Posts by tag: storia

Cultura e Spettacoli 6 Febbraio 2019

La Badia di Moscheta, storia e leggende di un antico insediamento monastico nella val d'Inferno

Moscheta è una località storica e leggendaria in comune di Firenzuola, nella valle del torrente Veccione, dove il rio per millenni ha scavato la montagna dando origine a quella caratteristica e suggestiva gola chiamata val d’Inferno. Moscheta è raggiungibile scendendo dal Passo del Giogo, sulla strada Flaminia Militare dei romani, che è stata anche la Via Postale Bolognese, oppure da Firenzuola seguendo il torrente Violla.

La storia di Moscheta si identifica con la storia della sua abbazia vallombrosana fondata nel 1034 per ordine di San Giovanni Gualberto che, convertitosi nel 1003, abbandonò Firenze in odio alle grandi simonie che vi si commettevano e salì verso la montagna in cerca di qualche luogo deserto dove poter fondare un nuovo monastero improntato alla più severa disciplina. A quei tempi i monti erano praticamente senza vie, coperti di selve e boschi impenetrabili dove risuonavano le grida selvagge dei lupi e per i fossati strisciavano grosse serpi e i pochi varchi dell’Appennino erano infestati dai banditi che assaltavo i viandanti.

Valicato il passo del Giogo, San Giovanni Gualberto visitò molti romitaggi, fino a giungere a Camaldoli e poi a Vallombrosa, dove rimase per qualche tempo in grande solitudine. Tutta la zona era dominio degli Ubaldini, potente famiglia toscana, e quei luoghi erano residenza estiva del conte Gotizio. Il luogo scelto fu Moscheta, dove forse esisteva già un primitivo romitaggio, un piccolo monastero con pochi monaci, ma San Giovanni Gualberto, trovando che il luogo poteva consentire la presenza di una più grande famiglia, fece pervenire molto denaro e autorizzò le spese per l’ampliamento della prima costruzione.

A questo punto comincia la storia della Badia di Moscheta, ma cominciarono anche i primi guai, perché l’abate Rodolfo dei Galigai, cavaliere fiorentino, giovane di talento a cui furono affidati incarichi importanti, si mise all’opera senza badare a spese per realizzare un’opera enorme. La cosa però non piacque a San Giovanni Gualberto quando ritornò in visita. Non piacque la grandiosità, ma soprattutto non piacque il lusso e lo sfarzo con cui erano stati spesi i soldi dei poveri. Ne fu talmente addolorato che nemmeno volle entrare e, ripartendo sdegnato, si rivolse a quel rio che scorreva sotto quel fabbricato, il fosso Vacchile, e disse: «Se mi vendicherai, o rivolo, dell’ingiuria fattaci da questo abate con cotanto lusso di case, accrescerò le tue acque d’un otre del fiume di Sieve». Questa preghiera, la leggenda dice, fu purtroppo ascoltata e in breve il rio si gonfiò di acqua e pietre a tal punto che distrusse quasi tutta quella grandiosa costruzione.

Come poté verificarsi in realtà tale fenomeno? Mistero. Il monastero comunque dovette essere ricostruito. Alcuni anni dopo accadde che a Moscheta un uomo morente fece testamento a favore dell’abate Rodolfo. Gli eredi si lamentarono e San Giovanni Gualberto, saputo della cosa, si recò a Moscheta e, presa dalle mani dell’abate la carta di quella donazione, la strappò. Poi pregò San Pietro di liberare quei monaci da ogni pensiero dei beni terreni e di ricondurli a quella povertà per cui avevano scelto la loro missione e se ne partì. Ma mentre saliva il monte vide levarsi improvvisamente del fumo dal convento, che bruciò in gran parte e nessuno ne seppe mai le misteriose cause.Vi fu poi la riappacificazione tra il Santo e i suoi monaci, che furono esortati nuovamente alla fedeltà delle loro regole.

Furono stanziati altri soldi e fu rifatto il monastero. Questa terza riedificazione della Badia fu certamente quella che nelle linee generali è arrivata fino ai nostri giorni. La Badia di Moscheta, come tutte le badie Vallombrosane, si era fatta ricchissima, soprattutto in quanto ogni buon uomo, morendo, lasciava molti suoi averi al monastero per la salvezza dell’anima. E’ vero che la carità ricevuta veniva poi elargita ai poveri, che venivano aperti ospizi e ospedali lungo le strade, ma si sa, dove girano molti soldi, può succedere che anche la fede vacilli. Moscheta seguitò ad essere la provvidenza dei poveri, ma i tempi di fede andavano illanguidendo e le ricche badie vennero sempre più sfruttate dai laici; anche Mo-scheta passò in commenda e ciò decretò la sua fine.

Nel 1600 il nome di Moscheta fu estinto nella Congregazione Vallombrosana e il granduca Pietro Leopoldo ne decretò la soppressione nel suo intento di riformare la Chiesa in Toscana. I beni della badia furono messi all’asta e a Moscheta rimase solamente un parroco. Coi soldi ricavati, alla fine del 1700, furono ricostruite due chiese a Firenzuola e Rifredo, furono fondate le Scuole ecclesiastiche di Firenzuola e furono costruiti i due ponti, che rimangono ancora oggi a Camaggiore presso Coniale, sul Santerno e sul Diaterna. (ve.mo.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 31 gennaio

La Badia di Moscheta, storia e leggende di un antico insediamento monastico nella val d'Inferno
Cultura e Spettacoli 27 Gennaio 2019

Le curiosità del dialetto castellano nel vocabolarietto realizzato da Marisa Marocchi e Giorgio Biondi

La «manga ala raglà», «i côsp» e «la bandiga». Forse solo i più anziani oggi sanno che si tratta di termini ben precisi dei mestieri di sarto, calzolaio e muratore. Si tratta di alcuni degli oltre 400 termini in dialetto castellano raccolti e tradotti da Marisa Marocchi e Giorgio Biondi nel «Vocabolariàtt Castlàn-Itagliàn», arricchiti di spiegazioni sulle origini culturali e lessicali e presentato dall’Associazione Terra Storia Memoria in occasione della Giornata nazionale dei dialetti domenica 20 gennaio, in collaborazione con AuserArt, il centro sociale Scardovi e Pro Loco castellana.

Il prosieguo del lavoro avviato dallo stesso Biondi una decina di anni fa con il primo volume «Al Dialàtt Castlàn», che presentava la grammatica e diversi termini del dialetto castellano. «Era presente anche una piccola parte riservata ai mestieri, che ho pensato si potesse ampliare» spiega Marocchi. Da questo spunto è nato un primo vocabolario dedicato al mondo contadino, seguito ora da quello dei mestieri di sarto (sèrta e sèrt), muratore (muradaur) e calzolaio (calzuler), che è pure correlato di dvd per facilitare comprensione e pronuncia. Le professioni sono state scelte sulla base della disponibilità delle informazioni: non sono stati consultati, infatti, documenti o fonti cartacee, ma si è affidato l’intero processo di traduzione alle conoscenze linguistiche tramandate e consolidate di generazione in generazione.

Marocchi ha approfittato della sua esperienza nell’ambito dell’edilizia, maturata in trentasei anni di lavoro presso la Cooperativa edile di Castel San Pietro e poi nella Cesi, poi ci sono parole oggi andate in disuso, perché sono cambiati i tempi, le necessità, i modi di progettare e di costruire. «Ad esempio, nella costruzione c’erano la salghè e la stablidûra. Nell’abbigliamento del mastro muratore occorrevano la bustéina e al grinbèl. Po’ ui ìra al sbianchizén, al geòmetro e a la fén: la bandîga». L’esperienza personale si è rivelata utile anche per quanto riguarda l’ambito della sartoria: «Essendo figlia di una sarta conoscevo molti dei termini, ma ciononostante mi sono affidata alla consulenza di una signora del mestiere che mi ha aiutato con le voci più specifiche». Con tanto di curiosità, ad esempio, la «manga ala raglà» in sartoria indica una manica scesa e larga, comoda da infilare, che prende il nome dal generale inglese Raglan, eroe di Waterloo privo di un braccio. Altrettanto peculiari sono i «trasferimenti» dalla lingua francese nei termini dialettali della sartoria.

La sinergia con gli esperti del mestiere è continuata nella sezione dedicata ai calzolai. Nerino Boninsegna le ha ricordato, tra i tanti termini, lo «sparadèl», ovvero il guardolo, la striscia di gomma o cuoio cucita o incollata per unire bene suola e tomaia ovvero la scarpa stessa, da cui nasce il detto spesso citato quando si vuole indicare che una persona ha commesso un errore plateale: «L’è andéda fuori dallo sparadèl». Ma ci sono anche parole e termini che indicano oggetti oramai andati in disuso per il variare delle lavorazioni o delle migliorate condizioni di vita, come i côsp, sorta di zoccoli di legno usati come scarpe da chi aveva poco denaro.

I vocabolarietti hanno un obiettivo molto chiaro: liberare il dialetto dall’aura di volgarità che gli è stata attribuita con il passare degli anni. «Da sempre, è una lingua parlata dagli strati più poveri della popolazione, e indicativo di ciò è la totale assenza di termini dialettali relativi alle scienze o alla letteratura – spiega Marocchi – ma ciò non significa che si possa sminuirne lo status di lingua vera e propria, che peraltro era riconosciuta al Bolognese dallo stesso Dante Alighieri. Sarebbe bene mantenerla per quelli che sono i rapporti interpersonali, perché è in quell’ambito che sviluppa il massimo della espressività» continua. (ri.ra.)

L”articolo è su «sabato sera» del 24 gennaio

Nella foto Marisa Marocchi durante il recital per la presentazione del vocabolarietto al Centro Scardovi

Le curiosità del dialetto castellano nel vocabolarietto realizzato da Marisa Marocchi e Giorgio Biondi
Cronaca 24 Gennaio 2019

Castel San Pietro celebra la Giornata della Memoria rendendo omaggio a Enrica Calabresi

L’Amministrazione comunale di Castel San Pietro Terme celebra la Giornata della Memoria, che ricorre il 27 gennaio, con diverse iniziative organizzate e proposte dal mondo della scuola, dell’associazionismo e da altre realtà del territorio.Domani mattina, 25 gennaio, alle 9, l’associazione Eclissi di Lana propone una matinée teatrale al Cinema Teatro Jolly dal titolo “Voci”, riservata alle scuole del comune. All’iniziativa hanno aderito le classi terze della scuola secondaria di primo grado Fratelli Pizzigotti. Direttore artistico è Dario Criserà.

Domenica 27 gennaio e martedì 29 sono invece in agenda due appuntamenti dedicati alla memoria di Enrica Calabresi, vittima dell’Olocausto la cui famiglia visse negli anni Trenta del Novecento a Castel San Pietro Terme.  Enrica Calabresi, nata nei primi anni del secolo scorso e laureatasi giovanissima (in un epoca i cui erano ben poche le donne che frequentavano l’università), lavorò prima alla Specola e poi all’Università di Agraria di Pisa. Riuscì a diventare segretario della Società entomologica italiana; di grande cultura, pubblicò anche in inglese e conosceva il francese e il tedesco; tra le sue allieve ci fu anche Margherita Hack. Cacciata poi dall’università a causa delle leggi razziali del 1938, insegnò in seguito alla scuola ebraica. Rifiutò sempre di nascondersi per non mettere in pericolo altre persone e, nella  Firenze  nazifascista,  venne  catturata  e  portata  a  Santa Verdiana, dove si tolse la vita avvelenandosi prima di partire per Auschwitz.  

Tornando ai due eventi, domenica alle 10.30, nell’area vicino alla chiesetta-oratorio Cappella di via Scania 350, si svolgerà “Un fiore per Enrica”, omaggio floreale alla stele dedicata a Enrica Calabresi, a cura dell’associazione Terra Storia Memoria, in collaborazione con il Comune di Castel San Pietro Terme; martedì 29 gennaio, al teatro comunale Cassero (via Matteotti 2) l’Istituto Bartolomeo Scappi, in collaborazione con la stessa associazione, propone la proiezione del film “Una donna poco più di un nome, di Ornella Grassi. La mattinata, alla quale saranno presenti la regista e la famiglia Calabresi, prevede, a partire dalle 9.15, i saluti del sindaco Fausto Tinti e del dirigente dell’Istituto Scappi, Vincenzo Manganaro, seguiti dall’intervento dell’assessore alla Cultura, Fabrizio Dondi e dalla proiezione del film alle 9.45. Alle 11.15 ci sarà un incontro rivolto agli studenti con la regista della pellicola e la famiglia Calabresi. L’iniziativa è patrocinata dalla Regione Emilia-Romagna.

Sempre martedì 29, nella sala consiliare del Palazzo comunale di piazza XX Settembre 3, in apertura di Consiglio comunale si svolgerà un momento di riflessione sulla Giornata della Memoria, durante la lettura delle comunicazioni del presidente Stefano Trazzi. Le iniziative proseguono poi l’8 febbraio 2019 alla libreria Atlantide di via Mazzini 93 dove, alle 20.30, si svolgerà nell’ambito della rassegna “Incontro con l’autore”, la presentazione del libro “Vicini scomodi” di Roberto Matatia (Ed. La Giuntina), la storia di un ebreo di provincia, di sua moglie e dei suoi tre figli negli anni del fascismo. Colloquierà con lo scrittore Paolo Casadio.

Nell’intento poi di dare continuità nel corso dell’anno alla riflessione e all’approfondimento sulla tragedia dell’Olocausto, l’Amministrazione Comunale aderisce anche nel 2019 al progetto speciale giovani “Vedere per conoscere e ricordare” di Aned e all’Incontro internazionale di Mauthausen, promuovendo la partecipazione degli studenti castellani al viaggio d’istruzione al campo di sterminio di Mauthausen, che si terrà dal 3 al 5 maggio. Infine, la Biblioteca Comunale di Castel San Pietro Terme (via Marconi 29), in occasione del Giorno della Memoria, ha predisposto tavoli tematici sull”argomento. (r.cro)

Nella foto Enrica Calabresi

Castel San Pietro celebra la Giornata della Memoria rendendo omaggio a Enrica Calabresi
Cultura e Spettacoli 22 Gennaio 2019

La fascia in mosaico policromo ritrovata in via San Pier Crisologo oltre un secolo fa è visibile al museo Scarabelli

All’ingresso del Museo Scarabelli, sulla sinistra, non passa inosservata una bella fascia in mosaico policromo. E’ stata ritrovata nel 1895, in via San Pier Grisologo, al di sotto del piano stradale e all’altezza dell’edificio che poi sarebbe diventato il cinema Centrale. Gli scavi hanno portato alla luce sette ambienti.

«Sappiamo – ci spiega Laura Mazzini, archeologa dei Musei civici – che la fascia, lunga oltre 4 metri (407×50,8 centimetri), separava in due parti un grande ambiente, databile attorno alla metà del I secolo avanti Cristo. Di solito questa soluzione era impiegata nelle sale da pranzo (triclinia) e divideva la zona riservata ai convitati da quella di servizio e di passaggio. Le due zone erano distinte anche dalle diverse dimensioni delle tessere nere su sfondo bianco del mosaico a pavimento. Si tratta di uno dei pezzi più belli di tutta l’Italia settentrionale e infatti è stato più volte esposto in occasione di mostre».

La fascia presenta una ghirlanda di frutti, foglie e tre maschere teatrali: Dioniso e due satiri. «Qui – conclude l’archeologa – la tematica conviviale, espressa dal luogo di rinvenimento e dalla decorazione, si collega per la presenza delle maschere al teatro, alla musica e in particolare a Dioniso e al suo corteo, che sono all’origine delle forme teatrali più antiche. Una fascia simile era presente, ad esempio, nella famosa Casa del Fauno a Pompei, tra le più antiche della città distrutta dal Vesuvio. Oggi si può ammirare al Museo archeologico nazionale di Napoli».

Sullo stesso argomento leggi qui.

Il servizio completo è su «sabato sera» del 10 gennaio

Nella foto dei Musei Civici la fascia scoperta in via San Pier Crisologo

La fascia in mosaico policromo ritrovata in via San Pier Crisologo oltre un secolo fa è visibile al museo Scarabelli
Cultura e Spettacoli 21 Gennaio 2019

Rappresentazioni, incontri e il Consiglio comunale straordinario: tante iniziative per il Giorno della Memoria

Per il 27 gennaio, “Giorno della Memoria” istituito nel 2000 “in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti”,  il Comune di Imola promuove un ricco calendario di iniziative, che proseguirà fino all’8 febbraio.

Domani 22 gennaio, alle ore 10 al Teatro Osservanza (via Venturini 18), è in programma l’iniziativa “Giornata della memoria: perché il ricordo diventi testimonianza”, a cura dell’Istituto Comprensivo 2, in collaborazione con Aned Imola, Cidra e IC5 Imola. La mattinata prevede i saluti della dirigente Adele D’Angelo e l’introduzione a cura della professoressa Francesca Grandi. In seguito Franca Montanari e Maria Amadore ricostruiranno la storia di Grazia Fiorentino, attraverso le carte dell’Archivio Storico Carducci. Marco Orazi del Cidra intervisterà invece Franco Dall’Osso, ex deportato nel KZ di Mauthausen. Il programma sarà arricchito da intervalli musicali a cura dell’Innocenzo da Imola Ensemble diretto dai professori Massimo Ghetti, Federico Lolli, Annalisa Mannarini, Letizia Ragazzini, Luigi Zardi.

Mercoledì 23 gennaio, alle ore 17.30, al Centro Leonardo (viale Amendola 129), è in agenda la presentazione del libro “Stragi naziste e fasciste nell’Imolese 1943-1945” (Bacchilega Editore), alla quale sarà presente l’autrice, Roberta Mira, insieme al presidente di Anpi Imola, Bruno Solaroli. Si proseguirà poi gGiovedì 24 gennaio, alle ore 17, nella Sala del Consiglio Comunale, in Municipio (via Mazzini 4), con il Consiglio comunale straordinario dedicato al “Giorno della Memoria”. In apertura ci saranno gli interventi istituzionali della presidente del Consiglio comunale, Stefania Chiappe e della sindaca di Imola, Manuela Sangiorgi, seguiti dalla proiezione del video girato a Mauthausen- Gusen nel 2018, nell’ambito del “Viaggio della Memoria” compiuto da alcuni studenti delle scuole superiori imolesi. in programma anche la lettura di tre brani poetici da parte degli studenti del liceo linguistico “Alessandro da Imola” Elisa Frati e Sara Purpari della classe 5E e di Mounia Tabrich e Beatrice Colina della 5D, che saranno accompagnati dai docenti Carlo Parisi e Alberto Farolfi. Concluderà l’iniziativa la proiezione del video “Viaggio nella banalità del male – I campi nazisti di Mauthausen e Bolzano dalle voci dei deportati imolesi”, prodotto dall’Aned Imola e curato da Marco Orazi, per la regia di Marco Carroli.

Altro appuntamento a teatro, questa volta allo Stignani, venerdì 25 gennaio, alle ore 10.15, con “I Giusti tra le nazioni”, spettacolo di musica e parole per ricordare il tema della Shoah e più in generale dell’Olocausto. Questo primo appuntamento è riservato agli studenti delle classi terze delle scuole secondarie di primo grado imolesi, poi in serata, alle ore 21, verrà replicato aperto al pubblico. Al centro della rappresentazione “I Giusti tra le nazioni”, ovvero coloro che, ebrei e non ebrei, hanno agito anche a rischio della propria vita e senza interesse personale per salvare anche un solo ebreo dal genocidio della Shoah. L’evento è coordinato dalla Nuova scuola di musica “Vassura-Baroncini” e dal Teatro Comunale “Ebe Stignani” e vedrà protagonisti, per la parte musicale, allievi e studenti della scuola di musica e degli Istituti comprensivi 6 e 7 (guidati dai maestri Roberto Bartoli, Paola Tarabusi e Valentina Domenicali), mentre la parte recitata è affidata agli studenti del laboratorio teatrale condotto dalle professoresse Maria Di Ciaula e Liliana Genovese (Ic 6). L’iniziativa è rivolta in particolar modo agli studenti delle classi terze delle scuole secondarie di primo grado imolesi.

Sempre iì 25 gennaio, alle ore 17,30, nella Biblioteca comunale (via Emilia 80) verrà inaugurata la mostra Wiltod Pilecki Eroe sconosciuto, organizzata dall’Associazione “Eredità e Memoria”. Sabato 26 gennaio invece, alle ore 10.30, in Vicolo Giudei, avverrà la Deposizione di una corona alla lapide in ricordo delle persecuzioni razziali, con la partecipazione della sindaca e delle autorità civili, militari e religiose, delle associazioni d’arma, delle forze dell’ordine e delle associazioni partigiane. Subito dopo (intorno alle 12) è previsto un momento di preghiera, sempre di fronte alla lapide, organizzato dall’Azione Cattolica della Diocesi di Imola, aperto a tutta la comunità imolese.

Chiude il programma della settimana domenica 27 gennaio, alle ore 17 ed alle ore 21, al Teatro Lolli (via Caterina Sforza 3), “1938-1945: la persecuzione razziale. Parole e storie di un tempo buio”, letture e dialoghi a cura di Tilt – Trasgressivo Imola Laboratorio Teatro, nei quali dalla valigia della memoria emergono documenti, cronache, storie di bambini, uomini e donne: per ferirci e coinvolgerci ancora. Dal 23 gennaio  fino al 5 febbraio, infine, Casa Piani organizza, insieme alla biblioteche decentrate di Ponticelli, Sasso Morelli, Pippi Calzelunghe e Sesto Imolese, una serie di incontri e letture per gli studenti delle scuole elementari e medie inferiori.

L’immagine è tratta dal pieghevole che il Comune di Imola ha stampato per raccogliere le iniziative di quest’anno 

Rappresentazioni, incontri e il Consiglio comunale straordinario: tante iniziative per il Giorno della Memoria
Cultura e Spettacoli 18 Gennaio 2019

Una mostra e la presentazione di un libro, CooperAttivaMente celebra il Giorno della Memoria con due appuntamenti

In vista del Giorno della Memoria del 27 gennaio anche la rassegna CooperAttivaMente propone due appuntamenti per non dimenticare alcune fra le pagine più buie della storia del Novecento.

Sabato 19 gennaio, alle ore 10.30, nella galleria del centro commerciale Leonardo, sarà inaugurata la mostra “Le leggi razziali fasciste”,  alla presenza di Anpi Imola e del Consiglio di Zona soci di Coop Alleanza 3.0. La mostra racconta, con immagini e testi, la nascita delle leggi razziali del governo Mussolini e la propaganda della rivista “La difesa della razza”. L”obiettivo dell”iniziativa è evidenziare le conseguenze, le proibizioni e la restrizione delle libertà individuali soprattutto per gli ebrei, raccontando anche l’Olocausto italiano e gli ebrei italiani mandati nei campi di concentramento tedeschi con l’aiuto dei fascisti. La mostra sarà visitabile da sabato 19 gennaio a domenica 3 febbraio 2019. Per maggiori informazioni rivolgersi ad Anpi Imola (imola@anpi.it).

Mercoledì 23 gennaio, alle ore 17.30, avrà luogo la presentazione, all”interno della libreria Coop del Centro Leonardo, il libro di Roberta Mira “Stragi naziste e fasciste nell’imolese 1943-1945” (Bacchilega editore), sviluppato a seguito di un’approfondita analisi dei fatti di sangue riguardanti il circondario imolese basata sulle singole schede di ogni avvenimento realizzate dall’autrice e da altri studiosi per l’Atlante delle stragi naziste e fasciste compiute tra l’estate del 1943 e la primavera del 1945 in Italia (il censimento è interamente consultabile online all’indirizzo www.straginazifasciste.it). 

CooperAttivaMente è il calendario di eventi ideato dal consiglio di Zona soci del Circondario imolese di Coop Alleanza 3.0 e Cooperativa Bacchilega, in collaborazione con Librerie.coop, per promuovere la cooperazione, la legalità e i corretti stili di vita e di consumo, obiettivi di volta in volta declinati attraverso appuntamenti per tutti i gusti e tutte le esigenze, per grandi e bambini, che potranno partecipare a presentazioni di libri, laboratori ed altri appuntamenti. (red.cu)

Una mostra e la presentazione di un libro, CooperAttivaMente celebra il Giorno della Memoria con due appuntamenti
Cultura e Spettacoli 18 Gennaio 2019

«La casa dell'aviatore», il romanzo di Katia Dal Monte ambientato a Villa Muggia

Per tanti imolesi, nel tempo, è stata luogo di visite clandestine, sempre dal sapore suggestivo, misterioso, con quel nome che sapeva tanto di romanzo: la casa dell’aviatore, prima ancora che Villa Muggia. Edificata in via Bel Poggio, sui declivi poco oltre l’attuale ospedale nuovo. Ora Katia Dal Monte (che si è occupata per molti anni dell’organizzazione della scuola di musica Vassura-Baroncini, fin dalla sua apertura, autrice di testi per musica e racconti) con il suo libro La casa dell’aviatore (Giraldi Editore) restituisce armonia, dolce distacco, pace a quell’invadere la casa, restituendoci con parole delicate una storia che in fondo è una favola, ma ben ancorata al terreno, come la tavola al centro della sala, per certi versi simbolo della vicenda. «Questa tavola è speciale… questa tavola è il centro della casa» dice Margaret, una delle protagoniste del romanzo. C’è poesia e malinconia, suggestione e tenerezza nelle pagine del libro che sarà presentato sabato 19 gennaio, alle 10.30, nella biblioteca comunale, dall’autrice insieme a Gabriella Pirazzini e Gianni Cascone, che firmano rispettivamente la prefazione e la postfazione.«E’ un luogo che mi ha colpito fin da ragazza, suggestivo e carico di poesia, che mi ha sempre attirato in modo incomprensibile, anche se vi sono entrata solo da adulta – spiega l’autrice -. Sono sempre stata affascinata dall’architettura razionalista, in particolare da quella abitativa ed incuriosita anche dalla figura dell’architetto Piero Bottoni, che l’ha progettata insieme a Mario Pucci. Così, partendo da quanto letto sulla casa e sulla famiglia, ha preso forma pian piano dentro di me questa storia, fantastica ma intrecciata alla realtà, che parte da quell’unica estate in cui la casa fu abitata, quella del 1938. Ed è stato come guardare dentro le finestre di questa casa e scorgere la vita delle persone che l’hanno abitata».

Protagonista è una ricca famiglia ebrea – con il padre, la madre Anna, i figli Giulio (l’aviatore) e Margaret -, che dopo quell’estate dovette nascondersi, causa le leggi razziali. Lasciando la casa abbandonata, poi alla mercé dell’occupazione tedesca e dei bombardamenti aerei degli Alleati, che hanno semi distrutto l’edificio, che da allora non è più stato né ristrutturato né, di conseguenza, abitato. Sono le voci ed i pensieri, immaginati dall’autrice, delle persone che l’hanno abitata in quell’unica estate a condurci lungo la vicenda, che si dipana nel 1938 per concludersi nel 2010, quando la nipote di Miriam, la figlia di Margaret, darà pace alle voci della memoria. Un racconto che diventa corale, con scambi epistolari fra i protagonisti, compreso l’architetto Piero Bottoni, che tra il 1936 ed il 1938 ha realizzato Villa Muggia, partendo dal recupero della sola parte monumentale dell’esistente casino di caccia del ‘700 e costruendovi tutto attorno un altro mondo abitativo, in stile razionalista. Una soluzione architettonica che ha reso unica la villa nel panorama nazionale, considerata un capolavoro di architettura razionalista, dandole fama anche a livello internazionale, per il suo far vivere la parte monumentale settecentesca come se fosse un museo all’interno della casa stessa, di cui godere affacciandosi dai vari nuovi ambienti dell’edificio.

L”articolo completo è sul «sabato sera» del 17 gennaio

Nella foto Katia Dal Monte con il suo libro

«La casa dell'aviatore», il romanzo di Katia Dal Monte ambientato a Villa Muggia
Cultura e Spettacoli 15 Gennaio 2019

Le case popolari di via Manfredi nascondevano un raffinato mosaico romano del II secolo dopo Cristo

Nel settembre 1958 i lavori all’Istituto autonomo case popolari (Iacp) hanno permesso di scoprire in via Manfredi un mosaico di 417,5×186,5 centimetri, risalente alla seconda metà del II secolo dopo Cristo. «Lo schema decorativo del campo – riporta la scheda conservata ai Musei civici di Imola -, che fonde esagoni e motivi stellari, e conosce varianti numerose sia nella composizione che nel colore, è largamente diffuso in Italia. L’inizio di questo sistema decorativo si ha nella Casa di Livia sul Palatino», dimora romana attribuita con qualche incertezza alla moglie di Augusto, oggi meravigliosamente restaurata e visitabile.

Tornando a Imola, gli scavi condotti tra gli anni ’50 e ’60 nello stesso isolato hanno permesso di scoprire anche altri mosaici a sfondo bianco.

Un servizio completo su tante meraviglie ritrovate a Imola è su «sabato sera» del 10 gennaio

Nella foto un particolare del mosaico ritrovato in via Manfredi

Le case popolari di via Manfredi nascondevano un raffinato mosaico romano del II secolo dopo Cristo
Cultura e Spettacoli 13 Gennaio 2019

Alberto De Bernardi a Imola per parlare del suo libro “Fascismo e antifascismo. Storia, memoria e culture politiche'

Terzo appuntamento con le iniziative organizzate da Anpi e Cidra, dopo Paolo Pezzino e Giovanni De Luna, sarà la volta di Alberto De Bernardi per parlare di “Fascismo e antifascismo. Storia, memoria e culture politiche”, titolo della serata, ma anche di un suo libro, da poco pubblicato da Donzelli editore.

Lo scopo di queste iniziative viene spiegato dal presidente dell’Anpi, Bruno Solaroli: «Come Anpi di Imola, in collaborazione con il Cidra, stiamo proponendo alla nostra comunità una serie di incontri al fine di analizzare lo “stato di salute” della società italiana dal punto di vista del suo patrimonio intangibile. Un obiettivo, detto così, certamente utopistico, ma che, compreso nell’ottica dei valori nati dalla Resistenza e confluiti nella nostra Carta Costituzionale, ci sembra attuabile. Tentare di capire i processi che stanno portando molti italiani ad abbracciare o, nella migliore delle ipotesi, ad assistere passivamente al proliferare di idee e azioni illiberali, antidemocrat-che, autoritarie e razziste rientra nella nostra missione e riempie di senso la nostra stessa esistenza. Un dibattito urgente perché pensiamo che il degrado culturale, valoriale, emotivo del cittadino italiano medio sia sotto gli occhi di tutti. Ma in che modo tentare una faticosa risalita? Quali processi dialogici dovremo attivare per invertire la rotta? Il termine antifascismo, a noi tanto caro, a forza di enfatizzazioni e strumentalizzazioni, provoca oggi, ogni volta che viene pronunciato, una certa insofferenza e repulsione. Come fare per riabilitarlo e perché è necessario farlo?».

In questo ragionamento si inserisce bene l’incontro con De Bernardi, in programma lunedì 14 gennaio, alle ore 20.30, presso la sala delle Stagioni in via Emilia 25. Alberto De Bernardi ha molti titoli per trattare questo argomento: è professore di Storia contemporanea all’Università di Bologna, è presidente di Refat, Rete internazionale per lo studio dei fascismi, autoritarismi, totalitarismi e transizioni democratiche. Altre sue pubblicazioni recenti sono “Da mondiale a globale. Storia del XX secolo” (B. Mondadori, 2008); “Storia dell’Italia unita” (con L . Ganapini, Garzanti, 2010); “Un paese in bilico. L’Italia degli ultimi trent’anni” (Laterza, 2014).

Quest’ultimo suo libro, “Fascismo e antifascismo. Storia, memoria e culture politiche”, affronta il pr-blema in chiave attuale, come afferma l’autore stesso: «Vi è oggi un uso semplificato e banalizzato, ma fortemente evocativo della storia, come chiave per capire i processi politici in corso, facendo perno sulla categoria di fascismo/antifascismo, dotata di una sua prepotente ricorsività e di una forza simbolica ineguagliabile; anzi di una costante attualità, perché in quella coppia di opposti si riassume tutta la lotta politica dell’Italia novecentesca fino ad oggi. Dietro questa forza però si nascondono molte debolezze: se ogni avversario di oggi non è altro che la reincarnazione di quello del passato, quale strategia si mette in campo per sconfiggerlo?».

La vittoria elettorale della destra populista il 4 marzo 2018 ha sortito, tra gli altri, l’effetto di reintrodurre prepotentemente nel dibattito pubblico la parola «fascismo», attribuendole una nuova attualità come esito possibile della crisi politica italiana e facendo riemergere, soprattutto nella sinistra, la chiamata alle armi sotto la bandiera dell’antifascismo. La contrapposizione fascismo/antifascismo, come non accadeva dagli anni di Tangentopoli, ha riassunto i caratteri di una chiave di lettura per il tempo presente, capace di proiettarsi anche in una dimensione europea. La forza di questo paradigma si traduce in una sovraesposizione dell’uso pubblico della storia, con costanti riferimenti alla Resistenza, alla crisi del 1920-1922, al duce, al razzismo, al neofascismo. La storia torna a essere – come in altre fasi critiche della vicenda repubblicana – uno strumento di lotta politica, con tutto il carico che questo comporta in termini di semplificazioni, strumentalizzazioni, rimozioni e a volte mistificazioni, che rischiano di inficiare la comprensione della realtà. (r.cu.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 10 gennaio

Alberto De Bernardi a Imola per parlare del suo libro “Fascismo e antifascismo. Storia, memoria e culture politiche'
Cultura e Spettacoli 4 Gennaio 2019

Domenica a palazzo, dal 6 gennaio quattro appuntamenti nella casa museo dei conti Tozzoni

Metti quattro domeniche a palazzo Tozzoni, per conoscere storie e aneddoti legati ai conti che hanno abitato in passato la signorile dimora imolese. La proposta, con il titolo «Domenica a palazzo», arriva dai Musei civici di Imola e il primo appuntamento è per il giorno dell”Epifania, domenica 6 gennaio, alle 17, mentre gli incontri successivi sono in agenda il 3 e 17 febbraio e il 10 marzo, con inizio alla stessa ora.

Il programma prevede per ogni domenica una storia diversa. Domenica 6 si parte con «Il cameriere senza baffi della contessa Tozzoni», raccontata da Oriana Orsi, una conversazione che trae spunto dalla scoperta di un acquerello di un giovane e distinto cameriere e cercherà di dare risposta ad alcuni interrogativi: chi era questo personaggio a lungo al servizio personale della contessa Serristori Tozzoni? Come mai il disegno è realizzato da uno dei disegnatori satirici più famosi della Firenze di metà ottocento?

Domenica 3 febbraio sarà la volta di «A tavola con i Tozzoni: ricette barocche e una cena da re». Toccherà in questo caso a Raffaele Riccio e Claudia Pedrini illustrare un ricettario del 1677 di casa Tozzoni, per scoprire i ricchi e sorprendenti piatti della cucina barocca e una frugale cena per il re Vittorio Emanuele III, ospite in incognito a palazzo nell’estate del 1908.

La rassegna proseguirà poi domenica 17 febbraio ancora con Oriana Orsi, che presenterà «Il racconto di Giuditta», ispirato alle storie dell’eroina biblica, affrescate lungo le pareti di una stanza di palazzo Tozzoni. Un fregio di qualità  per raccontare le vicende di una donna forte che ha ispirato la pittura nei secoli.

Chiuderà l”iniziativa, domenica 10 marzo, «Donne di casa Tozzoni», durante il quale, partendo dalle cronache mondane del tempo e dalle fotografie dell’album di famiglia, Laura Berti Ceroni illustrerà le storie delle donne Tozzoni, che raccontano il saper vivere, il gusto, la moda, non solo di una famiglia, ma di intere generazioni. 

Ognuna delle quattro visite, a ingresso gratuito, si concluderà con una cioccolata calda, come si conviene per un invito a casa dei conti Tozzoni, in questo caso offerta dalla Cioccolateria Imola.

Per informazioni: Musei civici di Imola (via Sacchi 4 – 0542 602609) – musei@comune.imola.bo.it – www.museiciviciimola.it

Nella foto Adolfo Matarelli, ritratto di Luigi Reichlin, 1896 (si tratta del cameriere “senza baffi” di cui si parlerà domenica 6 gennaio)

Domenica a palazzo, dal 6 gennaio quattro appuntamenti nella casa museo dei conti Tozzoni

Cerca

Seguici su Facebook

ABBONATI AL SABATO SERA

Font Resize
Contrast