Posts by tag: opere pubbliche

Cronaca 7 Marzo 2019

Il Comitato pro Bretella ha raccolto oltre 3.000 firme a Imola e vallata a sostegno del progetto esistente

Obiettivo 3.000 firme raggiunto e superato dal Comitato “Strade future” di Imola. Il gruppo, costituitosi alcuni mesi fa per sostenere la realizzazione della “bretella” secondo il progetto messo a punto dalla Giunta precedente e non nella versione ridotta preferita dall”attuale Amministrazione, ha annunciato di avere raccolto 3.157 firme. Le sottoscrizioni, raccolte nell”arco di quattro mesi con 14 banchetti organizzati dai volontari (dieci a Imola e quattro in vallata), sono state portate in municipio insieme ad una lettera indirizzata alla sindaca Manuela Sangiorgi, nella quale si chiede il completamento dell”asse attrezzato e delle opere accessorie.

«La segreteria ci ha prima avvisato che la sindaca è in ferie, rispondendoci che prima di prendere un appuntamento occorre sapere se la sindaca intenderà riceverci – spiega il portavoce del Comitato, Mirco Griguoli -. Abbiamo così deciso di lasciare solo la copia della lettera indirizzata alla Sangiorgi, mentre le firme, che rappresentano la voce di oltre 3.000 cittadini, le consegneremo alla sindaca quando ci riceverà». Griguoli ha voluto ringraziare «per l’impegno tutti i volontari, tanti semplici cittadini, che nel corso di questi mesi hanno ascoltato e parlato con migliaia di altri cittadini. «Siamo rimasti stupiti nel toccare con mano che il tema del traffico e del mancato completamento della “Bretella” è sentito non solo dagli imolesi, ma anche da moltissimi residenti nella Vallata, che non solo hanno firmato il nostro appello, ma hanno dato il via ad una rete spontanea che ci ha permesso di raccogliere centinaia di firme, andando anche casa per casa, famiglia per famiglia. Questo ci rende orgogliosi perchè conferma che l”impegno civile nel nostro territorio è ancora presente e per tematiche importanti come quella della sicurezza stradale, i cittadini si mobilitano in prima persona». 

I membri del Comitato in questi mesi di impegno hanno anche verificato di persona le condizioni del traffico nel quartiere Pedagna, in particolare sulle vie Puccini e Vivaldi, testimoniando il determinarsi di situazioni pericolose per i pedoni, coinvolti in diversi incidenti proprio in quella zona, uno dei quali mortale. Griguoli ha dunque assicurato che l”impegno del gruppo continuerà «sino a quando l’Amministrazione comunale non avrà chiarito pubblicamente le ragioni per le quali non ha ancora dato seguito agli accordi presi dalla Giunta precedente. Chiediamo sin da ora a tutti i gruppi consiliari di organizzare un consiglio comunale straordinario su questo argomento perché  sarebbe assurdo che Imola perdesse i 21 milioni di euro scritti nero su bianco nel Protocollo infrastrutture sottoscritto a dicembre 2017 con Società Autostrade e Città Metropolitana, che permetterebbero alla nostra città di realizzare un’opera così importante senza spendere un euro delle casse comunali». (r.cr.)

Nella foto la rappresentanza del Comitato Strade Future che si è recata in municipio con le firme raccolte

Il Comitato pro Bretella ha raccolto oltre 3.000 firme a Imola e vallata a sostegno del progetto esistente
Cronaca 25 Febbraio 2019

Più vicina a Casalfiumanese la riqualificazione di piazza Cavalli: istituito il mercato settimanale e via ai saggi archeologici

Questa settimana sono cominciati i saggi archeologici preliminari richiesti dalla Soprintendenza in piazza Cavalli a Casale alto. A fine gennaio il Consiglio comunale ha approvato l’istituzione del mercato settimanale e vincolato 70 mila euro all’intervento di riqualificazione. Questo vuol dire che i fondi necessari sono già stati stanziati e vincolati. Il costo totale previsto è di 127.622 euro, di cui 47.513 da contributo regionale a fondo perduto, i restanti a carico del Comune.

In sintesi, la riqualificazione di piazza Cavalli è più vicina. La sindaca Gisella Rivola è ottimista: «Ci auguriamo di poter fare i lavori tra la primavera e l’estate. In marzo la piazza sarà occupata dalla Sagra del Raviolo, poi contiamo di essere a posto, approvare il progetto definitivo in Giunta, preparare il bando di gara e affidare il cantiere». Per il momento parte la verifica di rito per la Soprintendenza, con gli scavi fatti in economia direttamente dal Comune e gli archeologi di Sine Tempore srls di Bologna che prepareranno la relazione. Il progetto preliminare, redatto da Idea Srl di Imola, è stato già presentato alla cittadinanza in novembre.

L’idea è quella di dare una maggiore caratterizzazione alla piazza che, al momento, è uno spazio un po’ anonimo all’incrocio di diverse strade, migliorare la sicurezza generale e soprattutto dar vita ad un vero e proprio mercato settimanale stabile, che a Casalfiumanese manca. Non a caso il bando regionale, quello che ha fruttato il finanziamento, al quale l’Amministrazione comunale ha partecipato insieme ad Ascom, Confcommercio, Cia e Coldiretti, era specificatamente dedicato alla valorizzazione delle aree commerciali e mercatali, quindi occorreva istituirlo. Un impegno che faceva parte, tra l’altro, del programma elettorale della stessa sindaca Rivola. Il mercato si svolgerà la domenica mattina ma «entrerà in funzione solo quando i lavori di riqualificazione saranno completati» precisa Rivola.

Il progetto prevede che piazza Cavalli venga divisa in tre zone evidenziate da asfalti di colori diversi a seconda delle caratteristiche d’uso, con lo spazio reso più sicuro perché la parte carrabile, cioè percorribile dai veicoli, sarà limitata mentre ora non c’è una vera e propria area pedonale. (l.a. re.co.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 21 febbraio

Più vicina a Casalfiumanese la riqualificazione di piazza Cavalli: istituito il mercato settimanale e via ai saggi archeologici
Cronaca 25 Febbraio 2019

Presentato il progetto preliminare dell'intervento di Hera per il rifacimento delle fognature a Sant'Antonio e Portonovo

E” stato presentato nei giorni scorsi alla Consulta territoriale di Medicina il progetto preliminare per l”adeguamento fognario delle frazioni di Sant”Antonio e Portonovo. L”intervento, che sarà realizzato da Hera, nasce con l”obiettivo di migliorare l”attuale trattamento delle acque, superando gli attuali impianti locali e realizzando una condotta a pressione e gravità per circa sei chilometri di nuove reti.

«Migliorare la depurazione delle acque è importante e questi interventi semplificano la vita agli abitanti delle frazioni che non saranno costretti a interventi onerosi sulle proprie abitazioni, è il commento in materia dell’assessore ai Lavori pubblici, Matteo Montanari. Tra i lavori in programma c”è anche il primo stralcio della rete a caduta lungo via Bassa e via Fabbri per raccogliere le acque delle abitazioni lungo le strade, intervento questo fortemente voluto dell”Amministrazione comunale. Di seguito sarà poi programmato un secondo stralcio di rete per raccogliere gli scarichi delle altre abitazioni del centro abitato di via Sant’Antonio e via Fabbri. Oltre alle tubazioni, saranno realizzati due impianti di sollevamento, uno a Portonovo e uno a Sant’Antonio. L’intervento è funzionale al nuovo impianto di depurazione che verrà realizzato nella frazione di Sant’Antonio.

L”investimento complessivo per la nuova rete fognaria è di 1 milione e 500 mila euro, la metà dei quali dovrebbe essere finanziata da ConAmi. Questo almeno è previsto nei programmi, ma ora con il consorzio ancora nella battaglia di nomine e ricorsi al Tar tra Comune di Imola e altri Comuni-soci, occorrerà vedere se verranno confermati e potranno partire. (r.cro.)

La foto è tratta dal sito del Comune di Medicina

Presentato il progetto preliminare dell'intervento di Hera per il rifacimento delle fognature a Sant'Antonio e Portonovo
Cronaca 22 Febbraio 2019

Avviato a Castel San Pietro Terme l'intervento di restauro del Cassero, chiuso il passaggio carrabile

Avviato l’intervento di restauro conservativo del voltone e delle pareti del passaggio carrabile del Cassero, il monumento simbolo della città di Castel San Pietro Terme che ne segna ufficialmente la nascita nel 1199, come baluardo militare di difesa del territorio di Bologna. Fu realizzato dapprima in legno e poi trasformato più volte a seconda delle esigenze delle milizie fino ai primi anni del 1500, quando, passando la città sotto lo Stato pontificio, perse definitivamente la sua funzione militare.

La struttura attuale, delle dimensioni di circa 18 metri in lunghezza per 4 o 6 metri circa in larghezza, è prevalemente in laterizio. Il voltone è composto da tre campate, due delle quali con volta a crociera e la restante con solaio ligneo, scandite da archi e da pilastri uscenti dal filo del paramento murario. Le superfici da restaurare presentano fessurazioni, erosioni, scagliature, depositi, patine, alterazioni cromatiche e altri elementi di degrado. La ditta incaricata dei lavori ha effettuato prelievi all’interno del passaggio e li ha fatti analizzare da un laboratorio specializzato.

Nell’intervento di risanamento saranno privilegiati metodi che, a parità di efficacia, consentiranno al restauratore di operare in modo controllato, graduale e selettivo. «Si tratta di un intervento importante, che riguarda l’edificio simbolo di Castel San Pietro Terme, e che fa parte del progetto complessivo di riqualificazione del centro storico programmato da questa Amministrazione», tiene a sottolineare il sindaco Fausto Tinti. I lavori sono iniziati quest’ultimo martedì e dureranno all’incirca un mese. «I lavori sono partiti dopo aver seguito un iter impegnativo, che ha coinvolto la Soprintendenza, e vengono eseguiti grazie ad un contributo di 25 mila euro donato dalla Fondazione Cassa di risparmio di Imola nell’ambito del programma Art bonus. Contributo che copre buona parte dell’importo complessivo previsto, pari a 30 mila euro», ragguaglia il sindaco.

L’intervento riguarderà sia le pareti che la volta del Cassero, rendendo necessaria la chiusura del passaggio carrabile di accesso a via Matteotti. Chiuso il passaggio carrabile, i veicoli vengono deviati dalla parte di piazza Galvani su una corsia, indicata con segnaletica provvisoria, che costeggia l’edificio, con sbocco in via Matteotti.

L”articolo completo è su «sabato sera» del 21 febbraio

Avviato a Castel San Pietro Terme l'intervento di restauro del Cassero, chiuso il passaggio carrabile
Cronaca 21 Febbraio 2019

Partita la mobilitazione per sbloccare le grandi opere viarie dell'Emilia Romagna, anche i sindaci si schierano

Il passante di mezzo, la bretella Sassuolo-Campogalliano, la Cispadana, la quarta corsia autostradale… Opere viarie strategiche per la competitività e lo sviluppo. Ma l’esecutivo nazionale gialloverde le ha bloccate tutte, una dopo l’altra, così come sta accadendo, peraltro, nel resto d’Italia. Ecco perché si svolgerà una manifestazione a Bologna (molto probabilmente il 9 marzo) per chiedere la fine dell’ostracismo verso le grandi infrastrutture dell’Emilia Romagna.Sarà una chiamata a raccolta di istituzioni, forze sociali ed economiche. Nulla però a che vedere con la manifestazione pro Tav di Torino. Niente piazza. Si cerca quel dialogo tra Roma e Bologna finora mancato.

«Noi abbiamo pensato ad una iniziativa a cui invitare il Governo per far sentire la voce dei territori, del mondo del lavoro e delle imprese perché tutti noi condividiamo la grande preoccupazione per quanto sta accadendo e un obiettivo fonda-mentale: che l’Emilia Romagna non venga fermata», ha spiegato il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, al termine di una riunione a cui hanno preso parte amministratori locali, categorie imprenditoriali e sindacati per fare il punto sulle infrastrutture viarie in stand by. Condivisa l’idea di chiederne lo sblocco. «Ci troviamo di fronte a un interlocutore che sta smantellando gli accordi chiusi. Qui ci sono 2,5 miliardi di euro di opere che si vanno a bloccare – ha affermato Bonaccini -. Chiediamo che il Governo inizi a dare risposte vere e concrete e che permetta la realizzazione di opere il cui iter autorizzativo è stato completato, per le quali sono stanziate le risorse necessarie e indispensabili per la competitività del nostro sistema produttivo e turistico».

«Integrare e sostituire le infrastrutture esistenti può rappresentare un’opportunità, che potrebbe diventare l’ennesima occasione persa se non si saprà cogliere il momento. Penso al passante di Bologna, alla bretella Campogalliano-Sassuolo, alla Cispadana, infrastrutture strategiche per la competitività e lo sviluppo», ha dichiarato il presidente di Confindustria Emilia Alberto Vacchi. Dello stesso parere i sindacati: «Solo in Romagna tra trivelle e blocco dell’E45 si rischiano di perdere in qualche mese 20 mila posti di lavoro. Se aggiungiamo il blocco delle grandi opere, altri lavoratori dell’edilizia continueranno a restare a casa in cassa integrazione o perderanno il lavoro. Il problema è serio. Se pensiamo anche al blocco della Campogalliano-Sassuolo e al distretto ceramico è fuori discussione che anche lì in futuro potremo avere dei problemi», ha avvertito il segretario della Uil dell’Emilia Romagna e di Bologna, Giuliano Zignani.

Anche i sindaci del nostro territorio intanto si schierano per lo sblocco delle opere strategiche. Fausto Tinti,Luca Albertazzi, Luca Lelli, Daniele Meluzzi, Fabio Anconelli, Onelio Rambaldi, Cristina Carpeggiani, rispettivamente sindaci di Castel San Pietro, Dozza, Ozzano dell’Emilia, Castel Bolognese, Solarolo, Medicina e Castel Guelfo, hanno dichiarato il loro appoggio alla manifestazione proposta dal sindaco di Bologna Virginio Merola per sollecitare il Governo a sbloccare le infrastrutture. Una mobilitazione che inizialmente era stata pensata per promuovere la realizzazione del passante di Bologna, ma che nelle ultime ore ha visto allargare il fronte alle diverse opere che sono a rischio nell’intero sistema territoriale regionale, fra le quali c’è anche l’ampliamento dell’A14, con la quarta corsia dal casello di San Lazzaro fino alla diramazione per Ravenna.

«L’ampliamento dell’A14 interessa tutti i territori a est della città di Bologna e della provincia di Ravenna, da San Lazzaro a Castel Bolognese – sottolineano i sindaci -. E a questa infrastruttura è obbligatoriamente legata anche la realizzazione di opere strategiche, sia di ampliamento (tra cui i nuovi caselli autostradali di Toscanella e di Solarolo-Castel Bolognese, la rotatoria al casello di Castel San Pietro sulla via San Carlo), sia di adduzione sulla viabilità provinciale e comunale di tutti i terri-tori interessati (tra cui numerose rotatorie, viabilità tangenziali e la famosa bretella di Imola). Siamo quindi a sostenere pienamente la proposta lanciata dal sindaco metropolitano di Bologna di una manifestazione pro-infrastrutture per stimolare un Governo oggi inerte e nullafacente su un asset fondamentale e strategico per lo sviluppo del paese Italia e della regione Emilia Romagna».Le opere di adduzione ammontano in totale a oltre 29 milioni di euro.

Il servizio completo è su «sabato sera» del 21 febbraio

Partita la mobilitazione per sbloccare le grandi opere viarie dell'Emilia Romagna, anche i sindaci si schierano
Cronaca 18 Febbraio 2019

Dovrebbero partire a marzo i lavori di asfaltatura sulle strade di Castel San Pietro Terme per complessivi 900.000 euro

Il primo cittadino di Castello, Fausto Tinti, nella veste di vicesindaco metropolitano ha presentato al Consiglio di palazzo Malvezzi, insieme al consigliere delegato e sindaco di Ozzano Emilia Luca Lelli, un ordine del giorno riguardante la sicurezza della strada provinciale 31, meglio nota come Stradelli Guelfi. «Abbiamo chiesto al sindaco metropolitano Virginio Merola di inserire nel piano triennale delle opere alcune soluzioni concrete per migliorare diversi punti critici della strada provinciale 31 che sono spesso luogo di incidenti anche gravi – spiega Tinti -. Si tratta di incroci a raso che potrebbero essere trasformati in rotonde, come quello con la strada provinciale 48 (che dall’ultima uscita della complanare sud porta sugli Stradelli, Ndr), oppure l’incrocio con via San Giovanni, che serve la zona produttiva di Osteria Grande, o ancora l’intersezione a tre vie per l’acceso alla frazione di Poggio Grande e all’area produttiva Ca’ Bianca. Gli Stradelli Guelfi – aggiunge Tinti – sono un’arteria fondamentale per il territorio orientale metropolitano, ma sono sovraccarichi di traffico, in attesa dell’ampliamento a quattro corsie dell’autostrada A14 da cui dipende una serie di opere di adduzione migliorative dei collegamenti stradali (le risorse destinate all’intervento, il cui progetto esecutivo è pronto da tempo, però non sono ancora sta-te sbloccate dal Governo, Ndr)».

Sindaco Tinti, la sicurezza degli incroci è primaria, ma le rotonde non sono l’unico svolgimento del tema: banalmente c’è anche la manutenzione delle strade comunali…
«Certamente. E a tale proposito a Castel San Pietro abbiamo in programma un consistente elenco di asfaltature per oltre 900 mila euro complessivi: circa 700 mila finanziati dall’Amministrazione e 230 mila di proventi dalla convenzione con l’azienda Bio-on. Si tratta di interventi che avrebbero già dovuto iniziare, ma confidiamo che ad inizio marzo, con l’arrivo della buona stagione, partano i cantieri di Area Blu (l’affidamento è avvenuto all’interno dell’accordo quadro a seguito di bando complessivo per i comuni di Imola, Medicina e Castello e della Città metropolitana valido per tutto il 2019, Ndr)».

Scorrendo l’elenco, mancano strade che i cittadini segnalano come fortemente degradate e perfino pericolose: ad esempio, per citarne alcune, l’ingresso di via Oriani dalla via Emilia; via Corlo, che è stata risistemata a tratti ma risulta ancora molto sconnessa; il tratto di via San Carlo che porta al parcheggio nord della stazione dei treni; il tratto di via Emilia sul semaforo con via Riniera…
«Alcuni interventi non rientrano nel programma perché non sono fra le strade più brutte. Comunque me li annoto e vedremo il da farsi con i prossimi fondi a disposizione». (mi.mo.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 14 febbraio

Dovrebbero partire a marzo i lavori di asfaltatura sulle strade di Castel San Pietro Terme per complessivi 900.000 euro
Cronaca 15 Febbraio 2019

Il Consorzio Bonifica Renana interverrà per rafforzare la scarpata dopo la frana di via Montecalderaro

Come spesso accade, le piogge invernali possono causare danni ad un territorio morfologicamente instabile come sono le nostre montagne, ad esempio sotto forma di frane, nuove e vecchie. Non le piogge di questo inverno, ancora in corso, bensì le precipitazioni dell’inverno precedente hanno causato l’ennesimo movimento franoso in via Montecalderaro. Frana che si è mossa laddove il terreno aveva già ceduto nel 2015 e nel 2016, quando la strada era stata perfino chiusa perché il crinale del calanco si era abbassato portandosi letteralmente via l’asfalto.

Quello interessato è infatti un punto particolarmente critico, proprio sul crinale del calanco che porta alla piccola frazione di Montecalderaro, nel territorio castellano. Questa volta il movimento franoso che si è verificato è di tipo superficiale ed ha interessato una ventina di metri di terreno sottostante la carreggiata, proprio accanto agli interventi realizzati precedentemente (la gabbionata metallica e le palizzate in legno hanno retto perfettamente). Anche questa volta l’intervento, che prenderà il via nelle prossime settimane, sarà a cura del Consorzio Bonifica Renana, che si occuperà della realizzazione, secondo il progetto definitivo approvato dalla Giunta castellana, di un muro di calcestruzzo lungo oltre 14 metri a valle della carreggiata e del relativo drenaggio di 10 metri per le acque.

Anche qui verrà realizzata una palizzata in legno, mentre la scarpata sarà nuovamente seminata entro la prossima primavera per migliorare la tenuta del terreno. Complessivamente l’intervento costerà 68 mila euro, di cui 25 mila a carico della Bonifica Renana all’interno dell’accordo con il Comune per gli interventi sul territorio, e 43 mila euro a carico dell’Amministrazione castellana, già previsti a bilancio.

Nella foto il punto in cui è avvenuta la frana

Il Consorzio Bonifica Renana interverrà per rafforzare la scarpata dopo la frana di via Montecalderaro
Cronaca 15 Febbraio 2019

A Medicina il Comune, Hera e la Bonifica Renana insieme per trovare soluzioni al problema degli allagamenti

Proseguono le verifiche tecniche svolte dalla società multiservizi Hera su sollecitazione dell’Amministrazione comunale allo scopo di capire le cause e quindi di risolvere il problema degli allagamenti verificatisi, nell’autunno scorso, in alcune zone in conseguenza di precipitazioni piovose improvvise e abbondanti (le cosiddette bombe d’acqua). Hera ha assunto infatti l’impegno di svolgere uno studio sull’idraulico complessivo delle aree interessate dal fenomeno per individuare, insieme al Comune, gli interventi necessari alla sua soluzione e che saranno oggetto di successiva programmazione esecutiva con Atersir, l’Agenzia territoriale dell’Emilia Romagna per servizi idrici e rifiuti.

Particolare attenzione è stata rivolta alle zone di Ganzanigo, di via Barbarossa e via Piave, dove Hera sta svolgendo videoispezioni e analisi della portata delle condotte. Parte in causa anche il Consorzio della Bonifica Renana per quanto attiene portata e manutenzione dei canali di scolo e dei fossati di propria competenza. Per quanto concerne i fossi privati, il Comune ricorda che le attività di pulizia e di manutenzione sono a carico dei proprietari e che la loro esecuzione contribuisce in maniera importante al corretto deflusso delle acque e contribuisce a prevenire le esondazioni.

Alcuni interventi già svolti da Hera hanno riguardato, in varie zone, il rifacimento di allacci, la pulizia delle caditoie esistenti e la creazione di altre a supporto, per favorire al massimo il deflusso delle acque piovane. Gli studi in corso consentiranno di valutare la necessità di eseguire i lavori più specifici e complessi. «Ringrazio Hera e la Bonifica Renana per il supporto fornito – commenta l’assessore ai Lavori Pubblici, Matteo Montanari -. E’ necessario individuare il prima possibile gli interventi risolutivi, così da poterli programmare e finanziare nel prossimo piano delle opere pubbliche».

A Medicina il Comune, Hera e la Bonifica Renana insieme per trovare soluzioni al problema degli allagamenti
Cronaca 12 Febbraio 2019

Sarà finanziato da Regione e Bonifica Renana il bacino artificiale a Poggio Grande per raccogliere l'acqua depurata

I soldi ci sono e il progetto castellano di creare un bacino artificiale a Poggio Grande, accanto al depuratore comunale di via Meucci, per irrigare i campi della pianura tra Castello e Medicina sta per diventare realtà. All’interno del Piano di sviluppo regionale (Psr) è stato infatti approvato un finanziamento da 1 milione e mezzo di euro che serviranno per l’opera, che costerà complessivamente 2 milioni e 180 mila euro. L’idea, presentata dalla Giunta alla consulta di Poggio-Gaiana già lo scorso marzo, è quella – aveva spiegato l’assessore all’Agricoltura Anna Rita Muzzarelli – di «raccogliere l’acqua emessa dal depuratore civile cittadino, che oggi si perde». In questo modo si evitava la dispersione, nel periodo invernale, di risorse idriche preziose nel resto dell’anno per fare agricoltura di qualità.

Il nuovo invaso artificiale, che sorgerà su un terreno comunale di 5 ettari fino ad oggi affittato a scopo agricolo, raccoglierà le acque chiare, pulite e filtrate, in fuoriuscita dal depuratore che ad oggi finiscono nello scolo Laghetto, corso d’acqua che scorre fino a confluire nel torrente Gaiana che da Castello arriva a Medicina, alimentando le terre castellane ad est e, in seconda battuta, quelle della città del Barbarossa. Accumulando l’acqua nel nuovo invaso, la cui capacità è stimata da progetto in 100 mila metri cubi, l’irrigabilità verrebbe aumentata di almeno il 50%, a beneficio di una ventina di aziende dei due comuni comprese in un distretto irriguo di 170 ettari.

Della progettazione si è occupato il Consorzio della Bonifica Renana all’interno di 680 mila euro destinati al progetto. In questi giorni è lo stesso Consorzio che si sta occupando dei primi sopralluoghi, sondaggi e verifiche (geotecniche e chimiche, ma anche archeologiche e per scongiurare la presenza di eventuali residui bellici) propedeutiche al progetto esecutivo dell’opera, per la quale sarà poi pubblicata la relativa gara d’appalto nei prossimi mesi. «Dopo l’aggiudicazione dei lavori, la costruzione dell’invaso e delle opere di distribuzione richiederà circa un anno – fanno sapere dalla Bonifica Renana -. Il laghetto avrà argini fuori terra di quattro metri e una profondità dell’acqua di cinque. Sarà disponibile per le necessità degli agricoltori a partire dalla stagione irrigua 2021»

.Prima dell’arrivo del finanziamento regionale l’Amministrazione castellana dovrà approvare in Consiglio comunale la cessione gratuita del terreno per la realizzazione del nuovo bacino, un passaggio in calendario entro il mese di febbraio. L’impegno della Giunta Tinti in tal senso è stata di fatto la molla che ha fatto partire l’intero progetto. (mi.mo.)

Il servizio completo è su «sabato sera» del 7 febbraio    

Nella foto una veduta di come diventerà l”invaso secondo la Bonifica Renana

Sarà finanziato da Regione e Bonifica Renana il bacino artificiale a Poggio Grande per raccogliere l'acqua depurata
Cronaca 5 Febbraio 2019

Il «puzzle Varignana» si sta lentamente componendo. Ora tocca al centro civico

Un domani il centro storico della frazione di Varignana, sulle colline castellane, sarà completamente rinnovato: un nuovo parcheggio vicino al cimitero, piazza libera dagli attuali posti auto e attrezzata con arredi urbani, un centro civico polifunzionale nell’ex oratorio di San Giuseppe che affaccia proprio sulla piazza, la vecchia scuola ristrutturata come alloggi uso foresteria per clienti e dipendenti di Crif Spa (che da anni investe nella Varignana Valley con uffici e il resort Palazzo di Varignana).

A suo tempo l’Amministrazione pensava di ristrutturare il vecchio edificio scolastico per ricavarne un centro civico, poi l’accordo con Crif e Palazzo di Varignana ha spostato l’attenzione sul recupero dell’ex oratorio. «Il vantaggio – motiva il sindaco Fausto Tinti – è che la capacità edificatoria aggiuntiva prevista per il lotto ex scuola-via Alfieri è stata spostata in un’altra area all’interno del perimetro della proprietà di Palazzo di Varignana, in questo modo non si aumenterà la densità di edifici nel centro storico della frazione».

I vari pezzi del «puzzle Varignana» sono però interconnessi e se tutto non va liscio come l’olio la complessiva e corposa riqualificazione potrebbe complicarsi. Se non altro come tempi. Il destino della piazza dipende dal nuovo parcheggio, ma il contratto con la ditta assegnataria è appena stato rescisso per gravi inadempimenti. L’ex oratorio di San Giuseppe è stato acquistato dal Comune in ottobre, ma prevedibilmente sarà ristrutturato non prima del prossimo anno.

L’Amministrazione ha utilizzato per il progetto del nuovo centro civico 500 mila euro derivanti ancora dal primo accordo urbanistico con le società Palazzo di Varignana e Crif, quello che ha portato qualche anno fa alla realizzazione del grande complesso alberghiero. Si tratta della quota destinata ad «un’opera di interesse pubblico per la frazione castellana, nel dettaglio solo 150 mila euro sono serviti per acquistare l’edificio, di proprietà dell’associazione Fraternità cristiana opera di padre Marella città dei ragazzi, mentre gli altri 350 mila per la ristrutturazione e riqualificazione per trasformarlo nel centro civico. Il progetto prevede che nell’ex oratorio trovino posto gli ambulatori dei medici di base, che la Consulta locale chiede da tempo, nonché il seggio elettorale, poi le associazioni, lo spazio per mostre o esposizioni temporanee e, secondo le idee dell’Amministrazione, anche per ricordare la storia della Linea Gotica e pure padre Marella, che in passato reggeva l’asilo e un ricovero per bambine e ragazze sole che aveva sede proprio nell’ex canonica di Varignana (l’associazione possedeva l’immobile fin dagli anni Cinquanta del secolo scorso).

Prima di arrivare a ciò occorrerà, come detto, mettere mano all’edificio con un consolidamento strutturale per il miglioramento sismico, rifacimento impianti, rifacimento finiture e serramenti interni ed esterni. Le tempistiche sono però incerte. Già il percorso che ha portato a formalizzare l’acquisto è stato travagliato: l’approvazione in Consiglio comunale risale al 2017 ma prima si è dovuto attendere il cambio di presidente dell’associazione Fraternità cristiana, poi il diritto di prelazione da parte del ministero dei Beni culturali.

L’intenzione della Giunta Tinti era progettare la ristrutturazione quest’anno (al momento c’è un documento di fattibilità redatto dall’ufficio tecnico comunale a dicembre) ed eseguire il lavoro nel 2020, tanto che l’opera è stata inserita nel piano triennale l’anno scorso. Occorrerà fare i conti con alcune complicazioni, prima fra tutte i tempi della Soprintendenza, dal momento che lo stabile è vincolato dal punto di vista architettonico. Poi, come già per altri progetti, si vorrebbe presentare prima pubblicamente alla Consulta cittadina il progetto, confrontandolo poi con le richieste e i suggerimenti dei residenti. Senza dimenticare che in primavera ci sono le elezioni amministrative. La vendita delle ex scuole, però, formalizzata a dicembre, potrebbe far diventare pressante trovare una collocazione per le attività che fino ad oggi vi si trovavano. (mi.mo.)

Nella foto la piazza di Varignana oggi occupata dal parcheggio

Il «puzzle Varignana» si sta lentamente componendo. Ora tocca al centro civico

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