Economia

Albicocca Reale, Bella d'Imola, pesca Buco incavato: alla scoperta della frutta di una volta

Albicocca Reale, Bella d'Imola, pesca Buco incavato: alla scoperta della frutta di una volta

Albicocca Tonda (Tondina) di Tossignano, albicocca Reale di Imola e la Bella d’Imola, pesca bianca Sant’Anna Balducci di Imola e la pesca Buco incavato di Massa Lombarda. Ad oggi, assieme a loro, sono iscritte al Repertorio regionale dei frutti antichi e dimenticati circa un’ottantina di varietà frutticole ma c’è ancora tanto materiale genetico da catalogare. Sempre più, infatti, negli ultimi anni è maturata la coscienza del valore della biodiversità, una parola che ha messo in discussione uno dei principi fondanti dell’agricoltura moderna: uguale è bello.

Un lavoro di recupero dell’agribiodiversità supportato dalle direttive europee, tradotte in normative nazionali, da cui sono derivati gli interventi legislativi regionali per gli imprenditori agricoli che hanno mantenuto in azienda o rimesso in coltura vecchie varietà. La nascita dei mercati contadini e la conseguente incentivazione del consumo dei prodotti agricoli locali di antica tradizione ha poi accentuato anche nei consumatori il desiderio di conoscere i sapori e i gusti del passato. «L’Emilia Romagna – precisa Claudio Buscaroli del Crpv, il Centro ricerche produzioni vegetali di Cesena – possiede un patrimonio varietale ricchissimo e unico al mondo, a parte la Cina, per quanto riguarda in particolare le piante da frutto. Peccato perderlo, anche perché questo patrimonio di biodiversità potrebbe essere veramente una risorsa».

Ma mantenere e recuperare la biodiversità è solo il primo passo. Occorre poi farne conoscere l’unicità al pubblico di consumatori e apprezzarne la bontà. «Ciò che colpisce più di tutto in questi frutti antichi – conferma Buscaroli – è il profumo e l’aroma, caratteristiche perse nelle produzioni più recenti, selezionate per un’agricoltura più produttiva ed industriale». L’albicocco caratterizza il territorio imolese dalla fine dell’Ottocento, come testimoniano i nomi di alcune varietà che ne hanno fatto la storia: la Tondina di Tossignano, la Reale di Imola, la Bella d’Imola. La Tondina, che pare abbia origine grazie alle sperimentazioni agronomiche di inizio Novecento di don Giuseppe Dal Pozzo, parroco di Fontanelice, è buonissima. Ma proprio perché tondeggiante e piccola, venne sostituita dalla Reale di Imola, già dal nome un successo degli anni Sessanta.

Nella vallata del Santerno ecco allora frutti molto grossi di forma ovale con la buccia gialla e la polpa dolce e profumata. Ma la Reale di Imola è difficile da conservare e questo rappresenta un problema ai fini della sua commercializzazione. Sempre delle colline imolesi è anche la Bella d’Imola, ottima albicocca, soprattutto se consumata fresca, impiegata nella preparazione di sciroppi e marmellate e particolarmente adatta all’agricoltura biologica. (al.gi.)

Per saperne di più l”articolo completo è su «sabato sera» del 23 maggio

Nella foto l”albicocca Reale d”Imola

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