Posts by tag: alessandra giovannini

Cronaca 3 Luglio 2019

«Rubrica salute»: estate rovente, caldo e umidità creano condizioni di rischio

E’ possibile vivere bene l’estate, ma è necessario proteggersi dalle temperature elevate e dall’umidità. Se questa è una raccomandazione valida per tutti, sono in particolare gli anziani e i malati cronici i più esposti ai disturbi provocati dal caldo eccessivo che devono seguire alcune regole importanti. «L’elevata temperatura esterna, dai 30 gradi – precisa Gabriele Peroni, direttore del Dipartimento di Sanità pubblica dell’Ausl di Imola -, ma anche la ridotta ventilazione e soprattutto l’umidità maggiore del 60-70 per cento, non consentono all’organismo un’adeguata dispersione del calore corporeo tramite la sudorazione e creano condizioni di rischio per colpi o collassi di calore, sindromi non legate necessariamente all’esposizione al sole e che possono manifestarsi anche in ambienti chiusi». Ci sono alcuni fattori, poi, che in caso di caldo molto intenso possono aumentare il rischio di incorrere in problemi di salute. Ecco allora alcuni consigli che possiamo mettere in atto. «Intanto bere molto – dice ancora Peroni -. Per contrastare la perdita di liquidi sarebbe importante bere spesso durante la giornata: almeno 2 litri di acqua al giorno, corrispondenti a circa 8 grandi bicchieri. Un’azione che dovrebbero seguire soprattutto le persone anziane perché percepiscono meno di altri la sensazione di sete e quindi bevono poco e quasi mai fuori pasto. Mangiare poi cibi ricchi di liquidi come frutta e verdura per recuperare anche i sali minerali e le vitamine. Il refrigerio si può ottenere anche gustando un buon gelato alla frutta».

Può essere utile osservare la cute per valutare se si sta bevendo a sufficienza: una cute rosea, fresca e non marcatamente secca suggerisce una buona idratazione dell’organismo. Preferire poi tre pasti leggeri, da integrare con due piccole merende. In tavola andrebbero bene alimenti come pasta e riso conditi con verdure, pesce e carni bianche, evitando salse troppo elaborate, fritture e insaccati. Vicino al piatto sarebbe bene avere acqua fresca e non bibite gassate, zuccherate e ghiacciate; meglio limitare al massimo il consumo di vino, birra, bevande a base di caffeina e rinunciare ai super alcolici. Anche il vestiario ci può aiutare. «Mettiamoci abiti leggeri – continua Peroni -, di colore chiaro e in fibre naturali, come cotone e lino, per favorire la traspirazione e indossiamo cappello ed occhiali da sole quando usciamo. Cambiamo spesso la biancheria intima dal momento che aumenta la frequentazione dei bagni». Facciamo docce con acqua tiepida, laviamo viso e braccia con acqua fresca per abbassare la temperatura corporea e idratiamo la pelle con prodotti adeguati come, ad esempio, crema all’amido di riso. Evitiamo di uscire nelle ore più calde della giornata e rinunciamo, nelle stesse ore, anche agli esercizi fisici all’aperto. Evitiamo di lasciare i bambini soli in macchina, anche per brevi soste, dal momento che la temperatura in automobile può aumentare molto rapidamente. «Ed evitiamo anche le esposizioni al sole – aggiunge Peroni -. Sfruttiamo al massimo, invece, le ore fresche del primo mattino e della sera, anche per arieggiare la nostra casa».

Nelle ore più calde chiudiamo finestre, tapparelle e tende (molto utili quelle esterne), cercando di stare nei locali meno esposti al sole e più freschi. Rinfreschiamo gli ambienti con condizionatori. Attenzione però perché la temperatura dentro casa non deve mai essere più bassa di 6-7 gradi rispetto all’esterno e questo per evitare sbalzi termici pericolosi per la salute. Ancora meglio se usiamo i condizionatori solo in funzione deumidificazione. Se si utilizzano condizionatori mobili, fare attenzione anche agli sbalzi tra le stanze rinfrescate e quelle più calde. «Il getto d’aria di condizionatori e ventilatori – consiglia ancora Peroni – non deve essere troppo forte e mai orientato verso le persone. Attenzione, poi, alla manutenzione dei condizionatori: è necessario svuotare spesso la vasca della condensa e pulire i filtri». Un’altra raccomandazione è per chi ha qualche problema di salute. «Chi ha in corso terapie farmacologiche per la pressione arteriosa o per il cuore è opportuno – consiglia Peroni – che si confronti con il medico curante per adeguare o meno la posologia delle medicine». A questo punto non ci rimane che augurare a tutti i lettori vacanze serene e in salute. (Alessandra Giovannini)

Nella foto: Gabriele Peroni, direttore del dipartimento di sanità pubblica dell”azienda Usl di Imola

«Rubrica salute»: estate rovente, caldo e umidità creano condizioni di rischio
Sport 25 Giugno 2019

«Rubrica salute»: stress da esame, ansia che non deve preoccupare ma che è meglio gestire

Nervosismo ed irritabilità, difficoltà a prendere sonno durante la notte, difficoltà a concentrarsi nello studio, eccessiva paura di non ricordare ciò che si è studiato e di fare scena muta all’orale. Niente paura. Si chiama stress da esame ed è una condizione psicologica che coinvolge un po’ tutti gli studenti. Ma, a pensarci bene, se è vero che «gli esami non finiscono mai» è uno stato con il quale, periodicamente, ci dobbiamo avere a che fare tutti quanti. E, infatti – come ci ricorda il dottor Cosimo Ricciutello, neuropsichiatra e responsabile della Neuropsichiatria dell’Azienda Usl di Imola – «la condizione di stress generata da una qualsiasi situazione in cui siamo oggetto di valutazione da parte di altri va innanzitutto considerata come una reazione normale e fisiologica». La buona notizia è che non durerà per sempre ma andrà via via svanendo non appena ci togliamo quel peso dallo stomaco; la brutta notizia è che non possiamo eliminarla dalla nostra esistenza. Dunque, dovremo imparare a conviverci. Anzi, impariamo ad utilizzarla al meglio per ricevere gli effetti positivi che questa ci può offrire. «L’ansia legata ad una prestazione importante, come ad esempio un esame – dice ancora Ricciutello -, rappresenta il mezzo attraverso cui la nostra mente e il nostro corpo si attrezzano per sostenere a tutti gli effetti quello che viene vissuto come un obiettivo fondamentale da raggiungere e in cui conseguire un successo».

Un tipo di ansia che non ci deve preoccupare, ma che, appunto, ci può aiutare. E che per questo non va necessariamente contrastata, ma gestita anche attraverso semplici strumenti. «Essere tranquillizzati e non esasperati per l’importanza della scadenza – suggerisce Ricciutello -, pensare che si valuta la nostra preparazione ma non si giudica la persona, sperimentare con altri, per esempio per gli esami, la capacità di esporre, di rispondere, ripetere quanto si è appreso e studiato». Operazioni che ci possono aiutare a razionalizzare, capire quello che stiamo provando e quindi a non enfatizzare gli aspetti emotivi che ci affliggono. «Un altro suggerimento, rivolto soprattutto agli studenti – prosegue Ricciutello -, è quello di riuscire a condurre una vita normale senza trascurare, naturalmente, l’impegno giusto richiesto dalle prove che ci aspettano. Per esempio, continuare un’attività sportiva, non eliminare drasticamente i momenti di svago, condividere con i compagni le proprie ansie perché nel gruppo sociale le proprie paure si relativizzano». Importante, poi, è la famiglia e l’aspettativa che ha sul nostro operato. «Il grado dell’ansia legato allo stress – prosegue Ricciutello – dipende anche dalle nostre aspettative e da quelle che i nostri familiari hanno su di noi. Più sono alte, soprattutto se richieste da altri, più il nostro sistema di controllo dell’ansia può far fatica ad autoregolarsi».

Un ruolo importante lo gioca l’autostima. «Più siamo sicuri e fiduciosi di aver svolto il nostro compito con responsabilità e meno risentiamo l’eco di un pericolo da correre nella prova da affrontare». E allora concentriamoci su noi stessi, e su quello che dobbiamo apprendere, anche ascoltando musica, dormendo le giuste ore di sonno, mangiando e bevendo cose sane e nutrienti, facendo pause. Qualsiasi attività, se aiuta a distrarci, può essere utile. Occorre, insomma, essere ottimisti. Meglio convincersi che possiamo farcela, ripetendoci, come se fosse un mantra, «ce la posso fare!». Un po’ di ottimismo ci aiuterà. E, visto che abbiamo iniziato con una citazione, chiudiamo con le parole di Tonino Guerra: «L’ottimismo è il profumo della vita». (Alessandra Giovannini)

Nella foto: Cosimo Ricciutello, meuropsichiatra e responsabile della Neuropsichiatria dell”Azienda Usl di Imola

«Rubrica salute»: stress da esame, ansia che non deve preoccupare ma che è meglio gestire
Cronaca 19 Giugno 2019

«Rubrica salute», donare il sangue è un gesto generoso che fa bene

E’ iniziata in questi giorni la campagna di comunicazione 2019 della Regione Emilia Romagna, Avis e Fidas sulla donazione di sangue. Un’iniziativa che tutti gli anni mette in evidenza come donare sia una attività solidaristica e totalmente gratuita che permette di aiutare concretamente un altro individuo. Accanto all’atto del donare, però, c’è un’altra azione che, forse, non consideriamo mai abbastanza. Ne parliamo con Pietro Fagiani, responsabile del Centro raccolta sangue dell’Ausl di Imola. «Facciamo bene a noi stessi. Donare sangue è sicuramente uno dei gesti di solidarietà ed altruismo più grandi che ognuno di noi può fare. Ma dietro il semplice gesto di consapevolezza e civiltà si nasconde anche un modo per preservare la propria salute e mantenersi in forma». Chi decide di regalare tempo e parte di se stesso, infatti, è spronato a mantenere uno stile di vita sano, curando l’alimentazione e praticando attività fisica periodica per mantenersi in forma. Insomma, è stimolato a prendersi maggiormente cura di sé. E questo avviene fin dal primo incontro con il medico.

Chi, infatti, decide di diventare donatore sarà sottoposto ad una visita che servirà per raccogliere i dati sullo stile di vita, sulle eventuali malattie, sulle abitudini sessuali. «Naturalmente non si fanno discriminazioni fra eterosessuali e omosessuali – precisa Fagiani -, ma si guarda al tipo di rapporti sessuali consumati, che non devono essere a rischio. Ecco perché fanno parte della prima visita i test per la sifilide, le epatiti e l’Hiv. Test che sono eseguiti ogni volta che ci si presenta per la donazione. E questo avviene mediamente quattro volte per l’uomo e due volte per la donna. Annualmente, poi, il donatore è sottoposto a esami del sangue di controllo, con particolare attenzione al colesterolo, alla glicemia e ai trigliceridi». E’ come avere un check-up annuale e gratuito e, se si scoprono anomalie, il donatore è invitato a consultare il suo medico o a rivolgersi agli operatori del Centro raccolta. «Gli incontri preliminari e le visite – prosegue Fagiani – avvengono ad ogni donazione e, se si evidenziano problemi di salute importanti, il candidato viene invitato a sottoporsi ad esami diagnostici specialistici e senza alcuna spesa per lui. In pratica possiamo affermare che il donatore di sangue è il cittadino più controllato a spese dello Stato».

Alcuni timori sono comprensibili (come sentirsi deboli o il rischio di svenimento). «Gli screening preliminari alla donazione servono anche per escludere persone che possono avere problemi con la pressione arteriosa o con i livelli di emoglobina, ferro o altre patologie che possono dare queste situazioni. In ogni caso, dopo ogni donazione è previsto un buon ristoro e, nel caso, è possibile fare anche una colazione leggera prima della donazione». Ma fa male al fisico? «Ogni prelievo prevede una donazione di appena 450 millilitri di sangue su una media di circa 7 litri presenti nel nostro organismo. Una percentuale marginale che tuttavia aiuta a rigenerare il sangue e ne favorisce il ricambio». Possiamo contrarre malattie? «Assolutamente no. Nella normativa italiana ed europea la donazione del sangue rappresenta uno dei settori più rigidamente disciplinati in termini di prassi mediche e prevenzione». Tante persone oggi seguono un’alimentazione vegetariana o vegana, possono comunque donare? «E’ errato pensare che il mancato consumo di carni o alimenti di origine animale renda inadatti a partecipare alla raccolta sangue. Semmai questa opportunità aiuta, grazie agli esami costanti, a mantenere livelli di emoglobina o ferro nel sangue nei giusti parametri». Dunque, visita, esami periodici e altro ancora. «Sì, perché – aggiunge Fagiani – alcuni studi hanno evidenziato che donare il sangue regolarmente aiuta a ridurre il rischio di contrarre malattie cardiovascolari e diabete. La causa sembrerebbe essere dovuta alla diminuzione di ferro, che si verifica dopo la donazione di sangue».

La scusa più banale? Sono già in tanti quelli che donano. Uno più, uno meno, che differenza fa? «Il sangue – conclude Fagiani – non si fabbrica e la donazione è l’unico modo per garantire sangue ed emoderivati a chi ne ha bisogno. Il sangue e i donatori sono sempre preziosi». A questo punto non ci sono più scuse per non avvicinarsi al Centro di raccolta. Non è, ad esempio, necessario essere superuomini o superdonne. «Non serve essere una perfetta macchina biologica – ribatte Fagiani -. Può essere donatore chi ha più di 18 anni e meno di 60, anche se in molti casi, se le condizioni lo permettono, si può proseguire con le donazioni. E poi pesare più di 50 chilogrammi e, naturalmente, essere in buone condizioni di salute, con valori del sangue nella norma e senza gravi problematiche mediche». Per qualcuno si perde troppo tempo. «Non si perde mai tempo se possiamo fare del bene al nostro prossimo e, a maggior ragione, se possiamo fare del bene a noi. Basta un’ora». (Alessandra Giovannini)

Foto dalla pagina facebook dell”Avis Imola

«Rubrica salute», donare il sangue è un gesto generoso che fa bene
Cronaca 4 Giugno 2019

«Rubrica salute», tutto ciò che c'è da sapere sulle vacanze assieme al proprio animale da compagnia

Estate, vacanze, weekend fuori città. Gli imolesi sono amanti degli animali e non si separano dall’amico a quattro zampe nemmeno durante il viaggio. «In auto, in moto, in treno, in aereo cani e gatti – precisa Geremia Dosa, veterinario dell’Ausl di Imola – devono viaggiare comodi, ma soprattutto sicuri». Importante, allora, pianificare i nostri spostamenti, dalla scelta del luogo alla modalità e ai tempi per raggiungerlo. Il nostro amico non sarà da ostacolo alla vacanza se noi rispettiamo alcune regole che sono alla base di un corretto rapporto di convivenza. «Innanzitutto – dice ancora Dosa – l’animale deve essere iscritto all’anagrafe canina del Comune di residenza. Al di fuori dei territori nazionali, poi, esistono alcuni adempimenti burocratici da espletare. Nell’ambito dei Paesi della Comunità europea occorre essere in possesso del passaporto per animali da compagnia; in altri Paesi è invece necessario informarsi con il dovuto anticipo, circa due mesi prima, presso l’ente, ambasciata o consolato che rappresenta il luogo di destinazione della nostra vacanza, in modo da poter adempiere per tempo a tutte le eventuali prescrizioni».

Allo stesso modo è necessario informarsi sui regolamenti delle varie compagnie aeree, marittime e ferroviarie di cui si intende usufruire. E’ bene poi chiedere anche all’albergo, campeggio o condominio dove intendiamo alloggiare e alle spiagge che vogliamo frequentare se e quali cautele dobbiamo adottare. In auto è consentito il trasporto di un solo animale domestico a patto che non costituisca un pericolo o un impedimento alla guida. Se abbiamo più di un pet, dobbiamo procurarci un contenitore da collocare dietro il posto di guida, oppure una rete o un divisorio per impedire che gli animali disturbino il guidatore. Se per la nostra vacanza scegliamo un mezzo a due ruote dobbiamo utilizzare un trasportino apposito e qualche precauzione. «Non è il trasportino il problema – dice Dosa – ma la modalità di guida della moto dove accelerazioni e sollecitazioni in curva sono maggiormente evidenti. Ricordiamoci che ogni animale ha una sua routine di vita che deve essere rispettata». In tutti i luoghi accessibili al pubblico, eccettuate le aree appositamente destinate, è obbligatorio tenere i cani al guinzaglio e avere sempre con sé una museruola da utilizzare dove richiesto o in situazioni di pericolo. In alcuni comuni possono vigere disposizioni particolari che si raccomanda sempre di consultare.

E’ bene ricordare anche l’obbligo di raccogliere immediatamente le deiezioni del proprio cane. Poi, non da ultimo, dobbiamo pensare alle precauzioni e alla gestione operativa del nostro amico. «Come per tutti i viaggiatori – dice Dosa – anche per il cane e il gatto il cambiamento di ambiente risulta essere uno stress e quindi deve essere affrontato in perfette condizioni di salute. E’ utile controllarlo durante il viaggio, rispettare un digiuno alimentare dalla sera prima della partenza e idrico di circa un paio d’ore prima della stessa. Soprattutto nei viaggi in auto bisogna effettuare soste ristoratrici in cui l’animale possa bere, muoversi ed espletare le sue necessità fisiologiche». E, soprattutto nei mesi estivi, non lasciamo mai il cane o il gatto nell’auto in sosta, nemmeno con i finestrini un po’ aperti. «Le alte temperature – avverte Dosa – potrebbero indurre il classico “colpo di calore”, con conseguente aumento della temperatura corporea, vomito fino al collasso cardiocircolatorio». Accendiamo, dunque, l’aria condizionata e parcheggiamo l’auto all’ombra. Se l’animale non è abituato a viaggiare con noi in auto, soprattutto se dobbiamo utilizzare un trasportino, è bene, prima della vacanza, fare alcune prove. E se notiamo qualche sofferenza, rivolgiamoci al nostro veterinario di fiducia. «Portiamo con noi il cibo che generalmente consuma – raccomanda ancora Dosa -: ogni animale segue la sua dieta e non è facile trovare ovunque la marca prediletta di crocchette. Portiamo anche le ciotole e i loro giochi preferiti e ricordiamoci di mettere una coperta o un cuscino dove normalmente dormono». Insomma, le vacanze devono essere confortevoli anche per il nostro amico a quattro zampe. Un altro consiglio utile potrebbe essere quello di aggiungere una medaglietta al collare dell’animale con inciso il numero di telefono del proprietario: in caso di allontanamento aiuterà chi lo trova a mettersi subito in contatto con il padrone. Questi i suggerimenti per rendere piacevole il viaggio anche al nostro amico.

Ma come facciamo a essere sicuri che sarà contento di accompagnarci nei nostri spostamenti? «E’ un bel dilemma – risponde Dosa – e mette sul piatto della bilancia parecchie cose, principalmente di carattere comportamentale: vale più lo stress da separazione e di adattamento ad un albergo per cani o lo stress del viaggio? Vale più il piacere di un’esperienza unica col proprio animale o il disagio di doversi organizzare? Il tutto, poi, dando per scontato di avere un albergo per animali affidabile». Dunque, forse, una risposta certa non c’è, ma una cosa Dosa la vuole raccomandare: «Ricordiamoci che è buona norma, quando andiamo all’estero, soprattutto nei Paesi esotici, non riportare né animali, né piante. Potenzialmente rappresenta un’introduzione illegale clandestina». (Alessandra Giovannini)

Nella foto: Geremia Dosa, veterinario dell”Azienda Asl di Imola

«Rubrica salute», tutto ciò che c'è da sapere sulle vacanze assieme al proprio animale da compagnia
Cronaca 28 Maggio 2019

«Rubrica salute», conserve, marmellate, sottoli e sottaceti: i rischi del fai-da-te

La preparazione domestica delle conserve è una tradizione affermata in tutte le regioni italiane. Accanto alle ricette tramandate dai genitori ai figli, molti amano sperimentare nuove proposte, anche elaborate, spesso mirate a trasformare un piatto deperibile in un prodotto a lunga conservazione. «Dal punto di vista nutrizionale – precisa Gabriele Peroni, direttore del Dipartimento di Sanità pubblica dell’Azienda Usl di Imola – non ci sono grosse differenze tra un prodotto casalingo ed uno industriale dal momento che, nella maggior parte dei casi, le materie prime vengono prima cotte e quindi le caratteristiche legate alla freschezza si perdono. Nella produzione casalinga di conserve, marmellate e confetture, però, ci sono dei rischi da tenere in conto ed il pericolo numero uno è il botulismo». Si tratta, come Peroni ci insegna, di una grave tossinfezione alimentare provocata da un batterio normalmente presente nell’ambiente, nel suolo e nell’intestino degli animali sotto forma di spora. In un ambiente privo di ossigeno, a bassa acidità ed in presenza di acqua libera, la spora si trasforma in batterio e quest’ultimo produce una tossina estremamente pericolosa, spesso letale, per chi la ingerisce. Considerato che le spore vengono distrutte a temperature superiori a 120°C, il problema nasce dal fatto che il ciclo di produzione domestico non supera tale temperatura e quindi non distrugge la spora.

Ma allora cosa si deve fare? «Occorre rendere l’ambiente di conservazione sufficientemente acido e quanto più privo di acqua libera. Se prepariamo marmellate e confetture di frutta, queste condizioni sono garantite entrambe perché i frutti sono di per sé sufficientemente acidi e la presenza di zuccheri immobilizza l’acqua libera, anche se l’aggiunta di un po’ di succo di limone garantisce ulteriormente l’acidità. Ricordiamoci anche che la frutta deve essere ben lavata e sbucciata». E poi c’è la classica conserva di pomodori. «Per questo ortaggio è sempre bene integrare con coadiuvanti alimentari reperibili in farmacia, come ad esempio l’acido citrico o ascorbico, poiché il loro ph naturale potrebbe non essere sufficiente». E per i sottaceti? «Generalmente si utilizzano cipolle, carote, fagiolini o comunque prodotti che crescono a terra, quindi a grande rischio di contaminazione e non acidi. Da un lato, quindi, va evitata la contaminazione durante il taglio, mantenendo la massima igiene nella preparazione, con grande attenzione alla pulizia di attrezzature e coltelleria; dall’altro meglio eseguire una bollitura, che favorisce la penetrazione della soluzione acida negli strati più interni. Per questo processo, solitamente, viene usato l’aceto, che non bisogna dimenticare di reintegrare spesso, anche considerando la sua alta volatilità. Una buona alternativa all’aceto è l’acido citrico. Infine, i vasi vanno riempiti con il cosiddetto liquido di governo, ancora una volta aceto, e poi si passa alla pastorizzazione finale».

Un’altra tecnica di conservazione domestica può essere il congelamento. «Anche qui – continua il dottor Peroni – attenzione ad una corretta igiene delle mani e degli utensili, tempi brevi di lavorazione e perfetta efficienza del freezer. Ricordiamoci che i batteri non muoiono con il congelamento e anche che il consumo deve avvenire entro qualche mese dalla conservazione». E poi i sottolio. «Qui il livello di attenzione nella preparazione deve essere maggiore perché sono quelli per cui il rischio botulino è più elevato e che è sconsigliabile produrre in casa. Nel caso, è comunque assolutamente necessario un adeguato passaggio di acidificazione a caldo, seguendo le regole che abbiamo già ricordato. Non dobbiamo mai fare l’errore di pensare che cuocere la verdura o gli ortaggi, alla griglia per esempio, sia sufficiente. Da questo punto di vista consiglierei anche di evitare l’acquisto di questi prodotti quando non ne conosciamo con certezza la lavorazione, magari lungo le strade delle nostre vacanze. L’habitat del sottolio è, infatti, ideale per il botulino: l’olio scaccia completamente l’aria e non intacca l’acqua del prodotto, che resta attiva. Ancora, i sottoli casalinghi vanno consumati nel più breve tempo possibile, per evitare che si perda l’acidificazione e le spore di botulino si attivino». Sconsigliabile anche la produzione casalinga di olio aromatizzato con prodotti non acidificati quali aglio, peperoncino, rosmarino e zenzero fresco. «Questi prodotti possono essere contaminati dalla spora botulinica e l’olio non è in grado di impedirne l’attivazione».

Importante, come abbiamo ricordato più volte, anche l’igiene nel luogo dove prepariamo conserve e marmellate. Tutte indicazioni che vengono suggerite dall’Istituto superiore di sanità che ha stilato delle linee guida per eliminare, o quantomeno diminuire, qualsiasi rischio. Un vademecum particolarmente interessante reperibile facilmente anche su internet e sul sito dell’Ausl. Tra i consigli, mettersi al lavoro con mani pulite, in un ambiente pulito e con attrezzi puliti. Bisogna lavarsi le mani ogni volta prima di toccare l’alimento e sempre dopo aver tossito o starnutito. Attenzione anche agli strofinacci e alle spugne, che andrebbero cambiati frequentemente. Pulizia anche per i contenitori, che devono essere lavati con acqua e detergente e perfettamente asciugati prima dell’uso. Scegliere, poi, il materiale giusto. Per le conserve è preferibile utilizzare vasetti di vetro, che è bene riporre al buio; la chiusura più sicura è la capsula in metallo, ma vanno bene anche i sistemi con guarnizioni in gomma (da sostituire a ogni utilizzo). La materia prima, che sia frutta o verdura, meglio se è di stagione e possibilmente a chilometro zero, o quantomeno italiana: minore è la distanza che ha percorso il prodotto, minore è il rischio che sia stato sottoposto a trattamenti di conservazione prevendita. Accorgimenti che renderanno i nostri pranzi o spuntini forse non più buoni ma, sicuramente, più sicuri per la nostra salute. (Alessandra Giovannini)

Nella foto: Gabriele Peroni, direttore del Dipartimento di Sanità Pubblica dell”Azienda Usl di Imola

«Rubrica salute», conserve, marmellate, sottoli e sottaceti: i rischi del fai-da-te
Cronaca 24 Maggio 2019

«Rubrica salute», cos’è la menopausa? Imparare a conoscerla aiuta a non temerla

La menopausa consiste, dal punto di vista biologico, nella cessazione dell’attività dell’ovaio, cioè della mancata produzione degli estrogeni, gli ormoni che caratterizzano il genere femminile. «Termina dunque – precisa Maria Grazia Saccotelli, psicologa e responsabile del Consultorio familiare dell’Ausl di Imola – il periodo di fertilità femminile che si verifica con la progressiva scomparsa delle mestruazioni e questo avviene, in media, attorno ai 50-60 anni». Menopausa non è sinonimo di malattia ma semplicemente un cambiamento naturale dell’assetto ormonale che non porta necessariamente a problemi. «La menopausa – dice ancora la Saccotelli – è un evento naturale per ogni donna. Essere informate sulle caratteristiche dei cambiamenti ormonali, corporei e psicologici che caratterizzano questo periodo, permette alle donne di mettere da parte stereotipi e fantasie e di porre nella giusta dimensione questo normale momento della vita».

In Italia, secondo i dati diffusi dalla regione Emilia Romagna, le donne in menopausa sono oltre 13 milioni, 5 su 100 entrano in questa fase prima dei 40 anni (precoce), 15 su 100 prima dei 45. Nel circondario di Imola le donne nella fascia di età dai 50 ai 60 anni sono circa 11.600. Mentre l’età di ingresso nella menopausa si è mantenuta costante intorno ai 50 anni, l’aspettativa di vita nel corso dei secoli si è però progressivamente allungata fino a superare gli 80 anni, ampliando il tempo trascorso in questa fase, che può durare anche più di 30 anni. E’ importante, quindi, condividere questa stagione piena di tanti stimoli e significati, per viverla con una nuova sensibilità, maggiore serenità e un pizzico di ironia. «Fino agli anni Sessanta – spiega la Saccotelli – la menopausa era considerata una vera e propria malattia ed era frequente che la donna si sentisse malata di menopausa. Oggi invece questa fase del ciclo vitale femminile non è più sinonimo di declino, ma di momento ricco di cambiamenti e significati, come tanti altri normali passaggi che intervengono nel corso della nostra esistenza, che però provocano spesso una situazione di spaesamento e che necessitano di adattamento». Il passaggio alla menopausa potrebbe essere correlato a disturbi più o meno importanti. Esistono disturbi non correlati con certezza scientifica come, ad esempio, la variazione di tono dell’umore, irritabilità e depressione, i dolori osteoarticolari, l’aumento di peso, l’ipertensione, le cosiddette vampate. «E poi – aggiunge la Saccotelli – questo momento della vita coincide con quello in cui la confortante coincidenza tra la nostra persona e la nostra identità corporea si fa problematica ed incerta: ad un tratto ci si rende conto di non avere più un corpo giovane, viene a cadere uno dei pilastri fondamentali su cui si è costruita l’identità sessuale, la fertilità, e ci si interroga per la prima volta sul tempo che è passato. Inoltre, cambiano tante piccole e grandi cose nel nostro quotidiano: le relazioni coi figli, che spesso entrano nell’adolescenza, coi genitori che invecchiano, con il partner».

Se però da una parte questo periodo è temuto perché portatore di disturbi fisici, di isolamento, con angosce di perdita dei valori di una vita intera, appunto la gioventù, la fertilità, la femminilità, dall’altro invece se ne nega l’esistenza e la complessità. «L’angoscia dei 50 anni – aggiunge la Saccotelli – in una società che esaspera l’essere sempre giovane a qualunque prezzo e che rifugge ogni disagio psichico, è giustificata ed inevitabile come quella dell’adolescenza, della gravidanza, del parto, con l’aggravante che per ognuna di quelle età vi erano remunerazioni più precise, che nella menopausa sono forse meno evidenti e celebrate, ma non meno importanti e gratificanti. Il piacere del vivere bene con se stessi e del continuare, o spesso imparare, a vivere gioiosamente». Insomma, occorre riconoscere e trovare tutte le situazioni positive che questa fase della nostra vita ci può regalare continuando ad incuriosirsi e entusiasmarsi. «E’ per questo – conclude la Saccotelli – che anche quest’anno abbiamo pensato di aiutare le donne a cercare tutte le positività organizzando nel periodo invernale una serie di iniziative per farle incontrare con dei professionisti esperti, a cui le donne possono liberamente porre domande ed approfondire le tematiche più frequenti». Importante la conoscenza e se impariamo il piacere di vivere bene con noi stessi e, ancora meglio, se gioiosamente. (Alessandra Giovannini)

Nella foto: la psicologa Maria Grazia Saccotelli, responsabile del Consultorio familiare dell”Azienda Usl di Imola

«Rubrica salute», cos’è la menopausa? Imparare a conoscerla aiuta a non temerla
Cronaca 7 Maggio 2019

«Rubrica salute», l'igiene delle mani è prima misura contro le infezioni

«Lavarsi le mani è la regola più semplice per difendere la nostra salute». Affermazione che può apparire persino banale quella di Catia Bedosti, coordinatrice assistenziale area rischio clinico dell’Azienda Usl di Imola, ma forse non tanto scontata se l’Organizzazione mondiale della sanità ha dedicato proprio all’igiene delle mani una giornata, il 5 maggio. Giornata alla quale aderisce anche l’Ausl di Imola con una serie di iniziative di promozione all’interno dell’ospedale dedicate ai pazienti ma anche agli utenti. «Lavare le mani – spiega la Bedosti – serve ad allontanare dalla cute i germi patogeni che possono essere causa di malattia. Batteri e virus, infatti, si annidano facilmente tra le dita e sotto le unghie e se molti di questi non sono nocivi per la nostra salute, alcuni possono invece scatenare malattie più o meno gravi». Ecco allora, e solo per citarne alcune, infezioni intestinali e congiuntiviti. Ed ecco perché è necessario lavarsi le mani, soprattutto in certe circostanze. «Quando usciamo dalla toilette, quando tocchiamo degli alimenti o dopo aver utilizzato i mezzi pubblici», elenca la Bedosti.

Ma la lista potrebbe essere molto più lunga perché ogni giorno siamo esposti a rischi e contaminazione attraverso le mani. Sarebbe utile, infatti, lavarsi le mani dopo aver tossito, starnutito od essersi soffiati il naso, essere stati a contatto con gli animali, maneggiato denaro. Ma anche prima di mangiare, somministrare dei farmaci, medicare o toccare una ferita. Ma questo non basta perché è necessario seguire una corretta tecnica di lavaggio utilizzando sapone e acqua corrente, preferibilmente tiepida. «Un’attenzione particolare la dobbiamo dedicare alle superfici – precisa la Bedosti -, dunque ai palmi, al dorso e poi alle dita e allo spazio intorno alle unghie strofinando per almeno trenta secondi. Segue il risciacquo abbondante e un’asciugatura con carta usa e getta, un asciugamano personale pulito o un dispositivo ad aria calda». Quando ci laviamo nei bagni pubblici, poi, i rubinetti andrebbero chiusi con carta usa e getta. E’ egualmente importante anche non esagerare coi lavaggi per evitare di eliminare il manto protettivo che avvolge la pelle. E’ bene, quindi, applicare periodicamente una crema o lozione idratante per prevenire le irritazioni, in caso di detergenti troppo aggressivi o dopo lavaggi prolungati. I batteri, infatti, prolificano più facilmente sulla pelle secca e screpolata.

Altro elemento importante è il sapone che si utilizza. «Il detergente da preferire è quello privo di sostanze alcaline e con ph 5,5 – tiene a chiarire la Bedosti -. Ma meglio ancora sarebbe utilizzare prodotti liquidi erogati da un dispenser perché le saponette diventano terreno di coltura per i germi, specialmente se mantenute in un ambiente umido». Ricordiamoci, inoltre, che se riutilizziamo il dispenser è bene non rabboccarlo ma, terminato il sapone, procedere alla pulizia e poi riempirlo. Il sapone solido, invece, va risciacquato dopo l’uso e messo ad asciugare su una griglia. E se manca l’acqua? «Possiamo utilizzare le soluzioni a base alcoliche che si possono acquistare facilmente nei supermercati per igienizzare le mani a secco – risponde la Bedosti -. Dobbiamo ricordarci, però, che l’utilizzo di questi prodotti senza l’uso di acqua è indicato solo se le mani non sono visibilmente sporche perché l’alcool fissa le impurità e quindi si peggiora la situazione». Piccoli gesti per grandi effetti. (Alessandra Giovannini)

Nella foto: Catia Bedosti, coordinatrice assistenziale area rischio clinico dell”azienda Usl di Imola

«Rubrica salute», l'igiene delle mani è prima misura contro le infezioni
Cronaca 7 Maggio 2019

«Rubrica salute», l'igiene delle mani è la prima misura contro le infezioni

«Lavarsi le mani è la regola più semplice per difendere la nostra salute». Affermazione che può apparire persino banale quella di Catia Bedosti, coordinatrice assistenziale area rischio clinico dell’Azienda Usl di Imola, ma forse non tanto scontata se l’Organizzazione mondiale della sanità ha dedicato proprio all’igiene delle mani una giornata, il 5 maggio. Giornata alla quale aderisce anche l’Ausl di Imola con una serie di iniziative di promozione all’interno dell’ospedale dedicate ai pazienti ma anche agli utenti. «Lavare le mani – spiega la Bedosti – serve ad allontanare dalla cute i germi patogeni che possono essere causa di malattia. Batteri e virus, infatti, si annidano facilmente tra le dita e sotto le unghie e se molti di questi non sono nocivi per la nostra salute, alcuni possono invece scatenare malattie più o meno gravi». Ecco allora, e solo per citarne alcune, infezioni intestinali e congiuntiviti. Ed ecco perché è necessario lavarsi le mani, soprattutto in certe circostanze. «Quando usciamo dalla toilette, quando tocchiamo degli alimenti o dopo aver utilizzato i mezzi pubblici», elenca la Bedosti.

Ma la lista potrebbe essere molto più lunga perché ogni giorno siamo esposti a rischi e contaminazione attraverso le mani. Sarebbe utile, infatti, lavarsi le mani dopo aver tossito, starnutito od essersi soffiati il naso, essere stati a contatto con gli animali, maneggiato denaro. Ma anche prima di mangiare, somministrare dei farmaci, medicare o toccare una ferita. Ma questo non basta perché è necessario seguire una corretta tecnica di lavaggio utilizzando sapone e acqua corrente, preferibilmente tiepida. «Un’attenzione particolare la dobbiamo dedicare alle superfici – precisa la Bedosti -, dunque ai palmi, al dorso e poi alle dita e allo spazio intorno alle unghie strofinando per almeno trenta secondi. Segue il risciacquo abbondante e un’asciugatura con carta usa e getta, un asciugamano personale pulito o un dispositivo ad aria calda». Quando ci laviamo nei bagni pubblici, poi, i rubinetti andrebbero chiusi con carta usa e getta. E’ egualmente importante anche non esagerare coi lavaggi per evitare di eliminare il manto protettivo che avvolge la pelle. E’ bene, quindi, applicare periodicamente una crema o lozione idratante per prevenire le irritazioni, in caso di detergenti troppo aggressivi o dopo lavaggi prolungati. I batteri, infatti, prolificano più facilmente sulla pelle secca e screpolata.

Altro elemento importante è il sapone che si utilizza. «Il detergente da preferire è quello privo di sostanze alcaline e con ph 5,5 – tiene a chiarire la Bedosti -. Ma meglio ancora sarebbe utilizzare prodotti liquidi erogati da un dispenser perché le saponette diventano terreno di coltura per i germi, specialmente se mantenute in un ambiente umido». Ricordiamoci, inoltre, che se riutilizziamo il dispenser è bene non rabboccarlo ma, terminato il sapone, procedere alla pulizia e poi riempirlo. Il sapone solido, invece, va risciacquato dopo l’uso e messo ad asciugare su una griglia. E se manca l’acqua? «Possiamo utilizzare le soluzioni a base alcoliche che si possono acquistare facilmente nei supermercati per igienizzare le mani a secco – risponde la Bedosti -. Dobbiamo ricordarci, però, che l’utilizzo di questi prodotti senza l’uso di acqua è indicato solo se le mani non sono visibilmente sporche perché l’alcool fissa le impurità e quindi si peggiora la situazione». Piccoli gesti per grandi effetti. (Alessandra Giovannini)

Nella foto: Catia Bedosti, coordinatrice assistenziale area rischio clinico dell”azienda Usl di Imola

«Rubrica salute», l'igiene delle mani è la prima misura contro le infezioni
Cronaca 7 Maggio 2019

«Rubrica salute», l'igiene delle mani è la prima misura contro le infezioni

«Lavarsi le mani è la regola più semplice per difendere la nostra salute». Affermazione che può apparire persino banale quella di Catia Bedosti, coordinatrice assistenziale area rischio clinico dell’Azienda Usl di Imola, ma forse non tanto scontata se l’Organizzazione mondiale della sanità ha dedicato proprio all’igiene delle mani una giornata, il 5 maggio. Giornata alla quale aderisce anche l’Ausl di Imola con una serie di iniziative di promozione all’interno dell’ospedale dedicate ai pazienti ma anche agli utenti. «Lavare le mani – spiega la Bedosti – serve ad allontanare dalla cute i germi patogeni che possono essere causa di malattia. Batteri e virus, infatti, si annidano facilmente tra le dita e sotto le unghie e se molti di questi non sono nocivi per la nostra salute, alcuni possono invece scatenare malattie più o meno gravi». Ecco allora, e solo per citarne alcune, infezioni intestinali e congiuntiviti. Ed ecco perché è necessario lavarsi le mani, soprattutto in certe circostanze. «Quando usciamo dalla toilette, quando tocchiamo degli alimenti o dopo aver utilizzato i mezzi pubblici», elenca la Bedosti.

Ma la lista potrebbe essere molto più lunga perché ogni giorno siamo esposti a rischi e contaminazione attraverso le mani. Sarebbe utile, infatti, lavarsi le mani dopo aver tossito, starnutito od essersi soffiati il naso, essere stati a contatto con gli animali, maneggiato denaro. Ma anche prima di mangiare, somministrare dei farmaci, medicare o toccare una ferita. Ma questo non basta perché è necessario seguire una corretta tecnica di lavaggio utilizzando sapone e acqua corrente, preferibilmente tiepida. «Un’attenzione particolare la dobbiamo dedicare alle superfici – precisa la Bedosti -, dunque ai palmi, al dorso e poi alle dita e allo spazio intorno alle unghie strofinando per almeno trenta secondi. Segue il risciacquo abbondante e un’asciugatura con carta usa e getta, un asciugamano personale pulito o un dispositivo ad aria calda». Quando ci laviamo nei bagni pubblici, poi, i rubinetti andrebbero chiusi con carta usa e getta. E’ egualmente importante anche non esagerare coi lavaggi per evitare di eliminare il manto protettivo che avvolge la pelle. E’ bene, quindi, applicare periodicamente una crema o lozione idratante per prevenire le irritazioni, in caso di detergenti troppo aggressivi o dopo lavaggi prolungati. I batteri, infatti, prolificano più facilmente sulla pelle secca e screpolata.

Altro elemento importante è il sapone che si utilizza. «Il detergente da preferire è quello privo di sostanze alcaline e con ph 5,5 – tiene a chiarire la Bedosti -. Ma meglio ancora sarebbe utilizzare prodotti liquidi erogati da un dispenser perché le saponette diventano terreno di coltura per i germi, specialmente se mantenute in un ambiente umido». Ricordiamoci, inoltre, che se riutilizziamo il dispenser è bene non rabboccarlo ma, terminato il sapone, procedere alla pulizia e poi riempirlo. Il sapone solido, invece, va risciacquato dopo l’uso e messo ad asciugare su una griglia. E se manca l’acqua? «Possiamo utilizzare le soluzioni a base alcoliche che si possono acquistare facilmente nei supermercati per igienizzare le mani a secco – risponde la Bedosti -. Dobbiamo ricordarci, però, che l’utilizzo di questi prodotti senza l’uso di acqua è indicato solo se le mani non sono visibilmente sporche perché l’alcool fissa le impurità e quindi si peggiora la situazione». Piccoli gesti per grandi effetti. (Alessandra Giovannini)

Nella foto: Catia Bedosti, coordinatrice assistenziale area rischio clinico dell”azienda Usl di Imola

«Rubrica salute», l'igiene delle mani è la prima misura contro le infezioni
Cronaca 7 Maggio 2019

«Rubrica salute», l'igiene delle mani è la prima misura contro le infezioni

«Lavarsi le mani è la regola più semplice per difendere la nostra salute». Affermazione che può apparire persino banale quella di Catia Bedosti, coordinatrice assistenziale area rischio clinico dell’Azienda Usl di Imola, ma forse non tanto scontata se l’Organizzazione mondiale della sanità ha dedicato proprio all’igiene delle mani una giornata, il 5 maggio. Giornata alla quale aderisce anche l’Ausl di Imola con una serie di iniziative di promozione all’interno dell’ospedale dedicate ai pazienti ma anche agli utenti. «Lavare le mani – spiega la Bedosti – serve ad allontanare dalla cute i germi patogeni che possono essere causa di malattia. Batteri e virus, infatti, si annidano facilmente tra le dita e sotto le unghie e se molti di questi non sono nocivi per la nostra salute, alcuni possono invece scatenare malattie più o meno gravi». Ecco allora, e solo per citarne alcune, infezioni intestinali e congiuntiviti. Ed ecco perché è necessario lavarsi le mani, soprattutto in certe circostanze. «Quando usciamo dalla toilette, quando tocchiamo degli alimenti o dopo aver utilizzato i mezzi pubblici», elenca la Bedosti.

Ma la lista potrebbe essere molto più lunga perché ogni giorno siamo esposti a rischi e contaminazione attraverso le mani. Sarebbe utile, infatti, lavarsi le mani dopo aver tossito, starnutito od essersi soffiati il naso, essere stati a contatto con gli animali, maneggiato denaro. Ma anche prima di mangiare, somministrare dei farmaci, medicare o toccare una ferita. Ma questo non basta perché è necessario seguire una corretta tecnica di lavaggio utilizzando sapone e acqua corrente, preferibilmente tiepida. «Un’attenzione particolare la dobbiamo dedicare alle superfici – precisa la Bedosti -, dunque ai palmi, al dorso e poi alle dita e allo spazio intorno alle unghie strofinando per almeno trenta secondi. Segue il risciacquo abbondante e un’asciugatura con carta usa e getta, un asciugamano personale pulito o un dispositivo ad aria calda». Quando ci laviamo nei bagni pubblici, poi, i rubinetti andrebbero chiusi con carta usa e getta. E’ egualmente importante anche non esagerare coi lavaggi per evitare di eliminare il manto protettivo che avvolge la pelle. E’ bene, quindi, applicare periodicamente una crema o lozione idratante per prevenire le irritazioni, in caso di detergenti troppo aggressivi o dopo lavaggi prolungati. I batteri, infatti, prolificano più facilmente sulla pelle secca e screpolata.

Altro elemento importante è il sapone che si utilizza. «Il detergente da preferire è quello privo di sostanze alcaline e con ph 5,5 – tiene a chiarire la Bedosti -. Ma meglio ancora sarebbe utilizzare prodotti liquidi erogati da un dispenser perché le saponette diventano terreno di coltura per i germi, specialmente se mantenute in un ambiente umido». Ricordiamoci, inoltre, che se riutilizziamo il dispenser è bene non rabboccarlo ma, terminato il sapone, procedere alla pulizia e poi riempirlo. Il sapone solido, invece, va risciacquato dopo l’uso e messo ad asciugare su una griglia. E se manca l’acqua? «Possiamo utilizzare le soluzioni a base alcoliche che si possono acquistare facilmente nei supermercati per igienizzare le mani a secco – risponde la Bedosti -. Dobbiamo ricordarci, però, che l’utilizzo di questi prodotti senza l’uso di acqua è indicato solo se le mani non sono visibilmente sporche perché l’alcool fissa le impurità e quindi si peggiora la situazione». Piccoli gesti per grandi effetti. (Alessandra Giovannini)

Nella foto: Catia Bedosti, coordinatrice assistenziale area rischio clinico dell”azienda Usl di Imola

«Rubrica salute», l'igiene delle mani è la prima misura contro le infezioni

Cerca

Seguici su Facebook

ABBONATI AL SABATO SERA

Font Resize
Contrast