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Cronaca 12 Settembre 2019

Oneri di urbanizzazione, Dozza e Castel San Pietro sono pronti, “sconti' per le riqualificazioni

A breve i parametri in base ai quali vengono calcolati gli oneri di urbanizzazione subiranno un adeguamento. Lo richiede una legge regionale approvata nel 20 dicembre scorso. Gli oneri riguardano, in estrema sintesi, la quota da versare al Comune per i servizi, fogne, illuminazioni, verde, eventuali oneri secondari e i costi di costruzione. La nuova norma discende da una sollecitazione della Corte dei Conti che ha evidenziato come il valore in Emilia Romagna fosse fermo al 1998. Da qui la decisione di rivedere tutto al rialzo, dando la possibilità agli enti locali di incidere su vari parametri per adegurli alle esigenze dei territori. Una possibilità che vale, però, solo per chi approva la relativa delibera entro il 30 settembre. Una corsa contro il tempo che il Comune di Dozza ha vinto prima di tutti gli altri del circondario approvando la delibera il 3 settembre. Castel San Pietro lo seguirà a ruota con il documento approda nell”aula del Consiglio comunale questa sera, 12 settembre.

«Ogni modifica introdotta è stata attentamente ponderata e ha lo scopo di promuovere l’attrattività del territorio tenendo in debita considerazione gli aspetti di natura ambientale ed economica» precisa il sindaco Luca Albertazzi. Per prima cosa si è scelto di «posizionare Dozza in terza fascia (la stessa alla quale apparteneva in precedenza, ndr), e non in seconda come prevedeva la legge» dal momento che «i comuni sulla via Emilia passano automaticamente ad una categoria superiore», con un aumento considerevole degli oneri di urbanizzazione. Dozza ha deciso, soprattutto, di tenere bassi i valori per le riqualificazioni urbane, sia per l’edilizia residenziale che nel produttivo. «Se credi nel consumo di suolo zero non puoi perdere occasioni». Oneri bassi anche per gli insediamenti sportivi «qualunque sia lo sport» precisa Albertazzi.

A Castello la scelta è analoga a quella dozzese, seppur con alcune varianti dovute alle caratteristiche diverse dei due territori. Per prima cosa l’Amministrazione ha deciso di rimanere in seconda fascia, dato che la nuova norma la passava in prima, la stessa di Imola, per capirci, che ovviamente prevede i valori massimi di costo per chi vuole costruire. Poi è stato inserito «uno sconto del 15 per cento sugli oneri per le aree di espansione nel territorio non urbanizzato- spiega il sindaco Fausto Tinti-, mentre per quanto riguarda il territorio urbanizzato abbiamo premiato con delle scontistiche che arrivano fino al massimo possibile nel caso delle riqualificazioni, adeguamento energetico e riutilizzo e recupero delle abitazioni o del produttivo esistente». (l.a.)

L”articolo completo è su «sabato sera» del 12 settembre

Nella foto l”asse della via Emilia da Toscanella verso Castel San Pietro (Isolapress)

Oneri di urbanizzazione, Dozza e Castel San Pietro sono pronti, “sconti' per le riqualificazioni
Cronaca 5 Settembre 2019

Imprese e tecnici chiedono alla sindaca Sangiorgi il ritiro della variante 3 al Rue. Domani un incontro in municipio

E’ in programma per domani pomeriggio, venerdì 6 settembre, in municipio, un incontro convocato dalla sindaca Manuela Sangiorgi per discutere della contestata variante n. 3 al Rue. Il vertice, oltre alla sindaca e all’ingegnere Fulvio Bartoli del Comune, prevede anche la presenza dell”assessora allo Sviluppo economico Paola Freddi, fresca di nomina in sostituzione del dimissionario Massimiliano Minorchio, e dei tecnici dell”Aite (Associazione imolese tecnici edili) che nei giorni scorsi hanno espresso in maniera sostanzialmente concorde forti critiche proprio sulla variante, chiedendone formalmente il ritiro.

Un parere negativo condiviso anche dal Tavolo delle associazioni imprenditoriali del Circondario imolese che, proprio oggi, hanno inviato anch”esse una richiesta di immediato ritiro della variante, provvedimento ritenuto «illegittimo e foriero di danno economico per le imprese e per le famiglie imolesi». «Questa variante – dichiara il presidente del Tavolo e vice presidente di Confartigianato, Gianfranco Montanari -, è stata decisa dall’Amministrazione comunale senza alcuna partecipazione dei tecnici e delle imprese che a Imola operano nel settore edilizio e urbanistico, i quali avrebbero potuto certamente contribuire evidenziando le forti criticità di un provvedimento che, oltre a creare un notevole danno alle imprese e ai privati proprietari di terreni, ha anche ricevuto un parere totalmente negativo da parte del Dipartimento di Sanità pubblica locale di Imola, il quale ha evidenziato che le caratteristiche richieste per i locali accessori nel nuovo testo della Variante adottata risultano fortemente limitative, in quanto non prevedono un corretto e naturale ricambio d’aria naturale o meccanico e pertanto determinano evidenti e inammissibili condizioni di insalubrità».

Queste le motivazioni alla base della richiesta, conclusa con tanto di minaccia di ricorso per vie legali dato che, che in questi mesi, come sottolinea lo stesso Montanari, gli imprenditori hanno chiesto invano di essere ricevuti dall’Amministrazione per esprimere le loro forti perplessità. La variante, se adottata, porterebbe, osserva ancora il Tavolo, a creare le condizioni per «un’immediata svalutazione degli immobili da mettere sul mercato, poiché le pertinenze perderebbero gran parte della loro utilità» e una «forte penalizzazione per le piccole e medie imprese edili, nonché per i cittadini in procinto di acquistare una nuova casa o proprietari di lotti da vendere o sviluppare personalmente».

Una posizione condivisa dall’Aite, l’associazione che riunisce a livello circondariale circa 270 ingegneri, architetti, agronomi, geometri, periti industriali, periti agrari e geologi. Il presidente Giovanni Baruzzi, ingegnere e architetto di lungo corso, autore di numerosi progetti per Imola, tra cui la Pedagna, il centro Leonardo, il primo tratto dell’asse attrezzato, in un’intervista pubblicata sul «sabato sera» in edicola da oggi, spiega: «La variante in questione riguarda l’edilizia residenziale, in particolare i cosiddetti locali accessori: cantine, lavanderie e soffitte. Secondo il nuovo testo, questi locali non devono avere impianti di climatizzazione, impianti tv, citofono o videocitofono. Le lavanderie non possono più essere dotate di servizi igienici; le cantine devono essere ricavate in un unico ambiente, quindi non si potranno più fare divisori, utili ad esempio per una dispensa o per uno spazio dedicato alla raccolta differenziata, oggigiorno necessario. Indipendentemente dalla loroampiezza, poi, questi locali devono avere un’unica finestra: in cantine e lavanderie non deve essere superiorea 1,5 metri quadri, mentre nelle soffitte non deve superare i 60 centimetri quadrati. Non vi passa nemmeno l’antennista». 

Tanta l’attesa, dunque, per l’incontro in municipio di domani, anche alla luce della cauta disponibilità espressa dalla sindaca stessa ieri, in occasione della presentazione alla stampa dell”assessora Freddi. Sangiorgi ha ammesso: “Sono emerse delle criticità. Si può pensare di modificare la delibera nei punti sottolineati da Aite e Ausl. Terremo conto di tutto”. (r.cr.)

Su «sabato sera» del 5 settembre tutta l”intera intervista al presidente dell”Aite Giovanni Baruzzi

Nelle foto il presidente di Aite, Giovanni Baruzzi (a sinistra) e il presidente del Tavolo delle imprese del Circondario imolese Gianfranco Montanari

Imprese e tecnici chiedono alla sindaca Sangiorgi il ritiro della variante 3 al Rue. Domani un incontro in municipio
Cronaca 26 Agosto 2019

Ufficiali le dimissioni di Massimiliano Minorchio, la sindaca: «Già avviato l'iter per la sostituzione dell'assessore»

Ora è ufficiale: si è dimesso l”assessore Massimiliano Minorchio. Come anticipato qualche giorno fa anche da «sabatosera.it» (leggi qui), l”ormai ex membro della giunta imolese ha rimesso il corposo pacchetto di deleghe dello Sviluppo sostenibile del territorio (pianificazione territoriale, urbanistica, edilizia, toponomastica, lavori pubblici, smart city, Osservanza, mobilità sostenibile, innovazione tecnologica, patrimonio) nelle mani della sindaca Manuela Sangiorgi. Complessivamente, da luglio 2018, ben cinque assessori hanno abbandonato la giunta imolese: Ezio Roi, Ina Dhimgjini, Maurizio Lelli, Rosa Lucente e ora Massimiliano Minorchio. 

«Motivi personali» è la spiegazione alla decisione presa addotta da Minorchio, che subito viene raggiunto dai ringraziamenti di rito della prima cittadina «per il tempo e la professionalità profusi a servizio del Comune di Imola». La stessa sindaca poi, precisando che fino alla nomina di un nuovo assessore le deleghe e le relative attività politico-amministrative faranno capo a lei, assicura di avere già «avviato l”iter di sostituzione dell”assessore uscente, nella ferma volontà di salvaguardare la continuità dell”operato tematico e di garantire le massime competenze ad un ruolo per il quale si stanno riscontrando, positivamente, numerose spontanee candidature di professionisti del settore».

Non si sono fatte attendere, naturalmente, le prime dichiarazioni politiche di commento alle dimissioni odierne. Il segretario del Partito Democratico Marco Panieri ironizza sull”operato di Minorchio che, scrive, «doveva essere il profilo delle competenze, il profilo tecnico per una giunta che mirava al cambiamento. Tantissime le scivolate: inventore della “bretellina”, poi accantonata; i lavori partiti oggi, tra l”imbarazzo, per spostare le righe per far posto ad una corsia in più almeno sulla carta; sostenitore di un regolamento edilizio che ha creato non pochi malumori nel mondo dei tecnici e dei professionisti; la famigerata variante 3 al Rue, tanto avversata in particolare sul limite delle cantine, tavernette e mansarde». Ma Panieri si preoccupa per il pieno di deleghe della sindaca definito «pura follia» e per Imola «mai come in questo momento sola, isolata dalle reti regionali e nazionali, senza un briciolo di prospettive certe. Crediamo che per il bene di tutta la nostra comunità e per dovere di trasparenza i nostri concittadini debbano avere il diritto di capire cosa sta succedendo in giunta». «Imola – aggiunge Panieri – non può rimanere stritolata tra dissidi politici interni ai 5 stelle». 

Dal canto suo il consigliere comunale della Lega, Daniele Marchetti, ritiene che, viste le importanti partite che l”ormai ex assessore Minorchio sta seguendo, dalla realizzazione della “bretella” al nuovo ponte sul Santerno, «la prima cittadina debba assolutamente dare qualche rassicurazione alla città». «Sia chiaro – prosegue Marchetti – non mi dispero per il suo addio, visto che, con o senza Minorchio, il mio giudizio su questa amministrazione era e resta negativo, è chiaro però che questa uscita di scena rischia di azzerare quel poco che è stato fatto sulle opere da realizzare o completare sul nostro territorio. La “bretella” e il nuovo ponte sul Santerno che fine faranno? La maggioranza a questo punto bloccherà tutto oppure no? Il sindaco rassicuri la città». 

Da sinistra (e da fuori Consiglio comunale) si fanno sentire con una nota congiunta anche Comitato Politikattiva, Rifondazione Comunista, Partito Comunista italiano e Demos 19. Questa in sintesi la posizione sull”argomento: «Il cambiamento tanto sbandierato in campagna elettorale si è tradotto solo nel puro cambiamento dei componenti della giunta. Così facendo non si riesce a dare alcuna continuità ai progetti per la città di Imola. Imola, dobbiamo saperlo e ribadirlo, merita decisamente di meglio. Chiediamo a tutti coloro che nutrono o hanno tradizioni e valori di sinistra di lavorare organicamente insieme per vigilare sull”operato della maggioranza grillina e tentare di promuovere la partecipazione delle cittadine e dei cittadini interessati ad un vero buon governo e alla crescita economica e sociale della città». (mi.ta.)

Nella foto un”immagine che sembra “preistorica” ma che risale al luglio 2018: la giunta appena nominata dalla neo sindaca Manuela Sangiorgi (nell”immagine manca Ezio Roi, il primo assessore dimessosi dopo cinque mesi)

Ufficiali le dimissioni di Massimiliano Minorchio, la sindaca: «Già avviato l'iter per la sostituzione dell'assessore»
Cultura e Spettacoli 23 Luglio 2019

Quando Borgo Paglia era “al Baurg', il quartiere abitato dalle famiglie più povere di Medicina

Nella Medicina che fu, oltre un secolo fa, si potevano riconoscere sei quartieri: Migina, l’Usarvènza, al Starlèn, al Chè Lunghi, al Zug Balan e al Baurg, il borgo inferiore o Borgo Paglia. Quest’ultimo era il luogo dei diseredati, operai agricoli e lavoratori poveri, gente «da basto e da galera». I più sfortunati vivevano nei pressi del bucistronzi, l’area un po’ appartata all’aria aperta dove ci si recava per le esigenze fisiologiche, non essendoci servizi igienici nelle case. L’edificio più rappresentativo della zona era il macello vecchio: una bella e imponente costruzione risalente al 1844, progettato dall’ingegnere Angelo Emiliani, che si mostrava in tutta la sua bellezza a chi percorreva la San Vitale da Ravenna verso Bologna, allora poco più di una strada bianca.

Il vecchio macello era soprannominato dai residenti il Norge, molto probabilmente per le dimensioni, mutuate dal dirigibile utilizzato da Umberto Nobile per la trasvolata sul Polo Nord (nel 1928 al seguito aveva proprio un medicinese, il telegrafista Giuseppe Biagi). Al Baurg assunse dignità di borgata vera e propria quando fu costruito, tra il 1910 e il 1911 il caseggiato popolare delle «casenuove», al Ché Novi, anche il macello vecchio fu destinato a edilizia popolare, dopo la costruzione fuori città nel 1925 del macello nuovo. Le «case nuove» erano un grande casamento a forma di ferro di cavallo che nascondeva alla vista il Norge. Il Comune vi alloggiò diverse famiglie bisognose che vivevano in tuguri malsani e vari sfrattati di Portonovo; in tutto 36 nuclei che,indipendentemente dal numerodei componenti, avevano a disposizione solo una camera e una cucina, i servizi igienici (quattro gabinetti e due lavanderie) erano in comune al centro del cortile. Attorno alla “piazatta”, oggi piazza Cuppini, botteghe, l’osteria, la chiesa, tutto quello di cui una piccola città nella città poteva avere bisogno.

Nella foto: il macello vecchio e il “Baurg” visto dalla San Vitale in un”antica cartolina

Quando Borgo Paglia era “al Baurg', il quartiere abitato dalle famiglie più povere di Medicina
Cronaca 28 Giugno 2019

Lavori in corso all'Osservanza, la vecchia chiesetta diventa una sala concerti

La vecchia chiesetta del complesso manicomiale dell”Osservanza sta per diventare una sala polivalente dedicata prevalentemente all’attività concertistica. Nei giorni scorsi c’è stata la consegna del cantiere a Zini Elio Srl che ha vinto l’appalto la manutenzione straordinaria e messa in sicurezza strutturale. Si tratta dell’ultimo intervento previsto nell’Accordo di programma per la riqualificazione urbana dell”ex ospedale psichiatrico risalente al 2000, che prevede un finanziamento regionale di 316.000 euro proprio per il recupero dell”ex chiesa a parziale copertura di un complessivo di circa 435.000 euro, il rimanente toccano ad Osservanza Srl e al Consorzio Osservanza. La Zini Elio ha vinto presentando un ribasso del 6.25%.

L’obiettivo è completare il tutto entro la fine dell’anno. Quindi Zini dovrà lavorare in fretta, ma tutto sommato non c’è da moltissimo da fare. Tra le opere ci sono il consolidamento tramite cerchiatura metallica interna, il portico da trasformare in atrio, un’ulteriore uscita di sicurezza da realizzare nel lato sud, nuovi bagni e una controparete in cartongesso per la mitigazione acustica, inoltre sarà posizionato un pavimento in legno o simil-legno.

Più complicato capire chi se ne occuperà dopo. Il piano della precedente governance ConAmi, socio unico della proprietà Osservanza Srl, era di collegarla al recupero del padiglione 1 come nuova sede per l’Accademia pianistica. Ma ora tutto tace. (l.a)

Altri particolari sul “sabato sera” del 27 giugno.

Nella foto il cantiere in corso all”Osservanza

Lavori in corso all'Osservanza, la vecchia chiesetta diventa una sala concerti
Cronaca 14 Giugno 2019

Nel Poc di Imola c'è l'ampliamento della Carlina ma con meno case e la novità degli alloggi-tampone per chi ristruttura

Nel nuovo Piano operativo comunale (Poc) l’Amministrazione comunale ha fatto scendere il numero totale degli alloggi da realizzare a Imola da 900 a 371, mentre gli ettari di verde pubblico passano da 8 a 12. L’ambito Carlina-Montanara, che sulle carte del Poc corrisponde alla sigla Ans_C2.5, è quello che ha subito la sforbiciata più consistente. Qui, infatti, è stato valutato «un significativo ridimensionamento, sia in termini di estensione territoriale che in ordine alla capacità edificatoria», che ha portato a «dimezzare il carico urbanistico».

In ballo su quell’area, che dalla Montanara si allunga verso la Pedagna, c’erano 470 alloggi teorici, su una superficie complessiva di circa 174 mila metri quadri, di cui 372 su aree residenziali private. Tra i proponenti figurano alcuni nomi noti dell’edilizia locale: la cooperativa Aurora Seconda, Sogei, la Cesi (poi finita in liquidazione coatta amministrativa), più una delle società un tempo controllata dalla Cesi, ovvero Pietra di Brento. La superficie utile residenziale è stata quindi ridotta del 70 per cento, mentre gli alloggi sono scesi a 235. Di questi, 90 potranno essere realizzati «solo per consentire – si legge nella controdeduzione del Comune – l’attuazione di accordi per la rigenerazione urbana di parti del tessuto consolidato, che verranno individuati dal Piano urbanistico generale».

Questo aspetto in particolare ci ha incuriosito. Avremmo voluto saperne di più dall’assessore all’Urbanistica Massimiliano Minorchio, che però non ha risposto alla nostra richiesta. Ci limitiamo quindi a proporre quello che lo stesso assessore ha spiegato durante il Consiglio comunale del 4 giugno scorso, seduta in cui è stato approvato il Piano operativo comunale. «Nella Carlina, che prevedeva una zona di espansione molto ampia – ha detto nel suo intervento – abbiamo cercato di ridurre in maniera sostanziale la quota delle abitazioni da realizzare ed è stata aumentata in maniera equivalente la quota di verde. Per fare in modo che la sostenibilità economica potesse essere garantita, circa il 20 per cento degli alloggi che verranno realizzati avranno una funzione di “tampone”, per le famiglie coinvolte in interventi di rigenerazione urbana».

E ha aggiunto: «Abbiamo tante aree nel nostro territorio, soprattutto nelle zone centrali, costituite da edifici degli anni ’60 o ’70 che non hanno caratteristiche sismiche e termiche idonee. Pensare di rigenerare tutte quelle aree porta però delle problematiche pratiche. Supponiamo di avere un condominio degli anni ’60, in cui abitano 10 famiglie; per rimetterlo a posto molto spesso la soluzione più adottata non è ristrutturare l’esistente, ma prevedere la demolizione e ricostruzione. Gli abitanti non saprebbero dove andare. Supponiamo che il condominio venga demolito, le famiglie verranno spostate in un edificio che verrà realizzato all’interno della lottizzazione (Carlina). Finiti i lavori, la famiglia potrà scegliere di ritornare nel proprio alloggio rigenerato o di rimanere nell’alloggio “tampone”, lasciando l’appartamento rigenerato a un’altra famiglia. Questo esempio è la parte più innovativa che abbiamo introdotto all’interno di questo piano ed è unica in Emilia Romagna al momento». (lo.mi.)

Nel Poc di Imola c'è l'ampliamento della Carlina ma con meno case e la novità degli alloggi-tampone per chi ristruttura
Cronaca 25 Maggio 2019

La nuova illuminazione per abbellire le piazze di Castello farà bene anche all'ambiente e ai conti del Comune

Solaris ha deciso di utilizzare la luce per valorizzare le piazze XX Settembre e Acquaderni, cuore del centro storico castellano. Un pezzo del Progetto presentato nei giorni scorsi, che ha come obiettivo sia dare risalto all’aspetto culturale ed artistico dei beni storici del territorio sia la riqualificazione e il risparmio energetico, con la promessa di poter utilizzare le economie prodotte per abbattere, in prospettiva, i costi dell’illuminazione pubblica per il Comune. L’intervento, presentato nei giorni scorsi, si inserisce nel nuovo contratto di servizio sottoscritto a marzo 2018, con il quale il Comune di Castello ha confermato per altri dieci anni l’affidamento della gestione degli impianti di illuminazione pubblica alla Solaris, società della quale detiene il 64,40% delle quote (poi c’è Ozzano Emilia al 27,60%, le rimanenti sono di Dozza e Monterenzio). 

Il nuovo contratto contiene diverse novità rispetto al precedente, sia in termini di modalità di variazione del canone, che in termini di possibilità di realizzare interventi prima non possibili per Solaris. Ad esempio, la programmazione di interventi di riqualificazione energetica e ammodernamento degli impianti ed evoluzione tecnologica utilizzando una quota pari al 10% del canone annuo complessivo. Il contratto prevede anche che Solaris possa realizzare interventi di manutenzione straordinaria che prevedono nuovi impianti, su affidamento sempre da parte del Comune. Le economie derivanti dai risparmi energetici ottenuti si potranno utilizzare per ulteriori interventi analoghi, oppure all’inizio del quinto anno il Comune potrà valutare di diminuire il canone annuo. Sono previsti complessivamente interventi per 165.600 euro nei primi cinque anni e una quota variabile tra 184.000 e 261.000 nei successivi cinque (in base, come detto, all’eventuale ricontrattazione del canone).

Il progetto deriva dalla redazione del Piano regolatore dell’illuminazione comunale (Pric) di cui si è occupata sempre Solaris nei mesi scorsi. Il Pric è uno strumento di pianificazione (analisi dell’esistente, priorità, necessità e modalità di intervento) che l’Emilia Romagna ha reso obbligatorio (senza i Comuni non potranno più accedere a finanziamenti regionali per la pubblica illuminazione); è stato completato dalla società Idea srl di Imola a novembre 2018 e ne è stato già avviato l’iter di approvazione per l’adozione nel Piano operativo comunale (Poc) castellano.

«Il Pric prevede importanti azioni contro l’inquinamento luminoso e riguarda tutto il territorio comunale – ha sottolineato il sindaco Fausto Tinti -. L’intervento sulle piazze XX Settembre e Acquaderni avrà un impatto anche sulla sicurezza. Infatti la nuova illuminazione avrà un orientamento più funzionale, verso il basso».

«Il progetto di illuminotecnica che riguarda la parte monumentale rientra nel piano complessivo di riqualificazione del centro storico – ha aggiunto il presidente del Consiglio comunale Stefano Trazzi –, che comprende il recente intervento al voltone del Cassero e quello in corso al palazzo dell’ex Pretura. Il contratto dell’illuminazione pubblica è una base a cui le future Amministrazioni potranno aggiungere altri obietti». (l.a.)  

Nelle foto un rendering della futura illuminazione di piazza Acquaderni e l’amministratore unico di Solaris, Giacomo Fantazzini, il presidente del Consiglio comunale Stefano Trazzi, la progettista di Idea Srl Lorenza Golinelli e il sindaco Fausto Tinti

La nuova illuminazione per abbellire le piazze di Castello farà bene anche all'ambiente e ai conti del Comune
Economia 25 Aprile 2019

Bestseller si ingrandisce, nuove assunzioni e più parcheggi per la stazione di Castello

Nuovi parcheggi per l’area a sud della stazione ferroviaria, un tratto di pista ciclabile e una nuova area verde: sono questi i consistenti interventi, che l’azienda Bestseller Italy Spa si è impegnata a realizzare in base alla nuova convenzione siglata con l’Amministrazione comunale. In cambio, vista la necessità di ampliare lo spazio espositivo all’interno della sede, la multinazionale danese ha acquisito da un’asta fallimentare una casa abbandonata di 400 metri quadrati in via Gramsci per adibirla a uffici. L”accordo prevede la modifica dell’asse viario che sarà orientato verso l’ingresso della stazione e si presenterà come viale alberato. Questo rotazione consentirà la realizzazione di 40 parcheggi al posto dei 15 presenti attualmente e di una pista ciclabile tangente la nuova recinzione, che si andrà a collegare a quella di via Gramsci realizzata già in parte dal Comune.

La multinazionale danese di proprietà della famiglia Holch Povlsen, miliardario, azionista anche di aziende leader dell’e-commerce (come la britannica Asos e la tedesca Zalando), produce e distribuisce in 45 paesi abbigliamento da donna, uomo e bambino, ed ha la sede operativa per l’Italia nell’edificio che si trova di fronte alla stazione ferroviaria castellana, dove oggi lavorano un’ottantina di dipendenti. L’edificio, in origine un vecchio mulino poi sede del Consorzio agrario, è stato ristrutturato una ventina di anni fa dall’architetto Francesco Coppola, che per un po’ vi portò anche la sede del suo Loop Design Center.

«Ricominciamo a lavorare con Bestseller dopo alcuni anni di stallo» ha ricordato il sindaco Fausto Tinti dopo l’incontro tenutosi nei giorni scorsi con Bjorn Iversen, amministratore delegato del gruppo Bestseller, l’assessore ai Lavori pubblici castellano Giuliano Giordani, il dirigente dell’Ufficio tecnico comunale Angelo Premi e lo stesso architetto Francesco Coppola, progettista di Bestseller Italy Spa. Il progetto di ampliamento, infatti, era già stato oggetto di una convenzione diversi anni fa, poi si era fermato tutto per motivi dovuti sopratutto alla crisi economica generale e dell’edilizia.

«Finalmente, dopo un anno e mezzo di difficoltà, vediamo la luce, c’è futuro e possiamo continuare la nostra crescita – ha aggiunto Iversen -. Ora è il momento giusto per investire, per fare nuove assunzioni: ne sono previste qualche decina in Italia, di cui una decina qui a Castel San Pietro. Oggi in Italia Bestseller conta 37 negozi monomarca, a gestione diretta, ad insegna Jack & Jones, e si prefigge l’obiettivo ambizioso, condizioni di mercato permettendo, di arrivare fino a 150. La sede di Castel San Pietro, ospita anche la direzione della società Bestseller Stores che si occupa dei negozi Jack & Jones. Quindi ci serve più spazio. E, se questa positività continuerà, potremo completare anche il gradino successivo previsto dal progetto iniziale, con lo sviluppo dell’atelier». Oltre all’investimento su Castello, l’azienda ha preso in affitto un capannone di 1000 metri quadrati a Osteria Grande da adibire a magazzino.

«Come è avvenuto anche nel caso di altri recenti insediamenti o dello sviluppo di altre attività promossi da questa Amministrazione Comunale – ha tenuto a sottolinerare Tinti -, l’ampliamento di Bestseller avviene in modo sostenibile, attraverso il recupero di un edificio abbandonato che, in quanto tale, creava problemi ai cittadini residenti negli appartamenti adiacenti. E in più i vantaggi dell’espansione di questa impresa riguardano non solo Castel San Pietro Terme, ma anche Osteria Grande, dove viene trasferita una parte dell’attività, con l’utilizzo di un capannone vuoto».

Nelle foto un rendering panoramico con i lavori previsti dalla convenzione e l”incontro per la sigla della convenzione, da sinistra il sindaco Tinti, Iversen, Coppola, Premi e Giordani.

Bestseller si ingrandisce, nuove assunzioni e più parcheggi per la stazione di Castello
Cronaca 25 Aprile 2019

L'ex chiesa di Montecalderaro diventerà proprietà comunale

L’ex chiesa di San Martino in quel di Montecalderaro diventerà di proprietà pubblica. Il passaggio di consegne dalla Diocesi di Bologna al Comune di Castel San Pietro è uno dei tasselli dell’accordo urbanistico siglato con l’Istituto per il sostentamento del clero (organismo della Cei con sedi diocesane) e approvato dal Consiglio comunale all’interno del Poc, che diventerà effettivo solo dopo il passaggio notarile definito «ormai prossimo» dal sindaco Fausto Tinti. Oltre a cedere l’ex chiesa l’Istituto ecclesiastico destinerà all’Amministrazione castellana un contributo di 40 mila euro per il restauro conservativo. In effetti oggi l’ex chiesa di San Martino è un rudere, affascinante, colmo di storia e caro ai castellani, ma pericolante. «Una volta perfezionata l’acquisizione sarà necessario definire l’intervento per la valorizzazione e messa in sicurezza compreso il giardino di competenza – conferma Tinti -. Il valore della ex chiesa di San Martino è puramente simbolico, legato essenzialmente alla Linea Gotica, a ciò che accadde e alla memoria dei fatti della Seconda guerra mondiale».

L’antica chiesa, dedicata al vescovo del Quarto secolo che con la sua carità avrebbe fatto fiorire la famosa estate alle soglie dell’inverno, fu distrutta dai bombardamenti tedeschi proprio durante l’ultima guerra mondiale. L’edificio allora era quello risultante dalla riedificazione ed ampliamento fatti nel 1699, come si legge sul sito web del Comune, dove la Pro Loco cittadina precisa che «la prima documentazione scritta riguardo la chiesa di San Martino è in un elenco del 1315. Il ritrovamento  in loco di materiale romano potrebbe datare la chiesa all’epoca antica, o perlomeno indica il riuso tipico dell’Alto medioevo, tra il 476 e l’anno 1000». (mi.mo.)

L”articolo completo su «sabato sera» del 18 aprile.

Nella foto: cerimonia davanti ai ruderi della chiesa a Montecalderaro

L'ex chiesa di Montecalderaro diventerà proprietà comunale
Cronaca 17 Aprile 2019

Due candidati per la gestione della piscina Conca Verde a Fontanelice

Dopo lunghe vicissitudini sembra che per la piscina Conca Verde di Fontanelice, chiusa dal 2016, si veda la fine del tunnel. Il 15 aprile è scaduto il bando di gara, aperto sia a società che privati. Il Comune richiedeva un canone annuale di mille euro annui con la possibilità di usufruire delle attrezzature già presenti all’interno del complesso. Attrezzature lasciate da Geims, la società che per ultima aveva gestito la piscina, al termine del contenzioso con l’amministrazione. Il bando prevede una gestione di sei anni rinnovabili per altri sei.

Il sindaco di Fontanelice, Athos Ponti, per ora non si sbilancia: «Ci sono state due società che hanno partecipato al bando e fatto un’offerta al momento al vaglio della Centrale unica di committenza (il servizio associato del Circondario per la gestione delle gare d”appalto dei Comuni)». Sarà la Cuc ad occuparsi delle procedure di legge e a stabilire quale delle due aziende vincerà: «La commissione incaricata valuterà se le due società soddisfano i requisiti richiesti poi deciderà a quale delle due andrà la gestione».

I tempi dovrebbero essere piuttosto brevi: «Entro questa settimana spero di avere il nome della società vincitrice» conclude il sindaco. A quel punto la palla passerà nuovamente al Comune che con un atto assegnerà la piscina al nuovo gestore, sperando di mettere la parola fine al lungo periodo di inattività della Conca Verde.

Sarà la prossima amministrazione a dover decidere, invece, sul ristorante che si trova all’interno del parco, chiuso dal 2015 e sul quale grava un contezioso con la Città metropolitana per non aver rispettato i vincoli di un finanziamento da 187 mila euro. La sentenza in appello dovrebbe arrivare nel 2020. (re.co.)

Foto d”archivio della Conca Verde prima della chiusura (Isolapress)

Due candidati per la gestione della piscina Conca Verde a Fontanelice

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