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Economia 5 Agosto 2019

L'Ima punta sulla trazione elettrica e acquisisce la maggioranza di Atop, azienda tra i leader mondiali del settore

A inizio luglio Ima ha perfezionato l’acquisizione della maggioranza di Atop, azienda di Barberino Val d’Elsa (Firenze) fra i leader mondiali nel settore dell’automazione industriale per la produzione di motori elettrici nel settore automotive ed e-mobility. In particolare, Atop sviluppa e progetta tecnologie per l’industrializzazione e produzione di statori e rotori elettrici destinati alla trazione elettrica, a elettrodomestici, elettroutensili e ad applicazioni industriali. Con questa operazione Ima, che dal 2017 era già azionista della società con una quota del 21%, ha raggiunto una partecipazione complessiva pari a circa l’84%.

L’intervento finanziario è di circa 230 milioni di euro, interamente versati. Fondata nel 1993, Atop prevede per l’esercizio 2019 un fatturato di 89 milioni di euro, in crescita del 50% rispetto ai 60 milioni del 2018, un Ebitda (ovvero l’utile prima di interessi, imposte, deprezzamento e ammortamenti) pari a 25 milioni di euro, in crescita del 59% rispetto ai 15,8 milioni del 2018. Conta inoltre circa 250 dipendenti (oltre 50 assunzioni negli ultimi due esercizi), e ha un indebitamento finanziario netto di 13,5 milioni di euro.

L’accordo di acquisizione è stato raggiunto con i fondatori della società e con Charme Capita lPartners Sgr (società di gestione pan-europea dei fondi Charme). I fondi Charme sono stati creati nel 2003 da Luca di Montezemolo con il figlio Matteo e sviluppano investimenti industriali di lungo periodo in società dal forte potenziale di crescita e di sviluppo internazionale. (r.cr.)

L”articolo completo è su «sabato sera» dell”1 agosto

L'Ima punta sulla trazione elettrica e acquisisce la maggioranza di Atop, azienda tra i leader mondiali del settore
Economia 16 Luglio 2019

Sulla prima pietra della nuova sede Teapak in costruzione in via Gambellara l'immagine del maestro Yogi Bhajan

Chi ben comincia è a metà dell’opera, dice un proverbio. La prima pietra della nuova sede di TeaPak è stata posata lo scorso 5 luglio nel cantiere che costeggia via Gambellara e via Bicocca. Un gesto simbolico, per il quale è stata organizzata una cerimonia a cui ha partecipato anche una delegazione di 19 rappresentanti della casa madre, il gruppo americano produttore di tisane biologiche e ayurvediche Yogi Tea, arrivati in abiti orientali e turbante tipico dei fedeli di religione Sikh. Di origine indiana era anche il fondatore del gruppo, Yogi Bhajan, maestro di yoga che nel 1968 si è trasferito negli Stati Uniti dove ha dato vita a un gruppo di aziende creando posti di lavoro per gli immigrati dall’India. Sue, non a caso, l’immagine e la citazione impresse sulla prima pietra: «Servire e ispirare attraverso i nostri prodotti e facendo il bene nel mondo». Un messaggio che racchiude la filosofia del gruppo, di cui Tea-Pak fa parte da vent’anni esatti. E una cerimonia connotata anche da aspetti interreligiosi: all’augurio in forma di preghiera della presidente del Consiglio di amministrazione di Yogi Tea, Sat Bachan, ha fatto seguito la benedizione del vescovo Tommaso Ghirelli.

A essere pignoli, non si trattava proprio della prima pietra. Sullo sfondo, infatti, si intuisce già la struttura del nuovo capannone da 12 mila metri quadri per il quale sono già stati posati nei giorni scorsi i pilastri portanti e una parete prefabbricata. I tempi infatti stringono: tutto dovrà essere ultimato entro il 10 febbraio 2020 e il conto alla rovescia è già partito. «Oggi festeggiamo uno storico traguardo – ha esordito Andrea Costa, fondatore e managing director di TeaPak -: TeaPak insieme a Yogi Tea hanno messo definitivamente radici a Imola». Se l’azienda è rimasta a Imola è anche grazie al progetto Manufacturing zone restart, voluto dall’ex assessore allo Sviluppo economico Pierangelo Raffini, presente alla cerimonia: «Con TeaPak – ha commentato con soddisfazione – abbiamo raggiunto l’obiettivo comune che poi era l’obiettivo della città: portare nuove imprese e consentire alle imprese esistenti diampliarsi, creando nuova occupazione. Tra l’altro TeaPak ha una “social responsability” elevatissima (tante le iniziative di solidarietà promosse dall’a-zienda in collaborazione con le associazioni di volontariato del territorio, Ndr) e circa il 75 per cento degli occupati sono donne».

L’attuale assessore, Patrik Cavina, non ha mancato di ringraziare la precedente Amministrazione comunale. «Il progetto che abbiamo ereditato prosegue – ha affermato – e abbiamo intenzione di aggiungere anche il tutor d’impresa. Inoltre, a settembre, saremo pronti a presentare al Tavolo delle imprese il nostro progetto Made in Imola, pensato per incentivare, promuovere e proteggere le aziende già insediate a Imola. Sarà una sorta di certificazione comunale da rinnovare nel tempo – anticipa – riservata alle aziende con determinati requisiti, un brand attraverso cui promuovere l’attività anche all’estero». La nuova sede comporterà un investimento di oltre 25 milioni di euro. (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» dell”11 luglio

Nella foto la cerimonia di posa della prima pietra

Imola

Sulla prima pietra della nuova sede Teapak in costruzione in via Gambellara l'immagine del maestro Yogi Bhajan
Economia 10 Luglio 2019

Aerospaziale e packaging eco, l'Università di Bologna punta sulla Curti (che ha inventato l'elicottero con il paracadute)

E” stato firmato in questi giorni un accordo quinquennale tra l’Università di Bologna e la società Curti Costruzioni Meccaniche, nata a Imola e con sede ora a Castel Bolognese, finalizzato a lavorare su progetti e attività di ricerca e consulenza, dottorati di ricerca e industriali, assegni di ricerca, tirocini e tesi di laurea. L”accordo non si riferisce solo all’ambito delle macchine automatiche, ma anche ad altre divisioni di interesse della Curti (packaging con materiali alternativi plastic-free, co-engineering, wire processing, aerospace ed energia), che prevedono il coinvolgimento di diversi dipartimenti dell”ateneo bolognese (Chimica, Ingegneria, Centri interdipartimentali sui Materiali e Aerospaziale, Scienze Statistiche e Matematica, Economia, Fisica).

Il rapporto tra Università di Bologna e Curti Industries è già in essere già da diversi anni e ha permesso di attivare diversi tirocini nell’ambito progettazione e produzione, economico e logistico, ma anche ad assegni di ricerca e progetti di ricerca altamente innovativa commissionata con docenti dell’Alma Mater. Il nuovo accordo dunque ha l”obiettivo di consolidare il rapporto, attraverso nuove forme di collaborazione mirate a realizzare progetti multidisciplinari, con particolare riguardo ai settori aerospace e materiali innovativi per il packaging nell’ambito trasversale dell”economia circolare. 

La storia della Curti è cominciata nel 1955, quando Libero Curti fondò a Imola la Ompi (Officina meccanica di precisione Imola), che realizzava parti e macchine in conto terzi, nei settori tessile ed agricolo. L”azienda crebbe poi rapidamente: nel 1968 nacque il nuovo stabilimento a Castel Bolognese e l’azienda assunse l’attuale denominazione. Oggi la Curti Industries opera attraverso sei divisioni strategiche di business, 12 società partecipate e controllate e il gruppo conta oltre 500 dipendenti. A Castel Bolognese l”azienda produce macchine automatiche e sotto-assiemi complessi per diverse applicazioni industriali. Inoltre, è specializzata nella progettazione e produzione di macchine automatiche (settore alimentare e farmaceutico) e nel settore aerospaziale, dove da oltre trent’anni realizza componenti e gruppi in leghe pregiate per velivoli civili e militari.

Sempre nell’aerospace ha appena completato il progetto di Zefhir, un elicottero biposto interamente progettato e realizzato in Curti. Zefhir è diventato famoso anche per l”invenzione di un paracadute collegato all”elicottero, una dotazione di sicurezza per ora unica nel suo genere. A raccontarlo ieri anche i tg nazionali, Studio Aperto su Italia1 l’ha
defino “una dotazione di sicurezza “per ora unica nel suo genere”.

Il gruppo è leader mondiale nella costruzione di linee automatiche per la lavorazione di cavi elettrici (settore automotive ed elettrodomestici) e, nel campo dell”economia circolare, fornisce soluzioni innovative per la produzione di energia e recupero di materiali, con gassificatori e piro-gassificatori. (r.cr.)

Nella foto la visita di una delegazione del Pd alla Curti: da sinistra il vicepresidente della Curti Nabore Benini, l”amministratore delegato Alessandro Curti, l”ex eurodeputata Isabella De Monte e il senatore Stefano Collina

Aerospaziale e packaging eco, l'Università di Bologna punta sulla Curti (che ha inventato l'elicottero con il paracadute)
Economia 8 Luglio 2019

Crisi Wegaplast, depositata al Tribunale di Bologna di ammissione al concordato preventivo

I debiti accumulati, e la conseguente carenza di liquidità con cui la Wegaplast sta facendo i conti da un po’ di tempo a questa parte, hanno spinto il Consiglio di amministrazione della storica azienda di via I Maggio, specializzata nello stampaggio di articoli in plastica, ad inasprire le contromisure messe in campo da inizio 2019 per tornare ad una situazione di tranquillità finanziaria e produttiva. Lunedì 1 luglio ha infatti depositato presso il Tribunale di Bologna la richiesta di ammissione alla procedura di concordato preventivo secondo quanto previsto dall’ex articolo 161, comma VI, della legge fallimentare (il cosiddetto concordato «in bianco»), al fine di poter predisporre un piano da sottoporre ai creditori. Oppure, in alternativa, ottenere la ristrutturazione del debito ai sensi dell’articolo 182/bis, primo comma, sempre della legge fallimentare.

Quella che si sta giocando è una partita non priva di incognite, e di insidie, il cui risultato positivo è tutt’altro che scontato e tutto da guadagnare. E in via I Maggio ne sono consapevoli. Ma la determinazione pare non mancare. «La Wegaplast intende preservare i propri asset di valore e, in parti-colare, la continuità aziendale, garantendo che le attività produttive e commerciali proseguano regolarmente sulla base dei contratti in essere e, conseguentemente, venga preservata l’occupazione ai massimi livelli compatibili con il piano», spiega la proprietà.

Una storia aziendale, quella di Wegaplast, iniziata nel lontano 1952, a Imola, col nome di Impi. Oltre sessant’anni trascorsi da contoterzisti sull’ottovolante del mercato, producendo per settori diversissimi e adattandosi alle necessità dei clienti. Vivendo momenti di indubbio prestigio, come la collaborazione con il gruppo Castelli, allora leader mondiale dell’arredo per uffici, sfociata nella realizzazione di modelli di design (su tutti la famosissima sedia Pilia, esposta al Museum of Modern Art di New York). O come la creazione degli stampi per i seggiolini da installare negli stadi italiani che ospitarono le partite dei mondali di calcio del 1990 e lo stampaggio delle sedute che vennero poi montate all’Olimpico di Roma, San Siro di Milano, Marassi di Genova e San Paolo di Napoli.

Momenti belli alternati a momenti bui, come la grande crisi planetaria iniziata nel 2008 che fece scomparire commesse e clienti dall’oggi al domani. Oltre mezzo secolo trascorso tuttavia in un continuum produttivo che ha comunque permesso alla Wegaplast di passare da piccola realtà da 15-20 addetti qual era nel 1952 ai 115 attuali (ma in un recente passato sono stati anche molti di più). L’attività di Wegaplast si basa fondamentalmente sullo stampaggio di materiali termoplastici per conto terzi e sullo sviluppo di tecnologie ad esso dedicate, ad iniziare dalla costruzione degli stampi per lo stampaggio degli articoli.

Lo stabilimento principale è situato nella frazione dozzese di Toscanella. Però, in ossequio al mantra aziendale («Resistere oggi non basta, bisogna reagire», spiegava nel 2015 Massimo Ponzellini), Wegaplast ha reagito alle difficoltà rilanciando gli investimenti. Ha aperto uno stabilimento nella vicina zona industriale di Budrio. E come fanno un po’ tutte le aziende contoterziste in tempi di globalizzazione, quando i clienti importanti delocalizzano le produzioni all’estero bisogna seguirli. Così nel 2013 Wegaplast ha costituito una società in Polonia (Wega Polska), con l’ambizione di aprirne anche una seconda. Più una girandola di acquisizioni di partecipazioni in altre società: come la Pcr di Bernareggio e la Energy glass di Cantù, a cui ha conferito il ramo d’azienda (bre-vetto e impianti) per la produzione di Wegalux, la tegola fotovoltaica progettata in casa. Molti investimenti che, unitamente alla insufficiente redditività dell’attività contoterzistica, hanno però finito per appesantire via via i conti aziendali, complicando il rapporto con i fornitori di materie prime, fondamentali per garantire la continuità produttiva quotidiana e rendendo necessario il varo, a inizio anno, di un piano di ristrutturazione e di rilancio. (r.cr.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 4 luglio

Nella foto esterno della sede Wegaplast a Toscanella

Crisi Wegaplast, depositata al Tribunale di Bologna di ammissione al concordato preventivo
Economia 4 Luglio 2019

Posa della prima pietra per la nuova sede Teapak che sarà realizzata dalla Cefla in via Gambellara

Fervono i lavori di urbanizzazione dei terreni dove sorgerà il nuovo stabilimento della TeaPak. Intervento prodromico sia alla modifica del contiguo incrocio tra le vie Gambellara e Bicocca, ove verrà realizzata (entro l”anno) una rotonda, sia all”avvio della costruzione vera e propria della nuova sede, la cui posa della prima pietra avrà luogo venerdì 5 luglio, con una cerimonia alla quale prenderanno parte Sat Bachan e Giancarlo Marcaccini, rispettivamente presidente e amministratore delegato di Yogi Tea, l”importante gruppo statunitense a cui fa capo la TeaPak.

La storia di quest”ultima azienda inizia in un garage di Imola, nel 1991, quando Pio Costa, che lavorava all”Ima di Ozzano Emilia, lanciò una sfida al figlio Andrea, che studiava meccanica all”Itis Francesco Alberghetti: acquistare due macchine imbustatrici non più funzionanti, da revisionare e rimettere in funzione. Sfida che venne accettata, così Andrea trascorse i mesi estivi smontando e rimontando ingranaggi complicati, col solo ausilio dei disegni. Il caso volle che di lì a poco Pio entrasse in contatto con un”azienda inglese che stava cercando un confezionatore di tè alla pesca. Le due macchine revisionate vennero quindi trasferite in un capannone in via dell”Agricoltura, idoneo ad ospitare due linee di confezionamento complete. Così Andrea, oggi direttore generale della TeaPak, cominciò ad imbustare con le macchine che lui stesso aveva revisionato. Era il 25 ottobre 1991.

Poi arrivò l”incontro con Yogi Tea, nota azienda di tisane ayurvediche fondata nel 1969 da Yogi Bhajan, maestro indiano di fede Sikh e cominciò un rapporto collaborativo che non si è più interrotto, ma si è fatto via via più stretto, fino al 1999, quando TeaPak è entrata a far parte del gruppo Yogi Tea. Nel 2001, per fare fronte alla crescente produzione, TeaPak si è poi trasferita in via Colombarotto, ingrandendosi sempre più e facendo proprie sempre più fasi del ciclo produttivo, fino al 24 marzo 2011 quando è venuto alla luce il primo lotto di miscela prodotto interamente in TeaPak. E siamo all”oggi. Il progetto di nuova sede è stato messo a punto da TeaPak in collaborazione con lo studio bolognese Open Project. E per la sua realizzazione è stata scelta la Cefla, che si è aggiudicata la commessa nel ruolo di general contractor (alla gara hanno partecipato 14 aziende italiane e 2 straniere). Ecco perché alla posa della prima pietra non potrà mancare Gianmaria Balducci, fresco di riconferma nella carica di presidente della storica cooperativa imolese. (r.cr.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 4 luglio

Nella foto Isolapress il cantiere di via Gambellara

Posa della prima pietra per la nuova sede Teapak che sarà realizzata dalla Cefla in via Gambellara
Economia 3 Luglio 2019

Azienda Dalfiume Nobilvini, una storia di lavoro e passione che va avanti da settant'anni

L’amore per il vino e per la lavorazione della vigna della famiglia Dalfiume nasce molto prima dei 70 anni che l’azienda vinicola festeggia nel 2019. Già nei primi decenni del secolo scorso, infatti, Odoardo Dalfiume coltivava la vite nel podere che conduceva in affitto, in via Corlo, nella pianura al di qua del Sillaro, vendendo ad amici e vicini il vino che ne ricavava. Erano anni in cui la linea di imbottigliamento era a mano e le consegne venivano fatte con la bicicletta a tre ruote. Con la fine della seconda guerra mondiale, la sua passione imprenditoriale si fece ancora più forte.

E come molte altre famiglie i Dalfiume decisero di trasferirsi a Bologna: era la primavera del 1949 quando Odoardo e la moglie Adele fondarono in via Massarenti 74, proprio di fronte all’ospedale Sant’Orsola, la «Cantina Dalfiume e figli», dando effettivamente avvio alla storia dell’impresa. In breve tempo i Dalfiume sentirono l’esigenza di organizzare l’attività in modo più strutturato e trasferirono la cantina in zona Pontevecchio, sempre a Bologna. In quegli anni i figli gemelli di Odoardo e Adele, Gianni e Franco, fin da bambini coinvolti nell’attività familiare, divennero braccia e mente di un’azienda che si era ormai garantita un’importante quota di mercato in città e provincia. E sull’onda dei loro sogni di espansione, nel 1975 la famiglia acquistò la cantina di Alberici Cleto, a Castel San Pietro Terme, in via Madonnina, dando avvio a un nuovo capitolo della storia di Dalfiume Nobilvini in quella terra che aveva accompagnato i primi passi dell’attività di Odoardo e Adele.

Gli anni ’80 sono stati un periodo di grande sviluppo per l’azienda, diventata produttrice diretta di uve grazie all’affitto di alcuni poderi sui colli bolognesi. Fu così che nel decennio successivo Franco Dalfiume coinvolse il fratello Gianni in un altro grande sogno, nato dall’amore a prima vista per una collina castellana: era il 1991 quando i Dalfiume acquistarono gli oltre 70 ettari della tenuta Poggiolo, l’azienda vitivinicola che ha dato il nome al top quality brand «Villa Poggiolo», con il quale i Dalfiume amano raccontarsi negli eventi organizzati sia in cantina che in vigneto. (r.cr.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 27 giugno

Nella foto le due bottiglie “LXX Riserva Settanta” firmate dai campioni che sono state messe all”asta la scorsa settimana nella serata benefica “Tutti in piedi per Nicole”

Azienda Dalfiume Nobilvini, una storia di lavoro e passione che va avanti da settant'anni
Economia 2 Luglio 2019

Il sindaco Luca Lelli e l'assessore Claudio Garagnani in visita alle aziende, la Best Tool e l'impegno con l'Ozzanese calcio

Il sindaco Luca Lelli, fresco di conferma elettorale, ha ripreso le visite alle aziende presenti nel territorio ozzanese, ora accompagnato dal neo-assessore alle Attività produttive, Claudio Garagnani. «E’ un impegno al quale ho sempre tenuto in maniera particolare fin dall’inizio del mio primo mandato – motiva Lelli -. Sono incontri molto utili, sia per noi, sia per gli imprenditori, che così hanno la possibilità di conoscere programmi e progetti nei quali è impegnata l’Amministrazione comunale. Le aziende – continua il sindaco – sono importanti per un territorio, perché creano lavoro e contribuiscono all’innalzamento della qualità della vita e devo dire che molte volte, visitandole, mi sono trovato di fronte a delle vere e proprie eccellenze in vari settori».

Così, nei giorni scorsi sindaco e assessore hanno incontrato Piero Tinnirello e Matteo Capitani, presidente e vicepresidente della Best Tool, azienda informatica relativamente giovane, presente a Ozzano dal 2011, oggi nei nuovi locali di via Nobel Alfred Bernhard. «La Best Tool è una bellissima realtà – racconta Lelli – che si è perfettamente integrata nel tessuto sociale, tanto che il presidente ha scelto di viverci con la propria famiglia e si impegna per aiutare le associazioni, vedi la sponsorizzazione dell’Ozzanese Calcio. Parlando con loro siamo venuti a conoscenza dei tanti progetti che stanno cercando di portare avanti a Ozzano. E come Amministrazione cercheremo, per quanto sarà di nostra competenza, di essere al loro fianco». (r.cr.)

Nella foto, da sinistra Matteo Capitani, l”assessore Garagnani, Piero Tinnirello e il sindaco Lelli

Il sindaco Luca Lelli e l'assessore Claudio Garagnani in visita alle aziende, la Best Tool e l'impegno con l'Ozzanese calcio
Economia 26 Giugno 2019

La società Intech ha donato un “banco didattico' all'istituto tecnico industriale Alberghetti

La società imolese Intech Automazione Sistemi ha donato all’Istituto tecnico industriale Alberghetti un «banco didattico» per il laboratorio dell’indirizzo di Elettrotecnica, che consentirà agli studenti di tradurre in pratica quanto imparato a lezione. «L’iniziativa – spiega la presidente Stefania Farolfi – nasce dal desiderio di promuovere e rafforzare il rapporto tra il mondo del lavoro e la scuola. Il processo di formazione nelle scuole superiori porterà i nostri giovani a diventare, a breve, i lavoratori, gli operai e i professionisti che guideranno le aziende del territorio e dell’economia italiana, sono loro la speranza e la garanzia del domani. Consapevoli di questa sfida ci è sembrato particolarmente interessante metterci in gioco in prima persona. Aprire una concreta finestra sul settore dell’automazione industriale, stimolando gli studenti con applicazioni pratiche».

Il banco didattico progettato da Intech è un’apparecchiatura costituita da un quadro elettronico di comando gestito da un Plc programmabile. Il banco didattico è corredato da un manuale operativo, redatto da Valter Boldrini, socio fondatore di Intech, che contiene cinque esercitazioni sperimentali per permettere agli alunni di familiarizzare con i concetti di «regolazione a velocità variabile», «conversione statica di potenza» e «alimentazione a velocità variabile».

La consegna dell’apparecchiatura è avvenuta a fine maggio alla presenza della dirigente scolastica Vanna Maria Monducci, del docente Michele Sanguedolce e degli studenti. (r.cr.)

La società Intech ha donato un “banco didattico' all'istituto tecnico industriale Alberghetti
Economia 25 Giugno 2019

Inaugurata la nuova sede di Logimatic a Ponte Rizzoli, nel comune di Ozzano. La società è partecipata al 30% dall'Ima

L’inaugurazione della nuova sede di Logimatic in via della Grafica a Ponte Rizzoli (comune di Ozzano) è avvenuta lo scorso 7 giugno. Trasferitasi ad aprile da via Nobel, la società partecipata da Ima per circa il 30% e specializzata nei servizi produttivi per l’industria meccanica (in particolare costruzione di macchine automatiche per conto terzi) oggi occupa una struttura di oltre 9 mila metri quadri. Dal 2010, inoltre, Logimatic è capofila della rete Sinermatic, composta da una trentina di aziende, tutte compartecipate da Ima, che fanno parte della catena distributiva del gruppo ozzanese.

Nata nel 2004, forte dell’esperienza pluriennale di un’altra azienda meccanica specializzata nel montaggio e nella revisione di macchine automatiche, Logimatic ha ampliato la propria attività anche alla produzione di componenti meccanici per offrire un servizio altamente specializzato nella realizzazione di macchine automatiche in fornitura piena (chiavi in mano), grazie all’utilizzo di tecnologie gestionali d’avanguardia e alla capacità di dirigere i flussi di lavoro in modo flessibile ed organizzato. Logimatic conta ad oggi 87 dipendenti, con un volume d’affari in crescita. La società prevede di raggiungere nel 2019 un fatturato di 43 milioni di euro (nel 2018 circa 41 milioni), di cui il 15% verso l’Unione europea e il 30% verso i paesi extra Ue.

Nel 2010, anno d’ingresso di Ima nel capitale, i dipendenti erano 16. Al taglio del nastro erano presenti Andrea Zaccari, amministratore delegato di Logimatic, Marco Vacchi, presidente onorario di Ima, Luca Lelli, sindaco di Ozzano Emilia. «Siamo molto orgogliosi di questa nuova sede – questo il commento dell’Ad Zaccari – realizzata nel rispetto della sostenibilità ambientale, che rappresenta per noi un punto di inizio e di svolta verso nuovi traguardi. Siamo felici di far parte di un territorio del fare, che vanta eccellenze nel settore della meccanica avanzata e dell’automazione industriale. Grazie alla sinergia con Ima, prevediamo di continuare a crescere, creando valore e occupazione». (r.cr.)

Nella foto il taglio del nastro con il sindaco di Ozzano Luca Lelli

Inaugurata la nuova sede di Logimatic a Ponte Rizzoli, nel comune di Ozzano. La società è partecipata al 30% dall'Ima
Economia 24 Giugno 2019

Best managed companies, la Clai premiata a Milano dalla multinazionale Deloitte per il secondo anno consecutivo

Per il secondo anno consecutivo Clai, la Cooperativa lavoratori agricoli imolesi, ha vinto il premio conferito da Deloitte, multinazionale dei servizi professionali alle imprese, alle «Best managed companies». Si tratta di un riconoscimento attribuito quest’anno a 46 aziende italiane che si sono distinte per strategia, competenze, impegno verso le persone e performance.

La cooperativa di Imola è stata premiata il 28 maggio al palazzo della Borsa italiana a Milano da un giuria indipendente, formata da autorevoli esponenti del panorama imprenditoriale, accademico e istituzionale italiano. «Qualità, innovazione e rispetto per l’ambiente, ma anche una strategia occupazionale per i giovani. Negli ultimi anni – spiega il direttore generale Pietro D’Angeli – oltre ad aumentare il fatturato, Clai ha attuato una politica aziendale basata sui valori che da sempre fanno parte dell’identità della cooperativa. I valori fondamentali dell’azienda risiedono nell’esperienza degli uomini Clai che, con dedizione e anni di lavoro, hanno reso concreto e vissuto il patto intergenerazionale, vero fondamento di questa impresa».

L’iniziativa Deloitte è nata nel 1993 in Canada. A oggi sono state riconosciute più di 1.200 Best managed companies e il programma è attivo in 13 Paesi. L’edizione italiana, che conta sulla partnership di Confindustria, Elite (Borsa italiana) e Università Cattolica, ha l’obiettivo di premiare l’impegno e le capacità di quelle società che si distinguono, diventando protagoniste del mercato e che perseguono l’eccellenza in tutti gli aspetti della gestione aziendale. (r.cr.)

Nella foto il direttore generale di Coop Clai Pietro D”Angeli

Best managed companies, la Clai premiata a Milano dalla multinazionale Deloitte per il secondo anno consecutivo

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