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Economia 17 dicembre 2018

Successo di pre-ordini per la microcar elettrica Microlino, la produzione passa dalla Tazzari ai tedeschi di Artega

Microlino ingrana la marcia e saluta Imola per la Germania. Non sarà più, infatti, il gruppo Tazzari a produrre per il mercato europeo la microcar elettrica ispirata alle «bubble cars» degli anni ’50, ma la tedesca Artega. La notizia è stata diffusa la scorsa settimana dai protagonisti della partnership che da un paio d’anni sta sviluppando il progetto, ovvero la società svizzera Micro, conosciuta a livello mondiale per i suoi monopattini elettrici, e Tazzari Ev, la divisione Veicoli elettrici del gruppo imolese.

In realtà, il cambio di rotta si è reso necessario per il boom di pre-ordini arrivati dopo la presentazione ufficiale al mercato. Boom che ha colto di sorpresa gli stessi ideatori di Microlino e ha portato una mole di lavoro inattesa per l’azienda imolese, che pure aveva già cominciato a strutturarsi per iniziare a produrre i primi 500 esemplari entro l’anno.

«Quando siamo partiti – ci aggiorna il presidente del gruppo, Erik Tazzari – c’erano circa 2 mila pre-ordini e l’idea target realistica era produrre mille-duemila Microlino all’anno. Poi, durante il percorso, il successo ha ecceduto e di molto le aspettative sul prodotto, quindi già oggi ci sono oltre 10 mila ordini e la stima è avere un mercato Europa di 10-20 mila veicoli all’anno, nel giro di due anni. Le condizioni attuali del mercato del lavoro in Italia minano le aziende in crescita, ingessandole oltremodo e quando ci hanno trovati i tedeschi, abbiamo concluso un buon accordo, sia per la mia azienda, considerando che avremo una royalty mondo per 10 anni e il mercato Italia in esclusiva, sia per lo sviluppo e soddisfazione delle richieste di mercato».

L’accordo con Artega segna anche l’apertura di un nuovo capitolo per il gruppo di via Selice, che dal 2006 è presente nel segmento dei veicoli elettrici con la citycar Zero, declinata in questi anni in più di una decina di modelli. «Artega – puntualizza Tazzari – ha acquisito le quote di Tecno Meccanica Imola, l’azienda del nostro gruppo che produce citycar. Inoltre, ha acquisito i brevetti e i diritti di produzione dei modelli Zero Em1, Em2, City, Junior. Non fanno parte della cessione i marchi (Tazzari Ev, Zero, Zz) e non rientra nell’accordo nemmeno l’area sviluppo e vendita della tecnologia Ev, che fa capo a Tazzari Gl Imola. Tutti gli ordini già ricevuti da Tecno Meccanica Imola verranno evasi da Tazzari Gl Imola. La gestione service e vendita ricambi afferente ai veicoli nati a Imola a brand Tazzari dal 2010 al 2018 saranno garantite sempre da Tazzari Gl Imola».

Il presidente guarda avanti. «L’accordo – commenta – apre nuove prospettive di collaborazione che potranno andare dalla fornitura di particolari e sottogruppi per i nuovi veicoli, al supporto allo sviluppo. Tazzari Ev sarà anche il distributore esclusivo per l’Italia dei veicoli che saranno sviluppati sulle piattaforme, tecnologie e concept oggetto dell’accordo, disponibili prossimamente presso il “flagship store” che abbiamo al circuito di Imola». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 13 dicembre

Nella foto da sinistra Marco Battilani ed Erik Tazzari (Tazzari Gl Imola), Klaus Frers (Artega), Wim Ouboter con i figli Oliver e Merlin (Micro Mobility Systems)

Successo di pre-ordini per la microcar elettrica Microlino, la produzione passa dalla Tazzari ai tedeschi di Artega
Economia 11 dicembre 2018

Il 12 dicembre a Castel San Pietro inaugura Cm-Fima, controllata Sacmi che fa macchine per incartare cioccolatini

Il gruppo imolese Sacmi ha scelto la zona industriale di Castel San Pietro per la sede della propria controllata Cm-Fima, azienda che a fine agosto si è trasferita in via Ca’ Bianca, a due passi dal casello dell’autostrada, lasciando Ozzano Emilia. Una nuova sede, opportunamente ristrutturata, che in prospettiva diventerà il perno delle strategie Sacmi per lo sviluppo del business dell’incarto del cioccolato e altri prodotti dell’industria dolciaria.

Qui infatti si producono i macchinari utilizzati per avvolgere cioccolatini, caramelle e gelatine dalle forme e misure più disparate, ma anche barrette e tavolette di cioccolato. La strategia Sacmi, infatti, prevede un ampio piano di investimenti in tecnologie e strutture; lo spostamento della sede a Castel San Pietro rappresenta un passaggio chiave in questo ambito e prende le mosse «dall’ampio know how che questo territorio esprime nell’ambito del packa-ging primario e delle tecnologie per l’incarto» motiva Giovanni Campolungo, amministratore delegato della nuova divisione Sacmi Packaging & Chocolate, di cui Cm-Fima fa parte.

Sacmi ha ampliato e riqualificato l’immobile, dalla superficie di oltre 8 mila metri quadrati, tra officina, area amministrativa e servizi; ad oggi ospita tutte le attività del brand Cm-Fima ed è stato dimensionato per consentire una ulteriore diversificazione e crescita del gruppo Sacmi in questo settore. «L’investimento realizzato a Castel San Pietro – prosegue Campolungo – non deve essere inquadrato come un punto d’arrivo, bensì come il primo passo di una strategia che vedrà ancora più importanti investimenti in tecnologie e competenze. Si tratta allo stesso tempo di un forte segnale di appartenenza al gruppo Sacmi, che è oggi azionista unico di rife-rimento per il business Packaging & Chocolate».

Ritenuta strategica dal punto di vista logistico, l’ubicazione a Castel San Pietro consolida anche «un virtuoso rapporto con l’amministrazione locale – aggiunge il presidente di Sacmi Imola, Paolo Mongardi – che si è dimostrata particolarmente sensibile all’opportunità che questa nuova sede Sacmi può rappresentare per l’economia del territorio».

L”articolo completo è su «sabato sera» del 6 dicembre

Nella foto la nuova sede di Cm-Fima in via Ca” Bianca a Castel San Pietro Terme

Il 12 dicembre a Castel San Pietro inaugura Cm-Fima, controllata Sacmi che fa macchine per incartare cioccolatini
Economia 11 dicembre 2018

Per la Cavim 2018 in crescita, nessuna fusione in vista. Il presidente: «Soddisfatto del lavoro svolto»

Il 2018 doveva essere un anno cruciale per Cavim, la Cantina viticoltori imolesi di via Correcchio, l’anno in cui capire se proseguire in autonomia o se optare per una fusione con altre realtà del settore. Il presidente Maurizio Baldisserri, insediatosi a gennaio dopo un burrascoso cambio di rotta voluto dai soci, ha tirato le somme di quanto fatto in questo anno nell’assemblea che si è tenuta lo scorso 30 novembre, a cui hanno partecipato circa 130 dei 420 soci, che hanno approvato il bilancio dell’annata 2017, chiuso in luglio con un fatturato di 10 milioni e 600 mila euro a fronte di 171 mila quintali di uva raccolta.

Conti alla mano, Baldisserri si dice «piuttosto soddisfatto» del lavoro sin qui svolto, anche se non tutti gli obiettivi sono stati raggiunti. «Fin dall’inizio – ci aggiorna il presidente – abbiamo cercato di capire se Cavim avesse i parametri necessari per funzionare bene, nell’immediato così come a lungo termine. La risposta è stata positiva. Non era quindi necessario ricorrere a collaborazioni in senso stretto o a fusioni. Nel giro di un paio di mesi abbiamo capito che i numeri c’erano e siamo subito partiti con una serie di interventi, primo tra tutti la ricerca di un direttore», il cui ruolo era vacante da mesi, dopo le improvvise dimissioni di Cesare Pasini. La ricerca si è conclusa a metà anno con la nomina di Matteo Vingione, originario di Reggio Emilia. «Ha portato una esperienza nuova, tecnica ed entusiasmo – dice di lui Baldisserri -. Per un paio d’anni ha lavorato presso imbottigliatori, quindi sa bene cosa vogliono i nostri clienti».

Rispetto alla liquidazione del 2016, inferiore di circa il 25% rispetto alla media del mercato e delle altre cantine, il 2017 segna un miglioramento, anche se la remunerazione resta comunque inferiore di circa 4-5 euro al quintale rispetto alle altre realtà per i bianchi comuni. «Nel 2018 riusciremo a essere al pari dei nostri competitor. Il nostro problema principale – questa l’analisi di Baldisserri – è stata la mancanza di un direttore a tempo pieno. Va anche detto che lo scorso anno, a causa della scarsità di prodotto in circolazione dovuta alla siccità, gli agricoltori hanno ottenuto oltre 42 euro al quintale per l’uva bianca comune, 55 euro per lo chardonnay e 60 euro circa per il pignoletto. Mentre nel 2018, visto il raccolto più abbondante, la remunerazione si aggirerà probabilmente attorno ai 20-25 euro al quintale, ma i tempi sono ancora lunghi per una previsione più precisa». (lo.mi.)

Il servizio completo è su «sabato sera» del 6 dicembre

Nella foto un”immagine della vendemmia alla Cavim

Per la Cavim 2018 in crescita, nessuna fusione in vista. Il presidente: «Soddisfatto del lavoro svolto»
Economia 10 dicembre 2018

La Regione premia la Florim, l'azienda ceramica che ha uno stabilimento produttivo anche a Mordano

La Florim, azienda ceramica di Fiorano Modenese presente con uno stabilimento produttivo anche a Mordano, ha vinto il «premio speciale cultura» nell’ambito del «Premio Er.Rsi Innovatori Responsabili» promosso dalla Regione Emilia Romagna.

Il trofeo, consegnato qualche giorno fa nel corso dell’evento finale del concorso, che si è svolto alla Polveriera di Reggio Emilia, è stato assegnato al progetto Florim Gallery, uno spazio di 9.000 metri quadri situato nella sede principale dell’azienda, a Fiorano Modenese.

La Gallery è stata inaugurata nel 2013 ed è nata dalla ristrutturazione di vecchi capannoni, trasformati in un contenitore di eventi moderno ed elegante, dotato di ampi spazi. Dall’apertura, ha ospitato oltre 90 eventi e 60.000 presenze, conquistandosi il titolo di salotto culturale del distretto ceramico. Non a caso nella motivazione del premio è stato scritto che la Florim Gallery è “Uno spazio che si traduce nel frutto generoso di una visione imprenditoriale lungimirante, capace di investire sulla crescita e lo sviluppo culturale del proprio territorio, offrendo uno spazio innovativo di straordinaria bellezza dove si incontrano i valori della cultura e del lavoro”.

L’azienda Florim, fondata oltre 50 anni fa, ha 1.400 dipendenti e registra un fatturato di oltre 400 milioni di euro. Era già stata premiata al «Premio Er.Rsi Innovatori Responsabili» nel 2015 per il Centro «Salute&formazione», in collaborazione con l’ospedale di Sassuolo e nel 2016 per la scuola di formazione interna «Master in Florim».

Nella foto la consegna del riconoscimento a Reggio Emilia

La Regione premia la Florim, l'azienda ceramica che ha uno stabilimento produttivo anche a Mordano
Economia 2 dicembre 2018

L'azienda metalmeccanica Mas ha festeggiato i suoi primi 40 anni regalandosi un nuovo look

E’ un’azienda che non dimostra la sua età, anche perché, in occasione dei suoi primi 40 anni, si è concessa un nuovo look, più accattivante e al passo coi tempi. La metamorfosi dell’azienda metalmeccanica Mas, sigla che sta per Macchine attrezzature speciali, si è compiuta nell’arco degli ultimi mesi ad opera degli dell’A2 Studio Gasparri e Ricci Bitti architetti associati di Imola, in collaborazione con Mario Giberti, il progettista che segue l’azienda dal 1986, da quando cioè è stato costruito il primo nucleo dell’attuale sede.

La ristrutturazione ha riguardato l’esterno dello stabilimento di via Spallicci, l’ingresso principale, la reception e gli uffici al primo piano. «Nel 2017 abbiamo compiuto 40 anni di attività, così ci è venuta l’idea di rifare il look dello stabilimento» spiega Erik Salvatori, che assieme al cugino Marco rappresenta la seconda generazione alla guida dell’azienda fondata dai rispettivi padri, Silvano e Romeo. A entrare nel merito dei dettagli progettuali sono gli architetti Antonio Gasparri e Andrea Ricci Bitti, che a Imola hanno firmato, ad esempio, il «cubo di luce» oggi sede di Acantho ed Herambiente, la riqualificazione della sede di Hera Comm e l’Auditorium 1919 della Sacmi.

«La sfida – illustrano gli architetti – era “rianimare” un edificio dalle soluzioni obsolete, trasformandolo in un complesso moderno e fortemente connotato, senza però modificarne i volumi e l’architettura. Grazie a un nuovo involucro, realizzato con pannelli di alluminio anodizzato tagliati al laser e agganciati a una semplice struttura metallica alla parete esterna, abbiamo donato al volume una nuova anima e una nuova identità. In questo doppio ruolo di confine e interfaccia, la nuova “pelle” assume una duplice valenza: elemento di rivestimento e protezione, funzionale anche al risparmio energetico dato che il rivestimento metallico nasconde un cappotto di 15 centimetri, e strumento di relazione e interfaccia verso il mondo esterno. Abbiamo così pensato a una soluzione che dal punto di vista architettonico permettesse, con un giusto budget, di raggiungere l’obiettivo». (lo. mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 29 novembre

Nella foto l”esterno dello stabilimento Mas dopo la ristrutturazione

L'azienda metalmeccanica Mas ha festeggiato i suoi primi 40 anni regalandosi un nuovo look
Economia 23 novembre 2018

Grazie all'impegno di Ima e Marchesini group dal fallimento Stampi a Monghidoro è nata la Caima

Un’azienda spolpata da una serie di gestioni fallimentari ora riparte grazie all’impegno dell’ozzanese Ima Spa e di Marchesini group. Perdere posti di lavoro rappresenta un dramma per tutti i territori, soprattutto per quelli di montagna. Così la vicenda che ha portato alla nascita qualche settimana fa della Caima Srl di Monghidoro è diventata un simbolo di quello che si può fare per cercare di dare una mano alla ripresa economica.

A finanziare la Caima c’è una newco partecipata al 20% dai due big del packaging, come detto l’ozzanese Ima e Marchesini, che ha sede principale a Pianoro. Per il restante 60%, in quote paritetiche, i sub-fornitori Cat Progetti e Iema. Al timone della Caima c’è Daniele Ferrari, titolare di Epsol, anch’essa azienda consociata del gruppo Ima, con sede a Ozzano in via Tolara di Sotto.

In passato la Caima si chiamava Arcotronics, azienda leader nei circuiti a transistor con tre sedi nella montagna bolognese e ben 150 milioni di euro di fatturato. Numeri che attirarono gli appetiti della multinazionale americana Kemet, che nel 2011 decise però di chiudere la fabbrica di Monghidoro lasciando a casa un centinaio di lavoratori. Poi arrivò l’imprenditore lodigiano Elvio Turchetto, salutato come un salvatore, che diede vita a Stampi group, ma dopo pochi anni cominciò a non pagare gli stipendi: mesi ininterrotti di scioperi e infiniti tavoli di crisi con sindacati e istituzioni, fino al definitivo fallimento a marzo 2017 con un’ottantina di lavoratori a spasso. Oggi si riparte, seppur in piccolo, con soli 10 dipendenti. (ti.fu.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 22 novembre

Nella foto l’inaugurazione di Caima Srl lo scorso 28 ottobre

Grazie all'impegno di Ima e Marchesini group dal fallimento Stampi a Monghidoro è nata la Caima
Economia 23 novembre 2018

Il neo Cavaliere Alberto Vacchi ha tagliato il nastro del nuovo capannone della Bc Srl di Claudio Betti

C’era emozione e soddisfazione negli occhi di Claudio Betti, mentre lo scorso 16 novembre veniva inaugurato il nuovo capannone che consentirà di ampliare la vicina sede della Bc Srl, l’azienda da lui fondata nel 1974 assieme alla moglie Franca Bettini e che oggi, oltre a dare lavoro a 40 addetti, vede impegnate al proprio interno tre generazioni della stessa famiglia, i tre figli dei fondatori e i nipoti. Qui il pane quotidiano è la meccanica di precisione, nelle sue più moderne declinazioni tecnologiche, che consentono di ottenere componenti per macchine automatiche.

All’attivo l’azienda di via Pasquala ha ben 17 brevetti nel campo della meccanica e del polimero. La quasi totalità del personale è costituita da giovani tecnici formati all’Istituto Alberghetti di Imola. L’azienda infatti è solita inserire con regolarità neodiplomati all’interno del proprio organico, prima attraverso tirocini e poi con contratti stabili. Principale cliente e partner di eccellenza è l’ozzanese Ima, leader mondiale nella produzione di macchine automatiche, che nel 1993 è entrato anche nella compagine societaria della Bc, tramite l’acquisizione di una quota del 30%. Oggi le lavorazioni su particolari meccanici realizzati in esclusiva per Ima rappresentano quasi l’80% del fatturato complessivo. Ecco perché l’onore del taglio del nastro è spettato al presidente e amministratore delegato di Ima, Alberto Vacchi, che ha visitato i nuovi spazi produttivi, l’ufficio progettazione per le nuove tecnologie e l’ingegnerizzazione dei particolari, più il laboratorio all’avanguardia, in cui si svolgono i test sui pezzi eseguiti e sui prototipi.

«Quando sono partito non avrei mai immaginato di essere qui, dopo quasi 45 anni, a inaugurare un nuovo spazio lavorativo per affrontare nuove sfide – ha detto l’amministratore delegato Claudio Betti, ringraziando le maestranze, la famiglia Vacchi, Ima e i tanti collaboratori che hanno contribuito alla crescita dell’azien-da -. L’eccellenza e l’innovazione sono sempre state la stella polare della Bc e lo saranno anche nel futuro, con lo sviluppo del 3D printing e di nuovi investimenti tecnologici».

All’inaugurazione dell’ampliamento della Bc abbiamo colto l’occasione per chiedere al presidente e amministratore delegato di Ima, Alberto Vacchi, di recente insignito Cavaliere del lavoro, di parlarci del legame tra Ima e Bc.

Qual è l’importanza di una azienda come la Bc per la crescita di Ima e del territorio?
«L’importanza è grandissima e lo è per due motivi: primo, perché all’interno di una realtà come Bc esiste una competenza diffusa, difficilmente riscontrabile in tante altre realtà. Attraverso questo tipo di competenza, Ima, così come altre aziende simili a Ima e tutto il territorio, può beneficiare di nuovi traguardi per l’applicazione di nuove idee tecnologiche nella realizzazione dei propri prodotti. Se Ima è dove è, e se tante aziende sono dove sono, lo devono a realtà come Bc, che è riuscita a sfidare le tecnologie in epoche non sospette, quindi già da di-versi anni, riuscendo a realizzare componentistica meccanica con nuove idee, dando la possibilità di raggiungere livelli di competitività molto maggiori rispetto al passato. Quindi attraverso realtà come Bc riusciamo veramente a costruire un indotto territoriale di primissima eccellenza, forse tra i migliori che possiamo riscontrare in ambito europeo».

Eccellenza e innovazione sono termini che ricorrono spesso quando si parla di Ima e Bc. Cosa c’è qui di tanto innovativo?
«Il macchinario è fondamentale, ma è la testa che fa funzionare il macchinario in quel certo modo che dà il valore aggiunto. Qui in Bc, a partire da Claudio Betti a tutta la famiglia e a tutti i collaboratori di Claudio, si riescono a immettere nuove idee e nuovi salti tecnologici nell’applicazione delle tecnologie esistenti e credo sia questa la grande forza di questa realtà». (lo.mi.)

Il servizio completo è su «sabato sera» del 22 novembre

Nella foto Alberto Vacchi taglia il nastro del nuovo capannone della Bc Srl

Il neo Cavaliere Alberto Vacchi ha tagliato il nastro del nuovo capannone della Bc Srl di Claudio Betti
Economia 19 novembre 2018

Nasce l'olio extravergine d'oliva dei Colli di Bologna, tra i produttori anche tre aziende del circondario imolese

Sentore di pomodoro, cardo e carciofo, con note amare e piccanti ben evidenti, un carattere fruttato da leggero a medio-intenso e un alto contenuto in polifenoli. E’ il sapore dell’olio extravergine dei Colli di Bologna che, abbandonato il primigenio nome di «olio felsineo», riunirà al suo interno l’oro verde prodotto sull’arco collinare della Vena del gesso, che si estende dall’imolese fino a Bologna.

L’idea è della rete di imprese nata poco più di un anno fa con lo scopo di valorizzare la produzione olivicola della provincia di Bologna, di connotarla con un marchio e di dotarla, in prospettiva, dell’Indicazione geografica protetta. La rete è stata costituita da sei aziende agricole del bolognese, tre delle quali del nostro circondario: Podere Pratale di Borgo Tossignano, la società Rossi Frantoio imolese, l’azienda Assirelli Vittorio e Matteo di Dozza. Oltre a queste ci sono l’azienda agricola Bonazza-Sapori del podere di San Lazzaro, le bolognesi Ca’ Scarani e Società 1997, quest’ultima della famiglia di Alberto Vacchi, amministratore delegato dell’ozzanese Ima. Nel corso del 2018 si è aggiunta anche Agrivar, l’azienda agricola della società Palazzo di Varignana.

«Lo scorso anno – ci aggiorna il presidente della rete, Ermanno Rocca – è stata fatta una molitura comune dei prodotti di tutti gli associati, per avere un’idea del tipo di olio che avremmo ottenuto. Gli associati alla rete potranno scegliere se realizzare blend o un olio monovarietale, anche perché il disciplinare sarà orientato a qualificare l’area geografica e le sue cultivar».

L’obiettivo è riuscire a far arrivare questo nuovo prodotto sul mercato all’inizio del 2019, con un marchio collettivo, percorso obbligato per il lungo e complesso iter burocratico verso l’Igp. ( lo.mi.)

Il servizio completo è su «sabato sera» del 15 novembre

Nasce l'olio extravergine d'oliva dei Colli di Bologna, tra i produttori anche tre aziende del circondario imolese
Economia 14 novembre 2018

Aster Coop inaugura domani 15 novembre a Castel San Pietro il nuovo magazzino da 10.000 metri quadri

Grazie alla vicinanza al casello autostradale, Castel San Pietro Terme si conferma sempre più territorio vocato al  trasporto e alla logistica industriali. E’ di poche settimane fa l’inaugurazione del nuovo magazzino di Decathlon Italia, il gigante del retail sportivo, già presente nell’area industriale Ca’ Bianca e trasferitasi poco più in là, in una struttura più spaziosa costruita dalla società bresciana Fap Investments in via Henry Ford 4, dalla parte dell’outlet village.

Ebbene, il prossimo 15 novembre, alle 17.30, verrà inaugurato un altro magazzino  frutto di un accordo tra Aster Coop, cooperativa di Udine attiva da 40 anni nella logistica, e Centrale Adriatica, la società cooperativa che si occupa della logistica per le cooperative di consumatori di Alleanza 3.0.

Si tratta di un centro per lo stoccaggio, la preparazione e la distribuzione, su 10.000 metri quadri, che gestirà 5 milioni di colli a servizio dei negozi di Coop Alleanza 3.0.Il centro logistico, anch’esso situato in via Henry Ford, ma al numero 9, occuperà 36 lavoratori.

«La nascita di questo nuovo centro logistico – ha commentato il sindaco di Castel San Pietro, Fausto Tinti – rappresenta un importante segnale di fiducia nel nostro territorio da parte dell’imprenditoria cooperativa, che sceglie di investire e creare nuovi posti di lavoro nel nostro Comune».

Aster Coop inaugura domani 15 novembre a Castel San Pietro il nuovo magazzino da 10.000 metri quadri
Economia 14 novembre 2018

La Nupi, azienda con sedi anche a Imola e Castel Guelfo, impegnata a Genova dopo il crollo del ponte Morandi

Nupi Industrie Italiane, l’azienda subentrata nel 2015 a Nupigeco e specializzata nello sviluppo e produzione di tubazioni polimeriche per il settore industriale e petrolchimico, ha partecipato al progetto di ripristino della viabilità dopo il crollo del ponte Morandi di Genova.

Il coinvolgimento dell’azienda, che ha sedi a Castel Guelfo, Imola e Busto Arsizio, ha riguardato in particolare i lavori sul lungomare Canepa, diventato una via alternativa dove far confluire il traffico. Nupi Industrie Italiane è fornitrice delle tubazioni in polietilene per il nuovo gasdotto e per il fangodotto, la struttura avveniristica (di solito usata nelle miniere) che servirà per trasportare lo smarino, il materiale di risulta degli scavi della nuova Gronda autostradale, il tratto progettato per raddoppiare l’esistente A10 nel punto di attraversamento del comune di Genova.

«Il fangodotto – spiega l’azienda – è fondamentale per trasportare lo smarino bagnato ed evitare così che l’amianto eventualmente presente nelle rocce possa essere dannoso».

Il cantiere, che dalla fine di agosto ha lavorato 24 ore su 24 su tre turni, ha chiuso con 45 giorni di anticipo rispetto ai tempi previsti. L’ampliamento della carreggiata ha così reso più scorrevole il traffico in quella zona di città, invasa dai mezzi dopo il crollo del ponte Morandi. Il lungomare Canepa ha riaperto il 7 ottobre scorso.

Nella foto tubazioni in polietilene

La Nupi, azienda con sedi anche a Imola e Castel Guelfo, impegnata a Genova dopo il crollo del ponte Morandi

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