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Cultura e Spettacoli 23 Novembre 2019

La storia degli spaghetti al pomodoro e il mito delle origini nel libro che Massimo Montanari presenta al Baccanale

Pochi piatti della cucina italiana possono vantare la valenza identitaria degli spaghetti al pomodoro. Non a caso ad essi vengono spesso associate parole come tradizione, origini e, appunto, identità. Ma non sempre a proposito. O meglio: non sempre con la piena consapevolezza del significato da dare alle parole. Nel suo libro «Il mito delle origini. Breve storia degli spaghetti al pomodoro» (ed.Laterza), che sarà presentato nel corso del Baccanale oggi, sabato 23 novembre alle 17.30 nella sala della biblioteca comunale di Imola, Massimo Montanari, professore ordinario presso il Dipartimento di storia, culture e civiltà dell’Università di Bologna e tra i massimie sperti di storia dell’alimentazione, dedica il primo capitolo proprio alla questione dell’uso dei termini. Un primo capitolo dal titolo «Parole. Maneggiare con cura» in cui l’autore mette in chiaro cosa si intende per origini.

«Spesso si tende a equivocare– sottolinea Montanari – perché si dà al termine “origini” il significato di “spiegazione” e non solo di “inizio”, per cui le origini diventano non solo l’inizio, ma ciò che spiega le cose. Da qui nasce la retorica sul tema dell’origine che garantisce, che deve essere controllata e protetta, che dà a questo termine un significato che lo storico non riconosce. C’è un avvio, c’è un’origine, ma poi ci sono eventi, incontri, atteggiamenti che danno il via a processi e producono cambiamenti. Lo storico è interessato a questo».

Intendere le origini in questo modo pare una sorta di rifugio dai cambiamenti.
«Ma allo storico interessa più lo sviluppo che l’origine. Il senso della storia è come si sono evolute le cose e perché. Le vicende che ho raccontato nel mio libro servono a mostrare che senza cambiamenti, senza eventi, senza storia non succederebbe nulla. Parto dalle osservazioni di Marc Bloch, il maggiore storico del Novecento, che polemizza sull’idolo delle origini (lo chiama proprio così: idolo) usando l’esempio della ghianda che ha bisogno di incontrare un suolo adatto, e poi acqua, e poi nutrimenti per crescere e diventare una quercia. Ecco, la metafora della pianta va usata fino in fondo: nessun seme diventa un albero senza condizioni favorevoli. La storia insegna: sono gli incontri tra esperienze diverse che danno sapore alle vicende della vita».

Veniamo alla storia degli spaghetti al pomodoro: leggendo il libro si resta sorpresi dai processi che hanno portato nei secoli alla nascita di questo piatto. Innanzitutto, lei sfata un mito: la pasta non è stata fatta conoscere in Italia da Marco Polo di ritorno dalla Cina.
«È una leggenda, anzi una falsa notizia, perché la pasta era già conosciuta in Italia al tempo di Marco Polo. La prima area di diffusione è la Sicilia, dove si erano incrociate e incontrate varie tradizioni: quella greco-romana, che conosceva la pasta come uno dei tanti modi per usare la farina di grano con l’acqua, ma non come genere alimentare, poi quella proveniente dalla Persia e quella araba. Il nostro modo di usare la pasta risale al Medioevo e all’uso della pasta che si faceva nella cucina araba. Ed è solo nel Medioevo che la pasta diventa una vera categoria, un genere a sé stante». (mi.ta.)

L”intervista completa è su «sabato sera» del 21 novembre

Nelle foto: la copertina del libro, Massimo Montanari e un piatto di spaghetti al pomodoro, simbolo della gastronomia italiana

La storia degli spaghetti al pomodoro e il mito delle origini nel libro che Massimo Montanari presenta al Baccanale
Cultura e Spettacoli 19 Novembre 2019

Torna CooperAttivaMente con «Altri sguardi» sulla storia e sul ruolo delle donne nei secoli

«Altri sguardi» sulla storia. Domani, mercoledì 20 novembre la rassegna Cooperattivamente si occuperà, in collaborazione con la Società italiana delle Storiche e con l’associazione PerLeDonne, di un tema particolare, che potremmo semplificare come il rapporto tra le donne e la storia. Il presupposto è che la storia, in generale, è raccontata al maschile: poche sono le donne di cui si parla e poche erano, fino a poco tempo fa, quelle che se ne occupavano. Il 20 novembre, appunto, saranno a Imola (ore 18, sala delle Stagioni) Francesca Minen e Caterina Di Paolo, rispettivamente autrice dei testi e illustratrice del volume «Le civiltà dei fiumi. Altri sguardi, nuovi racconti». Il libro fa parte, insieme a «Preistoria», l’altro volume già pubblicato, della collana «Storie nella Storia», edita da Settenove, nata con l’obiettivo di fornire, appunto, un approccio nuovo e diverso alla storia, più rispettoso del ruolo femminile, più vicino alle persone comuni, alla descrizione della società, della vita quotidiana, dei rapporti all’interno delle famiglie.

A dialogare con le autrici saranno Assunta Di Sario in rappresentanza dell’associazione PerLeDonne di Imola e la giornalista di «sabato sera» Milena Monti. Non a caso l’associazione PerLeDonne ha inserito l’appuntamento nel calendario delle iniziative in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, ritenendo che, accanto all’aiuto concreto alle donne vittime di violenza di genere svolto quotidianamente attraverso il Centro antiviolenza, occorra un lavoro culturale che ridefinisca in maniera intelligente, nelle diverse fasi della storia umana, il ruolo delle donne. Un approccio che vede d’accordo Francesca Minen. «Il problema – spiega – è che la storia è fatta da uomini, che ne scrivono una versione fatta di guerre e politica, poco attenta ai fatti meno roboanti, ma fondamentali -. Anche la ricerca archeologica privilegia il palazzo, il tempio e non invece i centri di insediamento della popolazione. I fondi venivano dati a grandi scavi, statue colossali, corredi d’oro ed’argento, non per portare alla luce i luoghi in cui abitavano le persone normali. Ora si fa più attenzione a questa storia più puntuale, alla vita di ogni giorno, all’attività produttiva svolta dalle donne, che in genere lavoravano in casa ma preparavano il cibo, producevano vestiario, si occupavano di piccoli e anziani, realizzavano utensili, anfore,ciotole. Non erano retribuite, quindi in genere non si considera come lavoro».

Il libro «Le civiltà dei fiumi» prende in esame quattro civiltà sviluppatesi lungo il corso di grandi fiumi: la Mesopotamia (Tigri ed Eufrate), l’Egitto (Nilo), la Cina (fiume Giallo e fiume Azzurro) e la valle dell’Indo (fiume Indo appunto),nel subcontinente indiano. Per quanto riguarda le fonti, Minen osserva: «Quando ci sono si usano le fonti scritte, ma nel caso della valle dell’Indo la scrittura non è ancora stata decifrata. In questo caso ci si appoggia su dati archeologici. Tuttavia, anche in presenza di fonti scritte, occorre sempre chiedersi da chi sono state scritte e per quale fine. Quasi mai le autrici sono donne e di solito i documenti che si trovano sono amministrativi, economici,storici. Si tratta di dati funzionali, spesso mirati ad affermare l’ideologia del sovrano. Tornando alle donne, si trovano menzionate, ma molto difficile è trovare delle scrittrici. In Mesopotamia però,intorno al 2000 a.C., è vissuta Enheduanna, la prima poetessa di cui sappiamo il nome

Accanto a Francesca Minen ha lavorato al libro, in qualità di autrice delle illustrazioni, Caterina Di Paolo. «Illustrare i testi della collana è una sfida grande per me – confessa-. Non è un progetto in cui posso avere carta bianca. Certamente lavoro seguendo il mio stile, ma nell’ambito di parametri precisi. L’idea di costruire una serie illustrata su questo tema aiuta perché non si tratta di volumi didattici, nei quali l’illustrazione è poca e non preponderante. In questa collana l’illustrazione e lo scritto insieme aiutano ad approcciare un tema difficile come la parità di genere, a renderlo più vicino alla comprensione e a produrre empatia in chi legge». (mi.ta.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 14 novembre

Nella foto: la copertina del libro “Le civiltà dei fiumi” e le autrici Francesca Minen (in alto) e Caterina Di Paolo (in basso)

Imola

Torna CooperAttivaMente con «Altri sguardi» sulla storia e sul ruolo delle donne nei secoli
Cultura e Spettacoli 13 Novembre 2019

CooperAttivaMente presenta il libro «Le Civiltà dei Fiumi», la storia vista dal punto di vista delle donne

Terzo appuntamento della stagione 2019-2020 della rassegna Cooperattivamente mercoledì 20 novembre alle 18 alla Sala delle Stagioni di Imola. In collaborazione con la Società italiana delle Storiche e l”associazione imolese Perledonne, è in programma «Sguardi di genere», incontro con Francesca Minen e Caterina Di Paolo, rispettivamente autrice e illustratrice del libro «Le Civiltà dei Fiumi. Altri sguardi, nuovi racconti» della collana «Storie nella Storia», edita da Settenove e coordinata da Elisabetta Serafini. Le due ospiti dialogheranno nell”occasione con la giornalista di «sabato sera» Milena Monti e con Assunta Di Sario dell’associazione Perledonne.

L”appuntamento del 20 novembre fa parte del calendario di iniziative che l”associazione Perledonne promuove in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Il motivo della scelta è legato alla convinzione delle socie di Perledonne che la violenza di genere debba essere combattuta non solo aiutando concretamente le vittime, bensì anche promuovendo un lavoro culturale che ridefinisca in maniera intelligente, nelle diverse fasi della storia umana, il ruolo delle donne. Non a caso l’associazione ricorda di avere collaborato con CooperAttivaMente anche nel marzo scorso, in occasione dell’allestimento della mostra «Verso la parità. Dal 1968 una rivoluzione da completare». Perledonne rilascerà ai presenti interessati un attestato di partecipazione all’evento del 20 novembre.

A Imola non sarà presente Elisabetta Serafini, coordinatrice della collana «Storie nella Storia» e autrice del primo libro del progetto, già pubblicato e dedicato alla «Preistoria». Queste le sue parole per illustrare il progetto: «Immaginate se un matematico tentasse di risolvere un’equazione usando soltanto numeri dispari, un pittore preparasse la sua tavolozza senza usare il rosso e il giallo, un poeta componesse versi con parole senza vocali…Avremmo equazioni diseguali, dipinti sbiaditi, versi dalle sonorità rauche e impronunciabili. E la storia dell’umanità? Immaginate se uno storico raccontasse solo i fatti e le avventure degli uomini. Avremmo una storia strana, irreale, sbilenca». Ecco dunque la necessità di «raddrizzare» la storia. «Per completarla – aggiunge Serafini – era necessario raccogliere una massa di informazioni sulla vita delle donne e riscrivere la storia delle donne e degli uomini: la storia dell”umanità». 

Tornando a CooperAttivaMente, ricordiamo che è un progetto ideato e promosso dal Consiglio di zona soci del Circondario imolese di Coop Alleanza 3.0 e da Coop. Bacchilega, in collaborazione con varie realtà associative del circondario imolese, con l”obiettivo di promuovere e sviluppare la cultura e la crescita civile, civica e cooperativa del territorio, ma anche corretti stili di vita e di consumo. Gli eventi, compreso quello del 20 novembre, sono ad ingresso libero. (r.c.)

CooperAttivaMente presenta il libro «Le Civiltà dei Fiumi», la storia vista dal punto di vista delle donne
Cultura e Spettacoli 9 Novembre 2019

Ombre e… Luce d'amore nel romanzo «L'ultimo segreto di Botticelli» della scrittrice imolese Lisa Laffi

Un amore epico, contrastato. Un enigma da sciogliere. La storia che incombe. È avvincente, appassionante e molto ben scritto l’ultimo romanzo di Lisa Laffi, scrittrice, insegnante e giornalista imolese: «L’ultimo segreto di Botticelli» è uscito per Tre60 a fine maggio e da allora ha conquistato un ampio numero di lettori. Tanto che continua ad essere oggetto di incontri, come quello oggi, sabato 9 novembre alle 17.30 quando, nella libreria Mondadori di palazzo Monsignani a Imola, Lisa Laffi parlerà proprio della storia d’amore che la sua penna ha fatto nascere tra il condottiero Giovanni dalle Bande Nere e la guaritrice ed esperta di erbe Luce. Ambientato nel 1526, il romanzo ha un punto focale nella creazione, una quarantina d’anni prima, de La Primavera di Sandro Botticelli: un dipinto che nasconde un mistero che coinvolgerà anche le vite di Luce e Giovanni.

Arte, battaglie, segreti, amori: è pieno di colpi di scena ilt uo romanzo, come si evince anche dal titolo.
«Il titolo originario, che avevo dato io, era in realtà “Una Luce tra le Bande Nere” – spiega Lisa-, utilizzando il nome della protagonista, Luce, che rischiara i momenti bui dell’Italia, e quello di Giovanni, un uomo, appunto, pieno di ombre e luci. Poi la casa editrice ha optato per il titolo “L’ultimo segreto di Botticelli”, puntando sul dipinto che è un momento chiave della storia».

I due protagonisti sono comunque al centro delle vicende, con la loro storia d’amore che si muove in un periodo storico fatto di battaglie, conquiste e sconfitte.
«Sono partita proprio dai due protagonisti, scrivendo un racconto che ha vinto il terzo premio al concorso Verbania for Women. Poi mi ci sono affezionata, è nata l’idea del quadro e quindi l’ho ripreso e ampliato. Mi faccio portare dalle intuizioni del momento… al contrario di quello che dico di fare ai miei studenti», ride.

Luce è un personaggio affascinante, è forte e coraggiosa. Tutte le donne a cui dai vita sono sempre sfaccettate.
«Ho un debole per i personaggi femminili. In genere, quando scrivo, parto dalla ricerca storica, con dei paletti dati dalla storia all’interno dei quali mi diverto a riempire i buchi. Mi piacciono i personaggi che non sono né solo buoni né solo cattivi, e le cui azioni hanno delle motivazioni. Personaggi che cambiano in base a quello che accade loro, e che ci danno degli insegnamenti».

Questo vale anche per la controparte maschile.
«Amo i personaggi che “perdono” ma che lottano e si mettono in gioco. Giovanni dalle Bande Nere muore a ventotto anni, ed è sempre stato in prima linea combattendo con i suoi uomini. Mi piacciono le sfumature chiaroscurali, i personaggi che non sono tutti d’un pezzo ma che hanno luci e ombre». (ste.f.)

L”intervista completa è su «sabato sera» del 7 novembre

Ombre e… Luce d'amore nel romanzo «L'ultimo segreto di Botticelli» della scrittrice imolese Lisa Laffi
Cultura e Spettacoli 6 Novembre 2019

Lo scrittore Valerio Massimo Manfredi inaugura a palazzo Marchi la rassegna «Ritorno al libro»

Una serata alla scoperta delle meraviglie italiane. A guidare il pubblico in un viaggio nel nostro Paese sarà Valerio Massimo Manfredi in quello che è il primo appuntamento della rassegna «Ritorno al libro», che si terrà domani, giovedì 7 novembre alle 18.30 nella Sala delle Aquile di palazzo Marchi a Imola, in via San Pier Grisologo (ingresso libero). Lo scrittore e archeologo darà il via così ad un cartellone di incontri curato da Manfredi Nicolò Maretti, che prevede tredici appuntamenti che si svolgeranno al giovedì (a cadenza bisettimanale o settimanale, con una pausa più lunga tra la fine e l’inizio dell’anno) e che spazieranno in varie tematiche.

A «Ritorno al libro», Valerio Massimo Manfredi presenterà il suo «Sentimento italiano. Storia,arte e natura di un popolo inimitabile» (Sem editore), in cui parla del Paese «più bello del mondo», dello spirito del popolo italiano, della nostra storia fatta di meraviglie chiedendosi se sia possibile «ammirarle di viva ammirazione perché orientino ancora il nostro presente e il futuro delle generazioni a venire» e ricorda come «essere italiani, appartenere a questo popolo e vivere sul suo territorio, ci consente gioie inestimabili, ma al contempo ci impone una continua ridefinizione del nostro sentimento italiano».

Archeologo e scrittore, Valerio Massimo Manfredi si è laureato in Lettere classiche all’Università di Bologna e specializzato in Topografia del mondo antico all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove ha poi insegnato agli inizi di quella che è una intensa carriera accademica. Ha partecipato a numerose campagne di scavo, da Lavinium e Forum Gallorum in Italia, alla Campagna di ricognizione e rilievo con Timothy Mitford sul sito del «Trofeo dei Diecimila» in Anatolia orientale (2002), per citarne solo alcune. Ha tenuto conferenze e seminari in alcuni dei più prestigiosi atenei nel mondo e pubblicato numerosi articoli e saggi in sede accademica. I suoi romanzi storici, tradotti in tutto il mondo, sono molto amati dai lettori, come la trilogia di Aléxandros dedicata a Alessandro Magno o quella di Ulisse, ma anche il più recente Teutoburgo sullo scontro tra Romani e Germani. E’ noto anche per i programmi televisivi Stargate – linea di confine e Impero.

Dopo quello con Valerio Massimo Manfredi, «Ritorno al libro» prevede altri dodici appuntamenti tra cui, ad esempio, quello del 28 novembre con Mogol su «Il cammino del pop. L’evoluzione dell’interpretazione dalla romanza ad oggi», quello del 19 dicembre con l’attrice Antonella Lualdi Interlenghi e il libro da lei scritto insieme a Diego Verdegiglio «Io Antonella, amata da Franco» (Manfredi edizioni), o l’ultimo dell’1 aprile con Federico Moccia e «Tre volte te. Il ritorno di Babi, Step e Gin (Nord)». (r.c.)

Lo scrittore Valerio Massimo Manfredi inaugura a palazzo Marchi la rassegna «Ritorno al libro»
Cultura e Spettacoli 22 Agosto 2019

Scrittori consigliano scrittori – Vittorio Venturi

Nato e vissuto a Imola, Vittorio Venturi scrive da quando ha del tempo da dedicarvi, cioè circa una decina d’anni. Ha pubblicato raccolte di racconti, romanzi in parte autobiografici e la sua ultima opera Gioco a incastro (La Mandragora).

Cosa ha letto di recente?

«Sto leggendo Lincoln nel bardo di un autore americano che mi piace molto, George Sanders».

Quali autori consiglia di esplorare durante l’estate?

«I miei preferiti sono Antonio Tabucchi e Roberto Bolano, del secondo soprattutto I detective selvaggi e 2666».

Cosa leggeva durante l’infanzia?

«Leggevo libri d’avventura come Salgari ma penso sia stato Conrad a farmi fare il salto dalla narrativa per bambini alla letteratura». (r.c.)

Nella foto: Vittorio Venturi

Scrittori consigliano scrittori – Vittorio Venturi
Cultura e Spettacoli 21 Agosto 2019

Scrittori consigliano scrittori – Luca Occhi

Luca Occhi, imolese d’adozione, ha riscoperto l’amore per la scrittura proprio a Imola. Da allora non si è più fermato e l’ultima sua fatica è il noir Della stessa sostanza del buio uscito per la nuova collana Zero di Bacchilega Editore ad aprile di quest’anno.

Che libri leggeva da bambino?

«Leggevo e rileggevo L’isola del tesoro di Stevenson, è uno di quei grandi romanzi che ha la capacità di portarti altrove. Ancora adesso è uno dei miei libri preferiti, lo rileggo ogni due o tre anni e sono sempre a caccia di nuove edizioni e nuove traduzioni».

E adesso che cosa sta leggendo?

«Al momento sto leggendo un noir: La strategia della clarissa che mi è stato consigliato da un amico. L’autore, Cristiano Governa, è di Bologna e il suo libro è stato una piacevole scoperta».

Quali libri consiglia a tutti di leggere?

«Dato che è estate ne approfitto per dare due tipi di consigli. Se siete in vacanza e volete provare un po’ di brividi un’ottima lettura è Stephen King, molti lo conoscono per i film ma magari non lo hanno mai letto. Chi lo conosce già potrebbe provare con la sua produzione “nascosta” sotto lo pseudonimo di Richard Bachman, in particolare il libro La lunga marcia. Per chi si trova a casa invece consiglio due scrittori sud-americani: Luis Sepùlveda e Francisco Coloane». (re.co.)

Nella foto: Luca Occhi

Scrittori consigliano scrittori – Luca Occhi
Cultura e Spettacoli 20 Agosto 2019

Scrittori consigliano scrittori – Elisa Mazzoli

Scrittrice di libri per bambini dal 1996, Elisa Mazzoli vive a Cesenatico anche se spesso si sposta per incontrare i suoi piccoli lettori. Per Bacchilega Junior ha scritto Noi, illustrato da Sonia MariaLuce Possentini, che ha ricevuto diversi riconoscimenti, e Il viaggio di Piedino, che ha vinto il premio Nati per Leggere (Npl) 2018. I suoi consigli di lettura saranno perfetti per tutti coloro che vorranno rifare un tuffo nell’infanzia.

Che libro consiglia a grandi e piccoli?

«Sicuramente Favole al telefono di Gianni Rodari, è una lettura per tutte le età e sarà un piacere sfogliare questa raccolta in estate».

Cosa sta leggendo al momento?

«Sto rileggendo l’Odissea perché a breve dovrò riadattarla in una versione per bambini di sette, otto anni».

Cosa leggeva quando era piccola?

«Amavo molto i classici, ricordo bene Il barone rampante di Italo Calvino ma anche Jules Verne e Il giardino segreto. Leggevo moltissimo anche gli albi illustrati e avevo la fortuna di avere una zia svizzera che mi regalava sempre delle splendide edizioni di Verne». (re.co.)

Nella foto: Elisa Mazzoli

Scrittori consigliano scrittori – Elisa Mazzoli
Cultura e Spettacoli 19 Agosto 2019

Scrittori consigliano scrittori – Gabriella Pirazzini

Gabriella Pirazzini ha sempre vissuto tra i libri. Giornalista televisiva imolese, ha dato alle stampe poesie, raccolte di racconti e un romanzo, La misura (Giraldi editore).

Che libri sta leggendo in questo periodo?

«È una domanda difficile perché io leggo sempre cinque, sei libri contemporaneamente. Tra questi c’è Ciclo mortale dell’amico Franco Gaddoni e Davide Menghi. Poi cerco sempre di leggere i libri finalisti al premio Strega come, per esempio, quest’anno Città irreale di Cristina Marconi».

Qualche consiglio di lettura?

«Direi sicuramente tutti i libri di Murakami, in particolare Kafka sulla spiaggia. Amo molto anche autrici come Agota Kristòf, Ingeborg Bachmann e Djuna Barnes ma sono letture un po’ impegnative magari non proprio adatte a essere affrontate sotto l’ombrellone».

Cosa leggeva durante l’infanzia?

«Avevo a disposizione la grande biblioteca di mio padre che conteneva tutti i premi Strega dell’epoca. Ricordo che leggevo John Steinbeck, Uomini e topi e poi, da adolescente, romanzi d’avventura di Salgari». (re.co.)

Nella foto: Gabriella Pirazzini

Scrittori consigliano scrittori – Gabriella Pirazzini
Cronaca 17 Agosto 2019

Scrittori consigliano scrittori – Corrado Peli

Corrado Peli, di Medicina, ha pubblicato tra l’altro l’anno scorso il noir “I bambini delle case lunghe” (Neroitaliano, Fanucci editore). Se vi piacciono i thriller e le atmosfere oscure i consigli di questo scrittore, che è stato a lungo collaboratore di “Sabato sera”, vi daranno certamente grandi soddisfazioni.

Che libri ha letto di recente?
«Ho appena finito “Dracula ed io” di Gianluca Morozzi, un autore bolognese, e sto cominciando il thriller “Ninfa dormiente” di Ilaria Tuti».

Cosa leggeva da piccolo?
«Sono un figlio di Stephen King che mi ha fatto legare a questo genere anche se la sua scrittura tende più all’horror che al thriller».

Qualche consiglio di lettura?
«Direi “L’amore bugiardo” di Gillian Flynn: ha una costruzione particolare e ne è stato tratto anche un film, “Gone Girl”». (re. co.)

Fotografia tratta dal profilo Facebook di Corrado Peli

Scrittori consigliano scrittori – Corrado Peli

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