”acqua torrentizi si ridurrà al minino, per poi probabilmente azzerarsi a causa della carenza di piogge del periodo primaverile».

«Nonostante le piogge di questi ultimi giorni i problemi legati alla siccità in agricoltura permangono – commenta Alberto Asioli, presidente del Consorzio di bonifica della Romagna Occidentale – . In questo contesto, il ruolo del Consorzio è sicuramente strategico per tutto il comparto agroalimentare del nostro territorio, perché stiamo sostenendo nel migliore dei modi le esigenze idriche delle aziende agricole, che diversamente rischierebbero di perdere le proprie produzioni rimaste, in alcuni casi anche già falcidiate da altre calamità naturali». (r.cr.)

Nella fotografia, la centrale irrigua San Silvestro

Siccità, nella Romagna occidentale già distribuiti oltre 21 milioni di metri cubi di acqua irrigua
Politica 10 Giugno 2020

A Imola nasce un museo dedicato al pesco. Progetto organizzativo già avviato

Un grande patrimonio genetico utile per gli studiosi e interessante dal punto vista culturale per chi vorrà visitarlo. Questo il biglietto di invito per il Museo del pesco presente a Imola, per ora solo nella collezione di alberi che ne caratterizzano il suo aspetto di museo vivente, ma già realizzato nel progetto organizzativo.
«L’annuncio – spiega Daniele Bassi, docente universitario di coltivazione arboree all’università di Milano e collaboratore del Crpv, il Centro di ricerca produzioni vegetali con sede a Cesena – doveva essere dato a marzo in occasione del convegno organizzato a Massa Lombarda dedicato alla coltura del pesco e alle sue risorse genetiche, ma il Coronavirus ha costretto gli organizzatori a rinviare l’incontro a settembre, anche se la data è ancora incerta».

Tutto è pronto e la volontà dell’Associazione amici del pesco, alla quale aderiscono al momento una decina di soci, è quella di aprire il Museo al pubblico appena possibile. «La sede dovrebbe essere quella operativa del Crpv a Selva, a pochissimi chilometri da Imola – prosegue Bassi – e non è casuale. Da anni, infatti, è stato avviato un progetto di continuità per ottenere nuove varietà di pesco e albicocco e la ricerca è andata oltre confine chiamando in aiuto, oltre che studiosi romani, anche greci e spagnoli». (a.gio.)

Ulteriori particolari nel numero del Sabato sera del 4 giugno.

A Imola nasce un museo dedicato al pesco. Progetto organizzativo già avviato
Cronaca 6 Giugno 2020

Lettera delle Organizzazioni di Produttori e Centrali Cooperative della Romagna ai parlamentari per salvare l’agricoltura del territorio

Con una lettera Organizzazioni di Produttori e Centrali Cooperative della Romagna hanno chiesto a tutti i parlamentari romagnoli un gesto significativo, ovvero quello di portare all”attenzione la situazione in cui versa l”agricoltura romagnola dopo gli straordinari episodi calamitosi che l”hanno interessata in questo 2020 e sottoscrivere le richieste già presentate al Governo e all’Assessorato regionale per evitare il collasso del sistema produttivo locale. 

Le richieste cui si fa riferimento sono la deroga al D.Lgs. 102/2004 sulle colture assicurabili il rifinanziamento della norma al momento non coperta a sufficienza vista la gravità eccezionale degli eventi meteo che hanno colpito la Regione e che mai erano stati registrati su queste terre. Nella lettera, inviata l’altro ieri pomeriggio, viene messa nero su bianco la mole del danno cui gli agricoltori e tutta la filiera agroalimentare del territorio andranno incontro: «Gli eventi atmosferici caratterizzati dai forti e ripetuti abbassamenti notturni della temperatura, con punte minime fino a meno 5-6 gradi centigradi dal 24 marzo al 4 aprile scorsi, hanno investito ampie zone dell’Emilia-Romagna provocando gravi danni a molte colture frutticole specializzate anche per l’avanzato stato vegetativo dovuto alla mitezza dell’inverno. Si tratta di 48mila ettari di frutteti ad alta specializzazione produttiva, con perdite che arrivano al 90% del raccolto previsto per quest’anno nel caso delle albicocche, 9mila imprese agricole colpite e una stima provvisoria dei danni che nelle previsioni supera i 400 milioni di euro. La frutticoltura in regione è a rischio di vita con conseguenti gravi perdite di ricchezza per tutti. Già oggi si stima che potrebbero perdersi circa 300.000 giornate di lavoro se non si interviene tempestivamente. Un danno occupazionale incalcolabile per l’Emilia-Romagna».

La deroga e le modifiche al D.Lgs. 102/2004 sono necessarie per riconoscere il danno anche alle colture assicurabili, richieste motivate da fatti concreti, in quanto, come hanno scritto nel documento, «nelle settimane precedenti agli eventi, ancora a pochi giorni dall’apertura delle assicurazioni, gli imprenditori erano impossibilitati a muoversi a seguito delle restrizioni nazionali imposte all’emergenza Covid-19, pertanto, non hanno fatto in tempo ad assicurarsi; tra le condizioni dei contratti di polizza è previsto che la copertura assicurativa scatti dopo 12 giorni dalla stipula della stessa, condizione che ha di fatto aggravato la situazione, esistendo casi nei quali pur avendo assicurato, l’azienda non era in copertura da gelo al momento dell’evento calamitoso; diverse compagnie assicurative avevano ridotto la capacità assuntiva sul gelo per ridurre i rischi e altre non l’hanno attivata affatto, fatto che ha aggiunto difficoltà e ritardi ulteriori ad una eventuale ricerca di altro contraente. Date queste condizioni straordinarie, si stima che meno del 20% delle aziende frutticole regionali sia riuscita ad assicurarsi in tempo contro questa calamità. «Contingenze così straordinariamente pesanti ci richiamano a sforzi comuni a sostegno di un settore così importante e strategico per l’economia della nostra Regione».  (da.be.)

Lettera delle Organizzazioni di Produttori e Centrali Cooperative della Romagna ai parlamentari per salvare l’agricoltura del territorio
Cronaca 23 Maggio 2020

Buona annata per le fragole, ma la manodopera scarseggia

E’ una buona annata per le fragole, almeno a giudicare dai primi frutti staccati dalle piante. In molti hanno iniziato la raccolta tra la fine di aprile e l’inizio di maggio e la quantità e qualità si presentano buone, in alcuni casi, ottime. Sono soddisfatti gli agricoltori per questi frutti considerati da molti l’oro rosso dell’orto.
«I danni da gelo sono stati limitati – dice Andrea Grassi, direttore tecnico agronomico di Apofruit un’impresa cooperativa che commercializza 300mila tonnellate all’anno di prodotti ortofrutticoli – e questo permetterà di ottenere, almeno per noi, quasi la stessa quantità di prodotto dello scorso anno, circa 8.500 quintali».

Ma i problemi ci sono comunque. «Sono due – precisa Grassi -. I consumi e la raccolta. La fragola è un frutto molto deperibile, deve essere acquistato e mangiato subito ma quest’anno il Coronavirus ha modificato lo stile di vita del consumatore che deve fare una spesa che possa durare diversi giorni. I risultati di questi approvvigionamenti li abbiamo verificati al sud dove la raccolta è già iniziata da diverso tempo. Poi la manodopera. Sempre a causa dell’emergenza, chi non può farsi aiutare dai propri famigliari, difficilmente potrà avvalersi della manodopera straniera. Con il blocco dei movimenti, causato dallo stop alle frontiere, mancano all’appello i braccianti dell’Est e il rischio è che il prodotto resti in parte sulle piante». (a.g.)

Ulteriori particolari nel numero del Sabato sera del 14 maggio

Buona annata per le fragole, ma la manodopera scarseggia

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