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Cronaca 9 Luglio 2020

A quarant’anni dalla strage la stazione di Bologna sarà intitolata al «2 Agosto 1980»

Il 2 agosto saranno trascorsi 40 anni dalla bomba fatta esplodere alla stazione di Bologna un sabato mattina d’estate provocando 85 morti e 200 feriti. Un’ala della sta- zione venne completamente distrutta, oggi è ricostruita e rimane a ricordarlo un lungo squarcio sul muro del primo binario, una lapide con tutti i nomi dei morti, immagini e targhe nella sala d’aspetto e uno dei due orologi esterni fermo alle 10.25, l’ora dello scoppio. Impossibile non notarlo per chi è andato almeno una volta in treno a Bologna.

Quest’anno è una ricorrenza particolare ma il Coronavirus ha reso tutto più complicato. In questi mesi di lockdown e restrizioni sanitarie l’Associazione tra i familiari delle vittime e tanti altri hanno comunque lavorato, soprattutto online, per tener desta l’attenzione sul 40°. Ad esempio è stata creata la pagina Facebook «Dammi la mano. Bologna 2 Agosto» per raccogliere testimonianze, video o commenti. Ma per il 2 agosto forse non ci sarà il corteo ma un momento in piazza Maggiore, come il 6 agosto ’80 quando si tennero i funerali davanti all’allora presidente della Repubblica Pertini e al sindaco Renato Zangheri. Quest’anno dovrebbe venire il presidente Mattarella. Poi ci si sposterà in stazione ed è questo il momento che sta particolarmente a cuore a Paolo Bolognesi il presidente dell’Associazione tra i familiari. Il Comune di Bologna ha chiesto mesi fa a Ferrovie dello Stato di intitolare la stazione al «2 Agosto 1980».

Sembrava cosa fatta ma in quest’anno complicato bisogna lottare anche per questo. «Le Ferrovie dello Stato mi hanno finalmente confermato che l’intitolazione verrà fatta il prossimo 2 agosto – spiega Bolognesi -, ma non ci sarà il distacco di biglietteria, cioè sui biglietti continuerà a chiamarsi Stazione centrale di Bologna. Come Associazione abbiamo detto che va bene se è un primo passo, capiamo che occorra tempo per le procedure ma l’anno prossimo il nome deve cambiare davvero, altrimenti non serve a niente mettere una targa su un muro. Le Ferrovie dicono che lo chiederebbero anche tutte le altre città, ma io dico: in quali altri posti d’Italia è accaduta una strage come questa?». (l.a.)

A quarant’anni dalla strage la stazione di Bologna sarà intitolata al «2 Agosto 1980»
Cultura e Spettacoli 11 Giugno 2020

«Che montagna ragazzi!», il concorso del Cai premia l'intervista semivirtuale a Scarabelli della classe 5^ A Campanella

Il concorso Che montagna ragazzi!, indetto dalla sezione imolese del Cai e rivolto alle ultime tre classi della scuola primaria, è arrivato al momento della premiazione, che ha avuto luogo, in modo virtuale, lo scorso 29 maggio, quando il presidente Paolo Mainetti e l’organizzatrice e vicepresidente, Maria Teresa Castaldi, hanno «bussato» alla lezione in videocall della classe vincitrice, la 5a A della scuola Campanella, per dare il gradito annuncio.

Quest’anno si è trattato senza alcun dubbio di un’edizione particolare, in cui l’emergenza Coronavirus ha impedito il normale svolgi- mento del concorso, che alla fine ha coinvolto soltanto le classi quinte (che il prossimo anno non avrebbero potuto partecipare) e soprattutto della premiazione che comunque «contiamo di fare a dicembre o marzo del prossimo anno scolastico – afferma Maria Teresa Castaldi – invitando queste classi vincitrici anche se i bimbi saranno alle medie».

Il tema di quest’anno era In viaggio con Scarabelli che prevedeva un’intervista al famoso geologo e studioso imolese. Dall’esame degli elaborati è emersa la netta vittoria dei primi classificati, i bambini della 5a A Campanella, che hanno ottenuto il punteggio massimo da 12 giurati su 15, vincendo il primo premio per il secondo anno consecutivo, visto che l’anno scorso avevano vinto con un racconto sul pipistrello.

Tutti i racconti, completi dei riferimenti agli autori sono stati pubblicati sul sito del Cai Imola.

Nella foto: la 4a A Campanella dello scorso anno, in occasione della premiazione

«Che montagna ragazzi!», il concorso del Cai premia l'intervista semivirtuale a Scarabelli della classe 5^ A Campanella
Cronaca 9 Giugno 2020

Storia e memoria del Novecento, la Regione stanzia 300 mila euro per progetti e iniziative

Documentari, racconti teatrali, esposizioni, ricerche sui protagonisti del Novecento, siti e applicazioni. Ammontano ad in oltre 300.000 euro i fondi messi a disposizione dalla Regione per un nuovo bando che sostiene progetti e iniziative di dimensione sovralocale promossi da associazioni, fondazioni e istituzioni culturali, Comuni e Unioni di Comuni, per promuovere la memoria e la storia del ‘900.

Le domande di contributo dovranno essere presentate sulla piattaforma informatica Sib@c (qui il link) da lunedì 15 giugno alle ore 10, fino a lunedì 29 giugno 2020 alle ore 15.

Anche Bacchilega Editore cura la memoria e la storia del ’900 con alcuni libri che potrete trovare sfogliando il catalogo all’interno del suo sito web. (r.cr.)

Foto tratta dal sito del Cidra

Storia e memoria del Novecento, la Regione stanzia 300 mila euro per progetti e iniziative
Cultura e Spettacoli 30 Aprile 2020

Proseguono nel mese di maggio le iniziative a distanza dei Musei Civici di Imola per tutte le età

In attesa della riapertura, fissata per il 18 maggio, continuano gli appuntamenti virtuali offerti dai Musei Civici di Imola su sito e canali social a persone di ogni fascia d”età. La tecnologia digitale permette infatti ai visitatori di passeggiare a distanza sugli spalti della Rocca Sforzesca, entrare nelle stanze di palazzo Tozzoni e ammirare fossili, conchiglie e dipinti esposti nel Museo di San Domenico, nell”ambito delle iniziative «Ad Arte: incontri e visite virtuali», «Giocamuseo a domicilio» e «Museo Replay», in programma tutte le domeniche di maggio. 

Si parte domenica 3 maggio con «Birdwatching: al museo e attorno a noi», un appuntamento di Giocamuseo, che prevede la visita virtuale alle collezioni ornitologiche dello Scarabelli, per poi passare all”osservazione, ovviamente sempre stando a casa, della natura e degli uccelli in primavera. Con i semplici materiali disponibili in tutte le case si potrà realizzare insieme una mangiatoia per i piccoli volatili che si trovano intorno alle abitazioni.

Domenica 10 maggio invece, questa volta per «Ad arte: incontri e visite virtuali», l”appuntamento è con «Le Rocche di Caterina: Caterina giovane sposa», per ripercorrere il viaggio di una giovanissima Caterina Sforza da Milano a Roma, per raggiungere il suo sposo. Nel corso del tragitto, nel maggio 1477, la nobildonna soggiornò a Imola, sede della sua signoria, dove il corteo di nobili e cavalieri, armi e mercanzie, venne accolto con tutti gli onori dai sudditi. Il racconto e la visita si svolgerà all’interno della Rocca, dove si potranno ripercorrere le tappe di questo lungo e importante viaggio. 

Giocamuseo, la rassegna pensata per avvicinare i bambini all”arte, alla storia e alla cultura del territorio in modo giocoso, torna invece domenica 17 maggio. L”appuntamento è con «Wedding planner alla corte di Caterina» ed è un divertente laboratorio per coinvolgere i visitatori virtuali nell”allestimento del matrimonio tra Caterina Sforza e Girolamo Riario. La versione a domicilio di Giocamuseo offre alcuni video sul canale YouTube e sui social dei Musei Civici, ma anche l”invito alle famiglie a mandare foto dei lavori realizzati dai bambini a musei@comune.imola.bo.it, con il nome e l’età del bambino, con l”obiettivo di raccogliere le immagini da pubblicare in una galleria virtuale sulle pagine social. 

Infine, nel mese di maggio continua «Museoreplay», la playlist dei Musei civici di Imola sul sito www.museiciviciimola.it, che contiene un elenco dei video delle attività svolte dai Musei stessi, con i link al canale YouTube dedicato. In particolare si segnala la novità di poter rivedere in un’unica sequenza i video del percorso in realtà aumentata presente alla Rocca Sforzesca, «Leonardo racconta la Rocca 3.0», ideato nel 2019 in occasione delle celebrazioni dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci.

Per informazioni: Musei civici di Imola (Via Sacchi 4 – 0542 602670) (r.c.)

Proseguono nel mese di maggio le iniziative a distanza dei Musei Civici di Imola per tutte le età
Cronaca 25 Aprile 2020

«Il partigiano Sole», diario di Elio Gollini tra storia e vita pubblicato da Bacchilega Editore. IL VIDEO

Pubblicato da Bacchilega Editore in collaborazione con l’Anpi, il libro Il partigiano Sole (240 pagine, 14 euro) contiene per la prima volta la versione integrale del diario di Elio Gollini, scritto dall’inizio del 1943 all’aprile 1945. Elio Gollini ha lasciato una traccia profonda a Imola, la sua città, a iniziare dal Cidra, un grande patrimonio a disposizione di tutti, nato soprattutto per la sua ferrea determinazione. (r.cr.)

L’articolo completo su «sabato sera» del 23 aprile.

Nella foto: la copertina del libro

«Il partigiano Sole», diario di Elio Gollini tra storia e vita pubblicato da Bacchilega Editore. IL VIDEO
Cronaca 25 Aprile 2020

L'associazione Aned propone un corso online per chi vuole saperne di più sulle deportazioni nei lager nazisti

Annullati i viaggi a Mauthausen e tutte le celebrazioni per il 75° anniversario della liberazione dei campi nazifascisti per l’emergenza Coronavirus, l’Aned propone un corso online per chi voglia approfondire le proprie conoscenze sull’argomento. L’Aned (Associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti), nata su iniziativa dei sopravvissuti allo sterminio nazista, ha fra i suoi aderenti anche i familiari dei deportati e coloro che intendono studiare e divulgare, soprattutto tra i giovani, la storia del fascismo, della Resistenza e delle deportazioni nei Lager. Oltre alla sede nazionale a Milano dove si trova anche la Fondazione Memoria della Deportazione, Aned conta una trentina di sezioni in diverse città italiane.

La sezione di Imola fondata nel 1962 ha avuto come primo presidente Vero Vannini, partigiano deportato a Mauthausen. A lui succedette Vittoriano Zaccherini, partigiano deportato a Mauthausen, che ne è stato il presidente fino alla sua scomparsa nel 2015 quando ha raccolto il testimone Virginia Manaresi, a sua volta partigiana deportata a Bolzano, fondatrice della sezione Udi di Imola, che tuttora porta la sua testimonianza nelle scuole, e che dal 2017 ne è presidente onorario. Il suo incarico è stato assunto da Roberta Dall’Osso, figlia di Augusto, anch’egli partigiano e deportato a Mauthausen con il fratello Franco. (an.ma.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 23 aprile

Nella foto sulla destra si riconosce Vittoriano Zaccherini

L'associazione Aned propone un corso online per chi vuole saperne di più sulle deportazioni nei lager nazisti
Cronaca 24 Aprile 2020

Alla senatrice a vita Liliana Segre la cittadinanza onoraria del Comune di Imola

Nella giornata di ieri il commissario straordinario Nicola Izzo, con i poteri del consiglio comunale, ha deciso di di conferire alla senatrice a vita Liliana Segre la cittadinanza onoraria del Comune di Imola.

Le motivazioni riguardano la sua storia personale, quale monito per la nostra Città, e per il suo impegno e la sua testimonianza nel mantenimento e nella promozione della memoria della Shoah, di cui fu vittima; il l valore collettivo di tale impegno e testimonianza nella lotta all’odio e all’indifferenza, che oggi come allora minano i diritti umani; la sua volontà di perseverare nell”impegno, sempre alla ricerca del dialogo ispirato ai principi di libertà, democrazia e rispetto reciproco; l’alto valore civile, sociale e culturale della sua storia, della sua testimonianza e del suo impegno, che la rendono pienamente rappresentativa e rappresentante dei valori storici, presenti e futuri, sui quali si fonda la comunità delle persone che fanno parte della Città di Imola. (da.be.)

IL VERBALE DI DELIBERAZIONE

Nella foto: la senatrice a vita Liliana Segre

Alla senatrice a vita Liliana Segre la cittadinanza onoraria del Comune di Imola
Cultura e Spettacoli 12 Aprile 2020

Da Valentino a Max Mascia, dopo i primi 50 anni la storia del ristorante San Domenico continua…

La seconda puntata sul San Domenico (la prima è pubblicata sul «sabato sera» del 2 aprile) è rivolta al presente e al futuro. Se le parole di Valentino rappresentavano 50 anni favolosi di attività, quelle di Massimiliano «Max» Mascia si rivolgono all’attualità, perché uno chef giovane, di soli 37 anni (quasi), deve guardare oltre il romanticismo, diventare imprenditore e far quadrare i conti, rivolgendosi anche alle ultime generazioni e ai loro mezzi di informazione, soprattutto ai social network.

Come sono stati i tuoi inizi?
«Da piccoli si è influenzati molto dagli esempi dei genitori o dei parenti. Durante l’infanzia entravo spesso al San Domenico per salutare gli zii, ma anche solamente per giocare nei giardini pubblici adiacenti al ristorante».

Ed è stato amore a prima vista?
«Ricordo soprattutto gli odori e i sapori. Ma anche gli altri sensi erano all’erta, vedendo il pane sfornato, i biscotti e tutti quei signori vestiti di bianco che si muovevano come a ritmo di musica. Quella è stata l’impronta mentale che ho ricevuto, che poi con gli anni si è trasformata in studio e in lavoro, sempre con una grande passione che mi spingeva ad andare avanti e migliorarmi».

Eravamo a cavallo fra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta.
«Esattamente. Tra l’altro nel periodo in cui Valentino era impegnato anche nel ristorante di New York. E forse anche quello ha influito, cioè il fatto di avere uno zio così importante, quasi mitico, che tornava coi regali da un mondo che si vedeva solamente attraverso i film. Non vedevo l’ora di diventare come lui».

I tuoi genitori ti hanno appoggiato in questa scelta?
«Assolutamente sì. E gliene sono grato. Mi hanno sempre fatto capire che potevo scegliere qualsiasi strada, a patto di affrontarla con decisione e serietà». (pa.za.)

Leggi tutta l”intervista a Massimiliano Mascia su «sabato sera» del 9 aprile

Nelle foto: Max Mascia in cucina e insieme allo zio Valentino Marcattilii e a Piero Lardi Ferrari

Da Valentino a Max Mascia, dopo i primi 50 anni la storia del ristorante San Domenico continua…
Cronaca 2 Marzo 2020

Archeologia, i nostri antenati imolesi (quasi) etruschi

Alle radici dell’albero genealogico degli imolesi ci sono anche antenati (quasi) etruschi. Si tratta delle popolazioni dette «villanoviane», che vivevano nella nostra zona tra l’VIII e il VII secolo avanti Cristo, durante quella che gli storici chiamano «prima età del ferro».

L’aggettivo deriva da Villanova di Castenaso, dove nel 1853 il conte archeologo bolognese Giovanni Gozzadini scoprì e identificò le tracce della fase più antica della civiltà etrusca, sviluppatasi a partire dal I millennio avanti Cristo, sino allora sconosciuta in Italia, e che lo stesso Gozzadini volle associare al nome del luogo della scoperta. I nostri lontani progenitori vivevano in villaggi isolati, le cui tracce sono emerse, ad esempio, nel bolognese, ma anche a Verucchio in Romagna, e più vicino a noi, a Castel San Pietro, nella cava di Orto Granara, dove sul finire degli anni ’90 sono stati portati alla luce un villaggio e una necropoli, così come a Borgo Tossignano, dove nel 1956 sono state recuperate due tombe ancora integre nel podere Belgrado.

E a Imola. Qui nel 1977, nello scavo di Montericco per la realizzazione dell’ospedale nuovo, sono state scoperte otto tombe villanoviane, accanto a un insediamento umbro di epoca successiva. Nella frazione di Fabbrica, invece, già nel 1894 era stato rinvenuto un gruppo di oggetti in bronzo risalenti al periodo villanoviano (una porzione di falcetto, fram- menti di asce e una cuspide di lancia), forse messi da parte per essere rifusi in un secondo tempo. (lo.mi.)

L’articolo completo su «sabato sera» del 27 febbraio.

Nella foto: a sinistra il Museo della civiltà villanoviana a Villanova di Castenaso, con la ricostruzione di una tipica capanna

Archeologia, i nostri antenati imolesi (quasi) etruschi

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