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Cronaca 19 Settembre 2019

Riaperto a Valmaggiore un antico sentiero retto da muri a secco grazie all'opera di Enduro Motor Valley

Parlando con un cacciatore nato più di ottanta anni fa in una casa ora crollata, nella parrocchia di Valmaggiore, è emerso che un bel sentiero, anticamente percorribile anche coi carri, collegava la chiesa di Valmaggiore ad una delle case più grandi della zona, denominata Ca’ Bigoncio. E’ così scattata la ricerca di tale tracciato che nessuno conosceva. E dopo diverse perlustrazioni, sia in moto che a piedi, i volontari di Enduro Motor Valley sono riusciti ad individuare l’antico percorso, che risultava franato in più punti e sbarrato da alberi crollati.

«Da subito abbiamo capito che sarebbe stato un lavoro molto impegnativo – racconta Luigi Donati di Barbiano -, ma ci siamo anche resi conto del pregio di tale percorso che in più punti è sostenuto da robusti muri a secco fatti dagli abitanti della zona non meno di cento anni fa». Fra sabato e domenica, i volontari sono riusciti a rendere di nuovo percorribile il sentiero. «Cisiamo divisi in tre gruppi – spiega Alex Minoccari di Fontanelice -. Nel primo gruppo gli addetti al taglio degli alberi crollati, il secondo ha sgombrato tronchi e rami tagliati, il terzo gruppo, armato di picconi, zappe e vanghe ha risistemato il fondo del sentiero malridotto dalle frane».

Uno dei più soddisfatti è Maurizio Ceroni, che ogni anno organizza in vallata numerose gare ed eventi in mountain bike: «Tracciato prezioso dal punto di vista storico, ma anche molto bello per gli appassionati di mountain bike, che possono così usufruire di un bell’anello attorno a Valmaggiore». La giornata di lavori si è conclusa con una super grigliata presso l’agriturismo «L’ululato» dove Donati ha allietato la compagnia con i più celebri aneddoti romagnoli. (r.cr.)

Nella foto il gruppo di volontari che ha svolto l”intervento

Riaperto a Valmaggiore un antico sentiero retto da muri a secco grazie all'opera di Enduro Motor Valley
Cronaca 20 Maggio 2019

Torna domani sera 21 maggio al cinema Centrale, dopo il successo della prima proiezione, “La regina di Casetta'

Dopo aver riempito la Sala Bcc lo scorso 4 aprile, con un’accoglienza entusiasmante, “La regina di Casetta”, il docu-film di Francesco Fei, torna in sala, sempre al cinema Centrale – Sala Bcc, in via Emilia 212, martedì 21 maggio, alle ore 21, per una nuova proiezione, questa volta nella programmazione normale della sala, con ingresso a pagamento. La proiezione sarà accompagnata da un intervento di Fabrizio Castellari, che è stato promotore dell’iniziativa precedente.

Il docu-film è dedicato a Casetta di Tiara ed è incentrato sulla vita di Gregoria Giorgi, la più giovane della manciata di residenti rimasti, insieme ai genitori Leonardo e Sonia, che nel paesino gestiscono un ristorante. Nel frattempo, “La regina di Casetta” ha collezionato numerosi successi, sia di pubblico, con parecchie proiezioni in varie località d’Italia, che di critica.

Ultimi riconoscimenti, in ordine di tempo, vengono dal Trento Film festival 2019, dove l’opera ha ottenuto ben due premi, il premio speciale Dolomiti Unesco e il premio Genziana d’Oro del Cai con la seguente motivazione: «Il coraggio e la coscienza dell’identità delle proprie radici non conoscono età: ce lo dimostra la protagonista di questo film che (…) guarda all’amore per la “propria” montagna. Non occorre avere alle spalle una vita dalla quale non ci si vorrebbe staccare, talvolta anche per una consuetudine di quotidianità: basta invece avere forte nel cuore la convinzione che la montagna dove si è nati ha bisogno di noi tanto quanto noi abbiamo bisogno di lei. La giovanissima protagonista non ci insegna l’attaccamento nostalgico, ma la visione verso il futuro». (r.cr.)

Nella foto la protagonista Gregoria Giorgi

Torna domani sera 21 maggio al cinema Centrale, dopo il successo della prima proiezione, “La regina di Casetta'
Cronaca 17 Aprile 2019

Tredici geositi da vedere nel circondario imolese secondo la “Guida' di Stefano Mariani e Sonia Venturi

Ci sono mondi nascosti in piena vista, sotto il nostro naso, che aspettano solo di essere scoperti, altri sono talmente noti che non prestiamo loro troppa attenzione. Sono i geositi, luoghi che presentano caratteristiche uniche per motivi geologici, biologici o culturali, protetti da una legge regionale del 2006. Nel circondario imolese sono tredici. Per conoscerli ed esplorarli meglio ora c’è uno strumento in più, la «Guida del viaggiatore geologo» redatta da Sonia Venturi e Stefano Mariani per il Centro intercomunale di educazione alla sostenibilità (Ceas) del Circondario, e realizzata grazie ad un contributo regionale dedicato proprio alla valorizzazione dei geositi.

Mariani è imolese e si divide da sempre tra la sua passione per la geologia e la conduzione col fratello del ristorante «Donna Laura» sulle colline. «Ho cominciato a dedicarmi ai geositi e alla loro tutela fin dalla tesi di laurea e ho continuato con il dottorato con il borghigiano Giambattista Vai (già docente di Geologia oggi in pensione e direttore del Museo Cappellini di Bologna, ndr)». Ovviamente Mariani non poteva prescindere dall’esperienza di Giuseppe Scarabelli. «Sono almeno vent’anni che studio il suo archivio – racconta -. L’ho sempre trovato affascinante. Gli scienziati dell’Ottocento disegnavano tantissimo, quindi l’archivio è pieno di acquerelli. Inoltre i loro trattati scientifici sembravano dei testi poetici, un aspetto che oggi, nella geologia moderna, non esiste più».

La «Guida» voluta dal Ceas è un prodotto piccolo e maneggevole, con otto schede che raccontano i tredici siti dell’imolese. Nelle otto schede sono raccolte le località più note, come la Vena del Gesso romagnola, e altri meno conosciuti, come i vulcanetti di fango sul rio Bergullo. Molti sono vicinissimi al centro abitato, per altri occorre fare qualche chilometro a piedi. «In generale i nostri geositi non hanno subito gravi danni dall’intervento dell’uomo – aggiunge Mariani – e comunque tutelarli non vuol dire “bloccare” il passaggio o le attività, ma valorizzare il territorio». Un’idea per una gita domenicale con i bambini, quindi, oppure la meta per una pedalata in collina.

La «Guida del viaggiatore geologo» in formato cartaceo è disponibile gratuitamente presso il Ceas (all’interno del Complesso Sante Zennaro in via Pirandello 12 a Imola) o lo Iat del Comune di Imola, nei musei civici e nelle biblioteche del territorio, la versione online si può trovare sul sito del Ceas (ceas.nuovocir-condarioimolese.it). (re.co.)

L”articolo completo e altri approfondimenti su alcuni geositi della Guida sono su «sabato sera» dell”11 aprile

Nella foto i calanchi della Valsellustra

Tredici geositi da vedere nel circondario imolese secondo la “Guida' di Stefano Mariani e Sonia Venturi
Cronaca 2 Aprile 2019

Il 4 aprile al cinema Centrale di Imola proiezione del film dedicato a Gregoria Giorgi di Casetta di Tiara

Gregoria Giorgi è una ragazza di 15 anni come molte altre, ad eccezione del fatto che è l’unica giovanissima, nonché l’ultima nata, nel piccolo borgo di Casetta di Tiara. Incuriosito dalla sua storia, il regista toscano Francesco Fei l’ha scelta per girare un film-documentario intitolato “La Regina di Casetta”, che verrà proiettato anche a Imola la sera del 4 aprile. Riavvolgiamo però il nastro per capire meglio tutta la storia e partiamo dall’inizio.

Casetta di Tiara è una località dell’Appennino tosco-emiliano in comune di Palazzuolo sul Senio. Sorge nel territorio vicino al corso del rio Rovigo, uno degli affluenti principali del Santerno. Si tratta di un luogo frequentato anche da diversi imolesi per via delle passeggiate che si concludono arrivando alla splendida cascata del torrente. Dove finisce la strada asfaltata si sale fino al borgo, un conglomerato di case raccolte attorno alla chiesa. È uno di quei piccoli nuclei abitati che punteggiano l’Italia quando la si osserva dall’alto e che sono parte fondamentale della sua storia, ma oramai sempre più spopolati a causa dello spostamento dell’uomo verso la città, quella che oggigiorno è definita «civiltà».

A Casetta di Tiara sono solo undici gli abitanti rimasti, di cui Gregoria è la più giovane. «Sono innamoratissima del luogo in cui vivo, Casetta è per me un posto importante, un luogo magico dove tutti possono tornare bambini. Ho sempre vissuto qui e mi trovo bene» racconta la ragazza. Abitando lontano dalla città, la giovane si è presto dovuta rendere indipendente, così sin dall’età di 14 anni ha preso il patentino per poter guidare l’Ape, il suo amico fidato per raggiungere la vicina città di Firenzuola. «La mia giornata tipo inizia intorno alle 6, poi con l’Ape scendo fino a Firenzuola, dove monto su un autobus che mi porta a scuola» spiega Gregoria. Le tempistiche sono lente, dal momento che per arrivare nella vicina città la ragazza impiega circa venti minuti, mentre viaggia con il bus per un’ora e un quarto prima di raggiungere Borgo San Lorenzo, il capoluogo mugellano dove è situato l’istituto professionale alberghiero «Chino Chini» che frequenta.«Sono al secondo anno e il prossimo dovrò scegliere il percorso da seguire. Tra sala e cucina preferisco la seconda, una passione che coltivo da sempre, anche perché i miei genitori gestiscono un ristorante. Mamma e papà poi mi hanno sostenuta quando ero indecisa tra istituto agrario ed alberghiero, rendendosi disponibili a farmi cambiare scuola qualora mi fossi resa conto di non aver compiuto la scelta giusta, un elemento non scontato, e ritengo importante avere il loro appoggio».

Al momento della scelta della scuola superiore Gregoria ha dovuto affrontare un bivio, decidere tra l’alberghiero di Riolo Terme o quello di Borgo San Lorenzo. Alla fine la scelta è ricaduta sulla seconda città, in quanto andare a Riolo significava più tempo in bus e un cambio di linea ad ogni tragitto. «Il percorso è lungo ed è normale che un po’ mi pesi, ma noi che viviamo qui siamo abituati» spiega la giovane. Negli ultimi anni, da metà novembre, dopo il periodo dei marroni fino alla fine di aprile, la famiglia si trasferisce in una casa sulla strada statale perché Gregoria sia più vicina alla scuola. Nel weekend però i tre tornano a Casetta, dal momento che lì si trova il ristorante «Da Sonia» che Leonardo e Sonia, i suoi genitori, gestiscono principalmente nel fine settimana, come racconta la ragazza: «Il locale è aperto in inverno su prenotazione, ma i giorni in cui è più frequentato sono il sabato e la domenica, mentre d’estate è aperto tutta la settimana tranne il mercoledì, dal momento che molta gente viene a Casetta anche per fare passeggiate o per rilassarsi al fiume. Sia mamma che papà lavorano anche nel castagneto, benché l’attività principale rimanga il ristorante».

Quando la ragazza aveva 10 anni il regista Francesco Fei venne a conoscenza di quel piccolo borgo in cui vissero il poeta Dino Campana, di cui ritroviamo alcune poesie nel film, e Sibilla Aleramo, che fu sua compagna. Così Fei si è recato a Casetta e, incontrando Gregoria che portava il pane in tavola al ristorante e chiacchierava con i clienti, le chiese «Tu qui vivi bene?», domanda alla quale la bambina rispose con un fermo «sì». Il paese ha accolto poi quella piacevole sorpresa. «Girare il docufilm è stato un impegno, in quanto ogni mese vi era una settimana o più di riprese, però sono contenta della responsabilità che ha portato con sé quest’esperienza. Il regista inoltre non mi ha mai obbligata a recitare particolari battute, tutto ciò che lo spettatore sente è spontaneo, parte da me» spiega la giovane.

Inizialmente respinto, il progetto venne ripresentato nel 2016, ottenendo l’appoggio economico necessario, principalmente da «Larione 10», «Rai Cinema» e «Toscana Film Commission» per iniziare le riprese, durate da settembre 2016 a settembre 2017. Il prodotto finale è una pellicola della durata di 79 minuti, adatta ad ogni età. Il film-documentario è stato lanciato nel 2018 in anteprima alla 59ª edizione del «Festival dei Popoli» di Firenze dove ha vinto il premio come miglior film italiano «Premio Cinemaitaliano. Info-CG Entertainment». In seguito è uscito ufficialmente a inizio gennaio in due sale cine-matografiche a Firenzuola e poi Firenze, mentre il 4 aprile alle ore 20.30 sarà proiettato per la prima volta a Imola alla sala Bcc in via Emilia 212, gentilmente concessa dalla banca, e l’ingresso sarà gratuito fino all’esaurimento dei 150 posti. All’evento saranno presenti Gregoria, il papà Leonardo, la mamma Sonia e il produttore Alessandro Salaorni. (se.zu.)

Il servizio completo è pubblicato su «sabato sera» del 28 marzo

Nella foto Gregoria Giorgi a bordo della sua Ape

Il 4 aprile al cinema Centrale di Imola proiezione del film dedicato a Gregoria Giorgi di Casetta di Tiara
Cronaca 15 Marzo 2019

I volontari dell'Enduro Motor Valley hanno liberato il sentiero di Monte Fune da alberi e tronchi crollati

Un altro intervento da segnalare per i volontari dell”Enduro Motor Valley. Nei giorni scorsi il gruppo ha portato a termine un lavoro di disostruzione del sentiero che da Monte Fune, nel comune di Castel Del Rio, conduce fino oltre il confine con la Toscana. Il sentiero era infatti chiuso da tempo per via di vari alberi crollati nel bosco, ma soprattutto per via di enormi castagni di un castagneto abbandonato da anni.

La sezione alidosiana dell”associazione ha perciò organizzato una missione per renderlo nuovamente percorribile, secondo le modalità descritte dal veterano dell”Emv, Riccardo Quercia: «“Già raggiungere la zona operativa con tutta l’attrezzatura è davvero impegnativo. Per di più sapevamo che ci saremmo trovati davanti a dei veri e propri muri di tronchi crollati sul sentiero. Cinquant”anni fa questi problemi non esistevano, queste zone erano curate dagli abitanti di Monte Fune dove addirittura c’era un bar alimentari presso il quale alla sera ci si trovava a giocare a carte. Ora le case sono disabitate, molte sono crollate, noi cerchiamo di mantenere almeno i sentieri più importanti».

Il racconto è portato avanti da un altro volontario, William Berti:  «Temevamo di non riuscire con un solo intervento a ripristinare il sentiero quindi abbiamo lavorato a testa bassa senza fermarci per diverse ore.  È sicuramente uno degli interventi più impegnativi a cui io abbia partecipato, con anche porzioni di sentiero franate da ripristinare, ma la zona è di una bellezza unica e mantenerla fruibile è fondamentale».

Nell”intervento, precisano i volontari, si è rivelata molto utile la moto Beta messa a disposizione del gruppo da Trioschi, che è stata utilizzata da Roberto Russo, coordinatore di tutta l”operazione.

I volontari dell'Enduro Motor Valley hanno liberato il sentiero di Monte Fune da alberi e tronchi crollati
Cronaca 5 Marzo 2019

Due riconoscimenti al gruppo Enduro Motor Valley e alla sua attività di valorizzazione dell'Appennino

Un doppio prezioso riconoscimento nei giorni scorsi per i componenti del gruppo di enduristi volontari “Enduro Motor Valley”: il negozio di abbigliamento ed accessori moto Capo Nord di Faenza ha fatto sapere di voler sostenere il sodalizio contribuendo a rinnovarne tutto l”abbigliamento, inoltre, grazie alla regia di Alessandro Benini ed Alex Zanoni, è stata messa a disposizione dalla concessionaria Trioschi Moto di Lugo una moto Beta 300 2T nuova fiammante.

«Vogliamo premiare la costanza di questi volontari – spiega Benini – che da anni si prodigano nel mantenere il patrimonio sentieristico della Valle del Santerno e che intervengono ovunque la loro poliedrica organizzazione possa valorizzare il nostro Appennino». Consegnando la moto, Alex Zanoni ha affermato: «I componenti del gruppo la potranno usare a loro discrezione per le varie attività programmate, ma anche per gite ed escursioni essendo un modello molto versatile e maneggevole».

Intanto, negli stessi giorni il gruppo di volontari ha consegnato due camion di ghiaia e pietrisco a due famiglie uno alla famiglia Ronchini in località Baia Volpe di Fontanelice  l”altro alla Famiglia Bonafè al Mulino della Caspa che si trova geograficamente nella vallata del Santerno, ma appartiene al comune di Casola Valsenio. «Questo tipo di materiale – spiega Alex Minoccari del settore giovani di Enduro Motor Valley – serve per fare un fondo robusto alle strade di campagna. Il nostro contributo vuole essere un sostegno alle famiglie che, fra mille sacrifici, continuano a vivere e ad investire, con le loro attività, in zone sempre meno popolate della nostra vallata».Proprio in occasione della seconda consegna Giorgio Bambini ha avuto l”onore di usare per la prima volta la Beta messa a disposizione dalla concessionaria di Lugo.(r.cr.)

Nella foto la consegna del carico di ghiaia al Mulino della Caspa

Due riconoscimenti al gruppo Enduro Motor Valley e alla sua attività di valorizzazione dell'Appennino
Cultura e Spettacoli 20 Agosto 2018

Un affresco del Trecento ritrovato in un oratorio vicino a Firenzuola: la scoperta e il restauro

Risale al 2014 la scoperta di un affresco alle pareti sbrecciate dell’oratorio di Santa Cristina a Bordignano, in comune di Firenzuola. Tra le persone coinvolte in questo ritrovamento c’è Emilio Prantoni, esperto di arte che ha pubblicato numerose opere con Bacchilega editore, che fa un punto della situazione.

«Una volta fatta la scoperta, ne demmo subito notizia alla Soprintendenza di Firenze e al direttore dell’ufficio di Arte sacra, monsignor Timothy Verdon, che inviò una commissione a verificare la consistenza del rinvenimento. Dopo un primo esame, la commissione ritenne l’affresco interessante, attribuendolo stilisticamente alla scuola giottesca e ci invitò a prendere iniziative per la salvaguardia del bene culturale».

Di che affresco si tratta?
«L’affresco raffigura un Cristo crocefisso in stile trecentesco, e una Madonna, di esecuzione posteriore, della quale si vede bene la figura intera, escluso il viso, del quale è però ben evidente la sinopia. Essendo stato l’affresco “scialbato”, ossia sbiancato a calce per una disinfezione in occasione di un’epidemia di peste, durante il restauro dovrebbero risultare altri elementi».

Che interventi sono stati fatti per il suo recupero?
«Il parroco di Piancaldoli e amministratore di Bordignano, don Giorgio Badiali, con l’aiuto di un gruppo di volontari, mise in sicurezza l’edificio che, abbandonato da mezzo secolo, si dimostrava in precarie condizioni. Un primo progetto di recupero prevedeva il distacco dell’affresco, ma, dopo alcuni colloqui con la Soprintendenza, dato l’alto rischio che questa operazione comportava, si ritenne di procedere al restauro in loco».

Quindi avete proceduto con il restauro…
«Non subito, perché non c’erano finanziamenti. Come succede sempre in questi casi, perciò, ci siamo messi alla ricerca dello “sterco del Diavolo”, come lo chiama l’attuale Pontefice: sarà pure sterco ma chi ce l’ha lo tiene ben stretto. Infine, abbiamo trovato ascolto, interesse e disponibilità presso la Fondazione della Cassa di Risparmio di Firenze, la quale, riconoscendo il valore e l’importanza dell’intervento, specialmente considerando la collocazione territoriale, povera di elementi d’arte, ha concesso il finanziamento del restauro. Non si tratta certamente di un’opera maggiore della storia dell’arte italiana, ma, come scrissi in un libro abbastanza recente “quando l’ala della Storia sorvola il nostro territorio dobbiamo raccogliere tutte le penne…”. Così ab-biamo fatto e cercheremo di fare».

Ora a che punto siete?
«Il lavori di restauro sono iniziati il 4 giugno e sono condotti dalla dottoressa Loredana Di Marzio. Già in questa fase hanno rivelato particolari interessanti, che speriamo possano essere visibili a tutti al termine dell’intervento. Intanto, venerdì 29 giugno, la dottoressa Jennifer Celani, funzionario della Soprintendenza di Firenze per il Mugello, si è recata in visita al cantiere di restauro e ha ritenuto l’affresco di notevole interesse, anche per le sorprese che sembra promettere durante il complicato lavoro di recupero».

L’articolo completo è su «sabato sera» del 2 agosto

Nella foto da sinistra: Emilio Prantoni, Paola Ravaglia e Loredana Di Marzio

Un affresco del Trecento ritrovato in un oratorio vicino a Firenzuola: la scoperta e il restauro
Cronaca 19 Agosto 2018

Estate, come muoversi all'aria aperta senza essere morsi dalle vipere. E se accade? Ecco le mosse giuste da fare

Le passeggiate in mezzo al verde, così gradite nella bella stagione, sono salutari, a patto di non fare brutti incontri. Tra i pericoli più grandi che si possano correre ad esempio percorrendo i sentieri del nostro appennino c”è sicuramente quello di essere morsi da una vipera.

Per questo la Polizia provinciale ha ritenuto utile la pubblicazione di una semplice e pratica guida illustrata, composta di undici pagine, con varie indicazioni: come imparare a riconoscere le vipere da altri serpenti non velenosi, come distinguere il loro morso, quali comportamenti tenere e quali evitare, quali mosse fare, infine, nel caso in cui i temibili rettili abbiano già colpito.

Innanzitutto, è opportuno precisare che, delle 23 specie di serpenti presenti in Italia, solo quattro sono pericolose per l”uomo perché in grado di procurare un morso velenoso. La guida, in particolare, descrive gli esemplari presenti nel territorio bolognese, agevolandone il riconoscimento in base alla forma, alle dimensioni, ai colori, alle abitudini alimentari.

Per quanto riguarda l”aspide, vale a dire la vipera comune, è presente esclusivamente nell”area appenninica e in genere predilige ambienti aridi come i pendii aperti e asciutti, ma frequenta anche le zone umide ad alta quota. Gli esemplari adulti arrivano normalmente a 60 centimetri di lunghezza, più raramente a 75 e hanno un corpo pesante, anche se più slanciato rispetto ad altre specie di vipera. Tra le peculiarità dell”aspide si segnalano la coda corta e la testa larga di forma triangolare, con il muso rivolto all”insù e l’occhio piccolo con pupilla verticale. L”animale non è aggressivo e si muove lentamente, morde solo se infastidito o calpestato.

Il suo morso è caratterizzato da due forellini a distanza di sei-otto centimetri l”uno dall”altro, circondati da un alone rosso, dal quale fuoriesce sangue misto a siero. Qualora ci si accorga di essere stati morsi, è molto importante seguire le indicazioni della guida: mantenere la calma per evitare un”accelerazione del flusso sanguigno che faciliterebbe la propagazione del veleno; fasciare ed immobilizzare la zona o l”arto colpito, come si farebbe nel caso di una frattura, ma non bloccare la circolazione sanguigna; disinfettare il punto morsicato; andare al più presto da un medico o in ospedale. 

Tra i comportamenti da evitare vengono invece elencati: tagliare o cauterizzare la ferita; applicare ghiaccio o succhiare la zona morsicata; somministrare un siero antiofidico; fare un laccio emostatico; agitarsi, far sforzo fisico e ingerire alcoolici.

Per scaricare la guida completa: https://www.cittametropolitana.bo.it/portale/Engine/RAServeFile.php/f/Provincia_oggi/Vipera_o_Colubro.pdf

Nella foto tratta dalla guida della Polizia provinciale la vipera comune, o aspide

Estate, come muoversi all'aria aperta senza essere morsi dalle vipere. E se accade? Ecco le mosse giuste da fare
Sport 26 Maggio 2018

Castel D'Aiano e Linea Gotica, escursione con il Cai di Imola sull'Appennino bolognese

Domani, la sezione imolese del Cai organizza una escursione storico-naturalistica nell’Appennino bolognese: a Castel D’Aiano sui sentieri della Linea Gotica. Si farà un giro ad anello nelle montagne comprese nella zona tra Vergato e Castel D’Aiano, dove scorrono le famose e belle cascate di Santa Maria di Labante. La partenza è alle ore 6 al parcheggio della Bocciofila di Imola, in viale Saffi. Il dislivello: 600 metri di salita e altrettanti in discesa, occorreranno 6 ore comprese le soste per completare i 15 chilometri.

Per informazioni: Claudio Novelli, tel. 347-5237169. 

r.s.

Nella foto: sentieri della Linea Gotica

Castel D'Aiano e Linea Gotica, escursione con il Cai di Imola sull'Appennino bolognese
Sport 20 Maggio 2018

Appennino Bike, una vera scuola per il ciclismo fuoristrada con il sostegno della Fondazione Crimola

Il ciclismo fuoristrada, tra mountain bike e Bmx, fanno rima con Appennino Bike, nome dell’unica associazione sportiva dilettantistica imolese affiliata a federazione Federciclismo e Coni che si occupa di corsi di avviamento per giovanissimi, allenamenti e gare agonistiche per le varie categorie sportive ed anche escursioni e cicloturismo per tutte le età. Grazie al costante sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Imola, poi, Appennino Bike punta a diventare entro l’anno una vera e propria scuola di ciclismo, al fine di fornire formazione professionale ed assistenza per il ciclismo Bmx e Mtb oltre che da strada, anche se, precisa il maestro istruttore Fabio Gioiellieri: «Intendiamo specializzarci nelle discipline fuoristrada, lasciando spazio all’ambito stradale ad associazioni ben più longeve di noi».

Appennino Bike, infatti, opera sul territorio imolese da 4 anni, nascendo come una Asd di promozione del ciclismo fuoristrada. «Fino ai 12 anni di età proponiamo corsi di avviamento alla mountain bike – spiega Gioiellieri, che è maestro istruttore di secondo livello e direttore sportivo -. Si tratta di allenamenti non agonistici ma divertenti, per introdurre i più giovani alle discipline di ciclismo fuoristrada, come enduro e downhill, in sicurezza e trasmettendo la passione che fa muovere le gambe. Dopo i 12 anni di età aumenta l’impegno fisico, gli Esordienti e gli Allievi possono fare anche le prime vere gare. Da tre anni a questa parte partecipiamo a più competizioni giovanili con risultati regionali, da noi sono passati anche atleti che oggi stanno seguendo la propria carriera sportiva come Matteo Sacconi, protagonista nazionale».

Per i propri corsi di avviamento e per gli allenamenti, Appennino Bike ha a disposizione un campo scuola di circa mezzo ettaro adibito a pista permanente con attrezzi ed ostacoli mobili quali rampette, bancali e conetti. Il campo scuola si trova all’altezza dell’ingresso superiore del Parco Tozzoni, nell’area dell’ex pista di auto telecomandate. «Grazie alla Fondazione stiamo ampliando il nostro spazio con l’obiettivo di trasformarlo in una vera scuola – continua Gioiellieri -. Ogni anni la Fondazione ci garantisce infatti un contributo che utilizziamo sempre per le attrezzature necessarie alle nostre attività, materiali ma anche il defibrillatore a disposizione del nostro impianto sportivo, per la sicurezza degli iscritti».

Appennino Bike si occupa anche di corsi per adulti che vogliono migliorare la propria tecnica e di escursioni in mountain bike sul territorio. Oltre a Gioiellieri, sono istruttori Lucio Sportelli, Isauro Bendini e Stefano Dalfiume, quest’ultimo addetto alle escursioni in Mtb ed anche collaboratore del progetto di «brevetto cicloturistico» di If Imola Faenza tourism company. «Come cicloguide proponiamo escursioni per tutti i gusti e per tutte le gambe – continua Gioiellieri – da qualche ora sui sentieri del territorio a tour di più giorni come la Faenza-Firenze lungo la Via degli Dei attraverso la dorsale appenninica che riscuote sempre successo». Complessivamente Appennino Bike conta un centinaio di iscritti equamente divisi in Junior e Master, ma se i giovani sono quasi tutti agonisti, i Master sono per lo più cicloturisti. Ogni anno l’associazione organizza anche due gare a Castel del Rio, una di enduro e una di downhill valida anche come unica prova del campionato regionale di specialità.

mi.mo.

Nella foto: un atleta di Appennino Bike in azione

Appennino Bike, una vera scuola per il ciclismo fuoristrada con il sostegno della Fondazione Crimola

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