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Sport 8 Giugno 2019

«Borghi perduti nella valle del Santerno», escursione da Castel del Rio con la guida Schiassi

Domani, domenica 9 giugno, la guida Stefano Schiassi propone l’escursione denominata «Borghi perduti nella valle del Santerno», una spettacolare attraversata tra i borghi di Brento Sanico e Castiglioncello con la loro storia secolare e la passione dei volontari che mantengono vivi questi luoghi perduti. Il ritrovo è alle ore 9 a Castel del Rio, con rientro nel pomeriggio dopo un pranzo al sacco.

Per informazioni e prenotazioni: tel. 328-7414401.

Foto tratta dalla pagina facebook della guida Stefano Schiassi

«Borghi perduti nella valle del Santerno», escursione da Castel del Rio con la guida Schiassi
Cronaca 29 Aprile 2019

Alla bolognese De Akker Team la gestione della piscina Conca Verde, vicepresidente è il consigliere Simone Carapia

La società bolognese De Akker Team Ssd arl è il nuovo gestore della piscina Conca Verde di Fontanelice. Andrea Sampaoli, uno dei soci, è ottimista: «Il nostro obiettivo è aprire per la prossima stagione estiva». E’ lo stesso sindaco, Athos Ponti, a spiegare quali saranno i prossimi passi: «La commissione della Centrale unica di committenza del Circondario (che gestisce le gare d’appalto per i dieci Comuni), ha valutato le due società che avevano partecipato al bando e l’offerta più conveniente è stata quella della De Akker che ha proposto un rialzo dell’offerta economica del 50 per cento del canone annuo». Dato che la richiesta base era di 1.000 euro la società verserà quindi al Comune 1.500 euro annui. «In settimana verrà fatta la determina sancendo formalmente l’esito della gara e la piscina potrà essere affidata».

Secondo il bando la società vincitrice si impegna a investire anche 70 mila euro per interventi di manutenzione dovuti anche alla prolungata chiusura dell’impianto (dal 2016), per molti anni fiore all’occhiello dell’estate in vallata. I lavori non sono di grande entità ma da portare a termine prima dell’apertura: dalla pulizia e manutenzione delle vasche, alla sistemazione delle pavimentazioni interne e esterne, poi la revisione degli impianti elettrici e la messa a punto dei sistemi idraulici, sia quelli propri della piscina, come l’impianto di filtraggio, che quelli dei sanitari. I nuovi gestori potranno usufruire anche delle attrezzature presenti, lasciate dalla società imolese Geims al termine del contenzioso con l’Amministrazione, a conclusone della sua gestione.

La De Akker, società sportiva dilettantistica presieduta da Natala Spanti, oltre ad avere propri atleti e una squadra di pallanuoto, è capofila nel consorzio che gestisce la piscina comunale «Carmen Longo» di Bologna, a fianco dello stadio Dall’Ara. Vicepresidente è un fontanese, Simone Carapia, attualmente consigliere comunale della Lega a Imola.

Sampaoli, che si occupa della gestione degli impianti, spiega così la scelta di investire a Fontanelice: «Ci sono due tipologie di piscine, quelle all’aperto e quelle al chiuso, la nostra società ha competenze su entrambe. La Conca Verde è nella provincia di Bologna quindi rientra pienamente nella nostra area di interesse. Abbiamo visto delle potenzialità e deciso che si poteva trattare di un buon investimento, anzi ci siamo stupiti che un simile impianto sia stato chiuso tanto a lungo». Il bando decisamente appetibile, tentativo estremo dell’Amministrazione, li ha incentivati a partecipare.  «Il costo è in linea con le piscine estive della provincia di Bologna – continua Sampaoli -. Abbiamo fatto un sopralluogo per accertarci che gli investimenti fossero compatibili con le cifre previste. Le spese iniziali sembrano tante ma vanno rapportate agli anni di gestione». Il bando, infatti, prevede sei anni prolungabili per altri sei. «Non appena avremo le chiavi in mano cominceremo i lavori. Vogliamo rilanciare la piscina» conclude Sampaoli. (re.co.)

Alla bolognese De Akker Team la gestione della piscina Conca Verde, vicepresidente è il consigliere Simone Carapia
Cronaca 17 Aprile 2019

Due candidati per la gestione della piscina Conca Verde a Fontanelice

Dopo lunghe vicissitudini sembra che per la piscina Conca Verde di Fontanelice, chiusa dal 2016, si veda la fine del tunnel. Il 15 aprile è scaduto il bando di gara, aperto sia a società che privati. Il Comune richiedeva un canone annuale di mille euro annui con la possibilità di usufruire delle attrezzature già presenti all’interno del complesso. Attrezzature lasciate da Geims, la società che per ultima aveva gestito la piscina, al termine del contenzioso con l’amministrazione. Il bando prevede una gestione di sei anni rinnovabili per altri sei.

Il sindaco di Fontanelice, Athos Ponti, per ora non si sbilancia: «Ci sono state due società che hanno partecipato al bando e fatto un’offerta al momento al vaglio della Centrale unica di committenza (il servizio associato del Circondario per la gestione delle gare d”appalto dei Comuni)». Sarà la Cuc ad occuparsi delle procedure di legge e a stabilire quale delle due aziende vincerà: «La commissione incaricata valuterà se le due società soddisfano i requisiti richiesti poi deciderà a quale delle due andrà la gestione».

I tempi dovrebbero essere piuttosto brevi: «Entro questa settimana spero di avere il nome della società vincitrice» conclude il sindaco. A quel punto la palla passerà nuovamente al Comune che con un atto assegnerà la piscina al nuovo gestore, sperando di mettere la parola fine al lungo periodo di inattività della Conca Verde.

Sarà la prossima amministrazione a dover decidere, invece, sul ristorante che si trova all’interno del parco, chiuso dal 2015 e sul quale grava un contezioso con la Città metropolitana per non aver rispettato i vincoli di un finanziamento da 187 mila euro. La sentenza in appello dovrebbe arrivare nel 2020. (re.co.)

Foto d”archivio della Conca Verde prima della chiusura (Isolapress)

Due candidati per la gestione della piscina Conca Verde a Fontanelice
Cronaca 20 Settembre 2018

Un cercatore di funghi trova un vecchio cimitero sulle colline di Gesso

Cercava funghi e ha scoperto delle vecchie ossa umane. E’ accaduto martedì ad un 34enne che stava cercando funghi in una zona isolata sulle colline in zona Gesso e ha visto spuntare dal terreno quelli che sembravano frammenti di ossa. Alla vista del macabro ritrovamento ha chiamato il 112 che ha inviato sul posto gli uomini dell’Arma di Casalfiumanese.

I carabinieri hanno appurato che si trattava in effetti di un cospicuo numero di ossa, la maggior parte sepolte appena sotto qualche centimetro di terra, che le recenti piogge dovevano aver dilavato e fatto affiorare. Il successivo esame fatto dal medico legale ha accertato che si tratta dei resti di persone di differenti fasce di età e sesso, decedute almeno cinquant’anni fa e forse oltre. I primi accertamenti non fanno escludere che l’area di ritrovamento fosse un vecchio cimitero rurale, abbandonato e andato distrutto nel tempo, di cui si è persa memoria. Poco lontano vi sono alcuni ruderi.

Le spoglie rinvenute sono state depositate presso la camera mortuaria dell’Ausl di Imola ed è stata informata l’autorità giudiziaria anche se ad oggi non sono ipotizzati reati di alcun tipo. Sul posto non sono neppure emerse piastrine o armi che possano spostare la datazione agli eventi della seconda guerra mondiale. Però sono stati trovati un cucchiaino e una ciotola. I carabinieri stanno proseguendo con gli accertamenti sulle mappe catastali per vedere se è possibile ricostruire di cosa si tratta esattamente.

Un cercatore di funghi trova un vecchio cimitero sulle colline di Gesso
Cronaca 8 Luglio 2018

Il ritorno del lupo, quattro nuove foto-trappole per il monitoraggio. “Al pascolo senza problemi con i cani maremmani'

Quattro nuove video-trappole per sostituire quelle rubate e quelle ormai obsolete utilizzate per il monitoraggio dei lupi nella vallata del Santerno. Un progetto portato avanti da alcuni esperti appassionati naturalisti che fanno capo al gruppo Enduro Motor Valley. L”acquisto è stato reso possibile grazie all’associazione Fiume DiVino, al Bar Cacciatori di Fontanelice e all”Enduro Motor Valley stesso. 

«I risultati sul campo ci hanno dato ragione, riusciamo a vedere il comportamento dei lupi sul territorio – commenta Marco Maccarelli che cura il settore video e fotografico del nucleo ambientale di Enduro Motor Valley –. Grazie alle segnalazioni degli allevatori abbiamo studiato le mosse dei lupi in prossimità di greggi e stalle. Ad esempio abbiamo seguito una coppia che faceva regolarmente visita ad una letamaia durante l’inverno, poi è sparita dalla zona». 

Matteo Papa, veterinario e responsabile scientifico del progetto aggiunge: “Il contributo della ricerca è anche a sostegno degli allevatori che sono a rischio di predazioni, abbiamo mostrato che, dove la prevenzione viene fatta adeguatamente, il lupo non arreca danni. Uno degli esempi, che abbiamo portato ad una recente conferenza organizzata dalla Ausl di Imola, è un gruppo famigliare di lupi che frequenta una zona boschiva sulla Vena del Gesso dove durante il giorno un centinaio di capre pascola allo stato brado senza subire alcun attacco essendo ben protette dai pastori maremmani che l’allevatore ha ricevuto dalla Regione».  

Nel comunicato inviato da Enduro Motor Valley, si precisa che, «oltre ai dati sui lupi si raccolgono immagini che sottolineano anche l’alto grado di biodiversità della nostra vallata con la presenza di praticamente tutte le specie animali tipiche della fascia appenninica, e la preziosa sorpresa di una famiglia di gatto selvatico. L’unico elemento fuori controllo è l’elevato numero di cinghiali, che rimane sproporzionato rispetto alla potenzialità del territorio». (r.c.)

Nella foto la consegna delle fototrappola (foto Enduro Motor Valley)

Il ritorno del lupo, quattro nuove foto-trappole per il monitoraggio. “Al pascolo senza problemi con i cani maremmani'
Cronaca 8 Luglio 2018

Il ritorno del lupo, l’allevatore Turrini: «Bene la prevenzione, ma non basta»

In località Gesso, Astro Turrini, presidente di zona di Coldiretti, alleva bovini. La sua azienda agricola è stata visitata dal lupo undici volte negli ultimi tre anni. «Abbiamo avuto quattro attacchi nel 2016, sei l’anno scorso e uno quest’anno – spiega -. Abbiamo circa 180 capi, che da aprile fino a fine novembre stanno all’aperto e pascolano su circa 300 ettari. Cerchiamo di tenere nella stalla i soggetti più deboli, le vacche gravide e i vitelli, che per precauzione facciamo uscire solo quando hanno più di trenta giorni, anche se non è proprio l’ideale per il loro ambientamento». Ma non è sufficiente.

L’ultimo caso, infatti, ha riguardato un vitellino di 45 giorni. «In collaborazione con la Regione – prosegue – ho appena installato un recinto sperimentale con bandelle elettrificate e cosparse di una sostanza dissuasiva (nella foto). Servirà a proteggere i capi a rischio, su un’area di sei ettari, che comprende anche un laghetto. L’alternativa sarebbe una rete interrata e alta 2,25 metri, ma ha costi altissimi per appezzamenti non piccoli». Per Turrini «la prevenzione è senz’altro importante, ma non risolutiva». A volte, infatti, teoria e pratica non collimano. «E’ impossibile riuscire a recintare una estensione di parecchi ettari – dice -. Poi ci sono tante variabili, difficili da prevedere. Pochi giorni fa, ad esempio, una vacca ha partorito all’aperto, prima del termine previsto dal veterinario. Per fortuna me ne sono accorto in tempo. La presenza dei cani pastore è efficace più per le pecore, che per i bovini. E per un allevamento come il mio ne servirebbero almeno una decina, da addestrare, ambientare e alimentare. Un costo non da poco».

Gli allevatori che, tramite certificazione del veterinario dell’Ausl attestano la perdita di un animale a causa di un lupo, possono chiedere il risarcimento alla Regione. «In genere il rimborso arriva dopo circa un anno – conclude Turrini -. Ma copre solo il costo dell’animale, stimato in base alle quotazioni della Camera di commercio, e non il mancato guadagno. E rimborso a parte, per un allevatore trovare un animale morto non è per niente piacevole». (lo.mi.)

L”articolo sul “sabato sera” del 5 luglio.

Nella foto lupi nella zona dei Casoni di Romagna (foto di Gianni Neto)

Riproduzione riservata

Il ritorno del lupo, l’allevatore Turrini: «Bene  la prevenzione, ma non basta»
Cronaca 8 Luglio 2018

Il ritorno del lupo, una convivenza possibile. Gam, Ausl e naturalisti fanno il punto

E’ difficile e raro avvistarlo, ma c’è. Dall’inizio degli anni Duemila il lupo ha fatto ritorno anche sul nostro territorio, dopo decenni di assenza. Storicamente presente anche nelle nostre zone montane, già alla fine degli anni ’50 sull’Appennino tosco-emiliano era diventato raro incontrarlo. Negli anni ’70 ha rasentato addirittura l’estinzione, dato che in tutta Italia gli esemplari non superavano il centinaio. Nel 1976 il lupo è stato riconosciuto specie protetta e da questo momento in poi è iniziata la graduale ricolonizzazione anche della catena appenninica.

Il suo ritorno, positivo per l’ecosistema, ha però riproposto anche il tema della contiguità con gli animali da allevamento e le zone abitate dall’uomo, visto che negli ultimi anni è stato sporadicamente avvistato anche non lontano da centri nella bassa collina, come Dozza o Ponticelli, e in zone pianeggianti, lungo la via Emilia. In parallelo, anche nelle vallate del Santerno e del Sillaro si sono verificati casi di predazione su ovini e vitelli. L’ultimo in ordine di tempo si è verificato a inizio giugno nell’imolese, alla fattoria Romagnola in località Bergullo. Quando la convivenza diventa conflittuale, il rischio è che si alimenti il fenomeno illegale del bracconaggio, con ripercussioni negative sull’equilibrio dell’ambiente.

Per fare chiarezza sull’argomento, il Corpo delle Guardie ambientali metropolitane (Gam) ha organizzato il 22 giugno il convegno dal titolo “Il lupo nell’imolese: problema o risorsa?”, invitando a intervenire Gabriella Martini, responsabile dell’unità operativa di Igiene veterinaria dell’Ausl di Imola, i biologi Mia Canestrini e Luigi Molinari del Wolf Apennine Center del Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano, il farmacista Alessandro Magnani, qui nella veste di appassionato naturalista, e Gianni Neto, guardia ambientale metropolitana e fotografo naturalista.  «Spesso si parla del lupo in modo approssimativo, mistificatorio e strumentale – ha esordito Ivano Cobalto delle Gam – per questo abbiamo voluto mettere a disposizione dei partecipanti dati aggiornati e informazioni su basi scientifiche oggi disponibili sul ritorno nelle nostre zone di questo grande predatore. Questo per la migliore comprensione della realtà e per fugare preconcetti attualmente molto in voga». 

Alessandro Magnani e Gianni Neto, dal 2001, in modo parallelo e in collaborazione con l’allora Provincia, hanno iniziato a censire le marcature dei lupi, dalle tracce agli escrementi. Anche per loro è difficile stabilire il numero esatto di esemplari presenti nel circondario imolese. «Si tratta solo di stime – sottolinea Neto – anche perché è possibile che uno stesso gruppo, spostandosi, venga avvistato in zone diverse, come il territorio della Valquaderna, che confina con il Parco dei Calanchi dell’Abbadessa». Le immagini catturate dalle videotrappole in dotazione alle Gam e al gruppo di ricerca di cui fa parte Magnani hanno individuato una ventina di esemplari. «Nel versante da Codrignano, a Monte Battaglia, Valmaggiore, fino al confine con la Toscana – dettaglia Magnani – abbiamo avvistato due famiglie di lupi, con 6-7 elementi. Va anche detto che non tutti i componenti di un branco sopravvivono e a mesi di distanza li abbiamo rivisti passare, ma in numero inferiore. Nel versante Valsellustra, Rio Mescola, Bordona, Sassoleone e Monte la Fine verso la Toscana abbiamo individuato un altro gruppo di 5-6 elementi. Le videotrappole hanno anche rilevato un gruppo di 5 lupi più verso la pianura».  

Per sapere invece quanti attacchi si sono verificati negli ultimi anni ci viene in aiuto Geremia Dosa, veterinario dirigente della Sanità animale all’Ausl di Imola. «Il picco – spiega – c’è stato nel 2014 con 33 episodi accertati di predazione da parte di lupi su capi di allevamento. Le modalità e i segni rilevati durante i nostri sopralluoghi non ci hanno mai dato modo di contestare che l’episodio in questione non fosse attribuibile al lupo. Negli anni seguenti il numero si è stabilizzato al di sotto dei venti casi all’anno, segno che si è creato un equilibrio tra predatori e numero di prede. Nel 2017 i casi sono stati 15; quest’anno, finora, una decina. In genere, in nove casi su dieci le prede sono ovicaprini, mentre l’attacco di vitelli al pascolo capita in media una o due volte all’anno. Gli episodi si verificano soprattutto in primavera, estate e autunno, spesso ad opera di un solo lupo e non di un branco».

C’è anche un altro aspetto che il veterinario sottolinea: «Non abbiamo mai avuto casi di aggressioni a persone. Il lupo sa distinguere una potenziale preda. Probabilmente ci incrocia più volte di quanto noi stessi ci accorgiamo di lui. E ci evita. In genere si sposta nelle ore serali e all’alba, quando c’è un minimo di oscurità a proteggerlo. Il nostro è un territorio per lui ideale, ci sono diverse aree di parco, con cinghiali e caprioli. Un bovino al pascolo, adulto e in buono stato di salute, non è una preda appetibile per un lupo».  

In questi anni l’Ausl di Imola ha svolto anche un lavoro capillare di informazione rivolta agli allevatori, per spiegare l’importanza della prevenzione, attraverso una serie di semplici accorgimenti: far coricare al coperto le greggi e i capi più vulnerabili; chiudere bene le stalle; non lasciare nelle immediate vicinanze animali morti in attesa di smaltimento, scarti di macellazione, le placente degli animali appena nati, resti di cibo; tenere custoditi cani e gatti di casa. Inoltre, l’uso di reti elettrificate, dissuasori luminosi e cani da guardiania, come i pastori maremmani abruzzesi, aiutano a evitare il peggio.  Come sottolineato al convegno dagli esperti Wolf Apennine Center del Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano «la convivenza è possibile».

L’Emilia Romagna, oltre a risarcire dei danni gli aventi diritto, ha stanziato diversi milioni di euro per la protezione del bestiame domestico. «Là dove sono state messe in atto opere di prevenzione – concludono i biologi portando l’esempio delle zone di Parma e Reggio Emilia – i danni si sono azzerati». (lo.mi) 

L”articolo sul “sabato sera” del 5 luglio.

Nella foto lupi nella zona di monterenzio (foto di Gianni Neto)

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Il ritorno del lupo, una convivenza possibile. Gam, Ausl e naturalisti fanno il punto
Cronaca 13 Marzo 2018

Maltempo e frane, Bordona e Casolana a senso unico alternato. Ancora chiuso il ponte sul Sillaro in via Mingardona

Continuano i problemi per la viabilità dovuti al maltempo delle scorse settimane tra le valli e le colline della nostra zona. In valle del Sillaro il ponte di via Mingardona a San Clemente è chiuso da venerdì scorso e lo rimarrà per un po’. In vallata del Santerno, invece, il pericolo arriva da frane e smottamenti, problemi seri su Bordona e Casolana

La decisione sul ponte della Mingardona è arrivata in mattinata dopo il previsto sopralluogo dei tecnici della Regione e dei due Comuni confinanti, Castello e Monterenzio. Obiettivo, verificare i danni provocati dalla piena del Sillaro causata dalle forti precipitazioni della settimana scorsa. «Si è deciso di iniziare i lavori di ripristino del tratto di carreggiata danneggiata dal crollo della scarpata in un punto di competenza di Castel San Pietro. Una volta ripulita l’area, si potrà valutare la necessità di eventuali ulteriori lavori al ponte» hanno reso noto dal Comune di Castello. Un anno fa, cinque chilometri più a valle, si è deciso di demolire il ponte analogo di via del Mulino perché l’acqua aveva messo a rischio le fondamenta, ora si attendono risorse della Regione per ricostruirlo. Per attraversare il Sillaro, al momento, l’unico ponte disponibile è quello di San Martino in Pedriolo.  

Spostandosi nel territorio di Calafiumanese sorvegliata speciale è la provinciale Bordona dove al km 0,450 metà carreggiata da giovedì scorso sta letteralmente scivolando a valle per un fronte di circa 50 metri al confine con Castel del Rio. Al momento è in vigore il senso unico con semaforo. Altra provinciale messa in seria difficoltà è la Casolana. Analogamente alla Bordona la scarpata a valle della strada ha ceduto e l’asfalto si è spaccato all’altezza di una curva al chilometro 3, non lontano dall’abitato di Fontanelice. Anche in questo caso, è stato istituito il senso unico alternato regolato da un semaforo. L’obiettivo, fanno sapere dalla Città metropolitana, è «iniziare la messa in sicurezza della scarpata tra fine marzo e inizio aprile», ma per la sistemazione vera e propria della strada occorreranno alcuni mesi.

re.co. gi.gi.

Nelle foto la frana sulla via Casolana, sulla Bordona e il ponte di via Mingardona

Maltempo e frane, Bordona e Casolana a senso unico alternato. Ancora chiuso il ponte sul Sillaro in via Mingardona

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