Posts by tag: agricoltura

Economia 21 Gennaio 2021

Cesac lancia la sua linea di pasta con grano duro prodotto anche a Medicina e Castel Guelfo

Non solo cereali, vino e servizi per l”agricoltura. La cooperativa agricola Cesac di Conselice, storica realtà con stabilimenti anche a Castel Guelfo e Medicina, ha anche messo le mani in pasta. Letteralmente. Novità di fine 2020 sono infatti le pennette e i rigatoni prodotti con il grano duro dei soci del territorio. Per la cooperativa si tratta di un’operazione di diversificazione ma, al tempo stesso e soprattutto, di un progetto di identità. Prossimo passo, la certificazione della filiera. «Dopo alcuni anni di difficoltà – spiega il presidente Michele Filippini, medicinese – oggi la cooperativa si è ripresa e sta vivendo una nuova volontà di andare avanti non solo economicamente, ma anche riconoscendo il lavoro e il valore dei soci».

Ulteriori dettagli su «sabato sera» del 21 gennaio.

Nella foto: Niccolò Lenzi, neoassunto allo stabilimento Cesac di Sant’Antonio di Medicina, mostra le pennette e i rigatoni

Cesac lancia la sua linea di pasta con grano duro prodotto anche a Medicina e Castel Guelfo
Economia 16 Gennaio 2021

Agricoltura, danni da cimice asiatica: al via i pagamenti alle imprese per gli indennizzi 2020

A partire da ieri gli agricoltori dell’Emilia-Romagna hanno iniziato a ricevere, direttamente sul proprio conto corrente, gli indennizzi per i danni causati dalla cimice asiatica nel corso del 2019. Una vera e propria boccata di ossigeno per le imprese agricole, beneficiarie di 63 milioni di euro di contributi complessivi per il triennio 2020-2022, su un totale di 110 milioni di euro stanziati dal ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali per tutte le regioni.

Si tratta quindi dell’importo più alto a livello nazionale che mira a coprire più del 57% delle perdite dichiarate dal comparto emiliano-romagnolo, e che sarà suddiviso in tre tranche di pagamento: oltre 40 milioni di euro per il 2020, 11 milioni e 500mila sul 2021 e 11 milioni 500mila euro sul 2022. Gli indennizzi 2020 sono pagati a 1.300 aziende delle 6 province della regione che sono state colpite dalla cimice asiatica: Bologna, Ferrara, Forlì- Cesena, Modena, Ravenna e Reggio Emilia. Il range di contributo a beneficiario, calcolato in base all’entità del danno subito, va da 200 euro a 900mila euro. (da.be.)

Nella foto: la cimice asiatica

Agricoltura, danni da cimice asiatica: al via i pagamenti alle imprese per gli indennizzi 2020
Cronaca 20 Ottobre 2020

Covid, il nuovo Dpcm costringe Castel del Rio ad annullare il Mercato del marrone di domenica 25

Il nuovo Dpcm entrato in vigore ieri ha costretto a chiudere con una giornata di anticipo il tradizionale Mercato del marrone di Castel del Rio Igp e dei prodotti della valla del Santerno. La notizia è arrivata dal sindaco di Castel del Rio, Alberto Baldazzi. Nella chat dei castanicoltori, ha aggiornato sull’interpretazione in merito al decreto: «Ho verificato con l’Anci e la prefettura. Il nostro non è considerato un mercato ma un appuntamento straordinario assimilabile alle fiere e sagre di comunità. Quindi dolorosamente siamo costretti a rimandare al prossimo anno». E ad annullare quindi all’ultimo appuntamento previsto per domenica 25 ottobre. (r.cr.)

Foto d”archivio di una precedente edizione del Mercato del marrone Igp di Castel del Rio

Covid, il nuovo Dpcm costringe Castel del Rio ad annullare il Mercato del marrone di domenica 25
Cronaca 17 Ottobre 2020

Fa freddo, a Castel del Rio i marroni si fanno attendere

Raccolta a rilento per i marroni della vallata del Santerno e per le castagne dell’Appennino. «Siamo in ritardo a causa del clima, una decina di giorni fa è arrivato il freddo – racconta Sergio Rontini, vicepresidente del Consorzio dei castanicoltori di Castel del Rio che, con sua figlia Monia, nella vallata del Santerno, coltiva più di 50 ettari di castagneti -. Ne ho raccolto qualche chilo ma sono ancora indietro».

In attesa c’è anche Renzo Panzacchi, presidente del Consorzio castanicoltori dell’Appennino Bolognese: «Il marrone ha bisogno di acqua per prendere peso ma ai ricci occorre tepore e calore per schiudersi. Siamo tutti con il naso all’insù in attesa di temperature più alte». E ci sono altre notizie non troppo buone anche sulla quantità e qualità, almeno per la vallata del Santerno. «Da noi – continua Rontini – in alcune zone c’è la vespa cinese e, in quelle situazioni, il prodotto manca. Dove, però, gli alberi hanno potuto lavorare bene i ricci ci sono, anche perché è piovuto a inizio settembre. È stata acqua buona e abbondante, almeno 6-7 centimetri e, quindi, ha fatto molto bene alle piante. Quelle che soffrivano per la siccità, si sono riprese. Ma l’insetto è ancora presente in altre piante. E dove c’è, ci sono difficoltà, anzi, non ci sono proprio i ricci. Puliremo, naturalmente, ma non ci sarà prodotto. A Castel del Rio prevediamo di raccogliere meno del 40% di marroni rispetto all’anno scorso, possiamo mettere nella media un segno +20% ma ci sarà chi è fortunato e chi no. È una situazione a macchia di leopardo». (a.g.)

L’articolo completo su «sabato sera» del 15 ottobre.

Nella foto: Renzo Panzacchi

Fa freddo, a Castel del Rio i marroni si fanno attendere
Economia 28 Settembre 2020

La crisi della cipolla preoccupa i produttori

Anno no per l’agricoltura, anche quando ci sono quantità e qualità, perché i problemi possono essere altri. È il caso, per esempio, delle cipolle. Luana Tampieri, che è anche vicepresidente nazionale e presidente regionale di Donne in Campo-Cia, nella frazione Giardino di Imola, coltiva 10 ettari di terreno per produrre mediamente 500-600 quintali di cipolle a ettaro. «Quest’anno è andata bene – racconta Tampieri -. A fine agosto ho pesato circa 700 quintali a ettaro di cipolle. Molti, troppi e questo grazie alla pioggia. Tra la fine di maggio e l’inizio di giugno c’è stato un periodo di abbondanti acquazzoni, anche 40-60 millilitri d’acqua in una notte, che ha influito sulla quantità. In generale, c’è stato un incremento del 20%, alcune aziende che producono varietà precoci sono arrivate a raccogliere anche 800 quintali ad ettaro. E adesso ci sono problemi di stoccaggio per sovrap- produzione. Ci dovrebbero essere accordi con la grande distribuzione, magari per utilizzare cipolle nel mercato del surgelato».

Vittorio Assirelli produttore a Sesto Imolese, in 3 ettari di campo ne produce media- mente 600 quintali a ettaro, un peso che ha mantenuto anche quest’anno. Per lui la quantità è nella media e la qualità è buona ma le sue difficoltà sono altre.
«A settembre la Borsa di Bologna non ha ancora emesso il prezzo della cipolla bianca. Questo crea problemi con il mio compratore, il mio com- merciante. Quanto prenderò dal mio raccolto? Altri anni il prezzo lo davano a inizio agosto per le tardive, per le precoci a fine giugno, inizio luglio». Un problema non solo di Assirelli. «Alcuni miei vicini hanno le cipolle ancora sul terreno – aggiunge il coltivatore di Sesto Imolese – perché mancano i contenitori, i commercianti non li hanno portati. Certo, fino a 5/6 anni fa non c’era- no così tanti produttori. In troppi facciamo cipolla. Le cooperative dovrebbero dare un quantitativo massimo da coltivare come accade per la barbabietola da zucchero, dove è l’Eridania che decide quanto farne». (a.g.)

L’articolo completo su «sabato sera» del 24 settembre. 

Nella foto: Luana Tampieri

La crisi della cipolla preoccupa i produttori
Economia 21 Agosto 2020

Apicoltura, la Regione investe 555 mila euro per la salute delle api e la qualità del miele

Che le api siano importanti per la salvaguardia della biodiversità e quindi per la salute del nostro pianeta è un fatto ormai risaputo. Ma c”è di più: dal punto di vista della produzione e dei posti di lavoro, il comparto dell”apicoltura è un settore di rilievo a livello regionale. E proprio la Regione, ora, decide di investire per la salute delle api e la qualità del miele regionale.

La Giunta regionale ha infatti dato via libera al bando che dà attuazione agli interventi della seconda annualità del Programma regionale triennale 2020-2022. Per gli apicoltori emiliano-romagnoli si tratta di 555 mila euro che potranno essere richiesti entro il 19 novembre attraverso la piattaforma di AgreaBologna.

Ma quali sono gli interventi ammessi al finanziamento?

Si va dall”acquisto di interi sciami di api e famiglie con regine per favorire il ripopolamento degli alveari minacciati dagli effetti negativi dei cambiamenti climatici e dall’uso scorretto dei prodotti chimici per la difesa delle colture, al sostegno alle analisi di laboratorio per il miglioramento della qualità del miele; dall’ammodernamento delle attrezzature per la conduzione degli apiari, ai laboratori di smielatura e per praticare il nomadismo (ovvero lo spostamento delle arnie sul territorio seguendo le fioriture stagionali); dall’applicazione di nuovi metodi di lotta contro le malattie delle api all potenziamento dell’assistenza tecnica e dell’aggiornamento professionale.

Le risorse danno attuazione al piano di aiuti 2020/2021 per il settore, secondo step del Programma regionale triennale 2020-2022 che ha stimato un fabbisogno complessivo che sfiora i 3 milioni di euro nel prossimo triennio. Metà delle risorse sono di provenienza comunitaria, l’altra metà è resa disponibile dal Governo italiano.

Il budget per il 2020 è stato calcolato in base al numero di alveari presenti in Emilia-Romagna a fine 2019: sono 122.590 quelli censiti dall’Anagrafe apistica nazionale.

“L’apicoltura ha una crescente importanza economica in Emilia-Romagna – sottolinea l’assessore regionale all’Agricoltura a agroalimentare Alessio Mammi -. Quest’anno gli effetti negativi della crisi Covid sul mercato e le avversità climatiche, con le gelate di fine marzo che hanno determinato una produzione a macchia di leopardo, hanno colpito anche questo settore. Soprattutto le piccole aziende, che rappresentano la maggioranza tra gli apicoltori, hanno risentito del lockdown e del conseguente blocco del mercato. Il bando a cui diamo il via è uno degli strumenti primari per sostenere il settore nel segno della qualità e della tipicità della produzione”.

Maggiori informazioni, tabelle di ripartizione degli aiuti e dettaglio delle tempistiche di iscrizione al bando sono pubblicate sul sito della Regione.

(r.cr)

Imola

Apicoltura, la Regione investe 555 mila euro per la salute delle api e la qualità del miele
Economia 29 Luglio 2020

Agricoltura in regione, nel 2019 bene l'export (+4,7%) e l'occupazione (+3%)

L’export delle eccellenze enogastronomiche regionali che continua a crescere, la qualità come chiave vincente, i dati sull’occupazione che si consolidano.
L”annata 2019 del sistema agroalimentare dell’Emilia-Romagna presenta aspetti positivi ma anche difficoltà nella formazione del valore della produzione agricola, dovute principalmente alle criticità climatiche, fitosanitarie e di mercato.

«Nonostante le guerre sui dazi e la Brexit, l’export dell’agroalimentare della Regione, come è stato bene illustrato, cresce del 4,7% (contro il 3,7% a livello nazionale) e raggiunge il valore di 6,8 miliardi di euro portando per la prima volta a un saldo positivo di oltre 200 milioni della bilancia commerciale regionale – spiega Alessimo Mammi, assessore all”Agricoltura e all”Agroalimentare della Regione Emilia-Romagna -. E” un valore che rappresenta oltre il 10% dell’export complessivo regionale ed è pari al 16% dell’intero export agro-alimentare italiano, confermando il ruolo di traino dell’Emilia-Romagna per l’intero sistema nazionale, grazie alle sue produzioni di grande qualità e a un sistema di imprese ben organizzato e consolidato».
Anche se il settore agricolo e agroalimentare è stato tra quelli che, durante l’emergenza Covid-19, non si sono fermati garantendo continuità produttiva e fornitura di cibo per tutta la comunità, «questo non significa che non abbia subito i contraccolpi della pandemia – aggiunge Mammi -. Come Regione abbiamo messo in campo in questi mesi quasi 80 milioni di euro, compresi i fondi straordinari della legge regionale che ci apprestiamo ad approvare. Abbiamo pagato 105milioni di euro di anticipi Pac agli agricoltori. Lo Stato a sua volta ha stanziato per il settore agricolo circa 1miliardo di euro coi decreti Cura Italia e Rilancio: ci aspettiamo che queste risorse vengano messe al più presto a disposizione delle imprese agricole». (r.cr.)

Agricoltura in regione, nel 2019 bene l'export (+4,7%) e l'occupazione (+3%)
Cronaca 20 Luglio 2020

Coldiretti Emilia-Romagna approva le misure per l'agricoltura nel Decreto Rilancio

Coldiretti Emilia-Romagna esprime parere positivo sul Decreto Rilancio e sulle misure messe in campo per l’agricoltura.
«Dal taglio del costo del lavoro nei settori agricoli più duramente colpiti al sostegno delle filiere, dagli aiuti alimentari ai più bisogni all’accesso al credito fino all’anticipo al 70% dei fondi comunitari alle aziende, ammontano a 1,2 miliardi i sostegni alle imprese agricole italiane autorizzati dalla Commissione europea per fronteggiare la drammatica emergenza Covid 19», spiega Ettore Prandini, suo presidente.

In particolare, «sono 426 i milioni destinati all’esonero per i primi sei mesi del 2020 dei contributi previdenziali e assistenziali dovuti dai datori di lavoro appartenenti alle filiere agrituristiche, apistiche, brassicole, cerealicole, florovivaistiche, vitivinicole – entra nei particolari l’associazione di categoria – ma anche ippicoltura, pesca e dell’acquacoltura».
Inoltre, «importanti sono anche l’istituzione di un Fondo emergenziale di 90 milioni a supporto del settore zootecnico – aggiunge la Coldiretti regionale –, il rifinanziamento con 30 milioni di euro della cambiale agraria e la destinazione di 30 milioni di euro aggiuntivi per il Fondo di solidarietà nazionale, per sostenere le imprese agricole danneggiate dagli attacchi della cimice asiatica».
Senza dimenticare «il fondo per le emergenze alimentari con 300 milioni di euro – conclude la panoramica l’associazione di categoria – e le misure a favore delle filiere agroalimentari come i 100 milioni destinati alla vendemmia verde, il fondo indennità sospensione attività pesca e acquacoltura e l’indennità per i lavoratori e l’estensione del contributi a fondo perduto anche alle aziende agricole».

«Da quando è iniziata la pandemia, in Italia il 57% delle 730mila aziende agricole nazionali ha registrato una diminuzione dell’attività – evidenzia Prandini –, ma l’allarme globale provocato dal Coronavirus ha fatto emergere una maggior consapevolezza sul valore strategico della filiera del cibo con la necessità di difendere la sovranità alimentare e non dipendere dall’estero per l’approvvigionamento alimentare in un momento di grandi tensioni internazionali sugli scambi commerciali». (r.cr.)

Coldiretti Emilia-Romagna approva le misure per l'agricoltura nel Decreto Rilancio
Cronaca 9 Luglio 2020

Cia Imola chiede un Tavolo per risolvere i problemi da fauna selvatica

l problema dei danni alle colture provocati dalla fauna selvatica, cinghiali in particolare, è ben lontano dall’essere risolto, soprattutto nelle aree collinari. A lanciare l’allarme è Cia Imola, secondo cui «si tratta di una situazione diventata ormai da diverso tempo insostenibile per le aziende agricole – denuncia l’associazione di categoria – e che continua a peggiorare, visto che le azioni sinora messe in campo non sono state risolutive».

«Gli effetti di una gestione non efficace della fauna selvatica in alcune aree del territorio non può più ricadere sulle aziende agricole – attacca Giordano Zambrini, presidente della Cia Imola (nella foto) –. Siamo stanchi di vedere le nostre produzioni spazzate via, siamo stanchi di sopportare un problema che, con più impegno da parte di tutti, potrebbe essere risolto. Servono sinergie più forti tra mondo agricolo, associazioni venatorie e gli enti che gestiscono il territorio. Interessi partitici, personali o associativi devono essere superati per il bene della nostra agricoltura e delle aziende che vedono costantemente il loro reddito venire letteralmente calpestato».
Insomma, «sono consapevole che esistono esigenze e obiettivi diversi, ma ora più che mai devono convergere per proteggere un bene primario e anche il ruolo essenziale dell’agricoltore che tutela gli equilibri del territorio – aggiunge Zambrini –. Se non si rimettono al centro gli interessi produttivi, lasciando da parte quelli particolari, allora il problema della fauna non verrà risolto». (r.cr.)

Cia Imola chiede un Tavolo per risolvere i problemi da fauna selvatica
Cronaca 1 Luglio 2020

Vespe samurai in campo, è lotta alle cimici asiatiche

La vespa samurai, antagonista naturale della cimice asiatica, è arrivata anche nel circondario imolese. Dal 16 al 23 giugno, infatti, il Servizio fitosanitario della Regione Emilia Romagna ha provveduto a effettuare i primi lanci nell’ambiente di circa 1.750 esemplari, in base al programma di lotta biologica previsto in contemporanea in tutto il nord Italia e autorizzato dal ministero dell’Ambiente.
In Emilia Romagna, Piemonte, Lombardia, Veneto, Trentino e Friuli sono previsti in tutto 712 lanci, di cui circa 300 in Emilia Romagna.

A dispetto del nome aggressivo, la vespa samurai (in latino Trissolcus japonicus) non punge e non è pericolosa per l’uomo. È minuscola e si ciba delle uova della temuta cimice asiatica o cimice bruna marmorata (in latino Halyomorpha halys), che da quando nel 2012 è comparsa nel modenese ha colonizzato vasti territori e danneggiato molte coltivazioni, dato che si nutre dei frutti di molte specie arboree.
L’obiettivo del progetto non è eliminare la cimice asiatica dall’ambiente, ma creare un equilibrio ecologico che ne limiti la crescita esponenziale e la dannosità. (lo.mi.)

Ulteriori particolari nel numero del Sabato sera del 25 giugno

Vespe samurai in campo, è lotta alle cimici asiatiche

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