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Cultura e Spettacoli 23 Maggio 2020

Presentazione «social» per il libro «Prima e poi», la novità della primavera 2020 di Bacchilega Junior

Prima e poi, poi e prima, dentro il tempo il cuore sbrina. Si possono raccontare i momenti e gli incontri importanti della vita senza mai parlarne direttamente, ma solo dicendo il prima e il poi che li riguarda?

È questa la sfida del libro «Prima e poi», pubblicato da Bacchilega Junior fra le novità della primavera 2020. Un libro che è al tempo stesso un albo di illustrazioni e di poesie, due per ogni tema affrontato: la prima che racconta le aspettative di una relazione, o di un evento, la seconda che ne delinea le permanenze. Fra i temi trattati attraverso le parole mirate di Teresa Porcella e il tratto inconfondibile di Giorgia Atzeni vi sono la relazione fra fratelli e sorelle, il rapporto con le piante e gli animali da compagnia, il diventare grandi.

Domenica 24 maggio alle 18.30 l”autrice e l”illustratrice raccontano la genesi del libro “Prima e poi” intervistate dalla giornalista Donatella Trotta. Una presentazione dal vivo, pur a distanza, di un albo, come un album, che ha tanto da raccontare e che è stato raccontato, fra gli altri, su Internazionale e su Rai Radio Kids. L”evento è visibile in diretta sulla pagina Facebook di Bacchilega Junior (e anche qui sotto). (mi.mo.)

Nella foto: la copertina dell’evento

Presentazione «social» per il libro «Prima e poi», la novità della primavera 2020 di Bacchilega Junior
Cronaca 28 Dicembre 2019

Bonaccini sceglie Imola e il suo autodromo per la presentazione ufficiale delle liste che lo sostengono

Stefano Bonaccini, presidente della Regione e candidato al bis alle elezioni del 26 gennaio prossimo, ha scelto Imola per la presentazione dei candidati e delle liste che lo sostengono. Domani, domenica 29 dicembre, alle 10, all”autodromo Enzo e Dino Ferrari, Bonaccini avrà al suo fianco, come testimonial d”eccezione, il sindaco di Milano Giuseppe Sala: entrambi saranno intervistati nell”occasione dal giornalista Gerardo Greco. 

Saranno inoltre schierati, in piazza Ayrton Senna, anche i candidati delle sei liste a sostegno del presidente uscente e del suo progetto «Emilia-Romagna. Un passo avanti», vale a dire Partito Democratico, Emilia-Romagna Coraggiosa Ecologista Progressista, Europa Verde, Volt Emilia-Romagna, Più Europa Psi Pri e la lista civica Bonaccini Presidente. L”appuntamento imolese servirà anche come presentazione del programma della coalizione, con un particolare approfondimento dedicato al primo dei quattro temi forti di cui è composto e che ha per titolo «Emilia-Romagna regione della conoscenza».

Gli altri tre, precisa una nota dell”ufficio stampa di Stefano Bonaccini, «saranno dettagliati nei prossimi giorni». Per ora questi sono gli obiettivi delineati: «fare dell’Emilia-Romagna la regione dei diritti e dei doveri – si legge ancora nel comunicato – la regione della sostenibilità, attraverso una svolta ecologica che deve accelerare (e che tenga insieme ambiente e lavoro) e la regione delle opportunità, per chi oggi si sente ancora ai margini e per le nuove generazioni». (r.cr.)

Nella foto Bonaccini a Imola poche settimane fa

Bonaccini sceglie Imola e il suo autodromo per la presentazione ufficiale delle liste che lo sostengono
Cultura e Spettacoli 19 Novembre 2019

Torna CooperAttivaMente con «Altri sguardi» sulla storia e sul ruolo delle donne nei secoli

«Altri sguardi» sulla storia. Domani, mercoledì 20 novembre la rassegna Cooperattivamente si occuperà, in collaborazione con la Società italiana delle Storiche e con l’associazione PerLeDonne, di un tema particolare, che potremmo semplificare come il rapporto tra le donne e la storia. Il presupposto è che la storia, in generale, è raccontata al maschile: poche sono le donne di cui si parla e poche erano, fino a poco tempo fa, quelle che se ne occupavano. Il 20 novembre, appunto, saranno a Imola (ore 18, sala delle Stagioni) Francesca Minen e Caterina Di Paolo, rispettivamente autrice dei testi e illustratrice del volume «Le civiltà dei fiumi. Altri sguardi, nuovi racconti». Il libro fa parte, insieme a «Preistoria», l’altro volume già pubblicato, della collana «Storie nella Storia», edita da Settenove, nata con l’obiettivo di fornire, appunto, un approccio nuovo e diverso alla storia, più rispettoso del ruolo femminile, più vicino alle persone comuni, alla descrizione della società, della vita quotidiana, dei rapporti all’interno delle famiglie.

A dialogare con le autrici saranno Assunta Di Sario in rappresentanza dell’associazione PerLeDonne di Imola e la giornalista di «sabato sera» Milena Monti. Non a caso l’associazione PerLeDonne ha inserito l’appuntamento nel calendario delle iniziative in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, ritenendo che, accanto all’aiuto concreto alle donne vittime di violenza di genere svolto quotidianamente attraverso il Centro antiviolenza, occorra un lavoro culturale che ridefinisca in maniera intelligente, nelle diverse fasi della storia umana, il ruolo delle donne. Un approccio che vede d’accordo Francesca Minen. «Il problema – spiega – è che la storia è fatta da uomini, che ne scrivono una versione fatta di guerre e politica, poco attenta ai fatti meno roboanti, ma fondamentali -. Anche la ricerca archeologica privilegia il palazzo, il tempio e non invece i centri di insediamento della popolazione. I fondi venivano dati a grandi scavi, statue colossali, corredi d’oro ed’argento, non per portare alla luce i luoghi in cui abitavano le persone normali. Ora si fa più attenzione a questa storia più puntuale, alla vita di ogni giorno, all’attività produttiva svolta dalle donne, che in genere lavoravano in casa ma preparavano il cibo, producevano vestiario, si occupavano di piccoli e anziani, realizzavano utensili, anfore,ciotole. Non erano retribuite, quindi in genere non si considera come lavoro».

Il libro «Le civiltà dei fiumi» prende in esame quattro civiltà sviluppatesi lungo il corso di grandi fiumi: la Mesopotamia (Tigri ed Eufrate), l’Egitto (Nilo), la Cina (fiume Giallo e fiume Azzurro) e la valle dell’Indo (fiume Indo appunto),nel subcontinente indiano. Per quanto riguarda le fonti, Minen osserva: «Quando ci sono si usano le fonti scritte, ma nel caso della valle dell’Indo la scrittura non è ancora stata decifrata. In questo caso ci si appoggia su dati archeologici. Tuttavia, anche in presenza di fonti scritte, occorre sempre chiedersi da chi sono state scritte e per quale fine. Quasi mai le autrici sono donne e di solito i documenti che si trovano sono amministrativi, economici,storici. Si tratta di dati funzionali, spesso mirati ad affermare l’ideologia del sovrano. Tornando alle donne, si trovano menzionate, ma molto difficile è trovare delle scrittrici. In Mesopotamia però,intorno al 2000 a.C., è vissuta Enheduanna, la prima poetessa di cui sappiamo il nome

Accanto a Francesca Minen ha lavorato al libro, in qualità di autrice delle illustrazioni, Caterina Di Paolo. «Illustrare i testi della collana è una sfida grande per me – confessa-. Non è un progetto in cui posso avere carta bianca. Certamente lavoro seguendo il mio stile, ma nell’ambito di parametri precisi. L’idea di costruire una serie illustrata su questo tema aiuta perché non si tratta di volumi didattici, nei quali l’illustrazione è poca e non preponderante. In questa collana l’illustrazione e lo scritto insieme aiutano ad approcciare un tema difficile come la parità di genere, a renderlo più vicino alla comprensione e a produrre empatia in chi legge». (mi.ta.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 14 novembre

Nella foto: la copertina del libro “Le civiltà dei fiumi” e le autrici Francesca Minen (in alto) e Caterina Di Paolo (in basso)

Imola

Torna CooperAttivaMente con «Altri sguardi» sulla storia e sul ruolo delle donne nei secoli
Cultura e Spettacoli 9 Novembre 2019

Ombre e… Luce d'amore nel romanzo «L'ultimo segreto di Botticelli» della scrittrice imolese Lisa Laffi

Un amore epico, contrastato. Un enigma da sciogliere. La storia che incombe. È avvincente, appassionante e molto ben scritto l’ultimo romanzo di Lisa Laffi, scrittrice, insegnante e giornalista imolese: «L’ultimo segreto di Botticelli» è uscito per Tre60 a fine maggio e da allora ha conquistato un ampio numero di lettori. Tanto che continua ad essere oggetto di incontri, come quello oggi, sabato 9 novembre alle 17.30 quando, nella libreria Mondadori di palazzo Monsignani a Imola, Lisa Laffi parlerà proprio della storia d’amore che la sua penna ha fatto nascere tra il condottiero Giovanni dalle Bande Nere e la guaritrice ed esperta di erbe Luce. Ambientato nel 1526, il romanzo ha un punto focale nella creazione, una quarantina d’anni prima, de La Primavera di Sandro Botticelli: un dipinto che nasconde un mistero che coinvolgerà anche le vite di Luce e Giovanni.

Arte, battaglie, segreti, amori: è pieno di colpi di scena ilt uo romanzo, come si evince anche dal titolo.
«Il titolo originario, che avevo dato io, era in realtà “Una Luce tra le Bande Nere” – spiega Lisa-, utilizzando il nome della protagonista, Luce, che rischiara i momenti bui dell’Italia, e quello di Giovanni, un uomo, appunto, pieno di ombre e luci. Poi la casa editrice ha optato per il titolo “L’ultimo segreto di Botticelli”, puntando sul dipinto che è un momento chiave della storia».

I due protagonisti sono comunque al centro delle vicende, con la loro storia d’amore che si muove in un periodo storico fatto di battaglie, conquiste e sconfitte.
«Sono partita proprio dai due protagonisti, scrivendo un racconto che ha vinto il terzo premio al concorso Verbania for Women. Poi mi ci sono affezionata, è nata l’idea del quadro e quindi l’ho ripreso e ampliato. Mi faccio portare dalle intuizioni del momento… al contrario di quello che dico di fare ai miei studenti», ride.

Luce è un personaggio affascinante, è forte e coraggiosa. Tutte le donne a cui dai vita sono sempre sfaccettate.
«Ho un debole per i personaggi femminili. In genere, quando scrivo, parto dalla ricerca storica, con dei paletti dati dalla storia all’interno dei quali mi diverto a riempire i buchi. Mi piacciono i personaggi che non sono né solo buoni né solo cattivi, e le cui azioni hanno delle motivazioni. Personaggi che cambiano in base a quello che accade loro, e che ci danno degli insegnamenti».

Questo vale anche per la controparte maschile.
«Amo i personaggi che “perdono” ma che lottano e si mettono in gioco. Giovanni dalle Bande Nere muore a ventotto anni, ed è sempre stato in prima linea combattendo con i suoi uomini. Mi piacciono le sfumature chiaroscurali, i personaggi che non sono tutti d’un pezzo ma che hanno luci e ombre». (ste.f.)

L”intervista completa è su «sabato sera» del 7 novembre

Ombre e… Luce d'amore nel romanzo «L'ultimo segreto di Botticelli» della scrittrice imolese Lisa Laffi
Cultura e Spettacoli 6 Novembre 2019

Lo scrittore Valerio Massimo Manfredi inaugura a palazzo Marchi la rassegna «Ritorno al libro»

Una serata alla scoperta delle meraviglie italiane. A guidare il pubblico in un viaggio nel nostro Paese sarà Valerio Massimo Manfredi in quello che è il primo appuntamento della rassegna «Ritorno al libro», che si terrà domani, giovedì 7 novembre alle 18.30 nella Sala delle Aquile di palazzo Marchi a Imola, in via San Pier Grisologo (ingresso libero). Lo scrittore e archeologo darà il via così ad un cartellone di incontri curato da Manfredi Nicolò Maretti, che prevede tredici appuntamenti che si svolgeranno al giovedì (a cadenza bisettimanale o settimanale, con una pausa più lunga tra la fine e l’inizio dell’anno) e che spazieranno in varie tematiche.

A «Ritorno al libro», Valerio Massimo Manfredi presenterà il suo «Sentimento italiano. Storia,arte e natura di un popolo inimitabile» (Sem editore), in cui parla del Paese «più bello del mondo», dello spirito del popolo italiano, della nostra storia fatta di meraviglie chiedendosi se sia possibile «ammirarle di viva ammirazione perché orientino ancora il nostro presente e il futuro delle generazioni a venire» e ricorda come «essere italiani, appartenere a questo popolo e vivere sul suo territorio, ci consente gioie inestimabili, ma al contempo ci impone una continua ridefinizione del nostro sentimento italiano».

Archeologo e scrittore, Valerio Massimo Manfredi si è laureato in Lettere classiche all’Università di Bologna e specializzato in Topografia del mondo antico all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove ha poi insegnato agli inizi di quella che è una intensa carriera accademica. Ha partecipato a numerose campagne di scavo, da Lavinium e Forum Gallorum in Italia, alla Campagna di ricognizione e rilievo con Timothy Mitford sul sito del «Trofeo dei Diecimila» in Anatolia orientale (2002), per citarne solo alcune. Ha tenuto conferenze e seminari in alcuni dei più prestigiosi atenei nel mondo e pubblicato numerosi articoli e saggi in sede accademica. I suoi romanzi storici, tradotti in tutto il mondo, sono molto amati dai lettori, come la trilogia di Aléxandros dedicata a Alessandro Magno o quella di Ulisse, ma anche il più recente Teutoburgo sullo scontro tra Romani e Germani. E’ noto anche per i programmi televisivi Stargate – linea di confine e Impero.

Dopo quello con Valerio Massimo Manfredi, «Ritorno al libro» prevede altri dodici appuntamenti tra cui, ad esempio, quello del 28 novembre con Mogol su «Il cammino del pop. L’evoluzione dell’interpretazione dalla romanza ad oggi», quello del 19 dicembre con l’attrice Antonella Lualdi Interlenghi e il libro da lei scritto insieme a Diego Verdegiglio «Io Antonella, amata da Franco» (Manfredi edizioni), o l’ultimo dell’1 aprile con Federico Moccia e «Tre volte te. Il ritorno di Babi, Step e Gin (Nord)». (r.c.)

Lo scrittore Valerio Massimo Manfredi inaugura a palazzo Marchi la rassegna «Ritorno al libro»
Sport 21 Agosto 2019

Calcio serie C, presentata la rosa dell'Imolese e le nuove maglie

E” stata presentata nella serata di ieri, all’Elio’s Cafè di piazza Bianconcini, la rosa dell’Imolese per la stagione 2019/2020. Davanti a tifosi, rappresentanti della classe politica cittadina e sponsor societari, i primi a salire sul palco sono stati i membri dello staff tecnico rossoblu, capitanati da mister Federico Coppitelli. A seguire, è toccato ai giocatori che, suddivisi per ruolo, hanno presentato anche le due divise da gioco, già utilizzate in Coppa Italia contro Sambenedettese, Juve Stabia e Genoa.

Al termine della presentazione, alcuni giocatori della prima squadra hanno indossato la nuova terza maglia dell’Imolese, che quest’anno sarà di color rosa acceso. Una scelta fatta per dare ancor più lustro al progetto del calcio femminile, sposato dalla società rossoblu con il progetto «Le Ragazze del Bacchilega». La serata si è chiusa, ovviamente, con le parole del presidente Spagnoli: «In questo avvio di stagione si percepisce grande entusiasmo. Queste prime partite di Coppa hanno dato tanta consapevolezza a giocatori, staff e dirigenti, ma soprattutto ai tifosi, che dall’anno scorso sento sempre più vicini a questa squadra e a questa società. Gli abbonamenti lo dimostrano. Ho sempre in testa la partita dei play-off al Galli contro il Piacenza, dove abbiamo finito i tagliandi in 5 ore: questo dobbiamo essere, i ragazzi e la città se lo meritano. Chiedo a tutti di stare vicini alla squadra, ci vediamo allo stadio». (d.b.)

Nella foto (Isolapress): la terza maglia dell”Imolese 

Calcio serie C, presentata la rosa dell'Imolese e le nuove maglie
Cultura e Spettacoli 22 Luglio 2019

Per la rassegna «Freschi di stampa» approda alla Bim «Fuoco al cielo», romanzo della scrittrice Viola Di Grado

Tamara e Vladimir vivono a Musljumovo, remoto villaggio al confine con la Siberia, tra caseggiati in rovina e fabbriche abbandonate, una città segreta, luogo sinistro da cui era vietato uscire e comunicare con l’esterno, al centro di tre catastrofi nucleari negli anni ‘50 e ‘60. Sono i protagonisti di «Fuoco al cielo», romanzo di Viola Di Grado edito da “La nave di Teseo”, che sarà presentato martedì 23 luglio alle 21 nel giardino della biblioteca di Imola nell’ambito di «Freschi di stampa». «Vladimir, infermiere di buona famiglia, è arrivato da Mosca, scegliendo di prendersi cura di chi non ha niente, delle persone dimenticate dal mondo – si legge nella presentazione della serata-. Tamara, insegnante, è invece nata e cresciuta nel villaggio, e abituata a pensare che ogni cosa sia destinata a contaminarsi e guastarsi velocemente. Incontrandosi, i due vengono sorpresi da una passione totalizzante che si appropria di ogni pensiero, e accende un bagliore salvifico persino liì, nel luogo più radioattivo del pianeta, in mezzo ai resti di una natura satura di veleno.

Questo sentimento così tenace, che sembra schermarli dalle insidie del reale, li rafforza e li divora al tempo stesso, finché un evento prodigioso arriverà a sconvolgere le loro vite e le loro certezze. Ispirato a un fatto di cronaca che ha disorientato il mondo, «Fuoco al cielo» racconta del male ubiquo che appartiene alla Storia ma che si rintana anche all’interno di ogni amore assoluto: perché la “città segreta” non è solo un luogo reale di distruzione e segregazione, ma anche il nodo più intimo e pericoloso di ogni relazione, dove i confini tra il sé e l’altro si confondon oe può bastare una parola, un gesto, un grumo di silenzio per far crollare ogni cosa o metterla per sempre in salvo». Viola Di Grado è l’autrice di «Settanta Acrilico Trenta Lana» (2011), vincitore del premio Campiello Opera Prima e del premio Rapallo Carige Opera Prima e finalista all’Impac Dublin Literary Award, e di «Cuore Cavo» (2013), finalista al Pen Literary Award. Ha vissuto a Kyoto, Leeds e Londra, dove si è laureata in Filosofia dell’Asia orientale. I suoi libri sono tradotti In otto Paesi. (r.c.)

Per la rassegna «Freschi di stampa» approda alla Bim «Fuoco al cielo», romanzo della scrittrice Viola Di Grado
Cronaca 19 Marzo 2019

Mercoledì 20 marzo con CooperAttivaMente il libro della giornalista Francesca Mannocchi sul traffico di migranti

Solitamente vengono raccontate le storie dei migranti, si cerca di dare un volto e una voce ai disperati che cercano di raggiungere le spiagge italiane e l’Europa. La giornalista Francesca Mannocchi ha scelto invece la voce in prima persona di Khaled, un trafficante d’uomini. Una figura scomoda, sgradevole, che non si sente un criminale perché in Libia non sembrano esserci alternative a corruzione e violenza. Un giovane di poco piú di trent’anni, che nove anni fa ha partecipato alla rivoluzione che ha rovesciato Gheddafi, voleva fare l’ingegnere e costruire uno Stato nuovo. Oggi organizza barconi e smista donne, uomini e bambini, «la merce», dai confini del Sud fino ai centri legali e illegali della Libia, dove i trafficanti li rinchiudono, torturano, stuprano, ricattano le famiglie. Un mondo raccontato nelle pagine di «Io Khaled vendo uomini e sono innocente» (Einaudi editore), che sarà presentato mercoledì 20 marzo, alle ore 20.30 presso la Sala delle Stagioni di via Emilia 25. Un evento promosso da CooperAttivaMente, progetto di Coop. Bacchilega e del Consiglio di zona soci del Circondario di Coop Alleanza 3.0, in collaborazione con Librerie.coop, Libera e CulTurMedia.

Mannocchi collabora con varie testate italiane ed internazionali, a partire da l’Espresso; ha realizzato reportage da Iraq, Libia, Siria, Egitto, Afghanistan. «Khaled esiste davvero – dice – ma è anche un espediente letterario, attraverso il quale ho potuto raccontare tutte le voci collaterali».

Quello che si legge nel libro è tutto vero?
«Sì. Certi dettagli crudi o violentissimi non avrei mai potuto pensarli senza il racconto e l’ascolto come la donna eritrea che, al confine col Sudan, capisce che sta per essere stuprata e si lega i capelli nel tentativo di sembrare meno bella…».

Nel libro racconta come sono trattati i migranti in Libia: rinchiusi, affamati, torturati. La situazione è così drammatica?
«Assolutamente sì. In più negli ultimi due anni e mezzo il lavoro degli osservatori internazionali e dei giornalisti è sottoposto a minacce e ricatti come nell’epoca gheddafiana. Il giornalista straniero è obbligato a comunicare ogni spostamento e ad essere seguito da un uomo dei servizi segreti. Gli accordi tra Europa e Libia ci hanno fatto raccontare la favola dell’aiuto nei centri di detenzione libici, ma è una fandonia. L’ultimo report dell’Unhcr, pubblicato un mese fa, ha confermato che riportare i migranti in Libia significa destinarli ad essere rinchiusi senza sapere fino a quanto, reinseriti in un circolo vizioso di rapimento, ricatti e violenze». (l.a.)

L”intervista completa è su «sabato sera» del 14 marzo 

Nella foto Francesca Mannocchi

Mercoledì 20 marzo con CooperAttivaMente il libro della giornalista Francesca Mannocchi sul traffico di migranti
Cronaca 25 Febbraio 2019

Presentato alla Camera dei Deputati il libro di Bacchilega Editore “La Brigata Ebraica – 1944-1946'

Il libro “La Brigata Ebraica – 1944 -1946”, scritto dal rabbino Luciano Caro e da Romano Rossi e pubblicato da Bacchilega editore, è stato presentato alla Camera dei deputati, nella sala Aldo Moro, lo scorso giovedì 14 febbraio, alla presenza di numerose personalità.L’iniziativa è stata voluta e coordinata dall’on. Marco Di Maio, eletto nel collegio uninominale Forlì – Faenza e segretario della I Commissione della Camera (Affari costituzionali, della Presidenza del Consiglio e Interni), che, nel suo intervento introduttivo, ha sottolineato l’importanza del contributo della Brigata Ebraica per la liberazione delle terre romagnole e le gravissime conseguenze delle leggi razziali del 1938 nei confronti di ebrei che, prima di tutto, erano cittadini italiani.

Questo tema è stato ripreso da Ettore Rosato, vicepresidente della Camera, che ha introdotto l’argomento, sottolineando l’importanza della legge contro il negazionismo, approvata ed entrata in vigore durante la precedente legislatura, nel 2016, con lo scopo di contrastare soprattutto le affermazioni di chi nega la Shoah e ricordando che, nel 2017, alla Brigata Ebraica è stata conferita la Medaglia d’oro al Valor militare. E’ stata poi la volta degli autori; Romano Rossi ha illustrato a grandi linee la storia della Brigata Ebraica, a partire dagli ebrei palestinesi che si arruolarono nelle fila dell’esercito britannico (furono oltre 50 mila) fino all’esaudimento della loro grande aspettativa di avere una formazione militare propria, con una propria bandiera, che sarebbe poi divenuta la bandiera dello Stato di Israele. Nacque così la Brigata Ebraica, che combatté in Italia nel 1945, nel ravennate prima, poi sul Senio a Riolo Terme, dove partecipò allo sfondamento del fronte, a fianco del Gruppo di combattimento Friuli, fu tra le prime formazioni a raggiun-gere Imola, poi proseguì verso Bologna.

Sul ruolo della Brigata Ebraica nell’immediato dopoguerra e sul contributo fondamentale alla nascita e alla sopravvivenza dello Stato di Israele è intervenuto Luciano Caro, che ha preferito puntare su un episodio person-le: «Dopo le leggi razziali in Italia e le persecuzioni eravamo sperduti, e chi è riuscito a prendere in mano le fila della situazione sono stati questi giovani, che hanno ricostituito le comunità ebraiche. Non dimenticherò mai, io ancora bambino, l’arrivo di questi giovani che ci dissero “ora potete uscire, siete liberi” e ci diedero del pane bianco da mangiare, dopo anni quasi senza cibo che, quando riuscivamo ad averne, era cattivissimo». (fa. ta.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 21 febbraio

Nella foto un momento della presentazione alla Camera

Presentato alla Camera dei Deputati il libro di Bacchilega Editore “La Brigata Ebraica – 1944-1946'
Cultura e Spettacoli 30 Gennaio 2019

CooperAttivaMente presenta il libro di Tiziano Terzani “In America. Cronache da un mondo in rivolta'

«In America. Cronache da un mondo in rivolta». Il titolo potrebbe essere quello di un instant book, e forse lo è il libro di Tiziano Terzani pubblicato per Longanesi. Anche cinquant”anni dopo la stesura gli articoli che lo compongono, raccolti con lo solita attenzione dal romagnolo di Monte Catone Àlen Loreti, che ce ne parla prima della presentazione delle 20.45 di giovedì 31 gennaio nella sala Cidra di via Fratelli Bandiera 23.

Si tratta di articoli scritti per la rivista «L”Astrolabio» diretta da Ferruccio Parri, che segnano l”ingresso nella professione di Tiziano Terzani. Reduce dall”esperienza quale reclutatore di personale per la Olivetti, premiato con una borsa di studio della Columbia University che dal 1967 al 1969 gli consente di trasferirsi con la moglie Angela negli Stati Uniti. La possibilità di studiare, viaggiare e formarsi (imparerà anche le prime nozioni di cinese) non bastano al grande fiorentino che si offre anche di scrivere settimanalmente reportage per la rivista della sinistra italiana diretta da Parri. E” l”inizio di una avventura professionale a cui non si può che guardare con ammirazione, scoprendo la freschezza dei suoi racconti e, appunto, la loro terribile attualità.

Àlen Loreti di Terzani ha una conoscenza profonda (basti dire che ha curato il Meridiano Mondadori con tutte le opere) ci guida alla scoperta di un altro filone dorato del lavoro di Terzani.

Àlen, la fortuna di essere in America aiuta l’audace Terzani che ci racconta quel mondo in rivolta, come spiega il titolo del libro. Perché queste cronache per «L’Astrolabio» sono importanti anche cinquant”anni dopo?
«Insieme alla moglie Angela Staude, autrice della prefazione, abbiamo scelto di mostrare i primi passi della sua vocazione giornalistica. Gran parte dei 50 articoli sono scritti da un Tiziano autodidatta non ancora giornalista. Virtualmente era ancora un manager dell’Olivetti, ma è grazie alla borsa di studio che lo porta a New York che decide di diventare giornalista e mollare la carriera aziendale. Le cronache sono il battesimo della sua carriera di reporter e rivelano i temi che lo motiveranno per tutta la vita: la passione per la politica internazionale, i destini dei popoli, i conflitti e i mutamenti del mondo».

La figura di Terzani giornalista, di rilevanza assoluta e mondiale, passa (purtroppo) in secondo piano rispetto ai suoi ultimi lavori che ne hanno fatto prevalere una immagine da «santone». Personalmente apprezzo la scelta della foto di copertina del libro che ci riconsegna un uomo che studia, visita, si interroga e pensa. Sono esagerato in queste considerazioni?
«Il proposito – annuisce Loreti – è lo stesso di cinque anni fa, quando pubblicammo i suoi diari “Un’idea di destino”, cioè restituire a Terzani un profilo umano e letterario smontando le etichette che gli sono state attribuite. Sulla pietra tombale che lo ricorda c’è una sola parola che scelse per definire se stesso: “viaggiatore”. Stiamo parlando di uomo che parlava cinque lingue, laureato in Giurisprudenza col massimo dei voti, che visse oltre quarant’anni “a giro per il mondo” e nonostante le migliaia di avventure non si convertì mai a nulla. Fino all’ultimo amava ripetere “sono un fiorentino che ha fatto tante esperienze”. Era figlio di un meccanico e di una sarta, una bella lezione di umiltà, un uomo coi piedi per terra… e li ha utilizzati per viaggiare». (pa.be.)

L”intervista completa è su «sabato sera» in edicola dal 31 gennaio

Nella foto Alen Loreti

CooperAttivaMente presenta il libro di Tiziano Terzani “In America. Cronache da un mondo in rivolta'

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