Posts by tag: apicoltura

Economia 22 Luglio 2019

Il 2019 “annus horribilis' per il miele, crollo della produzione a causa del maltempo di maggio

Il 2019 annus horribilis per l’apicoltura in Italia a causa delle condizioni meteorologiche, con produzione di miele fin qui pressoché azzerata in molte zone del Paese, soprattutto al nord, tanto da spingere la Cia a sollecitare l’intervento del Fondo di solidarietà nazionale per un sostegno concreto agli apicoltori che hanno subito i danni da maltempo. «Le condizioni meteorologiche particolarmente avverse che hanno caratterizzato la prima parte dell’anno, molto prolungate al nord – spiega Giancarlo Naldi, direttore dell’Osservatorio nazionale miele di Castel San Pietro -, confermano il grave impatto del cambiamento climatico in atto che rende più intensi e frequenti gli eventi estremi, molto dannosi per l’apicoltura».

In realtà la stagione 2019 pareva voler iniziare sotto i migliori auspici, con un inverno mite e un aprile che faceva ben sperare per le fioriture. «Le temperature invernali al di sopra della media – spiega ancora Naldi – avevano portato ad un buono sviluppo delle famiglie di api che, all’uscita dall’inverno, si presentavano ben popolate, ma con poche scorte a causa della scarsa importazione nettarifera dovuta al clima siccitoso e ventoso di fine inverno». Poi è arrivato il maltempo di maggio, che ha messo in difficoltà le famiglie delle api proprio nel periodo che doveva essere di picco produttivo. Pioggia e freddo sono durati per un mese intero. «Proprio nel periodo in cui la regina ha deposto le uova e le api raccoglitrici erano pronte per uscire – racconta l’apicoltore imolese Maurizio Nenzioni -. Così gli alveari sono regrediti, la regina ha smesso di deporre, le api di uscire per cercare nutrimento e hanno attaccato il miele di scorta finché, esaurito anche quello, sono morte di fame. Naturalmente abbiamo cercato di nutrirle con acqua e zucchero e prodotti appositi, ma quando non c’è il polline è come nutrire un bambino con solo pane: a un certo punto, se mancano tutti gli altri principi nutritivi, nascono i problemi». Risultato: produzione di miele crollata e famiglie di api falcidiate. (al.gi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 18 luglio

Il 2019 “annus horribilis' per il miele, crollo della produzione a causa del maltempo di maggio
Cronaca 15 Giugno 2019

Stasera il minicorso in piazza Acquaderni dal titolo «Giardino e verde per salvare le api»

Nell’ambito delle iniziative del Giugno castellano questa sera, sabato 15 giugno alle 20.30, in piazza Acquaderni, è in programma il minicorso “Giardino e verde per salvare le api” sulla manutenzione e cura sostenibile di giardini e verde pubblico al fine di proteggere api e altri insetti impollinatori. L’impiego massiccio e improprio della chimica mette in pericolo la sopravvivenza dell’ape, con tutto ciò che questo significa per la vita del pianeta.

Il fenomeno non riguarda solo l’agricoltura, per la quale si stanno promuovendo le migliori pratiche a difesa degli impollinatori. L’uso della chimica riguarda anche la cura del giardino e del verde pubblico. Anche su questo versante possono essere promosse pratiche in grado di sostenere la vita delle api. Parleranno di questo tema Alberto Contessi (presidente Osservatorio nazionale miele), Giorgio Baracani (presidente associazione Le nostre api) e Roberto Ferrari (direttore del Centro agricoltura ambiente di Crevalcore). Al termine smielatura live con assaggio di miele novello, a cura dell”associazione apicoltori felsinei “Le nostre api”. (r.cr.)

Stasera il minicorso in piazza Acquaderni dal titolo «Giardino e verde per salvare le api»
Economia 15 Giugno 2019

Produzione di miele in crisi nell'Imolese, la Cia spera nel Fondo di solidarietà nazionale per rifondere i danni agli apicoltori

E” in forte crisi la produzione di miele nel territorio imolese. L”allarme sul fronte apicoltura arriva dalla Cia di Imola, che sta valutando insieme agli apicoltori e produttori la richiesta di indennizzo straordinario per far fronte alla situazione. «Non si tratta solo della perdita di un raccolto, seppur importante come quello d’acacia, ma di un di un’anomalia climatica che ha alterato il ciclo produttivo del miele, provocato la moria delle api e compromesso l’intera annata», spiega Maurizio Nenzioni, apicoltore della Cia Imola che possiede 350 alveari.

Secondo la Federazione Apicoltori, in Italia quest”anno si è verificata una perdita stimata tra i 5 e 10 milioni di miele d’acacia e danni fino a 50 milioni di euro per il comparto. Nel settore da quasi trent”anni, Nenzioni a sua volta sostiene di non ricordare prima d”ora un altro maggio freddo e piovoso come quello del 2019, né una situazione così negativa per gli alveari. «In passato – sottolinea – è capitato di perdere una raccolta di miele, magari per un brusco calo delle temperature in primavera che ha compromesso le fioriture. Ma mai, dico mai, la situazione è stata così difficile. In realtà tutto è iniziato con i migliori auspici con un inverno mite e un aprile abbastanza buono per le fioriture a livello climatico. Poi, dai primi di maggio, sono arrivati pioggia e temperature rigide che sono durate per un mese intero, proprio nel periodo in cui la Regina ha deposto le uova e le api raccoglitrici erano pronte per uscire. Gli alveari sono regrediti: la Regina ha smesso di deporre, le api di uscire per cercare nutrimento e hanno attaccato il miele di scorta finché, esaurito anche quello, sono morte. Naturalmente abbiamo cercato di nutrirle con acqua e zucchero e prodotti appositi, ma quando non c’è il polline è come nutrire un bambino con solo pane, a un certo punto mancano tutti gli altri principi nutritivi e nascono i problemi».

Dal punto di vista economico la perdita del miele di acacia, fra i più richiesti dal mercato, è particolarmente pesante, ma ciò che preoccupa di più i produttori è la consapevolezza che sia molto difficile, se non impossibile, recuperare. «Si tratta proprio di una questione tecnica: la Regina con il caldo ha ricominciato a deporre, le uova si schiuderanno in una ventina di giorni e ne serviranno altri venti perché le api siano pronte per uscire dall’alveare, quindi a metà luglio – prosegue l”apicoltore -. Nel frattempo dovrebbero lavorare le api mature, ma sono rimaste in poche e anche quelle che ci sono ritornano spesso a “mani vuote”, forse perché non trovano il nettare giusto o il polline è poco. E consideriamo che a luglio non ci sarà quasi più nulla in fioritura e si dovrà iniziare a intervenire sui melari. Si tratta di un vero disastro». Per tutti questi motivi la Cia Imola auspica, vista la situazione di gravità, anche un intervento del Fondo di Solidarietà Nazionale per dare un aiuto concreto agli apicoltori danneggiati dall”insolita situazione climatica di quest”anno. (r.cr.)

Produzione di miele in crisi nell'Imolese, la Cia spera nel Fondo di solidarietà nazionale per rifondere i danni agli apicoltori
Economia 22 Maggio 2019

Clima pazzo, l'allarme della Coldiretti regionale: «A rischio tutta la produzione di miele del 2019».

Brutte notizie dalla Coldiretti Emilia Romagna riguardo all”apicoltura. L”associazione agricola annuncia che a causa del clima pazzo (marzo siccitoso, aprile e maggio trascorsi tra vento, pioggia e sbalzi termici) è persa la produzione di miele di acacia, poiché le condizioni meteo non hanno consentito alle api neanche di trovare nettare sufficiente da portare nell’alveare. E questa situazione metterebbe addirittura a rischio l’intera produzione di miele dell’Emilia Romagna per il 2019.

L’allarme della Coldiretti regionale sugli effetti del maltempo ha praticamente rovinato la giornata mondiale delle api, istituita dall”Onu nel 2018 e celebratasi il 20 maggio a livello planetario. «La pazza primavera – sottolinea l”associazione – ha creato gravi problemi agli alveari con il maltempo che ha compromesso molte fioriture e le api che non hanno la possibilità di raccogliere il nettare. Il poco miele che sono riuscite a produrre se lo mangiano per sopravvivere. La sofferenza delle api è uno degli effetti dei cambiamenti climatici in atto che sconvolgono la natura e si manifestano con la più elevata frequenza di eventi estremi con sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi e intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo».

Secondo i dati forniti da Coldiretti, la produzione di miele dell’Emilia Romagna l”anno scorso è stata di 1.440 tonnellate, con un incremento del 20% rispetto all’annata precedente che aveva risentito della straordinaria siccità del 2017. Nel 2018 rilevanti sono state le importazioni dall’estero, in aumento del 18% rispetto all’anno precedente. Quasi la metà di tutto il miele estero arriva da due soli paesi: Ungheria e la Cina, ai vertici per l’insicurezza alimentare. Dunque, se si vuole evitare di portare in tavola prodotti provenienti dall’estero, spesso di bassa qualità, secondo Coldiretti occorre «verificare con attenzione l’origine in etichetta oppure di rivolgersi direttamente ai produttori nelle aziende agricole, negli agriturismi o nei mercati di Campagna Amica».

Nel nostro paese, dove non sono ammesse coltivazioni Ogm (a differenza di quanto avviene ad esempio in Cina), il miele è riconoscibile attraverso l’etichettatura di origine obbligatoria. Inoltre la parola Italia deve essere obbligatoriamente presente sulle confezioni di miele raccolto interamente sul territorio nazionale mentre nel caso in cui il miele provenga da più paesi dell’Unione Europea, dice ancora l”associazione,«l’etichetta deve riportare l’indicazione “miscela di mieli originari della CE”; se invece proviene da Paesi extracomunitari deve esserci la scritta “miscela di mieli non originari della CE”, mentre se si tratta di un mix va scritto “miscela di mieli originari e non originari della CE». (r.cr.)

Clima pazzo, l'allarme della Coldiretti regionale: «A rischio tutta la produzione di miele del 2019».
Economia 9 Aprile 2019

Castel Guelfo, Castel San Pietro e Ozzano aderiscono al progetto “Verde urbano' in difesa delle api. Assente Imola

Ci sono anche Castel Guelfo, Castel San Pietro e Ozzano Emilia tra i 75 comuni dell’Emilia Romagna che hanno aderito al progetto Verde urbano avviato nel 2014 dal Conapi, il maggiore consorzio italiano di apicoltori e dal Centro agricoltura ambiente Giorgio Nicoli di Crevalcore, dedicato alla tutela delle api nell’ambito della gestione fitosanitaria del verde pubblico e privato. Nell’elenco non compare però Imola.

«Al momento il dialogo con il Comune di Imola si è interrotto – precisa Giorgio Baracani, vicepresidente di Conapi – ma è un progetto al quale teniamo molto e sicuramente riapriremo i colloqui». Il progetto intende informare e sensibilizzare sull’importanza di una corretta gestione a basso impatto ambientale del verde ornamentale pubblico e privato per la salvaguardia delle api e degli altri insetti utili, con ricadute positive sulla qualità ambientale, la salvaguardia della salute pubblica e della biodiversità anche nei contesti urbani.

«Il progetto, inoltre- aggiunge Baracani-  non ha costi per le amministrazioni e prevede incontri con i responsabili della gestione del verde urbano ma anche incontri pubblici di sensibilizzazione rivolto alla popolazione per informarla e condividere l’adozione di tecniche “pulite” per la gestione del verde privato». (al.gi.)

Nella foto Giorgio Baracani

Castel Guelfo, Castel San Pietro e Ozzano aderiscono al progetto “Verde urbano' in difesa delle api. Assente Imola
Economia 9 Aprile 2019

Produzione del miele in ripresa secondo i dati 2018 dell'Osservatorio nazionale, ma preoccupa la siccità

La diffusione in questi giorni del report annuale curato dall’Osservatorio nazionale miele con sede a Castel San Pietro, mette in primo piano il mondo del miele e degli apicoltori. La pubblicazione rende noto l’andamento produttivo e di mercato per la stagione 2018 di questo prezioso prodotto e riporta le informazioni della banca dati apistica istituita nel 2009 e che dal 2017 presenta l’elenco completo del panorama apistico. Dalle pagine emerge che all’1 marzo 2019 ci sono in Italia 55.877 apicoltori, in Emilia Romagna sono circa 3 mila. Gli alveari presenti sul territorio nazionale sono 1.273.663, in Emilia Romagna sono circa 87.536. Tutti numeri in linea con il 2017.

«Nel circondario imolese – precisa Giorgio Baracani, apicoltore di Castel Guelfo e vicepresidente di Conapi, il maggiore consorzio italiano di apicoltori – gli alveari censiti sono 8.488 e corrispondono al 9,7 per cento degli alveari presenti in regione. Il numero di apicoltori della zona non è direttamente estraibile, ma si stima superiore alle 250 unità; di queste, almeno una decina sono dedite all’allevamento delle api regine». Dal report anche i dati sulla produzione del 2018. «A parte quella primaverile – precisa Giancarlo Naldi, direttore dell’Osservatorio nazionale miele – in Emilia Romagna non è andata male, sia pure con grande disomogeneità da zona a zona. Dopo tre anni di raccolti magri e soprattutto dopo un 2017 pressoché tragico possiamo essere un po’ positivi».

Il 2018 è stato un anno con una partenza difficile a causa della forte siccità del 2017 che ha fatto sentire i suoi effetti anche in avvio di questa stagione e per il clima che ha contribuito a peggiorare una situazione già delicata. «Analizzando le principali fioriture, al nord si è tornati a fare l’acacia dopo anni molto magri, ma purtroppo l’Emilia Romagna, con una media di 10 chili/alveare, ne produce meno della metà di quella attesa. Soddisfacente, sia pure con una certa irregolarità, il castagno e bene, sempre nella nostra regione, anche il tiglio prodotto in pianura». Dalla regione al locale. «Facendo una stima in base ai dati in nostro possesso – ribatte Baracani – possiamo dire che nel circondario imolese abbiamo avuto nel 2018 una produzione di circa 194 tonnellate delle diverse tipologie di miele».

In merito all’evoluzione dell’apicoltura professionale, i dati in nostro possesso riportano un aumento degli apicoltori con partita Iva, di quegli operatori cioè che si rivolgono al mercato e che detengono la schiacciante maggioranza degli alveari. «L’Emilia Romagna – sottolinea ancora Giancarlo Naldi – sta perfettamente in questa evoluzione, confermando alta capacità professionale e propensione ad anticipare le sfide». I produttori dell’Emilia Romagna insomma hanno grandi potenzialità, ma anche un peso notevole dei fattori limitanti che gravano sul settore, ad iniziare dall’impatto degli eventi estremi sempre più frequenti dovuti al cambiamento climatico, per continuare con i danni che si subiscono dall’utilizzo ancora diffuso di pratiche agricole scorrette, dalle patologie e dagli aggressori che incombono. (al.gi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 4 aprile

Nella foto Giancarlo Naldi

Produzione del miele in ripresa secondo i dati 2018 dell'Osservatorio nazionale, ma preoccupa la siccità

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