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Economia 3 Giugno 2019

Bilancio 2018 tra i migliori di sempre per Sacmi, in crescita gli investimenti, gli occupati e il patrimonio netto

Ricavi a 1,44 miliardi di euro; patrimonio netto a 668 milioni, in ulteriore crescita; e un utile di bilancio pari a 50 milioni di euro. Questi i dati più eclatanti del bilancio consuntivo relativo al 2018 che i soci della cooperativa Sacmi hanno approvato sabato 18 maggio. Un bilancio che vede in ulteriore crescita sia gli investimenti (42 milioni di euro nel 2018; oltre 220 milioni in 5 anni), sia la forza lavoro che, a livello di gruppo, ha superato le 4.500 unità. «Nella storia di Sacmi – tiene a sottolineare il presidente della cooperativa, Paolo Mongardi – il 2018 resta uno dei migliori risultati di sempre, con un margine operativo netto migliorato rispetto all’anno precedente».

Stabile la quota di export (85% dei volumi), performance tanto più significativa se la si inquadra in un contesto internazionale complicato, «dove le iniziali prospettive di brillante continuità rispetto agli anni precedenti – spiega Mongardi -, indicate dagli economisti su tutti i mercati, hanno progressivamente perso slancio in corso d’anno, evidenziando nell’evoluzione del ciclo economico un deciso e sostanziale indebolimento degli indicatori di crescita».

Nata nel 1919 (quest’anno quindi festeggerà il proprio centenario di storia), Sacmi è oggi un gruppo multinazionale. Guardando ai mercati, se l’Europa nel suo insieme ha fatto segnare risultati inferiori alle aspettative iniziali, buoni risultati sono arrivati dall’Italia. Allargando il campo al resto del mondo, si è assistito ad una sostanziale ripresa di mercati che avevano in parte segnato il passo negli anni scorsi (Russia, Ucraina, Brasile), mentre segnali di rallentamento si stanno riscontrando in nord America (specialmente negli Stati Uniti), in conseguenza di una politica commerciale che ha generato incertezze negli investitori. Bene l’Africa, con un quadro di progetti e investimenti in ulteriore crescita, mentre l’Asia vede, accanto al rafforzamento di Sacmi nell’area indiana, le perduranti sfide della concorrenza cinese, da inquadrarsi nel più ampio contesto geopolitico mondiale. (r.cr.)

L”articolo completo e ulteriori notizie sono su «sabato sera» del 30 maggio

Nelle foto il nuovo Sacmi Innovation Lab inaugurato il 9 aprile e il presidente Paolo Mongardi

Bilancio 2018 tra i migliori di sempre per Sacmi, in crescita gli investimenti, gli occupati e il patrimonio netto
Cronaca 30 Maggio 2019

Tutti i vincitori di Vitamina C, il concorso che premia le migliori idee d'impresa degli studenti delle scuole superiori

Pensiamo a quanta plastica in meno si produrrebbe se i contenitori per alimenti e bevande, dai bicchieri per le feste alle coppette per il gelato, fossero anch’essi, come il loro contenuto, commestibili e compostabili. E’ questa l’idea sulla quale punta «Drink Health», il progetto d’impresa presentato da Caterina Dotti, Giulia Folli, Beatrice Franchini, Francesca Gambetti e Ilaria Tagliavini, stu-denti delle 4ª A e B dell’Istituto Agrario Scarabelli (docente referente Roberta Giacometti), che ha vinto l’edizione 2019 di Vitamina C, il concorso promosso da Alleanza delle Cooperative Italiane di Imola, Legacoop di Bologna e Imola e Confcooperative Bologna.

L’idea alla quale i ragazzi hanno lavorato in questi mesi è stata valutata dalla giuria «molto attuale come risposta alla legislazione europea ed alle problematiche di sostenibilità ambientale», anche dal punto di vista commerciale, aspetto che secondo la commis-sione è stato «trattato in modo adeguato con valutazioni interessanti». «Drink Health» ha avuto la meglio su «Fast&Healthy», presentato da Alexandru Stoian, Amelia Graziano, Catalin Bitca e Leonardo Rasca della 4ª Asues dell’Istituto Alessandro da Imola e su ZooEnergy, il progetto creato da Mattia Marangoni, Alessandra Zirondelli, Jacopo Rambaldi e Giulia Guerra della 4ª E dello Scarabelli. I secondi classificati hanno scelto, per il loro progetto, di produrre una linea di alimentazione sana, pensata in particolare per gli sportivi, mentre i terzi vorrebbero confezionare alimenti per animali riutilizzando gli scarti di frutta e verdura.

Tutti e tre i gruppi parteciperanno al viaggio che, come ogni anno, rappresenta il premio più ambito. La meta scelta per questa edizione è Milano, capitale economica d’Italia, che accoglierà i ragazzi imolesi in uno dei periodi più smaglianti: la settimana della moda. «Andremo a visitare start-up e imprese create da giovani – sottolinea la responsa-bile di Vitamina C, Rita Linzarini – e ci sarà tempo anche una fuga per un giorno sul lago Maggio-re». Per quanto riguarda gli altri riconoscimenti, «Drink Health» si è aggiudicato anche il premio per il progetto più votato sul web.

«Avete fatto un bellissimo percorso formativo che vi ha mostrato come si forma, si costruisce e si mette in pratica un progetto imprenditoriale e questo è già positivo», ha detto ai ragazzi in occasione della premiazione Domenico Olivieri, presidente di Alleanza delle Cooperative di Imola, invitandoli a studiare e a riflettere, nelle scelte sugli indirizzi di studio, guardando alla città e alle opportunità che offre. «La cooperazione è uno dei soggetti ai quali potrete rivolgervi. A Imola esiste da ben oltre cent’anni. Abbiamo cooperative che hanno 140 anni, che ci sono ancora, che hanno accolto generazioni di lavoratori. Eccellenze che girano il mondo, sono protagoniste della competizione globale e che hanno bisogno dei giovani, non proprietà di chi vi lavora, ma che qualcuno ha ricevuto e che dovrà passare poi a qualcun altro. Non credete a chi vi dice che la cooperazione non ha futuro: la storia dimostra che non è vero». (mi.ta.)

Il servizio completo su Vitamina C è su «sabato sera» del 23 maggio

Nella foto i gruppi vincitori con organizzatori e componenti della giuria

Tutti i vincitori di Vitamina C, il concorso che premia le migliori idee d'impresa degli studenti delle scuole superiori
Cronaca 19 Maggio 2019

“Vitamina C' vicina al traguardo, il 20 maggio la premiazione del concorso di Alleanza delle Cooperative per le scuole

L”edizione 2019 di «Vitamina C – Cooperazione, Condivisione e Cultura d’impresa» si avvicina alla conclusione. Domani lunedì 20 maggio, alle 9.30 (Sala delle Stagioni in via Emilia 25 a Imola) è infatti in programma la premiazione del concorso che dal 2001 promuove i migliori progetti d’impresa ideati dai ragazzi delle scuole superiori del circondario imolese. Nove sono i gruppi di aspiranti cooperatori quest’anno in lizza per aggiudicarsi il viaggio e gli altri premi messi in palio dagli sponsor.

Le proposte imprenditoriali presentate dagli studenti rispecchiano un’idea di sviluppo sostenibile e di ricerca del benessere che passa attraverso l’alimentazione sana, lo sport, il corretto smaltimento dei rifiuti e la semplificazione delle pratiche della vita quotidiana. Si va infatti dall’inchiostro biodegradabile per stampanti alla produzione di scontrini telematici, dai contenitori commestibili per alimenti agli accorgimenti per ridurre e riciclare i rifiuti. C’è poi chi ha pensato a produrre alimenti per animali dagli scarti ortofrutticoli e chi propone cibo sano per sportivi e non solo. Per chi ama non perdere tempo, ecco poi l’idea per saltare le file, mentre un altro progetto aiuta le persone a socializzare giocando insieme.

Le votazioni online si sono chiuse il 16 maggio (www.cooperativeimolesi.it e poi cliccare su Vitamina), ma determinante sarà anche il voto della Commissione, che selezionerà i cinque progetti che si contenderanno la vittoria. Grazie agli sponsor, il montepremi del concorso è molto ricco. Oltre al viaggio, la cui meta sarà svelata proprio il giorno della premiazione, sono previsti gadget per tutti, contributi in denaro e buoni spesa. (mi.ta.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 16 maggio

Nelle foto i nove gruppi di studenti partecipanti

“Vitamina C' vicina al traguardo, il 20 maggio la premiazione del concorso di Alleanza delle Cooperative per le scuole
Economia 13 Aprile 2019

La cantina “Dalfiume Nobilvini' festeggia 70 anni con un Sangiovese superiore che sarà presentato al Very Wine

L”azienda vinicola di Castel San Pietro Terme “Dalfiume Nobilvini” compie 70 anni. Da tre generazioni la passione e la determinazione contraddistinguono la storia imprenditoriale della famiglia Dalfiume, che festeggia l”importante ricorrenza con una novità: “LXX Riserva Settanta” a marchio Villa Poggiolo, un Sangiovese Superiore Dop che ha debuttato nei giorni scorsi al Vinitaly e che sarà presentato al territorio sabato 13 e domenica 14 aprile a Very Wine 2019. L”evento, capace di attirare numerosi appassionati con degustazioni di cibo e vino, quest”anno viste le condizioni meteo sfavorevoli si terrà direttamente nella Cantina “Dalfiume Nobilvini”, in via Madonnina n. 3041 a Castel San Pietro Terme.

In realtà per la famiglia Dalfiume l”’amore per il vino e la lavorazione della vigna è nata ancora prima, addirittura nei primi decenni del Novecento, con Odoardo Dalfiume che già coltivava la vite nel podere che aveva in affitto, vendendo ad amici e vicini il vino che ne ricavava. La passione si fece tuttavia più forte al termine della Seconda guerra mondiale quando i Dalfiume si trasferirono a Bologna. Era la primavera del 1949 ed Odoardo, insieme alla moglie Adele, diede vita in via Massarenti alla “Cantina Dalfiume e figli”.

Di lì a poco la famiglia si spostò in zona Pontevecchio, sempre a Bologha, dove c”erano gli spazi sufficienti per organizzare l’attività d”impresa in modo più strutturato. I figli gemelli di Odoardo e Adele, Gianni e Franco, furono coinvolti fin da bambini nell’attività familiare, diventando il braccio e la mente di un’azienda in crescita, capace di guadagnare un’importante quota di mercato in città e provincia. Nel 1975 la famiglia acquistò la cantina di Alberici Cleto di Castel San Pietro Terme, dando avvio a una nuova fase di sviluppo dell”attività aziendale che continuò a crescere negli anni ’80 quando l”impresa divenne produttrice diretta di uve affittando alcuni poderi sui colli bolognesi. E negli anni ”90, ecco un altro passaggio importante: l”acquisto, nel 1991, degli oltre 70 ettari di Tenuta Poggiolo, l’azienda vitivinicola di famiglia che ha dato il nome al “top quality brand” “Villa Poggiolo”.

La seconda metà degli anni ”90 ha visto poi il subentro alla conduzione della Cantina della terza generazione della famiglia, nelle persone di Davide e Silvia, figli rispettivamente di Franco e Gianni, che a seguito della scomparsa di Franco seppero raccogliere il testimone, con l”appoggio di Gianni. Il resto è storia di oggi, con la crescita della presenza nella grande distribuzione e nella ristorazione. «“Ancora oggi- commenta l”amministratore unico Davide Dalfiume – percorriamo con passione il viaggio iniziato dal nonno Odoardo e perseguiamo con determinazione il sogno dei nostri genitori: portare ogni giorno sulla tavola la tipicità, i profumi e i sapori più autentici dell’Emilia-Romagna. LXX Riserva Settanta è un vino elegante e possente, che racconta gli anni vissuti e le vite che li hanno attraversati, cresciuto in cantina lentamente, senza fretta, ma sempre controllato, viziato. Fin da subito destinato ad essere una Riserva, perché settant’anni sono tanti, per produrlo abbiamo selezionato le migliori uve Sangiovese, perché il territorio è la nostra forza da sempre». (r.cr.)

Nella foto la famiglia Dalfiume

La cantina “Dalfiume Nobilvini' festeggia 70 anni con un Sangiovese superiore che sarà presentato al Very Wine
Economia 12 Marzo 2019

Calano a Imola le imprese agricole femminili. Il racconto di alcune imprenditrici del settore

Al 31 dicembre 2018 a Imola le imprese attive femminili nel settore Agricoltura, Silvicoltura e Pesca erano 172, tre in meno rispetto alla fine del 2017. Una leggera flessione che riflette il panorama del circondario, della provincia di Bologna e della regione Emilia Romagna. Nel circondario, infatti, sempre nel-lo stesso settore, a dicembre si contavano 395 imprese in rosa (nel 2017 erano 414), in provincia 2.015 (nel 2017 erano 2.094), in regione erano 85.006, 102 unità in meno rispetto alla fine del 2017. Dati forniti dal Registro delle imprese delle Camere di commercio elaborati da Unioncamere Emilia Romagna che, pur riflettendo un segno meno, raccontano di donne che hanno fatto del lavoro nell’agricoltura un’opportunità, una scelta in un settore difficile che ha conosciuto crisi profonde e che rappresenta una sfida continua.

Per alcune il «fare agricoltura» è stato naturale, perché figlie di genitori agricoltori, per altre la scelta è stata dettata dall’amore o dalla necessità. Altre ancora hanno avuto l’opportunità di svolgere altre attività, ma poi il richiamo della terra le ha riportate ad occuparsi di piante e animali. C’è la storia di Luana Tampieri, 32 anni, imolese, un diploma di tecnico nella gestione aziendale, una laurea in economia e un lavoro presso due studi contabili di Imola e presso un’azienda controllata del gruppo Hera. «Poi ho capito – racconta lei stessa – che quella non poteva essere la mia vita “chiusa in un ufficio”, ho quindi scelto di rimanere nel settore agricolo investendo tempo e denaro nell’azienda di famiglia». Dall’anno scorso Luana è presidente di “Donne in campo Emilia Romagna”, l’associazione della Cia, Confederazione italiana agricoltori, che si occupa delle politiche femminili.

Flavia Montroni ha un anno in più e quando l’abbiamo raggiunta telefonicamente stava guidando il trattore nel terreno di famiglia a Castel San Pietro. Noi donne riusciamo a fare tante cose insieme. «E’ vero – ci ha detto -, ma la terra non aspetta. Adesso, ad esempio, dietro al trattore, che ho dovuto imparare a guidare, ho altri collaboratori che attendono il mio passaggio per continuare il lavoro. Mi sono laureata nella progettazione delle aree verdi, ma quando è stato il momento di scegliere se andare a Torino per proseguire la specialistica ho pensato agli sforzi dei miei genitori e per non perdere ciò che avevano conquistato con la fatica ho deciso di rimanere e di dedicarmi all’agricoltura. Ho scelto la praticità. Avevo bisogno di muovermi».

E poi le storie di Giulia Serrao e Alice Padula, associate alla Coldiretti di Imola. «Sono nativa di Roma – racconta Giulia Serrao, 44 anni titolare del Podere Colombara a Ponticelli – ma sono arrivata a Imola partendo da Siena per amore. Mio marito abitava a Imola ed è stato naturale seguirlo. L’avvio nel mondo dell’agricoltura lo abbiamo deciso tardi, insieme». Laureata in Biologia e finito il dottorato non aveva prospettive, ma una cosa era certa. «Amo tantissimo gli animali e la natura e andando in giro in mountain bike un giorno abbiamo visto un posto bellissimo, ce ne siamo innamorati e abbiamo dato avvio alla produzione e vendita di albicocche». Lavoro, però, troppo impegnativo e poco remunerativo. «E allora ci siamo inventati una nuova attività, abbiamo avviato un laboratorio per l’essicazione di frutta biologica. Abbiamo dovuto imparare tante cose, e ancora stiamo imparando». Da un’intuizione, un’attività condivisa che, giorno dopo giorno, aumenta la sua produzione.

La storia di Alice Padula, 32 anni, è ancora più originale. «Io sono estetista, ma da tre anni sono diventata coltivatrice diretta per esigenza. Già nel tempo libero aiutavo mio marito nell’allevamento di galline, conigli a Borgo Tossignano e andavo con lui nelle fiere e mercati di animali vivi. Praticamente da part-time questo lavoro è diventato il mio. Ho dovuto adattarmi tantissimo. Quando prima andavo a lavorare entravo in un bel salone profumato, oggi gli odori che sento sono sicuramente diversi. Il contatto con la natura, però, è irrinunciabile». Queste, e tante altre, sono storie che rimangono troppo spesso nascoste. «Di donne che lavorano in agricoltura – sottolinea Luana – se ne parla troppo poco. La capacità imprenditoriale femminile nel settore agricolo è ancora poco apprezzata». (al.gi)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 7 marzo

Nella foto da sinistra Flavia Montroni, Luana Tampieri e Giulia Serrao

Calano a Imola le imprese agricole femminili. Il racconto di alcune imprenditrici del settore

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