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Cronaca 6 Agosto 2019

Continuano a crescere le presenze turistiche nel circondario imolese, +4,3% nei primi sei mesi del 2019

Dopo un triennio di grande incremento, continuano a crescere le presenze turistiche in tutto il territorio di If Imola Faenza, dove le due aree (il circondario imolese e la Romagna faentina) registrano percentuali simili di aumento, intorno al 4,3%. Questo è quanto dicono i numeri (ancora provvisori) della Regione Emilia Romagna a proposito dei dati turistici nei primi sei mesi del 2019. Per restare alla nostra zona, il circondario imolese ha fatto registrare nel semestre considerato 156.197 presenze (che sono, lo ricordiamo, i pernottamenti), pari appunto al 4,3% in più rispetto allo stesso periodo del 2018. Meno positivo, invece, il dato degli arrivi, che ha fatto segnare un incremento lievissimo, appena lo 0,1%, per un dato assoluto di 76.663 registrazioni. Da notare che la percentuale di crescita delle presenze è superiore sia alla media della provincia (+2,1%), sia a Bologna città (+3%).

Come detto, il segno più resta anche se l”ultimo triennio, il 2016-2018, aveva già evidenziato nell”area If un grande aumento sia degli arrivi (+23,65%) sia delle presenze (+21,1%), ben superiori rispetto all”obiettivo del 3% in più anno su anno indicato dalla Regione. Un “giro” di visitatori che ha una rilevanza economica consistente. Come evidenziato dalla ricerca che la società Jfc ha condotto per conto di If (leggi qui), infatti, il turismo ha prodotto nel 2018 nel circondario imolese un fatturato di oltre 29 milioni di euro (+5% sul 2017), oltre 52 milioni se si considera anche l”area faentina.

Tra i comuni che hanno registrato gli aumenti maggiori va citato Castel San Pietro Terme (+15% di presenze), mentre anche Dozza, penalizzata dalla chiusura di Monte del Re, ha ricominciato a crescere seppur di poco sul semestre (0,1%), molto di più guardando al solo mese di giugno (+28,5%). Tra i motivi della performance castellana, dalla società If fanno notare il rilancio dell”Hotel Terme, che l”Anusca (proprietaria delle Terme) ora gestisce direttamente. Quasi stabile, invece, il dato delle presenze di Imola, con un +0,4% (97.346 il dato numerico), mentre gli arrivi calano di quasi 7 punti percentuali. In questo caso, If segnala tra le cause l”aumento del sommerso. «Un’indagine condotta da Federalberghi e presentata nel settembre 2018 da Confcommercio – sottolinea la nota inviata da If Imola Faenza – ha evidenziato la presenza di oltre 71 strutture extra alberghiere che vendono camere tramite la piattaforma internet Air bnb, ma molte di esse non comunicano le presenze all’Istat».

«I dati, pur ancora provvisori, ci confermano nella strada che stiamo percorrendo per valorizzare e promuovere un’offerta turistica ricca e completa. Ci attendiamo molto anche da una bella seconda parte dell’anno, caratterizzata da un calendario in grado di intercettare tante tipologie di visitatori. Penso al calendario dell’autodromo Enzo e Dino Ferrari con il mondiale motocross, la mostra scambio del Crame e la tappa del Ferrari Challenge, alle proposte dell”entroterra legate al leisure, all’enogastronomia con il Baccanale a Imola e il Settembre castellano», commenta il direttore di If Erik Lanzoni -.  Per quanto riguarda il fenomeno del sommerso, penso ci si debba muovere per contrastarlo per diverse ragioni. Conoscere il dato reale delle presenze nel nostro territorio ci aiuterebbe a rendere sempre più mirate ed efficaci le nostre strategie di promo-commercializzazione, ma è importante anche per evitare fenomeni di concorrenza sleale e per motivi di sicurezza».  (r.cr.)

Nella foto Davide Cassani, presidente di Apt Emilia Romagna e ct della Nazionale italiana di ciclismo insieme a Erik Lanzoni nell”hub turistico di If all”autodromo Enzo e Dino Ferrari

Continuano a crescere le presenze turistiche nel circondario imolese, +4,3% nei primi sei mesi del 2019
Cronaca 29 Luglio 2019

MyAppFree e le altre realtà incubate a Imola, storie di imprese affermate che sono partite da Innovami

MyAppFree ha mosso i primi passi all’interno di Innovami, incubatore di imprese e centro per l’innovazione presente a Imola dal 2005. Promosso da ConAmi per creare occupazione sul territorio dei 23 comuni consorziati, dal 2009 opera come associazione e dal 2011 è ente accreditato dalla Regione per il trasferimento tecnologico oltre a far parte della Rete alta tecnologia dell’Emilia Romagna. In 14 anni di attività, Innovami ha incubato 26 imprese, di cui 22 tuttora operative, per un totale di circa 180 persone impiegate e un fatturato aggregato di circa 12 milioni di euro. Alcune di queste, in particolare, sono ormai delle realtà affermate nei rispettivi settori.

Optit, con sedi a Cesena e Bologna, conta oggi 30 dipendenti. Fondata nel 2007, si occupa di big data, mettendo a disposizione un mix di risorse per lo sviluppo di progetti integrati di supporto al business, erogati sotto forma di fornitura di soluzioni, consulenza o software. Social Cities, invece, è una agenzia web imolese nata nel 2014 che dà lavoro a 12 addetti. Oltre ad «accompagnare i clienti verso nuove destinazioni digitali», si legge nel sito aziendale, offre servizi di marketing e design. In Giunko, con sede a Bologna, lavorano invece 10 persone. Loro gli ideatori dell’applicazione per la raccolta differenziata dei rifiuti, Junker, attorno a cui Hera ha poi sviluppato il Rifiutologo, che, attraverso la lettura ottica del codice a barre di un prodotto mediante uno smartphone o un tablet, ne indica il corretto smaltimento. Remembrane, con 4 addetti, si occupa a Imola di tecnologia delle colture cellulari, produce proteine e virus ricombinati, studia la terapia cellulare ovvero la creazione artificiale di organi. Citiamo inoltre Sonne Film, casa di produzione indipendente fondata nel 2010, che realizza documentari, serie tv e format televisivi e che ha di recente conquistato il premio del pubblico al Biografilm Festival di Bologna. Lo studio imolese di progettazione Alba Progetti, cooperativa di servizi fondata nel 2007, a Imola ha firmato, ad esempio, il nido interaziendale Cornelia, gli uffici comunali alla sala Miceti e il centro direzionale di Confartigianato Assimprese. Oggi Innovami sta vivendo una fase di transizione, verso un nuovo modello operativo più adeguato al futuro.

Non a caso, a fine 2018, è stato avviato il progetto dell’«incubatore diffuso», che consente a chi ha un’idea imprenditoriale innovativa di lavorare in spazi dedicati all’interno di aziende che fanno parte della rete di Innovami. «Imola non è paragonabile a Milano, Roma o Bologna – spiega il presidente, Davide Baroncini -. Il modello dell’incubatore per start-up “residenti” rischia di non essere più attuale rispetto alle nostre esigenze. Non significa che Innovami non avrà più una sede, dobbiamo avere spazi per riunioni, eventi e comitati scientifici. Ma per essere attrattivi, dobbiamo cercare di essere molto vicini al territorio che rappresentiamo, coinvolgendo in primis le imprese. Serve una nuova configurazione, una progettualità più ampia e una sinergia auspicabile con la pubblica amministrazione, le fondazioni e l’università. Stiamo lavorando su questo». (lo.mi.)

Nella foto: il team di MyAppFree

MyAppFree e le altre realtà incubate a Imola, storie di imprese affermate che sono partite da Innovami
Sport 24 Giugno 2019

L'economista imolese Alberto Forchielli e l'amore per la bicicletta: «Pedalavo con Prodi, mi è tornata la passione»

«Oh ragazzi, se ’sta roba arriva nelle mani di Maurizio Crozza, la prossima volta che fa la mia imitazione si veste da ciclista!». Alberto Forchielli, infatti, recentemente ha ricominciato a pedalare. «Si ritorna sempre ai vecchi amori… E quello per la bici, oltre ad essere vecchio, è anche un grande amore!». Ha scritto così sul suo profilo Facebook venerdì 14 giugno il famoso imolese che può essere definito in tanti modi: imprenditore, giornalista, esperto di economia, opinionista, oppure come lo definirebbe il comico genovese: «Il nuovo profeta dei talk-show, un incrocio tra Bill Gates, Nostradamus e un salumiere romagnolo». Tra l’Asia e Boston, dove è spesso impegnato per lavoro, Forchielli non disdegna qualche sosta a Imola, la città delle sue origini. Ed è qui che lo si può incontrare pedalando in questi giorni.

Sembra proprio avere preso alla lettera il suo precedente scritto: «Muovete il culo!».

«E’ proprio vero, ho ricominciato a pedalare dopo tanto tempo. Quando andavo in bicicletta con Romano Prodi avevo comprato anche l’Atala (non una sola bici, l’intera azienda…, nda), poi sono rimasto inattivo per più di 10 anni».

Com’è rinato l’amore?

«Volevo una bici da usare a Boston in estate, allora ho comprato una gravel della Pinarello, adatta per pedalare anche su terreni non asfaltati. Quando l’ho provata me ne sono innamorato all’istante, quindi ne ho comprata subito un’altra, così ne tengo una in America e una a Imola». (p.z.)

L”articolo completo su «sabato sera» del 20 giugno.

Nella foto: Alberto Forchielli nella sua casa di Imola in sella della nuovissima Pinarello «gravel»

L'economista imolese Alberto Forchielli e l'amore per la bicicletta: «Pedalavo con Prodi, mi è tornata la passione»
Cronaca 28 Maggio 2019

Il Consorzio dei castanicoltori di Castel del Rio lancia l'allarme: è tornata la vespa cinese

La vespa cinese sta tornando a infestare i castagneti della vallata del Santerno, dopo alcuni anni di quiete dovuti all’attività del Torymus sinensis, l’insetto suo antagonista naturale, immesso nell’ambiente nel 2012 in occasione dell’infestazione massiccia che azzerò la produzione.

L’allarme ora arriva dal presidente del Consorzio castanicoltori di Castel del Rio, Giuliano Monti. «Sapevamo che la vespa non era scomparsa per sempre, ma la presenza anche dell’antagonista manteneva la situazione sotto controllo. Ora è in atto una recrudescenza – conferma -. Sono evidenti molte galle sulle piante selvatiche, già belle rosse, e anche sulla varietà domestica, meno visibili perché ancora verdi. All’interno delle galle al momento vi si trova solo la larva della vespa. Quest’anno il torymus è in ritardo, forse a causa del freddo di queste ultime settimane».

«Probabilmente nei prossimi giorni, sperando che venga più caldo, arriverà a parassitizzare la vespa. Questo nella migliore delle ipotesi. L’anno scorso, ad esempio, il torymus era presente nel 98 per cento delle galle. In questa fase – conclude Monti – stiamo quindi chiedendo ai castanicoltori di tenere monitorata la situazione e di vedere come evolverà nell’arco dei prossimi venti giorni». (r.cr.)

Nella foto sono visibili le galle, dove sono racchiuse le larve di vespa cinese

Il Consorzio dei castanicoltori di Castel del Rio lancia l'allarme: è tornata la vespa cinese
Economia 23 Aprile 2019

La Cooperativa ceramica di Imola premiata negli Usa alla fiera internazionale di Orlando

Premio «Best in show» allo stand di Cooperativa ceramica d’Imola all’interno di Coverings 2019, la più grande fiera internazionale di settore del Nord America, che si è svolta dal 9 al 12 aprile ad Orlando, in Florida. Su circa 1.100 espositori, provenienti da 90 Paesi, lo stand dell’azienda imolese è risultato nella rosa dei sei migliori per design, creatività, esposizione dei prodotti, uso dello spazio e presentazione complessiva.

In particolare, Coop. ceramica si è distinta nella categoria «Urban modern». Come spiega il sito della fiera, lo stand imolese ha messo in risalto tre temi – bianco, metallo e legno – per un look nuovo ed accattivante. «Il design contemporaneo – spiegano gli organizzatori – ha evidenziato una varietà di differenti tipologie di prodotti simili a marmo, metallo e legno, offrendo una gamma di opzioni per la casa moderna». Lo scorso anno, invece, il premio «Overall best in show» era andato alla Florim di Mordano per il design distintivo e l’uso dello spazio studiato per il proprio stand a due piani, in cui spiccavano l’attenzione al dettaglio e gli elementi architetturali. (r.cr.)

Nella foto: il presidente di Coop. Ceramica, Stefano Bolognesi, mostra il premio «Best in show» al Coverings 2019

La Cooperativa ceramica di Imola premiata negli Usa alla fiera internazionale di Orlando
Economia 21 Aprile 2019

Clai, all’estero va forte il prosciutto di Parma bio

«Anche in un settore saturo come quello delle carni e dei salumi noi cresciamo, grazie a innovazione, investimento in ricerca e sviluppo, collaborazioni con l’Università di Bologna». Così il direttore generale della Clai, Pietro D’Angeli, ha anticipato l’andamento 2018 della cooperativa produttrice di salumi e carni fresche, in un incontro con la stampa in cui sono state presentate anche le novità per l’anno in corso. «Il 2018 è stato positivo – riassume D’Angeli -. Sono cresciute le vendite sia in Italia che all’estero e abbiamo creato lavoro. Anche per i primi tre mesi del 2019 i segnali sono positivi, i numeri ci dicono che stiamo andando nella direzione giusta».

Nel 2018 i volumi del gruppo, composto dalla cooperativa Clai e dalla società Zuarina di Langhirano produttrice di prosciutti di Parma anche bio, sono aumentati del 3%. Il fatturato Clai è stato di 266,6 milioni di euro. «Negli ultimi dieci anni – prosegue – lo sviluppo del comparto export salumi è stato continuo e costante, ? no a raggiungere nell’ultimo anno l’incidenza del 21 per cento sul fatturato. Le esportazioni hanno sbocco in oltre 30 nazioni diff erenti, anche se i volumi si suddividono principalmente tra Gran Bretagna, Francia, Spagna e Germania». Bene anche Zuarina, il cui fatturato si attesta a circa 11 milioni di euro, con l’export che incide per il 40%. «I principali mercati esteri sono Giappone, Usa ed Europa. Da segnalare la particolare attenzione che la proposta bio di Zuarina sta riscontrando sul mercato francese, svizzero e tedesco». L’Italia invece è ancora fanalino di coda in un settore di «supernicchia», dove il prezzo rappresenta «un aspetto che non concorre a far diventare i prodotti bio prodotti di massa – commenta il direttore -. E si rischia di demonizzare i prodotti non bio. In Italia, infatti, i controlli funzionano grazie alle veri? che attente della sanità e dei Nas». (lo.mi.)

L”articolo completo su «sabato sera» del 18 aprile.

Nella foto: in primo piano, il prosciutto di Parma «Zuarina»

Clai, all’estero va forte il prosciutto di Parma bio
Cronaca 8 Marzo 2019

Il settore del turismo preoccupato per le polemiche sull'autodromo: «Vale 9 miliardi, dobbiamo trovare soluzioni»

La storia dell’autodromo imolese è iniziata nell’ormai lontano 1953. Inizialmente denominato Prototipo Coni, successivamente il circuito è stato dedicato alla memoria del fondatore della casa automobilistica del Cavallino rampante e del figlio prematuramente scomparso (cronologicamente, prima al figlio Dino nel 1970 e poi al patron Enzo nel 1988). Negli anni l’autodromo di Imola ha ospitato numerose gare di campionati nazionali e mondiali di auto e moto, legando imprescindibilmente il proprio nome al nome di piloti di Formula Uno, da Gilles Villeneuve (che corse sul circuito del Santerno l’ultima gara prima dell’incidente mortale in pista a Zolder) ad Ayrton Senna e Roland Ratzenberger (entrambi qui deceduti nel 1994).

Difficile, quindi, immaginare il futuro dell’impianto imolese senza gare o eventi motoristici, anche se nel tempo, persa la Formula Uno, ha via via assunto sempre più importanza un suo uso multifunzionale. E’ stato sede infatti di numerosi concerti e festival musicali, tra cui le prime nove edizioni dell’Heineken Jammin Festival; è stato scelto come set di film e programmi televisivi ed ha persino ospitato, nel 2015, la kermesse nazionale del Movimento5Stelle.

Ma, oggigiorno, quanto vale in termini turistici? A dircelo è la ricerca sui flussi turistici che Città metropolitana di Bologna e Imola Faenza tourism company hanno commissionato alla società di consulenza Jfc, i cui risultati sono stati pubblicati nel maggio 2018. Stando ai dati delle presenze turistiche nei dieci comuni del territorio circondariale, nel 2017 la ricaduta riconducibile al circuito imolese è ammontata a 9 milioni di euro su 27,4 milioni totali di fatturato del settore turistico nel circondario imolese. Anche se – tiene a evidenziare il direttore di If, Erik Lanzoni – «gli eventi più grandi che riempiono gli spalti, ad esempio il mondiale Superbike, portano un beneficio per un territorio molto più vasto di quello imolese, lungo una fascia che va da Bologna al mare».

Lo studio If-Jfc ha preso in esame i fatturati dei settori ricettivi, dei servizi complementari e dei redditi per il personale. Ma all’interno dello spaccato preso in esame vi sono, inevitabilmente, un turismo di fascia più alta, economicamente parlando, ed un turismo più popolare. «Il valore dell’autodromo di Imola non si calcola solo in termini di pubblico – puntualizza Lanzoni -. Oltre al clou dell’evento in sé, a fare buoni numeri sono anche gli addetti ai lavori, ad esempio i team delle squadre automobilistiche o motociclistiche, che soggiornano più giorni dei turisti ed hanno una capacità di spesa maggiore. E la qualità dell’evento determina indubbiamente la qualità della presenza. Ad esempio, la finale mondiale del Super Trofeo Lamborghini del 2017 ha riempito gli alberghi imolesi per 5-6 giorni nonostante gli spalti fossero tutt’altro che pieni. In chiave turistica, resta comunque importante il saper diversificare».

E in un passaggio così delicato com’è quello verso la multifunzionalità, e tutt’altro che semplice da realizzarsi, certo non giova la diatriba in corso fra Amministrazione comunale e Formula Imola, la società di gestione dell’autodromo, sfociata nei giorni scorsi in durissimi scambi di accuse. «La discussione va ripresa in maniera costruttiva e nelle sedi appropriate – esorta il presidente di If, Gianfranco Montanari -. Concentriamoci sul come trovare le soluzioni che gli operatori turistici e tutto l’indotto si aspettano per dare avvio ad una stagione che vale oltre 9 milioni di euro. Adesso la priorità è mettere in sicurezza il calendario, ottenendo la conferma di eventi quali il concerto di luglio e il Mondiale di Motocross previsto per il 18 agosto. Gli eventi – conclude il presidente di Imola Faenza tourism company – sono il volano per l’economia e rafforzano l’immagine di Imola, facendone un polo di attrazione per un numero crescente di visitatori»(mi.mo.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 7 marzo

Nella foto tanti visitatori per una delle mostre organizzate al museo dell”autodromo

Il settore del turismo preoccupato per le polemiche sull'autodromo: «Vale 9 miliardi, dobbiamo trovare soluzioni»
Economia 27 Dicembre 2018

L’Università di Bologna «studia» la Clai dai salumi agli alberi secolari

La collaborazione tra Clai e Università di Bologna si consolida. Grazie alla collaborazione con il Centro interdipartimentale di ricerca industriale agroalimentare (Ciri), Clai può contare su un importante confronto tecnico con i professori e sulla possibilità di svolgere analisi di laboratorio, anche molto avanzate, sui prodotti. L’università, dal canto suo, ha modo di confrontarsi con una realtà industriale, di applicare sul campo le proprie conoscenze e far visitare ai propri studenti un’importante industria alimentare. Sempre più di frequente, infatti, la cooperativa agroalimentare apre le proprie porte agli studenti di diversi corsi di laurea per visite guidate allo stabilimento produttivo di Sasso Morelli. «Spesso la collaborazione fra Clai e le università – spiega Fausto Gardini, docente del dipartimento di Scienze e tecnologie agroalimentari – ha portato alla realizzazione di alcune prove di produzione presso gli impianti di Sasso Morelli, focalizzate ad approfondire aspetti ancora sconosciuti sia alle aziende produttrici che agli enti di ricerca. Dai risultati di questi test sono stati poi redatti articoli, presentati e pubblicati su riviste scientifiche internazionali».

Un secondo progetto prevede invece un piano di intervento sperimentale per la salvaguardia degli alberi monumentali di villa La Babina, il centro direzionale Clai a Sasso Morelli. Il parco conta circa 200 alberi ad alto fusto, tra cui spiccano farnie, lecci e un imponente olmo bianco. «La conservazione dei parchi storici – spiega Alberto Minelli, docente del corso di laurea in Verde ornamentale e tutela del paesaggio nel plesso di Imola – prima o poi si trova di fronte al problema di come gestire esemplari arborei datati, sicuramente di grande effetto, ma soggetti a problemi fitosanitari. Il deperimento fisiologico e strutturale è all’ordine del giorno ed è normale, in quanto trattasi di esseri viventi. Tecniche appropriate di manutenzione e conservazione possono allungare la permanenza delle alberature nei parchi per decine di anni, rispetto a una situazione mal gestita». (Redazione Economia)

Nella foto: gli alberi monumentali di villa La Babina

L’Università di Bologna «studia» la Clai dai salumi agli alberi secolari
Cronaca 17 Dicembre 2018

Il 18 dicembre al circolo Sersanti i direttori dei settimanali imolesi intervistano il presidente della Regione Bonaccini

Le associazioni culturali Centro Studi A. De Gasperi, Imprese e professioni, Centro Studi Luigi Einaudi hanno organizzato per martedì 18 dicembre, dalle ore 18 alle 20, presso il circolo Sersanti, in piazza Matteotti 8, un incontro-dibattito dal titolo «La nostra regione com’è oggi, come sarà domani», nel corso del quale Fulvio Andalò (direttore di «sabato sera») e Andrea Ferri (direttore del Nuovo diario messaggero) intervisteranno il presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini.

L’argomento indicato nel tema dell’incontro vuole stimolare una riflessione sui dati presentati lo scorso luglio nel Rapporto 2018 dell’Osservatorio interregionale economia e territorio, costituito dalle Cna regionali dell’Emilia Romagna, della Lombardia e del Veneto, confermati dal report della Banca d’Italia. Le risultanze (al netto delle incertezze del terzo trimestre 2018 che sembrano peggiorare nel quarto) indicano che l’Emilia Romagna si lascia alle spalle la crisi economica e torna ad avere lo stesso Pil del 2007, mentre il resto d’Italia è ancora in fase di recupero.

Rispetto al 2016, nel 2017 la crescita è stata dell’1,7% e dovrebbe arrivare all’1,8% nel 2018, contro una media nazionale che resterebbe ferma all’1,5%. Ad incidere positivamente sul dato sono stati gli investimenti delle aziende, +9,6%, e l’export, +6,7%. In Emilia Romagna le esportazioni sono guidate dalla meccanica (+73%), mentre il settore più in difficoltà è quello dell’edilizia, che ha subito una contrazione del 40%. Anche l’occupazione è in crescita e il numero di occupati risulta essere superiore rispetto ai livelli del 2007 (+2,9%).

L”articolo completo è su «sabato sera» del 13 dicembre

Nella foto Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia-Romagna

Il 18 dicembre al circolo Sersanti i direttori dei settimanali imolesi intervistano il presidente della Regione Bonaccini
Economia 12 Dicembre 2018

La vetreria Glastebo torna a crescere, commesse importanti anche all'estero

Nei mesi scorsi abbiamo raccontato la storia della vetreria Glastebo. Dopo il fallimento è andata all’asta per ben due volte ed è stata infine acquisita da una cordata italo-marocchina, costituita in parti uguali da Leali Vetri di Castiglione delle Stiviere e dalla Miroiterie du Grand Maghreb (Mgm) di Casablanca. Quando lo abbiamo incontrato nello stabilimento castellano in marzo, il nuovo direttore generale di Glastebo International, Tarik El Ouariti, si era posto l’obiettivo di rilanciare l’azienda di via Meucci. «In questo primo anno di gestione abbiamo ricominciato a crescere – ci aggiorna El Ouariti – e chiuderemo il 2018 con un fatturato di oltre 3 milioni e mezzo di euro, a fronte dei 3,2 milioni del 2017. Al momento stiamo cercando di costruire una rete con i nostri clienti e fornitori, perché senza una vera unione non è possibile dare il corretto valore ai nostri prodotti».

Nell’arco di quest’anno, Glastebo International ha riorganizzato i flussi di lavoro, introducendo un nuovo sistema per la tracciabilità degli ordini. Il prossimo passo sarà riuscire a prendere in carico gli ordini in tempo reale. «Siamo già in piena produzione – anticipa il general manager – e da gennaio aggiungeremo anche il turno notturno. Abbiamo commesse importanti anche all’estero, in particolare a Casablanca». Sono state inoltre avviate nuove collaborazioni con la multinazionale giapponese Kuraray, fornitrice dei plastici da laminazione, con l’industria vetraria torinese Cilvea e con la Logli Massimo di Prato, specializzata in balaustre, parapetti e pensiline, di recente acquisita dalla multinazionale Saint-Gobain. Inoltre, in progetto c’è l’acquisizione della stampa digitale e l’intenzione di introdurre la cosiddetta «tempera chimica», per l’indurimento di vetri supersottili e vetri destinati al mercato navale.

Nel frattempo l’assetto societario è cambiato. Socio di maggioranza è ora la Mgm al 49%, segue la Leali Vetri al 41%. Nella compagine è entrato l’attuale responsabile di produzione, Ivan Gianantoni, con una quota del 10%. «A livello societario abbiamo avuto qualche problema che ci ha un po’ rallentato – ammette Nour Eddine Bakoussi, titolare della Mgm – ma stiamo recuperando». Bakoussi gestisce a Casablanca l’impresa di famiglia specializzata nell’installazione vetri, fondata nel 1989 e con filiale a Marrakech. «Vengo da una famiglia di artigiani del vetro, mio nonno faceva già questo lavoro – ci spiega l’imprenditore, che a cadenza mensile fa tappa a Castel San Pietro -. La Mgm non si occupava di trasformazione. Per diversificare la mia attività sono venuto in Italia alla ricerca di materiale di qualità. Grazie all’ingegnere Tarik ho conosciuto Glastebo, in liquidazione. Vedere una impresa come questa a rischio smantellamento è stato per me come vedere estrarre un dente sano. Così abbiamo deciso di investire per salvarla, di presentarci al tribunale e di batterci con i concorrenti per aggiudicarcela. A Casablanca il prossimo anno partiranno i lavori per la realizzazione di due grandi torri. Lavoreremo per la nuova sede centrale della Banca popolare del Marocco, alta 26 piani, e per la nuova sede della Caisse de retraite (l’equivalente della nostra Inps, Ndr), alta 19 piani». (lo.mi).

L”articolo completo su «sabato sera» del 6 dicembre.

Nella foto: lo staff al completo di «Glastebo International»

La vetreria Glastebo torna a crescere, commesse importanti anche all'estero

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