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Cronaca 30 Giugno 2022

Il Sangiovese di Imola si beve nelle Rocche, il Consorzio vini di Romagna lancia un marchio europeo

Se vi siete mai chiesti che vino bevesse Caterina Sforza, la Leonessa di Romagna, nella sue Rocche di Imola e Dozza, la risposta è il Sangiovese. Ovviamente stiamo giocando con la storia e con l’enologia. Non ha giocato invece il Consorzio vini di Romagna che ha curato il progetto e il marchio collettivo europeo «Rocche di Romagna» allo scopo di valorizzare il patrimonio enologico a partire dal Sangiovese delle Sottozone.

Il Consorzio vini di Romagna, realtà che oggi riunisce 115 aziende vitivinicole di cui 7 cantine cooperative, 5 imbottigliatori e 103 produttori vinificatori, ha curato e lanciato il nuovo marchio collettivo europeo «Rocche di Romagna» con lo scopo di valorizzare il patrimonio enologico a partire dal Sangiovese delle Sottozone, ovvero il miglior prodotto per il rosso romagnolo. L’adesione all’uso del marchio è libera e aperta a tutti i produttori di Romagna Sangiovese Sottozona e Sottozona Riserva. Sono stati introdotti nuovi vini tra i quali il Romagna Bianco e Rosato e il Romagna Rosso. Inoltre, è stato allargato il sistema delle Sottozone, che da 12 passano a 16 con Imola, Verucchio, Coriano e San Clemente che si aggiungono alle altre. 

Articolo completo su «Sabato Sera» di oggi in edicola. 

Nella foto: Ruenza Santandrea, presidente del Consorzio vini di Romagna, Francesco Bordini, consigliere del Consorzio e nel Cda dell’Enoteca Regionale, e Filiberto Mazzanti, direttore del Consorzio; la mappa delle 16 sottozone; in alto il marchio «Rocche di Romagna» che identifica i Sangiovese Sottozona.

Il Sangiovese di Imola si beve nelle Rocche, il Consorzio vini di Romagna lancia un marchio europeo
Cronaca 25 Giugno 2022

Dozza entra a far parte dell’itinerario culturale “Iter Vitis' del Consiglio d’Europa

Dozza e il suo patrimonio vitivinicolo diventano una meta fidelizzata dell’itinerario culturale “Iter vitis”, realtà di promozione territoriale nata per valorizzare i paesaggi della vite e del vino che nel 2009 ha ottenuto l’importante certificazione da parte del Consiglio d’Europa.
Oltre che ad essere sede dell’Enoteca regionale dell’Emilia-Romagna, nel Borgo dipinto si trovano tracce della viticoltura tra le opere dipinte sui muri delle case del centro storico, lungo la Passeggiata degli artisti e il Sentiero del vino, senza dimenticare l’annuale Festa del vino.
«Questa ulteriore certificazione, che tra le altre cose ha un deciso ed ampio respiro sul continente, connota Dozza tra le realtà più importanti dal punto di vista vitivinicolo – commenta Luca Albertazzi, primo cittadino –. E per noi questo non è di certo una sorpresa. La nostra mission è quella di mettere in sinergia le varie relazioni istituzionali che curiamo quotidianamente allo scopo di potenziare le peculiarità di un territorio che ha una molteplicità di attrattori. Un modo per valorizzare relazioni, competenze, capacità e contenuti attraverso un sistema di rete». (lu.ba.)

Nella fotografia, un”opera in tema vino

Dozza

Dozza entra a far parte dell’itinerario culturale “Iter Vitis' del Consiglio d’Europa
Economia 19 Febbraio 2022

Regione: “Niente bollino nero per il vino, ora avanti con la difesa del made in Italy”

“Vinta una battaglia importante, a tutela di un prodotto di qualità e di un settore fondamentale come quello vitivinicolo. Per noi centrali il consumo responsabile e l’educazione alimentare”. Così il presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, e l’assessore regionale all’Agricoltura, Alessio Mammi, hanno commentato la notizia che il Parlamento europeo ha approvato gli emendamenti che cancellano la proposta di inserire il vino tra i prodotti per cui inserire nell’etichetta avvisi analoghi a quelli di tabacco e sigarette. L’ambito è il Cancer Plan, il Piano di azione anticancro europeo. Gli emendamenti hanno visto co-firmatari anche gli europarlamentari italiani Paolo De Castro ed Elisabetta Gualmini.

Dal testo è stato cancellato il riferimento alle avvertenze sanitarie e introdotto invece l’invito a mettere in etichetta informazioni su un consumo moderato e responsabile di alcol. “Ha prevalso – proseguono Bonaccini e Mammi – un approccio equilibrato che distingue tra consumo moderato e consapevole e abuso di alcol, che va invece contrastato e prevenuto. E’ necessario salvaguardare gli obiettivi legati alla salute, altra cosa sarebbe stato penalizzare le filiere produttive del vitivinicolo, uno dei settori di punta dell’Emilia Romagna e dell’Italia. Siamo tra i primi produttori ed esportatori in un comparto che racchiude storia, investimenti e tradizione. Questo è lo sguardo europeo che condividiamo: guardare al futuro e all’innovazione, mantenendo la ricchezza e il valore del nostro passato: la corretta cultura alimentare non si fa con i divieti ma con l”educazione”.

“Una battaglia vinta nel nome del buonsenso e di un approccio equilibrato al tema del consumo di vino, che ha scongiurato il rischio di danni molto gravi – aggiungono – ad un comparto economico fatto di tanto lavoro e tante imprese, fondamentale per l’economia regionale e nazionale”.

Ma presidente e assessori invitano a continuare a tenere alta l’attenzione “a difesa degli alimenti Dop e Igp”. Il dito è puntato contro il sistema Nutriscore: “L’etichettatura semaforica penalizza ingiustamente il cibo e il vino made in Italy. Continuiamo a lavorare per difendere i principi le nostre filiere di qualità e i principi di consumi corretti, temi sui quali puntiamo per un coinvolgimento dei cittadini nelle abitudini salutari e in uno stile di vita sano”. (r.cr.)

Foto dal sito web della Regione Emilia-Romagna

Regione: “Niente bollino nero per il vino, ora avanti con la difesa del made in Italy”
Cronaca 9 Maggio 2021

A Dozza aperto il «Sentiero del Vino» per scoprire vigneti, cantine e territorio

Nasce a Dozza il «Sentiero del Vino», un’escursione fruibile tutto l’anno che conduce, attraverso i vigneti, ad angoli panoramici e scorci naturalistici del territorio. Il sentiero, che parte dall’E- noteca regionale e tocca quattro cantine, ha una lunghezza di 6,5 chilometri, su strade asfaltate e sterrate, e valorizza aspetti culturali, storici e paesaggistici.

Nei pannelli lungo il percorso si citano ad esempio le sabbie gialle di Scarabelli e gli acquedotti ottocenteschi di Dozza. Il percorso è stato finanziato da Città metropolitana, Enoteca regionale e Comune. (r.cr.)

A Dozza aperto il «Sentiero del Vino» per scoprire vigneti, cantine e territorio
Economia 3 Maggio 2021

Forum mondiale delle cooperative vitivinicole, Caviro passa il testimone all’Argentina

Sostenibilità e transizione ecologica, valore culturale del vino, importanza del modello cooperativo come antidoto alle difficoltà che le aziende agricole potrebbero incontrare nel passaggio al Green new deal europeo. Sono questi alcuni temi affrontati nei giorni scorsi dal Forum mondiale delle cooperative vitivinicole, in versione on line, coordinato da Caviro e a cui hanno partecipato rappresentanti di cooperative in collegamento da Argentina, Brasile, Uruguay, Cile, Francia, Spagna, Portogallo e Italia.

Al termine del dibattito il presidente di Caviro, Carlo Dalmonte, che nell’arco dell’ultimo anno ha presieduto il Forum, ha ceduto il testimone al presidente della cooperativa Bodega Cuatro Rayas (Argentina), che lo coordinerà per i prossimi 12 mesi. (lo.mi.) 

Nella foto: la sede forlivese di Caviro

Forum mondiale delle cooperative vitivinicole, Caviro passa il testimone all’Argentina
Economia 19 Marzo 2021

Il Bilancio di sostenibilità del gruppo Caviro, risparmiate 82 mila tonnellate di anidride carbonica

Il gruppo cooperativo Caviro, di cui fanno parte 27 cantine sociali e 12.400 viticoltori (anche nel circondario imolese) per una produzione di 195 milioni di litri di vino, ha presentato il proprio Bilancio di sostenibilità.

Questi in sintesi i numeri del bilancio: 555 mila tonnellate annue di scarti agroindustriali processati; crescita del 99% della quota di recupero e valorizzazione degli scarti; totale autosufficienza energetica (il gruppo utilizza solo energia elettrica verde, autoprodotta da fonti rinnovabili e certificata); 82 mila tonnellate di anidride carbonica di origine fossile (equivalenti alla capacità di assorbimento di una foresta di 19 mila ettari, un’estensione superiore alla città di Milano) risparmiate all’ambiente, grazie all’energia e ai biocarburanti prodotti. Solo nella campagna vitivinicola 2019-20 si sono trasformate 73 mila tonnellate di vinaccia e 24 mila tonnellate di feccia in prodotti nobili, in un’ottica di economia circolare.

«Lo sviluppo sostenibile, l’impegno costante, concreto e crescente del gruppo – commenta il presidente, Carlo Dalmonte – è un concetto insito nel Dna Caviro, derivante dalla sua configurazione fondante di cooperativa: al centro non c’è solo la massimizzazione del profitto, ma anche e soprattutto le persone e la volontà di assicurare il soddisfacimento dei loro bisogni senza compromettere quelli delle generazioni future». (lo.mi.) 

Nella foto: lo stabilimento Caviro a Forlì

Il Bilancio di sostenibilità del gruppo Caviro, risparmiate 82 mila tonnellate di anidride carbonica
Economia 25 Febbraio 2021

L’Enoteca regionale coordina maxi-progetto di filiera «green» per il comparto vitivinicolo dell’Emilia Romagna

«Legàmi di vite» è il nuovo contratto di sviluppo «green» nel comparto vitivinicolo dell’Emilia Romagna, che prevede interventi per oltre 115 milioni di euro, di cui 81 milioni sul versante ambientale. Il progetto, che vede il coordinamento di Enoteca regionale, è stato presentato al ministero dello Sviluppo economico.

Vi hanno aderito le più importanti realtà regionali cooperative, rappresentative di 12 mila imprese agricole socie, per un totale di 470 mila tonnellate di uva lavorata (il 61% della produzione dell’Emilia Romagna, dato 2019) e di 3.400.000 ettolitri di vino imbottigliato all’anno. Numeri importanti anche sotto il punto di vista occupazionale, con ben 1.232.000 giornate/lavoro agricolo e con circa 2.800 unità impiegate nelle cantine. Le aziende aderenti al progetto sono: Caviro Extra, Caviro, Agrintesa, Cantina Forlì Predappio, Cantina di Carpi e Sorbara, Terre Cevico, Le Romagnole, Medici Ermete, Cantine Riunite & Civ, Enomondo.

Obiettivo del contratto è lo sviluppo di una filiera sostenibile e circolare, anche con la messa a punto di un protocollo ambientale. Tra gli interventi che saranno realizzati in Emilia Romagna, oltre all’ampliamento della capacità produttiva, si prevede la trasformazione di prodotti agricoli del settore vitivinicolo e loro sottoprodotti (circa 67 mila tonnellate/anno derivanti dai processi di vinificazione) in acido tartarico naturale e biocarburanti avanzati, efficientamento energetico nei processi produttivi, riduzioni dei gas effetto serra, riduzione dell’impatto ambientale dei processi, realizzazione e potenziamento di sistemi di depurazione delle acque reflue in uscita dagli stabilimenti (attualmente 560 mila metri cubi/anno di reflui da attività agroalimentare ceduti in depurazione) e miglioramento dei sistemi di confezionamento e di stoccaggio. (lo.mi.)

Nella foto: il modello di economia circolare del progetto «Legàmi di vite»

L’Enoteca regionale coordina maxi-progetto di filiera «green» per il comparto vitivinicolo dell’Emilia Romagna
Economia 22 Febbraio 2021

Caviro si aggiudica il «Premio impresa ambiente» per miglior gestione ed economia circolare

La cooperativa faentina Caviro è tra le cinque aziende vincitrici dell’ottava edizione del «Premio impresa ambiente», promosso dalla Camera di commercio di Venezia Rovigo in collaborazione con Unioncamere, il più alto riconoscimento italiano per le imprese private e pubbliche che si distinguono in un’ottica di sviluppo sostenibile, rispetto ambientale e responsabilità sociale. La giuria ha selezionato i vincitori tra 125 candidature arrivate da 17 regioni.

Caviro ha vinto nella categoria «Miglior gestione» per  il  progetto «Dalla vite alla biocarburazione avanzata, con Caviro è possibile». Con  29  soci,  di cui 27 cantine, la cooperativa romagnola valorizza il lavoro di 12.400 soci viticoltori di sette regioni (tra questi, anche produttori del circondario imolese) e rappresenta – si legge nelle motivazioni del premio – «uno degli esempi più significativi di filiera integrata nel settore vitivinicolo e di economia circolare. Know-how e dotazione impiantistica consentono a Caviro di produrre all’interno dei propri stabilimenti non solo del vino di qualità, ma anche di trasformare tutti i sottoprodotti della vinificazione, attribuendo allo “scarto” dignità di risorsa che si rigenera e che rientra nuovamente in un ciclo produttivo». Caviro, assieme alle altre aziende vincitrici, concorrerà anche per il prestigioso «European business awards for the environment (Ebae) 2022-2023» della Commissione europea. (lo.mi.) 

Nella foto: la sede faentina di Caviro

Caviro si aggiudica il «Premio impresa ambiente» per miglior gestione ed economia circolare
Economia 17 Dicembre 2020

Terre Cevico esporta di più, maggiore plusvalore ai soci

Un fatturato aggregato di 159 milioni di euro, il patrimonio netto che sale a 72 milioni di euro, l’export che tocca quota 52 milioni di euro, ma soprattutto un plusvalore riconosciuto ai soci (ossia il maggior valore riconosciuto ai soci rispetto alle medie di mercato) di 7,1 milioni, che è il cuore dello scambio mutualistico, principio cardine della cooperazione. Sono questi i punti salienti del bilancio 2019/2020 (che copre il periodo 1 agosto – 31 luglio, utilizzato da varie imprese che hanno come attività caratteristica quella agricola) approvato nei giorni scorsi dall’assemblea soci di Terre Cevico e che getta le basi a quello che vuole essere «un 2021 che ci veda riprendere a viaggiare ai ritmi di crescita pre-Covid – commenta il presidente Marco Nannetti, fresco di riconferma alla guida della cooperativa -. Per farlo abbia- mo in cantiere un piano d’in- vestimenti che vede in 5 anni un’ulteriore trasformazione per raggiungere una ancor maggiore efficienza nella coo- perativa. La sostenibilità sarà un prerequisito. È richiesta alle aziende che pensano di cresce- re e andare avanti, chi non ha nel proprio Dna la sostenibilità come modo di approcciarsi sul fronte ambientale, etico e sociale, avrà un futuro di breve durata».

Risultati importanti, in un anno oltremodo difficile per tutti, anche per i grandi gruppi del vino, che hanno portato alla naturale conferma di Nannetti alla presidenza, dove verrà affiancato dai vicepresidenti Franco Donati (presidente della cantina cooperativa Le Romagnole di Lugo) e Maddalena Zortea (presidente della cantina cooperativa Colli Romagnoli di Imola). «A fine marzo avrei firmato per chiudere così il bilancio – spiega il presidente Marco Nannetti -. Questo 2020 caratterizzato dall’emergenza Covid ci ha portato a riflettere con maggior intensità sulla nostra identità, per rafforzare le nostre basi e rilanciare con nuovi progetti. Consapevolezza quindi, come base per il miglioramento continuo, per il coinvolgimento delle parti, per uno sviluppo rapido e mirato delle strategie produttive e commerciali. Siamo un gruppo cooperativo che coniuga responsabilità e sostenibilità ad aspetti come il forte rinnovamento tecno- logico, la flessibilità strategica dell’offerta per ogni mercato dal locale al mondiale. L’attenzione a tutta la filiera, la tracciabilità della materia pri- ma e il controllo dei processi di produzione sono sempre il fulcro del nostro lavoro e si coniugano al senso etico e all’attenzione all’ambiente con un forte orientamento al sociale perché parte del nostro Dna di cooperatori».

Da sottolineare è in particolare la crescita dell’export, che era di 49,3 milioni nell’esercizio precedente e che sale quindi di quasi 3 milioni di euro. Le difficoltà di questo settore sono state enormi con una pressoché stasi durante il lockdown e con un perdurare di una difficile situazione internazionale che non ha certo agevolato. Terre Cevico ha comunque portato il vino romagnolo in 67 Paesi, con quattro mercati in evidenza: Cina (dov’è il primo esportatore italiano, ma dove ha sofferto il blocco delle dogane di oltre sei mesi dovuto alla pandemia), Giappone (secondo esportatore italiano), Stati Uniti e Russia. Altra performance particolarmente positiva è quella del vino biologico, esportato in 40 Paesi del mondo, e capace di crescere del 35% con vendite più che raddoppiate in Canada e con buone performance con- fermate sia nei Paesi asiatici che in Europa. «A guidarci verso il futuro saranno innovazione, qualità, tecnologia e flessibilità – continua il presidente – che verranno concretizzate in nuovi investimenti». Investimenti previsti nel piano di sviluppo industriale per il periodo 2020/2024 che interesserà la sede dei due principali stabilimenti di produzione, Lugo (nuovo magazzino) e Forlì (nuovo stabilimento) con un progetto, nel segno della sostenibilità economica e ambientale, di sviluppo della cosiddetta industria 4.0. Infine, una curiosità. Uscirà il prossimo 20 dicembre il nuovo spot San Crispino che vedrà protagonista sempre l’attore Cesare Bocci. «Ci siamo superati – conclude il presidente – e abbiamo reso moderna la musica da discoteca anni ‘70». Una risposta al nuovo spot di Caviro con Paolo Cevoli? «No – sorride Nannetti -. E poi il mio amico Carlo (Dalmonte, presidente di Caviro, ndr) mi perdonerà, ma il nostro è più bello». (c.f.)

Ulteriori approfondimenti e grafici su «sabato sera» del 17 dicembre. 

Nella foto: la bottaia della Tenuta Masselina e il presidente Marco Nannetti

Terre Cevico esporta di più, maggiore plusvalore ai soci
Economia 19 Giugno 2020

Forum Mondiale delle Cooperative Vinicole organizzato dal Gruppo Caviro

L’edizione 2020 del Forum Mondiale delle Cooperative Vinicole ha fatto il punto sulla situazione globale, ovvero sul mercato del vino e le sfide economiche, sociali e ambientali del prossimo futuro. Ad organizzare e presiedere l’evento in videoconferenza è stato il Gruppo Caviro e nello specifico il presidente Carlo Dalmonte. L’incontro ha visto la partecipazione straordinaria di Pau Roca, Direttore Generale Oiv (Organisation internationale de la vigne et du vin) e di Luca Rigotti (Coordinatore di ACI settore vitivinicolo) e i principali protagonisti del mondo vinicolo cooperativo internazionale di Australia, Argentina, Brasile, Uruguay, Cile, Francia, Spagna, Portogallo e Italia.

Un’occasione di confronto, per dibattere gli effetti della pandemia sul mercato mondiale del vino e individuare le possibili strategie di risposta. «Questo Forum doveva tenersi presso la nostra sede in Italia e invece si svolge in videoconferenza – ha spiegato Dalmonte -, una modalità nuova ma che ormai ci è familiare. La pandemia ha infatti modificato molte abitudini e si ripercuote profondamente anche sul business in cui operiamo. Di conseguenza, sono almeno tre le dimensioni su cui riflettere: gli effetti contingenti, quelli permanenti e le azioni migliorative che possiamo mettere in campo».

Tra gli effetti immediati, è emerso chiaramente che il comune denominatore su tutti i territori è il blocco del canale Horeca, ora in lenta ripresa, a fronte di una crescita di acquisti nei supermercati o con delivery ed e-commerce. Ciò ha comportato non tanto un calo quanto un cambiamento nel consumo del vino, legato a un uso domestico e da pasto, più che a momenti di tempo libero o conviviali. Dato preoccupante infatti è la flessione generale del fatturato più che dei volumi, una situazione che si sta ripercuotendo sui segmenti premium, spingendo i consumi verso prodotti a prezzi minori. C’è preoccupazione generale per la crisi economica all’orizzonte: «Compariranno più disuguaglianze sociali e la globalizzazione ridurrà la sua portata – ha proseguito Dalmonte –. È uno scenario in cui il mondo cooperativo può dire e fare molto, perché è radicato sui territori e portatore di un modello di sviluppo più equo e sostenibile, capace di tradurre le difficoltà in opportunità. Per esempio, potrebbe essere il momento giusto per puntare ad una qualità migliore e togliere ovunque lo zucchero esogeno dal prodotto, per far sì che in bottiglia ci sia solamente il frutto della pianta della vite».

Luca Rigotti, coordinatore settore vino Alleanza Cooperative Italiane ha, invece, aggiunto che «il settore vitivinicolo è in grande difficoltà e non è il solo. Il cambio di abitudini di consumo a danno del settore HoReCa fa prevedere un calo fra il 20 -25% del fatturato (quantificabile in circa 2 mld). Alla politica, sia nazionale che europea, abbiamo chiesto di prendere in considerazione le nostre proposte e di mostrare più dinamicità nelle misure di promozione verso paesi terzi. Stiamo lavorando in sede Europea per ottenere provvedimenti tempestivi ed omogenei. Attualmente siamo costretti a lavorare in ottica di distillazione, che pur non essendo una destinazione primaria del prodotto, ci consente di smaltire i quantitativi in eccesso. Per il futuro, dovremo attrezzarci per ragionare ad ampio spettro, sostenendo insieme un’economia agricola che è fondamentale a livello globale ma che purtroppo in questo momento, come molti altri settori economici, deve affrontare nuove difficoltà». (da.be.)

Nella foto: la sede della Caviro

Forum Mondiale delle Cooperative Vinicole organizzato dal Gruppo Caviro

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