Posts by tag: agricoltura

Economia 10 Settembre 2019

I prodotti biologici piacciono sempre di più agli italiani, anche nei supermercati spazi appositi per ciò che è «bio»

Il 52% degli italiani sarebbe disposto a comprare sempre cibo biologico per favorire un’agricoltura sempre più ecosostenibile e rispettosa dell’ambiente. E’ quanto emerge da una ricerca Swg. Una tendenza comportamentale confermata dai dati presentati in occasione della conferenza stampa di presentazione della 31ª edizione del Sana, il Salone internazionale del biologico e del naturale che si è tenuta nel quartiere fieristico di Bologna dal 6 al 9 settembre (un migliaio gli espositori, su una superficie espositiva di 60 mila metri quadri suddivisi in 6 padiglioni).

I dati forniti alla stampa dicono che è in aumento la superficie agricola nazionale destinata alla coltivazione biologica e che sono in aumento le vendite dei prodotti bio in Italia. «Per il biologico non parliamo più di moda passeggera da almeno trent’anni – conferma Fabrizio Piva, amministratore delegato del Ccpb, l’organismo di certificazione e controllo di prodotti biologici -. Anzi, siamo di fronte ad una produzione ormai matura, tant’è che il consumatore dà per scontato che si può trovare di tutto con il marchio bio». Insomma, una affermazione di cui si sono accorti anche iper e supermercati. «Tutta la grande distribuzione organizzata sta puntando sul biologico per attrarre consumatori – conferma ancora Piva -. Espone i prodotti bio sugli scaffali riservandogli spazi appositi. E più lo propone, più ne incentiva la sua diffusione e quindi il consumo». Ma è veramente tutto oro quello che luccica? «Niente affatto – ammette l’amministratore delegato del Ccpb -. Il modello produttivo e le tecniche di produzione sono ferme a trent’anni fa. Così come c’è molto da fare per migliorare la divulgazione e l’assistenza tecnica. Ci sono aspetti agronomici mai risolti, mai affrontati. Bisogna fare un salto di qualità».

Ma vediamo cosa pensano alcuni nostri produttori che si sono convertiti. Carlo Morini conduce circa 45 ettari di terreno coltivato a vite, cereali e frutta estiva. Dal 1999 l’Azienda agricola Polenghe di Imola, di cui Carlo è titolare, è certificata per l’agricoltura biologica e dal 2015 è condotta secondo l’agricoltura biodinamica. Modalità quest’ultima che condivide con quella biologica i medesimi principi base, cioè il rifiuto di utilizzare sostanze chimiche, l’attenzione all’ambiente, la rotazione delle colture, ma diversa perché regolamentata in modo differente. «Non basta più essere biologici, occorre fare un passo ulteriore – dichiara con fermezza Morini- perché è nostro dovere di produttori agricoli impattare il meno possibile sull’ambiente ed essere ecosostenibili al massimo». Il biologico, quindi, come punto di partenza e non di arrivo. «E’ l’unica possibilità per l’agricoltura del domani -dice ancora Morini -. Lo chiede anche il mercato europeo e i cittadini premiano questa scelta, come dimostra l’aumento dei consumi di questo settore. Certo, è un processo lungo e complesso, dobbiamo sottostare agli umori della natura più di altri, ma il premio è grande. E’ poi è una scelta che dobbiamo fare anche peri nostri figli, perché dobbiamo lasciare loro in eredità un ambiente migliore, più vivibile. Ecco perché il biologico dovrà diventare quello che oggi è il convenzionale». (ale.gio.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 5 settembre

Nella foto Fabrizio Piva, amministratore delegato del Ccpb, l’organismo di certificazione e controllo di prodotti biologici 

I prodotti biologici piacciono sempre di più agli italiani, anche nei supermercati spazi appositi per ciò che è «bio»
Cultura e Spettacoli 7 Settembre 2019

Tra arte, cibo e tradizioni agricole a Sasso Morelli torna la Festa del contadino organizzata dalla coop Clai

Un insieme di arte, cultura, musica, sport, giochi, laboratori, devozione. Tutto all’insegna della tradizione e con il grande abbraccio dell’enogastronomia che è il punto focale. La Festa del contadino organizzata dalla Clai giunge alla ventinovesima edizione e va in scena a Sasso Morelli, dove la Cooperativa lavoratori agricoli imolesi ha la propria sede, dal 6 all’8 settembre. «Alle soglie della trentesima edizione- spiega Giovanni Bettini, presidente della Clai – si rinnova un appuntamento entrato a pieno titolo nella tradizione del territorio imolese, in Romagna, dove la Cooperativa Agricola è insediata dal 1962 (a Sasso Morelli di Imola, dove c’è la sede storica della Clai con le aziende agricole, il salumificio e il centro direzionale Villa La Babina, mentre nella vicina città di Faenza è dislocato lo stabilimento agro-alimentare di lavorazione delle carni). La Festa del contadino propone il forte radicamento dell’impresa cooperativa attraverso percorsi d’arte, di cultura e di sport che incrociano l’operosità dei soci, dei lavoratori e il gusto dei prodotti Clai».

La festa è partita venerdì 6 settembre con l”inaugurazione, nella chiesa del Morelli di via Correcchio 56, della mostra«Rosa Mystica» a cura di Marco Violi, realizzata all’interno del percorso espositivo «Segni e immagini della devozione popolare» giunto alla XXVI edizione (mostra poi visitabile sabato e domenica dalle 10 alle 20, con ingresso libero). Oggi, sabato 7 settembre, ci si sposta a Villa La Babina: qui alle 21 verrà assegnato il «Premio 100% Italiano» istituito da Clai nel 2016 per conferire un riconoscimento a una personalità o a un’impresa che si è distinta per l’impegno a favore della promozione della cultura e del lavoro in Italia, mentre alle 21.15 si terrà il Galà Lirico che chiude l’Emilia Romagna festival.

Il clou di tutte le iniziative si avrà domani, domenica 8 settembre. Alle 9.30 da Villa La Babina partirà la 2a Campestre Clai, una gara competitiva sulla distanza di 12 km su percorso misto (strada e sterrato) organizzata dall’Asd Atletica Imola Sacmi-Avis, in collaborazione con Clai e Comune di Imola. Ad essa si affiancherà, la passeggiata ecologica di 7 km, organizzata in collaborazione con la Polisportiva di Sasso Morelli che metterà a disposizione docce e spogliatoio. Tutto il ricavato dalle iscrizioni sarà devoluto all’Atletica Imola Sacmi-Avis per le attività educative sportive rivolte ai giovani (info 0542/55711). Sempre domenica, dalle 11.30, apre lo stand gastronomico della polisportiva di Sasso Morelli presso il campo sportivo. Qui,nel pomeriggio, dalle 14.30, ci saranno gare di volley e prove di agility dog e rally-obedience dedicate in particolare ai bambini. Bambini che, dalle 14.30 in piazza d ei Portici, potranno divertirsi anche con il ludobus, il laboratorio di pittura e il truccabimbi.

Piazza dei portici sarà anche ilcentro della festa dei sapori: dalle 11.30 si terrà una mostra mercato con i prodotti tipici delle cooperative agricole del territorio,con il caseificio toscano Faggiola, con Tradizione e sapori di Modena e ci sarà anche un mercatino di artigianato artistico. Dalle 14.30, arriveranno anche il Gruppo polentari di Tossignano e le birre artigianali del birrificio Claterna. La festa dei sapori prevede anche dimostrazioni dell’arte dei norcini e dei maestri salumieri, scuole di cucina, giochi sensoriali, e un banco degustazione con ipanini gourmet e vini il cui acquisto andrà a sostegno della Casa di Accoglienza AnnaGuglielmi di Montecatone. Il tutto accompagnato damusica live. Infine, alle 18 si terrà il 34° Palio dei pigiatori che vedrà uomini, donne e bambini sfidarsi a pigiare a piedi nudi, in grandi tini di legno, le pregiate uve coltivate dai soci della cantina sociale Cavim (iscrizione gratuita ma obbligatoria telefonando al numero 0542/55003). Da non dimenticare che domenica alle 14.30 sarà anche possibile visitare l’antica farmacia Mongardi, in via Correcchio 124, situata nella bella villa che un tempo fu dell’architetto Cosimo Morelli. (

Tra arte, cibo e tradizioni agricole a Sasso Morelli torna la Festa del contadino organizzata dalla coop Clai
Cultura e Spettacoli 6 Settembre 2019

L'Antica Fiera di Fontanelice torna nel week-end e… raddoppia

Torna come ogni anno l’Antica Fiera di Fontanelice, e si allunga: oltre alla domenica, la manifestazione occuperà anche il pomeriggio e la sera del sabato. Si partirà sabato 7 settembre alle 17 con il saluto del presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini, a cui farà seguito un convegno su «Le risorse irrigue in agricoltura». Via VIII Dicembre si animerà con lo stand gastronomico a cura del Comitato Sagra Piè Fritta dalle 19.30 e la musica dei Maron 4, mentre il campo sportivo ospiterà un torneo di tiro alla fune alle 21. Domenica alle 9 avrà inizio la tradizionale mostra zootecnica con esposizione di bovini, ovini, cavalli ed animali da cortile. Non mancheranno l’esposizione di macchine agricole d’epoca ed il mercatino con eccellenze gastronomiche del territorio. Sarà presente anche in questa giornata, dalle 9.45, lo stand gastronomico del Comitato Sagra Piè Fritta.

Durante l’arco della giornata verranno organizzati laboratori e si potrà assistere alla dimostrazione della lavorazione della canapa e formazione delle corde svolta in una famiglia contadina di un tempo in una rievocazione a cura della parrocchia di Campiano di Castel Bolognese. Dalle 10, nella postazione della Pro Loco in piazza Antico lavatoio, ci sarà la Festa del ritorno, che vedrà anche un brindisi alle 16. Il pomeriggio poi, sarà allietato, dalle 15 dalla musica de I Balconi. «Nel 2020 sarebbe bello riuscire a proporre un evento che copra l’intero arco del fine settimana con la presenza di animali, macchine agricole ed iniziative in grado di attirare visitatori anche il sabato – dice il sindaco Gabriele Meluzzi -. Quest’anno si è deciso di partire nel pomeriggio, in maniera semplice vista la novità, confidando in una buona partecipazione da parte dei cittadini che incentivi a lavorare con entusiasmo sull’ipotesi delle due giornate piene. L’Antica Fiera è una manifestazione amata che negli anni è cresciuta, merita tutto l’impegno possibile per far sì che continui ad essere apprezzata nel tempo». (r.c.)

L'Antica Fiera di Fontanelice torna nel week-end e… raddoppia
Economia 3 Settembre 2019

I produttori del territorio fanno il punto sul raccolto delle patate. «La qualità è buona, ma la quantità è in calo»

«Quest’anno la qualità delle patate è buona e buone sono le sue caratteristiche. La quantità, invece, è in forte contrazione, almeno del 10 per cento», sintetizza Massimo Cristiani, presidente del Consorzio patata italiana di qualità che ha il compito di gestire e coordinare la produzione e commercializzazione di Selenella, la marca di patate confezionate più diffusa nel Paese. Affermazioni condivise dai produttori che proprio in questi giorni hanno terminato la raccolta del tubero, vera eccellenza del territorio bolognese. Dunque, notizie in bianco e nero per questo prodotto che ha subito, come tanti altri, gli eccessi di una stagione anomala. Grazie all’andamento meteoclimatico favorevole nei primi mesi dell’anno nel nord dell’Italia le semine sono avvenute con tempestività e regolarità.

«Situazione diversa nel mese dimaggio – rileva Cristiani -, quando gli abbassamenti termici sono stati consistenti, con piovosità elevatissima e persistente. Per contro, nel mese di giugno si è verificata una condizione opposta: e cioè temperature che hanno subito repentini innalzamenti termici». Determinando situazioni di stress per le coltivazioni che hanno causato un calo di produzione. «Quasi 380 quintali di patate in meno», calcola Angelo Bassi, produttore di Sesto Imolese, che quest’anno ha raccolto circa 2.000 quintali di merce in 5 ettari di terra. Ma quello che oggi fa più paura sono i danni causati dagli elateridi, insetti terricoli che allo stadio larvale scavano gallerie nel tubero, rendendolo non più commercializzabile, la cui diffusione è favorita dall’umidità. «Io ho avuto solo qualche problema con le piante vicino ai fossi – conferma Flavia Montroni, circa 10.000 quintali raccolti in un’area di 20 ettari a Castel San Pietro Terme -. Ma è andata diversamente in alcune zone da Medicina verso il nord e la pianura del bolognese».

Ed anche se gli elateridi colpiscono a macchia di leopardo, prediligendo appunto le zone umide, la preoccupazione è tanta. Anche perché la progressiva eliminazione di principi attivi utilizzabili nella lotta a questi parassiti, in assenza di valide alternative, di fatto ha privato i produttori pataticoli di armi di contrasto. «Non abbiamo tante possibilità per combattere questo nemico – conferma Cristiani- e siamo molto preoccupati peri prossimi raccolti». La patata può essere bella nella forma e di buona qualità, ma se la larva del coleottero l’ha bucata, non può più essere commercializzata. «Siamo molto allarmati per i danni causati da questo parassita. Se le cose non cambiano in molti saranno costretti ad abbandonare la produzione», conferma pessimist aMaurizio Sandri di Sasso Morelli, che quest’anno ha raccolto circa 15.000 quintali di patate in 35 ettari di terreno e parla anche come consigliere dell’Agripat, l’associazione emiliano-romagnola che riunisce i pataticoltori. Insomma, a funestare l’agricoltura emiliano romagnola non c’è solo la cimice asiatica che attacca la frutta. (al.gi.)

Il servizio completo è su «sabato sera» del 29 agosto

I produttori del territorio fanno il punto sul raccolto delle patate. «La qualità è buona, ma la quantità è in calo»
Economia 3 Settembre 2019

Crisi della frutticoltura, la Cia di Imola promuove una mobilitazione unitaria per affrontare la situazione

Una grande mobilitazione unitaria per contrastare la crisi della frutticoltura. E’ l’obiettivo della Cia di Imola che nei giorni scorsi ha promosso un incontro con i frutticoltori del territorio per fare il punto sui temi caldi del settore (i cali produttivi, le quotazioni della frutta troppo basse) e mettere a punto le strategie mettere in atto per far fronte alla situazione. Nell’occasione, si è parlato di un necessario sforzo comune tra tutte le associazioni agricole per rilanciare il settore, partendo dall’impegno congiunto di produttori, sindacati e amministratori locali per chiedere alla Regione Emilia-Romagna un sostegno immediato al comparto.

«Tutti i produttori – afferma Giordano Zambrini, presidente di Cia Imola – sanno benissimo che così non si può continuare, che la nostra frutticoltura è a rischio così come le nostre aziende e un intero sistema economico-produttivo. Le difficoltà, come hanno specificato gli agricoltori presenti, sono legate al contrasto delle patologie della frutta provocata da cimice asiatica e insetti ancora “sconosciuti”, dai cambiamenti del clima ma anche da prezzi non remunerativi, difficoltà di commercializzazione e di aggregazione. Questi problemi persistono da diverso tempo, ma sono diventati davvero insostenibili in un’annata come questa, quando praticamente nessun prodotto è in grado di portare un reddito alle aziende agricole».

«Se gli agricoltori smettono di produrre, perché farlo significa lavorare in perdita, non sono solo loro a rimetterci, ma l’intera economia del territorio, visto che le aziende agricole smetteranno di impiegare forza lavoro stagionale e anche di immettere sul mercato prodotti “made in Italy” di qualità – prosegue Zambrini -. Quindi è tutta la società, composta da lavoratori in agricoltura, famiglie e consumatori, che si troverà in difficoltà insieme a noi. Ecco perché la crisi della nostra agricoltura deve diventare un problema economico e sociale condiviso, anche dagli amministratori del Circondario, dal sindaco della Città metropolitana e dai sindacati agricoli. A loro invieremo in questi giorni una lettera per spiegare la situazione e chiedere che ci sostengano a livello regionale per chiedere contributi straordinari per i frutticoltori più colpiti dalla crisi».

Intanto, la Cia sottolinea l’apprezzamento per l’impegno dell’assessore regionale Simona Caselli, che si è impegnata, aggiungere il presidente, «a stanziare 250.000 euro per l’attivazione di mutui a tassi agevolati e sgravi fiscali e contributivi destinate alle aziende colpite da cimice asiatica e si è impegnata a portare il problema all’attenzione del nuovo Governo che si formerà e dell’Europa». «Si tratta sicuramente di un primo passo a sostegno del reddito per le aziende – sostiene Zambrini – ma non basta, perché serve soprattutto un sostegno diretto, liquidità a fondo perduto, per superare questo anno difficilissimo e ripartire. Naturalmente sono utili anche azioni indirette come la sospensione dei mutui che alcuni istituti bancari imolesi hanno già garantito».

Tornando all’assemblea dei produttori, tra gli argomenti affrontati inevitabilmente c’è stato quello dei parassiti e delle patologie più gravi che affliggono la frutticoltura, a partire dalla cimice asiatica, per affrontare i quali la richiesta è aumentare la ricerca che dovrà essere, conclude Zambrini, «pubblica e super partes».  «Stiamo pensando – conclude il presidente della Cia Imola – a una vera e propria mobilitazione, organizzata insieme ai produttori di altre province della nostra regione e di altre regioni colpite dalla crisi, per dare un segnale forte a tutti i livelli, dalle istituzioni ai consumatori». (r.cr.)

Nella foto il presidente della Cia Imola Giordano Zambrini

Crisi della frutticoltura, la Cia di Imola promuove una mobilitazione unitaria per affrontare la situazione
Economia 28 Agosto 2019

L'allarme di Coldiretti: «Problema sicurezza per i troppi cinghiali, serve un piano di abbattimento straordinario»

Sono oltre un milione ormai in cinghiali in Italia. Lo dice la Coldiretti Emilia Romagna, lanciando l”allarme per l’escalation dei danni, delle aggressioni e degli incidenti provocati dalla crescita di questi pericolosi e aggressivi animali. Incidenti anche mortali: è deceduto infatti, dopo un mese di coma, il motociclista di 47 anni che, in Calabria, è stato coinvolto in uno scontro con un cinghiale che gli ha improvvisamente tagliato la strada mentre percorreva una strada provinciale. Dopo la caduta, tra l”altro, era stato attaccato dall”animale, che gli aveva procurato altre ferite gravi al volto e all”addome.

La proliferazione incontrollata dei cinghiali ha numeri inequivocabili: negli ultimi dieci anni, secondo le stime fornite da Coldiretti, il numero degli esemplari presenti in Italia è praticamente raddoppiato. «La sicurezza nelle aree rurali e urbane – denuncia la Coldiretti – è a rischio per il loro proliferare con l’invasione di campi coltivati, centri abitati, strade ed anche autostrade dove rappresentano un grave pericolo per le cose e le persone. Gli animali selvatici che distruggono i raccolti agricoli, sterminano gli animali allevati, causano incidenti stradali per un totale di danni stimato in quasi 100 milioni di euro all’anno, senza contare i casi in cui ci sono state purtroppo anche vittime».

Per l”associazione agricola, dunque, il problema non è solo legato ai risarcimenti, ma è diventato «un fatto di sicurezza delle persone che va affrontato con decisione». Per questo la Coldiretti chiede un intervento «in modo concertato tra Ministeri e Regioni per avviare un piano di abbattimento straordinario senza intralci amministrativi». (r.cr.)

L'allarme di Coldiretti: «Problema sicurezza per i troppi cinghiali, serve un piano di abbattimento straordinario»
Economia 27 Agosto 2019

Cimice asiatica, la Regione Emilia-Romagna convoca un tavolo con associazioni agricole e consorzi dei produttori

Si svolgerà domani mercoledì 28 agosto a Bologna il vertice convocato dalla Regione Emilia Romagna per studiare le misure più efficaci per combattere la cimice asiatica, al quale sono state invitate le associazioni agricole e le organizzazioni dei produttori ortofrutticoli. L”assessore regionale all”Agricoltura, Simona Caselli, dichiara in proposito: «Siamo assolutamente consapevoli dell”impatto negativo sulle coltivazioni della cimice asiatica. Al vertice valuteremo e adotteremo le misure più efficaci per sostenere un comparto come quello agricolo, fondamentale per l”economia regionale».

Il tavolo era già stato convocato quando, nei giorni scorsi, è arrivato l”ennesimo allarme da parte di Coldiretti Emilia Romagna, che ha denunciato la situazione particolarmente difficile proprio nella nostra regione, dove i danni alle produzioni causati dal parassita, in particolare alle pere ma non solo, hanno compromesso dal 40 al 100% della produzioni. «Da un lato è necessario accelerare il più possibile i lanci degli insetti antagonisti – sostiene l”associazione -, ma dall”altro è importante che le istituzioni non facciano mancare il loro apporto con risorse economiche da mettere in campo a sostegno del mondo agricolo. Il settore frutticolo dell”Emilia Romagna è a rischio: chiediamo a tutte le istituzioni competenti di mettere subito in campo soluzioni che vadano a prevenire e risarcire i danni alle aziende agricole».

Alla Regione, Coldiretti chiede poi di attivare, come già avvenuto in passato per altre emergenze, «una serie di interventi finanziari e agevolativi per far fronte al mancato reddito delle imprese, attraverso convenzioni con le banche, l”intervento dei Consorzi Fidi, la sospensione di mutui, pagamenti, tasse, contributi per compensare e non appesantire il bilancio delle aziende gravato  dalle spese colturali sostenute per una produzione che rischia di venire azzerata e di non produrre quindi alcun reddito».

La “cimice marmorata asiatica”, nota semplicemente come cimice asiatica, arriva dalla Cina ed è particolarmente pericolosa per l’agricoltura perché depone le uova almeno due volte all”anno, con 300-400 esemplari alla volta che con le punture rovinano i frutti rendendoli inutilizzabili e compromettendo seriamente parte del raccolto. «La diffusione improvvisa di questi insetti che non hanno nemici naturali nel nostro paese – spiega ancora la Coldiretti – è favorita dalle alte temperature e dalla loro polifagia, potendosi spostare su numerosi vegetali, coltivati e spontanei. La lotta in campagna per ora può avvenire attraverso protezioni fisiche come le reti a difesa delle colture. Per contrastare la proliferazione dell’insetto alieno è dunque importante proseguire a marcia spedita con la ricerca». (r.cr.) 

Sull”argomento leggi anche gli articoli del 23 luglio e del 30 luglio.

La foto è tratta dal sito della Regione Emilia-Romagna

Cimice asiatica, la Regione Emilia-Romagna convoca un tavolo con associazioni agricole e consorzi dei produttori
Cronaca 20 Agosto 2019

Agricoltura, le grandi opportunità dei piccoli frutti di bosco

Tempo di raccolta per more, lamponi, mirtilli e ribes. Giorni di lavoro, ma anche di soddisfazione per i produttori dei berries, i frutti di bosco, un comparto sempre più in salute e con ampi margini di crescita. Del resto, i dati che arrivano dagli studi di settore infatti sono confortanti e fanno prevedere una forte espansione: in Italia la vendita è in crescita costante e in Europa è destinata a raddoppiare entro breve tempo. Ottimismo emerso anche dal primo convegno nazionale dedicato proprio ai piccoli frutti, organizzato a giugno da Sant’Orsola, la cooperativa leader nazionale del settore con i suoi circa 830 soci, e a cui hanno partecipato più di 150 rappresentanti del mercato italiano di riferimento e alcuni provenienti da Paesi europei. I piccoli frutti fanno bene, sono gustosi e ipocalorici. In loro è riconosciuto l’aspetto salutistico e rievocano l’idea del benessere perché ricchi di principi nutritivi.

E poi sono pratici da consumare grazie anche alle nuove linee create per spuntini da gustare comodamente passeggiando per strada. Per quanto riguarda la loro produzione, i dati 2017 ricordano che l’Italia è al 14º posto nel mondo nel settore fragola e mirtillo (al primo c’è la Cina) e al 22º per il lampone (in testa c’è la Russia). Coltivazioni comunque in crescita grazie alle continue innovazioni varietali. I Paesi europei maggiori esportatori sono la Spagna, la Grecia e la Turchia. Il settore vivaistico è in forte espansione in Italia. In Europa 50mila ettari sono oggi piantati per la sola fragola e sono in corso anche in Italia cospicui investimenti. Molto difficile, invece, avere dei numeri relativi alla regione Emilia Romagna, per non parlare del circondario imolese. In merito alla produzione, i dati ufficiali Istat non riportano superfici nella nostra regione, anche se dalla sede romana dell’Istituto di statistica ci informano che «dal prossimo censimento dell’agricoltura, che partirà ad ottobre del 2020, è prevista anche la rilevazione della “frutta a bacche”» e che «i primi dati saranno disponibili nel 2022». (a.g.)

L”articolo completo su «sabato sera» dell”8 agosto.

Agricoltura, le grandi opportunità dei piccoli frutti di bosco
Cronaca 14 Agosto 2019

Presenza del lupo stabile nel territorio. E calano gli attacchi al bestiame più dannosi

Presenza del lupo stabile nel territorio, con circa venti esemplari divisi fra i due versanti della vallata del Santerno. A segnalarlo è l’associazione “Enduro Motor Valley”, sottolineando anche come «il dato più evidente dell”ultimo anno è che da luglio 2018 non risultano più attacchi di lupo a bestiame d”allevamento con danni di una certa rilevanza».

Tuttavia, «i veterinari dell”Azienda sanitaria locale di Imola segnalano il persistere di predazioni puntiformi nel territorio di loro competenza – specifica Alessandro Magnani, portavoce del gruppo di volontari –. È evidente quindi che gli allevatori si sono organizzati con metodi di prevenzione sempre più efficaci, recinzioni adeguate, cani da guardia e dissuasori elettronici messi a disposizione dalla Regione utili a tenere lontano i lupi dagli allevamenti».

Tornando ai numeri, «è continuo e notevole il ricambio di individui – aggiunge Matteo Papa, veterinario responsabile del nucleo ambientale dell’associazione –. Molti soggetti spariscono, arrivano esemplari adulti da altre zone, risultano stabili le nascite, ma, come al solito, pochi lupacchiotti raggiungono l”età riproduttiva».
Inoltre , «il cinghiale rimane la principale fonte alimentare per il lupo, almeno il 70% delle marcature rinvenute contiene peli di questo suide – continua Papa –, mentre per la prima volta nella nostra zona si è constatata la predazione di nutrie i cui resti sono stati rinvenuti nello stomaco di un lupo investito da un”auto».

Ancora, «le immagini raccolte dal 2009 ad oggi con le videotrappole hanno sempre mostrato esemplari di lupo appenninico puro – prosegue Magnani – quindi non risultano ibridazioni con cani». E «monitorando il lupo ci si rende conto che il resto della fauna selvatica della vallata gode di ottima salute, dagli ungulati ai rapaci – conclude –, con avvistamenti sempre più regolari di aquila reale che spesso sorvola le aride zone calanchive in cerca di prede». (r.cr.)

Fotografia dell”associazione “Enduro Motor Valley”

Presenza del lupo stabile nel territorio. E calano gli attacchi al bestiame più dannosi
Economia 6 Agosto 2019

Crescono i vigneti in Emilia Romagna e la Regione premia soprattutto la viticoltura biologica

Cresce il vigneto Emilia Romagna e, in particolare, guadagna terreno la viticoltura biologica. E’ l’esito del bando nazionale per l’assegnazione gratuita per il 2019 di appezzamenti aggiuntivi per gli impianti viticoli, nel quarto anno di applicazione del nuovo regime europeo che ha introdotto il meccanismo delle autorizzazioni (con un limite dell’1% di superficie vitata in più rispetto all’anno prima) al posto del vecchio sistema dei diritti di impianto, liberamente negoziabili e trasferibili. La Regione Emilia Romagna, in applicazione delle nuove regole, ha rilasciato nei giorni scorsi le autorizzazioni per l’impianto di nuovi vigneti a 2.684 aziende vitivinicole che hanno presentato domanda, per una superficie complessiva di 512,79 ettari, pari appunto all’1% di quella totale regionale del 2018.

Vista la limitata superficie da ripartire a fronte della domanda, la Regione, oltre a fissare un tetto massimo di 3 ettari per ogni singola richiesta, anche quest’anno ha deciso di premiare i viticoltori bio, dando loro la priorità nell’assegnazione delle nuove autorizzazioni. A 13 bio-viticoltori in possesso dei requisiti previsti dal bando nazionale è stata pertanto autorizzata l’intera superficie richiesta, per un totale di 19 ettari di nuove vigne. Ci sono poi 140 viticoltori che, avendo richiesto una superficie inferiore o uguale ai 1.500 metri quadrati, il minimo da garantire a tutti i pretendenti, si sono ritrovati con un’assegnazione uguale a quanto richiesto. Ad altri 2.531 viticoltori sono stati ripartiti i restanti 480 ettari, con una media di quasi 0,2 ettari a testa in più. In Emilia Romagna in totale sono stati richiesti quest’anno 5.784 ettari di nuove vigne, ben 11 volte oltre la disponibilità di partenza. (r.cr.)

L”articolo completo è su «sabato sera» dell”1 agosto

Crescono i vigneti in Emilia Romagna e la Regione premia soprattutto la viticoltura biologica

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