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Cronaca 11 Dicembre 2019

Lo storico locale da ballo ozzanese «Al Camaroun» non esiste più, l'edificio abbattuto qualche settimana fa

Da metà novembre lo storico locale da ballo (dancing) ozzanese «Al Camaroun», gestito dal circolo Arci Tolara, tempio della Filuzzi, non esiste più. L’immobile è stato abbattuto e il terreno è sgombro in attesa che l’azienda farmaceutica Fatro Spa, che ha il suo quartier generale lì vicino e che l’ha acquistato un annetto fa, decida come riutilizzare quell’area. «Stiamo valutando varie opzioni- dice Silvana Dal Magro, presidente di Fatro Spa -. Per il momento non abbiamo ancora definito alcun programma preciso».

Sul tavolo due sono le ipotesi più accreditate: parcheggio o mensa per i dipendenti (più di 300 nella sede ozzanese). Per conoscere i dettagli, occorrerà attendere verosimilmente i primi mesi del 2020. L’area si trova nella frazione di Tolara di Sotto, e comprende 6.825 metri quadrati, di cui 4 mila di superficie utile edificabile con destinazione produttiva. La Fatro l’ha acquistata all’asta dal Comune di Ozzano, proprietario dell’area, per 905 mila euro. L’operazione ha smantellato il locale da ballo che comprendeva,oltre al bar (già chiuso in precedenza), un folto numero di anziani appassionati di ballo popolare.

La grande sala in oltre quarant’anni di attività aveva visto esibirsi celebrità da Claudio Villa a Nilla Pizzi, più di recente Gianni Morandi e Joe Bastianich che qualche stagione fa registrò una puntata per Sky arte su una serie dedicata alla danza. Non tutto è svanito, comunque, perché già dai primi mesi del 2019 gli amanti del ballo hanno iniziato a frequentare il circolo Arci Benassi, nei pressi del parco dei Cedri, al confine tra San Lazzaro e Bologna. (ti.fu.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 5 dicembre

Nelle foto: a sinistra l”area dove sorgeva “Al Camaroun”, a destra il vecchio locale nel 2018 

Lo storico locale da ballo ozzanese «Al Camaroun» non esiste più, l'edificio abbattuto qualche settimana fa
Economia 29 Novembre 2019

Il 2 dicembre Sacmi compie 100 anni, un sabato di festa per tutti per celebrare la ricorrenza

Era il 2 dicembre 1919 quando, all’indomani della prima guerra mondiale, nove meccanici e fabbri imolesi disoccupati si presentarono di fronte al notaio per costituire la Società anonima cooperativa meccanici Imola. Ecco i loro nomi: Luigi Santandrea, Filiberto Gamberini (poi sostituito da Primo Ermanari), Tiepolo Castaldi, Paolo Nonni, Giovanni Bartoli, Guido Selvatici, Vincenzo Franceschelli, Aldo Galassi e Armando Panari. Il capitale sociale era di appena 5.000 lire e con un mutuo di 25.000 lire concesso dall’allora Banca cooperativa di Imola furono acquistate le prime attrezzature (un tornio, una limatrice, alcuni trapani, l’impianto per la saldatura autogena e utensileria varia). Cento anni dopo, il gruppo Sacmi occupa 4.500 persone, detiene altrettanti brevetti industriali ed è leader internazionale nei settori delle macchine per ceramica, packaging, beverage closures, metals e materiali avanzati.

Nell’ambito delle celebrazioni approntate per il centenario della cooperativa Sacmi, domani sabato 30 novembre la cittadinanza potrà visitare, dalle ore 8.30 alle 18, la sede di via Selice Provinciale 17A. «Abbiamo pensato a questa giornata – spiega Paolo Mongardi, presidente di Sacmi Imola – con l’obiettivo preciso di stimolare un’occasione di partecipazione e confronto con la città. Una giornata che vogliamo trascorrere all’insegna dello stare insieme, della condivisione di orizzonti e valori come quelli della cooperazione, che hanno fatto la storia e la ricchezza di questo territorio». «Quella di Sacmi è una storia straordinaria che accompagna tutte le fasi della crescita industriale dell’Italia e della città di Imola, cuore di quel movimento cooperativo che ha dato forma e sostanza ad un sogno: creare benessere condiviso attraverso il lavoro», sottolinea Mongardi. Una «storia straordinaria» perché la Sacmi ha saputo affrontare ogni fase di cambiamento con lungimiranza, coniugando innovazione e attenzione al cliente con un insieme di valori (mutualità, solidarietà, radicamento sul territorio) ancora oggi alla base delle scelte aziendali.

«Proprio per questo – prosegue il presidente – abbiamo scelto di accompagnare questo anno di celebrazioni del nostro primo centenario di storia con un percorso di incontri di formazione sul cambiamento, e in particolare sulle tematiche legate alla digitalizzazione 4.0 della produzione e dei servizi». Incontri che hanno totalizzato 2.400 presenze, «segno – spiega Mongardi – della forte consapevolezza da parte delle nostre maestranze e dell’intero territorio di quale sia la posta in gioco: il cambiamento va inquadrato, guidato, anticipato nei giusti tempi e con la stessa straordinaria lungimiranza dei nostri padri fondatori». (r.cr.)

Il servizio completo dedicato al centenario della Sacmi è su «sabato sera» del 28 novembre

Il 2 dicembre Sacmi compie 100 anni, un sabato di festa per tutti per celebrare la ricorrenza
Cultura e Spettacoli 23 Novembre 2019

La storia degli spaghetti al pomodoro e il mito delle origini nel libro che Massimo Montanari presenta al Baccanale

Pochi piatti della cucina italiana possono vantare la valenza identitaria degli spaghetti al pomodoro. Non a caso ad essi vengono spesso associate parole come tradizione, origini e, appunto, identità. Ma non sempre a proposito. O meglio: non sempre con la piena consapevolezza del significato da dare alle parole. Nel suo libro «Il mito delle origini. Breve storia degli spaghetti al pomodoro» (ed.Laterza), che sarà presentato nel corso del Baccanale oggi, sabato 23 novembre alle 17.30 nella sala della biblioteca comunale di Imola, Massimo Montanari, professore ordinario presso il Dipartimento di storia, culture e civiltà dell’Università di Bologna e tra i massimie sperti di storia dell’alimentazione, dedica il primo capitolo proprio alla questione dell’uso dei termini. Un primo capitolo dal titolo «Parole. Maneggiare con cura» in cui l’autore mette in chiaro cosa si intende per origini.

«Spesso si tende a equivocare– sottolinea Montanari – perché si dà al termine “origini” il significato di “spiegazione” e non solo di “inizio”, per cui le origini diventano non solo l’inizio, ma ciò che spiega le cose. Da qui nasce la retorica sul tema dell’origine che garantisce, che deve essere controllata e protetta, che dà a questo termine un significato che lo storico non riconosce. C’è un avvio, c’è un’origine, ma poi ci sono eventi, incontri, atteggiamenti che danno il via a processi e producono cambiamenti. Lo storico è interessato a questo».

Intendere le origini in questo modo pare una sorta di rifugio dai cambiamenti.
«Ma allo storico interessa più lo sviluppo che l’origine. Il senso della storia è come si sono evolute le cose e perché. Le vicende che ho raccontato nel mio libro servono a mostrare che senza cambiamenti, senza eventi, senza storia non succederebbe nulla. Parto dalle osservazioni di Marc Bloch, il maggiore storico del Novecento, che polemizza sull’idolo delle origini (lo chiama proprio così: idolo) usando l’esempio della ghianda che ha bisogno di incontrare un suolo adatto, e poi acqua, e poi nutrimenti per crescere e diventare una quercia. Ecco, la metafora della pianta va usata fino in fondo: nessun seme diventa un albero senza condizioni favorevoli. La storia insegna: sono gli incontri tra esperienze diverse che danno sapore alle vicende della vita».

Veniamo alla storia degli spaghetti al pomodoro: leggendo il libro si resta sorpresi dai processi che hanno portato nei secoli alla nascita di questo piatto. Innanzitutto, lei sfata un mito: la pasta non è stata fatta conoscere in Italia da Marco Polo di ritorno dalla Cina.
«È una leggenda, anzi una falsa notizia, perché la pasta era già conosciuta in Italia al tempo di Marco Polo. La prima area di diffusione è la Sicilia, dove si erano incrociate e incontrate varie tradizioni: quella greco-romana, che conosceva la pasta come uno dei tanti modi per usare la farina di grano con l’acqua, ma non come genere alimentare, poi quella proveniente dalla Persia e quella araba. Il nostro modo di usare la pasta risale al Medioevo e all’uso della pasta che si faceva nella cucina araba. Ed è solo nel Medioevo che la pasta diventa una vera categoria, un genere a sé stante». (mi.ta.)

L”intervista completa è su «sabato sera» del 21 novembre

Nelle foto: la copertina del libro, Massimo Montanari e un piatto di spaghetti al pomodoro, simbolo della gastronomia italiana

La storia degli spaghetti al pomodoro e il mito delle origini nel libro che Massimo Montanari presenta al Baccanale
Cultura e Spettacoli 19 Novembre 2019

Torna CooperAttivaMente con «Altri sguardi» sulla storia e sul ruolo delle donne nei secoli

«Altri sguardi» sulla storia. Domani, mercoledì 20 novembre la rassegna Cooperattivamente si occuperà, in collaborazione con la Società italiana delle Storiche e con l’associazione PerLeDonne, di un tema particolare, che potremmo semplificare come il rapporto tra le donne e la storia. Il presupposto è che la storia, in generale, è raccontata al maschile: poche sono le donne di cui si parla e poche erano, fino a poco tempo fa, quelle che se ne occupavano. Il 20 novembre, appunto, saranno a Imola (ore 18, sala delle Stagioni) Francesca Minen e Caterina Di Paolo, rispettivamente autrice dei testi e illustratrice del volume «Le civiltà dei fiumi. Altri sguardi, nuovi racconti». Il libro fa parte, insieme a «Preistoria», l’altro volume già pubblicato, della collana «Storie nella Storia», edita da Settenove, nata con l’obiettivo di fornire, appunto, un approccio nuovo e diverso alla storia, più rispettoso del ruolo femminile, più vicino alle persone comuni, alla descrizione della società, della vita quotidiana, dei rapporti all’interno delle famiglie.

A dialogare con le autrici saranno Assunta Di Sario in rappresentanza dell’associazione PerLeDonne di Imola e la giornalista di «sabato sera» Milena Monti. Non a caso l’associazione PerLeDonne ha inserito l’appuntamento nel calendario delle iniziative in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, ritenendo che, accanto all’aiuto concreto alle donne vittime di violenza di genere svolto quotidianamente attraverso il Centro antiviolenza, occorra un lavoro culturale che ridefinisca in maniera intelligente, nelle diverse fasi della storia umana, il ruolo delle donne. Un approccio che vede d’accordo Francesca Minen. «Il problema – spiega – è che la storia è fatta da uomini, che ne scrivono una versione fatta di guerre e politica, poco attenta ai fatti meno roboanti, ma fondamentali -. Anche la ricerca archeologica privilegia il palazzo, il tempio e non invece i centri di insediamento della popolazione. I fondi venivano dati a grandi scavi, statue colossali, corredi d’oro ed’argento, non per portare alla luce i luoghi in cui abitavano le persone normali. Ora si fa più attenzione a questa storia più puntuale, alla vita di ogni giorno, all’attività produttiva svolta dalle donne, che in genere lavoravano in casa ma preparavano il cibo, producevano vestiario, si occupavano di piccoli e anziani, realizzavano utensili, anfore,ciotole. Non erano retribuite, quindi in genere non si considera come lavoro».

Il libro «Le civiltà dei fiumi» prende in esame quattro civiltà sviluppatesi lungo il corso di grandi fiumi: la Mesopotamia (Tigri ed Eufrate), l’Egitto (Nilo), la Cina (fiume Giallo e fiume Azzurro) e la valle dell’Indo (fiume Indo appunto),nel subcontinente indiano. Per quanto riguarda le fonti, Minen osserva: «Quando ci sono si usano le fonti scritte, ma nel caso della valle dell’Indo la scrittura non è ancora stata decifrata. In questo caso ci si appoggia su dati archeologici. Tuttavia, anche in presenza di fonti scritte, occorre sempre chiedersi da chi sono state scritte e per quale fine. Quasi mai le autrici sono donne e di solito i documenti che si trovano sono amministrativi, economici,storici. Si tratta di dati funzionali, spesso mirati ad affermare l’ideologia del sovrano. Tornando alle donne, si trovano menzionate, ma molto difficile è trovare delle scrittrici. In Mesopotamia però,intorno al 2000 a.C., è vissuta Enheduanna, la prima poetessa di cui sappiamo il nome

Accanto a Francesca Minen ha lavorato al libro, in qualità di autrice delle illustrazioni, Caterina Di Paolo. «Illustrare i testi della collana è una sfida grande per me – confessa-. Non è un progetto in cui posso avere carta bianca. Certamente lavoro seguendo il mio stile, ma nell’ambito di parametri precisi. L’idea di costruire una serie illustrata su questo tema aiuta perché non si tratta di volumi didattici, nei quali l’illustrazione è poca e non preponderante. In questa collana l’illustrazione e lo scritto insieme aiutano ad approcciare un tema difficile come la parità di genere, a renderlo più vicino alla comprensione e a produrre empatia in chi legge». (mi.ta.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 14 novembre

Nella foto: la copertina del libro “Le civiltà dei fiumi” e le autrici Francesca Minen (in alto) e Caterina Di Paolo (in basso)

Imola

Torna CooperAttivaMente con «Altri sguardi» sulla storia e sul ruolo delle donne nei secoli
Cultura e Spettacoli 13 Novembre 2019

CooperAttivaMente presenta il libro «Le Civiltà dei Fiumi», la storia vista dal punto di vista delle donne

Terzo appuntamento della stagione 2019-2020 della rassegna Cooperattivamente mercoledì 20 novembre alle 18 alla Sala delle Stagioni di Imola. In collaborazione con la Società italiana delle Storiche e l”associazione imolese Perledonne, è in programma «Sguardi di genere», incontro con Francesca Minen e Caterina Di Paolo, rispettivamente autrice e illustratrice del libro «Le Civiltà dei Fiumi. Altri sguardi, nuovi racconti» della collana «Storie nella Storia», edita da Settenove e coordinata da Elisabetta Serafini. Le due ospiti dialogheranno nell”occasione con la giornalista di «sabato sera» Milena Monti e con Assunta Di Sario dell’associazione Perledonne.

L”appuntamento del 20 novembre fa parte del calendario di iniziative che l”associazione Perledonne promuove in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Il motivo della scelta è legato alla convinzione delle socie di Perledonne che la violenza di genere debba essere combattuta non solo aiutando concretamente le vittime, bensì anche promuovendo un lavoro culturale che ridefinisca in maniera intelligente, nelle diverse fasi della storia umana, il ruolo delle donne. Non a caso l’associazione ricorda di avere collaborato con CooperAttivaMente anche nel marzo scorso, in occasione dell’allestimento della mostra «Verso la parità. Dal 1968 una rivoluzione da completare». Perledonne rilascerà ai presenti interessati un attestato di partecipazione all’evento del 20 novembre.

A Imola non sarà presente Elisabetta Serafini, coordinatrice della collana «Storie nella Storia» e autrice del primo libro del progetto, già pubblicato e dedicato alla «Preistoria». Queste le sue parole per illustrare il progetto: «Immaginate se un matematico tentasse di risolvere un’equazione usando soltanto numeri dispari, un pittore preparasse la sua tavolozza senza usare il rosso e il giallo, un poeta componesse versi con parole senza vocali…Avremmo equazioni diseguali, dipinti sbiaditi, versi dalle sonorità rauche e impronunciabili. E la storia dell’umanità? Immaginate se uno storico raccontasse solo i fatti e le avventure degli uomini. Avremmo una storia strana, irreale, sbilenca». Ecco dunque la necessità di «raddrizzare» la storia. «Per completarla – aggiunge Serafini – era necessario raccogliere una massa di informazioni sulla vita delle donne e riscrivere la storia delle donne e degli uomini: la storia dell”umanità». 

Tornando a CooperAttivaMente, ricordiamo che è un progetto ideato e promosso dal Consiglio di zona soci del Circondario imolese di Coop Alleanza 3.0 e da Coop. Bacchilega, in collaborazione con varie realtà associative del circondario imolese, con l”obiettivo di promuovere e sviluppare la cultura e la crescita civile, civica e cooperativa del territorio, ma anche corretti stili di vita e di consumo. Gli eventi, compreso quello del 20 novembre, sono ad ingresso libero. (r.c.)

CooperAttivaMente presenta il libro «Le Civiltà dei Fiumi», la storia vista dal punto di vista delle donne
Cultura e Spettacoli 7 Novembre 2019

Torna «L'Antico Castello» tra il Medioevo di Dante e l'omaggio a Leonardo Da Vinci

Arriva alla nona edizione «L’Antico Castello», manifestazione che, quest’anno, si tiene l’8, 9 e 10 novembre a Castel San Pietro. Tre giorni di eventi con spettacoli, mostre, enogastronomia, escursioni nel territorio, giochi medievali, arcieri, falconieri e mercatini a tema che, come da tradizione, avranno al centro Dante e il suo viaggio nel Bel Paese portando il centro storico a tingersi dei colori, degli odori e dei sapori delle antiche tradizioni medievali grazie a mercatini di erbe e prodotti artigianali, spettacoli di sbandieratori, falconieri e armigieri, degustazioni di antiche ricette, visite guidate a carattere storico, presentazioni di libri a tema, appuntamenti per ricordare l’arte e la cultura di un tempo che fu.

Ma, essendo questo 2019 l’Anno Leonardiano, «L’Antico Castello» vuole celebrare anche Da Vinci attraverso momenti di cultura e momenti di svago. La manifestazione inizia domani, venerdì 8 novembre con l’inaugurazione, alle 18 nella saletta di arte contemporanea in via Matteotti 79, della mostra 1502. Il viaggio di Leonardo in Romagna, con la presentazione a cura della promotrice Fabrizia Fiumi (mostra visitabile sabato 9 dalle 10 alle 12 e dalle 16.30 alle 18, domenica 10 dalle 10 alle 18). Al teatro Cassero alle 20.30 si avrà la presentazione del libro di Angelo Chiaretti Mondaino «Anno Domini 1502. Un castello malatestiano firmato Leonardo da Vinci», a cui seguirà lo spettacolo «A spasso con Dante… viaggio semi-serio in parole e musica tra i versi del poeta» con Antonio D’Ugo, Stefano Martini, Sabina Niceforo, Mary Pantano e i ballerini Vadim e Marianna della Delta dance (ingresso a offerta libera).

Sabato 9 si parte alle 9.30 dalla sede della Pro Loco in via Ugo Bassi 19 per «Una giornata con Dante Alighieri», un tour con visita guidata alla biblioteca del convento dei frati Cappuccini, pranzo al convento e visita al Museo della città romana di Claterna a Ozzano Emilia (spostamento con auto proprie). L’iniziativa è a cura della Pro Loco castellana, il costo per l’intera giornata è di 25 euro e la prenotazione è obbligatoria allo 051/6951379.

Domenica la città si tuffa nel medioevo partendo con una visita guidata gratuita in centro (ritrovo alle 9 dalla sede della Pro Loco e prenotazione obbligatoria allo 051/6951379), proseguendo con un «incontro con Cesare Borgia» alle 10.30 alla saletta d’arte di via Matteotti 79, e con la possibilità di pranzare con primi, formaggi e dolci nell’area ristoro di piazza XX Settembre da mezzogiorno. Il pomeriggio, si darà spazio alle letture in dialetto bolognese di antiche ricette alle 16 nella saletta d’arte, mentre piazza XX Settembre ospiterà dalle 15 momenti di intrattenimento e dimostrazioni di falconeria, e alle 17 gli spettacoli finali accompagnati dalle caldarroste. Le iniziative sono anche inserite nel Baccanale di Imola. (r.c.)

Torna «L'Antico Castello» tra il Medioevo di Dante e l'omaggio a Leonardo Da Vinci
Cronaca 2 Novembre 2019

Leonardo protagonista del Baccanale con tre visite guidate e degustazioni curate da If Imola Faenza e ufficio Iat

Leonardo protagonista anche al Baccanale. «Imola ai tempi di Leonardo – Visitare una città e gustare il territorio» è infatti il titolo di un”iniziativa che If Imola Faenza Tourism Company e l’Ufficio Iat del Comune di Imola propongono per le prime tre domeniche della rassegna enogastronomica imolese: il 3, il 10 e il 17 novembre.  Si tratta di tre visite guidate, seguite da altrettante degustazioni di piatti storici della tradizione imolese, che saranno altrettante occasioni per immergersi nelle atmosfere della città rinascimentale, a cavallo tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento, seguendo tre diversi itinerari.

Domenica 3 novembre (ritrovo alle 10 alla Biblioteca Comunale), l”appuntamento è con «Pensa passare a Imola nel 1502 – Libri e documenti in biblioteca e in archivio», con degustazione finale a base di cappelletti. Il 10 novembre (ritrovo sempre alle 10 ma alla Rocca Sforzesca, in piazzale Giovanni dalle Bande Nere) , al centro dell’attenzione sarà l’«Architettura civile e militare nella città rinascimentale», seguito da degustazione di garganelli con prosciutto e scalogno. Infine, il 17 novembre, a palazzo Sersanti, in piazza Matteotti 8 (sempre alle 10) sarà la volta di «Dalla città medievale alla città rinascimentale: la Platea Magna e il Palazzo Riario poi Sersanti», con inizio sempre alle 10. In questo caso la degustazione avrà come protagonista la vera torta di Imola.

La durata di ogni visita è un’ora e mezza, saranno condotte da una guida turistica abilitata e si concluderanno nei locali dello Iat di Imola (Galleria del Centro Cittadino) con la degustazione, con abbinamento di vino a cura dei sommelier dell’associazione Voluptates. Ogni visita costa 10 euro (prenotazione obbligatoria, massimo 30 persone). Per informazioni e prenotazioni: Ufficio Iat, Tel. 0542 602207. (r.cr.)

Leonardo protagonista del Baccanale con tre visite guidate e degustazioni curate da If Imola Faenza e ufficio Iat
Cultura e Spettacoli 2 Novembre 2019

Mostra storico-filatelica alla Salannunziata per ricordare i prigionieri della Grande Guerra

Prigionieri italiani nella Grande Guerra (1915-1918) è la mostra storico-filatelica che sarà ospitata dalla Salannunziata, in via Fratelli Bandiera 17/a a Imola, dal 3 al 10 novembre. Organizzata dal Circolo culturale filatelico numismatico «G. Piani» di Imola in collaborazione con il Gruppo Alpini Imola Valsanterno «Cap. Stefanino Curti» M.o.v.m., con il patrocinio e il contributo del Comune di Imola, la mostra vuole mantenere viva la memoria su rilevanti aspetti della prima guerra mondiale. «Si tratta di una iniziativa che continua la collaborazione del Circolo e degli Alpini con il Comune – commenta Claudia Pedrini, direttrice dei Musei civici – basata sull’attenzione al territorio, sulla volontà di conservare la memoria e di custodire beni e raccolte al fine di passare il testimone a chi ci sarà dopo di noi, così come noi l’abbiamo ricevuto ». «I morti, per quanto dilaniati, sono di qualcuno, sono almeno della nostra pietà; i prigionieri non sono di nessuno, nemmeno del nemico»: Gianfranco Bernardi, presidente del Circolo Piani, cita una frase di Angelo Rognoni che è stata stampata sulla locandina della mostra, e continua: «Proprio per narrare le tristi vicende dei prigionieri italiani della Grande guerra abbiamo pensato di fare questa mostra, che apre il 3 novembre ma sarà ufficialmente inaugurata nella mattinata del 4 alle ore 11, dopo le celebrazioni al monumento ai Caduti (per la Festa dell’Unità nazionale, nda). Nella stessa mattinata sarà attivo un annullo filatelico speciale di Poste italiane.

La mostra sarà allestita fino al 10 novembre. Orari: dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18. Ingresso libero. (r.c.)

L”articolo completo su «sabato sera» del 31 ottobre.

Nella foto: da sinistra, Giovanni Vinci, Claudia Pedrini e Gianfranco Bernardi

Mostra storico-filatelica alla Salannunziata per ricordare i prigionieri della Grande Guerra
Cultura e Spettacoli 27 Ottobre 2019

Video sullo smartphone per scoprire la Rocca di Imola insieme a Leonardo da Vinci

Entrare alla Rocca ed essere guidati da… Leonardo da Vinci. Da oggi, domenica 27 ottobre, si potrà fare. È infatti previsto per le ore 16 l’appuntamento con «Una passeggiata in realtà aumentata»: in tale occasione, nel castello imolese sarà infatti presentata e attivata permanentemente la possibilità per i visitatori di accedere tramite i propri smartphone a filmati nei quali Leonardo guiderà alla scoperta della Rocca. «L’iniziativa è stata pensata dall’Associazione per Imola storico artistica con la volontà di animare con strumenti virtuali la presenza di Leonardo in città nel 1502 – spiega il presidente dell’associazione Andrea Ferri -, poi realizzata ad opera di Sis.Ter, con il contributo della Fondazione cassa di risparmio di Imola e in collaborazione con i Musei civici».

Ma in cosa consiste questa guida turistica d’eccezione? «Nella Rocca ci saranno cinque punti, cinque tabelloni da inquadrare con il proprio smartphone dopo aver scaricato un’apposita applicazione segnalata sul tabellone: così sul proprio telefono scorreranno cinque filmati dai quali sarà un attore che interpreta Leonardo, Gabriele Duma, a guidare nella visita – spiega la direttrice dei Musei, Claudia Pedrini -. Uno di questi tabelloni sarà situato all’ingresso prima del portone, e utilizzabile quindi anche quando la Rocca sarà chiusa al pubblico, uno nella biglietteria, uno nelle torri vicino alle cannoniere con lo stemma dei Riario Sforza, uno sugli spalti, e uno sulla terrazza del mastio da dove lo sguardo spazia sulla città e sulle colline». Ogni video ha una durata di non più di due minuti e racconta un differente aspetto del castello. A curare i testi è stata Oriana Orsi dei Musei civici. «Il progetto ha combinato la tecnologia con la veicolazione di contenuti validi, di informazioni – commenta Alessandro Seravalli, presidente di Sis.Ter -. Abbiamo lavorato per realizzare cinque video sintetici ma utili, partendo dal reperimento delle informazioni, dalla scrittura dei testi, fino alle riprese che sono durate sei giorni e quindi al montaggio. È nata così una visita fatta con gli occhi di Leonardo».

Creato appositamente in occasione del cinquecentenario della morte del genio vinciano, il progetto omaggia la venuta a Imola di Leonardo nel 1502, quale ingegnere militare inviato da Cesare Borgia. Ed è un arricchimento dell’offerta della Rocca sforzesca per i suoi visitatori «che lo scorso anno furono diecimila e quest’anno, a settembre, già superavano il numero di quelli del 2018» commenta Claudia Pedrini. «La passeggiata in realtà aumentata crea un parallelo tra tradizione e innovazione – afferma Enrica Ugolotti, dirigente alla cultura del Comune -. È lo sguardo di oggi sul viaggio del 1502 di Leonardo, con un prodotto creato con la tecnologia che distribuisce cultura e conoscenza ». All’inaugurazione di oggi sarà presente l’attore Gabriele Duma che leggerà alcuni brani sul soggiorno imolese dell’artista e ingegnere. (ste.f.)

Nella foto: un momento delle riprese realizzate alla Rocca, con l”attore che interpreta Leonardo sulla destra

Video sullo smartphone per scoprire la Rocca di Imola insieme a Leonardo da Vinci

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