Posts by tag: agricoltura

Cronaca 11 Marzo 2020

Coronavirus, vendite di vino in calo anche per effetto dei media

Un altro settore su cui l’effetto Coronavirus si sta facendo sentire è quello vinicolo ed enogastronomico.

Terre Cevico è il primo esportatore italiano di vino in Cina, mercato che sul fatturato del consorzio cooperativo lughese incide per circa 3 milioni e mezzo di euro, su un totale di 167 milioni realizzati nella gestione 2018-2019.
«Il Coronavirus, ovviamente, sta generando diminuzioni e rallentamenti delle esportazioni in Cina – spiega il presidente, Marco Nannetti –. Bisogna però considerare che per noi, pur rappresentando un Paese importante, aver diversificato molto in questi anni (siamo in oltre 60 Paesi nel mondo) significa potersi concentrare su altri mercati per lo sviluppo, in attesa che in Cina la questione si risolva. Il tema vero, per noi, è cogliere l’importanza di queste situazioni che, sempre più frequentemente siamo costretti ad affrontare. Crisi geopolitiche, economiche e sanitarie sono anche il frutto di un pianeta in forte crescita e come impresa dovremo abituarci ad affrontare questi scenari con grande capacità organizzativa basata su “reazione e adattamento”». (lo.mi.)

I pareri dei produttori locali nel numero del Sabato sera del 5 marzo

Coronavirus, vendite di vino in calo anche per effetto dei media
Cronaca 3 Marzo 2020

Siccità e temperature alte mettono in crisi le colture

Sicuramente un bel vedere ma, dietro le piante di albicocchi e peschi fioriti nei campi in gennaio/febbraio, non c’è solo stupore e ammirazione, ma problemi seri per gli agricoltori e i consumatori. Un clima che cambia e che anticipa i periodi di fioritura delle piante fino a quattro settimane procura problemi alle orticole invernali, che ingialliscono per le temperature calde, riduce le rese causate dall’incremento delle malattie, crea carenza idrica, fa proliferare gli insetti che fanno solo danni. E, come se non bastasse, qualche giorno fa c’è stato anche un incendio in un terreno incolto nella zona di Borgo Tossignano. A prendere fuoco un ettaro di sterpaglia, vegetazione che, sicuramente, ha risentito della siccità.

Dunque, grande caldo e assenza di precipitazioni significative in un inverno bollente, con una temperatura che fino ad ora è stata in Italia superiore di 1,65 gradi alla media storica, secondo le elaborazioni su dati Isac Cnr relativi ai mesi di dicembre e gennaio.

«Il clima mite può creare problemi – rileva Giordano Alpi, vice presidente della Coldiretti di Imola –, per questo in Romagna è stata richiesta l’irrigazione con acqua del Po con largo anticipo. La situazione è critica e l’Autorità distrettuale di bacino ha convocato per il 6 marzo l’Osservatorio sulle crisi idriche per fare il punto della situazione, anche perché non si prevedono precipitazioni se non di scarsa entità, per cui potrebbero verificarsi ulteriori riduzioni dei livelli idrometrici anche del 20%». (a.gi.)

Ulteriori particolari nel numero del Sabato sera del 27 febbraio

Siccità e temperature alte mettono in crisi le colture
Cronaca 11 Febbraio 2020

Dal campo al negozio e il centro torna a vivere

Nelle città è sempre meno raro imbattersi in punti vendita agricoli gestiti direttamente dai produttori. Punti di riferimento fissi, in cui i clienti possono trovare frutta e verdura freschi, ma spesso anche succhi, passati, confetture ottenuti con materie prime provenienti dalla stessa azienda agricola.
La filiera si accorcia, con reciproco vantaggio per chi compra e per chi produce. Ma il vantaggio è anche urbano: questo fenomeno sta contribuendo a rivitalizzare i centri storici, occupando locali in precedenza vuoti o sfitti e rivisitando in chiave moderna  la formula di quei negozi di vicinato che sembrava ormai avviata all’estinzione.
Si tratta di punti vendita con peculiarità similari: spesso sono aperti solo metà giornata o a giorni alterni, per consentire ai coltivatori di seguire la loro azienda agricola o di partecipare anche ai mercati contadini; a volte nello stesso punto vendita sono presenti più aziende agricole, che si aiutano nella condivisione delle spese e che permettono di offrire al cliente una gamma più ampia di prodotti.

«Iniziative come queste sono per noi molto positive – commenta Alessandro Scala, vicedirettore di Coldiretti Bologna – perché danno la possibilità al consumatore di acquistare direttamente dai coltivatori i prodotti agricoli del nostro territorio. Consumatore che dal nostro osservatorio sembra apprezzare molto questo contatto diretto, che gli permette di conoscere la provenienza dei prodotti che acquista». (lo.mi.)

Ulteriori particolari nel numero del Sabato sera del 6 febbraio

Dal campo al negozio e il centro torna a vivere
Cronaca 14 Gennaio 2020

Violì, rete di imprese e marchio per valorizzare il carciofo italiano

Valorizzare l’eccellenza del carciofo italiano portando sul mercato un prodotto dagli standard qualitativi più elevati e uniformi e garantendone la tracciabilità completa e la promozione verso il consumatore. Con queste finalità ha preso il via il progetto Violì, una rete di imprese e un marchio creati nel settembre 2018 da tre aziende leader del settore ortofrutticolo: Apofruit Italia, Cericola e La Mongolf iera del gruppo Fratelli Giardina, con il supporto di Nunhems, leader nel settore delle varietà ibride di carciofo.

Grande attenzione, dunque, per questo ortaggio che in Emilia Romagna viene coltivato da anni nel cesenate e nella bassa Romagna. «Con Violì – spiega Claudio Bartolini, consigliere delegato di Apofruit Italia e presidente della rete di imprese – vorremmo incentivare ulteriormente la produzione, anche nell’area imolese. Una coltura, quella del carciofo, fino ad ora marginale, che invece potrebbe essere una valida alternativa ad altri ortaggi».
Un’unione di intenti che prende in considerazione anche il sempre minor tempo che i consumatori dedicano alla cucina e la sempre maggior voglia di mangiare sano e comodo. Da queste premesse è nato così Violì, un brand dedicato al carciofo top di gamma che comprende con un unico marchio le principali tipologie di carciofo tenero: violetto, morello e romanesco. E che, grazie anche ai diversi areali di produzione che oggi vanno dalla Sicilia alla Puglia per risalire fino all’Emilia Romagna e al Veneto, consente la presenza sui banchi di vendita di un prodotto italiano per tutta la stagione commerciale, da ottobre fino a giugno. (a. g.)

Ulteriori particolari sul numero del Sabato sera del 9 gennaio

Violì, rete di imprese e marchio per valorizzare il carciofo italiano
Cronaca 30 Dicembre 2019

Comune di Medicina e ConForMe in Francia per scoprire le tecniche di valorizzazione del fieno

L’Amministrazione comunale di Medicina ha visitato assieme al Conforme-Consorzio foraggicoltori di Medicina una realtà francese all’avanguardia per quanto riguardo la coltivazione e la valorizzazione del fieno.
La visita ha riguardato la zona della Provenza, precisamente Salon-de-Provence, per conoscere il consorzio che da anni protegge e tutela il Foin de Crau (un fieno tipico della zona), per comprendere le possibilità di valorizzazione del foraggio di Medicina attraverso un percorso di riconoscimento europeo e capire i vantaggi.

«E’ una realtà molto interessante, naturalmente con caratteristiche particolari e un contesto ambientale fragile, ma grazie al sistema di irrigazione a dispersione permettono che l’acqua scenda fino alla falda freatica in modo da alimentare acquedotti e pozzi per la cittadinanza – spiega Massimo Bonetti, assessore all’Agricoltura –. Questo sistema permette inoltre di creare una barriera all’acqua salata, vista la vicinanza con il mare. Una problematica simile ad alcune situazioni delle nostre coste adriatiche».
«Un’esperienza significativa – commenta Matteo Montanari, primo cittadino –, e i suggerimenti ottenuti saranno uno spunto prezioso per le valutazioni che il nostro consorzio locale potrà fare al fine di valorizzare al meglio prodotto e territorio di Medicina». (r.cr.)

Comune di Medicina e ConForMe in Francia per scoprire le tecniche di valorizzazione del fieno
Economia 27 Dicembre 2019

Cesac inaugura sei nuovi silos per cereali a Medicina: “Superata la crisi, ora si investe'

Sei nuovi silos per i cereali sono stati realizzati nello stabilimento Cesac di via Nuova a Medicina. “L’ampliamento – ha commentato il presidente Michele Filippini durante la cerimonia di inaugurazione – è il segno del ritrovato stato di salute di Cesac, caratterizzato da una rinnovata vitalità in tutte le nostre attività”.  I silos sono costati 670 mila euro di cui 234.000 euro finanziati nell”ambito del Programma di sviluppo rurale della Regione. Le nuove strutture hanno una capacità di 437 metri cubi ciascuno, pari a 340 tonnellate che si aggiungono ai silos esistenti che possono contenere 7.200 tonnellate di prodotto. “L”investimento – prosegue Filippini – permetterà a Cesac di operare con sempre maggiore efficacia nella differenziazione e valorizzazione dei conferimenti dei soci. I nuovi silos consentiranno uno stoccaggio che mantenga separate le partite più pregiate rispetto alla massa del prodotto di base”.

La Cesac, storica cooperativa con sede a Conselice e sei stabilimenti dislocati fra le province di Ferrara e Bologna, sembra aver superato le gravi difficoltà di un anno e mezzo fa, quando dovette affrontare una dolorosa e complessa riorganizzazione per superare la crisi economico-finanziaria (una perdita di 1,7 milioni di euro sul bilancio 2017) che ne mise a rischio la sopravvivenza. Elemento cardine della ristrutturazione fu la cessione a Patfrut, altra cooperativa con sede a Monestirolo, nel ferrarese, del ramo d’azienda orticolo e quarta gamma ovvero gli impianti di lavorazione e confezionamento e lo stabilimento medicinese di via Canale. 

Ora, il futuro si presenta più roseo, tanto che l’azienda ha ricominciato a investire. “I conferimenti totali – motiva Filippini – per il 2019 sono pari a 632.581 quintali, sostanzialmente in linea con i dati del 2018 nonostante un anno climaticamente molto difficile per tutte le coltivazioni. A ciò si aggiunge la conferma di aver garantito un buon rendimento di prodotto per tutti i nostri soci: come in passato, infatti, abbiamo garantito una remunerazione ai soci superiore a quella dei nostri competitor”.

“Superato il periodo di crisi grazie anche al supporto di tutto il sistema cooperativo – Daniele Passini presidente di Confcooperative Bologna -, Cesac si ripropone oggi nuovamente a guida di un importante programma di valorizzazione delle produzioni cerealicole dei soci, mediante processi di selezione e lavorazione dei cereali conferiti, che ne esaltino la qualità a favore dei produttori, attraverso la collocazione in processi di filiera di alta gamma nella lavorazione delle farine per la produzione di pasta e prodotti da forno. Adesso ci le condizioni per aprire nuove azioni di sviluppo nell’interesse dei soci”. (l.a)

Nella foto l”inaugurazione dei nuovi silos

Cesac inaugura sei nuovi silos per cereali a Medicina: “Superata la crisi, ora si investe'
Economia 18 Dicembre 2019

Cresce l'attenzione sul sorgo, un convegno a Ozzano ne ha messo in luce le potenzialità

Un folto pubblico di agricoltori, allevatori, veterinari, nutrizionisti e operatori del settore ha partecipato il 21 novembre a Ozzano Emilia al convegno «Il sorgo, la risposta a un’agricoltura che guarda al futuro». Iniziativa ideata dall’organizzazione interprofessionale europea Sorghum ID e svoltasi presso l’aula magna del Dipartimento di Scienze mediche veterinarie dell’Università. Questo a testimonianza – come ha tenuto a sottolineare Charles-Antoine Courtois, responsabile del progetto Sorghum ID, introducendo i lavori – «di un’attenzione e un interesse degli agricoltori in continua crescita». Aggiungendo che «la nostra attività è quindi finalizzata a incentivare questo interesse per aumentare le superfici a livello europeo e, di conseguenza, i quantitativi prodotti».

Il sorgo oggi è il quinto cereale più coltivato nel mondo con oltre 40 milioni di ettari. Le superfici coltivate in Italia – secondo i dati relativi al 2019 pubblicati da Istat – sono oltre 46.692 (+17,92% rispetto al 2018), per una produzione che ha raggiunto le 325.871 tonnellate (+10,53%). L’Emilia Romagna si conferma il territorio con la maggior produzione di questo cereale. Le superfici hanno raggiunto 27.664 ettari (erano 22.712 nel 2018), con una produzione totale di 227.300 tonnellate (a fronte di 206.931 del 2018, +9,84). Si è parlato dunque di sorgo e delle sue caratteristiche, ma anche di qualità delle sementi perché – come ha sottolineato Frédéric Guedj, responsabile tecnico della società sementiera francese Euralis – «la ricerca scientifica sul miglioramento genetico deve andare avanti e favorire una collaborazione tra enti pubblici e privati. I risultati fin qui raggiunti sono soddisfacenti, ma – ha aggiunto – esistono ancora ampi margini di intervento, non ultima la possibilità di anticipare le semine a periodi in cui la temperatura del terreno non supera i 7-8 gradi, a fronte dei 12 gradi richiesti oggi. E questo permetterebbe di estendere la coltivazione del sorgo verso le nazioni del nord Europa».

Sul tavolo, poi, l’uso nell’alimentazione zootecnica, ma anche umana, rispetto alla quale è stato illustrato cosa si sta facendo per sviluppare la produzione di alimenti a base di sorgo. «Grazie alla sua composizione – ha evidenziato Monia Caramma, di Macaronicus, esperta delle proprietà salutiste dei cereali -può essere usato per controllare il diabete, offrire un’opzione alimentare alle persone che soffrono di celiachia, migliorare la salute dell’apparato digerente, migliorare la densità delle ossa». E poi il confronto vincente col mais: ridotti costi di produzione e fabbisogno idrico, la mancanza di spese per l’essiccazione e la molteplice destinazione del suo utilizzo. (ale.gio.)

L”articolo integrale è su «sabato sera» del 12 dicembre

L”immagine di una coltivazione di sorgo è tratta dal sito della società Sorghum ID

Cresce l'attenzione sul sorgo, un convegno a Ozzano ne ha messo in luce le potenzialità
Cronaca 1 Dicembre 2019

Frutta e ortaggi in cambio di mozziconi di sigaretta, il successo della campagna della Valle delle Albicocche

Un successo oltre le aspettative. La campagna “5 kg di frutta e verdura per un pugno di mozziconi”, lanciata nei giorni scorsi dalla Valle delle Albicocche (azienda agricola che si sviluppa tra la vallata del Santerno e la Bassa Romagna) sta procedendo a gonfie vele. L’offerta, che durerà fino al 31 dicembre, è questa: chi consegna alla sede dell’azienda (in via Granaroli 8 a Bagnacavallo) almeno 300 grammi di cicche di sigarette se ne torna a casa con cinque chilogrammi di prodotti freschi tra frutta e ortaggi.

Le adesioni sono già state tantissime, tra fumatori che hanno smesso di buttare i mozziconi dove capitava e ora li tengono da parte a organizzati “raccoglicicche” che, sottolineano in una nota i promotori dell’iniziativa, «portandosi dietro un sacchettino contribuiscono, ciascuno nel suo piccolo, a liberare le nostre strade e piazze dai quei rifiuti impestanti». E ci sono anche i raccoglitori a quattro zampe, come il cane Willy Wonka di San Giovanni in Persiceto che, con il suo padrone, ha raccolto in diversi anni circa 10 chilogrammi di cicche. «Non mi aspettavo un successo del genere – svela Domenico Errani, titolare della Valle delle Albicocche -. Ora siamo alla ricerca di uno sponsor per far fronte ai costi di produzione». 

Il tam tam che ha reso “virale” la campagna ha permesso di coinvolgere praticamente tutto il territorio romagnolo, attivando contatti anche per quanto riguarda l’utilizzo dei mozziconi raccolti. Perché questa è la vera sfida: trovare il modo per riutilizzare i mozziconi raccolti. «Matteo Zini, artista che fa opere d”arte con materiale di riciclo, preleverà quanto abbiamo raccolto finora per realizzare un”opera sul tema dell”albicocca – prosegue Errani -. Ma abbiamo anche avviato contatti con i tecnici di Tetra Engineering di Torino che hanno lanciato il progetto Aprm “Adotta un posacenere”, una iniziativa che ha come scopo principale la raccolta dei dannosissimi mozziconi di sigaretta, anche tramite l’installazione di un innovativo sistema di raccolta, ma soprattutto il riciclaggio degli stessi. Infatti, dopo la raccolta e lo stoccaggio, avviene il trasporto al reattore idrotermale, dove si sviluppa il processo di carbonizzazione idrotermale che trasforma i mozziconi in biocarbone, utilizzabile in diverse applicazioni industriali. Se il reattore funziona, davvero possiamo trasformare il rifiuto in una risorsa».

Come anticipato, la campagna proseguirà fino alla fine dell’anno, con possibilità di consegna dei mozziconi raccolti il lunedì e il giovedì a Imola, dalle 17.30 alle 18.30, recandosi alla sede dell’associazione Primola, in via Lippi 2/C, oppure tutti i giorni (telefonando prima al 334 1308514) direttamente in via Granaroli 8 a Bagnacavallo, dove si trova la sede dell’azienda. Le informazioni sono comunque reperibili sia telefonicamente, sia scrivendo a info@lavalledellealbicocche.it o sul sito www.lavalledellealbicocche.it.Per quanto riguarda l’azienda, possiede terreni a Bagnacavallo e a Casalfiumanese e opera, secondo le sue stesse parole, «per favorire un modo di consumare e produrre attento ai temi della salute, garantendo prodotti buoni, freschi, sani e di stagione». (mi.ta.)

Frutta e ortaggi in cambio di mozziconi di sigaretta, il successo della campagna della Valle delle Albicocche
Cronaca 26 Novembre 2019

Pagamenti in grave ritardo per le aziende biologiche

Aziende agricole, quelle a vocazione biologica e integrata, che stanno ancora aspettando i pagamenti dei contributi previsti dal Piano di sviluppo rurale per domande presentate addirittura nel 2017. Per parlare di questo grave ritardo nei pagamenti, il presidente di Cia-Agricoltori italiani di Imola, Giordano Zambrini, ed il responsabile sindacale dell’associazione di via Fanin, Andrea Arcangeli, hanno incontrato Daniele Dosualdo, nuovo dirigente del Servizio territoriale agricoltura caccia e pesca di Bologna, e Fabio Falleni, responsabile delle misure a superficie del Piano di sviluppo rurale regionale.
«Le aziende a vocazione biologica e integrata – spiega il presidente di Cia Imola – non possono permettersi di attendere altri mesi per ricevere ciò che gli spetta». Anche perché – aggiunge – «la Regione sta continuando a sostenere un tipo di agricoltura sempre più sostenibile. Pare quindi assurdo che il ritardo riguardi proprio il biologico, la più “green” delle modalità produttive, adottata da molte aziende anche nella valle del Santerno».

Nel corso dell’incontro i due dirigenti della Regione hanno chiarito che il problema non dipende, naturalmente, dalla volontà di non corrispondere alle aziende ciò che gli spetta, ma da quella che può essere definita un’incongruenza di dati tra chi compila le domande e chi le deve analizzare e accogliere. In sostanza, le domande relative a queste misure del Piano di sviluppo rurale vengono fatte dai centri di assistenza delle associazioni agricole e arrivano ai tecnici del Servizio territoriale agricoltura caccia e pesca, che controllano la congruità attraverso un programma di geolocalizzazione delle superfici aziendali, in applicazione delle nuove modalità fissate dai regolamenti dell’Unione europea.
Ed è qui che il meccanismo s’ingrippa: i due sistemi di invio e analisi mostrano infatti dati diversi e si crea un’anomalia che blocca l’iter della domanda e il successivo pagamento. (r.cr.)

Ulteriori particolari nel numero del Sabato sera del 21 novembre

Immagine di repertorio

Pagamenti in grave ritardo per le aziende biologiche
Cronaca 25 Novembre 2019

Produrre nocciole è una vera opportunità?

La coltivazione del nocciolo, albero da frutto appartenente alla famiglia delle Betulaceae e al genere Corylus, sta attirando l’interesse di sempre più agricoltori. I consumi di nocciole infatti sono in aumento, trainate dalla domanda dell’industria dolciaria. «C’è sicuramente spazio per la corilicoltura, ma occorre ragionare in base a quelle che sono le necessità e a quelle che sono le vere operatività», ha tenuto a rimarcare Claudio Sonnati di Agrion, la Fondazione per la ricerca, l’innovazione e lo sviluppo tecnologico dell’agricoltura piemontese, invitato alla giornata di studi Nocciolo, esigente ma di reddito. Vera opportunità per l’agricoltura?, svoltasi a Imola lo scorso 9 novembre, promossa dall’Associazione ex allievi peritiagrari insieme all’Istituto agrario Scarabelli, dagli ordini professionali dei dottori agronomi e dei periti agrari delle province di Bologna e Ravenna e dalle organizzazioni professionali agricole Coldiretti, Cia, Confagricoltura e Ugc-Cisl.

In Italia sta crescendo infatti l’interesse per questa coltura grazie anche all’aumento dei consumi di nocciole nel mondo. Nel nostro Paese è molto forte l’attività di trasformazione, per cui la richiesta di nocciole è parecchio più elevata rispetto alla produzione interna e, di converso, vengono esportati grandi quantitativi di prodotti lavorati ad alto valore aggiunto. La superficie coltivata a noccioleto è quindi in costante aumento.

Secondo l’Istat in Italia tra il 2010 e il 2018 le superfici coltivate a nocciolo sono cresciute di quasi il 20%, passando da 70.464 ettari a 84.306. E la produzione di nocciole è passata da 936.444 a 1.326.990 quintali (+41%), concentrata per oltre il 98% in quattro regioni: Campania, Lazio, Piemonte e Sicilia. (al. gi.)

Ulteriori particolari nel numero del Sabato sera del 21 novembre

Produrre nocciole è una vera opportunità?

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