Posts by tag: storia

Cronaca 9 Febbraio 2020

Giorno del Ricordo, le iniziative in memoria delle vittime delle foibe e dell'esodo giuliano-dalmata

Domani, 10 febbraio, si celebra il “Giorno del Ricordo”, in memoria delle vittime delle Foibe, dell’esodo giuliano – dalmata e delle vicende del confine orientale, introdotto dalla legge 92/2004. Nella ricorrenza si organizzano iniziative in diversi comuni del territorio.

A Imola il Comune propone la tradizionale cerimonia nell”area verde intitolata ai Martiri delle Foibe e dell”esodo giuliano-dalmata, nota anche come ex Limonaia, all”incrocio tra le vie Manzoni e Alfieri. Il rito si terrà domani alle ore 15,30, con la deposizione di una corona alla lapide in memoria delle vittime e l”intervento del Commissario straordinario Nicola Izzo.

Castel San Pietro Terme nella sala teatro Cassero in via Matteotti 1 l”Istituto alberghiero Scappi propone una drammatizzazione teatrale sul tema delle foibe e dell’esodo, costruita a partire dallo studio e dalle riflessioni su alcune testimonianze storiche. «Un momento di ricordo di quelle drammatiche vicende- anticipano gli organizzatori – e uno spunto di riflessione sulla convivenza civile». L”evento, a ingresso libero, si svolge domani a partire dalle 10.30, in collaborazione con l”Amministrazione comunale e con l”associazione castellana Terra Storia Memoria. Presso la biblioteca del capoluogo è invece allestito un tavolo tematico, con testi e documenti in ricordo dell”eccidio delle foibe. (r.cr.)

Giorno del Ricordo, le iniziative in memoria delle vittime delle foibe e dell'esodo giuliano-dalmata
Cultura e Spettacoli 2 Febbraio 2020

Con Giocamuseo un viaggio nella Preistoria alla scoperta degli antenati vissuti sul monte Castellaccio

«Nei panni di un uomo della Preistoria» è il titolo dell”appuntamento in programma oggi, domenica 2 febbraio, alle 16, al Museo di San Domenico di Imola, nell”ambito della rassegna Giocamuseo 2019-20, promossa dalla Città di Imola e dai Musei civici con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Imola. Giocamuseo, con i suoi laboratori, giochi e animazioni, è pensata per i bambini, che hanno la possibilità di trascorrere la domenica pomeriggio al museo giocando insieme con l’arte, la scienza, l’archeologia, la cultura del proprio territorio.

Le attività proposte durante l”anno sono diverse e adatte ad ogni fascia d”età. L”appuntamento di oggi, mirato a bambini dai 3 ai 6 anni, si propone, seguendo le tracce che ci hanno lasciato gli antichi abitanti del monte Castellaccio di Imola, di scoprire come vivevano i nostri antenati preistorici e, a questo proposito, verrà realizzato un piccolo kit di sopravvivenza preistorico. Per partecipare è necessaria la prenotazione allo 0542-602609, il numero massimo di partecipanti sarà 25 ed è prevista per ogni bambino una quota di 4 euro, che scende a 3 per chi è in possesso della card cultura junior. (r.c.)

La foto è tratta dalla pagina Facebook dei Musei Civici di Imola

Con Giocamuseo un viaggio nella Preistoria alla scoperta degli antenati vissuti sul monte Castellaccio
Cronaca 7 Gennaio 2020

Beni artistici e culturali risorsa per la collettività. Mauro Felicori ospite a Imola

«Uno stimolo a cambiare l”approccio verso la cultura ed i beni artistici». Così l’associazione Fare Cambiare Migliorare presenta l’incontro con Mauro Felicori, già direttore generale della Reggia di Caserta e candidato a consigliere regionale della lista civica Bonaccini presidente, in programma alla sala Gran Prix dell’albergo Donatello domani sera, alle 20.
«E” ora di chiedersi come si possono valorizzare le tante piccole e grandi risorse più o meno conosciute del nostro territorio, per renderle un volano dell”economia locale, rafforzando la nostra immagine nel mondo – aggiunge l’associazione –. Perchè è non vero che “con la cultura non si mangia”. Un interrogativo da cui partire per parlare delle bellezze di Imola». (r.cr.)

Beni artistici e culturali risorsa per la collettività. Mauro Felicori ospite a Imola
Cronaca 1 Gennaio 2020

Nuova veste per la Salannunziata, ricca di opere d'arte e spazio ideale per mostre e conferenze

Ha già debuttato a dicembre ospitando la mostra fotografica «Maramures. Gli ultimi custodi del tempo» e si appresta ad essere cornice di molte iniziative nell”arco del 2020. Si tratta della Salannunziata, lo spazio di via Fratelli Bandiera oggetto di una completa risistemazione curata dalla Fondazione Istituzioni Riunite di Imola, proprietaria dell”immobile, in collaborazione con i Musei civici del Comune di Imola, gestori della programmazione dello spazio. 

Con la nuova veste, la sala si conferma luogo ideale per ospitare mostre, conferenze e incontri pubblici. La storia del complesso fu ripercorsa circa un anno fa dalla mostra «Tesori dell’Annunziata», che ricostruì le vicende storiche e artistiche dell’ex complesso conventuale di cui la Salannunziata fa parte, rimettendo tre antichi dipinti nella loro collocazione originaria dopo un intervento di restauro: l’Annunciazione di Sebastiano Savorelli è tornata sull’altare maggiore, l’Immacolata Concezione di Pietro Tedeschi e la Madonna col Bambino e Santi di Bartolomeo Cesi sono invece state ricollocate sui due altari laterali.

Le tre opere, grazie alla recente risistemazione dell’ex chiesa, si trovano tuttora nella loro collocazione e sono permanentemente visibili. Ma l”intervento effettuato ha permesso anche di rinnovare le strutture espositive dopo vari anni di uso e di ampliare la dotazione per le conferenze. (r.cr.)

Nuova veste per la Salannunziata, ricca di opere d'arte e spazio ideale per mostre e conferenze
Cronaca 16 Dicembre 2019

Ca’ Malanca, concluso bene un anno molto importante

Lo scorso 29 ottobre, domenica, è terminata ufficialmente la stagione 2019 a Ca’ di Malanca. Nei mesi autunnali e invernali il Centro documentazione sulla Resistenza e sulla battaglia di Purocielo resterà chiuso al pubblico. Riaprirà ad aprile del prossimo anno. Saranno comunque possibili, tempo permettendo, le visite su appuntamento.
«L’associazione Ca’ di Malanca ringrazia calorosamente i trenta volontari che si sono alternati per tenere aperta la struttura nei giorni festivi e durante le visite delle scolaresche – afferma Franco Conti, presidente dell’associazione – oltre ai tantissimi volontari che hanno lavorato in occasione delle manifestazioni. In particolare, ringrazia il gruppo che ha curato la pulizia e la manutenzione del sito. Per queste attività nessuno riceve compensi o rimborsi a vario titolo».

Esaminando il bilancio di quest’anno si scopre che nel corso dei sette mesi di apertura sono stati organizzati cinque importanti eventi e in totale, compresi i visitatori domenicali, si sono registrate mille e ottocento presenze. A queste vanno aggiunti i circa duecento studenti di otto istituti scolastici provenienti da diverse città della Romagna che hanno visitato il Centro, superando quindi in totale le duemila presenze.
«E’ un risultato molto importante, considerando che il luogo non è facilmente raggiungibile – prosegue il presidente Conti -. Ancora di più se si tiene presente che molti lo hanno raggiunto a piedi lungo i sentieri. L’attività del Centro di documentazione, gestito dall’associazione Ca’ di Malanca, è sostenuta con le contribuzioni volontarie dei visitatori e con la partecipazione economica del Comune di Imola, del Comune di Faenza e dell’Unione dei Comuni della Romagna faentina. Le iniziative, particolarmente quelle rivolte alle scuole, sono state inserite nel progetto che l’Anpi di Ravenna ha presentato alla Regione Emilia Romagna nell’ambito dei bandi previsti dalla Legge regionale “Memoria del ’900”, partecipando alla ripartizione dei contributi». (r.cr.)

Ulteriori particolari sul numero del Sabato sera del 12 dicembre

Ca’ Malanca, concluso bene un anno molto importante
Cronaca 11 Dicembre 2019

Lo storico locale da ballo ozzanese «Al Camaroun» non esiste più, l'edificio abbattuto qualche settimana fa

Da metà novembre lo storico locale da ballo (dancing) ozzanese «Al Camaroun», gestito dal circolo Arci Tolara, tempio della Filuzzi, non esiste più. L’immobile è stato abbattuto e il terreno è sgombro in attesa che l’azienda farmaceutica Fatro Spa, che ha il suo quartier generale lì vicino e che l’ha acquistato un annetto fa, decida come riutilizzare quell’area. «Stiamo valutando varie opzioni- dice Silvana Dal Magro, presidente di Fatro Spa -. Per il momento non abbiamo ancora definito alcun programma preciso».

Sul tavolo due sono le ipotesi più accreditate: parcheggio o mensa per i dipendenti (più di 300 nella sede ozzanese). Per conoscere i dettagli, occorrerà attendere verosimilmente i primi mesi del 2020. L’area si trova nella frazione di Tolara di Sotto, e comprende 6.825 metri quadrati, di cui 4 mila di superficie utile edificabile con destinazione produttiva. La Fatro l’ha acquistata all’asta dal Comune di Ozzano, proprietario dell’area, per 905 mila euro. L’operazione ha smantellato il locale da ballo che comprendeva,oltre al bar (già chiuso in precedenza), un folto numero di anziani appassionati di ballo popolare.

La grande sala in oltre quarant’anni di attività aveva visto esibirsi celebrità da Claudio Villa a Nilla Pizzi, più di recente Gianni Morandi e Joe Bastianich che qualche stagione fa registrò una puntata per Sky arte su una serie dedicata alla danza. Non tutto è svanito, comunque, perché già dai primi mesi del 2019 gli amanti del ballo hanno iniziato a frequentare il circolo Arci Benassi, nei pressi del parco dei Cedri, al confine tra San Lazzaro e Bologna. (ti.fu.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 5 dicembre

Nelle foto: a sinistra l”area dove sorgeva “Al Camaroun”, a destra il vecchio locale nel 2018 

Lo storico locale da ballo ozzanese «Al Camaroun» non esiste più, l'edificio abbattuto qualche settimana fa
Economia 29 Novembre 2019

Il 2 dicembre Sacmi compie 100 anni, un sabato di festa per tutti per celebrare la ricorrenza

Era il 2 dicembre 1919 quando, all’indomani della prima guerra mondiale, nove meccanici e fabbri imolesi disoccupati si presentarono di fronte al notaio per costituire la Società anonima cooperativa meccanici Imola. Ecco i loro nomi: Luigi Santandrea, Filiberto Gamberini (poi sostituito da Primo Ermanari), Tiepolo Castaldi, Paolo Nonni, Giovanni Bartoli, Guido Selvatici, Vincenzo Franceschelli, Aldo Galassi e Armando Panari. Il capitale sociale era di appena 5.000 lire e con un mutuo di 25.000 lire concesso dall’allora Banca cooperativa di Imola furono acquistate le prime attrezzature (un tornio, una limatrice, alcuni trapani, l’impianto per la saldatura autogena e utensileria varia). Cento anni dopo, il gruppo Sacmi occupa 4.500 persone, detiene altrettanti brevetti industriali ed è leader internazionale nei settori delle macchine per ceramica, packaging, beverage closures, metals e materiali avanzati.

Nell’ambito delle celebrazioni approntate per il centenario della cooperativa Sacmi, domani sabato 30 novembre la cittadinanza potrà visitare, dalle ore 8.30 alle 18, la sede di via Selice Provinciale 17A. «Abbiamo pensato a questa giornata – spiega Paolo Mongardi, presidente di Sacmi Imola – con l’obiettivo preciso di stimolare un’occasione di partecipazione e confronto con la città. Una giornata che vogliamo trascorrere all’insegna dello stare insieme, della condivisione di orizzonti e valori come quelli della cooperazione, che hanno fatto la storia e la ricchezza di questo territorio». «Quella di Sacmi è una storia straordinaria che accompagna tutte le fasi della crescita industriale dell’Italia e della città di Imola, cuore di quel movimento cooperativo che ha dato forma e sostanza ad un sogno: creare benessere condiviso attraverso il lavoro», sottolinea Mongardi. Una «storia straordinaria» perché la Sacmi ha saputo affrontare ogni fase di cambiamento con lungimiranza, coniugando innovazione e attenzione al cliente con un insieme di valori (mutualità, solidarietà, radicamento sul territorio) ancora oggi alla base delle scelte aziendali.

«Proprio per questo – prosegue il presidente – abbiamo scelto di accompagnare questo anno di celebrazioni del nostro primo centenario di storia con un percorso di incontri di formazione sul cambiamento, e in particolare sulle tematiche legate alla digitalizzazione 4.0 della produzione e dei servizi». Incontri che hanno totalizzato 2.400 presenze, «segno – spiega Mongardi – della forte consapevolezza da parte delle nostre maestranze e dell’intero territorio di quale sia la posta in gioco: il cambiamento va inquadrato, guidato, anticipato nei giusti tempi e con la stessa straordinaria lungimiranza dei nostri padri fondatori». (r.cr.)

Il servizio completo dedicato al centenario della Sacmi è su «sabato sera» del 28 novembre

Il 2 dicembre Sacmi compie 100 anni, un sabato di festa per tutti per celebrare la ricorrenza
Cultura e Spettacoli 23 Novembre 2019

La storia degli spaghetti al pomodoro e il mito delle origini nel libro che Massimo Montanari presenta al Baccanale

Pochi piatti della cucina italiana possono vantare la valenza identitaria degli spaghetti al pomodoro. Non a caso ad essi vengono spesso associate parole come tradizione, origini e, appunto, identità. Ma non sempre a proposito. O meglio: non sempre con la piena consapevolezza del significato da dare alle parole. Nel suo libro «Il mito delle origini. Breve storia degli spaghetti al pomodoro» (ed.Laterza), che sarà presentato nel corso del Baccanale oggi, sabato 23 novembre alle 17.30 nella sala della biblioteca comunale di Imola, Massimo Montanari, professore ordinario presso il Dipartimento di storia, culture e civiltà dell’Università di Bologna e tra i massimie sperti di storia dell’alimentazione, dedica il primo capitolo proprio alla questione dell’uso dei termini. Un primo capitolo dal titolo «Parole. Maneggiare con cura» in cui l’autore mette in chiaro cosa si intende per origini.

«Spesso si tende a equivocare– sottolinea Montanari – perché si dà al termine “origini” il significato di “spiegazione” e non solo di “inizio”, per cui le origini diventano non solo l’inizio, ma ciò che spiega le cose. Da qui nasce la retorica sul tema dell’origine che garantisce, che deve essere controllata e protetta, che dà a questo termine un significato che lo storico non riconosce. C’è un avvio, c’è un’origine, ma poi ci sono eventi, incontri, atteggiamenti che danno il via a processi e producono cambiamenti. Lo storico è interessato a questo».

Intendere le origini in questo modo pare una sorta di rifugio dai cambiamenti.
«Ma allo storico interessa più lo sviluppo che l’origine. Il senso della storia è come si sono evolute le cose e perché. Le vicende che ho raccontato nel mio libro servono a mostrare che senza cambiamenti, senza eventi, senza storia non succederebbe nulla. Parto dalle osservazioni di Marc Bloch, il maggiore storico del Novecento, che polemizza sull’idolo delle origini (lo chiama proprio così: idolo) usando l’esempio della ghianda che ha bisogno di incontrare un suolo adatto, e poi acqua, e poi nutrimenti per crescere e diventare una quercia. Ecco, la metafora della pianta va usata fino in fondo: nessun seme diventa un albero senza condizioni favorevoli. La storia insegna: sono gli incontri tra esperienze diverse che danno sapore alle vicende della vita».

Veniamo alla storia degli spaghetti al pomodoro: leggendo il libro si resta sorpresi dai processi che hanno portato nei secoli alla nascita di questo piatto. Innanzitutto, lei sfata un mito: la pasta non è stata fatta conoscere in Italia da Marco Polo di ritorno dalla Cina.
«È una leggenda, anzi una falsa notizia, perché la pasta era già conosciuta in Italia al tempo di Marco Polo. La prima area di diffusione è la Sicilia, dove si erano incrociate e incontrate varie tradizioni: quella greco-romana, che conosceva la pasta come uno dei tanti modi per usare la farina di grano con l’acqua, ma non come genere alimentare, poi quella proveniente dalla Persia e quella araba. Il nostro modo di usare la pasta risale al Medioevo e all’uso della pasta che si faceva nella cucina araba. Ed è solo nel Medioevo che la pasta diventa una vera categoria, un genere a sé stante». (mi.ta.)

L”intervista completa è su «sabato sera» del 21 novembre

Nelle foto: la copertina del libro, Massimo Montanari e un piatto di spaghetti al pomodoro, simbolo della gastronomia italiana

La storia degli spaghetti al pomodoro e il mito delle origini nel libro che Massimo Montanari presenta al Baccanale
Cultura e Spettacoli 19 Novembre 2019

Torna CooperAttivaMente con «Altri sguardi» sulla storia e sul ruolo delle donne nei secoli

«Altri sguardi» sulla storia. Domani, mercoledì 20 novembre la rassegna Cooperattivamente si occuperà, in collaborazione con la Società italiana delle Storiche e con l’associazione PerLeDonne, di un tema particolare, che potremmo semplificare come il rapporto tra le donne e la storia. Il presupposto è che la storia, in generale, è raccontata al maschile: poche sono le donne di cui si parla e poche erano, fino a poco tempo fa, quelle che se ne occupavano. Il 20 novembre, appunto, saranno a Imola (ore 18, sala delle Stagioni) Francesca Minen e Caterina Di Paolo, rispettivamente autrice dei testi e illustratrice del volume «Le civiltà dei fiumi. Altri sguardi, nuovi racconti». Il libro fa parte, insieme a «Preistoria», l’altro volume già pubblicato, della collana «Storie nella Storia», edita da Settenove, nata con l’obiettivo di fornire, appunto, un approccio nuovo e diverso alla storia, più rispettoso del ruolo femminile, più vicino alle persone comuni, alla descrizione della società, della vita quotidiana, dei rapporti all’interno delle famiglie.

A dialogare con le autrici saranno Assunta Di Sario in rappresentanza dell’associazione PerLeDonne di Imola e la giornalista di «sabato sera» Milena Monti. Non a caso l’associazione PerLeDonne ha inserito l’appuntamento nel calendario delle iniziative in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, ritenendo che, accanto all’aiuto concreto alle donne vittime di violenza di genere svolto quotidianamente attraverso il Centro antiviolenza, occorra un lavoro culturale che ridefinisca in maniera intelligente, nelle diverse fasi della storia umana, il ruolo delle donne. Un approccio che vede d’accordo Francesca Minen. «Il problema – spiega – è che la storia è fatta da uomini, che ne scrivono una versione fatta di guerre e politica, poco attenta ai fatti meno roboanti, ma fondamentali -. Anche la ricerca archeologica privilegia il palazzo, il tempio e non invece i centri di insediamento della popolazione. I fondi venivano dati a grandi scavi, statue colossali, corredi d’oro ed’argento, non per portare alla luce i luoghi in cui abitavano le persone normali. Ora si fa più attenzione a questa storia più puntuale, alla vita di ogni giorno, all’attività produttiva svolta dalle donne, che in genere lavoravano in casa ma preparavano il cibo, producevano vestiario, si occupavano di piccoli e anziani, realizzavano utensili, anfore,ciotole. Non erano retribuite, quindi in genere non si considera come lavoro».

Il libro «Le civiltà dei fiumi» prende in esame quattro civiltà sviluppatesi lungo il corso di grandi fiumi: la Mesopotamia (Tigri ed Eufrate), l’Egitto (Nilo), la Cina (fiume Giallo e fiume Azzurro) e la valle dell’Indo (fiume Indo appunto),nel subcontinente indiano. Per quanto riguarda le fonti, Minen osserva: «Quando ci sono si usano le fonti scritte, ma nel caso della valle dell’Indo la scrittura non è ancora stata decifrata. In questo caso ci si appoggia su dati archeologici. Tuttavia, anche in presenza di fonti scritte, occorre sempre chiedersi da chi sono state scritte e per quale fine. Quasi mai le autrici sono donne e di solito i documenti che si trovano sono amministrativi, economici,storici. Si tratta di dati funzionali, spesso mirati ad affermare l’ideologia del sovrano. Tornando alle donne, si trovano menzionate, ma molto difficile è trovare delle scrittrici. In Mesopotamia però,intorno al 2000 a.C., è vissuta Enheduanna, la prima poetessa di cui sappiamo il nome

Accanto a Francesca Minen ha lavorato al libro, in qualità di autrice delle illustrazioni, Caterina Di Paolo. «Illustrare i testi della collana è una sfida grande per me – confessa-. Non è un progetto in cui posso avere carta bianca. Certamente lavoro seguendo il mio stile, ma nell’ambito di parametri precisi. L’idea di costruire una serie illustrata su questo tema aiuta perché non si tratta di volumi didattici, nei quali l’illustrazione è poca e non preponderante. In questa collana l’illustrazione e lo scritto insieme aiutano ad approcciare un tema difficile come la parità di genere, a renderlo più vicino alla comprensione e a produrre empatia in chi legge». (mi.ta.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 14 novembre

Nella foto: la copertina del libro “Le civiltà dei fiumi” e le autrici Francesca Minen (in alto) e Caterina Di Paolo (in basso)

Imola

Torna CooperAttivaMente con «Altri sguardi» sulla storia e sul ruolo delle donne nei secoli
Cultura e Spettacoli 13 Novembre 2019

CooperAttivaMente presenta il libro «Le Civiltà dei Fiumi», la storia vista dal punto di vista delle donne

Terzo appuntamento della stagione 2019-2020 della rassegna Cooperattivamente mercoledì 20 novembre alle 18 alla Sala delle Stagioni di Imola. In collaborazione con la Società italiana delle Storiche e l”associazione imolese Perledonne, è in programma «Sguardi di genere», incontro con Francesca Minen e Caterina Di Paolo, rispettivamente autrice e illustratrice del libro «Le Civiltà dei Fiumi. Altri sguardi, nuovi racconti» della collana «Storie nella Storia», edita da Settenove e coordinata da Elisabetta Serafini. Le due ospiti dialogheranno nell”occasione con la giornalista di «sabato sera» Milena Monti e con Assunta Di Sario dell’associazione Perledonne.

L”appuntamento del 20 novembre fa parte del calendario di iniziative che l”associazione Perledonne promuove in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Il motivo della scelta è legato alla convinzione delle socie di Perledonne che la violenza di genere debba essere combattuta non solo aiutando concretamente le vittime, bensì anche promuovendo un lavoro culturale che ridefinisca in maniera intelligente, nelle diverse fasi della storia umana, il ruolo delle donne. Non a caso l’associazione ricorda di avere collaborato con CooperAttivaMente anche nel marzo scorso, in occasione dell’allestimento della mostra «Verso la parità. Dal 1968 una rivoluzione da completare». Perledonne rilascerà ai presenti interessati un attestato di partecipazione all’evento del 20 novembre.

A Imola non sarà presente Elisabetta Serafini, coordinatrice della collana «Storie nella Storia» e autrice del primo libro del progetto, già pubblicato e dedicato alla «Preistoria». Queste le sue parole per illustrare il progetto: «Immaginate se un matematico tentasse di risolvere un’equazione usando soltanto numeri dispari, un pittore preparasse la sua tavolozza senza usare il rosso e il giallo, un poeta componesse versi con parole senza vocali…Avremmo equazioni diseguali, dipinti sbiaditi, versi dalle sonorità rauche e impronunciabili. E la storia dell’umanità? Immaginate se uno storico raccontasse solo i fatti e le avventure degli uomini. Avremmo una storia strana, irreale, sbilenca». Ecco dunque la necessità di «raddrizzare» la storia. «Per completarla – aggiunge Serafini – era necessario raccogliere una massa di informazioni sulla vita delle donne e riscrivere la storia delle donne e degli uomini: la storia dell”umanità». 

Tornando a CooperAttivaMente, ricordiamo che è un progetto ideato e promosso dal Consiglio di zona soci del Circondario imolese di Coop Alleanza 3.0 e da Coop. Bacchilega, in collaborazione con varie realtà associative del circondario imolese, con l”obiettivo di promuovere e sviluppare la cultura e la crescita civile, civica e cooperativa del territorio, ma anche corretti stili di vita e di consumo. Gli eventi, compreso quello del 20 novembre, sono ad ingresso libero. (r.c.)

CooperAttivaMente presenta il libro «Le Civiltà dei Fiumi», la storia vista dal punto di vista delle donne

Cerca

Seguici su Facebook

ABBONATI AL SABATO SERA

Font Resize
Contrast