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Cronaca 2 Maggio 2019

Osservanza, il Miur finanzia il campus universitario, ma il contributo è inferiore al previsto e il tempo stringe

La risposta che si attendeva dal Miur è arrivata. Il ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca ha approvato all’inizio di aprile sei progetti dell’Università di Bologna per la realizzazione di alloggi e residenze per studenti universitari, tra questi uno studentato da 45 posti nel complesso dell’Osservanza a Imola, in via Venturini. Questo porterà al recupero di quattro padiglioni, il 17 e 19 che fanno capo ad Osservanza Srl, destinati ad alloggi, e il 6 e l’8 di proprietà della Fondazione Cassa di Risparmio di Imola per servizi per gli studenti. Un progetto presentato dall’allora ConAmi a guida Stefano Manara in accordo con la Giunta Manca e annunciato dal rettore Francesco Ubertini in occasione dell’inaugurazione del parco dell’Osservanza a giugno 2016.

Peccato che il finanziamento sia inferiore rispetto a quanto ci si aspettava, invece di 5 milioni ne sono arrivati e già disponibili solo 2,3 sugli 8,9 milioni complessivi del piano di fattibilità, e soprattutto che i tempi siano davvero stretti per non perdere il contributo, dato che l’Alma mater, capofila e coordinatore, dovrà presentare un progetto esecutivo entro il prossimo mese di ottobre. Il tema è ben chiaro a tutti. Non a caso la sindaca Manuela Sangiorgi l’ha sollevato come priorità per soci del ConAmi in occasione della conferenza stampa in cui si parlava, invece, della decisione del Tar di Bologna sulla sospensiva nel ricorso dagli altri 21 sindaci-soci del Consorzio. Un ricorso fatto a seguito della forzatura fatta da Sangiorgi stessa nominando da sola del Cda.

«La realizzazione del campus all’Osservanza avrà risvolti positivi per tutti i Comuni» ha detto, ben sapendo che le occorre il via libera degli altri e, ad oggi, i rapporti sono ancora a dir poco complicati. Nel 2017 per presentare al Miur il progetto del campus, venne approvato dai soci di Osservanza, ovvero allora ConAmi e Comune di Imola, e dall’Università, un documento che parla di concessione in comodato d’uso gratuito degli immobili del campus all’Alma mater, che a sua volta avrebbe portato a Imola alcuni corsi di studio aggiuntivi rispetto a quelli già presenti. Oggi il socio unico di Osservanza Srl, il ConAmi (che ha acquisito la quota del Comune di Imola l’anno scorso), dovrà deliberare il prima possibile coerentemente con quel documento.

Poi c’è il nodo dei soldi mancanti. Un inghippo che si vorrebbe risolvere in via progettuale, limando qua e là per riportare gli esborsi a quelli previsti, cioè 3,8 milioni da dividersi tra ConAmi e Fondazione. «La ristrutturazione dei padiglioni darà lustro ad Imola ma anche alle famiglie residenti negli altri comuni può far piacere che i figli non debbano andare fino a Bologna per frequentare l’università e soprattutto qualifica l’indotto di tutti» aveva aggiunto a sua volta la presidente del ConAmi, Stefania Forte sempre in occasione della conferenza stampa. (l.a.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 2 maggio

Nella foto la presidente di ConAmi Stefania Forte e la sindaca di Imola Manuela Sangiorgi

Osservanza, il Miur finanzia il campus universitario, ma il contributo è inferiore al previsto e il tempo stringe
Cronaca 12 Aprile 2019

La quarta corsia è ancora bloccata al Ministero, ma la Regione apre al confronto sul nuovo progetto di “bretella'

La Regione Emilia Romagna chiede al ministero dei Trasporti di sbloccare quanto prima il progetto di ampliamento alla quarta corsia dell’A14 e le opere connesse, fra cui la bretella di completamento dell’asse attrezzato nord-sud di Imola e le altre opere del nodo imolese. Propone inoltre una valutazione costi-benefici rispetto alla richiesta mossa dall’amministrazione imolese di rimodulazione del progetto. In un comunicato stampa diffuso lo scorso 5 aprile la Regione fa così il punto sulla bretella, su cui, spiega la nota, «il Comune intende procedere entro il 2023».

«L’intervento – puntualizza la Regione – è stato finanziato dal Fondo sviluppo e coesione 2014-2020 (nell’ambito del Patto per la Città metropolitana di Bologna) per tre milioni di euro. Il Comune, da parte sua, è al lavoro a un progetto che consenta di ridurre i costi del completamento dell’asse attrezzato, destinando così i risparmi ad altre opere di collegamento al sistema autostradale, previa approvazione da parte del ministero dei Trasporti, della Regione e di Autostrade per l’Italia». La Regione conferma «la piena disponibilità a un tavolo di confronto con società Autostrade e Comune di Imola per valutare la proposta, ferma restando l’esigenza che ciò non comporti un rallentamento rispetto ai restanti impegni di Autostrade per l’Italia a favore del territorio e che tale revisione progettuale sia oggetto di confronto e analisi fra Regione, Autostrade per l’Italia e Comune di Imola, con un’analisi costi-benefici che valuti l’impatto sul territorio e l’efficacia trasportistica».

Il nodo e le opere complementari di viabilità legate all’ampliamento della quarta corsia sono stati condivisi nel 2017 con un accordo tra Comune di Imola, ministero dei Trasporti, società Autostrade e Regione. «La realizzazione delle opere, finanziate con 18 milioni di euro da parte di società Autostrade e tre milioni di euro da parte del Fondo sviluppo e coesione, è strettamente legata al progetto di ampliamento della quarta corsia dell’A14, tra ponte Rizzoli e la diramazione per Ravenna. Ad oggi, il progetto esecutivo della quarta corsia dell’A14 fra San Lazzaro e la diramazione per Ravenna, di cui la “bretella” è un’opera accessoria, è ancora in attesa del via libera da parte del ministero dei Trasporti. Attualmente senza il progetto esecutivo approvato, l’accordo firmato alla presenza dell’ex ministro Graziano Delrio nel 2017 non è operativo». (r.cr.)

L”articolo completo è su «sabato sera» dell’11 aprile   

La quarta corsia è ancora bloccata al Ministero, ma la Regione apre al confronto sul nuovo progetto di “bretella'
Cronaca 12 Aprile 2019

Il progetto della “bretellina' presentato alla Città metropolitana, ma mancano ancora i dati sul traffico

La bretella sarà completata? Se sì, quando e come? Che idee ha l’Amministrazione comunale? Se lo chiedono in molti, primi fra tutti i cittadini del comitato “Strade future” e le oltre 3 mila persone che hanno aderito alla loro raccolta firme, basata sulla richiesta di completamento in base al progetto originario. La consegna ufficiale delle firme alla sindaca Manuela Sangiorgi, nonostante i ripetuti tentativi, non è ancora avvenuta. Per il comitato è stato invece più semplice incontrare il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, a cui il 2 aprile è stata portata copia delle firme. In questa occasione gli è stato anche chiesto a che punto sono gli accordi tra ministero delle Infrastrutture e Società Autostrade, che, lo ricordiamo, a margine del completamento della quarta corsia ha formalizzato lo stanziamento per Imola di 18 milioni di euro, 13 dei quali per il completamento della bretella e 5 per lavori di adeguamento viario su altre strade cittadine.

Il primo incontro tra il comitato e l’assessore allo Sviluppo sostenibile Massimiliano Minorchio è avvenuto il giorno seguente, 3 aprile, in occasione della Commissione consigliare sulla bretella, richiesta a inizio ottobre dai consiglieri comunali Pd e Imola guarda avanti. Al comitato è stato concesso di esporre le proprie istanze, senza però poter fare domande dirette. Un segnale di apertura che il portavoce, Mirco Griguoli, non ha mancato di apprezzare. Accompagnato da una ventina di persone del comitato, ha quindi colto l’occasione per sentire direttamente dall’assessore quali sono le intenzioni dell’Amministrazione comunale. E qualche novità, in effetti, è emersa. «Il completamento dell’asse nord-sud è necessario – ha esordito Minorchio -. Quest’opera non è mai stata messa in dubbio. Ma altra cosa è capire come deve essere realizzata».

C’è un progetto alternativo, presentato in via ufficiale in Città metropolitana nei giorni scorsi che nessuno, a parte assessore e tecnici del Comune, ha ancora avuto modo di vedere. Un progetto funzionale a ottenere il co-finanziamento, in aggiunta a quello ancora solo sulla carta di Società Autostrade, di 3 milioni di euro messo a disposizione proprio per la bretella dalla Città metropolitana e derivante dal Fondo sviluppo e coesione 2014-2020, che ha inserito questo intervento tra le linee strategiche per la mobilità metropolitana. «Il quadro economico presentato in Città metropolitana nei giorni scorsi – ha anticipato Minorchio – prevede di realizzare l’ultimo tratto in due stralci. Il primo da 3 milioni di euro, il secondo da 6 milioni. Il primo stralcio prevede la realizzazione di due rotonde, una su via Salvo d’Acquisto e una su via Punta. Con il secondo stralcio, invece, si realizzerà la strada che le collega».

Strada che non sarà a raso, ma in trincea di 2 metri e mezzo, con due «montagne laterali» di due metri e mezzo ciascuna, realizzate con la terra di scavo. «Una soluzione che – ha spiegato l’assessore – eviterebbe il problema di portare via 160 mila tonnellate di materiale con 7.500 camion e che avrebbe anche la funzione di barriera acustica». La strada avrà inoltre una sola corsia per senso di marcia. Una bretellina, insomma, all’insegna del ridotto impatto ambientale e del risparmio, poiché il costo dell’opera scenderebbe in questo modo da 14 a 9 milioni di euro. Un’opera che, però, suscita perplessità sulla sua efficacia e che creerà una evidente frattura tra due zone dello stesso quartiere.

Nel corso della seduta sono emerse anche alcune incongruenze. Ad esempio, sui fondi di Società Autostrade: «Non sono disponibili al momento – ha dichiarato l’assessore Minorchio -. Dopo il crollo del ponte Morandi, il progetto esecutivo della quarta corsia è bloccato al ministero delle Infrastrutture e non è ancora stato approvato». I fondi, però, sono già stati inseriti nel bilancio comunale per il 2020. La valutazione di impatto ambientale (Via) collegata al progetto originario risale al 2003 e quindi non è più aggiornata. Quella valutazione conteneva anche delle prescrizioni: riduzione delle carreggiate e della capacità complessiva del tracciato, rotatorie a raso. Di quelle prescrizioni tiene conto il nuovo progetto presentato in Città metropolitana, ha affermato l’assessore. «Se la valutazione non è più aggiornata – ha commentato la consigliera di Imola guarda avanti, Carmen Cappello – anche le prescrizioni sono decadute. Perché allora vengono prese a riferimento per il nuovo progetto?».

Infine, il giallo dei dati sul traffico, utili a capire che tipo di infrastruttura serve alla città e indicativi, sostiene l’assessore, «per valutare una versione ancora più soft dell’opera» con, ad esempio, «una rotonda a raso in Pedagna». Nella prima intervista rilasciata da Minorchio a «sabato sera» lo scorso agosto, aveva affermato che i dati sarebbero arrivati entro ferragosto. Termine che a fine novembre era slittato a inizio gennaio, quando doveva essere pronto anche lo studio di fattibilità. In commissione, l’ennesimo rinvio: i dati saranno pronti «entro un mese». E ha invitato il comitato alla prossima commissione che verrà indetta con i dati alla mano.

Area Blu attende la relazione dal consulente esterno, Alfredo Drufuca. Il quale, interpellato da «sabato sera»  in merito al termine ultimo di presentazione dei dati ci ha rinviato ad Area Blu. «In realtà – ci ha detto – si tratta di aggiornare dati già esistenti e non di partire da zero». Come mai, quindi, questo continuo slittamento? (lo.mi.)

Il servizio completo è su «sabato sera» dell’11 aprile   

Nella foto l”assessore Minorchio e il portavoce del Comitato Griguoli durante la commissione consigliare

Il progetto della “bretellina' presentato alla Città metropolitana, ma mancano ancora i dati sul traffico
Cronaca 27 Gennaio 2019

Riaperta dopo pochi giorni la fonte Fegatella, per la passerella sul Sillaro serve invece un intervento da 31.000 euro

E” stata riaperta giovedì 24 gennaio dopo alcuni giorni di chiusura, la fonte Fegatella di Castel San Pietro Terme. L”acqua così apprezzata anche oltre i confini comunali è infatti risultata perfettamente potabile. La fonte era stata chiusa il 18 gennaio su «segnalazione dell’azienda Ausl di Imola attestante problematiche dell’acqua che potrebbero pregiudicare la potabilità della stessa», secondo il contenuto dell’ordinanza emanata dal sindaco Fausto Tinti. Il problema riscontrato non era tanto nell’acqua, quanto nel «malfunzionamento della lampada ad ultravioletti per il controllo e l’abbattimento delle colonie batteriche», come spiegato dai tecnici dell’Ausl interpellati in merito. Problema peraltro presto risolto, che ha comunque determinato la chiusura della fonte per precauzione.

Martedì poi l’Azienda sanitaria ha effettuato i prelievi, poi spediti ad Arpae per le analisi sulla potabilità dell’acqua e nel giro di qualche giorno, in linea con le anticipazioni fornite dall”Ausl, la fonte ha regolarmente riaperto. Secondo Giovanni Bellosi del Comitato Fegatella, il vero problema sarebbe nella «scarsa pulizia della cisterna principale, come dimostra la presenza di alghe. Quando ad occuparsi della pulizia erano i manutentori comunali – racconta – la fonte si presentava meglio. Oggi invece ci risulta che gli interventi di pulizia siano in capo ad una ditta specializzata da chiamare ogni volta che serve e, quindi, di fatto i costi per la manutenzione della Fegatella sono aumentati. Ma si tratta di una realtà importante per Castello e non solo, che va mantenuta e curata». Già 18 mesi fa il Comitato aveva presentato una raccolta firme per la manutenzione della fonte, «ancora inascoltata da parte dell’Amministrazione», conclude Bellosi.

Sempre nell’area del parco Lungosillaro, non lontano dalla fonte Fegatella, anche la passerella per l’attraversamento del torrente è chiusa dallo scorso ottobre. Appena qualche mese prima, era giugno, i volontari del gruppo alpini che avevano partecipato all’esercitazione antisismica si erano occupati della manutenzione del ponticello pedonale e l’avevano ritinteggiato. A interrogare l’Amministrazione comunale sui problemi dell’infrastruttura pedonale è stato il gruppo consiliare dei 5Stelle castellani lo scorso dicembre.

«Ci era stata segnalata una criticità riguardante alcune tavole traballanti lo scorso ottobre – è la risposta dell’assessore ai Lavori pubblici, Giuliano Giordani – . A seguito di controlli abbiamo appurato che i sostegni sotto le travi calpestabili si sono eccessivamente usurati a causa del tempo e delle condizioni atmosferiche, dunque non vi erano più le condizioni di sicurezza ed abbiamo chiuso il ponticello. Abbiamo chiesto alcuni preventivi, la spesa necessaria per la risistemazione completa è di 31 mila euro, oltre all’Iva. Importo che destineremo all’opera all’interno del prossimo bilancio, a febbraio. L’area del parco Lungosillaro è molto frequentata, la nostra intenzione è quella di intervenire quanto prima».

Riaperta dopo pochi giorni la fonte Fegatella, per la passerella sul Sillaro serve invece un intervento da 31.000 euro
Cronaca 28 Dicembre 2018

Partono gli espropri per il parco di Pontesanto, più vicina l'apertura del sottopasso di via della Cooperazione

Nei giorni scorsi sono stati depositati progetto definitivo e aree da espropriare, con relative indennità, del parco Pontesanto, ovvero l’area verde attrezzata tra le vie Mazzanti, della Cooperazione e Farolfi, prevista nell’accordo per la costruzione della nuova centrale di cogenerazione di Hera, utilizzando il terreno noto come «terra dei cachi», dall’impianto frutticolo che la caratterizza tuttora. Un’opera che porterà in dote anche un parcheggio su via Farolfi, un tratto di pista ciclabile in prossimità della rotatoria tra le vie Mazzanti e Di Vittorio e il relativo completamento del famoso sottopasso di via della Cooperazione (esiste già lo scatolare in cemento armato ma va reso utilizzabile).

L’obiettivo è collegare in sicurezza la frazione, e il contiguo quartiere Zolino, con la zona commerciale artigianale su via I Maggio e con le altre ciclabili verso l’Ortignola e il centro, e nel contempo trattenere parte degli inquinanti emessi dalle sorgenti limitrofe presenti, a partire dal trafficatissimo asse attrezzato (bretella). L’esproprio è il completamento della procedura avviata oltre un anno fa dalla precedente Giunta Manca con l’inserimento dell’opera come pubblica utilità nel Piano operativo comunale (Poc). Opera considerata prioritaria, soprattutto il sottopassaggio, anche dalla sindaca Sangiorgi sin dalla campagna elettorale.

Come detto, sotto via della Cooperazione il tunnel esiste già, occorre riaprirlo e fare le rampe d’accesso sia dal lato del campo dei cachi che dall’altra parte della strada. In tutto sono interessati 10.281 metri quadrati di terreno, un ettaro o poco più, ripartiti tra sette proprietari privati per i quali è stata stanziata una cifra complessiva di indennizzo di circa 380 mila euro da ripartire in base alle particelle catastali; i fondi verranno dal Comune. L’accordo, infatti, prevede che Hera sistemi l’area che appartiene, però, a privati, e doveva essere messa a disposizione dal Comune.

L’iter ora prevede che i proprietari possano accettare oppure presentare osservazioni sugli indennizzi (c’è tempo 20 giorni dopo la scadenza del termine di deposito degli atti presso il servizio Pianificazione il 7 gennaio). Claudio Cané, titolare dell’omonima azienda imolese di Autoservizi e autonoleggio, possiede, insieme alla sorella Bruna, l’area maggiore, il famoso campo con i cachi, e dice: «In linea di massima non intendiamo opporci ma speriamo sia la volta buona e facciano il sottopasso che serve alle persone che abitano lì – aggiunge -. Inizialmente le condizioni erano diverse, ma ora l’importante è che si concluda. Quella zona faceva parte di un podere che era della famiglia (un altro dei privati interessati è il cugino Luigi Grandi, ndr), i cachi li piantò un mio zio, li lasciammo perché sembrava che tutto dovesse finire in fretta, invece sono dieci anni che aspetto. Nel frattempo i cachi sono diventati un po’ di tutti quelli che li raccolgono…». (l.a.)

Il servizio completo è su «sabato sera» del 20 dicembre

Nella foto la visione dall”alto dell”area interessata

Partono gli espropri per il parco di Pontesanto, più vicina l'apertura del sottopasso di via della Cooperazione
Cronaca 29 Novembre 2018

Nel piano delle opere pubbliche interventi per 7,2 milioni di euro nel 2018: oltre 1 milione per le strade, slittano le scuole

Dai timori di luglio di non riuscire a chiudere il bilancio, ad una disponibilità finanziaria tale da prevedere anche qualche intervento non prioritario ma previsto nel programma di mandato. Il nuovo piano delle opere pubbliche che la Giunta Sangiorgi ha portato in Consiglio comunale martedì 27 novembre prevede circa 7 milioni e 200 mila euro per il 2018.

Un elenco che parte da oltre 1 milione e 100 mila euro per la manutenzione straordinaria delle strade del centro urbano (530 mila euro) e del forese (480 mila euro). Un bel passo in avanti rispetto a luglio quando questo capitolo era «a secco». «Credo sia stato sensato partire con un basso profilo, poi quando ho avuto la certezza di avere i fondi ho inserito le opere» ribatte l’assessore ai Lavori pubblici, Massimiliano Minorchio.

Passando ai progetti veri e propri, ce ne sono una decina in lista: il restauro e consolidamento strutturale del cosiddetto «palazzo nuovo» del municipio (2 milioni e 980 mila euro), due parcheggi, uno per il centro sociale Giovannini in zona Marconi (200 mila euro) e uno per il campo sportivo di Pontesanto, che comprenderà anche l’allacciamento alle fogne (430 mila euro), la pista ciclabile per il viale della Resistenza tra l’ex Beccherucci e viale Pisacane (263 mila euro), la riqualificazione del giardino Rambaldi (davanti ai musei civici di San Domenico), della piazzetta Scarabelli (300 mila euro) e delle aiuole di viale Andrea Costa in zona stazione (300 mila euro), l’impermeabilizzazione e isolamento del tetto dell’asilo nido Campanella (160 mila euro), gli adeguamenti normativi per la palestra Ruscello (1 milione e 40 mila euro), più due progetti destinati agli amanti della bici: un bike park per le mountain bike nell’area verde del Bosco della Rivazza (200 mila euro) «un cavallo di battaglia della sindaca Sangiorgi in campagna elettorale», infine uno skatepark, con annessa riqualificazione dell’area verde, accanto al centro sociale La Stalla (234 mila euro).

Pressoché impossibile che qualcosa venga fatto entro l’anno, ma la modifica del piano triennale era necessaria per cominciare a progettare. Da notare che dall’elenco sono scomparsi gli adeguamenti normativi sugli edifici di varie scuole elementari e medie, altro cavallo di battaglia dell’Amministrazione pentastellata in campagna elettorale. (l.a.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 29 novembre

Nella foto l”assessore Minorchio (al centro) durante la commissione bilancio del 24 novembre

Nel piano delle opere pubbliche interventi per 7,2 milioni di euro nel 2018: oltre 1 milione per le strade, slittano le scuole
Cronaca 28 Novembre 2018

L'apicoltore Maurizio Nenzioni e il suo progetto di recupero della rocchetta daziaria di via Pisacane

Quando ciò che si pubblica riesce a innescare effetti positivi per la città è una soddisfazione che va condivisa. A dare il la a questa storia è stato infatti l’articolo pubblicato sul «sabato sera» del 29 settembre 2016, in cui si annunciava la vendita all’asta di una porzione dell’antica rocchetta daziaria lungo via Pisacane, costruita nel 1750 per volere dello Stato Pontificio.

L’articolo ne ripercorreva per sommi capi anche le vicissitudini. Quell’edificio dava riparo ai gabellieri che dovevano riscuotere il pedaggio da chi transitava sul vicino ponte di legno sul fiume Santerno, il «furente Vatreno», ponte fatto costruire nel 1749 per volere di papa Benedetto XIV. Doveva inoltre servire alle guardie che sorvegliavano l’accesso alla città. In origine era quindi stata realizzata «una stanza ad angoli ad uso di fortino», arredata in modo spartano.

Quell’articolo ha incuriosito uno dei nostri lettori, l’apicoltore Maurizio Nenzioni. Bolognese di origine, non aveva mai sentito parlare della rocchetta daziaria. «Quando ho letto l’articolo quel sabato pomeriggio – ci racconta – in me si è mosso qualcosa. Ho provato un’enorme curiosità verso questo edificio carico di storia, di cui fino a quel momento non sapevo nulla. Il giorno dopo, di domenica, io e mia moglie Elena siamo andati a vederlo da fuori. E’ successo tutto in fretta, la decisione di partecipare all’asta è stata immediata, anche perché c’era pochissimo tempo per riuscire a svolgere le formalità burocratiche necessarie».

Nenzioni è riuscito a diventare l’unico proprietario dell’immobile non solo aggiudicandosi l’asta, ma acquistando anche la parte restante che nel frattempo era stata messa in vendita dall’allora proprietario. «O ti butti o, se ci ragioni troppo, non lo farai mai – commenta -. E i fatti si sono concatenati come se la rocchetta aspettasse solo noi. Intanto, ci siamo detti, la prendiamo. I problemi li avremmo affrontati dopo, tanto sapevamo già che sarebbe stata una storia lunga e complicata. Ma io e Elena siamo per le storie complicate, ci piace remare in salita. E in fondo, i tempi lunghi ci fanno comodo».

La rocchetta, infatti, è un bene tutelato dalla Soprintendenza ed è bisognosa di un corposo e costoso restauro. «E’ vincolata non soltanto la parte originaria settecentesca – sottolinea – ma tutto il mappale, comprendente anche gli ampliamenti successivi». In collaborazione con l’architetto Francesco Remondini, l’apicoltore ha già presentato un progetto preliminare ora al vaglio della Soprintendenza. «Il mio intento – spiega – è riportare, nel limite del possibile, la rocchetta allo stato originario. Ma visto che è tutto vincolato, ho pensato di valorizzare la parte settecentesca, attraverso un parziale distacco della porzione meno antica, che verrebbe demolita e ricostruita, mantenendo con la rocchetta un “collegamento” vetrato. In questo modo si otterrebbero due volumi uno dei quali più basso, dalle linee pulite».

Per realizzare tutto questo occorrerà un impegno economico non indifferente. Nenzioni assicura di non aver vinto il Superenalotto. «Il mio Superenalotto – replica – è stato quando, a 45 anni, ho lasciato il posto in Regione per dedicarmi all’apicoltura, che pratico da nomadista, cioè spostando le arnie da una zona all’altra dell’Italia, inseguendo le fioriture». (lo.mi.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 22 novembre

Nella foto Maurizio Nenzioni con la moglie Elena Modelli e la giornalista di «sabato sera» Lorena Mirandola, autrice dell”articolo del 2016 da cui tutto è partito

L'apicoltore Maurizio Nenzioni e il suo progetto di recupero della rocchetta daziaria di via Pisacane
Cronaca 26 Novembre 2018

Un nuovo look e l'arrivo del mercato settimanale: a Casale piazza Cavalli riprogettata grazie ai fondi della Regione

Piazza Cavalli, la zona centrale di Casale alto, potrebbe presto avere un nuovo aspetto e soprattutto vedere arrivare il mercato settimanale. Ma andiamo con ordine. L’estate scorsa l’Amministrazione comunale, insieme ad Ascom, Confcommercio, Cia e Coldiretti, ha partecipato ad un bando regionale per la riqualificazione e valorizzazione delle aree commerciali e mercatali. Il bando è andato a buon fine e con i fondi è stata già fatta la gara per la progettazione, vinta dallo studio I-dea Srl di Imola. Progettazione che è partita per prima cosa dall’analisi delle criticità della piazza sul fronte della sicurezza, cioè quelle legate alla raccolta e regimentazione dell’acqua piovana e al fatto che è sostanzialmente tutta carrabile, quindi percorsa da auto e altri veicoli.

La soluzione proposta prevede la divisione in tre aree separate, ben delimitate da asfalti di colori diversi, che avranno funzioni specifiche. La parte più «alta» di piazza Cavalli rimarrebbe simile a come è ora, destinata al parcheggio e all’aggregazione, mentre la parte centrale sarebbe quella messa in risalto dalla pavimentazione, infine la parte più «bassa», vicino al Comune, verrebbe dedicata all’aggregazione con l’inserimento di panchine sotto l’albero più grande (l’albero più basso verrebbe abbattuto). Inoltre si porrebbero ai due capi della strada che attraversa la piazza dei dissuasori mobili, che potranno essere chiusi in occasione del mercato o di altre manifestazioni. Per ovviare ai ristagni dell’acqua verrebbero installate nuove caditoie. Infine, si ricaverebbero quattordici piazzole per le bancarelle del mercato. Il costo totale dell’intervento è di 127.622 euro, di cui 47.513 da contributo regionale a fondo perduto, i restanti a carico del Comune.

L’intervento avrebbe dovuto essere realizzato entro il 2018, considerando che siamo a novembre è quasi impossibile, Rivola spera di ottenere dalla Regione una proroga di sei mesi per poter fare i lavori e portarli a termine. Il progetto è stato presentato ai cittadini durante un incontro pubblico lo scorso 9 novembre. Alcune perplessità sono emerse soprattutto da parte dei commercianti, in particolare sui parcheggi presenti in piazza che, al termine della riqualificazione, calerebbero da undici a sette. Il dibattito è aperto anche sulla giornata in cui tenere il mercato. (re.co.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 22 novembre

Un nuovo look e l'arrivo del mercato settimanale: a Casale piazza Cavalli riprogettata grazie ai fondi della Regione
Cronaca 20 Novembre 2018

Viene da Torino il progetto per la scuola Panzacchi di Ozzano. Costerà oltre 8 milioni di euro, lavori al via nel 2020

«Ambizioso», «faraonico», «colossale». Sono alcuni dei commenti uditi al termine della presentazione, sabato 10 novembre, del nuovo progetto della scuola media Panzacchi. L’edificio di viale 2 Giugno, costruito a metà degli anni ’60, verrà abbattuto e rifatto con aula magna e auditorium pensati sia per gli studenti, sia per la cittadinanza.

I lavori dovrebbero iniziare nell’estate del 2020. Per trovare i progettisti è stata scelta una strada innovativa: in collaborazione con l’Ordine degli architetti di Bologna a maggio è stato indetto un concorso strutturato su due fasi e anonimo, il che ha permesso alla giuria, appositamente istituita, di valutare il progetto e non il progettista: le buste contenenti i disegni non dovevano avere all’interno riferimenti ai nomi dei partecipanti. In palio tre premi in denaro per primo, secondo e terzo.

Ben 104 le proposte complessive pervenute, 10 gli studi tecnici bolognesi che hanno partecipato, 2 quelli esteri (uno di Londra e uno di Rotterdam), il resto un po’ da tutta Italia. A spuntarla sono stati Area Progetti e Archisbang, entrambi di Torino, specializzati nel recupero di edifici storici e biblioteche, i quali partecipavano al bando come raggruppamento temporaneo d’imprese.

A motivare la scelta la «fattibilità», i «costi» e la «qualità» del progetto, ai torinesi è andato il primo premio pari a 16 mila euro, mentre il secondo e il terzo classificato hanno ricevuto 5 mila euro ciascuno. Il costo dell’operazione si aggira intorno agli 8 milioni e 400 mila euro, a carico del Comune, che ha in previsione diverse forme di finanziamento. (ti.fu.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 15 novembre

Nella foto alcuni cittadini visionano i progetti

Viene da Torino il progetto per la scuola Panzacchi di Ozzano. Costerà oltre 8 milioni di euro, lavori al via nel 2020
Cronaca 16 Novembre 2018

Cominciati a Medicina i lavori di recupero dell'ex stazione. Intanto si è aperto il bando per progettare il futuro «hub»

Comincia a prendere forma il recupero a nuova vita dell’ex stazione ferroviaria di via Licurgo Fava. Questa settimana il Comune ha pubblicato l’avviso di manifestazione di interesse per partecipare al laboratorio di co-progettazione delle attività e gestione futura dell’«Hub stazione». Le idee e le proposte che usciranno dal laboratorio formeranno la base sulla quale verrà poi redatto all’inizio del 2019 il bando per individuare un gestore dello spazio al primo piano dell’immobile.

Il progetto complessivo, che prevede anche un tratto di ciclabile che si collegherà a quella di Ganzanigo (sul tracciato dei vecchi binari che fino al 1964 collegavano Massa Lombarda con Budrio) e una stazione per le corriere (bus station) nel piazzale antistante, è stato avviato dopo un percorso di partecipazione per il Piano strategico locale e futuro della città, e nasce da una precisa richiesta dei cittadini. Per realizzarlo ci sono a disposizione 765 mila euro, 200 mila del Comune e i restanti finanziati dallo Stato attraverso il famoso «bando delle periferie».

La gara è stata vinta da Ludo Appalti e il cantiere per la ristrutturazione dell’immobile (impianti, tetto e facciata) è appena iniziato. Nel frattempo, si cercano idee. «Il recupero della stazione può essere importante per il nostro territorio al fine di innescare dinamiche virtuose sia dal punto di vista sociale che di sviluppo economico» afferma l’assessore ai Lavori pubblici Matteo Montanari. Soprattutto «dovrà essere un luogo d’incontro tra scuola e imprese. Pensiamo ad uno spazio che possa ispirare i più giovani» conclude Montanari. Punto di partenza saranno i laboratori, che avranno «come finalità quella di produrre idee su servizi, attività e possibili collaborazioni fra soggetti (privati e pubblici) e ragionare sul grado di sostenibilità economica, nonché sulle figure professionali più adeguate al raggiungimento degli obiettivi». Tenendo conto che «il gestore avrà il compito di condurre le attività e i servizi, in forma collaborativa con altri soggetti, dell’hub stazione».

Chi fosse interessato a partecipare dovrà compilare il modulo (rintracciabile sulla prima pagina del sito web comune.Medicina.bo.it) e inviare la domanda entro mercoledì 21 novembre alle ore 12. (l.a.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 15 novembre

Nella foto lavori in corso alì”ex stazione di Medicina

Cominciati a Medicina i lavori di recupero dell'ex stazione. Intanto si è aperto il bando per progettare il futuro «hub»

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