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Cultura e Spettacoli 3 Novembre 2018

Un’esposizione storico-filatelica alla Salannunziata mostra la tragedia della Grande Guerra

Cent’anni son passati dalla fine della Grande Guerra che devastò l’Europa agli inizi del secolo scorso. Spesso però ricordiamo quel tragico periodo solo per i personaggi o per le battaglie, dimenticandoci di come abbia segnato anche la vita di coloro che erano rimasti a casa nell’attesa di poter riabbracciare i propri cari. Ricordare un avvenimento di tali proporzioni è quanto vuole trasmettere la mostra storico-filatelica «Per Grazia Ricevuta – La Grande Guerra negli ex voto dipinti» che, dal 4 all’11 novembre, sarà allestita alla Salannunziata di Imola (in via Fratelli Bandiera 17/a, dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18, con ingresso gratuito).

L’esposizione, curata dal Circolo filatelico numismatico «G. Piani» di Imola e dal Gruppo Alpini «M.O. Stefanino Curti» Imola e Valsanterno e patrocinata dal Comune di Imola, rientra nel programma ufficiale delle commemorazioni del centenario della prima guerra mondiale, a cura della presidenza del Consiglio dei Ministri. «Questa preziosa iniziativa – afferma la sindaca di Imola, Manuela Sangiorgi – rappresenta un attestato storico completo per la presenza di una corposa documentazione fotografica, filatelica, oltre a cimeli, pubblicazioni e tavolette votive che rinverdiscono la memoria sul periodo della Grande Guerra e sul contributo svolto in prima linea dagli Alpini». Al suo interno, infatti, materiali provenienti da enti e collezionisti privati imolesi, e non solo, la rendono unica per la capacità di esprimere paure, sofferenze e preghiere di chi viveva sulla propria pelle quell’immane tragedia. «Con questa mostra vogliamo ricordare i molti imolesi che hanno combattuto e quelli caduti in battaglia – commenta Gianfranco Bernardi, presidente del Circolo «G. Piani» -. Mi auguro che gli studenti delle scuole vengano a visitarla, perché è importante conoscere la storia del proprio Paese e della nostra città. Per costruire un futuro migliore bisogna comprendere le proprie radici e, spesso, i giovani se lo dimenticano». 

L’immagine dell’ex voto scelto per la locandina dell’evento rappresenta una madre che per quattro anni ha pregato affinché i suoi cinque figli potessero far ritorno a casa sani e salvi e, una volta tornati dalla guerra, la donna decise di dipingere quella tavoletta. «È di proprietà di un imolese – spiega Giovanni Vinci del gruppo Alpini «M.O. Stefanino Curti» Imola e Valsanterno – e l’abbiamo scelta perché ha per noi un significato più alto rispetto alla richiesta di una grazia. I visitatori troveranno anche quadri, libri, una raccolta filatelica prestataci dagli amici di Verona, fotografie provenienti dalla Diocesi di Saluzzo e da Torino e molti cimeli. L’argomento presentato nella mostra è del tutto inedito per il nostro territorio, e forse per l’intera nostra regione. Inoltre è per noi motivo d’orgoglio l’aver ottenuto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri la concessione del proprio logo ufficiale».

Per l’occasione domani, domenica 4 novembre, dalle 8.30 alle 12.30 nella Salannunziata, saranno emesse due cartoline dedicate all’ex voto dipinto che saranno tutte affrancate con un annullo filatelico speciale, appositamente realizzato da Poste Italiane. Nello stesso giorno il tradizionale corteo previsto per la Giornata delle Forze Armate renderà omaggio alla mostra con una sosta dedicata, mentre martedì 6 novembre, alle ore 20.30 nella biblioteca comunale, si svolgerà una conferenza a ingresso libero con video-proiezioni che presterà particolare attenzione agli Alpini sui fronti della Grande Guerra. (Davide Benericetti)

Nella foto: da sinistra, Giovanni Vinci, la sindaca Manuela Sangiorgi e Gianfranco Bernardi

Un’esposizione storico-filatelica alla Salannunziata mostra la tragedia della Grande Guerra
Cultura e Spettacoli 28 Ottobre 2018

Cofanetti e scrigni «tra sacro e profano» in mostra al Museo diocesano

«È l”ultima esposizione del 2018, un anno in cui ci siamo dedicati molto alle arti applicate, che stanno vivendo un nuovo Rinascimento nei musei italiani, e in cui abbiamo voluto fare sistema non solo con collezioni pubbliche ma soprattutto con collezionisti privati virtuosi che raccolgono per sé e per tutti, al fine di condividere la bellezza con tutti». Il vicedirettore del Museo diocesano, Marco Violi, presenta così l”esposizione che inaugura oggi, domenica 28 ottobre, alle 17.30 negli spazi del piano nobile del palazzo vescovile di Imola: intitolata «Nobili custodie. Scrigni e cofanetti tra sacro e profano» è curata da Paolo Roversi e dallo stesso Violi e propone trentaquattro cofanetti dotali, cassettine, forzieri e monetieri assolutamente inediti, realizzati in materiali vari (legni, fra i quali molte essenze preziose – mogano, palissandro, ecc. -, avorio, seta, vetro, carta, pietre dure, pastiglia, madreperla, osso e corno) generalmente di grande qualità esecutiva e indubbia rarità, provenienti da una collezione privata emiliana.

I pezzi esposti nella Galleria Pio VII del Museo diocesano fino al 6 gennaio, tutti contenitori di ridotte dimensioni muniti di coperchio con serratura e destinati a contenere oggetti delicati o di pregio, sono databili tra XI e XX secolo e sono opera di botteghe fiorentine, emiliane e romagnole, genovesi, napoletane e sorrentine, marchigiane, lombarde, siciliane, francesi e provenzali, olandesi. L”esposizione prosegue il percorso di mostre sul tema dei reliquiari (i cofanetti dotali spesso mutarono l”uso profano in sacro divenendo contenitori per reliquie, passando perciò da castelli e palazzi alle chiese), a cui sono state dedicate esposizioni tematiche nel 2016 e nel 2017.

Molti dei cofanetti in mostra furono creati per l”uso civile, spesso per contenere i gioielli della dote matrimoniale, per poi arrivare all”uso religioso, per contenere reliquie nelle chiese. Tra gli oggetti esposti, si può segnalare un raro cofanetto ascrivibile alla «Bottega dei temi morali e amorosi», con rappresentato sul fronte Il giudizio di Paride, sul retro Piramo e Tisbe, a sinistra Apollo e Dafne e a destra forse Il ratto di Europa. «Un secondo cofanetto della collezione appartenente a questa tipologia presenta maggiori difficoltà nello sciogliere il nodo iconografico – spiegano le note stampa alla mostra -, sul fronte è raffigurata una figura femminile su un podio che brandisce una spada, forse Lucrezia rappresentata anche nel successivo momento, dopo il suicidio, stesa ai piedi del podio stesso; potrebbe però trattarsi anche di Giuditta, benché non si giustifichi il secondo personaggio disteso e manchi la testa di Oloferne, solitamente ostentata alta nella mano sinistra, in questo caso vuota».

La mostra sarà visitabile fino al 6 gennaio negli orari di apertura del museo: martedì e giovedì ore 9-12 e 14-17, mercoledì ore 9-12, sabato e domenica ore 15.30-18.30 (chiuso 25 dicembre e 1 gennaio). Ogni sabato e domenica dal 10 novembre al 9 dicembre si terrà una visita guidata alle ore 17 a cura di Gianmaria Beccari.

Nella foto uno dei cofanetti in mostra

Cofanetti e scrigni «tra sacro e profano» in mostra al Museo diocesano
Cultura e Spettacoli 24 Ottobre 2018

Alla galleria Pomo Da Damo, video e fotografie al ritmo struggente della California

Ha inaugurato domenica e sarà allestito fino al 2 novembre alla galleria Pomo Da Damo Contemporary Art in via XX Settembre a Imola il progetto Love In A Dying World, a cura di Francesca Baboni e Stefano Taddei, che comprende la proiezione di un mediometraggio della fotografa e performer Samantha Stella e una serie fotografica tratta da alcuni fotogrammi. Love In A Dying World è un film sperimentale con regia di Samantha Stella girato durante il viaggio con il songwriter e musicista Nero Kane attraverso i paesaggi desertici e solitari della California. Il film segue la struttura dei brani raccolti sotto l”omonimo album, registrati da Nero Kane presso lo studio Valley Recording Company a Burbank con il produttore Joe Cardamone, con atmosfere folk-rock-blues.

«Samantha Stella, eccellente fotografa e videoartista, in questo nuovo progetto riesce a far coincidere perfettamente estetica decadente e poetica della bellezza – scrivono i curatori -. Con la purezza delle immagini fotografiche che la contraddistingue da sempre, la ricerca di una perfezione formale che non è mai leziosità ma diviene pura poesia, tra motel abbandonati, croci, pompe di benzina, archetipiche apparizioni femminili, l”artista racconta in forma di videoclip, strizzando l”occhio a certe suggestioni cinematografiche che ricordano Wim Wenders e Gus Van Sant, il viaggio in fondo all”anima di un musicista solitario – quello che alla fine corrisponde al percorso interiore che ognuno fa con se stesso – in un”eterna ricerca d”infinito, intensa, emozionante e a tratti commovente».

Samantha Stella è un’artista visiva, performer, set & costume designer, art director per eventi di arte e moda, e musicista. Nel 2005 ha fondato il duo di artisti visivi Corpicrudi; nel 2007 ha iniziato una fertile collaborazione con il coreografo Matteo Levaggi; nel 2015 ha avviato una carriera solista anche grazie all’incontro con la famosa critica e curatrice Francesca Alfano Miglietti. Il suo lavoro è stato presentato con debutti internazionali in gallerie di arte contemporanea, musei, teatri, chiese e castelli. Nero Kane è il nome d’arte di Marco Mezzadri, songwriter e musicista attivo nel panorama underground italiano. Dopo l’uscita nel 2016 dell’album rock-wave Lust Soul firmato Nero, percorre una nuova ricerca intimistica, minimale e decadente. Voce e chitarra folk-rock-blues uniscono radici europee a sonorità desertiche americane in un progetto dalle tinte scure ed emozionali: Love In A Dying World uscito quest”anno.

Orari di apertura della mostra: mercoledì, venerdì, sabato ore 17-19 e per appuntamento al 333/4531786. Info: www.ilpomodadamo.it

Nella foto un’immagine di «Love in a Dying World»

Alla galleria Pomo Da Damo, video e fotografie al ritmo struggente della California
Cultura e Spettacoli 20 Ottobre 2018

L'antica arte indiana nella mostra di Patachitra, tessuti dipinti a mano

Dipinto, canto e narrazione si riuniscono nei Patachitra, una forma di arte tradizionale dell’India Orientale consistente in lunghe strisce di tessuto diviso in riquadri dipinti a mano, che scena dopo scena raccontano un avvenimento. Il termine deriva dall’unione di due parole di origine sanscrita, patta che significa tessuto e chitra, che indica un dipinto. Una mostra di Patachitra sarà allestita al centro yoga Thymos, in via Lambertini 1 a Imola, da domenica 21 ottobre alle ore 16 (ingresso libero). Alle ore 17 ci sarà l”inaugurazione ufficiale con Urmila Chakraborty, director di Englishour che eroga servizi linguistici e culturali alle aziende e docente nella facoltà di Mediazione Linguistica e Culturale all’Università degli studi di Milano, che spiegherà l”origine di questa arte antica e i suoi significati. Alle 18 spazio alla musica con un concerto di Patrizia Saterini (voce) e Maurizio Murdocca (tabla). Come scrive Chakraborty nelle note stampa alla mostra, infatti, gli autori dei Patachitra, «i Patua o Chitrakar, accompagnano lo srotolare dei loro tessuti dipinti (scroll) col canto, in cui il testo aiuta a spiegare la narrazione, queste canzoni sono tramandate di generazione in generazione. Il ruolo originario dei Patua era quello di cantastorie: artisti che, spostandosi di villaggio in villaggio, si esibivano in pubblico mostrando i loro dipinti e le vicende illustrate di solito raccontavano la mitologia induista e i poemi classici indiano. Con il passare del tempo i temi affrontati iniziarono ad abbracciare anche avvenimenti attuali, come lo tsunami, problematiche sociali e politiche, come il problema della deforestazione o la diffusione del virus Hiv, e tematiche d’importanza globale come la violenza sulle donne. In tal senso il ruolo dei Patua diventa più complesso, affiancando alla funzione originaria di intrattenimento anche quella informativa e pedagogica. Un’altra trasformazione si è verificata nella composizione di questo gruppo di artisti, in origine uomini; con la conversione di molti uomini dei villaggi verso mestieri più comuni e remunerativi, le donne hanno preso il loro posto, diventando esse stesse artiste. Questo fatto è anche da inserire nel generale processo di emancipazione femminile in atto nella società indiana contemporanea. Negli ultimi decenni i Patachitra hanno suscitato l’interesse di artisti e intenditori d’arte, a livello nazionale e internazionale ed è rinato l’interesse per questa forma d’arte, che sembrava destinata alla scomparsa o alla sopravvivenza locale».

Nella foto Patachitra «Il matrimonio degli uccelli»

L'antica arte indiana nella mostra di Patachitra, tessuti dipinti a mano
Cultura e Spettacoli 11 Ottobre 2018

Passione manga con i fumetti di Matteo Modonesi in mostra a Medicina

Passare dai disegni di bambino ad una passione e poi a storie originali scaturite dal proprio talento. Sull”onda delle emozioni date da mondi fantastici quali quello dei fumetti o dei personaggi di fantasia, che siano cartoni animati giapponesi come Candy o disneyani come la Sirenetta. È la storia di Matteo Modonesi, trentunenne nato a Castel San Pietro e residente da sempre a Massa Lombarda che, fino a domenica 14 ottobre, espone i propri lavori nell’ex sala d’arte di piazza Andrea Costa 1 a Medicina, in una mostra intitolata A tutto manga!.

«La mia formazione è di tipo scientifico – ci racconta -: ho infatti frequentato il liceo scientifico a Lugo e poi mi sono laureato in matematica all’Università di Ferrara, e ora insegno matematica al Cefal, istituto professionale con sedi a Villa San Martino e Faenza. Ma da sempre ho amato i fumetti e i cartoon, sia giapponesi che di Walt Disney. E quella per il disegno è per me una vera passione». Passione nata in tenerissima età e poi coltivata con lo studio. «Il personaggio che l’ha fatta nascere è stato la Sirenetta – conferma Matteo -: l’ho scoperta all’asilo, i miei genitori mi hanno comprato la videocassetta, io fermavo l’immagine e riempivo album e quaderni di disegni. Poi l’ho fatto con altri personaggi: Candy Candy, ad esempio, e quelli di tutta l’animazione giapponese a cui mi sono appassionato crescendo».

Da ragazzo e poi da adulto sono arrivati i corsi. «Ho frequentato un corso a Bologna alla scuola La Nuova Eloisa – spiega -, e recentemente un corso base di manga organizzato a Bologna dall’Accademia europea manga che ha sede in Toscana. Il mio sogno è diventare fumettista. E per condividerlo con altri, a diciannove anni ho cominciato ad organizzare mostre a Bologna e in Romagna, in città come Faenza ,Cervia, Ravenna. Mentre studiavo, disegnavo e organizzavo mostre per farmi conoscere».

L’obiettivo è pubblicare le proprie storie. «Mi piacerebbe moltissimo pubblicare le mie storie, un manga mio. Quando si presenta un progetto, occorre presentare il soggetto, la trama, dare un’idea della storia in poche righe, fare i profili dei personaggi cioè i disegni dei protagonisti e mostrare qualche tavola. Dieci anni fa scrissi una storia fantasy con ragazzi ravennati che si trasformavano in supereroi. Ora mi interessano storie più attinenti alla realtà, con le problematiche dei giovani».

La mostra nell’ex sala d’arte a Medicina è visitabile giovedì 11 ottobre (ore 10-12), sabato 13 (ore 10-12 e 18-23), domenica 14 (ore 10-12 e 15.30-19.30). Ingresso gratuito.

L”articolo completo è su «sabato sera» in edicola giovedì 11 ottobre

Nelle foto Matteo Modonesi e una sua opera originale

Passione manga con i fumetti di Matteo Modonesi in mostra a Medicina
Cultura e Spettacoli 8 Settembre 2018

Nove artisti delle passate edizioni di RestArt in mostra da oggi alla galleria Tales Of Art

La VI edizione di RestArt UrbanFestival si terrà dal 14 al 16 settembre nell’area di via Guicciardini a Imola. Ma un’anteprima ci sarà già oggi quando, per celebrare le precedenti edizioni sarà inaugurata la mostra RestArt Collective nella galleria Tales Of Art, in via Emilia 221. «Ho chiesto all’associazione NoiGiovani di organizzare insieme una mostra con alcuni degli artisti chiave di RestArt – spiega Marco Chiarini, titolare della galleria Tales Of Art -. L’obiettivo è quello di valorizzare ulteriormente il festival dopo cinque edizioni di successo e mostrare che la produzione di uno street artist, oltre ad arte pubblica, si allarga a bellissime opere che chiunque può portare nelle proprie case».

RestArt Collective vede coinvolti nove artisti che hanno partecipato alle edizioni passate del festival o al recente progetto Tag (Torri, Arte, Graffiti) di Hera, sempre a cura di Noi Giovani: Ale.Senso, Aris, Awer, Corn79, Dissenso Cognitivo, Macs, MrFijodor, NemO’s, Seacreative. «La mostra si presenta come una raccolta eterogenea di opere, caratterizzate da un ampio raggio di tecniche, esperienze e differenti approcci all’attività di produzione di arte pubblica, mette in luce il processo creativo e le motivazioni alla base del festival: un viaggio attraverso città e territorio, inserendo Imola a pieno titolo tra le città più dipinte d’Italia – racconta Cesare Bettini, direttore artistico e ideatore di RestArt -. Grazie a RestArt Collective allargheremo l’idea di rigenerazione e riqualificazione urbana ad un percorso di diffusione artistica e culturale anche nel centro storico di Imola, dove ha sede la galleria Tales Of Art».

«Il “marchio” RestArt deve diventare sempre più simbolo di ideali e cultura per le generazioni future, perciò quest’anno, oltre al festival, porterà il suo messaggio anche in centro storico – conclude il presidente di Noi Giovani, Vincenzo Rossi-. L’obiettivo è diffondere cultura e valori attraverso l’arte, custodire al meglio ciò che ci circonda e agire non solo per la “rigenerazione” dei luoghi, ma anche delle persone, affinché possano vivere al meglio la città».

L’inaugurazione della mostra RestArt Collective si terrà oggi, sabato 8 settembre, dalle ore 18, in presenza degli artisti. La galleria è aperta dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle18. Ingresso libero. Per informazioni: info@talesofart.it

Nella foto un’opera di Aris

Nove artisti delle passate edizioni di RestArt in mostra da oggi alla galleria Tales Of Art
Cultura e Spettacoli 7 Settembre 2018

I fiori in tavola e nell'arte sacra: mostra di maioliche e non solo a Sasso Morelli per la Festa del Contadino

Inaugura oggi alle 17.30 una mostra che sarà poi visitabile domani e domenica. Si terrà nella chiesa del Morelli a Sasso Morelli nell”ambito della Festa del Contadino organizzata dalla Clai e si intitola Giardini dell’anima. Simboli di fiori in tavola e nell’arte sacra. Come lo scorso anno, per quello che è un percorso di Segni e immagini della devozione popolare che dura da venticinque anni, sarà approfondito il tema della tavola mettendo in evidenza maioliche d’uso e di decorazione databili tra la prima metà del Settecento e l’ottavo decennio dell’Ottocento. La mostra, patrocinata dalla Diocesi e dell’Amministrazione comunale di Imola, raccoglie oltre cinquanta opere, tra le quali sono presenti diversi inediti, che provengono da chiese della Diocesi e del Museo diocesano, ma anche da importanti raccolte pubbliche quali il Mic di Faenza e il Museo delle Ceramiche di Forlì, oltre che da rinomate gallerie antiquarie e collezionisti privati.

Marco Violi, curatore della mostra, ha suddiviso il percorso espositivo in quattordici sezioni, ognuna dedicata a un fiore, raffigurato sulle maioliche esposte: fiordaliso, ranuncolo, rosa, giglio bianco, tulipano, garofano, anemone, aquilegia, margherita, peonia, papavero, fiore di loto, iperico, quercia. Ogni fiore trova un suo corrispondente nella simbologia religiosa. A ciascuno di essi coincide poi un’opera d’arte sacra della quale esso è il simbolo. Ogni sezione comprende infatti sia materiali ceramici che opere d’arte sacra – dipinti, oreficerie e stampe – tra cui diversi inediti. La mostra «offre indubbiamente la possibilità di poter ammirare tutti insieme, e per la prima volta, un cospicuo gruppo di materiali artistici di elevata qualità – spiega Violi. – Contestualmente consente di rileggere la storia spirituale attraverso leggende che si perdono nella notte dei tempi tra superstizione, paganesimo e devozione popolare. In ultima analisi, quindi, di recuperare per mezzo dei segni e dei simboli naturali, lo spirito e la forza di quella devozione millenaria, i cui fondamenti divulgativi hanno trovato una solida base nelle più semplici conoscenze del tempo, tempo in cui la natura, con il passare delle stagioni, il profumo e il colore dei fiori, ha svolto il ruolo di vero e proprio mezzo di comunicazione globale. Quattordici storie di fiori su cui si innestano altrettante storie sacre: i primi, per la loro effimera bellezza, ci rammentano la caducità della vita terrena; le seconde, poiché esemplari di Cristo, della Madonna e delle vite dei santi, spalancano una finestra sulla vita eterna».

«Dalle Madonne dei pilastrini partì venticinque anni fa il percorso espositivo Segni e immagini della devozione popolare, iniziativa di Clai per comprendere il patrimonio valoriale, storico e culturale della comunità a cui apparteniamo, del nostro territorio – dice Giovanni Bettini, presidente della Clai -. Negli ultimi anni la mostra ha portato in evidenza la centralità del Convivio per il valore “religioso” del cibo, nutrimento del corpo e dell’anima. In questa nuova edizione il tema raccoglie queste suggestioni e ci presenta un percorso originale attraverso la simbologia dei fiori: fiori nei decori di piatti, zuppiere, legumiere e apparati da tavola di grande pregio, fiori nella rappresentazione iconografica di Santi e di Madonne, oggetti di culto e di devozione popolare. Il tema Giardini dell”anima ci porta anche a una riflessione profonda sulla bellezza della diversità, diversità di forme, colori e profumi. Diversità nelle stagioni, di tempi di crescita, di fioriture e di frutti. Soffermandoci sulla bellezza delle opere esposte nella mostra curata con grande sensibilità da Marco Violi, ne trarremo un forte viatico personale per non omologarci al pensiero dominante».

L”inaugurazione, come detto, si terrà oggi alle ore 17.30. La mostra sarà poi visitabile sabato 8 e domenica 9 dalle 10 alle 20.

Nella foto due pezzi esposti in mostra

I fiori in tavola e nell'arte sacra: mostra di maioliche e non solo a Sasso Morelli per la Festa del Contadino
Cronaca 15 Giugno 2018

La mostra dedicata a Nicky Hayden prorogata fino a luglio. Il 10 ottobre il processo per la morte del pilota americano

La mostra fotografica «A million dollar smile», allestita negli spazi dell’hub turistico dell’autodromo Enzo e Dino Ferrari, dedicata al pilota americano Nicky Hayden, ha attirato molti visitatori e si è deciso di farla proseguire fino a domenica 8 luglio, week-end della Superbike a Misano. La decisione è stata presa da «If Imola Faenza Tourism Company», in accordo con il fotografo Mirco Lazzari, autore degli scatti. La mostra propone immagini del campione scomparso non solo in pista, ma anche nella vita di tutti i giorni. L’obiettivo è quello di raccontare la carriera del pilota, esaltandone la personalità e il lato umano. 

Nel frattempo, come si legge nella nota dell”Ansa, «sarà celebrato il 10 ottobre con rito abbreviato il processo per la morte del motociclista americano, avvenuta in un incidente stradale il 22 maggio 2017 a Misano Adriatico (Rimini). Hayden morì all”ospedale Bufalini di Cesena quattro giorni dopo aver impattato con la sua bici contro una Peugeot 206 guidata da un 30enne di Morciano. Davanti al giudice di Rimini la scelta del rito abbreviato da parte degli avv.Francesco Pisciotti e Pier Luigi Autunno, difensori dell”automobilista per il quale il pubblico ministero Paolo Gengarelli ha chiesto il rinvio a giudizio per omicidio stradale. Un processo che è già tutto agli atti come le tre perizie depositate, quella della Procura, quella dei difensori e quella della parte civile, la famiglia del pilota Usa che non sarò presente in giudizio. La difesa infatti della parte civile, per cui si è costituita sola la sorella di Hayden, non ha accettato il rito abbreviato ed è quindi uscita dal processo probabilmente riservandosi un”azione civile».

r.s.

Nella foto: Mirco Lazzari

La mostra dedicata a Nicky Hayden prorogata fino a luglio. Il 10 ottobre il processo per la morte del pilota americano
Sport 16 Maggio 2018

Giro d'Italia a Imola, con l’arrivo della tappa in mostra la storia del ciclismo

La bici di Marco Pantani del 1998, il programma ufficiale del primo Giro ciclistico d’Italia svoltosi dal 13 al 30 maggio 1909 e l’Alfa Romeo 1900 super del 1955, ammiraglia della squadra Ghigi dal 1958 al 1962. Sono solo alcuni dei cimeli che compongono In Giro nella Collezione Pezzi, mostra che resterà allestita un giorno solo, ovvero domani, nella sala convegni Ayrton Senna dell’autodromo «Enzo e Dino Ferrari» di Imola, in occasione dell’arrivo in città della 12ª tappa del Giro d’Italia. «Si potranno ammirare alcuni degli oggetti e dei cimeli storici legati al ciclismo raccolti nella collezione voluta dalla Fondazione Luciano Pezzi per salvaguardare una parte importante della storia di quello che é il più popolare sport italiano», spiega Fausto Pezzi, figlio del compianto Luciano Pezzi. Ad introdurre la mostra sarà proprio l’Alfa Romeo 1900 super del 1955, utilizzata come ammiraglia della squadra Ghigi dal 1958 al 1962, che fu usata anche da Luciano Pezzi come direttore sportivo della Ghigi nelle stagioni 1960, 1961 e 1962. Da segnalare anche una borraccia in alluminio, sponsorizzata dalla Liebig, usata nel Tour de France negli anni ’40, le biciclette Bianchi squadra corse 1958 appartenute a Diego Ronchini ed a Luciano Pezzi. Un viaggio fra corridori emiliano romagnoli, Giro d’Italia e altre meraviglie in una mostra che durerà un giorno ma vale una vita di racconti e ricordi.

r.s.

Nella foto: Luciano Pezzi

Giro d'Italia a Imola, con l’arrivo della tappa in mostra la storia del ciclismo
Cultura e Spettacoli 5 Maggio 2018

Antichi tabernacoli da viatico esposti al Museo diocesano di Imola

Un tabernacolo emiliano del XVIII secolo a due sportelli con apertura frontale, dipinto a olio, in cui il cornicione superiore e la zeppa inferiore sono gli stessi di tanti mobili prodotti in Emilia durante il Seicento e parte del Settecento. È uno dei pezzi della mostra Cibus viatorum – Tabernacoli da viatico tra XVI e XX secolo, curata da Paolo Roversi e Marco Violi, che inaugura oggi, sabato 5 maggio, alle 17.30 al Museo diocesano di Imola e che sarà allestita fino al 30 giugno. Nella Galleria Pio VII si potranno così ammirare una cinquantina di tabernacoli (contenitore in cui si tiene la pisside con le ostie consacrate) da viatico e loro accessori realizzati in materiali vari – perlopiù legno intagliato, ma anche metallo argentato e dorato, oltre che carta, seta, velluto, pelle impressa, avorio – generalmente di grande qualità esecutiva e indubbia rarità, provenienti sia da una collezione privata emiliana che da alcune chiese della diocesi imolese.

I pezzi in mostra, databili tra XVI e XX secolo, sono opera di botteghe attive in Emilia (Bologna, Reggio Emilia), Romagna, Veneto, Liguria, Toscana (Lucca), Marche, Lombardia, ma anche in Francia. La mostra comprende anche un grande altare portatile (di bottega lombarda, di metà Cinquecento), probabilmente un altare domestico ossia un pregadio utilizzato in una ricca dimora per le pratiche devozionali, e la scultura in osso raffigurante Sant”Andrea Avellino, raffinata rappresentazione molto dettagliata, ma estremamente calibrata datata tra Sette e Ottocento.

Una sezione della mostra vede poi curiose miniature di suppellettili che soltanto in parte si possono collegare al viatico: candelieri, vasi portapalma, croci da altare, reliquiari a busto, cartagloria, ostensorio, stauroteca, navicelle portaincenso e secchiello per l”acqua benedetta (fedelissime riproduzioni dei servizi composti di pezzi di dimensioni diverse). Complessivamente sarà possibile ammirare ben oltre settanta piccoli capolavori di artigianato devoto. (r.c.)

Orari di apertura: martedì e giovedì 9-12 e 14-17, mercoledì 9-12, sabato e domenica 15.30-18.30 (chiuso sabato 2 giugno).

Nella foto opere in mostra

Antichi tabernacoli da viatico esposti al Museo diocesano di Imola

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