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Cronaca 15 Maggio 2020

Novità dall'Accordo territoriale per gli ambiti produttivi del circondario anche per il comparto Fossatone

La modifica dell’Accordo territoriale per gli ambiti produttivi del circondario imolese riguarda anche il comparto medicinese di Fossatone, un’area di circa 39 ettari tagliata in due dalla San Vitale: la parte con più aziende è a nord della provinciale ed è compresa tra lo scolo Fossatone e il torrente Quaderna, mentre a sud comprende l’area «ex Agip». Nel comparto ora potranno insediarsi anche attività di logistica di dimensioni inferiori o uguali a 10 mila metri quadri. L’accordo specifica che i nuovi insediamenti dovranno avvenire all’interno di strutture esistenti, dovranno avere i requisiti di Aree produttive ecologicamente attrezzate (Apea), per ridurre al minimo gli impatti sull’ambiente, e saranno condizionati alla «necessità imprescindibile di realizzare le dotazioni territoriali mancanti».

«Era importante che Fossatone fosse all’interno di questo accordo – commenta il sindaco, Matteo Montanari -. Sappiamo che ci sono alcune aziende interessate a questa area, anche se al momento siamo ancora alle fasi preliminari. La novità riguarda superfici limitate rispetto a quelle di zone industriali di altri comuni del circondario e soprattutto riguarda capannoni già esistenti. È quindi un tentativo di riconversione di immobili artigianali in questo momento sottoutilizzati. Sicuramente il comparto Fossatone ha bisogno di alcuni interventi. In questa fase non stiamo parlando di interventi importanti, come può essere la rotonda fuori dal casello dell’autostrada nel caso di Castel San Pietro. Per quanto riguarda Medicina si tratta di analisi che dovremo fare nel momento in cui si vedrà chi vuole insediarsi, quanti metri quadri di logistica vorrà fare. Dovremo capire assieme quali opere realizzare. In ogni caso, si tratta di interventi minimali». (lo.mi.)

L”intervista completa è su «sabato sera» del 14 maggio

Nella foto una veduta aerea del comparto Fossatone a Medicina

Novità dall'Accordo territoriale per gli ambiti produttivi del circondario anche per il comparto Fossatone
Cronaca 15 Maggio 2020

Con le modifiche all'Accordo territoriale per gli ambiti produttivi grandi aziende di logistica anche a Imola e Castel San Pietro

Le grandi aziende di logistica, con superfici superiori a 10 mila metri quadri, potranno insediarsi anche a Imola e nel comparto San Carlo (tra Castel San Pietro e Castel Guelfo), non più soltanto all’Interporto di Bologna come finora. La novità fa seguito all’approvazione, avvenuta a fine aprile da parte della Città metropolitana e, a seguire, dal Circondario imolese, delle modifiche all’Accordo territoriale per gli ambiti produttivi del Circondario, in linea con il Piano urbano per la mobilità sostenibile (Pums). In particolare, il Pums identifica sull’intero territorio della città metropolitana, oltre all’Interporto, quattro ambiti produttivi sovracomunali (Martignone, Altedo, San Carlo e Imola) ritenuti adatti a ospitare grandi aziende di movimentazione merci, poiché situati in prossimità di un casello autostradale e di una stazione del servizio ferroviario metropolitano.

Questi insediamenti consentiranno ai Comuni di attuare una serie di opere di mitigazione, come, nel caso di Castel San Pietro, la tanto attesa rotonda all’uscita del casello autostradale. Abbiamo chiesto a Fausto Tinti, vicesindaco della Città metropolitana e sindaco di Castel San Pietro, di spiegarci meglio le opportunità introdotte dalle modifiche all’accordo territoriale. «L’accordo – premette – ha innanzitutto una portata di carattere metropolitano, con una visione politica di fondo. Finalmente la città di Bologna e l’area metropolitana lavorano insieme, adattandosi l’una all’altra. La logistica pesante si fermerà alle porte del capoluogo, mentre dai quattro nuovi poli una logistica leggera porterà il materiale alle varie destinazioni finali. Là dove c’è una facilitazione nel trasporto merci, c’è la possibilità che le aziende produttive si insedino più volentieri. Inoltre, è evidente che si potranno sviluppare nuove sinergie con le imprese già sul territorio. L’accordo dà quindi una energia ulteriore al settore produttivo e può tramutarsi anche in un importante volano di sviluppo economico, occupazionale e anche demografico per questo territorio, messo a dura prova da una crisi economico-sanitaria inedita quanto inaspettata». (lo.mi.)

L”intervista completa è su «sabato sera» del 14 maggio

Nella foto l’area Ca’ Bianca 5 a Castel San Pietro, su cui si insedierà una azienda di logistica di circa 60 mila metri quadri

Con le modifiche all'Accordo territoriale per gli ambiti produttivi grandi aziende di logistica anche a Imola e Castel San Pietro
Economia 14 Maggio 2020

Sacmi lancia il programma “LetsMoveForwardTogether” per affrontare la «fase 2»

La «fase 2» per Sacmi si chiama “LetsMoveForwardTogether” (tradotto: andiamo insieme avanti), dal nome del programma messo a punto dal gruppo imolese per affrontare il post-emergenza attraverso una nuova organizzazione e gestione dell”ambiente di lavoro, norme e comportamenti da osservare per affrontare la ripartenza. In particolare, Sacmi ha deciso di accelerare sulla «fase 2» avviando la formazione online per i dipendenti italiani del gruppo, 2.000 persone distribuite in dieci stabilimenti produttivi. A gestire il percorso è il team Hr, coordinato dal nuovo direttore Risorse umane Gianluca Nardone, in collaborazione con il servizio Prevenzione protezione e ambiente e il  servizio Qualità, sicurezza e gestione processi.

L”avvio di “LetsMoveForwardTogether” è stato preceduto, nei giorni prima della piena riapertura delle attività, dall’elaborazione e condivisione dei nuovi protocolli di sicurezza, in linea con le indicazioni di Governo, Regione ed autorità sanitarie, ad integrazione delle misure già applicate in azienda fin dall”inizio della pandemia. Nel dettaglio, già la scorsa settimana si è tenuto il primo ciclo di “webinar”, seminari interattivi che hanno introdotto, con il contributo della task force aziendale dedicata, il personale delle sedi italiane a comprendere il percorso i cui punti chiave sono smart working e digitale, turnazioni, trasferte, gestione degli ambienti comuni, cartellonistica dedicata, dispositivi di protezione individuale, accesso in azienda, gestione di eventuali casi di contagio.

«Puntiamo sull’efficacia e sulla rapidità della ripartenza – sottolinea il presidente Paolo Mongardi – e per farlo abbiamo bisogno della partecipazione di tutti, la stessa dimostrata sin qui per consentire la continuità delle nostre attività anche nelle fasi più critiche. L”obiettivo dell”iniziativa è offrire risposta ad ogni domanda, attraverso linee guida chiare e condivise sui comportamenti da tenere in azienda, sui nuovi modelli organizzativi necessari, sulla gestione degli ambienti di lavoro e in particolare degli spazi comuni è l’obiettivo dell’iniziativa». Oltre all”hashtag #LetsMoveForwardTogether, il programma è contraddistinto anche da un logo che riproduce «le persone insieme stilizzate – spiega la nota aziendale -, con le braccia alzate, a simboleggiare la vittoria di squadra, in linea anche con il messaggio che abbiamo voluto trasmettere sin dalle prime fasi a tutte le nostre persone, dipendenti, clienti, partner: andiamo avanti, insieme». (r.cr.)

Sacmi lancia il programma “LetsMoveForwardTogether” per affrontare la «fase 2»
Cronaca 24 Aprile 2020

Coronavirus, Regione e Città metropolitana pensano alla «Fase 2»: ripartenza da manifattura, cantieri e trasporti

Si avvicina la «fase 2» dell’emergenza Covid-19 e i fari sono puntati sulla ripartenza delle attività economiche. Il Dpcm del 10 aprile scorso ha prorogato fino al 3 maggio le misure restrittive mirate al contenimento dei contagi, ma da settimane la Regione Emilia Romagna si è attivata, partendo dal Tavolo regionale del Patto per il lavoro, con l’obiettivo di costruire un «governo della ripartenza», come è stato definito dal presidente Stefano Bonaccini e dall’assessore allo Sviluppo economico, Vincenzo Colla. Un governo che prevede la costituzione di Tavoli per la sicurezza nei luoghi di lavoro in tutte le province, ai quali la Regione mette a disposizione una dotazione di 1,5 milioni di euro, oltre a 5 milioni per la messa in sicurezza sanitaria e la sanificazione degli ambienti di lavoro.

Il primo a partire è stato il Tavolo promosso dalla Città metropolitana e dal Comune di Bologna, presieduto dal vicesindaco metropolitano e sindaco di Castel San Pietro, Fausto Tinti, con la partecipazione di rappresentanti di Governo, Regione, Ausl, parlamentari locali, autorità di controllo del lavoro e organizzazioni imprenditoriali e sindacali. Tra i compiti, la stesura di protocolli operativi di sicurezza per le principali filiere produttive, un argomento del quale si è discusso nella riunione in videoconferenza di lunedì 20, preceduta da un incontro con i parlamentari locali. Ma appare difficile, anche alla luce delle ultime dichiarazioni del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ipotizzare ripartenze anticipate. «Le riaperture –ragiona Tinti – sono legate alla riduzione delle restrizioni personali, finché la gente non può uscire e non si riattivano i servizi dell’ecosistema, come si fa a pensare di aprire le aziende? Non ho mai messo in dubbio il 4 maggio come orizzonte unico. Questo però non vuol dire che non si debba correre, perché ce lo chiedono le imprese: non ci preoccupiamo se i primi protocolli dovremo tenerli chiusi in una scatola fino a quella data».

Tornando al Tavolo, quattro sono le filiere giudicate prioritarie in base ai criteri dell’internazionalizzazione, della competitività e della disponibilità di protocolli già implementati (è il caso dell’edilizia, nella quale l’Ance ha già fatto un notevole lavoro): manifattura e industria (in particolar modo i segmenti dell’automotive, dell’automazione e della moda), edilizia e cantieri, trasporto merci e logistica, mobilità delle persone, con l’inclusione degli hub funzionali (aeroporto, autostazione, Interporto eCentergross). (mi.ta.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 23 aprile

Coronavirus, Regione e Città metropolitana pensano alla «Fase 2»: ripartenza da manifattura, cantieri e trasporti
Cronaca 3 Aprile 2020

L'azienda vinicola Dalfiume Nobilvini a fianco della Regione nella raccolta fondi per l'emergenza Coronavirus

Un euro per ogni bottiglia di vino a marchio “Villa Poggiolo” venduta andrà a sostegno della raccolta fondi della Regione e della Protezione civile dell”Emilia Romagna per migliorare l”organizzazione sanitaria in tempo di Coronavirus. E” l”iniziativa lanciata in questi giorni dalla cantina Dalfiume Nobilvini di Castel San Pietro. “Villa Poggiolo” rappresenta il marchio top dell”azienda castellana e per questo è stato scelto come protagonista del progetto “Bere non ha mai fatto così bene!”, nato come gesto concreto di vicinanza al territorio, alla salute e al benessere sociale.

«Con questo progetto, pubblicizzato anche all’estero, vogliamo esprimere l’orgoglio di essere parte di un territorio, l’Emilia-Romagna, che guarda avanti con determinazione e coraggio nel rispetto di quella qualità e di quella tradizione che hanno reso grande e ineguagliabile il nostro Made in Italy», dichiara Davide Dalfiume, ceo della cantina. Gli ordini si possono effettuare tramite la chat della pagina Facebook di Villa Poggiolo (https://www.facebook.com/villa.poggiolo) oppure tramite la pagina di contatto del sito www.villapoggiolo.it/it/contatti. A disposizione anche il numero di telefono 051 941618 e la mail info@dalfiumenobilvini.it. L”azienda effettua consegne in tutta Italia e all’estero, nelle zone in cui la consegna è consentita dalle limitazioni da emergenza Covid-19. (r.cr.)

La foto è tratta dal sito dell”azienda

L'azienda vinicola Dalfiume Nobilvini a fianco della Regione nella raccolta fondi per l'emergenza Coronavirus
Cronaca 20 Marzo 2020

Coronavirus, la Clai celebra i 58 anni con una donazione da 100 mila euro agli ospedali di Imola e Parma

La Clai compie 58 anni in piena emergenza Coronavirus e decide di celebrare la ricorrenza con una donazione di 100 mila euro, 50 mila per ciascuno, agli ospedali di Imola e Parma, città in cui si trovano i centri di produzione della cooperativa. La decisione è stata presa dal Consiglio di amministrazione dell’azienda. «Il nostro compleanno – sottolinea il presidente della Clai, Giovanni Bettini – è soprattutto segno di un legame fortissimo con i territori in cui operiamo, è un “noi”, legato a quel contesto sociale da cui siamo partiti e che man mano abbiamo ampliato, per questo abbiamo deciso di effettuare la donazione agli ospedali di Imola e Parma». «Abbiamo anticipato i provvedimenti governativi dandoci regole ancora più severe – prosegue il presidente a proposito di come la cooperativa sta affrontando la situazione -. Smart work per tutte le funzioni aziendali che non richiedano una presenza fisica in azienda, sanificazione frequente, mobilità ridotta, stop alle visite esterne ed interne. La nostra cooperativa è una famiglia, ognuno di noi sta facendo la sua parte per assicurare un ambiente di lavoro sicuro e garantire la continuità produttiva». 

E non è tutto: malgrado il momento difficile, l’azienda di Sasso Morelli ha deciso di stabilizzare 14 persone trasformando i loro contratti in rapporti a tempo indeterminato. «Festeggiamo 58 anni di storia in una situazione di emergenza che, da un lato rende ancora più evidente come il lavoro sia un valore che rappresenta la dignità della persona – dice a questo proposito Pietro D’Angeli, direttore generale CLAI–, dall’altro rende più urgente la necessità di una nuova economia civile, più cooperativa, che introduca con forza all’interno delle imprese un nuovo concetto di responsabilità. Per noi in Clai questo si traduce nel prendersi cura degli altri e nell’adottare comportamenti socialmente responsabili bilanciando tra loro la ricerca del profitto, attraverso la qualità e la costanza della produzione e dei servizi, e la centralità della persona e della sua salvaguardia». 

La Clai quindi non si ferma, si legge nel comunicato stampa inviato dalla cooperativa, «garantendo alla distribuzione la continua fornitura dei prodotti e, nel rispetto dell”ultimo decreto del presidente del Consiglio, anche mantenendo aperti al pubblico i propri punti vendita, le “Macellerie del Contadino”». Infine, il presidente ringrazia lo chef del San Domenico, Massimiliano Mascia, che ha preparato per la cooperativa, in occasione del 58° compleanno, una torta fatta con le specialità delle tre aziende che compongono oggi il gruppo: la torta di pane con Ricotta Faggiola mantecata all’olio evo, rosa di Prosciutto Zuarina 24 mesi e petali di Salsiccia casareccia Maestri salumieri Clai.

Nelle foto: a sinistra la torta di pane dello chef Massimiliano Mascia e a destra il lavoro degli addetti alla legatura del salame

Coronavirus, la Clai celebra i 58 anni con una donazione da 100 mila euro agli ospedali di Imola e Parma
Economia 20 Marzo 2020

E' in vendita la Wegaplast di Toscanella, pubblicato il bando per la cessione del complesso aziendale

La Wegaplast di Toscanella è in vendita. A circa otto mesi dalla richiesta di concordato preventivo, il tribunale di Bologna ha pubblicato il bando per la cessione dell’intero complesso aziendale. Il pacchetto comprende macchinari, impianti, marchi, brevetti, personale e parco clienti, più l’intera partecipazione nella società polacca Wega Polska, anch’essa, come Wegaplast, appartenente al gruppo di società guidato dalla famiglia Ponzellini. Prezzo del lotto: 1 milione e 400 mila euro, a cui vanno aggiunti 1 milione e 600 mila euro per il magazzino (materie prime, semilavorati e prodotti finiti) e l’obbligo a partecipare fra quattro anni a un’ulteriore asta per l’acquisto anche dello stabilimento di via I Maggio, al prezzo base di 2 milioni di euro.

Quello che ha tutta l’aria di un epilogo per la società avviata nel 1952 e specializzata nello stampaggio di articoli in plastica, in realtà è un nuovo inizio, come ci spiega Paolo Finatti, l’amministratore che da poco più di un anno sta gestendo Wegaplast con l’obiettivo di arrivare alla ristrutturazione del debito, riuscendo nel contempo a mantenere la continuità produttiva e l’occupazione. «La cessione – puntualizza – riguarda tutto quello che fa parte dell’attività produttiva, che in questi mesi non si è mai fermata, senza però crediti e debiti pregressi: è cioè quella che si suol dire la “good company”». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 19 marzo

Una foto dello stabilimento Wegaplast di Toscanella

E' in vendita la Wegaplast di Toscanella, pubblicato il bando per la cessione del complesso aziendale
Economia 31 Gennaio 2020

La divisione farmaceutica dell'Ima si trasferisce da Ozzano Emilia alla zona industriale castellana Ca' Bianca

«Quest’anno ci localizzeremo con una presenza molto elevata di una fetta di nostra produzione farmaceutica nella zona vicino allo svincolo autostradale di Castel San Pietro». La notizia arriva direttamente per bocca di Alberto Vacchi, presidente e amministratore delegato di Ima. Entro la fine del 2020, infatti, Ima Life, che attualmente si trova sulla via Emilia a Ozzano, verrà trasferita nella zona industriale Ca’ Bianca. Un’operazione resa necessaria da una riorganizzazione (e crescita) complessiva delle varie divisioni presenti nell’ozzanese.

Più precisamente, la nuova fabbrica occuperà l’ex stabilimento Decathlon, nel quadrilatero tra le vie Salieri, Maestri del Lavoro, degli Artigiani e Golini. Come si ricorderà, il fabbricato blu e grigio sormontato da sinuose linee rosse è vuoto dalla fine del 2018, quando Decathlon ha inaugurato una nuova e decisamente più grande struttura logistica non lontano, in via Henry Ford. Ora, al termine di alcuni lavori di ristrutturazione necessari per riadattarlo alle nuove lavorazioni, diventerà la casa di Ima Life. La divisione si occupa, tra le altre cose, di macchine per il lavaggio e la sterilizzazione di flaconi farmaceutici, sistemi di riempimento e chiusura per ambiente asettico di flaconi, fiale e siringhe, microdosatrici per polveri in ambiente asettico e impianti di liofilizzazione, nonché etichettatrici, macchine di soffiaggio/aspirazione, depaccatrici e invassoiatrici. (gi.gi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 30 gennaio

Nella foto il cantiere all’ex stabilimento Decathlon in zona Ca’ Bianca per realizzare la palazzina uffici di Ima Life

La divisione farmaceutica dell'Ima si trasferisce da Ozzano Emilia alla zona industriale castellana Ca' Bianca
Economia 29 Gennaio 2020

Boccata d'ossigeno per i lavoratori Bio-on, sbloccati gli stipendi dei 38 addetti di Gaiana

Boccata d’ossigeno per i lavoratori della Bio-on Spa, l’azienda del settore delle bioplastiche con stabilimento produttivo a Castel San Pietro, dichiarata fallita il 20 dicembre scorso. Da quel momento le attività sono proseguite in esercizio provvisorio, ma i dipendenti sono rimasti senza stipendio per la mancata disponibilità da parte del sistema bancario a concedere nuove risorse finanziarie. Lo scorso 21 gennaio, però, la situazione si è sbloccata. Per i 38 lavoratori è stato concordato il ricorso alla cassa integrazione straordinaria (Cigs) per crisi, per una durata di dodici mesi a partire dal 22 gennaio, con eventuale riduzione di orario o sospensione a zero ore settimanali.

Inoltre, informa il collegio dei curatori fallimentari composto da Luca Mandrioli e Antonio Gaiani, «stante l’erogazione di nuova finanza da parte dell’istituto di credito Emil Banca, nei prossimi giorni verranno pagati gli stipendi dei lavoratori dipendenti, maturati durante l’esercizio provvisorio e in particolare le spettanze relative a quota parte delle retribuzioni del mese dicembre (periodo dal 20 al 31 dicembre 2019) e un acconto dell’80 per cento delle retribuzioni dovute per il mese di gennaio, oltre al conguaglio Irpef 2019». Le istituzioni, riunite il 21 gennaio nel Tavolo metropolitano di salvaguardia del patrimonio produttivo, hanno sottolineato l’importante risultato raggiunto dalla curatela che permette, assieme all’accordo di cassa integrazione e alle forme di sostegno messe in campo dalla Regione, di portare sollievo ai dipendenti dell’azienda.

È intenzione di Regione e Città metropolitana di procedere ad una prossima convocazione del Tavolo di salvaguardia per monitorare gli sviluppi della situazione per Bio-on e Bio-on plants, la società che fa capo all’impianto industriale e ai laboratori di ricerca e sviluppo a Gaiana. Un altro fronte aperto è quello degli azionisti di Bio-on, alcuni dei quali residenti anche nel circondario imolese, che avevano investito nella società quotata nel segmento Aim di Borsa italiana. A questo proposito, Federconsumatori Bologna organizzerà una nuova assemblea informativa, in programma a Castel San Pietro mercoledì 5 febbraio, alla Camera del lavoro, in piazza Martiri 3 (ore 18). (lo.mi.)

Boccata d'ossigeno per i lavoratori Bio-on, sbloccati gli stipendi dei 38 addetti di Gaiana
Economia 21 Novembre 2019

Crisi Bio-On, la produzione è ferma, ma i dipendenti restano al lavoro anche se non pagati

La buona notizia (se così si può definire) è che non sono ancora state escluse «possibili prospettive di continuità per l’azienda», la cattiva è che «in attesa di aver concluso tutti i necessari e dovuti approfondimenti, verrà sospeso qualunque tipo di pagamento e quindi, a titolo esemplificativo, i pagamenti dovuti nei confronti di dipendenti, fornitori ed istituti di credito».

Avevamo già annunciato nei giorni scorsi (leggi l”articolo) la decisione di Luca Mandrioli, nominato dal Tribunale amministratore giudiziario di Bio-On fino al 30 aprile 2020, di procedere alla sospensione di tutti i pagamenti, stipendi compresi. Ora facciamo più diffusamente il punto sulla situazione della società bolognese attiva nel settore delle bioplastiche e quotata in borsa, finita nella bufera un mesetto fa all’indomani delle misure cautelari che hanno raggiunto i suoi vertici, ossia il presidente (ora dimissionario) Marco Astorri, il vicepresidente Guido Cicognani e il presidente del collegio sindacale Gianfranco Capodaglio, tutti e tre indagati per false comunicazioni sociali e manipolazione del mercato. Per Astorri il gip ha poi accolto la richiesta presentata dai suoi legali, sostituendo l’iniziale misura degli arresti domiciliari con un’altra misura interdittiva (in pratica gli è vietato svolgere le precedenti funzioni, così come a Cicognani e a Capodaglio).

L’operazione della guardia di finanza, che vede indagate altre sei persone (fra amministratori, sindaci, direttore finanziario e revisore), si è sviluppata soprattutto dal mese di luglio, quando è stata rilevata una forte anomalia nell’andamento del titolo di Bio-On a seguito della pubblicazione di un report da parte del fondo speculativo di investimento statunitense Quintessential, che ne metteva in discussione la veridicità dei dati contabili e la solidità finanziaria, definendo l’azienda un «castello di carte» e «una grande bolla», paragonandola al crac Parmalat. Da qui la necessità di dotare Bio-On di un amministratore che deve, tra le altre cose, verificare «la situazione contabile, economica e finanziaria» e accertare «la persistenza della continuità aziendale» anche in riferimento «all’andamento e al mantenimento dell’impianto di Castel San Pietro».

In via Legnana a Gaiana, infatti, nell’estate del 2018 è stato inaugurato il primo stabilimento produttivo, nel quale attualmente lavorano 50 dipendenti, molti dei quali giovani e con contratto a tempo indeterminato. Bio-On, se fino a quel momento aveva concentrato la sua attività nella commercializzazione di brevetti, ora iniziava anche a produrre la cosiddetta bioplastica Phas, ottenuta nutrendo batteri con scarti di barbabietola o melasso derivato dalla frutta all’interno di enormi fermentatori nei quali si agisce sulla pressione e la temperatura (stando all’indagine delle fiamme gialle, la produzione era molto inferiore a quella dichiarata dai vertici aziendali). Ora, con la scelta di Mandrioli di sospendere tutti i pagamenti (gli stipendi risultano versati fino a settembre), la produzione si è inevitabilmente fermata. «I fermentatori hanno smesso di produrre da lunedì 11 novembre – aggiorna Tiziana Roncassaglia della Filctem Cgil di Imola -, ma gli operai continuano a presidiare su un doppio turno perché è un impianto che non può essere spento. Anche i ricercatori continuano a lavorare dimostrando grande attaccamento all’azienda». (gi.gi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 21 novembre

Nella foto lo stabilimento Bio-On di Gaiana di Castel San Pietro

Crisi Bio-On, la produzione è ferma, ma i dipendenti restano al lavoro anche se non pagati

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