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Economia 24 Giugno 2019

Best managed companies, la Clai premiata a Milano dalla multinazionale Deloitte per il secondo anno consecutivo

Per il secondo anno consecutivo Clai, la Cooperativa lavoratori agricoli imolesi, ha vinto il premio conferito da Deloitte, multinazionale dei servizi professionali alle imprese, alle «Best managed companies». Si tratta di un riconoscimento attribuito quest’anno a 46 aziende italiane che si sono distinte per strategia, competenze, impegno verso le persone e performance.

La cooperativa di Imola è stata premiata il 28 maggio al palazzo della Borsa italiana a Milano da un giuria indipendente, formata da autorevoli esponenti del panorama imprenditoriale, accademico e istituzionale italiano. «Qualità, innovazione e rispetto per l’ambiente, ma anche una strategia occupazionale per i giovani. Negli ultimi anni – spiega il direttore generale Pietro D’Angeli – oltre ad aumentare il fatturato, Clai ha attuato una politica aziendale basata sui valori che da sempre fanno parte dell’identità della cooperativa. I valori fondamentali dell’azienda risiedono nell’esperienza degli uomini Clai che, con dedizione e anni di lavoro, hanno reso concreto e vissuto il patto intergenerazionale, vero fondamento di questa impresa».

L’iniziativa Deloitte è nata nel 1993 in Canada. A oggi sono state riconosciute più di 1.200 Best managed companies e il programma è attivo in 13 Paesi. L’edizione italiana, che conta sulla partnership di Confindustria, Elite (Borsa italiana) e Università Cattolica, ha l’obiettivo di premiare l’impegno e le capacità di quelle società che si distinguono, diventando protagoniste del mercato e che perseguono l’eccellenza in tutti gli aspetti della gestione aziendale. (r.cr.)

Nella foto il direttore generale di Coop Clai Pietro D”Angeli

Best managed companies, la Clai premiata a Milano dalla multinazionale Deloitte per il secondo anno consecutivo
Economia 11 Giugno 2019

Archiviato dopo un anno il piano crisi della coop Cims: conti a posto e commesse per oltre 34 milioni di euro

Doveva durare un anno, e così è stato, il piano di crisi varato dalla cooperativa multiservizi Cims all’inizio del 2018 per far fronte alle difficoltà. Il bilancio 2017 si era chiuso con una perdita di 355 mila euro e il 2018 non si preannunciava positivo. Da qui la decisione di intervenire innanzitutto a livello economico, chiedendo ai soci la riduzione proporzionale degli stipendi (da un minimo del 3% a un massimo del 16%) per un anno. Un provvedimento votato dai soci in assemblea, ma che non aveva mancato di suscitare le proteste di sindacati e di una parte dei lavoratori.

A un anno di distanza da quegli eventi, dopo aver raggiunto gli obiettivi di riequilibrio economico e rilancio, Cims ha archiviato il piano di crisi i cui effetti sono terminati con le retribuzioni di febbraio. Lo scorso 23 maggio l’assemblea dei soci ha approvato all’unanimità il bilancio 2018, chiuso con un fatturato di 39,4 milioni di euro, in crescita del 16,6% rispetto al 2017 (e in linea con i 39,8 milioni del 2016), con un utile di 313.597 euro, destinato a riserva e a integrazione delle perdite pregresse, a fronte di un patrimonio netto di 12,2 milioni di euro. Cims, lo ricordiamo, opera in sei settori: edilizia (il comparto che ha registrato la migliore performance nel 2018), infrastrutture, global service (referente unico per i servizi manutentivi), gestione servizi cimiteriali, impiantistica, gestione del verde e conduzione di aziende agricole.

«Alla fine dello scorso anno – commenta il presidente, Giovanni Poli – il risultato è stato meno negativo di quanto ci aspettassimo. Un anno fa, vista la situazione generale dei mercati, siamo intervenuti subito. Se non lo avessimo fatto, saremmo stati tra i tanti soggetti che in questi anni sono spariti. Per fortuna, abbiamo agito senza aspettare e grazie all’impegno di soci e dipendenti abbiamo superato le difficoltà». Le prospettive restano positive anche per l’anno in corso. «Il 2019 si prospetta in linea con il 2018 – conferma Poli – pur in presenza di mercati ancora in crisi. Gli indicatori Ance e i consorzi di settore dicono che il mercato pubblico è inesistente e il settore civile è fermo. Il codice che dal 2016 regolamenta gli appalti pubblici ha di fatto bloccato il settore e in più ha fatto crescere i costi burocratici per le imprese. Inoltre, genera una conflittualità enorme, con numerosi ricorsi al Tar e un aumento dei costi per i contenziosi. Anche per questo i cantieri partono a rilento».

Nonostante il difficile contesto, al 31 dicembre 2018 la cooperativa aveva già acquisito lavori per oltre 34 milioni di euro, tra cui importanti commesse industriali per conto di imprese del calibro di Ima, BioOn, TeaPak.  (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 6 giugno

Archiviato dopo un anno il piano crisi della coop Cims: conti a posto e commesse per oltre 34 milioni di euro
Economia 10 Giugno 2019

Giulio Mengoli è il nuovo direttore generale del gruppo Sacmi, subentra a Claudio Marani

Dal 1° giugno il gruppo Sacmi ha un nuovo direttore generale. Si tratta di Giulio Mengoli, la cui nomina è stata ufficializzata dal Consiglio di amministrazione della capogruppo, Sacmi Imola. Mengoli subentra a Claudio Marani, che era a sua volta direttore generale dal 2016, dopo aver guidato dal 2000 al 2016 la Divisione Sacmi Ceramics.

Il neo direttore generale ha 49 anni, è padovano e vanta una lunga esperienza internazionale, con incarichi di vertice in Francia, Stati Uniti, Brasile, Svezia e Italia. In Sacmi è arrivato a novembre 2018, quando è diventato direttore generale Business units, carica ricoperta per sette mesi. Da subito ha però affiancato l’attuale management, partecipando alla definizione della governance e della pianificazione strategica di Gruppo.

«Con la nomina dell’ingegner Mengoli alla guida del gruppo Sacmi – dichiara il presidente di Sacmi Imola, Paolo Mongardi – vogliamo dare un segnale preciso nella direzione del consolidamento ulteriore della vocazione internazionale del gruppo e del rafforzamento della leadership in tutti i settori di attività». Il presidente aggiunge che tra le priorità di Sacmi nel medio termine, accanto allo sviluppo dei settori core, vi sono le tematiche della trasformazione digitale e dell’economia circolare «per offrire – conclude – prodotti e servizi sempre più personalizzati ed in linea con le reali esigenze della produzione e del mercato». (r.cr.)

Nella foto il nuovo direttore generale del gruppo Sacmi Giulio Mengoli

Giulio Mengoli è il nuovo direttore generale del gruppo Sacmi, subentra a Claudio Marani
Economia 5 Giugno 2019

E' in costruzione in via Bicocca a Imola il nuovo showroom e training center della Cefla per il settore Medical

Nel quartier generale Cefla di via Bicocca i lavori di ampliamento proseguono. Dopo la realizzazione del nuovo capannone da 11 mila metri quadri per il nuovo polo logistico al servizio delle business unit Medical equipment e Finishing, ora il cantiere è in corso sul lato che si affaccia sull’autostrada, dove entro marzo 2020 sarà ultimato il nuovo showroom e il training center per il Medical, la divisione dedicata alle attrezzature per il settore odontoiatrico e medicale.

Con questo intervento verrà realizzato un polo funzionale che riunirà le sale espositive a un centro per la formazione dei commerciali, che si occupano di assistenza prodotti. La nuova struttura, di circa 3 mila metri quadri, avrà una altezza variabile da 3,80 a 10 metri. La collocazione non è casuale, perché, al termine, diventerà una vera e propria «vetrina sull’autostrada».

L’edificio si svilupperà su due livelli: il piano terra, dedicato alle sale espositive, e un piano seminterrato, dedicato alle sale corsi, collegati da una scala centrale. Anche questo intervento, così come gli altri realizzati da Cefla negli ultimi anni, è stato curato da Marco Bartolozzi e Federica Tabanelli, dello studio associato di ingegneria edile Tb di Imola. (lo.mi.)

E' in costruzione in via Bicocca a Imola il nuovo showroom e training center della Cefla per il settore Medical
Economia 22 Maggio 2019

Cefla insieme ad una società di Bolzano costruirà una centrale di cogenerazione nella città tedesca di Cottbus

Nuova importante commessa per la divisione Engineering di Cefla, specializzata in impiantistica civile, industriale e nel settore energia. In joint-venture con Atzwanger, storica società impiantistica di Bolzano, l’azienda imolese ha vinto la gara indetta da Stadtwerke Cottbus, municipalizzata della omonima città tedesca nel Land di Brandeburgo (al confine con la Polonia), per la realizzazione «chiavi in mano» di una nuova centrale di cogenerazione da 50 Megawatt, con motori alimentati a gas metano. «Il bando – rende noto Cefla – fa parte di un piano di investimenti voluto dal governo tedesco che mira a sostituire le centrali a carbone con impianti di nuova generazione».

Stadtwerke Cottbus investirà nel progetto 75 milioni di euro; l’obiettivo, annuncia l’azienda sulla propria pagina Facebook, è rendere la nuova centrale più flessibile nella produzione di energia elettrica e termica, ridurre le emissioni di anidride carbonica di circa il 30% (pari a circa 100 mila tonnellate) e migliorare l’efficienza dell’impianto del 20%. Nella mattinata del 30 aprile, in Germania, si è svolta la cerimonia per la firma del contratto, che per Cefla, a nome del Cda, è stata posta dal vicepresidente Claudio Fedrigo. I lavori, al via nei prossimi giorni, si concluderanno entro il 2021.

«Il contratto – spiega Massimo Pinoli, responsabile commerciale international di Cefla Engineering – prevede progettazione, costruzione, installazione e collaudo di una nuova centrale di cogenerazione da 50 Megawatt, e di tutti gli impianti ausiliari connessi, che vedrà installati cinque motori Jenbacher J920 da 10 Megawatt l’uno. Quella di Cottbus sarà una centrale che fornirà energia elettrica e termica, sfruttando le più efficienti tecnologie impiantistiche. Così come per l’impianto che abbiamo già realizzato a Roma per Acea, nella zona di Tor di Valle, tutto il calore alimenterà la rete di teleriscaldamento cittadina, al servizio di quasi 100 mila residenti. Per questo impianto, che sostituisce in toto l’esistente centrale a carbone, il cantiere prevede la realizzazione di un edificio di centrale a due piani, che conterrà tutti gli impianti ausiliari e gli “equipment” della centrale, più un set di 15 serbatoi di stoccaggio per l’acqua calda, da circa 30 metri di altezza, in una configurazione appositamente progettata da Cefla». (r.cr.)

Nella foto il rendering del progetto della nuova centrale

Cefla insieme ad una società di Bolzano costruirà una centrale di cogenerazione nella città tedesca di Cottbus
Economia 13 Maggio 2019

A Castel San Pietro crescono i redditi e l'occupazione anche grazie al servizio sviluppo economico creato dal Comune

I dati forniti dagli uffici tecnici comunali e pubblicati sul numero di fine mandato del periodico di informazione comunale Castello Notizie raccontano un aumento di oltre il 10 per cento del numero degli occupati sul Sillaro, dai 4.596 complessivi del 2014 ai 5.207 del 2017. E’ tornato a crescere soprattutto il settore terziario, seguito da industria e commercio. I dati contenuti nel report sulla fragilità demografica della Città Metropolitana rappresentano Castel San Pietro come il comune più «ricco» fra i dieci dell’area imolese in base al reddito medio pro capite con 23.867 euro per l’anno 2016; sempre secondo il report, Imola si ferma a 23.155 euro, Dozza è terza a livello circondariale con 22.979 euro; a livello metropolitano il reddito medio si attesta sui 25.083 euro, dieci punti percentuali in più del dato regionale e oltre 21 se confrontati con il reddito medio nazionale.

«Questa amministrazione ha costruito un vero e proprio servizio di sviluppo economico per rispondere in tempi rapidi e certi alle richieste delle aziende e andare incontro alle loro necessità attraverso una intensa attività di tutoraggio – rivendica il sindaco Fausto Tinti -. Abbiamo lavorato per ridurre i tempi di risposta alle aziende degli sportelli Suap e Sue, gli sportelli unici delle attività produttive ed edilizio, unificati sotto l’egida del servizio di Sviluppo economico che definisce l’iter di lavoro dei vari sportelli secondo tempistiche di volta in volta condivise con le aziende. Inoltre nel nuovo strumento urbanistico operativo Poc abbiamo applicato degli oneri ridotti rispetto a prima per le opere di urbanizzazione terziaria, quelli relativi alle infra-strutture stradali. Mentre sono rimasti invariati i prezzi delle aree edificabili».Questi gli strumenti con i quali la politica castellana ha cercato di prestare grande attenzione alle esigenze delle aziende per invogliarle ad investire sul territorio. E i nuovi insediamenti avvenuti negli ultimi quattro anni sembrano confermarlo, basti pensare a Robopac, che ha riqualificato l’ex stabilimento Malaguti, mentre altre già presenti hanno deciso di continuare ad investire, ne è un esempio il maxi-accordo urbanistico con Crif-Palazzo di Varignana, società leader informatica bolognese nonché gruppo alberghiero-congressi, che al tempo stesso si amplia, contribuisce a riqualificare il centro storico della frazione di Varignana e promette di portare nuova attività per quella di Osteria Grande costruendo un auditorium.

Un circolo virtuoso evidente soprattutto sull’asse San Carlo ma non solo, nel capoluogo, ad esempio, ci sono anche la zona Fontanelle e Valle di Malta, accompagnato da un indotto sotto forma di servizi vari, come la ristorazione. (mi.mo.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 9 maggio

Nella foto l”area artigianale Ca” Bianca a Castello

A Castel San Pietro crescono i redditi e l'occupazione anche grazie al servizio sviluppo economico creato dal Comune
Economia 19 Aprile 2019

Parziale chiusura durante le feste pasquali per la Cooperativa Ceramica e per la Florim di Mordano

Anche il settore ceramico risente del rallentamento che sta riguardando l’economia italiana. Secondo Confindustria Ceramica, «nel 2018 l’industria italiana delle piastrelle, dopo un quinquennio di continua crescita, ha registrato una battuta d’arresto di produzione, vendite ed export». Un trend che a fine anno il presidente di Confindustria ceramica, Giovanni Savorani, motivava in questi termini: «Il commercio internazionale di tutti i settori risente delle crescenti tensioni commerciali a livello mondiale, e in particolare tra Stati Uniti e Cina, che generano incertezza presso consumatori e operatori professionali. Recenti analisi dimostrano che i Paesi che soffrono maggiormente di questa situazione sono i forti esportatori e quelli dall’elevato debito pubblico, condizioni entrambe che riguardano l’Italia».

I dati Istat, riportati da Unioncamere Emilia Romagna, dicono che nel 2018 il settore dell’industria ceramica, alla voce export, è l’unico ad aver chiuso con una dinamica negativa (-3,5%). Questo è il contesto che sul finire del 2018 ha spinto alcune aziende ad allungare la tradizionale fermata natalizia per evitare un accumulo eccessivo di scorte. Le fermate si ripeteranno in via eccezionale anche in occasione delle prossime festività pasquali. E’ anche vero che quest’anno il calendario vede cadere nella stessa settimana il Lunedì di Pasqua e il 25 Aprile, concomitanza che ha fatto optare anche le aziende del nostro territorio per una chiusura straordinaria.

In Cooperativa ceramica d’Imola il «fermo» andrà dal 20 aprile al 5 maggio compresi. Dei circa 1.160 lavoratori all’attivo faranno eccezione gli impiegati e gli addetti del magazzino spedizioni oggi centralizzato in via Correcchio e sempre aperto. Inoltre, nello stabilimento di Faenza i tre reparti di rettifica, lappatura e cernita resteranno chiusi solo a rotazione. Questo per permettere alle maestranze di evadere una grossa commessa, arrivata un paio di settimane fa da un nuovo cliente americano. Anche alla Florim di Mordano, dove lavora una settantina di addetti, il reparto grès andrà in ferie dal 20 aprile al 1° maggio compresi. Forni sempre accesi, invece, nel nuovo reparto 4.0, oggi interconnesso al nuovo polo produttivo che l’azienda ha avviato a inizio anno a Fiorano Modenese, che continuerà a produrre le grandi lastre. Il mercato premia i grandi formati, che nel 2018 in Florim hanno visto aumentare le vendite di circa il 3%. (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 18 aprile

Parziale chiusura durante le feste pasquali per la Cooperativa Ceramica e per la Florim di Mordano
Economia 10 Aprile 2019

Da anni Lem Carni e Imola Bevande alimentano la solidarietà donando le eccedenze al Banco Alimentare

La legge antisprechi, la cosiddetta legge Gadda dal nome della prima firmataria, è entrata in vigore il 14 settembre 2016. Si tratta per intenderci della normativa nata per favorire e incentivare, attraverso vari strumenti (sgravi fiscali, politiche educative, campagne di sensibilizzazione, semplificazione delle procedure), il recupero e la donazione delle eccedenze di cibo, farmaci e altri prodotti. Uno strumento certamente utile per combattere gli sprechi e dare una mano a chi, come la Fondazione Banco Alimentare, si occupa da anni della raccolta e del recupero di generi alimentari per ridistribuirli ad associazioni e strutture caritative.

Ma c’è anche chi non ha avuto bisogno di leggi per fare una scelta chiara di solidarietà. È il caso di alcune aziende del territorio che da tanti anni collaborano con il Banco Alimentare fornendo regolarmente i loro prodotti vicini alla data di scadenza. Tra queste c’è la Lem Carni, l’azienda di Toscanella che produce e vende carne di qualità in tutta Italia ed esporta in vari paesi europei. Fondata da Giambattista Lama, tuttora titolare, attualmente la Lem Carni conta una sessantina di dipendenti, ha una rete di 120 agenti commerciali. Il fatturato annuo solo commerciale (escludendo quindi le filiere produttive) è di 20 milioni di euro. Con una filosofia che punta alla qualità, la stessa che la Lem offre anche a chi è meno fortunato, attraverso la beneficenza. Come nasce la scelta di collaborare con il Banco Alimentare e con altre realtà caritative? Lama risponde con semplicità: «Io ho fatto la gavetta e la gavetta è una grande maestra. Nella vita ho avuto la fortuna di avere una bella famiglia e il lavoro giusto, che mi ha permesso di creare piccoli capitali che ci coprono per il futuro. Perché non fare beneficenza? La famiglia Lama è molto attenta alle realtà come il Banco, non abbiamo bisogno dileggi, perché abbiamo le nostre motivazioni».

La stessa attenzione e motivazioni simili contraddistinguono anche l’esperienza di Imola Bevande. Anche per Giuseppe Sgalaberni, amministratore e proprietario, insieme al fratello Luca, dell’azienda di Mordano nata nel 1992 e che impiega oggi una quarantina di persone, la relazione con il Banco Alimentare è consolidata e quasi naturale.«Nel nostro contesto è molto facile avere prodotti vicino alla scadenza – spiega -. La collaborazione è cominciata con il primo presidente Giovanni De Santis e l’abbiamo consolidata con il direttore Gianluca Benini. Riteniamo eticamente corretto mettere a disposizione le merci piuttosto che buttarle via, creando un’utilità per altre persone. Il nostro standard di vendita è di 90 giorni, non andiamo oltre per scelta aziendale, quando oltrepassiamo il limite mettiamo le merci a disposizione del Banco, al quale forniamo le bevande anche per gli eventi, le cene e altre attività». (mi.ta.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 4 aprile

Nella foto: a sinistra Giuseppe Sgalaberni, a destra Giambattista Lama

Da anni Lem Carni e Imola Bevande alimentano la solidarietà donando le eccedenze al Banco Alimentare
Economia 8 Aprile 2019

Operazione salvataggio e rilancio per la Wegaplast, cosa è stato fatto per rimettere l'azienda in sicurezza

«Il nostro scopo è ristrutturare e rilanciare Wegaplast, salvaguardando nella misura maggiore possibile le maestranze». Paolo Finatti ha le idee molto chiare. Da inizio anno, dopo il suo ingresso nel rinnovato consiglio di amministrazione guidato però sempre dal presidente Alberto Ponzellini, ha di fatto preso le redini dell’azienda per far fronte a una situazione che lui stesso non ha esitato a definire «drammatica». Un punto quasi di non ritorno per l’azienda dozzese del settore della plastica, specializzata nella progettazione e produzione di stampi su misura, così come nello stampaggio di componentistica destinata per il 72% al mondo dell’automotive e in percentuale minore per gli elettrodomestici. In totale, circa 1.500 diversi articoli, spesso difficili da realizzare sia dal punto di vista tecnico sia estetico, per marchi come Lamborghini, Fiat, Maserati, Magneti Marelli, Bmw, Jaguar.

«Il primo problema che si è evidenziato – riassume Finatti, che in passsato ha ricoperto incarichi presso realtà importanti come Barilla, Coca Cola e Lar- è legato ai mercati e agli scenari esterni, che negli ultimi anni sono cambiati molto. Wegaplast non ha messo in campo tutti gli strumenti necessari per rispondere a questo cambiamento e si è ritrovata impreparata ad affrontare una situazione sempre più calante per quanto riguarda la marginalità. L’obiettivo del 2019 è riportare l’azienda in pareggio e con il contributo dei lavoratori sarà fattibile. In questi primi tre mesi di lavoro – va al sodo il manager – abbiamo messo a punto un piano industriale che ha convinto tre banche ad aprire nuove linee di credito, diverse dalle precedenti. Abbiamo chiuso accordi con tutti i fornitori per piani di rientro, siamo riusciti coinvolgere i clienti e a dimostrare loro che Wegaplast sta cambiando velocemente pelle ed è pronta per essere di nuovo un partner affidabile».

Ancora più incisivo l’intervento sulla riorganizzazione interna. Ad oggi Wegaplast conta 129 addetti, 7 dei quali nello stabilimento di Budrio. «Non parliamo di esuberi, ma di ricollocazione – precisa Finatti – per un bilanciamento corretto tra lavoratori diretti, impegnati cioè alle macchine, e indiretti, di supporto alla produzione. Colloquiamo in modo costante con i sindacati e stiamo cercando la condivisione nelle soluzioni gestionali. Per alcune funzioni è stata aperta una procedura per l’uscita di una ventina di persone su base volontaria. La cassa integrazione è già aperta, ma non la stiamo utilizzando». 

Riguardo al futuro prossimo dell’azienda, Pinatti spiega: «Nei prossimi anni Htplastic è interessata a entrare nella compagine azionaria di Wegaplast. Nell’ottica delle sinergie, Wegaplast è tra le aziende con un passato molto importante, una “tecnicità” forte e una validità certificata, ma a bassa produttività. Abbiamo già avviato inoltre una collabroazione con l’azienda modenese Lar, impegnata anch’essa nel settore della plastica, ma con tipi di produzioni diversi rispetto a Wegaplast». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 4 aprile

Nella foto: il reparto produttivo alla «Wegaplast» di Toscanella (isolapress)

Operazione salvataggio e rilancio per la Wegaplast, cosa è stato fatto per rimettere l'azienda in sicurezza
Economia 7 Aprile 2019

Il software “So-Fair' dell'azienda Sofos di Imola utilizzato dal Vinitaly che apre il 7 aprile a Verona

Il Vinitaly, la famosa fiera dedicata al vino, aprirà i battenti oggi, 7 aprile,  a Verona. Un’edizione 2019 che promette di superare i quasi 4.500 stand e le 128 mila presenze dell’anno scorso. Una macchina complessa che richiede tempi rapidi e massima sicurezza, dietro questa organizzazione c’è un pezzetto di made in Imola che si chiama So-Fair. Si tratta di un software realizzato da Sofos, software house nata nel 1986, che utilizza principalmente tecnologie Microsoft e Autodesk. Fornisce consulenza e sviluppo di software a medie e grandi aziende, private e pubbliche, e da oltre vent’anni realizza applicazioni modulari per l’industria fieristica ora riunite sotto il brand So-Fair.

«L’industria fieristica ha esigenze particolari, l’organizzazione richiede molto tempo, mentre l’allestimento deve avvenire rapidamente, l’evento si svolge tutto in pochi giorni e a seguire c’è il disallestimento anch’esso altrettanto veloce – racconta Ambra Bedetti responsabile del progetto So-Fair per Sofos -. Non ci possono essere ritardi. Tutto deve funzionare alla perfezione. Anche il software deve rispettare queste esigenze». La trasformazione digitale è un passaggio obbligato anche per il mondo delle fiere e So-Fair fornisce soluzioni che aiutano i vari attori coinvolti, organizzatori, espositori e allestitori. Le applicazioni software di So-Fair sono state adottate oltre che da Veronafiere anche da Bolognafiere, Italian Exhibition Group (che segue Fiera Rimini e Fiera di Vicenza), Riva del Garda Fiere e Congressi e da varie segreterie organizzative come Conference Service ed allestitori come GiPlanet. Inoltre vengono utilizzate nell’organizzazione di eventi nazionali ed internazionali, anche all’estero come il Miami Funer, Interior Mabel a Kiev, AquaTherm a Mosca, Kiev e Almaty.

So-Fair è utilizzabile anche per eventi espositivi di vario genere, a Imola, ad esempio, il Club romagnolo auto e moto d’epoca si affida ai suoi software per organizzare il Crame, la mostra scambio che ogni anno porta in autodromo per tre giorni migliaia e migliaia di visitatori e centinaia di espositori. «So-Fair è stato realizzato con l’obiettivo di fornire una piattaforma completa per la gestione di una manifestazione fieristica – spiega Bedetti -, questo non toglie che, se occorre, si possa connettere con i sistemi Erp e Crm in uso (ad esempio SalesForce)». Il Vinitaly ha adottato So-Fair oramai da nove anni, lo utilizza per gestire rapidamente e in tutta sicurezza le attività di «vendita» degli spazi e dei servizi fieristici alle migliaia di espositori. (r.cr.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 4 aprile

Il software “So-Fair' dell'azienda Sofos di Imola utilizzato dal Vinitaly che apre il 7 aprile a Verona

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